{"id":54895,"date":"2026-11-02T12:36:34","date_gmt":"2026-11-02T11:36:34","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54895"},"modified":"2026-11-02T12:37:14","modified_gmt":"2026-11-02T11:37:14","slug":"lhistoire-vertigineuse-des-combattants-ouighours-en-syrie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/11\/02\/lhistoire-vertigineuse-des-combattants-ouighours-en-syrie\/","title":{"rendered":"L’impressionante vicenda dei combattenti uiguri in Siria"},"content":{"rendered":"\n
Scopri\u00a0<\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non si troverai altrove. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta\u00a0a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n Si stima che oggi nel mondo ci siano circa 12 milioni di uiguri, la maggior parte dei quali vive in territorio cinese, soprattutto nella regione dello Xinjiang. La maggior parte della diaspora si concentra in Kazakistan, in Turchia e negli Stati Uniti. In Turchia, ad esempio, si contano circa 40.000 uiguri, ma esistono comunit\u00e0 anche in Afghanistan.<\/p>\n\n\n\n In Siria, la comunit\u00e0 si \u00e8 rapidamente ampliata: conta circa 20.000 persone, tra uomini, donne e bambini, molti dei quali sono nati sul posto. <\/p>\n\n\n\n La Cina si \u00e8 sempre mostrata molto riluttante a investire in Siria, ben prima che si ponesse la questione uigura. Non si affretter\u00e0 a farlo. Finora, oltre ovviamente alla Turchia, gli Stati che hanno davvero tradotto le parole in fatti sono l\u2019Arabia Saudita e, in una certa misura, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. Certo, la Cina potrebbe colmare il vuoto, poich\u00e9 gli investimenti stranieri nella ricostruzione della Siria sono insufficienti. Ma la situazione rimane troppo instabile. Pechino, inoltre, non ha mai compreso appieno la Siria e non si \u00e8 mai fidata veramente di essa, nonostante alcuni avvicinamenti ad Assad.<\/p>\n\n\n\n La presenza degli uiguri non per questo smette di preoccupare Pechino. In occasione delle due visite di funzionari cinesi a Damasco dalla fine della guerra civile, i comunicati hanno ogni volta sottolineato la presenza di questi \u00abelementi terroristici in Siria\u00bb. Pechino non auspica tuttavia il loro ritorno, ma una soluzione che consenta agli uiguri di rimanere in Siria, a condizioni tali da non rappresentare una minaccia per la Cina.<\/p>\n\n\n\n Tutto dipende dai dettagli, che sono oggetto di continue trattative. Damasco ha altre priorit\u00e0 al momento e quindi non ha fretta di concludere questi colloqui. Gli uiguri, dal canto loro, desiderano sinceramente ottenere la cittadinanza siriana. Il nuovo governo \u00e8 del resto disposto a rilasciare loro dei passaporti per ricompensarli della loro lealt\u00e0 e del loro impegno al fianco dei gruppi legati ad Ahmed al-Charaa durante la guerra civile. <\/p>\n\n\n\n Pechino si chiede quindi come impedire agli uiguri di utilizzare questi passaporti per recarsi in Cina o nei paesi confinanti e se esista un modo per limitare i loro diritti politici in Siria. Damasco non ha ancora accettato nulla, ma Pechino insister\u00e0 sicuramente su questo punto affinch\u00e9 gli uiguri non possano organizzare manifestazioni contro la Cina dalla Siria, n\u00e9 mobilitare la diaspora in Europa e nel resto del Medio Oriente. <\/p>\n\n\n\n Gli uiguri costituiscono un gruppo eterogeneo, sia in Cina che in Siria. All\u2019interno di questa comunit\u00e0 di 20.000 persone, i punti di vista, le credenze religiose e i valori politici sono diversi. Pubblicamente, alcuni alti dirigenti della comunit\u00e0 affermano: \u00abContinuiamo a prepararci per il giorno in cui si presenter\u00e0 l\u2019occasione di attaccare la Cina. Dobbiamo essere pronti e addestrati militarmente, disporre di armi, di un piano e di una strategia per attaccare il governo cinese in un modo o nell\u2019altro.\u00bb <\/p>\n\n\n\n A questo punto sorgono le questioni logistiche. Come farebbero ad arrivare in Cina? Come affronterebbero la seconda potenza militare del mondo?<\/p>\n\n\n\n La maggior parte degli uiguri, in particolare i loro figli \u2013 soprattutto quelli nati in Siria \u2013, non rinuncer\u00e0, sul piano ideologico, all\u2019obiettivo di fondare un giorno uno Stato uiguro indipendente. Questo \u00e8 il principio che unisce questa comunit\u00e0, peraltro estremamente diversificata ed eterogenea. <\/p>\n\n\n\n\n\n Ma nella vita di tutti i giorni, tutto sembra indicare che stiano diventando siriani, che stiano creando delle famiglie e costruendosi una vita in Siria. Mandano i propri figli nelle scuole siriane.<\/p>\n\n\n\n In effetti, la loro situazione in Siria rimane per ora precaria. Anche se sono considerati sostenitori del nuovo presidente, che esercita un controllo significativo sul Paese, un giorno potrebbero essere espulsi. Non sono molto ben visti dagli altri siriani.<\/p>\n\n\n\n Gli attacchi contro i civili in Cina comprometterebbero quindi la loro posizione in Siria: Damasco non li tollererebbe. Quando ho chiesto ad alti dirigenti uiguri se avessero orchestrato attacchi mortali contro civili in Cina, lo hanno negato con veemenza. <\/p>\n\n\n\n Sono stati assorbiti dalla guerra civile siriana e hanno avuto a disposizione una connessione Internet pessima per gran parte degli ultimi 14 anni. Questa guerra \u00e8 costata la vita a molti di loro; subivano un\u2019enorme pressione per sopravvivere e aiutare i gruppi ribelli. \u00c8 difficile immaginare che, allo stesso tempo, abbiano potuto pianificare attentati terroristici in Cina, un Paese cos\u00ec lontano e tra i pi\u00f9 sicuri al mondo. <\/p>\n\n\n\n Da un punto di vista strategico, gli uiguri si chiedono innanzitutto come consolidare la loro posizione in Siria. Infatti, si tratta ormai di 20.000 donne, uomini e bambini di cui occorre prendersi cura e il cui futuro dipende dalle decisioni politiche da negoziare oggi con Damasco. Tuttavia, Damasco ha promesso a Pechino di non consentire agli uiguri di utilizzare il territorio siriano per elaborare piani che potrebbero ledere gli interessi nazionali della Cina.<\/p>\n\n\n\n Dipende dai siriani. Se vivete nel governatorato di Idlib, nel nord della Siria, dove gli uiguri si sono inizialmente insediati e dove la maggior parte di loro vive ancora, e se conoscevate bene il cosiddetto \u00abgoverno di salvezza\u00bb, guidato essenzialmente da Ahmed al-Charaa prima che diventasse capo dello Stato, allora incontrate uiguri continuamente e forse avete persino una buona opinione di loro. Gli uiguri erano considerati incorruttibili, molto disciplinati, molto rispettosi, molto conservatori e molto religiosi. Erano certamente un po\u2019 rigidi dal punto di vista sociale, ma facevano parte della vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n Ma la guerra civile ha frammentato la Siria in zone in cui era impossibile circolare liberamente. Se vivete ad Aleppo, a Damasco o pi\u00f9 a sud, \u00e8 possibile che non abbiate mai incontrato un uiguro e che abbiate sentito solo storie sul loro carattere spaventoso, sulla loro efficacia come combattenti stranieri e sul loro conservatorismo religioso. In queste citt\u00e0 regna quindi molta paura e angoscia nei loro confronti, cos\u00ec come nei confronti dei combattenti stranieri in generale. <\/p>\n\n\n\n Gli alauiti, i drusi, gli sciiti e i cristiani sono estremamente preoccupati per la presenza dei combattenti stranieri. Li percepiscono come musulmani sunniti molto conservatori che li considerano infedeli. Sono inoltre molto preoccupati per il nuovo governo che conferisce potere a questi combattenti, li utilizza e condivide, in un certo senso, un\u2019ideologia religiosa con loro. <\/p>\n\n\n\n\n\n Se dovessi generalizzare, direi che gli uiguri non sono molto apprezzati da questi diversi gruppi. Sono stranieri, non sono arabi. Pertanto, una percezione molto diffusa, anche tra i siriani che hanno sostenuto la causa ribelle, \u00e8 quella secondo cui, nonostante la loro gratitudine verso questi combattenti stranieri che hanno contribuito alla caduta del regime di Assad, \u00e8 giunto il momento che se ne vadano.<\/p>\n\n\n\n Il governo ha infatti condotto un\u2019indagine. Questa, tuttavia, non ha suscitato grande fiducia. Sono stati resi pubblici pochi dettagli. La popolazione non \u00e8 quindi realmente convinta che tutti i responsabili siano stati chiamati a rispondere delle proprie azioni. <\/p>\n\n\n\n Anche Reuters<\/em> ha condotto un\u2019inchiesta sui massacri avvenuti sulla costa, che hanno preso di mira principalmente civili alauiti, e riferisce che alcuni testimoni ritenevano che vi avessero partecipato degli uiguri. Da parte mia, non ho trovato alcuna prova in tal senso e gli stessi uiguri hanno dichiarato di non avere assolutamente alcun interesse a farsi coinvolgere nelle questioni confessionali interne, poich\u00e9 costituiscono una popolazione vulnerabile. Non vogliono attirare ulteriormente l\u2019ostilit\u00e0 dei siriani. Il futuro della loro presenza in Siria dipende dalla volont\u00e0 dei siriani di lasciarli rimanere o meno. <\/p>\n\n\n\n Una possibile spiegazione \u00e8 che molti siriani che ho incontrato confondevano gli uzbeki con gli uiguri. Non sapevano che questi due gruppi fossero diversi, che provenissero da luoghi diversi, parlassero lingue diverse ma affini e che combattessero all\u2019interno di gruppi distinti. \u00c8 quindi del tutto possibile che alcuni uzbeki siano stati scambiati per uiguri. <\/p>\n\n\n\n Inoltre, i resoconti, tra cui quello di Reuters, descrivono combattenti uiguri che agiscono individualmente e collaborano con funzionari del regime per massacrare civili. Ma gli uiguri non combattono individualmente. Combattono sempre insieme. Questo mi \u00e8 quindi sembrato fin da subito un po\u2019 sospetto. <\/p>\n\n\n\n \u00c8 difficile sapere esattamente cosa stia succedendo l\u00ec, poich\u00e9 ci sono pochissimi servizi giornalistici al riguardo. I giornalisti hanno difficolt\u00e0 a recarsi nello Xinjiang, sebbene in teoria siano liberi di viaggiare in quella regione. \u00c8 quasi impossibile realizzare reportage in piena libert\u00e0 e avere una conversazione autentica con qualcuno sul posto, soprattutto se si tratta di un uiguro. Io stesso ho lasciato la Cina nel 2022, quindi non sono pi\u00f9 sul campo, n\u00e9 in Cina n\u00e9 nello Xinjiang. <\/p>\n\n\n\n\n\n Sappiamo tuttavia che un gran numero di campi di detenzione \u00e8 stato chiuso dopo che molti uiguri hanno seguito quelli che le autorit\u00e0 cinesi definiscono \u00abprogrammi di rieducazione\u00bb. Molti di loro sono stati rilasciati e numerosi campi provvisori sono stati chiusi. <\/p>\n\n\n\n Tuttavia, molti uiguri non sono stati rilasciati e sono scomparsi in un sistema penitenziario in forte espansione. Sono stati condannati a pene detentive ufficiali di 15, 20 o 25 anni. Il sistema penitenziario locale si \u00e8 notevolmente ampliato. Per quanto riguarda gli uiguri liberati, alcuni giornalisti che si sono recati nello Xinjiang negli ultimi due o tre anni mi hanno riferito che l\u2019atmosfera era molto tesa, anche se, in apparenza, la vita sembrava essere tornata alla normalit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n In realt\u00e0 si tratta di un ritorno alla normalit\u00e0 per i cinesi Han, nel senso che la gente \u00e8 tornata in strada. Durante le campagne di arresti, le strade erano decisamente pi\u00f9 deserte, poich\u00e9 molti uiguri erano stati incarcerati. Anche il turismo interno \u00e8 ripreso. Dalla fine della pandemia di Covid-19 si osserva un aumento degli spostamenti da altre province e regioni verso lo Xinjiang. Questi si erano quasi completamente interrotti quando erano iniziati gli arresti e poi quando era scoppiata la pandemia. \u00c8 tornata ormai la normalit\u00e0, con i mercati, i negozi e i turisti.<\/p>\n\n\n\n Ma gli uiguri vivono sotto una pressione politica e una sorveglianza considerevoli. E dopo essere passati per questi centri di \u201crieducazione\u201d, molti di loro, credo, hanno il morale a terra. Sono consapevoli dei rischi a cui andrebbero incontro se dovessero esprimersi in qualsiasi modo. Le forme di controllo sociale esercitate dal Partito sugli uiguri sono incredibilmente intense e sofisticate.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 il culmine di una lunga storia, che accelera con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Infatti, gi\u00e0 alla fine del 1949, l\u2019Esercito Popolare di Liberazione entr\u00f2 nello Xinjiang. All\u2019inizio, gli uiguri nutrivano una certa speranza: poich\u00e9 la loro regione avrebbe dovuto diventare autonoma (lo sar\u00e0 ufficialmente nel 1955), pensavano di poter beneficiare di un\u2019autonomia culturale, religiosa e, in una certa misura, educativa, al fine di preservare la propria identit\u00e0 e cultura. Ma nel corso dei decenni, ci\u00f2 non si \u00e8 concretizzato. <\/p>\n\n\n\n Quasi ogni decennio ha visto un movimento di resistenza di massa o di protesta pacifica contro le autorit\u00e0 cinesi. A volte queste manifestazioni sono sfociate in episodi di violenza. Gli uiguri sostenevano spesso che fossero state le autorit\u00e0 cinesi ad aprire il fuoco per prime. Questi scontri erano inevitabilmente seguiti da un\u2019ondata di arresti, repressione e dall\u2019introduzione di misure di controllo ancora pi\u00f9 severe sulla cultura e sulla religione uigura. <\/p>\n\n\n\n Il pi\u00f9 sanguinoso di questi scontri, avvenuto nel luglio 2009. <\/p>\n\n\n\n Una delle grandi domande che mi ponevo mentre realizzavo questo reportage, sapendo che sarebbe stato delicato e che non avrebbe fatto piacere a nessuno, era la seguente: perch\u00e9 questi uiguri hanno scelto la violenza per opporsi al Partito comunista cinese? Perch\u00e9 hanno lasciato tutto alle spalle per combattere, in un paese straniero, una guerra che non era la loro? <\/p>\n\n\n\n Quasi tutti hanno risposto che i disordini interetnici di Urumqi del luglio 2009 li avevano convinti che una convivenza pacifica con gli Han fosse impossibile e che l\u2019unico linguaggio che il Partito Comunista Cinese avrebbe preso sul serio fosse quello della violenza. <\/p>\n\n\n\n Gli uiguri sono scesi pacificamente in strada per protestare contro l\u2019omicidio di due operai uiguri in una fabbrica del Guangdong, nel giugno 2009. Si sono scontrati con la polizia e gli scontri sono degenerati in rivolte interetniche, che secondo il bilancio ufficiale hanno causato quasi 200 morti, per lo pi\u00f9 di etnia Han. <\/p>\n\n\n\n Gli uiguri giunsero quindi alla conclusione che le manifestazioni pacifiche non avessero mai funzionato. Ogni decennio organizzavano una manifestazione pacifica, ma la loro situazione politica non faceva che peggiorare. Hanno quindi concluso che fosse giunto il momento di prendere le armi, dato che la stessa Repubblica Popolare Cinese era nata proprio in questo modo: attraverso la guerra, formando un proprio esercito ribelle. Si \u00e8 poi posto il problema di dove poter agire: molti hanno scelto la Siria.<\/p>\n\n\n\n\n\n Altri, gi\u00e0 alla fine degli anni \u201990, avevano tentato la sorte in Afghanistan e in Pakistan.<\/p>\n\n\n\n Gli uiguri vantano una lunga tradizione di mobilit\u00e0: lungo le Vie della Seta, hanno a lungo svolto il ruolo di mercanti e interpreti tra i popoli turcofoni dell\u2019Asia centrale. Gli attivisti non hanno fatto eccezione. A partire dalla fine degli anni \u201990, piccoli gruppi di uiguri si sono recati al confine tra Afghanistan e Pakistan nella speranza di addestrarsi con i gruppi islamisti presenti sul posto, come Al-Qaeda e i talebani. \u00c8 l\u00ec che \u00e8 nato il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (ETIM).<\/p>\n\n\n\n L’esperimento \u00e8 fallito: pochissimi di loro sono sopravvissuti. Sono stati uccisi durante scontri tra gruppi al confine afghano, ma anche durante i bombardamenti statunitensi. Le autorit\u00e0 pakistane ne hanno arrestati pi\u00f9 di venti e li hanno trasferiti a Guantanamo Bay, in collaborazione con Washington. Gli Stati Uniti hanno finito per riconoscere che non si trattava di combattenti nemici e li hanno rilasciati, ma ci sono voluti anni. Le condizioni sul posto erano cos\u00ec difficili che non hanno potuto seguire una vera e propria formazione militare. <\/p>\n\n\n\n Alcune decine di uiguri sopravvissuti hanno capito ben presto che quello non era un posto adatto per addestrarsi. Sono partiti per la Siria e hanno costituito, per quanto ne so, il primo gruppo di combattenti uiguri presente in quel Paese. <\/p>\n\n\n\n La questione rimane aperta: l\u2019ETIM \u00e8 un\u2019organizzazione dotata di una direzione centrale, di una struttura organizzativa centralizzata e di una gerarchia? \u00c8 innegabile che, nel corso degli ultimi tre decenni, sia esistita una rete di gruppi militanti uiguri, vagamente collegati tra loro e accomunati dall\u2019obiettivo di combattere il Partito Comunista Cinese e di istituire uno Stato uiguro indipendente. La Cina li definisce tutti membri di questa organizzazione, l\u2019ETIM. Ma sarebbe pi\u00f9 corretto considerarlo come un termine generico che designa questo movimento globale di resistenza armata, che si potrebbe definire \u00abmovimento di liberazione nazionalista islamista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Alcuni degli uiguri che si sono recati in Siria provenivano dall\u2019Afghanistan o dal Pakistan, ma per la maggior parte di loro non \u00e8 cos\u00ec. La maggior parte di loro si \u00e8 recata inizialmente in Turchia, dove ha lavorato e studiato, prima di venire a sapere che alcuni uiguri attraversavano il confine terrestre per entrare in Siria.<\/p>\n\n\n\n C\u2019erano contatti tra gli uiguri in Siria e quelli rimasti in Afghanistan. Si conoscevano bene e si tenevano reciprocamente informati sulle rispettive attivit\u00e0. Ma gli uiguri in Siria, quasi fin dall\u2019inizio, hanno ampiamente superato quelli in Afghanistan in termini di numero, capacit\u00e0, influenza e attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Non \u00e8 possibile fare generalizzazioni sulle origini degli uiguri che si sono recati in Siria, poich\u00e9 provengono davvero da ogni tipo di contesto, sia dal punto di vista socio-economico, educativo o professionale. Ci sono persone che non hanno mai completato gli studi superiori, operai edili, lavoratori migranti, agricoltori, ma anche titolari di dottorati, multimilionari, promotori immobiliari, imprenditori e proprietari di societ\u00e0 di logistica. <\/p>\n\n\n\n Alcuni erano gi\u00e0 praticanti. Molti provenivano da famiglie che si potrebbero definire \u00abculturalmente musulmane\u00bb, ma che in realt\u00e0 erano quasi interamente laiche. Il loro punto in comune era che tutti cercavano un luogo sicuro in cui vivere e, nel loro intimo, un modo costruttivo per combattere il Partito Comunista Cinese e aiutare gli uiguri che vivevano ancora in Cina. <\/p>\n\n\n\n Durante la guerra, quasi tutti sono diventati estremamente praticanti. Ci\u00f2 si spiega in parte con il fatto che la regione della Siria settentrionale in cui vivono \u00e8 sempre stata pi\u00f9 religiosa, pi\u00f9 conservatrice dal punto di vista sociale e pi\u00f9 sunnita rispetto al resto del Paese. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al fatto che agli uiguri \u00e8 stata negata la possibilit\u00e0 di approfondire la religione e che gli abitanti dello Xinjiang sono molto curiosi di scoprire quella che considerano una forma pi\u00f9 pura e autentica di Islam \u2013 che in realt\u00e0 \u00e8 una sorta di islam fondamentalista che si \u00e8 diffuso negli ultimi decenni in tutto il Medio Oriente. <\/p>\n\n\n\n\n\n Hanno quindi abbracciato questa forma molto fondamentalista dell\u2019Islam. E, dal punto di vista politico, in un certo senso ci\u00f2 \u00e8 andato a loro vantaggio, poich\u00e9 ha alimentato la loro motivazione nel corso di una guerra civile estremamente difficile. Questo li ha tenuti uniti. <\/p>\n\n\n\n Ci\u00f2 che mi \u00e8 sembrato interessante \u00e8 che, prima della loro partenza, molti degli uiguri che ho incontrato erano religiosi solo dal punto di vista culturale. Celebravano le festivit\u00e0 musulmane, ma non pregavano regolarmente. Molti di loro non avevano mai frequentato una scuola religiosa. E molti si sono avvicinati alla religione perch\u00e9 per loro rappresentava uno sfogo quando vivevano nello Xinjiang, uno sfogo di fronte alla discriminazione e alla repressione di cui erano vittime.<\/p>\n\n\n\n Credo che ci siano pochissimi punti in comune tra gli uiguri della Siria e le altre comunit\u00e0 della diaspora. <\/p>\n\n\n\n Inizialmente c\u2019erano delle barriere linguistiche. Gli uiguri hanno dovuto imparare l\u2019arabo e molti di loro ora lo parlano correntemente. I loro figli nati in Siria lo parlano ovviamente come lingua madre. <\/p>\n\n\n\n C’erano alcune barriere ideologiche, nel senso che gli uiguri erano diventati molto fondamentalisti. Non fumavano, non ascoltavano musica, non ballavano. Le loro donne erano completamente velate. Al calar della notte, pregavano e andavano a dormire. <\/p>\n\n\n\n Combattevano al fianco dei siriani, molti dei quali erano islamisti sunniti, ma in privato, sulle linee del fronte, questi ultimi fumavano, bevevano, giocavano a carte e ascoltavano musica. All\u2019inizio questo ha scioccato molti uiguri che pensavano di combattere al fianco di compagni d\u2019armi, sia sul piano politico che religioso. \u00abCom\u2019\u00e8 possibile? Sono veri musulmani?\u00bb, si chiedevano. Hanno dovuto imparare ad aprirsi nei confronti dei siriani e delle persone di ogni provenienza. <\/p>\n\n\n\n Si pu\u00f2 vedere quanto la Siria abbia trasformato gli uiguri. Loro stessi hanno contribuito a cambiare la Siria, a cambiare il suo governo, ma \u00e8 stata proprio la Siria a plasmare ci\u00f2 che sono oggi. Avrebbero potuto radicalizzarsi ancora di pi\u00f9. Gli uiguri dell\u2019Afghanistan, invece, sono rimasti molto fondamentalisti. Ma gli uiguri in Siria sapevano che dovevano aprirsi alla collaborazione con i siriani di tutte le confessioni. E sapevano anche che, se un giorno avessero dovuto fondare il proprio Stato uiguro, avrebbero dovuto accogliere uiguri di ogni provenienza. <\/p>\n\n\n\n Pertanto, oggi la maggior parte degli uiguri in Siria non \u00e8 poi cos\u00ec religiosa, n\u00e9 cos\u00ec conservatrice dal punto di vista sociale. La musica, il canto e la poesia, in particolare, sono al centro della loro identit\u00e0 e della loro cultura. Mi ha colpito vedere che avevano rinunciato a cos\u00ec tante regole. <\/p>\n\n\n\n Ci\u00f2 ha finito per provocare una scissione. Gli uiguri di Siria hanno dichiarato: \u00abSiamo innanzitutto un\u2019entit\u00e0 politica. Siamo un movimento nazionalista e dobbiamo porre l\u2019accento sulla nostra identit\u00e0 nazionale comune prima di qualsiasi identit\u00e0 religiosa. La religione non pu\u00f2 costituire un elemento obbligatorio in questo futuro Stato che immaginiamo, e dobbiamo concentrarci su aspetti concreti, come la creazione di ospedali e scuole e la messa a disposizione di alloggi per il nostro popolo. Non possiamo dedicare cos\u00ec tanto tempo alle questioni religiose. \u00bb Si assiste quindi all\u2019emergere di una nuova generazione di dirigenti tra le file degli uiguri in Siria, nonch\u00e9 a una certa divisione tra i gruppi siriani e afghani.<\/p>\n\n\n\nSi parla molto degli uiguri dello Xinjiang, ma molto meno di quelli che vivono fuori dalla Cina. Quanti sono e dove si trovano? <\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Che ruolo riveste la Siria in questa diaspora?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Pechino continua a mantenere un profilo molto basso riguardo alla ricostruzione della Siria. \u00c8 forse dovuto al peso della questione uigura?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Cosa sta negoziando concretamente Pechino con il governo siriano?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Con la caduta di Assad, la lotta contro Pechino rimane il loro obiettivo, o sta diventando un orizzonte sempre pi\u00f9 teorico?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Tra il sogno di uno Stato uiguro e l’insediamento in Siria, quale delle due opzioni prevale oggi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Questa situazione ancora instabile li costringe a mettere in pausa i loro progetti contro la Cina?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Come vengono percepiti in Siria?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
E per le minoranze religiose, cosa rappresentano questi combattenti stranieri?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Nel marzo 2025, alcuni uiguri sono stati accusati di aver partecipato ai massacri degli alauiti sulla costa. L\u2019inchiesta ufficiale ha permesso di fare chiarezza sulla vicenda?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Da dove derivano allora queste accuse?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Dopo l\u2019ondata di internamenti di massa del 2017, lo Xinjiang \u00e8 diventato quasi un mondo a s\u00e9 stante. Cosa si pu\u00f2 ancora sapere di ci\u00f2 che accade l\u00ec?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Una normalit\u00e0 per chi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Questa repressione segna una svolta o il culmine di una storia pi\u00f9 lunga?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Cosa ha spinto una parte degli uiguri a passare dalla protesta alla lotta armata?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Cosa ha reso, nel 2009, la via pacifica impensabile ai loro occhi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Perch\u00e9 l\u2019Afghanistan non \u00e8 diventato la loro base logistica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Pechino raggruppa tutti questi combattenti sotto l’etichetta dell’ETIM, il Movimento islamico del Turkestan orientale. Ma questa organizzazione esiste davvero?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Il fronte siriano e quello afghano costituivano un unico movimento?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Chi sono coloro che hanno lasciato tutto per andare in Siria?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Partivano innanzitutto per convinzione religiosa?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\u00c8 stata la guerra a radicalizzarli?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Che cosa hanno ancora in comune con il resto della diaspora, nella sua stragrande maggioranza pacifica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
E tra gli altri gruppi ribelli, spesso anch\u2019essi islamisti, si sentivano a casa loro?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Chi ha cambiato di pi\u00f9 l\u2019altro: gli uiguri la Siria, o la Siria gli uiguri?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Questa evoluzione ha diviso il movimento?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Hanno semplicemente seguito il percorso di Ahmed al-Charaa, dal jihad alla gestione di un territorio?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n