{"id":53519,"date":"2026-10-19T15:35:44","date_gmt":"2026-10-19T13:35:44","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=53519"},"modified":"2026-10-19T15:35:48","modified_gmt":"2026-10-19T13:35:48","slug":"lincontro-dimenticato-di-foucault-e-la-geopolitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/19\/lincontro-dimenticato-di-foucault-e-la-geopolitica\/","title":{"rendered":"L&#8217;incontro dimenticato di Foucault e la geopolitica"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Il 2026 segna il centenario della nascita di Michel Foucault, ma anche i <\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/04\/08\/herodote-entretien-giblin\/\"><em>cinquant\u2019anni dalla fondazione della rivista<\/em> H\u00e9rodote<\/a>,<em> il cui primo numero si apriva con una lunga intervista concessa dal filosofo al geografo Yves Lacoste. All\u2019epoca allieva di quest\u2019ultimo, la geografa B\u00e9atrice Giblin, attuale caporedattrice <\/em>di H\u00e9rodote<em>, assistette all\u2019unico incontro tra questi due importanti intellettuali del XX secolo. In occasione della <\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/evenements\/michel-foucault-et-la-geopolitique\/\"><em>giornata di studio su Michel Foucault e la geopolitica<\/em><\/a><em>, organizzata il 13 ottobre 2026 dall\u2019Istitut d&#8217;\u00e9tudes g\u00e9opolitiques ha ripercorso questo episodio significativo<\/em> <em>in una testimonianza di cui pubblichiamo la trascrizione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"non-subscribers-only\"><em>Scoprite <\/em>\u201cIl Grand Continent<em>\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/offre-abonnement\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Non essendo affatto un filosofo e avendo delle opere di Foucault solo una conoscenza molto limitata, avendo letto a suo tempo Le parole e le cose, L\u2019archeologia del sapere e Sorvegliare e punire, non posso che fornire la mia testimonianza personale dell\u2019incontro tra queste due personalit\u00e0, Michel Foucault e Yves Lacoste, al quale quest\u2019ultimo mi aveva chiesto di accompagnarlo. Tale incontro ha assunto la forma di un\u2019intervista, svoltasi nel novembre 1975 e pubblicata nel 1976 nel primo numero della rivista <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/04\/08\/herodote-entretien-giblin\/\">H\u00e9rodote<\/a>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei innanzitutto tornare sul contesto che ha portato a questo incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Va innanzitutto ricordata l\u2019esistenza del Centro sperimentale di Vincennes, fondato all\u2019indomani del Maggio \u201968 e dove insegnavano Lacoste e Foucault. Quest\u2019ultimo era il fondatore del dipartimento di filosofia, per il quale aveva reclutato Gilles Deleuze, Alain Badiou, \u00c9tienne Balibar, Jacques Ranci\u00e8re e Fran\u00e7ois Ch\u00e2telet.<\/p>\n\n\n\n<p>Michel Foucault ha insegnato a Vincennes solo per un anno, poich\u00e9 gi\u00e0 nel 1970 \u00e8 entrato a far parte del Coll\u00e8ge de France, un\u2019istituzione di gran lunga pi\u00f9 prestigiosa e, per di pi\u00f9, situata nel centro di Parigi. Yves Lacoste, invece, ha scelto di rimanere a Vincennes fino alla fine della sua carriera universitaria, anche dopo il trasferimento dell\u2019universit\u00e0 a Saint-Denis nel 1980.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, Lacoste e Foucault non si sono mai incontrati a Vincennes, anche se il dipartimento di filosofia era adiacente a quello di geografia e l\u2019organizzazione degli studi, ispirata al modello delle universit\u00e0 americane, favoriva gli scambi tra discipline. I contatti con il dipartimento di filosofia erano quindi agevoli. Inoltre, Lacoste nutriva un grande interesse per le questioni filosofiche, in particolare per l\u2019epistemologia delle discipline, prima fra tutte, ovviamente, la geografia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio con Fran\u00e7ois Ch\u00e2telet che ha instaurato un rapporto intellettuale e di amicizia. Ha inoltre scritto il capitolo sulla geografia nell\u2019opera La filosofia delle scienze sociali: dal 1860 ai giorni nostri, curata da Fran\u00e7ois Ch\u00e2telet e pubblicata nel 1973&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-53519' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote note-digits-1'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/19\/lincontro-dimenticato-di-foucault-e-la-geopolitica\/#easy-footnote-bottom-1-53519' title='Fran\u00e7ois Ch\u00e2telet (a cura di), &lt;em&gt;La philosophie des sciences sociales: de 1860 \u00e0 nos jours&lt;\/em&gt;, Paris, Hachette, 1973.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Interessato all\u2019epistemologia, Lacoste aveva letto<em> L\u2019archeologia del sapere<\/em>, pubblicato nel 1969, ed \u00e8 senza dubbio questo libro, pi\u00f9 che<em> Sorvegliare e punire,<\/em> ad aver suscitato in lui il desiderio di incontrare Foucault. Ritengo infatti che Lacoste fosse stato molto interessato alla sua analisi dei discorsi intesi come un insieme di regole che determinano ci\u00f2 che pu\u00f2 essere detto in un dato momento. Ebbene, studiare la storia della geografia con questo approccio si rivel\u00f2 fecondo. I discorsi della geografia universitaria, instauratasi alla fine del XIX secolo, erano proprio un insieme di regole che determinavano ci\u00f2 che poteva essere detto in un dato momento. Tra le regole della geografia universitaria, ad esempio, figurava l\u2019esclusione della sfera politica. Si trattava quindi di una vera e propria rottura con la geografia che l\u2019aveva preceduta e che, sin dalle sue origini, si era dimostrata utile e persino indispensabile per gli attori politici ed economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro elemento di contesto che spiega questa richiesta di intervista: il ruolo del marxismo nelle analisi delle scienze umane. Lacoste era interessato alla visione di Foucault sulla scarsit\u00e0 dei riferimenti allo spazio nei testi di Marx rispetto ai molteplici riferimenti al tempo. Non che Lacoste fosse un marxista sfegatato, ma, avendo riflettuto sul sottosviluppo \u2013 che secondo lui era ben lungi dal poter essere spiegato esclusivamente con un\u2019analisi marxista, come faceva la maggior parte degli economisti \u2013 desiderava conoscere il parere di un filosofo come Foucault sulle ragioni della scarsa rilevanza dello spazio nei testi marxisti, che potesse spiegare i limiti delle analisi degli economisti.<\/p>\n\n\n\n<p>A quanto ricordo, fu grazie a Fran\u00e7ois Ch\u00e2telet che Lacoste riusc\u00ec a ottenere un appuntamento con Michel Foucault. L\u2019incontro ebbe luogo a casa del filosofo, in rue de Vaugirard. Io l\u2019ho accompagnata, colpita dall\u2019idea di assistere a questo incontro tra due grandi intellettuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi torna in mente quella stanza molto allungata, stretta e lunga, luminosa, piuttosto fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inizio dell\u2019intervista fu piuttosto difficile; evidentemente Foucault si chiedeva cosa volesse da lui Lacoste, dato che la geografia non era mai stata chiaramente tra i suoi interessi. Senza dubbio, come chiunque altro, ne aveva l\u2019immagine classica di una disciplina scolastica priva di grande interesse. Tuttavia, da uomo cortese, Foucault ascoltava gentilmente, con un pizzico di noia. Di fronte a lui Lacoste, sicuro della pertinenza delle sue domande, non si lasciava scoraggiare dal distaccato interesse del filosofo. Fin dall\u2019inizio gli chiese perch\u00e9 nei suoi lavori non si interessasse alla geografia, al punto che, anche quando gli capitava molto raramente di farvi riferimento, la classificava tra le scienze naturali, separando cos\u00ec ci\u00f2 che costituisce il fondamento stesso della geografia, vale a dire l\u2019associazione, in un ragionamento, delle scienze naturali e delle scienze umane. E gli chiede: quale posto potrebbe avere la geografia nella sua archeologia del sapere?<\/p>\n\n\n\n<p>Foucault risponde che questa domanda, posta in questi termini, non lo interessa. Non ha affatto intenzione di dedicarsi all\u2019archeologia di tutte le scienze, ma vuole \u00abscrivere una storia che abbia un senso, un\u2019utilit\u00e0, un\u2019efficacia politica\u00bb e che \u00absi possa fare correttamente solo a condizione di essere in qualche modo legati alle lotte che si svolgono in questo ambito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco pi\u00f9 avanti nell\u2019intervista afferma anche: \u00ab\u00c8 perfettamente possibile non parlare di qualcosa semplicemente perch\u00e9 non la si conosce\u00bb, a dimostrazione della sua scarsa conoscenza della geografia o del suo disinteresse per essa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lacoste torna alla carica dicendogli che il disinteresse dei filosofi per la geografia deriva forse dal fatto che in essa non si percepiscono linee di forza, tensioni, punti di scontro, a differenza di quanto Foucault aveva percepito in psichiatria, il che lo aveva portato a trarne la genealogia. Risposta vivace di Foucault: \u00abNon chiedetemi di fare il vostro lavoro sull\u2019archeologia della geografia. (&#8230;) Spetta a voi, che siete direttamente coinvolti in ci\u00f2 che accade in geografia, che vi trovate di fronte a tutti questi scontri di potere che passano attraverso la geografia; spetta a voi affrontarli, dotarvi degli strumenti che vi consentano di combattere su quel fronte. Se uno o due \u201ctrucchi\u201d (approcci o metodi) che ho potuto utilizzare in psichiatria, nel diritto penale, nella storia naturale possono esservi utili, ne sono lieto.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Lacoste non molla e torna sull\u2019importanza del fattore tempo nei suoi lavori e sulla sua rigorosa attenzione alla periodizzazione, mentre per quanto riguarda le localizzazioni la situazione \u00e8 ben diversa: regna l\u2019incertezza, gli spazi citati non sono giustificati n\u00e9 precisati. Lacoste parla di una spazializzazione incerta in Foucault. In realt\u00e0, Lacoste \u00e8 molto interessato al metodo foucaultiano della periodizzazione, che ritiene possa essere applicato allo spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOgni periodizzazione individua nella storia un determinato livello di eventi e, viceversa, ogni strato di eventi richiede una propria periodizzazione, poich\u00e9 a seconda del livello che si sceglie, si dovranno delimitare periodizzazioni diverse, e a seconda della periodizzazione che ci si d\u00e0, si raggiungeranno livelli diversi. Si giunge cos\u00ec alla complessa metodologia della discontinuit\u00e0\u00bb. Lacoste spiega quindi a Foucault che occorre concepire e costruire una metodologia della discontinuit\u00e0 in relazione allo spazio e alle scale spaziali, con lo stesso rigore applicato alla periodizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Foucault giustifica questa spazializzazione incerta affermando che essa si spiega con il fatto che si tratta del lavoro di un solo uomo e che, per una spazializzazione pi\u00f9 precisa, sarebbe necessario un lavoro collettivo; tuttavia, mi sembra che non sia questo ci\u00f2 che gli interessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lacoste prosegue sul tema della spazializzazione, questa volta sottolineando l\u2019abbondanza di metafore spaziali: posizione, spostamento, luogo, campo e persino quella delle metafore geografiche: territorio, dominio, suolo, orizzonte, arcipelago, geopolitica (citata per la prima volta in<em> H\u00e9rodote<\/em>), regione, paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento, almeno nei miei ricordi, Foucault si anima.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBeh, torniamo un attimo su queste metafore geografiche\u00bb, e le passa in rassegna per dire che non sono propriamente geografiche, se non per quanto riguarda l\u2019\u201carcipelago carcerario\u201d, che fa riferimento all\u2019arcipelago del Gulag di Sol\u017eenicyn;<\/p>\n\n\n\n<p>E si rivolge a Lacoste: \u00ab\u00c8 proprio sicuro che io prenda in prestito questi concetti dalla geografia e non da ci\u00f2 da cui la geografia li ha a sua volta presi in prestito?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lacoste precisa che queste metafore spaziali sono tanto geografiche quanto strategiche, poich\u00e9 la geografia si \u00e8 sviluppata all\u2019ombra dell\u2019esercito. E la classica intervista con domande e risposte cambia cos\u00ec natura e diventa un vero e proprio scambio.<\/p>\n\n\n\n<p>Foucault osserva: \u00abMi sono state rimproverate abbastanza spesso queste ossessioni spaziali, e in effetti mi hanno ossessionato. Ma, attraverso di esse, credo di aver scoperto ci\u00f2 che in fondo stavo cercando: i rapporti che possono esistere tra potere e sapere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDecifrare le trasformazioni del discorso attraverso metafore spaziali e strategiche permette di cogliere con precisione i punti in cui i discorsi si trasformano, all\u2019interno, attraverso e a partire dai rapporti di potere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si delinea un avvicinamento tra il pensiero di Foucault e quello di Lacoste.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 infatti in quel momento che la riflessione su Sorvegliare e punire si concentra sull\u2019apparato statale e sulla diffusione dei micropoteri, una rete di apparati dispersi, poich\u00e9 il potere non \u00e8 localizzato esclusivamente nell\u2019apparato statale, ma nel suo esercizio si spinge ben oltre, passando attraverso canali pi\u00f9 sottili ed \u00e8 anche \u00abmolto pi\u00f9 ambiguo, poich\u00e9 ognuno \u00e8, in fondo, titolare di un certo potere\u00bb, ci\u00f2 che Elis\u00e9e Reclus aveva definito come la gerarchia dei poteri che si esercita e si riversa dal pi\u00f9 dominante fino ai pi\u00f9 dominati; Lacoste cita poi la conclusione di Sorvegliare e punire<em>,<\/em> in cui Foucault parla della \u00abgeopolitica immaginaria\u00bb della citt\u00e0 carceraria.<\/p>\n\n\n\n<p>A dirla francamente, non sono sicura che n\u00e9 Lacoste n\u00e9 Foucault avessero all\u2019epoca un\u2019idea precisa di ci\u00f2 che intendevano con il termine \u201cgeopolitica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, per analogia con gli esempi del sapere psichiatrico che racchiudeva in s\u00e9 la chiusura del manicomio, del sapere disciplinare che portava in s\u00e9 il modello della prigione, della medicina di Bichat, portatrice delle mura dell\u2019ospedale, e dell\u2019economia politica, portatrice delle mura della fabbrica, Lacoste si chiede, tanto per scherzo quanto a titolo di ipotesi, se il sapere geografico non racchiuda in s\u00e9 il cerchio del confine, sia esso nazionale, dipartimentale o cantonale: \u00abAlle figure di reclusione del pazzo, del delinquente, del malato, del proletario, non si dovrebbe forse aggiungere quella del cittadino-soldato? Lo spazio della reclusione sarebbe allora infinitamente pi\u00f9 vasto e meno ermetico.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 davvero allettante\u00bb, disse allora Foucault, aggiungendo: \u00abE secondo lei, sarebbe l\u2019uomo delle nazionalit\u00e0? Perch\u00e9 questo discorso geografico che giustifica i confini \u00e8 il discorso del nazionalismo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito si concentra poi sulle tre tecniche individuate da Foucault: la misurazione presso i Greci, l\u2019indagine nel Medioevo, l\u2019esame nel XVIII secolo e su come queste tre tecniche si siano influenzate a vicenda e, soprattutto, su come l\u2019indagine e l\u2019esame si siano intrecciati e abbiano interferito tra loro, mentre le scienze naturali e quelle umane hanno cos\u00ec intrecciato i propri concetti, metodi e risultati per giungere a questa conclusione di Foucault: \u00abCredo che nella geografia si possa trovare un ottimo esempio di disciplina che utilizza sistematicamente l\u2019indagine, la misurazione e l\u2019esame\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono d\u2019accordo sull\u2019importanza delle informazioni raccolte da viaggiatori, mercanti, esploratori, geografi e strateghi, veri e propri agenti di intelligence al servizio delle istituzioni di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine dell\u2019intervista, Lacoste torna sull\u2019assenza di polemiche in geografia, che egli attribuisce alla scarsa influenza di Marx sui geografi, affermando che non esiste una geografia marxista, poich\u00e9 i geografi che si richiamano al marxismo si orientano in realt\u00e0 verso l\u2019economia o la sociologia e privilegiano le scale planetaria e media. Privilegiando il fattore tempo negli scritti economici, come Il Capitale, la spazializzazione \u00e8 stata senza dubbio trascurata. Entrambi concordano tuttavia nel ritenere che vi siano interi capitoli dell\u2019opera di Marx che denotano una sensibilit\u00e0 spaziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere questa testimonianza, citer\u00f2 la parte finale di questo scambio, in cui Michel Foucault esprime tutto il beneficio che ha tratto dal dialogo con Yves Lacoste: \u00abMi \u00e8 piaciuto molto questo colloquio con lei, perch\u00e9 ho cambiato idea tra l\u2019inizio e la fine. \u00c8 vero che all\u2019inizio credevo che lei rivendicasse il ruolo della geografia come fanno i professori che protestano quando viene loro proposta una riforma dell\u2019insegnamento: \u00abAvete ridotto le ore di scienze naturali o di musica&#8230;\u00bb Allora mi sono detto: \u00abSono gentili a volere che gli si faccia la loro archeologia, ma dopotutto, che se la facciano da soli.\u00bb Non avevo affatto colto il senso della sua obiezione. Mi rendo conto che i problemi che lei solleva riguardo alla geografia sono essenziali per me. Tra una serie di elementi che ho messo in relazione, c\u2019era la geografia, che costituiva il supporto, la condizione di possibilit\u00e0 del passaggio dall\u2019uno all\u2019altro. Ho lasciato alcune cose in sospeso o ho stabilito collegamenti arbitrari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 vado avanti, pi\u00f9 mi sembra che la formazione dei discorsi e la genealogia del sapere debbano essere analizzate non a partire dai tipi di coscienza, dalle modalit\u00e0 di percezione o dalle forme ideologiche, ma dalle tattiche e dalle strategie di potere. Tattiche e strategie che si dispiegano attraverso insediamenti, distribuzioni, suddivisioni, controlli territoriali, organizzazioni di ambiti che potrebbero benissimo costituire una sorta di geopolitica, attraverso la quale le mie riflessioni si congiungerebbero ai vostri metodi. C\u2019\u00e8 un tema che vorrei approfondire nei prossimi anni: l\u2019esercito come matrice di organizzazione e di sapere \u2014 la necessit\u00e0 di studiare la fortezza, la \u00abcampagna\u00bb, il \u00abmovimento\u00bb, la colonia, il territorio. La geografia deve sicuramente essere al centro di ci\u00f2 di cui mi occupo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Foucault parla proprio di geografia e non di geopolitica; \u00e8 utile tenerlo presente quando si riflette su una situazione geopolitica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La testimonianza inedita su quel giorno del 1975 in cui Yves Lacoste spinse l\u2019autore di <em>Le<\/em> <em>parole e le cose<\/em> a ripensare i legami tra spazio e potere<\/p>\n","protected":false},"author":61106,"featured_media":53469,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"_yoast_wpseo_estimated-reading-time-minutes":13,"_lgc_tts_voice":"","_lgc_tts_publish":false,"_lgc_tts_history_item_id":"","_lgc_tts_generated_at":"","_lgc_tts_status":"","_lgc_tts_error":"","footnotes":""},"categories":[2090],"tags":[],"staff":[2408],"editorial_format":[2348],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-53519","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-geopolitica","staff-beatrice-giblin","editorial_format-prospettive","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":"default","_thumbnail_id":53469,"excerpt":"La testimonianza inedita su quel giorno del 1975 in cui Yves Lacoste spinse l\u2019autore di <em>Le<\/em> <em>parole e le cose<\/em> a ripensare i legami tra spazio e potere","display_date":"","new_abstract":true},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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