{"id":54568,"date":"2026-10-29T17:00:49","date_gmt":"2026-10-29T16:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54568"},"modified":"2026-10-29T17:00:53","modified_gmt":"2026-10-29T16:00:53","slug":"come-il-comunismo-ha-trasformato-la-cina-in-una-superpotenza-capitalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/29\/come-il-comunismo-ha-trasformato-la-cina-in-una-superpotenza-capitalista\/","title":{"rendered":"Come il comunismo ha trasformato la Cina in una superpotenza capitalista"},"content":{"rendered":"\n

Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non si troverai altrove. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n

Tra il 1990 e il 2008, circa 88 milioni di contadini cinesi, ovvero pi\u00f9 dell\u2019intera popolazione tedesca, hanno perso le loro terre e sono andati ad ingrossare le file, sempre pi\u00f9 numerose, dei \u00abcontadini espropriati\u00bb (shidi nongmin<\/em>). Chun Peng, giurista dell\u2019Universit\u00e0 di Pechino e autore di uno degli studi di riferimento su questa trasformazione, ritiene che la portata di queste espropriazioni sia \u00absenza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0\u00bb <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Per comprendere il decollo economico cinese, occorre rendersi conto della portata di questo sconvolgimento. Ci\u00f2 che l\u2019Inghilterra aveva impiegato tre secoli a realizzare agli albori della rivoluzione industriale, la Cina lo ha fatto in una generazione, su una scala completamente diversa e in senso inverso.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019opera di E. P. Thompson, The Making of the English Working Class,<\/em> permette di mettere in luce questo contrasto <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Questo studio classico descrive con forza l\u2019emergere di una coscienza operaia in Inghilterra, in particolare nel corso degli anni decisivi che vanno dal 1780 al 1832, e la colloca nel contesto del \u00abmovimento delle recinzioni\u00bb<\/em> che, gi\u00e0 dalla fine del XV secolo, aveva espropriato i contadini delle loro terre, non lasciando loro altra scelta che quella di vendere la propria forza lavoro.<\/p>\n\n\n\n

Fin dai tempi di Marx <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, la classe operaia inglese \u00e8 stata considerata il prototipo stesso del proletariato del capitalismo nascente in Occidente, quello che ha aperto la strada al capitalismo industriale. All\u2019altra estremit\u00e0 del continente eurasiatico, la classe operaia cinese incarna un proletariato di altro tipo, emblematico del capitalismo avanzato e che, con la recente trasformazione della Cina in superpotenza, ci pone di fronte ai limiti naturali dello sviluppo.<\/p>\n\n\n\n

Questo parallelo viene spesso sottolineato proprio in Cina, dove si parla di \u00abnuovo movimento di recinzione\u00bb (xin quandi yundong<\/em>) <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> per descrivere l\u2019espropriazione dei contadini. L\u2019ordine delle fasi \u00e8 tuttavia invertito. In Inghilterra, i contadini sono stati dapprima cacciati dalle loro terre, poi ridotti a lavoratori salariati; in Cina, fin dagli anni \u201990, la mercificazione del lavoro industriale \u2013 che ha dato vita agli scintillanti orizzonti urbani del Paese \u2013 \u00e8 stata accompagnata da un afflusso, apparentemente inesauribile, verso le citt\u00e0 di migranti interni: contadini che conservavano i propri diritti sulle terre.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9, allora, espropriare una popolazione contadina che si era gi\u00e0 sottomessa al capitale, sotto la sola pressione economica, senza che fosse stato necessario spostarla con la forza? <\/p>\n\n\n\n

La risposta risiede in un paradosso: il capitalismo si \u00e8 sviluppato in Cina in gran parte perch\u00e9 si \u00e8 costruito su basi socialiste. Per comprenderlo, occorre esaminare la ricomposizione dei rapporti tra citt\u00e0 e campagna, nonch\u00e9 la ridefinizione dei legami del Paese con il capitalismo mondiale.<\/p>\n\n\n\n

Quando nel 1978 la Cina avvi\u00f2 le riforme economiche, tuttora in corso, era uno dei paesi pi\u00f9 egualitari al mondo. Secondo l\u2019indice di Gini, oggi \u00e8 una delle grandi potenze pi\u00f9 disegualitarie. Il destino della sua classe operaia \u00e8 al centro di questa rivoluzione \u2013 o, pi\u00f9 precisamente, di questa controrivoluzione \u2013, poich\u00e9 il Partito Comunista Cinese ha fatto dello sviluppo economico, piuttosto che dell\u2019uguaglianza, la sua priorit\u00e0 assoluta.<\/p>\n\n\n\n

La formazione della classe operaia cinese<\/h2>\n\n\n\n

Sia la formazione che la disgregazione della classe operaia cinese sono andate di pari passo con quelle del contadino. Marx riteneva che il comunismo avrebbe abolito l\u2019opposizione tra citt\u00e0 e campagna. Eppure, l\u2019industria socialista dell\u2019era maoista, proprio come le megalopoli in rapida espansione di oggi, \u00e8 stata costruita su un entroterra impoverito. <\/p>\n\n\n\n

\u00c8 stato proprio il diverso rapporto dei contadini e dei lavoratori urbani con la terra e il lavoro a consentire allo Stato di organizzare un trasferimento continuo di risorse dalle campagne alle citt\u00e0, dapprima per sostenere la manodopera industriale sotto il socialismo di Stato, poi per sovvenzionare il capitale globale dopo la svolta della Cina verso il capitalismo di Stato negli anni \u201990. \u00c8 proprio l\u2019evoluzione di questo rapporto che permette di comprendere la sorprendente \u2013 e di una rapidit\u00e0 sbalorditiva \u2013 trasformazione della Cina, nonch\u00e9 le sue ripercussioni globali.<\/p>\n\n\n\n

A differenza dell\u2019Inghilterra, la Cina non ha avuto bisogno n\u00e9 di un capitalismo agrario n\u00e9 della conseguente espropriazione dei contadini per avviare il proprio sviluppo industriale. Paradossalmente, il capitalismo si \u00e8 sviluppato in Cina in gran parte perch\u00e9 <\/em>si \u00e8 costruito su basi socialiste. Ancora oggi continua a essere sovvenzionato da varie eredit\u00e0 del socialismo, a loro volta spesso radicate in istituzioni di parentela risalenti al passato imperiale. E poich\u00e9 la Cina occupa un posto centrale nell\u2019industria manifatturiera mondiale, questa sovvenzione socialista va a vantaggio degli attori economici di tutto il pianeta, consentendo ai consumatori di acquistare di pi\u00f9 e a un costo inferiore rispetto a quanto potrebbero altrimenti, accelerando cos\u00ec la distruzione dell\u2019ambiente da cui dipende la nostra esistenza.<\/p>\n\n\n\n

Il confronto con l\u2019Inghilterra mette in luce, in particolare, il ruolo determinante delle diverse forme di propriet\u00e0 pubblica dei terreni rurali e urbani nella Repubblica Popolare Cinese. Infatti, non c\u2019\u00e8 mai stata un\u2019unica Repubblica Popolare Cinese: sono sempre esistiti, almeno, due popoli, se non addirittura due repubbliche in senso stretto. A partire dalla collettivizzazione dell\u2019agricoltura, seguita alla riforma agraria dei primi anni \u201950, ogni appezzamento e ogni individuo sono classificati, dal punto di vista giuridico e amministrativo, come urbani o rurali. A differenza delle altre nazioni socialiste, la Cina non ha mai espropriato la sua popolazione contadina nazionalizzando l\u2019insieme dei terreni. Distingue sempre due forme di propriet\u00e0 pubblica: i terreni urbani di propriet\u00e0 dello Stato e i terreni rurali, di propriet\u00e0 delle collettivit\u00e0 che li coltivano.<\/p>\n\n\n\n

Lasciare ai contadini la propriet\u00e0 dei terreni che coltivavano ha fornito una giustificazione ideologica per affidare loro il compito di provvedere autonomamente al proprio sostentamento e alla propria protezione sociale. Parallelamente, la Cina si \u00e8 ispirata al modello sovietico per creare un\u2019industria pesante nazionale. In mancanza di accesso ai capitali stranieri, lo Stato ha prelevato risorse dalle campagne per creare, nelle citt\u00e0, unit\u00e0 produttive d\u2019\u00e9lite che hanno assunto la forma di imprese statali. \u00c8 cos\u00ec che si \u00e8 inizialmente forgiata<\/em> la classe operaia cinese, con una differenza fondamentale: mentre la classe operaia inglese costituiva un proletariato industriale subordinato, la manodopera delle imprese statali rappresentava una classe privilegiata, una sorta di aristocrazia operaia socialista. A differenza dei contadini, questi operai urbani godevano di un posto di lavoro e di una copertura sociale garantiti a vita, finanziati dalle campagne.<\/p>\n\n\n\n

La trasformazione della popolazione contadina cinese<\/h2>\n\n\n\n

Per mantenere questo regime e tenere i contadini \u2013 letteralmente \u2013 al loro posto, la Repubblica Popolare Cinese ha istituito nel 1955 un rigido sistema di registrazione delle famiglie (hukou<\/em>). Si trattava essenzialmente di un sistema di caste sancito dalla legge, che subordinava al luogo di residenza tutta una serie di prestazioni pubbliche, dalle razioni alimentari all\u2019istruzione, passando per l\u2019assistenza sanitaria. In questo regime di segregazione tra citt\u00e0 e campagna, essere classificati come \u00abcontadini\u00bb (nongmin<\/em>), <\/em>piuttosto che come \u00aboperai\u00bb (gongren<\/em>), non significava solo portare un\u2019etichetta sociale, ma anche ricoprire uno status giuridico e amministrativo. Soprattutto, una volta stabilito, il luogo di residenza registrato era praticamente impossibile da modificare e si trasmetteva alla discendenza attraverso la linea materna, trasformando cos\u00ec la povert\u00e0 rurale in una condizione ereditaria. A differenza dell\u2019Inghilterra, le basi dell\u2019industrializzazione non furono poste espropriando i contadini delle loro terre, ma legandoli a esse<\/em>. Quella che prima era una classe contadina composta da piccole aziende agricole fu feudalizzata.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 un fatto noto, ma spesso dimenticato: la trasformazione economica della Cina post-Mao \u00e8 iniziata nelle campagne, con riforme agricole seguite da un\u2019industrializzazione rurale. \u00c8 stato proprio lo spettacolare boom dell\u2019imprenditoria rurale, dagli anni \u201980 fino alla met\u00e0 degli anni \u201990, a far uscire milioni di contadini dalla povert\u00e0 e a trainare l\u2019eccezionale crescita del Paese in quel periodo. In un ribaltamento di situazione, gli anni successivi hanno visto le campagne stagnare mentre le citt\u00e0 prendevano largamente il sopravvento e megalopoli scintillanti venivano a delineare l\u2019orizzonte del nuovo millennio. Tuttavia, durante i primi due decenni dell\u2019era delle riforme, quando gli osservatori stranieri parlavano del \u00abmiracolo economico cinese\u00bb, in realt\u00e0 si riferivano a una rivoluzione industriale rurale<\/em>, e non all\u2019economia cinese nel suo complesso.<\/p>\n\n\n\n\n\n

\n \n \r\n \r\n \r\n \r\n \r\n <\/picture>\r\n \n
Un ritratto di Mao mentre viene rimosso da un edificio a Pechino, all\u2019inizio degli anni \u201980, durante il periodo di transizione politica nella Cina post-Mao. \u00a9 Liu Heung Shing\/M+ Hong Kong<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

Le riforme economiche del 1978 miravano innanzitutto a ridurre la povert\u00e0 rurale. A ogni nucleo familiare \u00e8 stato assegnato un diritto di uso temporaneo su un piccolo appezzamento, nonch\u00e9 il diritto di vendere tutto ci\u00f2 che produceva oltre la quota assegnata. Sebbene i terreni rurali fossero rimasti di propriet\u00e0 collettiva, questa modesta riforma ha dato vita a un mercato \u2013 seppur limitato \u2013 per i prodotti agricoli. Contemporaneamente \u00e8 emersa una nuova industria rurale, organizzata in cooperative rurali, note come \u00abimprese di borghi e villaggi\u00bb ( Township and Village Enterprise, <\/em>note con l’acronimo di TVE).\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Il successo fulmineo delle TVE viene spesso attribuito a una nascente \u201cliberalizzazione\u201d dell\u2019economia, come se esse incarnassero lo spirito del capitalismo, sorto spontaneamente dal suolo cinese. Le prime riforme rurali rientrano tuttavia nello sviluppo socialista: in quanto forma autoctona di impresa pubblica locale, le TVE hanno trasformato quello che era stato un bene comune agricolo in un bene comune industriale.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019espansione delle TVE negli anni \u201980 e all\u2019inizio degli anni \u201990 ha rapidamente ridotto il divario nel tenore di vita tra contadini e cittadini. Ma ci\u00f2 ha anche aumentato la pressione sul settore pubblico urbano, sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0. A met\u00e0 degli anni \u201990, lo Stato ha compiuto una svolta decisiva, abbandonando la riforma rurale a favore di quella urbana, privilegiando il capitalismo di Stato industriale a scapito dell\u2019industria rurale collettivizzata. Sono proprio questo capitalismo di Stato e gli spettacolari paesaggi urbani che esso ha plasmato a fungere oggi da vetrina della Cina nei media internazionali.<\/p>\n\n\n\n

Il declino della classe operaia cinese<\/h2>\n\n\n\n

Lo Stato ha avviato una nuova ondata di riforme urbane, ridefinendo i propri rapporti giuridici sia con il capitale che con la manodopera industriale. In virt\u00f9 di una nuova legge sulle societ\u00e0 entrata in vigore nel 1994, le imprese statali sono state trasformate in societ\u00e0 di diritto privato. Pur rimanendo azionista di maggioranza, lo Stato ha fatto ricorso a capitali internazionali per trasformare le proprie imprese in societ\u00e0 a scopo di lucro. Quanto ai dipendenti delle imprese statali, che non possedevano terreni, sono stati privati del loro principale diritto socialista: la sicurezza del posto di lavoro a vita. \u00c8 stata proprio questa mercificazione del lavoro industriale, definita \u00abrompere la ciotola di riso di ferro\u00bb, a segnare la fine della classe operaia cinese come strato socialista privilegiato e ad avviare la sua trasformazione in un proletariato urbano ordinario, simile a quello descritto da Thompson.<\/p>\n\n\n\n

Tuttavia, soprattutto dopo l\u2019adesione della Cina all\u2019Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, le sue citt\u00e0 sono state inondate da capitali stranieri e la manodopera urbana non \u00e8 pi\u00f9 stata sufficiente. Le campagne, dal canto loro, pullulavano di contadini disoccupati o sottoccupati. Un\u2019ondata di manodopera migrante ha quindi affluito in numero sempre crescente verso le citt\u00e0. Lo smantellamento delle imprese statali \u00e8 stato a sua volta accompagnato da una mercificazione dei terreni urbani destinati all\u2019edilizia residenziale e alla promozione immobiliare privata \u2013 un processo che ha alimentato una gigantesca bolla immobiliare che oggi minaccia l\u2019economia cinese. Da quando gli alloggi e gli altri beni di prima necessit\u00e0 sono diventati accessibili sul mercato, i contadini hanno potuto stabilirsi in citt\u00e0 senza essere registrati come residenti. Rimangono cittadini di seconda classe, esclusi da gran parte dei benefici riservati ai residenti urbani registrati. Fanno quindi la spola tra il luogo di lavoro e il loro villaggio, contando sempre sui terreni che le loro famiglie continuano a coltivare per provvedere al proprio sostentamento nel caso in cui perdano il lavoro, non vengano pagati o subiscano un infortunio.<\/p>\n\n\n\n

La chiave di questa manodopera cinese, considerata \u201ca basso costo\u201d, risiede nella natura ibrida dei suoi lavoratori migranti. Durante il socialismo, lo Stato prelevava il frutto del lavoro dei contadini. Oggi \u00e8 il capitale urbano ad appropriarsi dei contadini pi\u00f9 qualificati \u2013 certamente in modo temporaneo e a rotazione, mentre i loro villaggi continuano a garantirne il sostentamento. I lavoratori migranti costituiscono in realt\u00e0 un esercito di riserva di manodopera che si fa carico dei costi della propria riproduzione \u2013 proprio come, ad esempio, gli immigrati privi di documenti negli Stati Uniti. \u00c8 proprio la dipendenza permanente di questi lavoratori dal sostegno dei propri cari rimasti in campagna che permette ai datori di lavoro urbani di versare loro salari irrisori. La questione non \u00e8 quindi come questi migranti siano sfuggiti all\u2019espropriazione, a differenza del proletariato industriale inglese: \u00e8 proprio perch\u00e9 rimangono proprietari di terre che il capitalismo di Stato cinese pu\u00f2 sfruttarli.<\/p>\n\n\n\n

La scomparsa della popolazione contadina cinese<\/h2>\n\n\n\n

Dopo la prima commercializzazione dei terreni urbani negli anni \u201990, la recinzione dei terreni rurali ha assunto soprattutto la forma di un assorbimento dei villaggi periurbani da parte delle citt\u00e0 vicine. L\u2019attuale ondata di recinzioni mira a trasformare le campagne stesse. L\u2019obiettivo dello Stato \u00e8 quello di raggruppare i terreni agricoli in grandi aziende agricole industriali e di ricollocare i contadini sfollati in contesti urbani, in particolare nelle \u00abcitt\u00e0 nuove\u00bb (xincheng<\/em>) costruite appositamente a questo scopo. Per raggiungere questo obiettivo, i terreni rurali diventano a loro volta merce: i membri delle cooperative rurali sono ora autorizzati a cedere il diritto di uso dei propri terreni a terzi, comprese le imprese dell\u2019agroindustria. Ufficialmente, le famiglie possono cedere solo il diritto di uso dei propri appezzamenti \u2013 fatte salve alcune autorizzazioni e restrizioni relative alla destinazione d\u2019uso del suolo. Il Partito pu\u00f2 cos\u00ec continuare ad affermare che tutti i terreni rimangono di propriet\u00e0 pubblica. L\u2019accorpamento degli appezzamenti familiari in aziende agricole industriali assume cos\u00ec l\u2019apparenza di transazioni commerciali liberamente consentite, ma di fatto queste sono spesso imposte, \u00abfacilitate\u00bb dall\u2019intervento dei funzionari. Con l\u2019avvento dell\u2019agroindustria, anche le campagne si integrano nel capitalismo di Stato cinese e cessano di essere l\u2019\u00abaltro\u00bb rurale.<\/p>\n\n\n\n

Da quando \u00e8 entrata a far parte dell\u2019OMC, la Cina non manca pi\u00f9 n\u00e9 di capitali n\u00e9 di manodopera: i primi affluiscono dai mercati mondiali, la seconda dalle campagne. Ci\u00f2 di cui ha ora maggiormente bisogno per sostenere la propria crescita sono i mercati di sbocco, anche sul proprio territorio. Il problema della manodopera migrante \u00e8 che la sua proletarizzazione rimane parziale. Dipende dal capitale per il proprio salario, ma finch\u00e9 pu\u00f2 fare affidamento su un\u2019agricoltura di sussistenza, non ne dipende esclusivamente<\/em>. Inoltre, non solo i contadini rimangono in parte indipendenti dai mercati, ma la loro precariet\u00e0 economica e sociale li spinge a risparmiare ogni centesimo, tanto che consumano ancora meno di quanto farebbero altrimenti. Sono, in sintesi, lavoratori di primo ordine ma consumatori di secondo ordine. <\/em>La mercificazione del lavoro industriale ne ha gi\u00e0 fatto un esercito di riserva di manodopera. <\/em>Con l\u2019ingresso dei terreni rurali nel mercato, potrebbero anche diventare un esercito di riserva di consumatori: dipendenti dal capitale per la loro sopravvivenza, non avrebbero altra scelta che acquistare tutto ci\u00f2 di cui hanno bisogno. La recinzione delle campagne cinesi completa cos\u00ec la proletarizzazione della popolazione contadina.<\/p>\n\n\n\n

I limiti dello sviluppo nell\u2019era del capitale cinese<\/h2>\n\n\n\n

Le conseguenze della recinzione delle campagne vanno ben oltre i confini cinesi. Cosa accadr\u00e0 quando il capitalismo di Stato cinese non potr\u00e0 pi\u00f9 contare sul sostegno rappresentato dai lavoratori migranti provenienti dalle campagne? Marx vedeva nell\u2019accumulazione primitiva l\u2019equivalente, in economia, del \u00abpeccato originale\u00bb dei teologi. La rivoluzionaria socialista polacco-tedesca Rosa Luxemburg sosteneva invece che nemmeno un capitalismo giunto a maturit\u00e0 pu\u00f2 produrre plusvalore dal nulla \u2013 non \u00e8 alchimia, dopotutto. Per riprodursi come sistema, il capitalismo deve perseguire senza sosta l\u2019accumulazione primitiva, e per farlo ha sempre bisogno di un \u00abesterno\u00bb diseguale da cui attingere risorse.<\/p>\n\n\n\n

Mentre il \u00abnuovo movimento delle recinzioni\u00bb prosegue, il capitale cinese \u2013 sia pubblico che privato \u2013 cerca sempre pi\u00f9 di investire all\u2019estero, ad esempio in progetti estrattivi in Africa. Con le Nuove Vie della Seta, la Cina estende ulteriormente i propri investimenti. A corto di terreni da recintare e di popolazioni da espropriare sul proprio territorio, anche il capitale cinese si sta globalizzando e sta tessendo catene di produzione incentrate sulla Cina, dall\u2019Oceano Indiano all\u2019America Latina. Da qui sorge la domanda: quali sono i limiti planetari del capitalismo? <\/p>\n\n\n\n

Comprendere l\u2019ascesa e il declino della classe operaia cinese \u00e8 quindi indispensabile per riflettere sul futuro del capitalismo. Siamo sommersi da informazioni sulla Cina, ma avremo grandi difficolt\u00e0 a dar loro un senso se non riusciremo a inserirle in un contesto pi\u00f9 ampio, al tempo stesso strutturale, storico e globale. Comprendere meglio il ruolo centrale della Cina nel capitalismo avanzato ci costringer\u00e0 a ripensare il nostro rapporto con il lavoro e la terra, con la produzione e la natura e, in ultima analisi, con il futuro del pianeta su cui viaggiamo attraverso lo spazio e il tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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