{"id":54346,"date":"2026-10-27T09:53:53","date_gmt":"2026-10-27T08:53:53","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=54346"},"modified":"2026-10-27T09:54:49","modified_gmt":"2026-10-27T08:54:49","slug":"in-francia-contratto-sociale-e-compromesso-come-ripristinarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/27\/in-francia-contratto-sociale-e-compromesso-come-ripristinarlo\/","title":{"rendered":"In Francia, contratto sociale \u00e8 compromesso. Come ripristinarlo?"},"content":{"rendered":"\n

Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n

Cosa le fa pensare, rispetto al il contratto sociale francese, questo momento che stiamo vivendo?<\/h3>\n\n\n\n

A prescindere da come si definisca questo contratto sociale, \u00e8 chiaro che non \u00e8 pi\u00f9 in vigore. Ci\u00f2 che colpisce, nell\u2019ultimo periodo, \u00e8 quanto tutti i membri del corpo politico, se cos\u00ec posso dire, tutti gli organi, tutti i muscoli, tutte le ossa si stiano progressivamente separando gli uni dagli altri. Non esiste pi\u00f9 un principio sintetico che ci unisca.<\/p>\n\n\n\n

Il contratto sociale francese si basava sul principio generale della politica moderna, il regime rappresentativo: esiste un popolo civico, i diritti dei suoi membri sono tutelati dallo Stato di diritto e, in questo contesto, la rappresentanza politica consente di affidare la guida del Paese alla forza politica, all\u2019orientamento e agli attori che godono del sostegno della maggioranza. Si trattava quindi del contratto maggioritario, regolato dallo Stato di diritto e fondato sul popolo politico, definito dall\u2019appartenenza nazionale. Oggi, tutte le parti di quello che voi chiamate il contratto sociale francese sono paralizzate, o comunque si sono separate.<\/p>\n\n\n\n

Non esiste pi\u00f9 il principio di maggioranza, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna maggioranza, n\u00e9 reale n\u00e9 tantomeno potenziale. Questo \u00e8 un fattore determinante della situazione: manca ci\u00f2 che forniva l\u2019energia, l\u2019asse e la stabilit\u00e0 del nostro regime. Lo Stato di diritto, che serviva a regolare gli eccessi, le derive o le imprudenze del regime maggioritario, ora pretende di decidere, almeno in senso negativo, sul contenuto stesso delle politiche. Tiene il governo e il legislatore in una posizione marginale. E naturalmente il popolo civico, invece di essere considerato la fonte primaria della legittimit\u00e0 politica e il contesto naturale della vita politica, ha subito un processo di delegittimazione metodica. L\u2019idea che il popolo nazionale possa avere il diritto di autogovernarsi \u00e8 stata bollata come indegna dall\u2019opinione illuminata che ci guida e ci dirige. Cos\u00ec, le tre grandi componenti del nostro sistema politico non sono pi\u00f9 operative: la prima \u00e8 assente, la seconda ipertrofica, la terza sospetta e denigrata. <\/p>\n\n\n\n

Quale bilancio trarrebbe del \u201cmacronismo\u201d<\/strong>? Come giudica questa formula politica, n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, che in realt\u00e0 si \u00e8 trasformata ben presto in qualcos\u2019altro?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

\u00c8 difficile esprimere un giudizio, nella misura in cui, in gran parte, i mandati di Emmanuel Macron non hanno fatto altro che prolungare una tendenza. Tale tendenza era la fine dell\u2019alternanza di maggioranza, o meglio il passaggio da un\u2019alternanza significativa tra destra e sinistra a un\u2019alternanza sostanzialmente di facciata. Che al potere ci fosse la sinistra o la destra, veniva condotta sostanzialmente la stessa politica, giustificata e standardizzata dalla struttura e, ancor pi\u00f9, dalla retorica europea. Con quella lungimiranza che bisogna riconoscergli, Emmanuel Macron ha colto l\u2019attimo propizio e ha raccolto i frutti: \u00e8 stato eletto sulla base del progetto di attuare contemporaneamente entrambe le politiche, poich\u00e9 andavano nella stessa direzione. Era plausibile e allettante, anche se c\u2019era una certa audacia nel presentare come una \u00abrivoluzione\u00bb un approccio che consisteva nel portare a compimento una tendenza ormai consolidata da tempo. <\/p>\n\n\n\n

Allora, cosa ha fatto? Quello che gli rimprovero \u00e8 di non essersi mai interrogato sulla situazione, sullo stato reale del Paese che governava. Ha fatto uso delle agevolazioni di governo ereditate dalla V Repubblica, delle risorse simboliche del nostro antico e grande Paese, ma a che scopo? Travolto dal proprio slancio, non ha mai fatto altro che sorvolare questo Paese. Non appartiene a nessuna corrente politica, o spirituale, della Francia, il che non \u00e8 affatto disonorevole, ma lo ha privato di quei punti di riferimento condivisi di cui anche i pi\u00f9 talentuosi hanno bisogno. Ha percepito pi\u00f9 rapidamente degli altri l\u2019esaurimento dei partiti storici senza essere in grado, n\u00e9 del resto desideroso, di fondarne uno nuovo. Ha dimostrato un talento a volte soprannaturale nell\u2019adattarsi alle situazioni e nel tirarsi fuori dai guai, ma la sua corsa sulle creste lo ha condotto fino a quella fatale dissoluzione che ha inflitto alla nostra Repubblica, gi\u00e0 vacillante, un danno di cui ancora non si rende conto.<\/p>\n\n\n\n

Eppure \u00e8 il rappresentante dell’alta amministrazione: \u00e8 una tradizione francese.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Non lo so, ma va bene cos\u00ec! Si \u00e8 parlato del suo saint-simonismo. Mi sembra tuttavia che non si sia affatto avvalso delle competenze di questa alta amministrazione, che abbia messo a dura prova i suoi grandi corpi, che abbia mostrato almeno una certa preferenza per le societ\u00e0 di consulenza\u2026 Qualunque fosse la parte interessata della nostra organizzazione collettiva, ha voluto \u00absmuoverla\u00bb, senza troppa riflessione preliminare, convinto che la sua abilit\u00e0 bastasse a tutto. Da qui l\u2019ostilit\u00e0 quasi immediata che ha suscitato. Tale ostilit\u00e0 \u00e8 stata talvolta cieca ed esagerata, ma il suo disprezzo, o la sua sfrontatezza, nei confronti dei suoi oppositori, anche i pi\u00f9 modesti, hanno alimentato questo rifiuto. In definitiva, direi che ora \u00e8 sostenuto solo da quella parte della borghesia istruita e laureata per la quale egli incarna ancora, e nonostante tutto, il \u00abgoverno dei migliori\u00bb. Le sue doti sono indiscutibili, ma non si \u00e8 sforzato di cogliere gli aspetti sempre rilevanti della nostra storia nazionale n\u00e9 di analizzare seriamente lo stato e il funzionamento del nostro regime. <\/p>\n\n\n\n

Si dir\u00e0, e non a torto, che queste mancanze sono quelle della classe politica francese degli ultimi quarant\u2019anni: la sinistra che ha dimenticato il popolo dei lavoratori, la destra dimenticando la nazione, si \u00e8 lanciata in un progetto europeo tanto ambizioso quanto indefinito, senza rendersi conto che il Paese non la seguiva, o lo faceva con grande riluttanza, in questa impresa, di cui la classe che la guidava non sapeva, del resto, in cosa consistesse precisamente.<\/p>\n\n\n\n

Oggi \u00e8 in corso una campagna presidenziale con, diciamo, tre opzioni. Ritiene che l\u2019espressione \u00abestrema centro\u00bb, usata ormai per indicare il blocco centrale, sia fondata?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Mi sono vantato di essere uno degli ideatori di questa espressione… Ci\u00f2 che colpisce particolarmente \u00e8 che questa fetta dell\u2019opinione pubblica non riesce a concepire che non tutti condividano le sue ovviet\u00e0. Facendo dell\u2019adesione, e dell\u2019adesione entusiastica, al progetto europeo il metro di misura della competenza intellettuale e morale dei cittadini, si sono esclusi dalla cittadinanza legittima innumerevoli cittadini che nutrivano obiezioni, riserve o dubbi, pi\u00f9 o meno pertinenti, ma che non meritavano il disprezzo schiacciante del \u00abpartito giusto\u00bb. <\/p>\n\n\n\n

La vita politica del nostro Paese \u00e8 stata progressivamente paralizzata e resa sterile da questa incapacit\u00e0 di accettare il dissenso e di accogliere le obiezioni. Si veda con quanta facilit\u00e0, con quale senso di ovviet\u00e0 e di legittimit\u00e0, la classe politica abbia deciso di non tenere conto del referendum del 2005. Per molti francesi, quello \u00e8 stato un momento decisivo di rottura con i propri leader. Che non si voglia tenere in alcun conto il voto inequivocabile del 55% dei francesi, n\u00e9 quello, altrettanto netto, degli olandesi: il fatto che due paesi cos\u00ec diversi politicamente tra loro dicano nello stesso momento la stessa cosa alla loro classe politica e che questa non ne tenga affatto conto, come non vedere in ci\u00f2 una delle principali fonti delle divisioni che ci paralizzano?<\/p>\n\n\n\n

Per oltre vent\u2019anni, la classe politica ha governato come meglio poteva, nonostante l\u2019allontanamento del popolo, o di gran parte di esso. Oggi si dimostra semplicemente incapace di governare, mentre il risentimento popolare \u00e8 tanto pi\u00f9 virulento in quanto le condizioni di vita della maggioranza della popolazione si stanno deteriorando in modo lampante. I partiti che si propongono come portavoce della rabbia popolare, dal canto loro, non hanno compiuto alcuno sforzo per orientarla e guidarla, limitandosi ad alimentarla e a sfruttarla. La loro vittoria elettorale, che i sondaggi sembrano preannunciare, segner\u00e0 la rivincita dei disprezzati, ma non promette alcuna rifondazione del nostro contratto politico, poich\u00e9 i nuovi presunti governanti, che non hanno pensato a prepararsi, saranno incapaci di far fronte alle richieste, talvolta contraddittorie, di una societ\u00e0 civile impaziente, sofferente, esasperata e pi\u00f9 divisa che mai. <\/p>\n\n\n\n

Il funzionamento di un sistema rappresentativo si basa su un delicato equilibrio nel rapporto tra governanti e governati. Esso richiede una certa fiducia da parte del popolo nei propri rappresentanti e un certo senso di responsabilit\u00e0 da parte dei governanti nei confronti del popolo che li ha eletti. Questo scambio non avviene pi\u00f9 da tempo. Nel momento in cui i governanti si ritengono responsabili principalmente nei confronti del progetto europeo e dei \u00abvalori\u00bb che dichiarano inscindibili da esso, si esonerano dagli obblighi sanciti dalla definizione stessa del nostro sistema. Il processo rappresentativo risulta offuscato e distorto.<\/p>\n\n\n\n

Quando parla delle critiche che si possono muovere all\u2019Unione europea, a cosa si riferisce?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

L\u2019Unione europea non ha mai smesso di affermare di fare ci\u00f2 che in realt\u00e0 non faceva e non voleva fare. Da decenni i sostenitori dell\u2019Unione hanno avuto tutti i poteri e li hanno esercitati senza ostacoli. Come ho gi\u00e0 sottolineato, hanno sistematicamente delegittimato ogni critica un po\u2019 rigorosa sul modo in cui l\u2019Europa si stava costruendo. Tutti questi poteri a che scopo? Ufficialmente per costruire quell\u2019Europa che, da sola, avrebbe avuto la forza di difendere le nazioni europee, ormai troppo deboli in un mondo di cui non sono pi\u00f9 il centro. Eppure, cosa vediamo? Un\u2019Europa incapace di difendersi con le proprie forze.<\/p>\n\n\n\n

Quando si pretende di costruire un nuovo corpo politico, ci si preoccupa innanzitutto di essere in grado di difendere ci\u00f2 che si sta costruendo. Eppure la classe politica ha agito come se ci\u00f2 non la riguardasse. Aveva valori da diffondere, diritti da attuare, interessi da conciliare, ma non aveva nulla da difendere.<\/em> <\/p>\n\n\n\n

Il confronto con la fondazione degli Stati Uniti \u00e8 illuminante. Gli Stati americani, quando hanno deciso di unirsi pi\u00f9 strettamente, hanno istituito organi propri dell\u2019Unione: una Presidenza, un Senato, una Camera dei rappresentanti. Dov\u2019\u00e8 l\u2019esecutivo europeo? Non esiste. Dove sono i rappresentanti eletti del popolo europeo? Non esistono, poich\u00e9 non esiste un popolo europeo. \u00c8 quindi l\u2019istituzione pi\u00f9 priva di legittimit\u00e0 propria, la pi\u00f9 dipendente da negoziati opachi tra i vari Stati europei, in breve la Commissione, a trovarsi incaricata dell\u2019interesse generale europeo. Come si pu\u00f2 pensare che un dispositivo istituzionale cos\u00ec mal concepito possa mai dare vita a una comunit\u00e0 politica?<\/p>\n\n\n\n

Non respingo affatto l\u2019argomentazione secondo cui, dato lo stato del mondo, le nostre nazioni sono ormai troppo deboli e devono quindi unire le loro forze. Semplicemente, sostengo che, se si vuole realizzare un\u2019unione politica, occorre tenere conto della realt\u00e0 politica e basarsi su di essa. Ebbene, la realt\u00e0 politica dell\u2019Europa \u00e8 ancora e sempre costituita dalle nazioni. Ne \u00e8 prova il fatto che tutto ci\u00f2 che di importante accade nella vita dell\u2019Unione europea, cos\u00ec com\u2019\u00e8, dipende ancora principalmente dagli Stati membri. Si crede forse che esse finiranno per fondersi in un\u2019Unione di cui rimangono necessariamente i principali attori? L\u2019Europa possibile e auspicabile sar\u00e0 l\u2019opera comune delle nostre nazioni o non sar\u00e0 affatto.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 che \u00e8 singolare, proprio, \u00e8 notare la divergenza tra gli Stati Uniti e i paesi europei. Come valuta il governo di Donald Trump e il modo in cui viene esercitata la democrazia americana?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

La prima grande peculiarit\u00e0 della democrazia americana \u00e8 di natura geografica: gli Stati Uniti sono un impero continentale per cos\u00ec dire illimitato, mentre gli europei hanno, e sanno di avere, accanto a s\u00e9 dei vicini di cui devono tenere conto.<\/p>\n\n\n\n

Quella che \u00e8 stata definita \u201cEuropa\u201d \u00e8 il risultato delle interazioni tra nazioni che si sono costruite a vicenda, alcune precoci come l\u2019Inghilterra e la Francia, altre giunte tardivamente all\u2019unit\u00e0, come la Germania o l\u2019Italia, combattendosi, negoziando, definendo con cura i propri confini, disprezzandosi, ammirandosi, imitandosi, ecc. Gli europei hanno sempre dovuto tenere conto del vicino. Ci\u00f2 che ha caratterizzato la vita europea nel corso dei secoli \u00e8 stata la rivalit\u00e0 e l\u2019emulazione tra potenze che, pur essendo disuguali, tendevano a riconoscersi reciprocamente. Non contestavano l\u2019esistenza dei propri vicini, anche se questa legge non scritta della politica europea ha conosciuto delle eccezioni, specialmente nel caso della Polonia. Tralascio qui l\u2019impresa hitleriana, che esula completamente da questo contesto.<\/p>\n\n\n\n

Gli Stati Uniti non hanno mai avuto un pari, nemmeno approssimativo, nelle loro vicinanze. Si sono sviluppati in una prospettiva immediatamente continentale, espandendosi verso ovest fino al Pacifico, verso sud fino a conquistare met\u00e0 del Messico e a sottoporre i paesi dell\u2019America centrale a un controllo diretto o indiretto, politico o economico. Gli Stati Uniti si proclamarono ben presto protettori e signori delle due Americhe. L\u2019impulso imperiale si manifest\u00f2 in modo irregolare, ma rimase sempre molto potente. Va naturalmente menzionata la guerra ispano-americana del 1898, che vide gli Stati Uniti impadronirsi dei resti dell\u2019impero spagnolo, comprese le Filippine. <\/p>\n\n\n\n

\u00c8 nel 1917 che gli Stati Uniti diventano il fulcro dell\u2019ordine internazionale, quando intervengono in modo decisivo nella Grande Guerra. A partire dal 1945 ha inizio il lungo periodo di un impero americano che prende sul serio le proprie responsabilit\u00e0 di impero e, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, regolarizza la propria situazione. Oggi si parla, con una nostalgia un po\u2019 compiacente, di un \u00abimpero delle regole\u00bb. In ogni caso, sebbene quell\u2019impero rimanesse sempre legato alla forza americana \u2013 militare, economica e finanziaria \u2013 e attento ai propri interessi, la classe dirigente americana ha dimostrato sufficiente intelligenza politica per dare prova di una certa imparzialit\u00e0 nell\u2019applicazione delle regole, e persino di una certa generosit\u00e0 nell\u2019aiutare l\u2019Europa devastata a ricostruirsi.<\/p>\n\n\n\n

Se dovessi descrivere in una sola parola l\u2019operato di Donald Trump, direi che essa riflette la rivolta della nazione americana \u2013 di una parte significativa di essa \u2013 contro l\u2019impero americano, contro quell\u2019impero fatto di regole, valori e forza militare, che la nazione americana non si sente pi\u00f9 in grado di sostenere. Quella parte dell\u2019opinione pubblica che Trump rappresenta ritiene che gli americani abbiano sprecato le loro energie e il loro denaro, \u00abblood and treasure<\/em>\u00bb, per cause che non li riguardano, e che sia giunto il momento che l\u2019America torni a casa e si occupi dei propri affari. Ma tornare a casa e occuparsi dei propri affari significa ritrovare alcuni riflessi antichi ma sempre presenti, in particolare l\u2019impulso dominatore nelle due Americhe, verso nord (Canada) e verso sud (Cuba, Venezuela). Questo riorientamento verso l\u2019impero continentale comporta un ritiro necessariamente caotico dalle zone pi\u00f9 esposte dell\u2019impero mondiale (Medio Oriente, Europa). C\u2019\u00e8 quindi una certa razionalit\u00e0 e persino coerenza nell\u2019approccio internazionale di Trump. Questa coerenza \u00e8 pi\u00f9 che in parte oscurata dal discorso che lo accompagna, che sfugge all\u2019odiosit\u00e0 solo per via dell\u2019assurdo, ma \u00e8 reale. Ha conseguenze dannose per l\u2019Europa e disastrose per l\u2019Ucraina, ma ci\u00f2 che ha di razionale \u00e8 pi\u00f9 temibile di ci\u00f2 che ha di odioso, poich\u00e9 il riorientamento che Trump ha dato alla politica americana rischia di essere duraturo. <\/p>\n\n\n\n

Tra le ultime provocazioni di Trump, ce n\u2019\u00e8 una su cui volevo attirare la vostra attenzione, perch\u00e9 mi sono ricordato delle pagine che le avevate dedicate in La Raison des nations<\/em>: la volont\u00e0 di rendere pubbliche le esecuzioni capitali, dopo che, ancora una volta, un\u2019esecuzione si \u00e8 svolta in modo molto criticabile negli Stati Uniti.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Il suggerimento del Segretario alla Guerra americano, respinto dallo stesso Trump, non mi sembra particolarmente degno di nota. In un clima politico gi\u00e0 privo di freni e filtri, egli vuole distinguersi per eccessi e oltraggi. A prescindere dal giudizio che si possa dare sulla pena di morte, trattare un\u2019esecuzione capitale come uno spettacolo da trasmettere in diretta e a cui si invita il pubblico, denota una sensibilit\u00e0 morale a dir poco degradata. <\/p>\n\n\n\n

Insistere nel dimostrare di non rispettare davvero nulla<\/em> \u00e8 una strana mossa da parte di chi si vanta di voler ripristinare la moralit\u00e0 tradizionale. Non ho verificato, ma non credo che questa richiesta del segretario alla Guerra abbia suscitato molta simpatia, nemmeno nell\u2019opinione pubblica conservatrice americana.<\/p>\n\n\n\n

In <\/strong>*La Raison des nations<\/em><\/strong>* lei sosteneva che la pena di morte negli Stati Uniti fosse indissolubilmente legata a un\u2019interpretazione del patto hobbesiano molto diversa dalla nostra e a una concezione del tutto diversa della legittima difesa. Potrebbe approfondire questo punto, tanto pi\u00f9 che la Francia \u00e8 ancora sotto shock per un episodio in cui si pone proprio la questione della protezione dei beni\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Ho constatato che molti europei vedono improvvisamente allargarsi il divario con l\u2019interlocutore americano che fino a quel momento sembrava cos\u00ec vicino, non appena si affronta la questione del diritto di portare armi, e scoprono che per l\u2019amico americano il diritto di portare armi, o comunque di avere armi a disposizione in casa per l\u2019autodifesa, \u00e8 in sostanza un dato di fatto. <\/p>\n\n\n\n

Non dovremmo stupirci pi\u00f9 di tanto, poich\u00e9 la possibilit\u00e0 di questo disaccordo \u00e8 di fatto insita nella matrice della politica moderna. Avete citato il nome di Thomas Hobbes: \u00e8 infatti nel suo Leviatano <\/em>che emerge, nel modo pi\u00f9 chiaro e incisivo, la razionalit\u00e0 e, al tempo stesso, la legittimit\u00e0 dello Stato moderno. Se non esiste un potere in grado di mettere ordine nella collettivit\u00e0, ognuno \u00e8 giudice del modo migliore per difendersi dal proprio vicino, sempre minaccioso. Si tratta quindi della guerra di tutti contro tutti, pi\u00f9 precisamente di ciascuno contro ciascuno, poich\u00e9 ciascuno ha il diritto di fare ci\u00f2 che ritiene necessario per difendersi dal rischio di una morte violenta per mano degli altri. Potr\u00e0 sempre invocare la legittima difesa: stava per attaccarmi! Come uscire da questa guerra di ciascuno contro ciascuno? \u00c8 necessario, e basta, che ciascuno rinunci a esercitare il proprio diritto di difesa per affidarne l\u2019esercizio a un\u2019unica istanza, che sar\u00e0 autorizzata a difendere il diritto uguale di tutti i cittadini a non rischiare la propria vita in ogni momento \u2013 a vivere in pace. Tutta la legittimit\u00e0 e la ragion d\u2019essere dello Stato risiedono nella missione che ciascuno gli affida di difendere la propria vita, in modo tale che tutti siano difesi in modo uguale.<\/p>\n\n\n\n

La difficolt\u00e0 \u00e8 evidente: per difendere il mio diritto alla vita, ma anche alla libert\u00e0 di movimento, che \u00e8 inscindibile dalla vita, conferisco uno potere esorbitante allo Stato. \u00c8 tuttavia razionale, perch\u00e9 invece di temere tutti in ogni momento, ho ormai un solo oggetto di timore: lo Stato sovrano. Esso detiene tutti i poteri, ma non ha alcun motivo plausibile per attaccare coloro che lo hanno autorizzato a dettare loro la legge. Come ha scritto un famoso commentatore di Hobbes, la paura \u00abomeopatica\u00bb dello Stato ha sostituito la paura panica di tutti e di ciascuno. Il \u00abmonopolio della violenza legittima\u00bb permette ai cittadini di vivere, non senza paura, ma con una paura incomparabilmente pi\u00f9 \u00absopportabile\u00bb di quanto non sarebbe in assenza dello Stato. <\/p>\n\n\n\n

Cosa fare se lo Stato non mi difende, o mi difende male? O, peggio ancora, se mi chiede di rischiare la vita per difenderlo? Hobbes risponde cos\u00ec a questo dilemma: se lo Stato mi chiede di rischiare la vita per difenderlo, in un certo senso rompe il contratto che ci lega. Ho quindi il diritto di difendere da solo il mio diritto alla vita, in pratica di disertare per sfuggire ai rischi del campo di battaglia. Non \u00e8 onorevole, dice, ma non si pu\u00f2 dire che sia ingiusto, perch\u00e9 tutta la giustizia dello Stato consiste nella protezione che mi deve.<\/p>\n\n\n\n

Questa digressione su Hobbes permette di cogliere pi\u00f9 chiaramente la radice del disaccordo tra europei e americani. Gli europei partono dal presupposto che, dal momento che allo Stato \u00e8 stato conferito il monopolio della violenza legittima, non abbiamo pi\u00f9 alcun motivo legittimo per occuparci della nostra difesa. Abbiamo affidato allo Stato tutta <\/em>la nostra difesa. Per quanto riguarda la cosiddetta \u00ablegittima difesa\u00bb, gli europei la guardano con sospetto. La giustizia, in particolare in Francia, \u00e8 restia a considerarla una giustificazione valida. <\/p>\n\n\n\n

In questi giorni, proprio nel nostro Paese, temiamo che i commercianti vittime di saccheggi possano ricorrere alla giustizia sommaria. Vediamo in questo un atto di sfida all\u2019autorit\u00e0 dello Stato, in un senso pi\u00f9 grave di quello commesso dai delinquenti. Negli Stati Uniti \u00e8 la stessa cosa, ma \u00e8 diverso. Certo, l\u2019istituzione pubblica dovrebbe difendermi, \u00e8 proprio questo il compito che le ho affidato, ma se non c\u2019\u00e8, se non \u00e8 disponibile, mi resta sempre, in ultima istanza, il diritto di difendermi da solo, e quindi di disporre delle armi necessarie. Si tratta dello stesso dispositivo giuridico e morale, ma interpretato in modo diverso. <\/p>\n\n\n\n

I cittadini americani hanno, pi\u00f9 di noi, la sensazione che il diritto e il potere dello Stato siano radicati nel diritto e nel potere di ciascuno di difendersi da s\u00e9. Noi, pi\u00f9 di loro, abbiamo la sensazione che, riservandoci come una sorta di riserva un diritto pi\u00f9 o meno costituzionale di difenderci da soli, metteremmo in pericolo la moralit\u00e0 e la dignit\u00e0 dello Stato, ricadendo in uno stato pre-morale, lo stato di natura.<\/p>\n\n\n\n

Oggi questa questione assume una connotazione diversa, poich\u00e9 l\u2019Europa si considera vittima di un\u2019aggressione da parte della Russia. Si pone la questione del diritto di difendersi, ovvero di armarsi e, pi\u00f9 precisamente, di mettere a rischio la vita, non della popolazione, ma di una parte dei nostri figli, come ha affermato un militare francese. Cosa ne pensa?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

La domanda sorge spontanea, e sorge, se cos\u00ec posso dire, in modo davvero pressante. Faccio fatica a rispondere. Appartengo a una generazione che \u00e8 sfuggita completamente alla guerra, che l\u2019ha ignorata del tutto. I baby boomer<\/em> in Francia sono la prima generazione che non ha mai conosciuto la guerra in nessuna forma. Eppure la possibilit\u00e0 della guerra, il rischio o la minaccia della guerra, sono tornati nella coscienza degli europei. \u00c8 possibile che presto debbano difendersi, anche con la forza militare, contro un\u2019impresa di conquista guidata dalla Russia. No, il possibile \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0: dobbiamo difenderci da una simile impresa, che \u00e8 gi\u00e0 in atto.<\/p>\n\n\n\n

Questo sconvolge il metabolismo morale dell\u2019Europa. Non vi sto dicendo nulla di nuovo: l\u2019Europa si \u00e8 costruita \u2013 nella misura in cui si \u00e8 costruita \u2013 sull\u2019idea che fosse per i cittadini europei la garanzia della pace \u2013 di una pace che non si immaginava potesse essere infranta. Questa pace trovava la sua garanzia e il suo pegno nella riconciliazione tra le nazioni europee, in particolare tra Germania e Francia. Non si teneva conto di ci\u00f2 che si trovava e accadeva al di fuori dei paesi membri dell\u2019Unione. Per quanto riguarda i pericoli maggiori, la responsabilit\u00e0 era lasciata agli Stati Uniti. Per i pericoli minori, gli Stati europei \u2013 in pratica la Francia o il Regno Unito \u2013 potevano occuparsene. Cos\u00ec l\u2019Unione in quanto tale ha lasciato le questioni di difesa o agli Stati Uniti o agli Stati membri. Nella consapevolezza di s\u00e9 dell\u2019Unione europea, la difesa contro il nemico esterno non occupa alcun posto.<\/p>\n\n\n\n

Riconoscere oggi di trovarsi di fronte a un serio rischio di guerra significa, per l\u2019Europa, ammettere, se non la vacuit\u00e0, almeno la caducit\u00e0 della sua promessa pi\u00f9 avvincente, quella che aveva maggiormente segnato le coscienze dei cittadini europei. Sarebbe tuttavia un errore fatale voler trasformare improvvisamente l\u2019Europa-garanzia-di-pace in un\u2019Europa-pronta-alla-guerra. Significherebbe suscitare risentimento e rifiuto da parte di un\u2019ampia maggioranza dei cittadini europei. Poich\u00e9 la prospettiva della guerra, sia per gli individui che per i gruppi, \u00e8 necessariamente occasione di esame di coscienza, l\u2019attacco russo deve essere l\u2019occasione per tale esame. Se la guerra incombe, e ancor pi\u00f9 se \u00e8 gi\u00e0 in corso, essa richiede un inventario urgente delle nostre risorse materiali e morali. Se ci si appresta a chiedere ai giovani cittadini europei di essere pronti a rischiare la vita, \u00e8 necessario \u2013 scusate la solennit\u00e0 delle parole \u2013 considerare seriamente le molle dell\u2019animo umano. <\/p>\n\n\n\n

In che senso?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Ricominciamo. Gli europei si trovano di fronte a una minaccia che pu\u00f2 diventare mortale. L\u2019Europa deve quindi mobilitare forze e determinazione sufficienti per far fronte a questa minaccia. Ci\u00f2 non pu\u00f2 avvenire in nome dell\u2019\u00abEuropa e dei suoi valori\u00bb, riutilizzando per la guerra la retorica che prometteva la pace perpetua. Ci\u00f2 che dar\u00e0 all\u2019Europa la forza di difendersi \u00e8 ridare voce alle nazioni, come la necessit\u00e0 ci sta spingendo a fare. I polacchi, i baltici, i norvegesi, gli svedesi si stanno effettivamente preparando alla guerra; hanno gi\u00e0 preso decisioni costose e coraggiose, sono gi\u00e0 pronti, o quasi, per la prova. <\/p>\n\n\n\n

Li aiutiamo, cos\u00ec come aiutiamo l\u2019Ucraina, nei limiti delle nostre modeste risorse e della nostra determinazione, che resta ancora da confermare. Credo, o voglio credere, che nei vari paesi dell\u2019Europa minacciata, il sentimento patriottico sia ancora vivo, o comunque suscettibile di essere risvegliato da un discorso politico diretto e sincero, al servizio di un\u2019azione politica e militare coerente e vigorosa, al fine di difendere la patria, e con essa l\u2019Europa, nel quadro di un\u2019alleanza delle nazioni europee. La risorsa morale in nome della quale si pu\u00f2 chiedere ai cittadini di rischiare la vita \u00e8 ancora e sempre la patria. Non ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 richiede grande discernimento, e persino delicatezza, da parte di chi ci governa. Dividere i cittadini, sia in nome dell\u2019Europa che in nome della Francia, e additare dei \u00abtraditori\u00bb \u00e8 l\u2019ultima cosa da fare. Si tratta di fare in modo che la difesa contro l\u2019aggressione russa raccolga il maggior consenso possibile. Evitiamo di screditare moralmente a priori coloro che non la pensano come noi. Bisogna spiegare perch\u00e9 e in che misura la Russia rappresenti una minaccia, una minaccia tale che solo una seria preparazione militare \u2013 ovvero una preparazione che ci renda capaci di combattere se le cose dovessero arrivare a quel punto \u2013 possa contrastarla. I nostri governanti devono compiere uno sforzo costante per convincere la societ\u00e0 civile di queste necessit\u00e0, senza approfittare dell\u2019occasione per guadagnare facili punti contro l\u2019avversario politico.<\/p>\n\n\n\n

Credo che molti europei, anche se condannano sinceramente l\u2019aggressione russa, non si rendano conto di quanto la sconfitta dell\u2019Ucraina sarebbe una catastrofe per l\u2019intera Europa. A volte si sentono risate beffarde: \u00abAllora presto vedremo i carri armati russi sugli Champs-\u00c9lys\u00e9es!\u00bb Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco in questo momento \u00e8 la sopravvivenza dell\u2019Ucraina. Putin sta distruggendo l\u2019Ucraina, \u00e8 quello che vuole fare e lo sta facendo. <\/p>\n\n\n\n

La distruzione dell\u2019Ucraina mette a rischio l\u2019intero continente europeo lungo tutta la linea di demarcazione. \u00c8 quindi urgente che l\u2019Europa mobiliti forze sufficienti per aiutare gli ucraini a sventare tale impresa, nonch\u00e9 le risorse morali necessarie per condurre uno sforzo militare duraturo e su larga scala. Tali risorse devono essere attinte innanzitutto dal sentimento patriottico delle diverse nazioni europee, nazioni alleate in un insieme di civilt\u00e0 che vuole difendersi mobilitando le sue parti costitutive, le sue \u00abpietre vive\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Lei \u00e8 un grande lettore di Tocqueville. Nelle prime pagine di <\/strong>*Della democrazia in America*<\/em><\/strong><\/a> si percepisce una sorta di fiducia provvidenziale nell\u2019equalizzazione delle condizioni e nel senso di appartenenza. \u00c8 ancora possibile condividere questo sentimento oggi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

L\u2019ottimismo tocquevilliano era comunque un ottimismo prudente, perch\u00e9 secondo lui il corso naturale della democrazia tendeva verso una sorta di \u00abdespotismo dolce\u00bb, per usare le sue parole. Per evitarlo, occorre sviluppare un\u2019arte della democrazia. E l\u2019arte della democrazia, \u00e8 l\u2019arte di trarre il meglio dal governo rappresentativo, di calibrare con giudizio il sistema istituzionale, di incoraggiare le associazioni, di preservare l\u2019uguaglianza dei diritti senza soffocare le virt\u00f9 e i talenti, di coltivare un linguaggio capace di dire le cose come stanno invece di affogarle nelle astrazioni… Stiamo parlando di un\u2019arte dimenticata. <\/p>\n\n\n\n

Vorrei sottolineare un punto importante a questo proposito. Subiamo e avalliamo costantemente una terribile semplificazione, o \u201ccalcificazione\u201d, del linguaggio. Non sappiamo pi\u00f9 parlare dei problemi collettivi se non attraverso il linguaggio dei diritti. Ci sono argomenti per i quali il linguaggio dei diritti \u00e8 perfettamente pertinente, ma ci sono molte questioni in cui esso deve essere integrato da un altro linguaggio, da un altro approccio alle cose. Non si pu\u00f2 semplicemente dire: esistono diritti umani illimitati, e il compito della politica \u00e8 semplicemente quello di garantire l\u2019uguaglianza di questi diritti umani illimitati. Che ne \u00e8 allora dei diritti del cittadino? Si possono semplicemente dissolvere i diritti del cittadino nei diritti umani? Sapete bene quanto me che porre questa domanda \u00e8 considerato un reato, o quasi, allo stato attuale dell\u2019opinione pubblica. <\/p>\n\n\n\n

In risposta a questa ipertrofia dei diritti umani, vengono messe in primo piano affermazioni \u201cidentitarie\u201d, identit\u00e0 il cui intero significato risiede proprio in questa stessa affermazione. E lo si fa in nome di un altro diritto umano, il diritto di avere un\u2019identit\u00e0… Ecco un diritto in pi\u00f9, come se ce ne mancassero! Si tratta soprattutto di semplificarsi il compito in modo eccessivo. Questa \u00abidentit\u00e0\u00bb che si afferma con tanta forza \u00e8 in genere un \u00abcomune\u00bb che, per essere proposto in modo utile, richiederebbe di essere analizzato in termini politici e morali precisi. \u00c8 vero che il \u00abcomune\u00bb non pu\u00f2 essere semplicemente il quadro dei diritti, che ha una consistenza politica e morale, che comprende \u00abcontenuti di vita\u00bb, ma ci\u00f2 deve essere individuato e articolato con precisione, invece di essere affermato come un blocco da prendere o lasciare.<\/p>\n\n\n\n

Tocqueville temeva la propensione delle societ\u00e0 democratiche per le astrazioni. Guardate in quali reticolati di astrazioni \u00e8 intrappolata da noi la questione dell\u2019istruzione. \u00abDiritto a un\u2019istruzione di qualit\u00e0\u00bb, \u00abpari opportunit\u00e0\u00bb, \u00abla scuola per correggere le disuguaglianze\u00bb… Tutte queste formule girano intorno all\u2019argomento, sfiorandolo ma evitandolo accuratamente. Non ci dicono nulla sul contenuto auspicabile dell\u2019istruzione. Ad esempio: quale posto riservare all\u2019apprendimento della lingua? Come insegnarla? La lingua francese \u00e8 abbandonata, umiliata, saccheggiata da ogni parte. Che arte della democrazia \u00e8 questa se l\u2019arte di scrivere e di parlare \u00e8 andata perduta? Si sentono alla radio alcune frasi di Georges Pompidou o di Fran\u00e7ois Mitterrand, e ci si dice: come parlava bene, come trovava la parola giusta, come la collocava bene! Quella finezza di espressione non era solo il talento o la virt\u00f9 di una persona, ma l\u2019espressione di un paese che aveva padroneggiato l\u2019arte politica della democrazia. L\u2019abbiamo persa? Sono sconvolto dalla volubilit\u00e0 e dalla fretta della maggior parte dei politici che ascolto alla radio la mattina. Si rivolgono a qualcuno? Si ha l\u2019impressione che abbiano una scorta di sostantivi da far sentire, come si trasmettono segnali, senza preoccuparsi di metterli al servizio di un discorso che richiederebbe dei verbi. <\/p>\n\n\n\n

Solo l\u2019arte della democrazia, con il corretto uso della nostra lingua che essa presuppone, pu\u00f2 permetterci di \u00abricucire\u00bb insieme gli elementi costitutivi del nostro sistema che si sono separati: un popolo politico<\/a> nel quadro nazionale, che non esclude un\u2019unione pi\u00f9 stretta tra le nazioni europee; uno Stato di diritto che non si sostituisca n\u00e9 al legislatore n\u00e9 al governo; infine, una rappresentanza politica che ristabilisca un onesto scambio tra la fiducia dei governati e il senso di responsabilit\u00e0 dei governanti. C\u2019\u00e8 ancora tempo per riparare questo sistema, che \u00e8 il capolavoro in grave pericolo della politica moderna?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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