{"id":54897,"date":"2026-11-02T16:05:08","date_gmt":"2026-11-02T15:05:08","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54897"},"modified":"2026-11-02T16:05:15","modified_gmt":"2026-11-02T15:05:15","slug":"claremont-e-la-fucina-del-trumpismo-controrivoluzionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/11\/02\/claremont-e-la-fucina-del-trumpismo-controrivoluzionario\/","title":{"rendered":"Claremont e la fucina del trumpismo controrivoluzionario"},"content":{"rendered":"\n

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Una delle storie pi\u00f9 affascinanti del conservatorismo americano contemporaneo \u00e8 la trasformazione del Claremont Institute. Da think tank<\/em> relativamente poco conosciuto \u2013 composto da filosofi e politologi eruditi dediti alla difesa della Costituzione \u2013, l\u2019istituto \u00e8 diventato un gruppo di attivisti al servizio dell\u2019autoritarismo. <\/p>\n\n\n\n

Il racconto di questa trasformazione dalle conseguenze pesanti \u00e8 importante e assume una dimensione particolarmente urgente a poche ore dalle elezioni di medio termine. Spiega come e perch\u00e9 i membri<\/em> del Claremont Institute abbiano contribuito a forgiare la dottrina che ha preso il sopravvento sul Partito Repubblicano. Sbandando verso un populismo illiberale, l\u2019istituto si \u00e8 avvicinato ai nazional-conservatori e ai post-liberali, con i quali ora forma il triangolo della Nuova Destra MAGA. Questo conservatorismo di recente formazione \u00e8 oggi il cuore e l\u2019anima del trumpismo.<\/p>\n\n\n\n

L’uomo che ha fondato il Claremont Institute<\/h2>\n\n\n\n

Nel 1979, quattro ex allievi di Harry V. Jaffa (1918-2015) fondarono il Claremont Institute in una citt\u00e0 situata a circa cinquanta chilometri da Los Angeles. Il loro intento era quello di portare avanti l\u2019insegnamento di un maestro fuori dal comune. Allievo di Leo Strauss (1899-1973), questo filosofo e teorico politico aveva suggerito a Barry Goldwater, padre del conservatorismo moderno, una frase diventata famosa: \u00abL\u2019estremismo nella difesa della libert\u00e0 non \u00e8 un vizio\u00bb <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

I suoi allievi impareranno la lezione. Il loro istituto sar\u00e0 una torre d\u2019avorio da cui gli accademici predicheranno il vangelo di Jaffa alla nuova generazione di leader conservatori, al fine di \u00abformarli per renderli una comunit\u00e0 dedita alla salvaguardia del governo costituzionale\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

Il loro progetto passa innanzitutto attraverso l\u2019istruzione. Fin dalla sua fondazione, l\u2019istituto riunisce ogni estate giovani intellettuali conservatori promettenti, pronti ad aderire alle sue idee e ai suoi obiettivi. Il metodo si rivela incredibilmente efficace. Forma generazioni di \u00e9lite che eserciteranno un\u2019influenza sulle politiche pubbliche e sulle decisioni ai livelli pi\u00f9 alti dello Stato, del diritto, dei media, della cultura e del mondo accademico. <\/p>\n\n\n\n

Il secondo vettore della sua influenza \u00e8 una rivista, la Claremont Review of Books, fondata nel 2000. Soprannominata \u00abla New York Review of Books della destra\u00bb, questa autorevole rivista offre una tribuna ai pensatori e ai saggisti politici conservatori e persegue l\u2019ambizione dichiarata dell\u2019Istituto, ovvero \u00abrestituire ai principi fondatori degli Stati Uniti la loro legittima e preminente autorit\u00e0 nella nostra vita nazionale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Jaffa interpreta questi principi alla luce dell\u2019insegnamento del suo maestro. Contro lo storicismo e il positivismo, che secondo lui portavano al relativismo, Leo Strauss aveva riabilitato la nozione classica di diritto naturale, convinto che \u00abil rifiuto contemporaneo del diritto naturale conduca al nichilismo, anzi, si identifichi con il nichilismo\u00bb <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Jaffa porta avanti questo percorso. Mentre Strauss attingeva soprattutto dagli Antichi, il suo discepolo cerca questa verit\u00e0 nella stessa storia americana. La trova nella Dichiarazione d\u2019Indipendenza del 4 luglio 1776, la cui affermazione dell\u2019uguaglianza degli uomini e dei loro diritti inalienabili costituisce, secondo lui, il cuore dell\u2019esperienza politica.  <\/p>\n\n\n\n

Leader degli straussiani della costa occidentale, Jaffa vuole riportare la destra americana a questi ideali. Per farlo, deve affrontare due avversari. <\/p>\n\n\n\n

Il primo \u00e8 la destra paleoconservatrice, erede del Sud, che vede in Abraham Lincoln il becchino delle libert\u00e0 locali e il promotore di un\u2019uguaglianza astratta. Per Jaffa, Lincoln \u00e8 invece il fedele continuatore della Dichiarazione. Lungi dal tradire il principio di uguaglianza, ne ha fatto \u00abun\u2019affermazione trascendente di ci\u00f2 che dovrebbe essere\u00bb <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In un\u2019America schiavista, l\u2019uguaglianza non era una realt\u00e0, ma un ideale, una bussola morale al di sopra delle maggioranze, in nome della quale si poteva condannare la schiavit\u00f9, anche quando la legge la autorizzava.<\/p>\n\n\n\n

La seconda \u00e8 una tradizione pi\u00f9 antica, di ispirazione burkeana, di cui Russell Kirk \u00e8 la figura di spicco. Essa ritiene che l\u2019origine degli Stati Uniti risieda nella common law<\/em> inglese e nelle libert\u00e0 ereditate dai coloni, e non in principi universali. Diffidente nei confronti delle idee astratte, relativizza la portata della Dichiarazione e teme l\u2019uguaglianza, che giudica troppo vicina allo spirito della Rivoluzione francese. Per Jaffa, ci\u00f2 equivale a confondere il 1776 con il 1789. Gli insorti americani non rivendicavano solo i diritti degli inglesi, ma quelli di ogni essere umano, fondati sulla natura e non sulla consuetudine. Fare della tradizione l\u2019unica fonte del diritto equivale, secondo lui, a consegnare la morale ai capricci della storia.<\/p>\n\n\n\n

Ebbene, Jaffa ritrova questo primato della storia portato all\u2019estremo proprio nel campo opposto, tra i progressisti. \u00c8 contro di loro che egli rivolge la Dichiarazione, diventata nelle sue mani un\u2019arma politica. All\u2019inizio del XX secolo, Woodrow Wilson e i riformatori del suo tempo consideravano infatti i diritti naturali proclamati nel 1776 come una reliquia superata, che volevano sostituire con uno Stato in continua evoluzione nel tempo e affidato a un\u2019amministrazione che fondasse la propria legittimit\u00e0 sulla tecnica. <\/p>\n\n\n\n

Rivendicare questi diritti equivale quindi a contestare tutta la loro opera. Gli eredi di Jaffa ne faranno il loro grido di battaglia. Nel 2018, Charles Kesler, caporedattore della Claremont Review of Books<\/em>, descrive una \u00abguerra civile fredda\u00bb tra due Americhe. Una rimane fedele ai Padri Fondatori, l\u2019altra ha adottato la \u00abCostituzione vivente\u00bb cara ai progressisti. In questa guerra, l\u2019obiettivo \u00e8 lo Stato amministrativo, quel governo di agenzie ed esperti non eletti nato sotto Wilson, ampliato dal New Deal di Roosevelt e poi dal Civil Rights Act del 1964, \u00abla piccola legge che ha divorato la Costituzione\u00bb <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

I fratelli nemici di Leo Strauss<\/h2>\n\n\n\n

Il conservatorismo di ispirazione straussiana professato dal Claremont Institute si sviluppa parallelamente a un\u2019altra corrente, il neoconservatorismo. <\/p>\n\n\n\n

Nato a New York attorno alla figura di Irving Kristol, questo movimento attira altri discepoli di Strauss, definiti gli \u00abstraussiani della costa orientale\u00bb per distinguerli da Jaffa e dai suoi seguaci. Tra questi figurano Walter Berns, Allan Bloom e Harvey Mansfield, oltre ai loro allievi, da William Kristol, figlio di Irving, diventato nel frattempo un oppositore di Donald Trump, a Paul Wolfowitz, futuro sottosegretario alla Difesa di George W. Bush e presidente della Banca mondiale.<\/p>\n\n\n\n

Tra le due scuole, la rivalit\u00e0 \u00e8 di lunga data. Jaffa rimprovera ai suoi colleghi dell\u2019Est di vedere nella fondazione degli Stati Uniti solo un compromesso pragmatico e a Kristol di accettare lo Stato sociale, purch\u00e9 gestito con prudenza. L\u2019anticomunismo li unisce tuttavia sotto la presidenza di Reagan, e i neoconservatori raggiungono l\u2019apice della loro influenza sotto quella di George W. Bush.<\/p>\n\n\n\n

A partire dalla fine degli anni \u201990, i membri<\/em> dell\u2019istituto di Claremont iniziano a criticare con maggiore asprezza il neoconservatorismo. Ai loro occhi, i neoconservatori si sono fusi con l\u2019establishment<\/em> di Washington. Questa \u00abclasse dirigente\u00bb ha preso il potere a scapito di quella che Angelo Codevilla, membro<\/em> dell\u2019istituto, definir\u00e0 nel 2010 la \u00abclasse del Paese\u00bb <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Peggio ancora, i neoconservatori non sono riusciti ad arginare l\u2019avanzata del progressismo che ormai domina questa \u00e9lite. Con il passare degli anni, altre due cause di attrito hanno definitivamente ampliato il divario: la loro fede nel libero scambio e la loro propensione agli interventi militari all\u2019estero, di cui la guerra in Iraq diventer\u00e0 il simbolo.<\/p>\n\n\n\n

Il progetto prende il via nel giugno 1998. Charles Kesler, all\u2019epoca senior fellow<\/em> di Claremont, tiene una conferenza dal titolo provocatorio: What\u2019s Wrong with Conservatism<\/em> <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> presso l\u2019American Enterprise Institute, roccaforte del neoconservatorismo. Secondo lui, la destra americana, vincitrice della guerra fredda, ha perso il senso della propria missione e \u00abla sua dedizione a una causa nobile, chiara e superiore l\u2019ha abbandonata\u00bb. Sa meglio cosa combatte piuttosto che cosa difende. Se i conservatori sono diventati indistinguibili dai liberali<\/em>, Kesler li esorta a riallacciarsi alla dottrina dei diritti naturali dei Padri Fondatori per ritrovare una bussola morale.<\/p>\n\n\n\n

Questo discorso apre una frattura che non smetter\u00e0 di allargarsi. Nel corso degli anni 2000, la guerra in Iraq e poi la crisi finanziaria del 2008 screditano il neoconservatorismo e alimentano un populismo radicale. Lo stesso Jaffa formula allora una severa diagnosi sul proprio schieramento. Il conservatorismo, scrive, \u00absoffre dello stesso nichilismo e dello stesso postmodernismo che dominano il liberalismo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

A questo rifiuto si aggiunge la critica rivolta ai rappresentanti repubblicani per la loro inefficacia, se non addirittura per il loro rifiuto di combattere la sinistra incarnata da Barack Obama. I giovani dirigenti di Claremont cercano quindi alleati contro la destra dominante, anche ai margini dell\u2019estrema destra. Questo avvicinamento spinge l\u2019istituto sempre pi\u00f9 verso il populismo post-liberale.<\/p>\n\n\n\n

Nella cabina di pilotaggio<\/h2>\n\n\n\n

Il conservatorismo di Jaffa era quello di Barry Goldwater, il candidato repubblicano sconfitto in modo schiacciante da Lyndon Johnson nel 1964, ma la cui campagna elettorale ridefin\u00ec la destra americana incentrandola sulla difesa di uno Stato minimo e di una fiscalit\u00e0 leggera.<\/p>\n\n\n\n

Morto nel gennaio 2015, pochi mesi prima che Donald Trump entrasse in campagna elettorale, Jaffa non ha visto i suoi eredi schierarsi a favore del trumpismo. Ma aveva gi\u00e0 intuito la deriva dell\u2019istituto. Secondo suo figlio Philip, negli ultimi anni ripeteva instancabilmente che i suoi ex allievi non avevano aspettato la sua morte per seppellire il suo insegnamento. \u00abQuello che stanno cercando di fare\u00bb, diceva, \u00ab\u00e8 mettere un cilindro a Jefferson Davis e chiamarlo Abraham Lincoln, vestire La rivolta di Ayn Rand con la giacca dell\u2019Etica Nicomachea e fingere che sia Aristotele\u00bb. <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n

Un anno e mezzo dopo la sua morte, la rottura si concretizza. Nel settembre 2016, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, Michael Anton, laureato alla Claremont Graduate School e futuro direttore della pianificazione politica del secondo mandato di Donald Trump, pubblica sulla rivista Claremont Review of Books<\/em>, sotto lo pseudonimo di Publius Decius Mus, un saggio cupo e apocalittico intitolato The Flight 93 Election<\/em> <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

In esso paragona gli elettori americani ai passeggeri del volo dirottato l\u201911 settembre 2001, che non avevano altra scelta se non quella di prendere d\u2019assalto la cabina di pilotaggio. Votare per Trump sarebbe l\u2019unico modo per evitare lo schianto che comporterebbe una vittoria di Hillary Clinton.<\/p>\n\n\n\n

Qualche mese prima, in un saggio dal titolo provocatorio \u00abPer un trumpismo ragionevole e coerente\u00bb <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Anton aveva gi\u00e0 trasformato il trumpismo in una dottrina a tutti gli effetti. Essa si basava su tre rifiuti: quello dell\u2019immigrazione, quello del libero scambio globalizzato e quello degli interventi militari all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n

In materia di immigrazione, Anton denuncia \u00abl\u2019incessante importazione di stranieri dal Terzo Mondo\u00bb, privi di una tradizione di libert\u00e0, che secondo lui renderebbe l\u2019elettorato \u00abpi\u00f9 democratico e meno americano a ogni elezione\u00bb. I suoi critici vedono in ci\u00f2 una variante della teoria complottista di estrema destra del \u00abgrande rimpiazzo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

Charles Kesler, la cui rivista pubblica il saggio sul proprio sito, giudica la metafora melodrammatica. Vi riconosce tuttavia un appello alle urne tipicamente americano, in nome di una Repubblica in pericolo, e si descrive allora come il pi\u00f9 pro-Trump della redazione. \u00abIn modo strano, Trump ha scavalcato l\u2019establishment conservatore e repubblicano del dopoguerra fredda\u00bb, spiega nel 2017 <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Secondo lui, Trump si ricollega cos\u00ec, senza rendersene conto, a un repubblicanesimo pi\u00f9 antico.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Da quel momento in poi, dare a questa intuizione un fondamento filosofico diventa il compito di Claremont, che si afferma come il centro nevralgico del movimento MAGA.<\/p>\n\n\n\n

Elaborare una dottrina per il trumpismo <\/h2>\n\n\n\n

Kesler, Anton e i principali dirigenti di Claremont non si fanno certo illusioni sulla moralit\u00e0 di Trump. Ciononostante vedono in lui lo strumento del loro programma, con la speranza, per Kesler, di riallacciarsi alla vecchia destra di prima della guerra fredda, quella dei tempi in cui \u00abil partito di William McKinley e Calvin Coolidge dominava la vita politica nazionale\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

Quel repubblicanesimo era protezionista, favorevole all\u2019assimilazione degli immigrati e restio alle avventure all\u2019estero. Kesler vi vede un precedente delle posizioni di Trump in materia di commercio, immigrazione e guerra <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Per costruire questo populismo conservatore, conducono una guerra culturale contro il \u00abwokismo\u00bb, che definiscono come il progressismo in tutte le sue forme, dal multiculturalismo alle politiche identitarie, passando per le azioni positive e le misure antirazziste. In questo vedono, come molti conservatori, una discriminazione al contrario contro i bianchi, e in particolare contro i giovani uomini.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019offensiva si intensifica a seguito di due eventi. Il primo \u00e8 la pubblicazione nel 2019, da parte del New York Times Magazine<\/em>, del 1619 Project<\/em>, che rilegge la storia americana a partire dall\u2019arrivo dei primi schiavi africani in Virginia. Claremont risponde sul terreno della memoria nazionale. Kesler definisce le rivolte dell\u2019estate 2020 \u00abrivolte del 1619\u00bb <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In autunno, Trump istituisce una commissione incaricata di promuovere un insegnamento patriottico della storia. Presieduta da Larry Arnn, uno dei fondatori dell\u2019istituto, e con Kesler tra i suoi membri, la commissione 1776 pubblica nel gennaio 2021 un rapporto concepito come una replica al 1619 Project e alimentato, secondo il New York Times, dalle idee del Claremont <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Il secondo evento \u00e8 l\u2019ondata di manifestazioni del movimento Black Lives Matter seguita all\u2019omicidio di George Floyd, nel maggio 2020. L\u2019istituto prende quindi di mira \u00abla teoria critica della razza\u00bb, le politiche di diversit\u00e0 ed equit\u00e0 e i diritti delle persone LGBTQ+. Claremont si allea cos\u00ec con l\u2019Idaho Freedom Foundation per denunciare l\u2019ideologia della giustizia sociale nelle universit\u00e0 dello Stato. Sulla scia di questi eventi, il Parlamento locale taglia 2,5 milioni di dollari di stanziamenti destinati a tali programmi e vieta agli istituti pubblici di esigere dagli studenti l\u2019adesione alle tesi della \u00abteoria critica della razza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Per Claremont, questa lotta passa anche attraverso una rilettura del Civil Rights Act del 1964. Ryan Williams, presidente dell\u2019istituto dal 2017, fa propria la tesi del saggista Christopher Caldwell <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>. La legge avrebbe dovuto porre fine alla segregazione e costruire una societ\u00e0 che non facesse distinzioni in base al colore della pelle. Al contrario, sarebbe servita a creare categorie di cittadini che beneficiavano di protezioni particolari, a cominciare dalle azioni positive, alimentando cos\u00ec l\u2019espansione di uno Stato sociale progressista.<\/p>\n\n\n\n

Un tentativo alla ricerca di una teoria<\/h2>\n\n\n\n

La sconfitta di Trump nel 2020 ha spinto Claremont sulla via di un autoritarismo anticostituzionale. <\/p>\n\n\n\n

Figura centrale di questa deriva, John Eastman fa ancora parte del consiglio di amministrazione dell\u2019istituto e dirige il suo Centro di giurisprudenza costituzionale. Alla fine di dicembre 2020, questo giurista ha redatto due promemoria per la campagna di Trump, uno di due pagine e l\u2019altro di sei, nei quali spiega come mantenere il potere nonostante la sconfitta.<\/p>\n\n\n\n

Il piano si articola in poche fasi. Il 6 gennaio, durante la certificazione dei risultati da parte del Congresso, il vicepresidente Mike Pence, che presiede la seduta, annuncerebbe che sette Stati hanno trasmesso liste alternative di grandi elettori. A quel punto, escluderebbe i loro voti. Trump vincerebbe cos\u00ec con 232 voti contro 222. Se i democratici protestassero, l\u2019elezione verrebbe rinviata alla Camera dei rappresentanti, dove ogni Stato dispone di un solo voto. I repubblicani, che detengono la maggioranza in 26 delegazioni, designerebbero Trump. <\/p>\n\n\n\n

Il 6 gennaio 2021, Eastman presenta questo piano alla folla radunata sull\u2019Ellisse, il parco situato a sud della Casa Bianca, durante la manifestazione \u00abSave America<\/em>\u00bb. In quell\u2019occasione afferma, senza fornire alcuna prova, che le macchine per il voto nascondessero documenti segreti destinati a falsificare il risultato elettorale. Poche ore dopo, il Campidoglio viene preso d\u2019assalto. Pence rifiuta di seguire questo piano, che ritiene contrario alla Costituzione.<\/p>\n\n\n\n

Eastman non agisce da solo. Altre figure di spicco di Claremont diffondono la \u00abgrande menzogna\u00bb di un\u2019elezione rubata, sia prima che dopo il voto, al punto che l\u2019istituto viene considerato la mente dell\u2019insurrezione. La giustizia emetter\u00e0 una sentenza severa. Nel marzo 2022, il giudice federale David O. Carter ha ritenuto \u00abpi\u00f9 probabile che improbabile\u00bb che Eastman e Trump abbiano tentato di ostacolare la certificazione delle elezioni. Ha definito la loro impresa un \u00abcolpo di Stato alla ricerca di una teoria giuridica\u00bb <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Perseguito in Georgia e poi in Arizona, Eastman vede le accuse georgiane archiviate nel novembre 2025, mentre il procedimento in Arizona rimane in sospeso. Il 7 novembre 2025, Trump gli concede la grazia a livello federale, insieme ad altre 76 persone coinvolte nella contestazione delle elezioni. Il 15 aprile 2026, la Corte Suprema della California lo radia dall\u2019albo degli avvocati.<\/p>\n\n\n\n

Dopo il fallimento di questo colpo di forza, alcuni membri del Claremont hanno tratto una conclusione ancora pi\u00f9 radicale. Il 24 marzo 2021, in un saggio intitolato \u00ab\u2018Conservatism\u2019 Is No Longer Enough\u00bb, Glenn Ellmers sostiene che la Costituzione non funzioni pi\u00f9 e che non rimanga quasi pi\u00f9 \u00abnulla da conservare\u00bb <\/span>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>. La maggior parte degli abitanti degli Stati Uniti, scrive, \u00abnon sono americani, in nessun senso reale del termine\u00bb. La sua conclusione \u00e8 inappellabile. \u00abDobbiamo accettare il fatto che ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno \u00e8 una controrivoluzione\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Claremont gli sembra il pi\u00f9 preparato ad affrontare questo momento. \u00ab\u00c8 proprio grazie a questa comprensione dei principi fondamentali che Claremont \u00e8 forse l\u2019unico \u201claboratorio di idee conservatore\u201d in grado di proseguire il proprio lavoro, praticamente senza cambiamenti, di fronte al grande sconvolgimento rivoluzionario che stiamo vivendo attualmente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n

Un nuovo Claremont per un nuovo trumpismo<\/h2>\n\n\n\n

Ellmers non \u00e8 l\u2019unico a voler riformare l\u2019istituto. Anche Ryan Williams, suo presidente dal 2017, e Arthur Milikh, proveniente dalla Heritage Foundation, ritengono che Claremont debba reinventarsi per guidare questa \u00abcontrorivoluzione\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

\u00abLa destra, al momento, non \u00e8 all\u2019altezza della sfida\u00bb, scrive Milikh nel febbraio 2021, nel testo fondativo del Center for the American Way of Life di cui ha appena assunto la guida a Washington <\/span>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019istituto si mostra pi\u00f9 militante e pi\u00f9 reattivo all\u2019attualit\u00e0. Williams lo apre a una generazione di giovani scrittori, blogger e podcaster, alcuni dei quali provenienti dall\u2019alt-right<\/em> e da forum marginali in cui si scrive sotto pseudonimo. American Mind<\/em>, la rivista online di Claremont lanciata nel 2018, pubblica regolarmente testi considerati razzisti, sessisti o complottisti. Curtis Yarvin<\/a> vi firma, a partire dal 2019, una serie di saggi. Nel maggio 2021, ne discute con Michael Anton e sostiene una monarchia tecno-cesarista <\/span>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Questa trasformazione accompagna l\u2019ascesa della nuova destra MAGA, di cui il nazional-conservatorismo \u00e8 una delle espressioni pi\u00f9 significative. Lanciate nel 2019 a Washington, le conferenze NatCon acquistano sempre pi\u00f9 importanza durante l\u2019interregno trumpista dal 2021 al 2025. Nel 2022, una Dichiarazione di principi definisce il programma di questa coalizione eterogenea <\/span>19<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Essa chiede un\u2019immigrazione molto pi\u00f9 limitata, se necessario anche una moratoria, e intende radicare la vita pubblica nel cristianesimo laddove questo \u00e8 maggioritario. Respinge inoltre qualsiasi trasferimento di sovranit\u00e0 a istanze sovranazionali. Charles Kesler, caporedattore della Claremont Review of Books<\/em>, si rifiuta tuttavia di firmarla, deplorando il fatto che essa invochi la Costituzione ma tralasci la Dichiarazione d\u2019Indipendenza.<\/p>\n\n\n\n

La radicalit\u00e0 del ritorno al potere di Donald Trump si sta preparando con il Progetto 2025<\/a>, guidato dalla Heritage Foundation. Gi\u00e0 dal giugno 2022, Claremont fa parte del suo comitato consultivo. Pubblicato nel 2023, il Mandate for Leadership ne costituisce il manuale. Esso prevede di rafforzare il potere esecutivo, smantellare lo Stato regolatore e riportare la famiglia al centro della societ\u00e0 americana. L\u2019impronta dell\u2019istituto \u00e8 tangibile in questo documento.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Michael Pack, il suo ex presidente, ha redatto il capitolo dedicato ai media e il testo si basa sui lavori di Claremont per contestare la teoria del genere. L\u2019istituto minimizza tuttavia il proprio ruolo e Anton assicura di aver avuto \u00abmolto poco a che fare\u00bb con il progetto. La figura chiave dell\u2019iniziativa, Russell Vought<\/a>, ha tuttavia gi\u00e0 espresso la propria visione su The American Mind<\/em>. \u00abStiamo vivendo un momento post-costituzionale nel nostro Paese\u00bb, scrive nel settembre 2022 <\/span>20<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

La rielezione di Trump nel 2024 conferisce a questo nuovo Claremont un\u2019influenza considerevole. Anton entra a far parte del Dipartimento di Stato per dirigerne la pianificazione politica. Nel febbraio 2025, Vought torna alla guida dell\u2019Office of Management and Budget. Talvolta descritto come l\u2019uomo pi\u00f9 potente di Washington, il direttore del bilancio ottiene ampio sostegno da parte del presidente, sia per quanto riguarda gli orientamenti che propone sia per i mezzi necessari alla loro attuazione. Claremont plaude in particolare a quattro iniziative: i decreti contro le politiche di diversit\u00e0, l\u2019offensiva contro lo Stato amministrativo, le espulsioni di massa degli immigrati e la guerra culturale contro le universit\u00e0 e i musei. I suoi membri possono quindi vantarsi di essere le menti del movimento MAGA.<\/p>\n\n\n\n

Anton lascia il suo incarico nell\u2019autunno del 2025, ma si lascia alle spalle un testo fondamentale. Pubblicata il 5 dicembre 2025, la Strategia di sicurezza nazionale<\/a>, di cui ha redatto la prima versione, segna una rottura con trent\u2019anni di dottrina statunitense. Washington vi rinuncia al dominio mondiale per concentrarsi sull\u2019emisfero occidentale, in nome di un corollario trumpiano della dottrina Monroe<\/a>. L\u2019Europa vi appare come un alleato indebolito, minacciato da una \u00abscomparsa civile\u00bb a causa dell\u2019immigrazione, del calo demografico e delle limitazioni alla libert\u00e0 di espressione. <\/p>\n\n\n\n

Marco Rubio riprende questa visione alla Conferenza di Monaco<\/a> nel febbraio 2026, e poi sulla Pnyx, ad Atene<\/a>, il 7 ottobre 2026. La Grecia, Roma e la cristianit\u00e0 costituiscono in tale contesto le fondamenta di un Occidente di cui l\u2019America si propone come custode, e Rubio esalta la ricerca consapevole del potere nazionale. I tre testi condividono la stessa diagnosi, quella di un Occidente minacciato dall\u2019interno, e lo stesso rimedio: il ritorno ai propri fondamenti. Vi si riconosce l\u2019impronta di Claremont, quella convinzione, ereditata da Strauss e Jaffa, secondo cui la crisi della modernit\u00e0 si cura con un ritorno agli Antichi e ai principi fondatori.<\/p>\n\n\n\n

La torre d\u2019avorio degli studenti di Jaffa \u00e8 cos\u00ec diventata il laboratorio dottrinale della controrivoluzione trumpista. Eppure, alla vigilia delle elezioni di medio termine, la guerra contro l\u2019Iran, i tagli al Medicaid e i sondaggi lasciano intravedere una rottura tra Trump e coloro che credevano di poter consolidare una dottrina trumpista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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