{"id":53523,"date":"2026-10-19T11:53:21","date_gmt":"2026-10-19T09:53:21","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=53523"},"modified":"2026-10-19T11:53:25","modified_gmt":"2026-10-19T09:53:25","slug":"ritratti-della-generazione-sacrificata-del-donbass","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/19\/ritratti-della-generazione-sacrificata-del-donbass\/","title":{"rendered":"Ritratti della generazione sacrificata del Donbass"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"non-subscribers-only\"><em>Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent<em>\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. 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A quella data, tuttavia, le regioni orientali del Paese uscivano da otto anni di conflitto a bassa intensit\u00e0 che aveva sconvolto la vita dei suoi abitanti,<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/02\/24\/vivre-et-survivre-dans-lukraine-occupee-le-cauchemar-du-monde-russe\/\"> a cominciare da quelli dei territori occupati<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal febbraio 2016, la fotoreporter Marion P\u00e9h\u00e9e lavora sulle conseguenze di questo conflitto sulle popolazioni civili attraverso una prospettiva inedita: il percorso di un gruppo di adolescenti di Shchastia seguiti per dieci anni al di qua e al di l\u00e0 dei confini politici, sociali e culturali. Dall\u2019occupazione di questa citt\u00e0 del Donbass da parte dell\u2019esercito russo, il gruppo, un tempo molto unito, si \u00e8 disperso tra l\u2019Ucraina, i territori occupati, la Russia e l\u2019estero: alcuni sono diventati soldati nell\u2019esercito ucraino, altri in quello russo; molti hanno perso la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver ricevuto il premio dell\u2019Unione dei Fotografi Professionisti nel 2022 ed essere stata nominata nello stesso anno per il premio \u00abCourage in Journalism\u00bb di <em>The Economist<\/em>, questo lavoro sul Donbass \u00e8 valso a Marion P\u00e9h\u00e9e la Borsa di studio Canon per le fotoreporter nel 2025. Ripercorriamo insieme a lei i drammi e i paradossi di questa generazione plasmata dalla guerra.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Come le \u00e8 venuta, inizialmente, l\u2019idea di questo primo progetto in Ucraina? Rientrava in una ricerca o in una riflessione pi\u00f9 ampia?<\/h3>\n\n\n\n<p><span class=\"lgc-highlight-text\">Marion P\u00e9h\u00e9e<\/span> Il mio arrivo a Shchastia nell\u2019aprile 2016 \u00e8 avvenuto un po\u2019 per caso. Mi trovavo in Ucraina per fare visita a un\u2019amica che lavorava all\u2019Istituto francese di Kiev. Ed \u00e8 in quel contesto che ho iniziato a interessarmi a un\u2019organizzazione, l\u2019associazione Vostok SOS, che prestava aiuto agli sfollati interni. I suoi membri svolgevano missioni nel Donbass e mi hanno proposto di accompagnarli. \u00c8 stato un problema logistico lungo il percorso a costringerci a fermarci nell\u2019oblast di Luhansk, precisamente a Shchastia \u2013 una citt\u00e0 il cui nome, ironicamente, significa \u00abfelicit\u00e0\u00bb sia in ucraino che in russo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi hanno accompagnata a casa di un professore di storia, che insegnava proprio al liceo della citt\u00e0, un luogo in cui avrei presto trascorso lunghe ore per le mie interviste. Parlando con me, ha subito accennato ai giovani della citt\u00e0 che si erano arruolati in un battaglione di volontari due anni prima, quando avevano solo quattordici anni. Quella storia mi \u00e8 sembrata incredibile e ho subito voluto saperne di pi\u00f9. A poco a poco, mi si \u00e8 imposta l\u2019idea di raccontare la loro storia attraverso la fotografia. Tuttavia, credo di aver iniziato in modo piuttosto maldestro. All\u2019epoca avevo appena concluso un master in fotografia e arte contemporanea e lavoravo al museo Jacquemart-Andr\u00e9. Non avevo quindi alcun legame con il fotogiornalismo. Mi ero ritrovata sul campo senza un progetto preciso, e tanto meno con l\u2019idea di lavorarci per i successivi dieci anni della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nel contesto di questa visita sul campo improvvisata, come si sono svolti i vostri primi incontri con i giovani?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Alla fine sono rimasta pi\u00f9 a lungo del previsto, ospitata proprio dal professore di storia in questione. Mi ha raccontato la storia della citt\u00e0, ma anche della sua stessa arrestazione da parte dei separatisti filo-russi nel 2014, seguita da una detenzione in carcere durata diversi mesi. Mi ha parlato anche delle sue due figlie, che prestavano servizio nell\u2019esercito come volontarie nel battaglione Aidar. In quel momento, non capivo esattamente cosa le avesse spinte ad arruolarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito, alcuni giovani di Shchastia mi hanno spiegato che l\u2019esercito era molto presente in quella citt\u00e0, teatro di intensi combattimenti nel 2014. Ai loro occhi, c\u2019era qualcosa di eccitante, e persino di \u00abfico\u00bb, nel frequentare i militari, nel farsi vedere al loro fianco. Questi adolescenti non erano affatto mossi da sentimenti patriottici. Per loro, l\u2019essenziale era soprattutto darsi un certo prestigio, \u00abfrequentando\u00bb le figure pi\u00f9 popolari della citt\u00e0. Uno di loro si vantava addirittura di essere salito su un carro armato quando aveva quattordici anni e di aver ricevuto caramelle e bossoli vuoti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Incuriosita da questi incontri e da queste scoperte, ho deciso di tornare a Chtchastia per un periodo pi\u00f9 lungo alcuni mesi dopo, in piena estate, per cercare di comprendere meglio le dinamiche locali. Cosa significava avere quindici o vent\u2019anni in quella citt\u00e0? Che vita si conduceva l\u00ec, quali speranze per il futuro ci si poteva permettere di nutrire?<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"left\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 mb-7 lg:mb-0\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1365\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Kharkiv, Ucraina, marzo 2026<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Sveta cammina per le strade di Kharkiv. Dietro di lei si erge l\u2019edificio dell\u2019amministrazione regionale, situato in Piazza della Libert\u00e0 e pesantemente bombardato nel marzo 2022. Tutte le finestre sono state spazzate via e i soffitti gravemente danneggiati, se non addirittura completamente distrutti in alcuni punti. \u00abNel 2014 avevo 13 anni e ho cominciato a capire che stava succedendo qualcosa quando l\u2019esercito ucraino \u00e8 arrivato in citt\u00e0 per liberare Shchastia. I bombardamenti erano molto intensi, il rumore mi ha colto di sorpresa e ho avuto molta paura. Ricordo due attacchi: il primo, mi \u00e8 sanguinato il naso per la paura; il secondo, ero sotto le coperte, i vetri sono esplosi. E il giorno dopo, l\u2019esercito ucraino \u00e8 entrato in citt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Sveta vive da sola a Kharkiv e ha due lavori: lavora come commessa in una gioielleria e gestisce un negozio online di elettronica. Ha frequentato l\u2019universit\u00e0 a Kharkiv per diventare assistente sociale. \u00abMi trovo bene qui, sono tranquilla. Amo moltissimo questa citt\u00e0: \u00e8 piacevole e pulita, la gente \u00e8 fantastica, non c\u2019\u00e8 discriminazione e ci sono molti sfollati interni\u00bb.<\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Non parlavo n\u00e9 russo n\u00e9 ucraino. Nemmeno i ragazzi della citt\u00e0 parlavano n\u00e9 inglese n\u00e9 francese. Per un\u2019altra coincidenza, sono stata aiutata da uno di loro, spuntato dal nulla, che parlava spagnolo. Me la cavavo come potevo. Vagavo per la citt\u00e0 lanciando sguardi e sorrisi a tutti i giovani nel tentativo di creare un legame. Valya \u00e8 stata una delle prime a divertirsi della mia presenza. Mi ha coinvolta nel suo gruppo di amici, dove ho conosciuto Vova e poi una serie di altri giovani. Non capivano bene cosa mi avesse portato a Shchastia \u2013 e anch\u2019io facevo fatica a spiegarlo \u2013, ma si divertivano a farsi fotografare. \u00c8 cos\u00ec che ho fatto diversi viaggi nel 2016 e nel 2017, per tornare periodicamente a trovarli.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Come percepivano le questioni scottanti dell\u2019epoca, quelle relative alla difesa del territorio e al controllo economico e politico della regione?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Difficile da dire: non parlavano n\u00e9 di Maidan n\u00e9 della Crimea. All\u2019epoca avevano tra i 16 e i 18 anni. Tutte queste questioni non erano ancora di attualit\u00e0 per loro. Molti mi dicevano addirittura che si sentivano pi\u00f9 \u00abai margini della guerra\u00bb che nel bel mezzo di essa. C\u2019era quasi qualcosa di giocoso in tutti questi eventi: una ragazza mi ha raccontato che i giovani della citt\u00e0 si divertivano a gridare ora \u00abGloria all\u2019Ucraina\u00bb, ora \u00abGloria ai separatisti\u00bb. Uno di loro ha persino cercato di strappare una bandiera ucraina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"right\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-1.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1367\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-1.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 order-first mb-7 lg:mb-0\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Chtchastia, regione di Luhansk, Ucraina, luglio 2016<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p><span style=\"font-weight: 400\">Valya, Vova, Sergej, Dasha, Kostia e Nina (da sinistra a destra) chiacchierano su una panchina. Dopo l\u2019invasione su larga scala, i giovani di Shchastia ricordano: \u00abNessuno di noi aveva davvero dei genitori, nessuno aveva soldi. Eravamo con i nonni, che non volevano lasciare la loro casa e non avevano un posto dove andare. Loro sopravvivevano nella paura. Noi invece vivevamo! [&#8230;] Giocavamo a scegliere da che parte stare! Bevevamo gridando \u201cGloria all\u2019Ucraina\u201d, \u201cGloria ai separatisti\u201d, e ridevamo. Uno di noi ha voluto strappare la bandiera ucraina e issare quella di Luhansk in pieno giorno. Erano giochi che credevamo non avessero conseguenze.\u00bb<\/span><\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Insomma, si divertivano, combinavano ogni sorta di marachelle, senza rendersi del tutto conto della portata della guerra alle loro porte. Nel 2014, alcuni ascoltavano canzoni che glorificavano la Novorossija, le Repubbliche popolari di Luhansk e Donetsk. Per loro erano semplicemente le hit del momento. Tutto ci\u00f2 sembrava loro molto lontano; vivevano la quotidianit\u00e0 con spensieratezza, come una sorta di gioco senza conseguenze, proprio come qualsiasi altro giovane della loro et\u00e0 nell\u2019Europa occidentale \u2013 con la sola differenza che si trovavano in Ucraina. Da allora le cose sono cambiate molto, quella spensieratezza \u00e8 scomparsa. All\u2019epoca, alcuni giovani erano stati pagati una manciata di grivna dai separatisti per disinnescare le trappole tese dall\u2019esercito ucraino; oggi, uno di loro presta servizio proprio in quell\u2019esercito. Va detto che molti di questi adolescenti erano lasciati a se stessi, a volte senza genitori, spesso senza aver completato gli studi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Esisteva, al contrario, un quadro istituzionale che li legasse pi\u00f9 strettamente all\u2019Ucraina?<\/h3>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 non sminuisce in alcun modo il loro attaccamento al territorio. La maggior parte di loro manifestava l\u2019intenzione di rimanere in quella citt\u00e0, che tuttavia non offriva reali prospettive. Vivere a Shchastia significava o lavorare alla centrale elettrica o arruolarsi nell\u2019esercito. Avevo la sensazione che alcuni vivessero in citt\u00e0 quasi per senso del dovere, a causa della presenza russa a pochi chilometri di distanza. C\u2019era quindi una sorta di ambiguit\u00e0, che si rifletteva anche nei loro tatuaggi con lo stemma dell\u2019Ucraina o nei loro braccialetti con i colori della bandiera ucraina. Sebbene la politicizzazione non emergesse chiaramente, poich\u00e9 si mescolava a giochi e spensieratezza, traspariva comunque in alcuni segnali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorrendo un po\u2019 di tempo nel loro liceo, ho scoperto un corso intitolato \u00abDifesa della Patria\u00bb, che consisteva essenzialmente nel montare e smontare dei kalashnikov il pi\u00f9 velocemente possibile. Sulle pareti del liceo c\u2019erano anche manifesti con il volto di Putin al centro di un bersaglio. Ma, ancora una volta, c\u2019era un divario tra il discorso che ci si aspettava da loro e il loro rapporto personale con tutte queste realt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"left\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 mb-7 lg:mb-0\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-2.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1367\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-2.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Chtchastia, regione di Luhansk, Ucraina, novembre 2016<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Ritratto di Viktor nella sua stanza del convitto del liceo Taras Shevchenko. All\u2019epoca, questo studente desiderava lasciare la citt\u00e0 per andare a vivere a Kharkiv. Oggi \u00e8 sposato e vive a Odessa, dove rimane rinchiuso in casa, temendo di essere arruolato nell\u2019esercito ucraino. \u00ab\u00c8 difficile essere un uomo di 26 anni oggi in Ucraina\u00bb.<\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dieci anni dopo, cosa vi ha spinto a riprendere questa indagine? In quali circostanze \u00e8 avvenuto questo ritorno sul campo?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>La situazione era completamente cambiata. Ovviamente, non potevo pi\u00f9 recarmi a Shchastia, ormai occupata dall\u2019esercito russo. Le questioni di sicurezza erano di tutt\u2019altra portata. Va detto che nel 2016-2017 anch\u2019io ero animata da una sorta di spensieratezza. Oggi, al di l\u00e0 persino dell\u2019incolumit\u00e0 fisica in un paese in guerra, la diffusione delle mie foto d\u2019archivio, quelle precedenti al 2022, \u00e8 diventata una fonte di rischio per alcuni giovani che risiedono ancora nei territori occupati o che vi hanno familiari e amici. Mi \u00e8 diventato impossibile raccontare certe storie, mostrare certe persone. Fino all\u2019invasione su larga scala, le cose erano molto pi\u00f9 fluide.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, quando ho riaperto questo caso pi\u00f9 di quattro anni fa, all\u2019inizio del 2022, il mio lavoro ha assunto fin da subito la forma di una vera e propria indagine. Su questo terreno che avevo esplorato in modo piuttosto improvvisato, questa volta dovevo procedere con metodo per ritrovare le tracce dei miei contatti. Il punto di partenza \u00e8 stata una ragazza, all\u2019epoca l\u2019unica presente tra i miei contatti su Instagram. Mi ha raccontato che la sua amica Valya era stata arrestata dall\u2019esercito russo. I soldati erano arrivati a Shchastia con liste di attivisti ed ex militari della citt\u00e0. Valya, che aveva fatto parte dell\u2019esercito ucraino, era stata arrestata nelle prime ore dell\u2019invasione. In seguito ho saputo che aveva trascorso dieci giorni in prigione prima di essere rilasciata, ma che alla sua liberazione era seguita una serie di nuovi arresti. Ho iniziato a raccogliere contatti grazie a questa persona, poi sui social network, per telefono, per mesi e mesi, finch\u00e9 la mia ricerca non si \u00e8 arenata. Tutti i miei contatti mi avevano fornito le informazioni di cui disponevano, ero a un punto morto. \u00c8 stato allora che ho iniziato a collaborare con una persona specializzata in OSINT, che mi ha aiutato a raccogliere numerose informazioni preziose. Ben presto ho appreso che Valya era stata uccisa dall\u2019esercito russo. Il suo corpo, martoriato, era stato ritrovato in una foresta vicino a Shchastya. \u00c8 proprio questo che ha dato senso al mio lavoro: la volont\u00e0 di sapere, di documentare questi crimini di guerra, ma anche di tramandare la storia e la memoria delle persone che ho fotografato.<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"right\"\n    data-image-width=\"smaller\">\n    <div class=\"lg:w-1\/3 lg:pl-4\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-7.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"1366\" \n                data-pswp-height=\"2048\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-7.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-2\/3 lg:pr-4 order-first mb-7 lg:mb-0\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Ucraina, maggio 2026<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Una foto di Valya, fatta prigioniera, pubblicata su un gruppo Telegram intitolato: \u00abSi riconoscono gli ucraini dalla pettinatura\u00bb. Questo gruppo di discussione diffonde quotidianamente immagini di soldati ucraini fatti prigionieri, accompagnate da contenuti di carattere umiliante. La didascalia della foto recita: \u00ab\u00c8 gratificante constatare che non sono solo i militari ucraini di sesso maschile ad aver fatto la scelta consapevole di arrendersi, ma anche le donne. La domanda rimane aperta: perch\u00e9 sono andate l\u00ec? Ciononostante, alcune di loro depongono le armi in tempo e alzano le mani. L\u2019istinto di vita prevale sull\u2019istinto di morte. N. 1748 Valentina Konstantinovna Davronova, 22 anni.\u00bb<\/p>\n<p>Dopo dieci giorni di prigionia, Valya viene rilasciata ma sottoposta a frequenti controlli. Di tanto in tanto frequenta i soldati di Shchastia. \u00c8 cos\u00ec che trascorre la serata del 13 gennaio 2023 con loro al caff\u00e8 Raduga (arcobaleno, in russo). Quella notte scompare. Il 22 febbraio 2023, sua madre riceve una telefonata da un investigatore della Federazione Russa che le comunica che Valya \u00e8 stata ritrovata nella foresta. \u00abMi ha detto di identificarla dalle foto, altrimenti non sarei riuscita a sopportarlo. Aveva il corpo dilaniato da coltellate e la testa squarciata da una granata. Indossava solo le mutandine.\u00bb<\/p>\n<p>Il 7 marzo 2025, il tribunale militare di Rostov ha riconosciuto due uomini colpevoli del suo omicidio e li ha condannati a 12 e 18 anni di carcere. Hanno presentato ricorso in appello. L\u2019indagine ha accertato che almeno altri nove militari avevano sentito e visto Valya mentre veniva torturata, senza intervenire.<\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Quali percorsi avevano intrapreso gli altri giovani che avevate incontrato qualche anno prima?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Per prima cosa ho rivisto Vova, uno dei miei primi contatti nella cerchia di Valya. Il nostro ricongiungimento \u00e8 stato particolarmente commovente. Per loro ero una figura familiare, ma anche la custode delle loro fotografie d\u2019infanzia e di giovent\u00f9, un materiale ormai ancora pi\u00f9 prezioso poich\u00e9 non esiste pi\u00f9 nulla: n\u00e9 quella citt\u00e0, n\u00e9 quella vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultima volta che avevo fotografato Vova era stato in occasione della festa per i suoi diciotto anni con gli amici. Quello stesso anno si \u00e8 arruolato nell&#8217;esercito ucraino e ha trascorso otto anni in trincea.<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 \"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"top\"\n    data-image-position=\"left\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 mb-7 lg:mb-0\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-3.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1367\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-3.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Chtchastia, regione di Luhansk, Ucraina, luglio 2016<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p><span style=\"font-weight: 400\">Vova festeggia i suoi 18 anni con gli amici. \u00abEra una bella vita: bere, fumare, fare festa. La vita libera. La mia bella vita \u00e8 finita l\u2019anno in cui ho compiuto diciotto anni\u00bb. Quella sera, una decina di amici bevono, ridono, fumano, si abbracciano, si corteggiano e si baciano.<\/span> <span style=\"font-weight: 400\">Quindici giorni dopo, Vova si \u00e8 arruolato nell\u2019esercito ed \u00e8 partito per combattere<\/span> <span style=\"font-weight: 400\">nella regione di Donetsk dopo un mese di addestramento. Nel 2025, esprime la sua frustrazione per essere stato mobilitato in quella regione, anzich\u00e9 difendere la sua citt\u00e0 e<\/span> <span style=\"font-weight: 400\">la sua regione.<\/span><\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;Nel 2023, dopo un infortunio che gli \u00e8 costato la perdita di due dita, \u00e8 diventato istruttore a Zaporizhzhia. Quando l\u2019ho rivisto nel 2022, ho ovviamente trovato una persona molto cambiata. All\u2019epoca era sposato e ho approfittato di un permesso per fotografarlo insieme alla moglie, a casa loro. La mattina seguente l\u2019ho accompagnato fino all\u2019autobus che lo riportava nel Donbass. L\u2019ho rivisto solo un anno dopo, all\u2019ospedale militare di Dnipro, ferito e distrutto: sua moglie lo aveva lasciato nel frattempo. Mi diceva: \u00abLa guerra mi ha portato via anche questo\u00bb. Era molto solo e cercava di tornare alla vita civile. Ma quel passaggio era difficile per chi era cresciuto e si era formato nelle trincee. Non riusciva pi\u00f9 a dormire nel silenzio, dopo anni passati ad addormentarsi sotto i bombardamenti.<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"right\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-4.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1365\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-4.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 order-first mb-7 lg:mb-0\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Dnipro, Ucraina, febbraio 2024<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Durante una visita dal medico per il cambio della medicazione. \u00abNessuno prestava attenzione alla mia et\u00e0. Mi dicevano: \u201cSei del Donbass? Avanti!\u201d\u00bb<\/p>\n<p>Vova guarda la sua mano ferita. Dopo otto anni trascorsi nell\u2019esercito, si ritrova solo e disorientato a Dnipro. \u00c8 cresciuto nelle trincee: una vita di guerra che, ancora oggi, rimane il suo unico punto di riferimento. Per proteggerla, per non farla preoccupare, Vova non ha mai confessato a sua madre di essersi arruolato nell\u2019esercito \u2013 n\u00e9 di essere ormai invalido. \u00abMeno si sa, meglio si dorme. Una madre non vuole immaginare suo figlio in guerra\u00bb.<\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, tra le persone che ho incontrato in Ucraina, si possono distinguere due profili: coloro che si sono arruolati nell\u2019esercito ucraino, come Vova, e coloro che temono di essere mobilitati, vivono rintanati in casa e trascorrono le giornate su Telegram a scrutare i movimenti dei reclutatori. In entrambi i casi, si trattava quindi di una realt\u00e0 dura, molto dura. Ho contattato anche alcune persone nei territori occupati, in particolare a Shchastia. Per queste ultime, la comunicazione era resa particolarmente difficile dai blocchi digitali: persino Telegram era stato interrotto. Durante i nostri primi incontri, le cose erano molto meno compartimentate. Ora, tutti sono molto cauti riguardo alle informazioni che mi trasmettono. Alcune persone mi hanno letteralmente riattaccato il telefono in faccia perch\u00e9 toccavo questioni delicate: io stesso potevo rappresentare un pericolo per loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ciononostante, alcuni osano ancora oggi esprimersi, dire quanto la vita sia diventata complicata, quanto sentano la mancanza della libert\u00e0 di cui godevano in Ucraina \u2013 a cominciare dalla libert\u00e0 di espressione \u2013 da quando vivono in questo clima di paura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"left\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 mb-7 lg:mb-0\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-5.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1367\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-5.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Chtchastia, regione di Luhansk, Ucraina, luglio 2016<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Con lo stemma dell\u2019Ucraina tatuato sul collo e un braccialetto dai colori della bandiera ucraina, Valya fa il bagno con i suoi amici in uno stagno. La ragazza avrebbe voluto restare a vivere nella sua citt\u00e0, ma \u00e8 stata uccisa dall\u2019esercito russo nel gennaio 2023. Sua madre Tetyana, che vive ancora a Shchastia, racconta: \u00abQuando si vive in condizioni molto modeste, bisogna mantenere buoni rapporti con chi ti governa. Ho avuto buoni rapporti con i russi, poi buoni rapporti con l\u2019esercito ucraino che ha riconquistato Shchastia, e infine buoni rapporti con i russi che sono tornati nel 2022.\u00bb<\/p>\n<p>Un\u2019amica di Valya racconta: \u00abL\u00ec non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 libert\u00e0 di espressione, mi sembra che questo sia uno dei motivi per cui Valya \u00e8 stata uccisa: non aveva peli sulla lingua, sapeva dire le cose con franchezza e senza dubbio ha detto cose che non avrebbe dovuto dire.\u00bb<\/p>\n<\/div>    <\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Ho anche ritrovato alcune persone che ora vivono in Russia, ad esempio una ragazza il cui fidanzato, originario di Donetsk, ha trovato lavoro l\u00ec. Ha deciso di seguirlo, ma lei stessa non lavora; passa il tempo a casa e fatica ad adattarsi al clima locale. Il punto in comune \u00e8 che tutti ricordano con nostalgia il periodo in cui li ho fotografati. Un periodo che, col senno di poi, alla luce di tutto ci\u00f2 che \u00e8 successo da allora, sembra loro tanto pi\u00f9 felice \u2013 anche se all\u2019epoca vivevano a venti chilometri dalla linea del fronte.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Questi percorsi sono quindi pi\u00f9 intrecciati dal punto di vista culturale, e persino militare, di quanto si potrebbe pensare osservando semplicemente una linea di fronte che separa due campiture di colore?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo di questo progetto era proprio quello di mettere in luce la complessit\u00e0 di questi percorsi, che a volte possono sembrare irreali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019espressione che all\u2019inizio delle mie ricerche non capivo: dato che non parlo russo, utilizzavo la traduzione automatica sul mio telefono e, ogni volta, mi appariva l\u2019espressione \u00abcambiare scarpe\u00bb, che significa \u00abcambiare radicalmente opinione o comportamento\u00bb. In francese si direbbe \u00abcambiare casacca\u00bb. Ho capito subito che molti avevano dovuto \u00abcambiare scarpe\u00bb per adattarsi, per sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso, ad esempio, a un adolescente molto filoucraino, Evgeni, che trascorreva il tempo in compagnia dei soldati e portava un piccolo distintivo con i colori dell\u2019Ucraina. Era un ragazzo molto orgoglioso, circondato da una sorta di aura, con altri giovani che gli gravitavano costantemente attorno. Eppure, nel corso delle mie ricerche, ho scoperto che si era arruolato nell\u2019esercito russo. Non riuscivo a credere che una persona cos\u00ec patriottica potesse essersi arruolata nell\u2019esercito russo. Poi ho parlato al telefono con sua madre. Non viveva a Shchastia, ma in Georgia; era convinta che suo figlio fosse stato arruolato con la forza nell\u2019esercito russo, che non vi si sarebbe mai arruolato di sua spontanea volont\u00e0. Eppure, proseguendo le mie ricerche, ho trovato il suo account TikTok e ho scoperto dei video che esaltavano la Russia e i suoi \u00abfratelli e sorelle d\u2019armi\u00bb. Insomma, un account totalmente filorusso. Alla fine ho capito che quella madre doveva essersi inventata una storia, perch\u00e9 per lei era troppo difficile affrontare la cruda realt\u00e0. Quando ho contattato la fidanzata di quel soldato a Shchastya, mi ha affermato senza mezzi termini che erano sempre stati russi, che Evgenij era russo e che nulla di tutto ci\u00f2 era sorprendente. Sono proprio questi percorsi non lineari, che raccontano la guerra in modo inaspettato, che avevo intenzione di raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, alcuni legami culturali sono stati rafforzati dalla guerra. \u00c8 noto che la questione della lingua ha assunto un significato particolare da quando la propaganda russa sostiene di voler \u00abliberare\u00bb i russofoni che il \u00abregime di Kiev\u00bb avrebbe privato della loro lingua. A questo proposito, ho parlato a lungo con un ragazzo che sono riuscita a rintracciare. Mi ha raccontato quanto segue: \u00abA Shchastia ho sempre parlato russo, senza che ci\u00f2 ponesse il minimo problema. Avevo tutto: un lavoro, una ragazza, la mia famiglia. Amavo quella citt\u00e0 pi\u00f9 di ogni altra cosa, parlavo russo e non era un problema. Un giorno sono arrivati i russi e mi hanno portato via tutto. Sono entrati in casa mia e mi hanno portato via tutto. Oggi non riesco pi\u00f9 a parlare russo. Per me \u00e8 diventato impossibile pronunciare una sola parola in quella lingua.\u00bb In effetti, molti giovani che ho incontrato hanno ripreso a parlare ucraino, anche se in et\u00e0 avanzata. Alcuni preferiscono parlare male l\u2019ucraino piuttosto che parlare russo, anche se questa padronanza incompleta li mette a disagio, o addirittura li fa vergognare.<\/p>\n\n\n\n<p>Era quindi la complessit\u00e0 di queste biografie e di questi modi di vivere la guerra che volevo mettere in luce. All\u2019inizio dell\u2019invasione, il mio ritorno sul campo era stato motivato da un senso di allarme: quella guerra mi sembrava semplicemente inconcepibile. In seguito, il progetto ha preso forma. Al di l\u00e0 delle mappe, delle cifre, delle decisioni politiche e militari, volevo raccontare questi percorsi individuali, questi ricordi e queste aspettative deluse; volevo mostrare la situazione del Donbass, l\u2019esperienza vissuta e le sensazioni di questi giovani, in tutta la loro complessit\u00e0. Proporre, insomma, una sorta di ritratto collettivo. Quello di una generazione sacrificata.<\/p>\n\n\n\n\n<div class=\"text-and-picture flex flex-col lg:flex-row my-12 lg:my-20 items-center\"\n    data-text-big=\"false\"\n    data-text-vertical-position=\"center\"\n    data-image-position=\"right\"\n    data-image-width=\"half\">\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pl-4\">\n                    <a \n                href=\"#\"\n                data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-6.jpg\" \n                class=\"gallery-item no-underline\" \n                data-pswp-width=\"2048\" \n                data-pswp-height=\"1365\"\n            >\n                <figure class=\"wp-block-image -mx-2 lg:mx-0 !my-0\">\n                    <picture>\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/unnamed-6.jpg\" alt=\"\">\n                    <\/picture>    \n                                    <\/figure>\n            <\/a>\n         \n    <\/div>\n    <div class=\"lg:w-1\/2 lg:pr-4 order-first mb-7 lg:mb-0\">\n        <p class=\"font-display text-l font-normal mt-0 mb-4 \">Bila Tserkva, regione di Kiev, Ucraina, febbraio 2026<\/p>        <div class=\"text-styled\"><p>Natalia davanti alla tomba di suo figlio Serhiy, caduto in missione a Bakhmut nel settembre 2022. Viene qui due o tre volte alla settimana, depone qualche dolcetto sulla tomba e accende una sigaretta in suo onore. \u00abQui c\u2019\u00e8 tanta calma \u2013 \u00e8 il momento in cui vengo, mi siedo e piango un po\u2019\u00bb. Serhiy si arruola nell\u2019esercito ucraino nel 2014, in seguito alla rivoluzione di Maidan, alla quale ha partecipato. Al momento dell\u2019invasione su larga scala, si \u00e8 unito a una brigata di difesa territoriale e ha trascorso diversi mesi nella sua citt\u00e0 natale, Bila Tserkva. Successivamente \u00e8 stato inviato nella parte orientale del Paese, vicino a Bakhmut, il 14 settembre 2022. 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