{"id":54455,"date":"2026-10-28T10:10:23","date_gmt":"2026-10-28T09:10:23","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54455"},"modified":"2026-10-28T10:10:27","modified_gmt":"2026-10-28T09:10:27","slug":"per-salvare-la-biodiversita-occorre-ripensare-la-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/28\/per-salvare-la-biodiversita-occorre-ripensare-la-liberta\/","title":{"rendered":"Per salvare la biodiversit\u00e0, occorre ripensare la libert\u00e0"},"content":{"rendered":"\n
\u00abNon pu\u00f2 esserci alcun ridimensionamento dell\u2019ambizione concordata.\u00a0\u00bb \u00c8 quanto ha dichiarato il ministro di Stato irlandese Christopher O\u2019Sullivan a nome della presidenza del Consiglio quando, il 12 ottobre, ha presentato la posizione che l\u2019Unione europea difender\u00e0 a Erevan, dove dal 19 ottobre si tiene la decima conferenza delle parti della Convenzione sulla diversit\u00e0 biologica <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Se l\u2019Unione pu\u00f2 permettersi questo tono, \u00e8 perch\u00e9 si presenta come una \u00abbrava allieva\u00bb. Il quadro globale adottato alla COP15 nel 2022 fissa l\u2019obiettivo di proteggere il 30% delle terre e dei mari entro il 2030 e l\u2019Unione aveva raggiunto, alla fine del 2022, il 26,1% delle sue terre e il 12,3% dei suoi mari, mentre la media mondiale si attesta rispettivamente al 18,4% e al 10% <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Questo ruolo di leader contrasta tuttavia con alcune decisioni europee adottate negli ultimi due anni. Ad esempio, \u00e8 stato raddoppiato, passando dal 5 al 10%, il calo dei pascoli permanenti che la politica agricola comune tollera prima di obbligare gli Stati a intervenire. Il lupo, dal canto suo, \u00e8 stato rimosso dall\u2019elenco delle specie rigorosamente protette, una novit\u00e0 assoluta per una specie che godeva di tale status nel diritto europeo. Le direttive Habitat e Uccelli, che da oltre trent\u2019anni costituiscono il fondamento della politica europea in materia di natura, sono ora sottoposte a un \u00abtest di resistenza\u00bb, attraverso il quale la Commissione intende verificare che raggiungano i propri obiettivi al minor costo possibile e ridurre l\u2019\u00abonere amministrativo superfluo\u00bb che esse comporterebbero. Infine, l\u2019applicazione del regolamento contro la deforestazione importata \u00e8 stata rinviata per la seconda volta, e sia il dovere di vigilanza che gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilit\u00e0 delle imprese sono stati alleggeriti <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Il miglior allievo della COP sulla biodiversit\u00e0 sta evidentemente allentando le proprie normative. Ma questo paradosso la dice lunga non tanto sull\u2019Europa quanto sulla stessa COP. Per capirlo, diamo un\u2019occhiata pi\u00f9 da vicino a cosa sia una COP sulla biodiversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Nell\u2019ambito pubblico, il termine COP \u00e8 associato soprattutto alle questioni climatiche. Si parla molto poco della COP sulla biodiversit\u00e0 e, quando capita, essa rimane confinata al ruolo di \u201csorella minore\u201d della COP sul clima. Infatti, sebbene entrambe le convenzioni siano nate insieme in occasione del Vertice della Terra di Rio nel giugno 1992, \u00e8 stata la convenzione sul clima a costruire per prima le proprie istituzioni, e quella sulla biodiversit\u00e0 ha seguito il percorso da essa tracciato.<\/p>\n\n\n\n Questo modello si ritrova nella Piattaforma intergovernativa scientifica e politica sulla biodiversit\u00e0 e i servizi ecosistemici (IPBES), istituita nel 2012 sul modello del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC). Allo stesso modo, il quadro globale adottato a Kunming-Montr\u00e9al nel dicembre 2022, che fissa ventitr\u00e9 obiettivi per il 2030, \u00e8 stato salutato come il \u00abmomento di Parigi\u00bb della biodiversit\u00e0, in riferimento all\u2019accordo di Parigi del 2015, poich\u00e9 ogni COP si \u00e8 dotata di un proprio valore di riferimento: 1,5 \u00b0C per il clima, il 30% delle terre e dei mari protetti entro il 2030 per la biodiversit\u00e0, obiettivo immediatamente battezzato \u00ab30×30\u00bb. Da luglio 2025, la Commissione europea propone anche dei \u00abcrediti natura\u00bb concepiti sul modello dei crediti di carbonio <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. E oggi, la COP di Erevan deve produrre la revisione globale del quadro di Kunming-Montr\u00e9al, che non \u00e8 altro che il corrispettivo del primo bilancio globale sul clima redatto a Dubai nel 2023.<\/p>\n\n\n\n La libert\u00e0 \u00e8 al centro del dibattito ecologico e, sorprendentemente, le dottrine contemporanee che vi contribuiscono l\u2019hanno aggirata anzich\u00e9 affrontarla.<\/p>Lauriane Mouysset<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Tuttavia, gli incontri preparatori a questa revisione globale, tenutisi quest\u2019estate a Nairobi, hanno concluso che, senza una rapida accelerazione, nessuno dei ventitr\u00e9 obiettivi del quadro sar\u00e0 raggiunto entro il 2030 <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ma questa constatazione di fallimento non \u00e8 una novit\u00e0, poich\u00e9 il quadro precedente aveva subito la stessa sorte: nel 2020, nessuno dei venti obiettivi di Aichi, fissati nel 2010 per il decennio, era stato pienamente raggiunto <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Due quadri d\u2019azione successivi, promossi da governi diversi e basati su obiettivi diversi, che hanno portato allo stesso risultato, invitano a riflettere su ci\u00f2 che hanno in comune e su cosa potrebbe essere responsabile di questi fallimenti, al di l\u00e0 dei classici problemi di bilancio o delle pressioni delle lobby.<\/p>\n\n\n\n Il loro denominatore comune \u00e8 proprio questa eredit\u00e0, derivante dalle istituzioni climatiche e dalla loro logica ben particolare, quella dell\u2019aggregazione: un unico oggetto, misurato ovunque nella stessa unit\u00e0, che permette di redigere conti nazionali quantificati, di confrontare i percorsi dei paesi e quindi di misurare il loro scostamento rispetto a obiettivi prefissati. Nulla garantisce che un sistema del genere funzioni per la biodiversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Sebbene il clima non abbia svelato tutti i suoi segreti, la scienza che lo studia \u00e8 oggi sufficientemente consolidata da consentire ragionamenti basati sulle probabilit\u00e0: l\u2019IPCC giudica \u00abinequivocabile\u00bb l\u2019influenza umana sul riscaldamento globale e stima che un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica provocherebbe probabilmente un aumento della temperatura del pianeta compreso tra 2,5 e 4 \u00b0C <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Per quanto riguarda la biodiversit\u00e0, le conoscenze sono pi\u00f9 frammentarie. Sono state descritte circa 2 milioni di specie <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>, su un totale stimato di circa 8,7 milioni <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Queste conoscenze sono inoltre disomogenee: i mammiferi sono ben catalogati, i microrganismi molto meno. Allo stesso modo, gli ambienti terrestri sono studiati meglio rispetto agli abissi oceanici. La Convenzione sulla diversit\u00e0 biologica ha riconosciuto questa specificit\u00e0 fin dal suo preambolo, nel 1992, affermando che, di fronte a una minaccia significativa, l\u2019assenza di certezza scientifica totale non deve servire da pretesto per rinviare l\u2019adozione di misure <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Ma, lungi dall\u2019essere solo una questione per gli scienziati, i due aspetti della crisi ecologica si differenziano anche per il ruolo che vi riveste la societ\u00e0. La crisi climatica \u00e8 innanzitutto planetaria: una tonnellata di carbonio emessa a Lione incide sul clima tanto quanto una tonnellata emessa a Shanghai. Ci\u00f2 che conta per il clima \u00e8 la quantit\u00e0 totale di tonnellate emesse e ci\u00f2 che conta nei negoziati \u00e8 il coordinamento della riduzione delle emissioni e, a partire dalla COP di Sharm el-Sheikh del 2022, la creazione di un fondo per le perdite e i danni subiti dai paesi che hanno una responsabilit\u00e0 minima nel riscaldamento globale <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Non sorprende che la questione climatica sia rimasta a lungo confinata alle sfere degli esperti e della diplomazia, mentre le imprese e le famiglie venivano coinvolte solo in modo verticistico per orientarne il comportamento attraverso strumenti economici o legislativi.<\/p>\n\n\n\n Il miglior allievo della COP sulla biodiversit\u00e0 sta evidentemente allentando le proprie normative. Ma questo paradosso la dice lunga non tanto sull\u2019Europa quanto sulla stessa COP.<\/p>Lauriane Mouysset<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Ma questa equivalenza in termini di tonnellate di carbonio non vale per la biodiversit\u00e0. Un prato arato nel Cantal non pu\u00f2 essere compensato da una foresta protetta in Lapponia, perch\u00e9 le specie e le relazioni che scompaiono con esso non si trovano in quella zona. La crisi della biodiversit\u00e0 \u00e8 una questione locale prima ancora che internazionale. E dal 2000, i testi della Convenzione hanno preso atto di questo ribaltamento di scala grazie all\u2019approccio ecosistemico. Il suo primo principio afferma che gli obiettivi di gestione del territorio, delle acque e delle risorse biologiche rientrano in una scelta di societ\u00e0, mentre il secondo precisa che occorre decentralizzare la gestione al livello pi\u00f9 basso appropriato e il dodicesimo che occorre coinvolgere tutti i settori interessati della societ\u00e0 <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Nel 2024, a Cali, la Convenzione ha proseguito su questa linea creando un organo sussidiario permanente dedicato alle popolazioni indigene e alle comunit\u00e0 locali <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Infine, si pone la questione del valore. La molecola di anidride carbonica grava pesantemente sulle societ\u00e0 umane e sulle loro economie, ma quasi nessuno le attribuisce un valore morale: limitare il riscaldamento globale rimane innanzitutto una necessit\u00e0 materiale. Diverso \u00e8 il caso della biodiversit\u00e0, e anche in questo caso la Convenzione lo ha sancito gi\u00e0 nel 1992, nella primissima frase del suo preambolo, che si apre sul \u00abvalore intrinseco\u00bb della diversit\u00e0 biologica prima di elencarne, in particolare, i valori ecologici, economici, sociali, culturali ed estetici <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>. I trent\u2019anni successivi hanno ampliato le ragioni per cui occorre proteggere la biodiversit\u00e0: nel 2005 con i servizi che gli ecosistemi rendono alle societ\u00e0, grazie alla Valutazione degli ecosistemi per il millennio; nel 2010 con il loro peso economico e lo studio internazionale The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB); nel 2019 con l\u2019urgenza scientifica, grazie alla valutazione globale dell\u2019IPBES che stimava che un milione di specie fossero a rischio di estinzione\u202f; fino ad arrivare, nel 2022, ad accettare un pluralismo di valori e visioni del mondo, sancito dall\u2019IPBES e ripreso nel quadro di Kunming-Montr\u00e9al <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Ma se l\u2019istituzione conosce e riconosce queste specificit\u00e0, perch\u00e9 il quadro che ha elaborato continua a trattare la biodiversit\u00e0 come se fosse carbonio?<\/p>\n\n\n\n La risposta sta nel ruolo che la COP si attribuisce. Essa intende riunire Stati sovrani attorno a un quadro comune, enunciando obiettivi ambiziosi senza esercitare alcuna coercizione, ovvero senza imporre nulla, naturalmente, ma senza nemmeno menzionare a cosa si dovr\u00e0 rinunciare per raggiungerli. Perch\u00e9 indicare a cosa si dovrebbe rinunciare significherebbe correre il rischio di mettere sulla difensiva coloro che dovrebbero accettarlo.<\/p>\n\n\n\n Le COP sul clima hanno seguito questa linea per quasi trent\u2019anni. Si \u00e8 dovuto attendere la ventottesima edizione, tenutasi a Dubai nel 2023, perch\u00e9 una decisione invitasse ad \u00aballontanarsi dai combustibili fossili\u00bb nei sistemi energetici: finalmente \u00e8 stato indicato ci\u00f2 a cui bisognerebbe rinunciare per portare avanti la transizione energetica e climatica <\/span>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Tuttavia, questa linea non ha mai impedito di fissare un obiettivo climatico globale perch\u00e9 l\u2019equazione del clima \u00e8 semplice: una tonnellata evitata qui vale una tonnellata evitata altrove, un\u2019energia pu\u00f2 sostituirne un\u2019altra, cosicch\u00e9 l\u2019obiettivo poteva essere stabilito senza specificare la rinuncia in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n Il valore pi\u00f9 fondamentale delle nostre societ\u00e0 \u00e8 cos\u00ec oggi completamente in balia di coloro che operano solo contro la transizione ecologica. <\/p>Lauriane Mouysset<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La biodiversit\u00e0 non pu\u00f2 permettersi questo lusso. Il quadro globale della biodiversit\u00e0 esiste solo attraverso migliaia di obiettivi locali: non pu\u00f2 quindi ignorare n\u00e9 la conoscenza parziale degli ecosistemi in ciascuno dei territori, n\u00e9 le visioni del mondo delle parti interessate che vi sono in gioco. Per enunciarle, occorre operare delle scelte sulle nostre incertezze e trovare un equilibrio all\u2019interno dei nostri sistemi di valori. L\u2019equazione \u00e8 complessa e risolverla richiede di esplicitare le rinunce in gioco, la loro portata e ci\u00f2 che comportano. \u00c8 proprio su questo punto che si blocca la COP sulla biodiversit\u00e0: vorrebbe compiere il primo passo, definire il quadro globale, senza passare attraverso il secondo, ovvero esplicitare le rinunce, che ne costituiscono tuttavia la condizione imprescindibile.<\/p>\n\n\n\n L\u2019identificazione di questo ostacolo chiarisce il paradosso europeo evocato nell\u2019introduzione. L\u2019Europa si comporta da allieva modello proprio laddove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da decidere: in un\u2019area protetta, la rinuncia viene acconsentita al momento della classificazione e non deve pi\u00f9 essere rimessa in discussione. Allo stesso tempo, l\u2019Europa allenta i propri requisiti non appena le rinunce diventano negoziabili: la prateria, la foresta o la catena di approvvigionamento di un\u2019azienda implicano una biodiversit\u00e0 ordinaria in cui la questione di ci\u00f2 che si lascia estinguere a vantaggio di ci\u00f2 che verr\u00e0 preservato, in base a ci\u00f2 che si sa e a ci\u00f2 che si valorizza, non \u00e8 mai veramente chiusa.<\/p>\n\n\n\n La COP sulla biodiversit\u00e0 \u00e8 quindi prigioniera di un tab\u00f9, quello della rinuncia e di ci\u00f2 che la giustifica. E questo tab\u00f9 \u00e8 tanto pi\u00f9 pernicioso in quanto la Convenzione menziona esplicitamente la questione dei valori, dando cos\u00ec l\u2019impressione che essi vengano presi in considerazione. Ma riconoscere la pluralit\u00e0 dei valori non \u00e8 sufficiente per organizzarne la conciliazione. La valutazione dell\u2019IPBES mette i valori fianco a fianco e chiede che nessuno venga ignorato, senza mai specificare quale debba cedere quando entrano in conflitto. Un quadro che riconosce il pluralismo senza organizzare la conciliazione lascia che la rinuncia venga decisa altrove, nei rapporti di forza, a seconda dei calendari elettorali e dei pacchetti di semplificazione. Per superare questo tab\u00f9, occorre identificare, quando la rinuncia viene decisa altrove, in nome di cosa viene rifiutata.<\/p>\n\n\n\n I testi europei parlano di \u00absemplificazione\u00bb o di \u00abcompetitivit\u00e0\u00bb, ma queste parole non difendono altro che una libert\u00e0. Infatti, nelle democrazie liberali, ogni rinuncia viene in ultima analisi percepita come una perdita di libert\u00e0. Limitare la conversione dei pascoli in terreni coltivati intacca la libert\u00e0 di gestire la propria terra come si ritiene opportuno. Mantenere una rigorosa protezione del lupo significa limitare la libert\u00e0 di esercitare una professione, quella dell\u2019allevatore di montagna, senza doverne sostenere da soli i costi. Escludere dal mercato i prodotti derivanti dalla deforestazione significa limitare la libert\u00e0 di commercio. Esigere che le imprese rendano conto dei danni ambientali causati lungo le loro catene di approvvigionamento significa intaccare la libert\u00e0 di impresa. Preservare gli habitat e gli uccelli significa intaccare la libert\u00e0 di pianificazione territoriale.<\/p>\n\n\n\n La libert\u00e0 \u00e8 il valore che unisce maggiormente i francesi. Il \u201cBarometro della Repubblica\u201d, realizzato da Ipsos nel luglio 2026, la colloca al primo posto tra i tre termini del motto: il 96% degli intervistati la ritiene importante, di cui il 74% molto importante, davanti alla fratellanza (91%) e all\u2019uguaglianza (90%). \u00c8 soprattutto l\u2019unica delle tre la cui importanza non varia a seconda dell\u2019orientamento politico <\/span>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Non sorprende quindi che le esigenze in materia di biodiversit\u00e0 vengano interpretate come vincoli, come restrizioni alla libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Ma poich\u00e9 affrontare la crisi della biodiversit\u00e0 non pu\u00f2 essere imposto dall\u2019alto e poich\u00e9 abbiamo bisogno di coinvolgere la societ\u00e0 affinch\u00e9 si realizzi una realt\u00e0 ecologica migliore, questa posizione egemonica della libert\u00e0 non varrebbe forse la pena di essere vista come un\u2019opportunit\u00e0? Se la Convenzione ha ragione a sottolineare il pluralismo dei valori per unire le diverse visioni del mondo, perch\u00e9 non dovrebbe iniziare la sua riflessione sull\u2019arbitrato dei valori proprio da quella che \u00e8 al tempo stesso la pi\u00f9 unificante e la causa del regresso delle legislazioni\u202f?<\/p>\n\n\n\n La libert\u00e0 \u00e8 al centro del dibattito ecologico e, sorprendentemente, le dottrine contemporanee che vi contribuiscono l\u2019hanno aggirata anzich\u00e9 affrontarla: ciascuna ha posto un valore accanto ad essa senza mai ridefinirla. Citiamo ad esempio l\u2019ecologia della guerra<\/a>, che lega la transizione energetica al potere, la sicurezza ecologica<\/a> a una \u00abnuova abbondanza\u00bb o ancora l\u2019internazionalismo ecosocialista<\/a> ai bisogni. Il valore pi\u00f9 strutturante delle nostre societ\u00e0 si ritrova cos\u00ec oggi interamente abbandonato a coloro che operano esclusivamente contro la transizione ecologica. Washington lo afferma ormai senza mezzi termini, come nel decreto presidenziale del 20 gennaio 2025, in cui l\u2019abolizione dei vincoli ambientali viene presentata come una \u00abliberazione\u00bb dell\u2019energia americana <\/span>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Pi\u00f9 che mai, la COP sulla biodiversit\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, gli intellettuali impegnati nella transizione ecologica devono formulare le scelte in termini di libert\u00e0, altrimenti le ambizioni cederanno non appena saranno attaccate proprio con questo linguaggio.<\/p>\n\n\n\n Un quadro che riconosce il pluralismo senza prevedere meccanismi di conciliazione lascia che la rinuncia venga decisa altrove, nei rapporti di forza, a seconda dei calendari elettorali e dei pacchetti di semplificazione.<\/p>Lauriane Mouysset<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La difficolt\u00e0 deriva dal modo in cui inconsciamente concepiamo la rinuncia. Influenzati da una certa interpretazione dell\u2019Illuminismo, la consideriamo come una limitazione della libert\u00e0, come l\u2019assenza di ostacoli. Eppure le nostre libert\u00e0 di produrre, commerciare o pianificare si basano su equilibri ecologici che conosciamo poco e che non controlliamo. Ogni nostra decisione incide su alcuni di questi equilibri e ne risparmia altri: che lo vogliamo o no, stiamo gi\u00e0 facendo delle scelte, ma senza saperlo e senza averle decise insieme.<\/p>\n\n\n\n L\u2019etica della sostenibilit\u00e0, fondata sull\u2019omonima teoria matematica, permette di rendere esplicita questa scelta. Anzich\u00e9 cercare il percorso ottimale, essa delinea l\u2019insieme delle decisioni che mantengono nel tempo le condizioni ecologiche, economiche e sociali di una societ\u00e0 <\/span>19<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ma determinare queste condizioni non rientra nella competenza scientifica, poich\u00e9 si tratta di decidere ci\u00f2 che ci si rifiuta di perdere: questo compito spetta ai cittadini, guidati dalla scienza. Lo spazio vitale ne guadagna cos\u00ec sia in lucidit\u00e0, poich\u00e9 si basa su ci\u00f2 che sappiamo degli ecosistemi e delle loro dinamiche, sia in legittimit\u00e0, poich\u00e9 deriva da una decisione collettiva. Ed \u00e8 proprio questa duplice esigenza a rendere il limite una libert\u00e0: essere liberi non significa ignorare i limiti, ma definire insieme, con cognizione di causa, lo spazio vivibile in cui ci si muove e i limiti che lo costituiscono. In questa prospettiva, la rinuncia cessa di essere un vincolo imposto dall\u2019esterno, diventa parte integrante della libert\u00e0, e con essa anche l\u2019ambizione ecologica. \u00c8 in fondo la scelta di societ\u00e0 gi\u00e0 invocata dal primo principio dell\u2019approccio ecosistemico, finalmente dotato di un quadro etico.<\/p>\n\n\n\n Questo compito potrebbe ricadere sull\u2019Europa, erede della tradizione liberale, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato la Convenzione e hanno lasciato l\u2019IPBES a gennaio, contrappongono la libert\u00e0 all\u2019ecologia <\/span>20<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Se l\u2019Europa decidesse di assumersi questo compito, la libert\u00e0 potrebbe finalmente smettere di essere l\u2019altare su cui la COP sulla biodiversit\u00e0 sacrifica le proprie ambizioni, per diventare invece il suo fondamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Comprendere l’impasse strutturale della COP17<\/p>\n","protected":false},"author":61106,"featured_media":54412,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"_yoast_wpseo_estimated-reading-time-minutes":18,"_lgc_tts_voice":"","_lgc_tts_publish":false,"_lgc_tts_history_item_id":"","_lgc_tts_generated_at":"","_lgc_tts_status":"","_lgc_tts_error":"","footnotes":""},"categories":[1619],"tags":[],"staff":[2427],"editorial_format":[2348],"serie":[],"audience":[],"geo":[2171],"class_list":["post-54455","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ambiente","staff-lauriane-mousset","editorial_format-prospettive","geo-mondo"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":"default","_thumbnail_id":54412,"excerpt":"Comprendere l'impasse strutturale della COP17\r\n","display_date":"","new_abstract":true},"yoast_head":"\n
Scopri\u00a0<\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non si troverai altrove. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta\u00a0a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\nUn’architettura ispirata al clima<\/h2>\n\n\n\n
Una convenzione lucida sulla biodiversit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n
Il tab\u00f9 della rinuncia<\/h2>\n\n\n\n
La libert\u00e0 di cui nessuno parla<\/h2>\n\n\n\n