{"id":54891,"date":"2026-11-02T11:51:51","date_gmt":"2026-11-02T10:51:51","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54891"},"modified":"2026-11-02T11:52:28","modified_gmt":"2026-11-02T10:52:28","slug":"21-libri-da-leggere-a-novembre-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/11\/02\/21-libri-da-leggere-a-novembre-2026\/","title":{"rendered":"21 libri da leggere a novembre 2026"},"content":{"rendered":"\n
Scopri\u00a0<\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non si troverai altrove. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta\u00a0a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n \u00abPerch\u00e9 alla maggior parte degli europei sembra inconcepibile che sul loro territorio possa scoppiare una nuova guerra su vasta scala? Perch\u00e9 abbiamo distolto lo sguardo da questo pericolo, pur essendo reale? <\/p>\n\n\n\n\n\n Da quattro anni la guerra \u00e8 tornata in Europa e la sua minaccia si profila ormai all\u2019orizzonte. Attacchi di vario genere superano oggi i confini dell\u2019Ucraina per avvicinarsi pericolosamente ai nostri. <\/p>\n\n\n\n La guerra apparteneva al passato; ora \u00e8 tornata nel nostro presente, pi\u00f9 vicina che mai al nostro territorio, abituato solo ai tempi di pace. Per quarant\u2019anni, lo storico St\u00e9phane Audoin-Rouzeau si \u00e8 dedicato a questo tema: la guerra. <\/p>\n\n\n\n Alle sue manifestazioni di violenza, crudelt\u00e0 e agli stermini di massa che spesso le accompagnano. Ci ricorda che viviamo sempre tra due conflitti e che sarebbe irresponsabile continuare a negare il pericolo. La guerra estende il suo impero e dobbiamo guardarla in faccia. Una presa di posizione necessaria per uscire dal nostro rifiuto collettivo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 4 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abSi pu\u00f2 considerare Rousseau un teorico della guerra? La recente scoperta dei suoi *Principi del diritto della guerra* invita a rileggere l\u2019intera sua opera politica e a ricercarvi gli elementi per un\u2019analisi della guerra, che si rivela molto pi\u00f9 feconda di quanto possa sembrare a prima vista.<\/p>\n\n\n\n Per Rousseau, la guerra non ha nulla a che vedere con un rapporto consensuale o quasi contrattuale. \u00c8 una realt\u00e0 eminentemente politica, ma non si presta facilmente a essere sottoposta al diritto, poich\u00e9 \u00e8 una lotta per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0, unica istanza in grado di creare un diritto effettivo. Da qui nasce una riflessione profondamente originale e sempre attuale sulla \u00abvita\u00bb e la \u00abmorte\u00bb dei corpi politici, che spiega il suo interesse per le guerre insurrezionali condotte dai \u00abpopoli nascenti\u00bb e che permette di comprendere le ragioni del suo scetticismo riguardo all\u2019istituzione di un diritto delle genti e di una pace perpetua.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 5 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abL\u2019estrema destra francese \u00e8 nata sulle macerie della Rivoluzione. \u00c8 stata monarchica, nazionalista, xenofoba, antisemita, populista\u2026 Non ha mai smesso di trascinare i conservatori verso le sue passioni e le sue ossessioni.<\/p>\n\n\n\n L\u2019estrema destra, scrive l\u2019autore, condivide con la destra concezioni simili, ma sempre in modo assoluto, emotivo e ampiamente distorto. Nostalgica di un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro mitizzata, diffida della scienza, delle norme e del diritto. Per istinto, \u00e8 favorevole a un potere forte. Semina costantemente divisione e individua capri espiatori.<\/p>\n\n\n\n \u00abLaurent Joly rimette in prospettiva la lunga storia dei rapporti tra l\u2019estrema destra francese e la grande corrente conservatrice e liberale, oggi in crisi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 5 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNegli anni Sessanta, Gonzalo Su\u00e1rez era in Spagna un vero e proprio geek, una meteora fuori controllo, un personaggio assolutamente eccentrico che scriveva una letteratura che nessuno scriveva e che, col tempo, abbiamo finito tutti per scrivere. <\/p>\n\n\n\n Su\u00e1rez ha rotto con il realismo proprio quando il realismo regnava sovrano, ha scritto letteratura fantastica quando quasi nessuno si dedicava a questo genere, ha scritto romanzi gialli quando erano considerati reazionari o infantili, ha scritto metanarrativa quando nessuno sapeva cosa fosse la metanarrativa, ha scritto narrativa pop quando il pop era ancora solo uno stile pittorico, e \u00abnuovo giornalismo\u00bb quando i nuovi giornalisti americani non avevano ancora battezzato questa invenzione. Ha, insomma, fatto cose che alcuni hanno fatto venti, trenta, quaranta o cinquanta anni dopo credendo che nessuno le avesse mai fatte prima, cose che, nella cultura dell\u2019epoca, erano insolite e che oggi sono normali, come citare nella stessa frase i nomi venerabili di Di St\u00e9fano e James Joyce. <\/p>\n\n\n\n Su\u00e1rez non \u00e8 stato solo un pioniere nella letteratura, ma anche nel cinema, con cui alla fine degli anni Sessanta ha realizzato ci\u00f2 che Quentin Tarantino o Pedro Almod\u00f3var avrebbero impiegato decenni a fare. Perch\u00e9 anche se a volte si dice che l\u2019importante non \u00e8 arrivare primi o ultimi, ma arrivare bene, in letteratura, come in quasi tutto, chi arriva primo arriva due volte. <\/p>\n\n\n\n \u00abIn sintesi, se esiste una postmodernit\u00e0 letteraria, Su\u00e1rez \u00e8 stato il primo scrittore postmoderno spagnolo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 5 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNel 1966-1967, primo anno della sua attivit\u00e0 didattica all\u2019Universit\u00e0 di Tunisi, Michel Foucault dedic\u00f2 una lezione pubblica al ruolo dell\u2019uomo nel pensiero occidentale moderno. Qualche mese prima, la pubblicazione di *Le parole e le cose*<\/em> aveva suscitato accese polemiche, annunciando l\u2019imminente \u201cscomparsa\u201d dell\u2019uomo nei presupposti<\/em> del sapere contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile rinunciare all\u2019idea di uomo? Foucault risponde proponendo di interpretare questa idea come un \u201cmito\u201d, necessario affinch\u00e9 la cultura occidentale possa orientarsi nonostante la straordinaria dispersione delle sue manifestazioni. Ne rivela le ragioni e i limiti. Svela il paradosso di una rivendicazione umanistica che si afferma con tanto pi\u00f9 forza quanto pi\u00f9 i suoi fondamenti epistemologici e culturali cominciano a sgretolarsi. Si scopre cos\u00ec un Foucault inedito, \u201cetnologo\u201d della propria cultura. Ne esplora le linee di frattura attraverso le arti, le scienze, la letteratura o le tecnologie, e diagnostica l\u2019\u201cuniversalizzazione\u201d attraverso il sapere e la colonizzazione che porta ogni cultura a definirsi nel suo rapporto con l\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n \u00abTenuto in una Tunisia appena indipendente, in un momento in cui le sfide di questa universalizzazione si intrecciano con quelle della decolonizzazione, questo corso invita a rileggere la critica foucaultiana dell\u2019umanesimo alla luce delle tensioni intellettuali e politiche del suo tempo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 6 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abSpare Parts <\/em>ripercorre la storia mondiale dei pezzi di ricambio e mostra come la loro assenza \u2013 o la loro abbondanza \u2013 abbia plasmato la guerra, l\u2019industria e la vita quotidiana nel XX secolo. Il libro ripercorre il percorso della produzione, della distribuzione e dell\u2019utilizzo dei pezzi di ricambio nelle economie capitalistiche, socialiste e postcoloniali, dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra Fredda.\u00bb<\/p>\n\n\n\n Durante la Seconda guerra mondiale, i pezzi di ricambio si rivelarono determinanti quanto il carburante o le munizioni, influenzando la capacit\u00e0 dei carri armati di muoversi, degli aerei di volare e delle fabbriche di funzionare. All\u2019indomani della guerra, la carenza di pezzi di ricambio \u00e8 diventata un problema cronico nelle economie a pianificazione centralizzata, mentre le societ\u00e0 di mercato si trovavano ad affrontare dilemmi diversi, causati dalla rapida evoluzione tecnologica, dall\u2019obsolescenza e dalle strategie aziendali. <\/p>\n\n\n\n Concentrandosi su veicoli, macchine agricole e tecnologie radiofoniche e televisive, Philip Scranton rivela come le pratiche di riparazione differissero a seconda dei sistemi politici. Negli Stati socialisti, le carenze croniche hanno favorito l\u2019improvvisazione, il recupero e gli scambi informali. Nelle economie capitalistiche, i pezzi di ricambio sono diventati strumenti di profitto, controllo e obsolescenza programmata, spingendo spesso i consumatori a preferire la sostituzione alla riparazione. Scranton traccia inoltre il percorso dei pezzi di ricambio al di l\u00e0 delle superpotenze, esaminando come le nazioni postcoloniali abbiano gestito le infrastrutture ereditate e come tali pezzi siano stati utilizzati come strumenti di leva geopolitica.<\/p>\n\n\n\n Ripercorrendo il declino della cultura della riparazione alla fine del XX secolo, man mano che i veicoli di lunga durata e gli apparecchi elettronici usa e getta hanno ridefinito le aspettative in materia di manutenzione e durata, \u00abSpare Parts\u00bb<\/em> riporta questa frustrazione familiare al centro della storia moderna e getta una nuova luce sulla tecnologia, sul potere e sui sistemi nascosti che fanno girare il mondo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 10 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00ab\u00c8 possibile raccontare la storia della Repubblica italiana attraverso le figure che hanno esercitato il potere militare? Dopo il 1946, alcune figure chiave ai vertici delle forze armate hanno incarnato a turno, nel bene e nel male, il nuovo ruolo attribuito ai militari nell\u2019Italia postfascista e postmonarchica: Raffaele Cadorna, Giorgio Liuzzi, Giovanni de Lorenzo, Giuseppe Aloia, Franco Angioni, Claudio Graziano. <\/p>\n\n\n\n Un Paese da ricostruire, da rifondare, che doveva lasciarsi alle spalle non solo il Ventennio, con la sua collusione tra caserma e regime (simboleggiata dall\u2019inamovibile Pietro Badoglio), ma anche il forte legame identitario e devozionale tra il corpo degli ufficiali e la Casa Savoia. In un\u2019Italia e in un\u2019Europa che devono fare i conti con il ritorno della guerra come nuova normalit\u00e0, mentre ogni giorno ai generali viene chiesto di prendere decisioni vitali per il futuro di tutti (e alcuni, ormai in pensione, si avventurano in operazioni politiche azzardate), comprendere il rapporto tra i militari e la guida dello Stato si rivela pi\u00f9 che mai necessario.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 10 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abProponendo un\u2019analisi comparativa dei movimenti salafiti in Tunisia, Th\u00e9o Blanc sviluppa una teoria sistematica che spiega la diversit\u00e0 dei percorsi di impegno politico salafita, articolata attorno ai concetti di opportunit\u00e0 soggettive e procedurali. <\/p>\n\n\n\n Il volume analizza innanzitutto come il salafismo si sia sviluppato nel Paese e si sia cristallizzato in correnti distinte \u2013 scolastica, politica e jihadista \u2013, per poi esaminare i rispettivi adattamenti alla rivoluzione del 2010-2011 e le loro evoluzioni nel corso del decennio di democratizzazione (2011-2021). Tale evoluzione ha portato a ci\u00f2 che Th\u00e9o Blanc definisce uno slittamento verso il post-salafismo, definito come una ridefinizione delle priorit\u00e0 degli attori nell\u2019azione. <\/p>\n\n\n\n Th\u00e9o Blanc si avvale di una ricca documentazione frutto del lavoro sul campo, che comprende interviste alle figure fondatrici del salafismo in Tunisia, a ulema e ideologi salafiti di primo piano, nonch\u00e9 a leader di partiti salafiti e islamisti, oltre a fonti documentarie originali. In questo modo, offre un contributo significativo ai dibattiti sull\u2019inclusione e la moderazione, il post-islamismo, la struttura delle opportunit\u00e0 politiche, la politicizzazione, nonch\u00e9 la concettualizzazione del salafismo e dell\u2019islamismo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 10 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00ab”La politica internazionale, come ogni politica, \u00e8 una lotta per il potere.” Hans Morgenthau scrisse queste parole nel 1948, mentre la cooperazione sovietico-americana dei tempi di guerra si trasformava in una tesa rivalit\u00e0 del dopoguerra. Il suo libro *Politics Among Nations* <\/em>\u00e8 diventato rapidamente il manuale di riferimento in materia di relazioni internazionali, spingendo Henry Kissinger ad affermare che \u00abtutti noi che abbiamo insegnato questa materia dopo di lui, per quanto diverse fossero le nostre opinioni, abbiamo dovuto partire dalle sue riflessioni.\u00bb\u00bb<\/p>\n\n\n\n Il realismo di Morgenthau affondava le sue radici nelle esperienze traumatiche vissute nella Germania del periodo tra le due guerre. In un contesto di antisemitismo dilagante, i suoi compagni di classe lo emarginavano e gli sputavano in faccia. Vide Hitler violare la legge impunemente quando marci\u00f2 su Coburgo, la sua citt\u00e0 natale. Morgenthau ne concluse che gli ideali astratti non offrivano alcuna protezione: solo un contro-potere poteva frenare il potere. Dopo essersi rifugiato negli Stati Uniti nel 1937, il suo pensiero influente ha orientato i dibattiti di politica estera durante la Guerra Fredda. Mentre i suoi colleghi sostenevano la guerra del Vietnam, Morgenthau smont\u00f2 le argomentazioni a favore dell\u2019intervento basandosi su principi realistici.<\/p>\n\n\n\n \u00abThe Realist <\/em>dimostra la rilevanza duratura delle idee di Morgenthau nella nostra epoca, caratterizzata dal disordine internazionale e dalla rivalit\u00e0 tra le grandi potenze.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 12 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abL\u2019insegnamento filosofico che rese famoso Koj\u00e8ve termin\u00f2 nel 1939. Durante la guerra partecip\u00f2 alla Resistenza pur mantenendo legami con il regime di Vichy; poi, nel 1945, il grande interprete di Hegel entr\u00f2 a far parte del Ministero dell\u2019Economia. Da quel momento in poi si dedica ai negoziati commerciali internazionali, nel contesto della guerra fredda, della decolonizzazione e degli albori della costruzione europea. All\u2019ombra dell\u2019amministrazione, scrive brevi testi, rimasti per lo pi\u00f9 inediti, che Jamila Mascat e Sabina Tortorella raccolgono e pubblicano per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n Vi si scopre la riflessione di Koj\u00e8ve sui problemi geopolitici della sua epoca, che sono ancora i nostri. \u00c8 il caso, ad esempio, di \u00abL\u2019Impero latino\u00bb, un testo del 1945, spesso citato e qui riportato integralmente, in cui Koj\u00e8ve propugna un\u2019unione tra Francia, Spagna e Italia per contrastare gli imperi anglosassone e russo.<\/p>\n\n\n\n In questi scritti vedremo come il pensatore della \u201cfine della storia\u201d abbia teorizzato e messo in atto, lontano dagli occhi dell\u2019opinione pubblica, l\u2019unificazione del continente europeo, il riequilibrio Nord-Sud e quella convergenza planetaria che chiamiamo ancora \u201cglobalizzazione\u201d.\u00bb<\/p>\n\n\n\n Il volume \u00e8 pubblicato nella collana \u00abBiblioth\u00e8que de g\u00e9opolitique\u00bb delle edizioni Gallimard, in collaborazione con Le Grand Continent.<\/p>\n\n\n\n In uscita il 12 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abIl fuoco e il sangue freddo. Nella schiera di personaggi che circondano Bonaparte, Charles-Maurice de Talleyrand P\u00e9rigord occupa un posto particolare. Cospiratore, ora con lui, ora contro di lui, impegnato a inserire l\u2019operato del Primo Console e poi dell\u2019Imperatore nel gioco diplomatico delle nazioni europee, senza mai perdere di vista i propri interessi personali, il \u201cdiavolo zoppo\u201d emerge in ogni episodio dell\u2019epopea napoleonica.<\/p>\n\n\n\n Pertanto, la corrispondenza tra i due uomini, pubblicata per la prima volta nella sua interezza, costituisce una delle raccolte epistolari pi\u00f9 rivelatrici per conoscere e comprendere il potere crescente che il generale vittorioso in Italia si sta gradualmente arrogando. Ma rivela anche, in modo implicito, un rapporto caratterizzato dalla reciproca necessit\u00e0 politica e da una precoce lucidit\u00e0 riguardo alle loro profonde divergenze.<\/p>\n\n\n\n Dalla nomina di Talleyrand a ministro degli Affari esteri nel 1797 al crollo dell\u2019Impero e alla rottura definitiva, le lettere \u2013 spesso lusinghiere per l\u2019uno, autoritarie per l\u2019altro \u2013 gettano luce sull\u2019impresa napoleonica in un\u2019Europa in fermento: i negoziati con l\u2019Austria, l\u2019alleanza con la Russia, lo scontro con gli inglesi e la costituzione, sul piano interno, di un potere esecutivo quasi dittatoriale. Un evento storiografico, atteso da tempo.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 12 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNate alla fine del baby-boom, eredi dell\u2019emancipazione degli anni \u201960, sono il volto femminile dei partiti reazionari di estrema destra. Eppure, chi avrebbe scommesso su di loro all\u2019inizio degli anni 2000, quando la globalizzazione si stava affermando ovunque, l\u2019Europa si allargava verso est e si dotava di una moneta comune?<\/p>\n\n\n\n Marine Le Pen non era la successora designata. Abbandonata dalla madre, ha divorziato due volte e ha rotto i rapporti con il padre. Alice Weidel ha lavorato per Goldman Sachs e per la Bank of China in Cina; ha una compagna di origini srilankesi con cui ha avuto due figli. Giorgia Meloni, abbandonata dal padre comunista e cresciuta dalla madre, si \u00e8 impegnata fin da giovane nel partito neofascista e vive da sola con la figlia.<\/p>\n\n\n\n A quasi vent\u2019anni di distanza, Marine Le Pen, Giorgia Meloni e Alice Weidel sono le tre figure di spicco, molto diverse tra loro, di un\u2019ondata di estrema destra che domina l\u2019Europa. Il cordone sanitario ereditato dal dopoguerra si \u00e8 spezzato. Le loro passioni alimentano tutte le rabbie. La guerra di Putin le mette a nudo. Ripercorrendo la loro ascesa e i loro paradossi, Marion Van Renterghem racconta la nostra storia, quella di un\u2019Europa sbalordita da un grande capovolgimento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 12 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abAl culmine dell\u2019era imperiale, gli sci\u00e0 di Persia intraprendevano regolarmente grandi viaggi reali, attraversando il mondo dall\u2019Impero ottomano alle coste della Scozia. Suscitando grande entusiasmo ovunque si recassero, i monarchi e i loro cortei venivano accolti in pompa magna nelle capitali europee: San Pietroburgo, Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Bruxelles, L\u2019Aia, Roma, Costantinopoli e molte altre ancora.<\/p>\n\n\n\n Proponendo una reinterpretazione innovativa delle relazioni tra i sovrani non europei ed europei nell\u2019era degli imperi, quest\u2019opera dimostra che le visite reali offrivano agli ospiti un modo per integrare se stessi e i propri paesi in un ordine internazionale dominato dalle grandi potenze europee. La partecipazione degli sci\u00e0 ai rituali delle visite di Stato \u2013 quali la consegna di doni, lo scambio di onorificenze cavalleresche e le parate militari \u2013 esprimeva la loro legittimit\u00e0 dinastica e la sovranit\u00e0 dei loro paesi.<\/p>\n\n\n\n David Motadel traccia un quadro suggestivo dell\u2019Europa di fine secolo, vista dall\u2019esterno, ripercorrendo gli incontri degli sci\u00e0 con monarchi e ministri, magnati e mercanti, sacerdoti e prostitute, rivoluzionari e assassini. I loro viaggi reali hanno ispirato anche gli scritti di alcuni dei pi\u00f9 grandi autori dell\u2019epoca, da Anton \u010cechov a Mark Twain.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 12 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNiklas Luhmann (1927-1998) \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi teorici sociali del XX secolo. La sua teoria dei sistemi continua ancora oggi a influenzare la sociologia, il diritto, le scienze politiche, la teologia, la pedagogia e la teoria dell\u2019arte ben oltre l\u2019area di lingua tedesca. <\/p>\n\n\n\n Clemens Luhmann ripercorre e descrive la vita e l\u2019opera di suo padre in tutta la loro ampiezza e profondit\u00e0. Dalla sua infanzia a L\u00fcneburg alla guerra e alla prigionia, passando per gli studi di giurisprudenza a Friburgo, il tirocinio legale e il periodo trascorso presso il Ministero della Cultura ad Hannover, i viaggi in Italia e in Francia, quell\u2019anno determinante ad Harvard, fino alla supplenza alla cattedra di Adorno a Francoforte e alla cattedra da lui fondata a Bielefeld. <\/p>\n\n\n\n Lettere e testimonianze esclusive si intrecciano con ricordi personali e ricerche storiche. Un\u2019opera dedicata a tutti coloro che desiderano scoprire Luhmann non solo come teorico, ma anche come uomo \u2013 come osservatore della sua epoca, pensatore nella vita quotidiana e persona capace di creare vicinanza partendo dalla distanza.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 14 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abIl mandarino \u00e8 una delle lingue pi\u00f9 parlate al mondo. Ma quando fu codificato per diventare la nuova lingua nazionale in Cina, tra il 1910 e il 1930, il suo carattere artificiale era tale che solo una manciata di persone era in grado di parlarlo fluentemente. La creazione e la diffusione della lingua nazionale cinese, guidate dallo Stato, costituiscono quindi senza dubbio il pi\u00f9 grande esempio di ingegneria sociale nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Ci\u00f2 che in Europa ha richiesto secoli per realizzarsi, in Cina si \u00e8 compiuto in appena tre decenni. Come si \u00e8 realizzata questa unificazione linguistica nazionale? E, pi\u00f9 in generale, cosa ci insegna questo processo sul ruolo della lingua nella societ\u00e0 cinese?<\/p>\n\n\n\n Jeffrey Weng studia la transizione dal cinese classico al mandarino standard moderno all\u2019inizio del XX secolo, ovvero gli sforzi compiuti dallo Stato cinese per standardizzare ed elevare al rango di lingua nazionale una nuova lingua. Egli sostiene che la forma definitiva di questa lingua non fosse inevitabile. Al contrario, essa \u00e8 il risultato di un intreccio di controversie e decisioni prese nei primi anni della Repubblica, incarnando una visione particolare della societ\u00e0 cinese: unitaria ed egualitaria.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 16 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNel corso del quasi mezzo secolo trascorso dal suo ritiro dalla vita pubblica, Henry Kissinger \u00e8 rimasto una delle figure pi\u00f9 ammirate \u2013 e pi\u00f9 controverse \u2013 della vita pubblica americana. *Super K*<\/em> svela come abbia costruito questa straordinaria notoriet\u00e0. <\/p>\n\n\n\n Attingendo a corrispondenza privata finora inedita e a interviste con giornalisti ed editori che ha corteggiato e con cui si \u00e8 scontrato, la storica Barbara J. Keys mette in luce gli ingranaggi di cui Kissinger si \u00e8 servito per costruire e difendere la propria reputazione.<\/p>\n\n\n\n Dalle aspre battaglie sul suo operato in Cambogia e in Cile agli scontri di grande portata con le emittenti televisive e le grandi case editrici, Kissinger ha dedicato quasi cinque decenni a plasmare il modo in cui il mondo avrebbe ricordato i suoi otto anni al potere e a trasformare quegli anni in un\u2019influenza duratura. <\/p>\n\n\n\n \u00abSuper K<\/em> non \u00e8 solo il ritratto di un uomo che cerca di plasmare la storia: \u00e8 un ampio racconto dei media e delle istituzioni d\u2019\u00e9lite che gli hanno permesso di riuscirci, e che mette in luce le vulnerabilit\u00e0 che ancora oggi caratterizzano la vita pubblica e politica.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 17 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abIl massacro di Bologna si inserisce in un arco temporale che va dal 1978 al 1981. Una transizione che conduce l\u2019Italia dalle grandi trasformazioni degli anni \u201970 alle soglie dell\u2019ultimo decennio della guerra fredda e della \u201cRepubblica dei partiti\u201d. Una nuova fase, segnata dal ritorno della strategia della tensione, che modificher\u00e0 profondamente e in modo duraturo il volto della societ\u00e0 nei settori della politica, delle relazioni economiche e sociali, delle modalit\u00e0 di governo e di rappresentanza. <\/p>\n\n\n\n Il massacro di Bologna \u00e8 il culmine di un processo sovversivo clandestino, che trova il suo massimo spazio di manovra nel periodo che va dalla morte di Aldo Moro nel 1978, con la crisi politica e sistemica che ne segu\u00ec, fino allo scoppio dello scandalo della Loggia P2 nel 1981, che pose fine all\u2019ascesa della loggia massonica di Gelli. Sebbene la Costituzione, vero obiettivo del massacro, sia rimasta in piedi, l\u2019impatto della bomba non si \u00e8 esaurito il 2 agosto 1980, lasciando al Paese un\u2019eredit\u00e0 con cui ancora oggi \u00e8 difficile fare i conti.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 17 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abIn un caldo e soleggiato pomeriggio di maggio del 1981, oltre 10.000 pellegrini provenienti da tutto il mondo si radunano in Piazza San Pietro per l\u2019inizio dell\u2019udienza generale di Papa Giovanni Paolo II. Improvvisamente, risuona uno sparo. Giovanni Paolo II crolla a terra. Un uomo armato viene arrestato.<\/p>\n\n\n\n Dopo l\u2019attentato, Giovanni Paolo II dichiar\u00f2 che \u00abuna mano aveva sparato, un\u2019altra aveva guidato il proiettile\u00bb. Ma in questo racconto avvincente di uno degli eventi pi\u00f9 emblematici della Guerra Fredda, lo storico Serhii Plokhy ci invita a chiederci: e se quel giorno ci fossero state ben pi\u00f9 di due mani? Basandosi su nuove ricerche d\u2019archivio, accompagna l\u2019assassino nel suo viaggio attraverso l\u2019Europa in preparazione del suo gesto e segue i fili della storia fino ai corridoi del Cremlino e del Vaticano, passando per le cerchie ristrette degli ultranazionalisti turchi, funzionari del KGB, mafiosi siciliani e cardinali cattolici.<\/p>\n\n\n\n \u00abKilling the Pope<\/em> ci catapulta nel cuore dell\u2019ultimo decennio della Guerra Fredda, un\u2019epoca di estrema paranoia, in cui l\u2019era della disinformazione che conosciamo oggi stava lentamente prendendo forma.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 19 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abLa progressiva scomparsa della neve in Europa rappresenta uno dei cambiamenti pi\u00f9 evidenti legati al cambiamento climatico odierno. A lungo considerata un fenomeno ciclico e immutabile, la neve sta diventando sempre pi\u00f9 rara, mettendo a rischio non solo le economie locali, ma anche pratiche e immagini collettive profondamente radicate. <\/p>\n\n\n\n Dal pupazzo di neve al maglione natalizio, dalla scoperta del fiocco di neve alla creazione della neve artificiale, passando per la cinetica della neve o il mito dello Yeti, quest\u2019opera propone un\u2019analisi inedita della storia della scomparsa della neve intesa come perdita culturale. Attraverso un percorso che segue le metamorfosi della neve, svela la profondit\u00e0 antropologica di questa materia singolare e mette in discussione la nostra esperienza intima e collettiva dell\u2019Antropocene.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 20 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNell\u2019ambito della politica cinese del figlio unico, una generazione di figlie uniche degli anni \u201980 \u00e8 cresciuta beneficiando di un accesso senza precedenti all\u2019istruzione superiore e a carriere in settori molto ben retribuiti. Spesso soprannominate \u201cpiccole principesse\u201d, queste ragazze senza fratelli hanno beneficiato dell\u2019ambizione dei propri genitori e della ricchezza familiare che, tradizionalmente, erano riservate ai maschi. Eppure, come rivela Ye Liu in *Only Daughters*<\/em>, questa coorte di donne istruite e privilegiate non \u00e8 riuscita a rovesciare il patriarcato; al contrario, \u00e8 stata frenata dalle aspettative culturali. Ye Liu dimostra che la politica del figlio unico ha costretto queste donne ad affrontare il doppio fardello di raggiungere un successo solitamente riservato agli uomini, pur rispettando le virt\u00f9 femminili tradizionali. Emancipate durante l\u2019infanzia, una volta diventate donne hanno faticato a conciliare gli ideali ereditati di piet\u00e0 filiale e il dovere demografico imposto dallo Stato di mettere al mondo dei figli con le proprie aspirazioni all\u2019autonomia e al successo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n In uscita il 24 novembre<\/p>\n\n\n\n Leggi di pi\u00f9<\/a><\/p>\n\n\n\n \u00abNon molto tempo fa, il Medioevo veniva definito \u201cet\u00e0 oscura\u201d; oggi, invece, quel periodo suscita un enorme interesse. Come affrontare un mondo cos\u00ec complesso e sfaccettato, che ha ancora cos\u00ec tanto da dirci?<\/p>\n\n\n\n In quest\u2019opera, arricchita da numerose illustrazioni a colori, Franco Cardini ci apre le porte della civilt\u00e0 medievale, ripercorrendone l\u2019evoluzione nel corso di un millennio di storia ricca e variegata. Il Medioevo ha visto nascere molti elementi che oggi diamo per scontati: le universit\u00e0 e l\u2019interculturalit\u00e0, nonostante le guerre; la democrazia, nonostante i regni e gli imperi; il pensiero filosofico e la logica, senza dimenticare una produzione artistica rigogliosa. Le radici della nostra cultura affondano nel Medioevo; \u00e8 proprio grazie alle traduzioni medievali che abbiamo riscoperto l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019antichit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n Il Medioevo ha conosciuto fasi ben distinte: dall\u2019epoca in cui i monasteri hanno ricostruito l\u2019Europa, si passa a quella dello sviluppo urbano, con le sue nuove sfide sociali. Sebbene il Medioevo sia stato indubbiamente un periodo difficile, molti luoghi comuni meritano di essere sfatati \u2013 che si tratti dell\u2019immagine del monaco isolato dal mondo o di quella della donna confinata alla sfera domestica.\u00bb <\/p>\n\n\n\n In uscita il 30 novembre<\/p>\n\n\n\nSt\u00e9phane Audoin-Rouzeau, La guerre, en face<\/em>, La Tribu<\/h2>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nBlaise Bachofen, Jean-Jacques Rousseau. Elements d’ une th\u00e9orie de la guerre<\/em>, Puf<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLaurent Joly, Le pi\u00e8ge. La droite face \u00e0 l’extreme droite depuis la Revolution fran\u00e7aise<\/em>, Tallandier<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nJavier Cercas, El primer posmoderno: la obra literaria de Gonzalo Su\u00e1rez<\/em>, Taurus<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nMichel Foucault, La place de l’homme dans la pens\u00e9e occidentale moderne. Cours de Tunis (1966-1967)<\/em>, Gallimard, Le Seuil, \u00c9ditions de l\u2019EHESS<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nPhilip Scranton, Spare Parts; A Global History of a Modern Problem, 1940\u20131980<\/em>, Johns Hopkins University Press<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nMarco Mondini, Militari e politica. Sei storie nell\u2019Italia della Repubblica<\/em>, Einaudi<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nTh\u00e9o Blanc, Salafism in Tunisia. Political Engagement and the Advent of Post-Salafism<\/em>, Cambridge University Press<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nDavid M. Sacks, The Realist: The Life and Ideas of Hans Morgenthau<\/em>, Hurst<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nAlexandre Koj\u00e8ve, L’Empire latin. Et autres \u00e9crits sur l’ordre du monde (1941-1968)<\/em>, Gallimard<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nNapoleone Bonaparte e Charles-Maurice de Talleyrand-P\u00e9rigord, Correspondance (1797-1810)<\/em>, Perrin<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nMarion Van Renterghem, Femmes extr\u00eames<\/em>, Les Ar\u00e8nes<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nDavid Motadel, The Shah’s Great Tour: Global Monarchy in the Imperial Age<\/em>, Oxford University Press<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nClemens Luhmann, Niklas Luhmann. Ein Leben zwischen Umbruch und <\/em>Ordnung<\/i> Klett-Cotta<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nJeffrey Weng, With One Voice; Mandarin’s Conquest of China<\/em>, Stanford University Press<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nBarbara J. Keys, Super K: The Making, Breaking, and Remaking of Henry Kissinger’s Legacy<\/em>, Simon and Schuster<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nDavide Conti, L\u2019Italia della strage di Bologna. P2 e neofascismo all\u2019alba degli anni Ottanta<\/em>, Einaudi<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nSerhii Plokhy, Killing the Pope: John Paul II and the Last Battle of the Cold War<\/em>, Allen Lane<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nSophie Corbill\u00e9, Emmanuelle Fantin e S\u00e9bastien Fevry, Perdre la neige. Histoire d’une m\u00e9tamorphose climatique et culturelle<\/em>, Champ Vallon<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nYe Liu, Only Daughters: Women and China\u2019s One-Child Policy,<\/em> Princeton University Press<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nFranco Cardini, Civilt\u00e0 medievale. La grande luce dei secoli bui<\/em>, Jaca Book<\/h2>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n