{"id":53781,"date":"2026-10-21T11:37:11","date_gmt":"2026-10-21T09:37:11","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=53781"},"modified":"2026-10-21T11:37:15","modified_gmt":"2026-10-21T09:37:15","slug":"dopo-le-elezioni-di-midterm-la-politica-internazionale-di-trump-diventera-ancora-piu-folle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/21\/dopo-le-elezioni-di-midterm-la-politica-internazionale-di-trump-diventera-ancora-piu-folle\/","title":{"rendered":"Dopo le elezioni di midterm, la politica internazionale di Trump diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 imprevedibile"},"content":{"rendered":"\n

Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n

Se i democratici vinceranno le elezioni di midterm, la politica estera statunitense cambier\u00e0 rotta?\u00a0<\/h3>\n\n\n\n

Probabilmente ci saranno pochi cambiamenti nella politica estera di Donald Trump, poich\u00e9 il Congresso ha in genere poco potere in materia. Non mi aspetto quindi che venga introdotto un freno che finora non esisteva. Ci saranno indagini e scontri, ma nessuna vera svolta. <\/p>\n\n\n\n

La politica di Trump pu\u00f2 quindi diventare ancora pi\u00f9 folle? <\/h3>\n\n\n\n

S\u00ec. <\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9?<\/h3>\n\n\n\n

Innanzitutto, perch\u00e9 sar\u00e0 vulnerabile. Donald Trump manca di fiducia in se stesso. Chiss\u00e0 cosa far\u00e0 se si sentir\u00e0 respinto dall\u2019elettorato? Sappiamo che, nella vita di tutti i giorni, \u00e8 ossessionato dall\u2019eredit\u00e0 che lascer\u00e0. Dopo la guerra contro l\u2019Iran, che \u00e8 stata un disastro, si chieder\u00e0: \u00abCosa posso fare per meritarmi un posto sul Monte Rushmore?\u00bb Se l\u2019\u00e8 presa con la Groenlandia per poter dire: \u00abSono il presidente che ha aggiunto il pi\u00f9 grande pezzo di territorio agli Stati Uniti\u00bb. Ha attaccato il regime iraniano perch\u00e9 voleva passare alla storia come il presidente che ha avuto il coraggio di fare ci\u00f2 che nessun altro avrebbe osato fare: rovesciare la Repubblica islamica. Dopo le elezioni di midterm, si chieder\u00e0: \u00abCosa posso fare ora per rivendicare il mio posto nella storia?\u00bb E, secondo me, Cuba sar\u00e0 in cima alla lista.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Potrebbe lanciare una nuova operazione militare? <\/h3>\n\n\n\n

Immagino che cercher\u00e0 di rovesciare il governo cubano prima della fine del suo mandato. Ci ha gi\u00e0 provato.<\/p>\n\n\n\n

Una vittoria dei democratici potrebbe impedire il vertice proposto da Putin tra lui, Xi Jinping e Trump? <\/h3>\n\n\n\n\n\n
\n \n \r\n \r\n \r\n \r\n <\/picture>\r\n \n
Charles A. Kupchan, Bringing Order to Anarchy: Governing the World to Come, Yale University Press, ottobre 2026.<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

No, i democratici non potranno farci nulla. Il disegno di legge sulle sanzioni a cui Lindsey Graham ha dedicato gli ultimi anni della sua vita ne \u00e8 l\u2019esempio perfetto: alla fine \u00e8 stato approvato. E cosa ha fatto Trump? L\u2019ha buttato nel cestino.<\/p>\n\n\n\n

Come valuta il ravvicinamento sempre pi\u00f9 evidente tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti? <\/h3>\n\n\n\n

Non \u00e8 difficile capire cosa stia succedendo. Mancano due settimane alle elezioni di midterm. I repubblicani sono in grave difficolt\u00e0 e Trump \u00e8 in preda al panico. Queste difficolt\u00e0 sono dovute soprattutto al costo della vita e, in particolare, al prezzo della benzina e del gasolio. La sua decisione di tendere la mano a Putin e di concludere un accordo sulle esportazioni di gasolio \u00e8 quindi strettamente legata a queste elezioni. Da qui deriva la sua decisione, negli ultimi giorni, di non applicare le nuove sanzioni contro la Russia. Zelensky \u00e8 poi intervenuto per criticare Trump in merito all\u2019accordo sul gasolio. Trump detesta essere criticato. Si scaglia quindi contro l\u2019Ucraina, e la situazione non fa che peggiorare.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Zelensky non avrebbe dovuto criticare questo accordo?<\/h3>\n\n\n\n

Zelensky deve prendere posizione, proprio come Mark Carney o gli alleati europei, che devono stabilire la loro linea rossa e dire: \u00abNon pensate nemmeno di annettere la Groenlandia\u00bb. D\u2019altra parte, Trump tende a perdere le staffe e a perdere ogni autocontrollo. Prendiamo l\u2019esempio di Mark Carney. Capisco perfettamente ci\u00f2 che dice e ci\u00f2 che fa. Ma se fossi il suo consigliere, gli direi di fare come la maggior parte dei leader europei: puntare sul lungo termine. Tenere a freno la lingua. Aspettare che Trump se ne vada. Non litigare con lui, perch\u00e9 non finisce mai bene. Zelensky si trova in una situazione un po\u2019 diversa, poich\u00e9 il suo Paese \u00e8 in guerra; sente quindi il bisogno di esprimersi in un modo che capisco. Ma anche in questo caso, era la cosa giusta da fare? Difficile da dire. <\/p>\n\n\n\n

Donald Trump ha ragione ad avvicinarsi alla Russia? <\/h3>\n\n\n\n

Trump sta facendo la cosa giusta dialogando con Putin e negoziando con i russi.<\/p>\n\n\n\n

Pi\u00f9 in generale, molte delle sue intuizioni sono azzeccate. Ha capito che l\u2019internazionalismo liberale, la tradizionale politica estera americana, non funzionava per la maggior parte degli americani e portava a un\u2019eccessiva espansione all\u2019estero e a un peggioramento della qualit\u00e0 della vita nel Paese. Ha anche compreso che alcuni dei pi\u00f9 gravi errori commessi dagli Stati Uniti negli ultimi decenni derivavano da un eccesso ideologico, dalla convinzione che potessimo trasformare l\u2019Afghanistan o l\u2019Iraq in democrazie stabili. Quando ascoltavo il candidato Trump parlare di politica estera, condividevo gran parte di ci\u00f2 che diceva. Il suo discorso mi colpiva: basta con le guerre, ritorno ai fondamenti, rilancio della classe media, riduzione del coinvolgimento internazionale, ecc.<\/p>\n\n\n\n

Ma quando Trump traduce le sue intuizioni in politica, il risultato \u00e8 un disastro. Su quasi tutti i fronti in cui si \u00e8 impegnato, ha commesso eccessi controproducenti. <\/p>\n\n\n\n

Ad esempio?<\/h3>\n\n\n\n

Quello che Trump sta facendo con le alleanze era necessario da tempo. Devono essere riequilibrate. E funziona: gli europei, cos\u00ec come il Giappone e la Corea del Sud, stanno spendendo di pi\u00f9 per la difesa. Ma poi commette delle assurdit\u00e0. Ad esempio, dichiara: \u00abMi impadronir\u00f2 della Groenlandia\u00bb. Insulta tutti, alleati compresi, persino il Papa. Trasforma un successo in un fallimento.<\/p>\n\n\n\n

Per quanto riguarda Putin e Xi Jinping, Joe Biden aveva questa visione di un mondo in cui si contrappongono democrazia e autocrazia. Eppure viviamo in un mondo in cui democrazie e autocrazie devono trovare un accordo. Cos\u00ec, quando Trump ha detto: \u00abParler\u00f2 con Putin, inviter\u00f2 Xi Jinping alla mia cerimonia di insediamento\u00bb, mi sono detto: \u00ab\u00c8 fantastico\u00bb. Ma poi, se si guarda al modo in cui ha affrontato la questione della guerra in Ucraina, anche negli ultimi giorni, \u00e8 un po\u2019 assurdo. Ha questi incontri con Trump e Xi Jinping e dice: \u00abAbbiamo una vera e grande amicizia\u00bb, poi non succede nulla. Non porta a nulla. <\/p>\n\n\n\n

Lo stesso vale anche per i suoi colloqui con Putin… <\/h3>\n\n\n\n

S\u00ec, anche in questo caso sta agendo nel modo sbagliato. Gli ucraini e gli europei dovrebbero sedersi al tavolo dei negoziati. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti dovrebbero inviare pi\u00f9 armi in Ucraina. Putin non smette mai di giocare con Trump. Hanno conversazioni telefoniche affabili e Putin usa parole gentili. Trump riattacca. Cosa succede la notte successiva? Seicento droni si abbattono sull\u2019Ucraina. La volont\u00e0 di porre fine a questa guerra attraverso i negoziati \u00e8 una cosa positiva. Ma la sua attuazione \u00e8 un vero e proprio disastro.<\/p>\n\n\n\n

Putin sarebbe davvero disposto a negoziare? La Russia mantiene i suoi obiettivi massimalisti e, dal gennaio 2025, Mosca non ha mai ceduto nella sua posizione durante i negoziati con Trump.<\/h3>\n\n\n\n

In condizioni favorevoli, la negoziazione \u00e8 possibile. Questa guerra deve finire, perch\u00e9 pi\u00f9 dura, maggiori sono le possibilit\u00e0 che Putin ne esca vincitore. Ci\u00f2 che manca, a mio avviso, non \u00e8 il dialogo, ma un contesto in cui i negoziati abbiano possibilit\u00e0 di successo, e Trump non lo sta creando. Deve convincere Putin che non potr\u00e0 spingersi oltre. Per riuscirci, occorre aiutare l\u2019Ucraina. Bisogna impedire a Putin di raggiungere i suoi obiettivi affinch\u00e9 si fermi.<\/p>\n\n\n\n

Questo avvicinamento non rischia forse di indebolire la NATO? <\/h3>\n\n\n\n

Penso invece che, in un certo senso, abbiamo la prova che la NATO sia pi\u00f9 forte di Trump. Trump la mette a dura prova, ma quando lascer\u00e0 la carica, la NATO rimarr\u00e0 la NATO. Bisogna distinguere la retorica dalla realt\u00e0. A Trump non piacciono le alleanze: insulta gli alleati e adotta un comportamento che accresce la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti. Ma in Europa ci sono ancora circa 80.000 soldati americani. Neanche gli effettivi statunitensi nell\u2019Asia orientale sono cambiati in modo significativo. Non si sta ritirando. Oggi ci sono addirittura pi\u00f9 soldati statunitensi in Medio Oriente rispetto al passato. <\/p>\n\n\n\n

Le sue parole, tuttavia, sortiscono effetto: per la prima volta in vent\u2019anni, la Cina \u00e8 vista in modo pi\u00f9 positivo nel mondo rispetto agli Stati Uniti.<\/h3>\n\n\n\n

\u00c8 proprio sulla fiducia che si basa il problema. Se fossi il presidente francese, il cancelliere tedesco o il primo ministro giapponese, mi chiederei: \u00abPosso fidarmi degli Stati Uniti? Sono affidabili? \u00bb La mia risposta sarebbe: \u00abLo spero, ma non ne sono sicuro.\u00bb <\/p>\n\n\n\n

La situazione cambierebbe se i democratici conquistassero la Casa Bianca nel 2028? <\/h3>\n\n\n\n

Questa situazione non \u00e8 imputabile solo a Trump; gli Stati Uniti stanno attraversando un periodo di disfunzione politica che coinvolge l\u2019intero sistema. Il Congresso non funziona pi\u00f9. \u00c8 un sistema che ha perso il proprio baricentro politico. Se fossi un alleato degli Stati Uniti o se fossi consulente della cancelliera tedesca, direi quindi: \u00abPuntate sul lungo termine, tenete duro, ma prevedete un piano B\u00bb. Semplicemente non si sa se gli Stati Uniti saranno ancora presenti tra dieci anni.<\/p>\n\n\n\n

In che modo gli Stati Uniti potrebbero ricostruire questo centro politico? <\/h3>\n\n\n\n

Rimettendo in piedi i lavoratori americani. Ci\u00f2 richiede, in particolare, politiche economiche progressiste: asili nido gratuiti, aiuti per l\u2019assistenza agli anziani, un aumento delle imposte sui pi\u00f9 ricchi e sulle imprese, poich\u00e9 ci troviamo nel pieno di una crisi di bilancio. <\/p>\n\n\n\n

Ritiene che la linea proposta da Mamdani a New York vada nella giusta direzione? <\/h3>\n\n\n\n

Mamdani propone autobus gratuiti e supermercati comunali. Penso che ci\u00f2 di cui abbiamo davvero bisogno sia un’economia in cui il lavoro permetta di guadagnare uno stipendio dignitoso. Gli americani non vogliono elemosina. Vogliono un contratto sociale che funzioni. E oggi non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n

La soluzione consiste nel capire come gli americani possano guadagnarsi da vivere dignitosamente nell’era digitale.<\/p>\n\n\n\n

Con politiche diverse \u2013 i repubblicani con i dazi doganali, i democratici con l\u2019Inflation Reduction Act \u2013 entrambi hanno promesso di reindustrializzare gli Stati Uniti, proprio per rispondere a molte delle aspettative che lei ha elencato. Perch\u00e9 non ha funzionato?<\/h3>\n\n\n\n

La reindustrializzazione \u00e8 un mito. Ci saranno nuove fabbriche negli Stati Uniti? S\u00ec, ce ne sono gi\u00e0. TSMC produce attualmente semiconduttori in Arizona? S\u00ec. Quante persone vi lavorano? Forse qualche migliaio. Sia i democratici che i repubblicani, in una certa misura, hanno mentito all\u2019elettorato americano dicendo: \u00abRicorreremo ai dazi doganali, attueremo una politica industriale, vi restituiremo il vostro posto di lavoro sulla catena di montaggio\u00bb. \u00bb Questo non accadr\u00e0: l\u201980% o pi\u00f9 della forza lavoro americana lavora nel settore dei servizi. Queste persone non torneranno alle catene di montaggio. Dobbiamo avere una discussione onesta su come formare i nostri cittadini per i lavori del futuro. Per la maggior parte, non si tratter\u00e0 di posti di lavoro nell\u2019industria manifatturiera.<\/p>\n\n\n\n

Con Donald Trump alla Casa Bianca, la guerra in Ucraina ancora in corso e il Medio Oriente destabilizzato, come descriverebbe l\u2019attuale situazione delle relazioni internazionali?<\/h3>\n\n\n\n

La parola che mi viene spontaneamente in mente \u00e8 \u201cdisordine\u201d: l\u2019incertezza, l\u2019instabilit\u00e0 e le tensioni hanno senza dubbio raggiunto il loro apice. Pochissimi se lo aspettavano. Eppure era prevedibile che la ridistribuzione del potere avrebbe riacceso le rivalit\u00e0 geopolitiche. Negli anni \u201990, mentre tutti proclamavano la \u00abfine della storia\u00bb, io ritenevo gi\u00e0 che fosse un\u2019idea ingenua: si confondeva la pace perpetua con la fine della Guerra Fredda, mentre in realt\u00e0 stavamo vivendo la stabilit\u00e0 propria dell\u2019unipolarit\u00e0. Ora che l\u2019equilibrio delle forze sta cambiando, un panorama internazionale pi\u00f9 conteso non mi sorprende affatto.<\/p>\n\n\n\n

Cosa vi ha invece sorpreso? <\/h3>\n\n\n\n

Non avevo certamente previsto il malfunzionamento generalizzato che si osserva in molte democrazie liberali. La vita negli Stati Uniti \u00e8 diventata irriconoscibile. In Francia, i disordini interni sono piuttosto preoccupanti. La democrazia liberale vacilla, il centro politico si sta erodendo. \u00c8 questo che rende questo periodo cos\u00ec destabilizzante: subiamo cambiamenti provenienti dall\u2019esterno, legati al ribaltamento dell\u2019equilibrio di potere mondiale, e altri provenienti dall\u2019interno, dovuti, a mio avviso, all\u2019avvento del digitale, all\u2019impatto dell\u2019automazione sui lavoratori e, sotto molti aspetti, alla scomparsa del contratto sociale dell\u2019era industriale. Il mix \u00e8 tossico e ricorda la fine del XIX secolo, quando rapidi sconvolgimenti nella gerarchia delle potenze si sono combinati con il passaggio dall\u2019economia agricola a quella industriale. Si apr\u00ec allora un\u2019epoca molto instabile, segnata da due guerre mondiali nel giro di pochi decenni. Spero che non sia questa la direzione verso cui ci stiamo dirigendo. <\/p>\n\n\n\n

\u00c8 quindi necessario avviare fin da ora un processo di riorganizzazione, per evitare di doverlo fare al termine di una nuova guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n

Stiamo vivendo una sorta di \u00abinterregno\u00bb\u2026<\/h3>\n\n\n\n

Non conosco infatti una formula migliore di quella di Gramsci per descrivere il momento che stiamo vivendo: \u00abIl vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: durante questo interregno si osservano i fenomeni morbosi pi\u00f9 vari\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 esattamente questa la situazione in cui ci troviamo. Stiamo assistendo al crollo del vecchio ordine. Non abbiamo nemmeno ancora avviato una discussione sul nuovo ordine. In un certo senso, Donald Trump \u00e8 il principale artefice del crollo del sistema internazionale liberale, ma non ha nemmeno iniziato a delineare la minima visione della strada da seguire. Come ho scritto di recente, Trump \u00e8 un demolitore, non un architetto. Alla fine della sua presidenza, ci ritroveremo quindi tutti in mezzo alle macerie del vecchio ordine. Il vasto compito che ci attende allora sar\u00e0 quello di ricostruire una sorta di sistema internazionale che funzioni nell\u2019era post-Trump, perch\u00e9 non sar\u00e0 certo lui a occuparsene. <\/p>\n\n\n\n

Il mondo post-Trump sar\u00e0 anche un mondo \u201cpost-americano\u201d? <\/h3>\n\n\n\n

La Pax Americana sta volgendo al termine. Esito a dire che gli stessi Stati Uniti siano in declino, poich\u00e9 l\u2019economia americana rimane senza pari, cos\u00ec come il suo esercito, che supera di gran lunga quello cinese. Ma gli Stati Uniti e i loro alleati, che per decenni hanno costituito una coalizione dominante, stanno perdendo questo status. Le grandi democrazie industrializzate che hanno affiancato Washington per tutto questo tempo \u2013 Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, l\u2019Italia, il Canada \u2013 sono in declino, nel senso che il loro peso demografico sta diminuendo e che le potenze emergenti \u2013 India, Cina, Indonesia, Brasile, Nigeria \u2013 supereranno molti dei paesi che un tempo occupavano le prime posizioni. La Pax Americana, che si basava non solo sulla potenza statunitense, ma anche su quella dei suoi alleati, sta quindi volgendo al termine. Allo stesso tempo, \u00e8 probabile che, a causa dell\u2019erosione del centro politico, del malfunzionamento delle istituzioni e dell\u2019erosione della classe media, la potenza americana sia oggi, in un certo senso, sottovalutata.<\/p>\n\n\n\n

Ci stiamo dirigendo verso un mondo multipolare e regionalizzato, oppure verso una nuova bipolarit\u00e0 tra Stati Uniti e Cina? <\/h3>\n\n\n\n

Dipende in parte dal modo in cui si misura la polarit\u00e0. Se ci si limita a indicatori concreti, come il PIL o le spese per la difesa, allora ci stiamo dirigendo verso un mondo bipolare, o al tempo stesso bipolare e multipolare. Gli Stati Uniti e la Cina rimarranno infatti molto pi\u00f9 avanti rispetto agli altri paesi ancora per un certo periodo. E anche se la Cina sta recuperando il ritardo economico rispetto agli Stati Uniti, rimane molto indietro sul piano militare. D\u2019altra parte, se si giudica la polarit\u00e0 in base al modo in cui funziona il sistema internazionale, ci troviamo di fronte a un sistema ben pi\u00f9 multipolare. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto in gran parte al fatto che le potenze emergenti del Sud dispongono ormai di una nuova capacit\u00e0 di azione. Esse praticano il cosiddetto \u00abmulti-allineamento\u00bb: anche se forse esistono due potenze dominanti, gli Stati Uniti e la Cina, la maggior parte degli altri paesi del mondo non sceglier\u00e0 da che parte stare. <\/p>\n\n\n\n

In che modo si traduce tutto ci\u00f2? <\/h3>\n\n\n\n

L\u2019India ne \u00e8 l\u2019esempio lampante. Modi si reca negli Stati Uniti per una cena di Stato con Joe Biden. Un anno dopo, \u00e8 a Mosca dove abbraccia Vladimir Putin. Ancora un anno dopo, \u00e8 in Cina, al fianco di Xi Jinping. \u00c8 questa la direzione che stiamo prendendo. L\u2019India non \u00e8 l\u2019unica a perseguire questa politica di equilibrio. Per me si tratta proprio di un mondo multipolare, senza allineamenti rigidi, senza democrazie da una parte e autocrazie dall\u2019altra. Durante la Guerra Fredda, la bipolarit\u00e0 tra Stati Uniti e Unione Sovietica, tra Est e Ovest, strutturava in un certo senso il mondo. La maggior parte delle regioni apparteneva all\u2019uno o all\u2019altro schieramento e i due blocchi si contendevano l\u2019adesione degli altri paesi. Oggi la situazione \u00e8 ben pi\u00f9 complessa.<\/p>\n\n\n\n

In un contesto del genere, \u00e8 ancora possibile la cooperazione internazionale per affrontare le sfide comuni? <\/h3>\n\n\n\n

Il mondo di oggi \u00e8 pi\u00f9 interdipendente e globalizzato che in qualsiasi altro momento della storia. A differenza dell\u2019Unione Sovietica e degli Stati Uniti, che vivevano ciascuno nel proprio mondo, oggi gli Stati Uniti e la Cina sono profondamente integrati: le loro economie sono intrecciate, gli scambi commerciali intensi, i legami finanziari stretti. Ci troviamo ora di fronte a una serie di minacce globali che richiedono un\u2019azione collettiva su larga scala: cambiamenti climatici, salute pubblica, proliferazione nucleare, sicurezza, intelligenza artificiale o sviluppo di nuove tecnologie. Non possiamo permetterci di tornare a un mondo frammentato. Eppure, \u00e8 proprio questa la direzione che stiamo prendendo. La domanda di governance globale \u00e8 enorme, mentre l\u2019offerta \u00e8 ben al di sotto di quanto sarebbe necessario. \u00c8 questo divario che dobbiamo colmare. Se non remiamo tutti nella stessa direzione, affonderemo tutti insieme. La discussione che dobbiamo affrontare riguarda il modo in cui attuare questo tipo di azioni collettive. Quali istituzioni e meccanismi possiamo immaginare per impedire una frammentazione del sistema mondiale che non farebbe altro che aggravare la situazione di tutti?<\/p>\n\n\n\n

Le Nazioni Unite non sono pi\u00f9 in grado di svolgere questo ruolo? <\/h3>\n\n\n\n

L\u2019ONU svolge un lavoro straordinario. Consegna di aiuti umanitari, assistenza sanitaria, condivisione di informazioni sulle pandemie, missioni di mantenimento della pace: l\u2019organizzazione svolge un ruolo fondamentale nella vita quotidiana. D’altra parte, se ci si chiede quale ruolo abbia svolto l\u2019ONU nei grandi conflitti della nostra epoca, che si tratti dell\u2019Ucraina, di Gaza, della guerra del Golfo o del Sudan, bisogna ammettere che \u00e8 rimasta per lo pi\u00f9 un semplice spettatore. <\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9? <\/h3>\n\n\n\n

Perch\u00e9 il Consiglio di Sicurezza \u00e8 paralizzato dal diritto di veto dei suoi membri permanenti. Le Nazioni Unite funzionano in modo molto affascinante, come una sorta di parlamento mondiale, ma le loro dimensioni rappresentano un problema. \u00c8 infatti molto pi\u00f9 difficile raggiungere un consenso quando intorno al tavolo si esprimono 193 voti piuttosto che quando se ne esprimono solo alcuni. Si tratta di un problema che non pu\u00f2 essere risolto. Abbiamo bisogno di una maggiore rappresentanza dei paesi del Sud all\u2019interno del Consiglio di Sicurezza, ed \u00e8 evidente che l\u2019organizzazione debba essere riformata. Tuttavia, se l\u2019ONU venisse riformata e il Consiglio di Sicurezza si allargasse, ci\u00f2 non farebbe che esacerbare il problema iniziale. Ed \u00e8 per questo che l\u2019ONU \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8. Se non esistesse, bisognerebbe inventarla. Ma dobbiamo integrarla.<\/p>\n\n\n\n

Come? <\/h3>\n\n\n\n

\u00c8 necessario un duplice movimento. Da un lato, man mano che il potere si sposta da ovest a est e da nord a sud, il sistema mondiale si regionalizzer\u00e0 inevitabilmente: il potere si sposta dal centro verso la periferia. Le organizzazioni e gli attori regionali devono quindi assumersi maggiori responsabilit\u00e0. In altre parole, occorre un ordine ascendente che parta dalla base verso la cima. D\u2019altra parte, proprio perch\u00e9 viviamo in un mondo globalizzato e interdipendente, abbiamo bisogno di un ordine discendente, che parta dall\u2019alto. Si tratta di qualcosa di nuovo. Se risaliamo al 1700, ad esempio, il mondo era gi\u00e0 regionalizzato e multipolare. Ma i suoi poli \u2013 il Sacro Romano Impero, l\u2019Impero ottomano, l\u2019Impero moghul, la dinastia Qing e lo shogunato Tokugawa \u2013 non avevano molto a che fare l\u2019uno con l\u2019altro. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n

Esiste un modello per questa nuova organizzazione? <\/h3>\n\n\n\n

Considero il Concerto europeo un modello per diversi motivi. Innanzitutto, non aveva bisogno di una carta, di regole formali n\u00e9 del diritto di veto, e funzionava per consenso: le soluzioni nascevano dalle circostanze. In secondo luogo, era un organismo ristretto, il che rappresenta un vantaggio per decidere e portare avanti le cose. \u00c8 infatti pi\u00f9 facile trovare un accordo tra cinque persone sedute attorno a un tavolo che tra cento o duecento. In terzo luogo, era ideologicamente tollerante e pluralista. Riuniva tre monarchie assolute (Russia, Prussia e Austria) e due potenze liberali (Francia e Gran Bretagna), che accettavano di essere in disaccordo sulla propria governance interna. Infine, combinava un ordine ascendente e uno discendente. A ciascuno dei suoi membri veniva riconosciuta una sfera di influenza basata sulla geografia e sulla vicinanza, ma tutti si riunivano anche collettivamente grazie al sistema dei congressi. \u00c8 questa combinazione di regionalizzazione e centralizzazione che, a mio avviso, deve ispirarci per il futuro.<\/p>\n\n\n\n

Il mondo non si starebbe gi\u00e0 orientando, di fatto, verso questo tipo di diplomazia?<\/h3>\n\n\n\n

Alla fine della Guerra Fredda, abbiamo vissuto un periodo relativamente breve in cui i membri del Consiglio di Sicurezza andavano d’accordo e il ricorso al veto era notevolmente diminuito. <\/p>\n\n\n\n

Oggi ci troviamo nuovamente in un mondo in cui ognuno pone il proprio veto su tutti gli altri. Di conseguenza, si \u00e8 verificata una naturale evoluzione verso la formazione di coalizioni di volontari per portare a termine missioni che non vengono realizzate dall\u2019ONU o da altre istituzioni multilaterali ufficiali. Se guardiamo agli ultimi decenni, quali sono i gruppi che si sono realmente mobilitati per risolvere i problemi? \u00c8 stato il gruppo P5+1 a negoziare l\u2019accordo sul nucleare iraniano. Sono stati i colloqui a sei sulla Corea del Nord. Nel caso del Medio Oriente, c\u2019\u00e8 stata la Lega Araba. Diverse configurazioni hanno negoziato la questione di Gaza. Francia, Stati Uniti, Libano e Israele hanno esaminato la situazione in Libano. Per quanto riguarda la mediazione tra Iran e Stati Uniti, sono stati il Pakistan, il Qatar e l\u2019Oman a svolgere questo ruolo. Per quanto riguarda la guerra civile in Sudan, sono stati coinvolti gli Emirati Arabi Uniti, l\u2019Arabia Saudita, gli Stati Uniti e alcuni altri attori. Queste coalizioni si formano quindi in modo naturale. <\/p>\n\n\n\n

Se ci\u00f2 dovesse comunque accadere, prendiamo l\u2019iniziativa. Creiamo queste coalizioni di volontari prima delle crisi, o almeno durante, poich\u00e9 molto spesso la diplomazia \u00e8 semplicemente assente. Riconosco a Trump il merito di aver tentato di negoziare con i russi riguardo all\u2019Ucraina. Ma per anni non c\u2019era stato alcun dialogo. Gli eventi del 7 ottobre si sono verificati in un momento in cui non era in corso alcun vero processo di pace tra palestinesi e israeliani. Bisogna chiedersi quali problemi debbano essere risolti e chi debba sedersi al tavolo delle trattative. Creiamo queste coalizioni di volontari piuttosto che aspettare con le mani in mano che i problemi si presentino.<\/p>\n\n\n\n

In che modo questo tipo di processo potrebbe essere istituzionalizzato?<\/h3>\n\n\n\n

Si potrebbe immaginare un \u201cconcerto mondiale\u201d che riunisse attorno a un tavolo le maggiori potenze e le diverse regioni del mondo. Anzich\u00e9 scegliere un grande paese dell\u2019America Latina, come il Brasile, o un grande paese africano, si farebbe ricorso ai rappresentanti delle rispettive organizzazioni regionali. L\u2019Unione europea invierebbe un alto rappresentante che fungerebbe da organo di supervisione. Si stabilirebbe una sede fisica, situata a met\u00e0 strada tra Est e Ovest e tra Nord e Sud. Istanbul e Dubai, ad esempio. Questo gruppo avrebbe il compito di organizzare dei \u00absottogruppi di lavoro\u00bb. Uno potrebbe occuparsi dell\u2019Ucraina, un altro della questione israelo-palestinese, un altro ancora del clima e un altro dell\u2019intelligenza artificiale e della tecnologia. Si tratterebbe di coalizioni su misura che riuniscano le parti disposte a partecipare. Si riunirebbero le parti che devono esservi. \u00c8 questo il tipo di discussione di cui abbiamo bisogno e che ancora non sta avvenendo.<\/p>\n\n\n\n

Un sistema del genere non risulterebbe forse poco trasparente? <\/h3>\n\n\n\n

Credo che uno dei problemi dell\u2019ONU sia proprio il fatto che sia troppo trasparente. Il Consiglio di Sicurezza funge da tribuna per discorsi, gesti teatrali e accuse reciproche. Sarebbe utile disporre di un luogo in cui i leader potessero negoziare in modo continuativo e strategico, al riparo dagli occhi del pubblico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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