{"id":53180,"date":"2026-10-14T10:13:26","date_gmt":"2026-10-14T08:13:26","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=53180"},"modified":"2026-10-14T10:13:29","modified_gmt":"2026-10-14T08:13:29","slug":"la-lingua-francese-nellera-dellautomazione-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/14\/la-lingua-francese-nellera-dellautomazione-totale\/","title":{"rendered":"La lingua francese nell\u2019era dell\u2019automazione totale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"non-subscribers-only\"><em>Scopri <\/em>Il Grand Continent<em>. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/offre-abonnement\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Il fatto che la lingua francese si sia diffusa nel mondo e che, al giorno d\u2019oggi, sia parlata da centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta non \u00e8 la conseguenza di un evento decisivo e unico, ma di una serie di complessi mutamenti che non sono stati solo opera del principe. \u00c8 importante ricordarlo perch\u00e9, nella mitologia francese, si ritiene infatti che tutto derivi dal principe e dalla sua volont\u00e0. A tal proposito, chi dice \u00abprincipe\u00bb dice \u00abeditto\u00bb, \u00abordinanza\u00bb \u2013 l\u2019Ordinanza di Villers-Cotter\u00eats firmata nel 1539 da Francesco I.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Modificare il racconto&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 desiderava riformare l\u2019ordinamento giuridico e notarile del proprio regno, Francesco I eman\u00f2 una legge che ridefiniva le rispettive competenze dei tribunali reali ed ecclesiastici. Essa impone ai notai di registrare tutte le nascite e i decessi su tutto il territorio del regno e garantisce agli imputati il diritto di rispondere personalmente alle accuse durante il processo. Per il resto, l\u2019ordinanza impone che tutte le sentenze, le condanne, i contratti, i testamenti e gli altri atti giuridici siano redatti in una lingua francese cos\u00ec chiara, cos\u00ec precisa e cos\u00ec priva di ambiguit\u00e0 e incertezze, da rendere d\u2019ora in poi superflua qualsiasi necessit\u00e0 di interpretazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se si considera questa ordinanza come la prova della capacit\u00e0 del monarca di imporre la propria lingua al popolo, e che Francesco I abbia aperto la strada all\u2019eliminazione dei dialetti regionali, Villers-Cotter\u00eats non spiega tuttavia necessariamente come il francese sia riuscito ad affermarsi oltre i confini del regno. Obbligare i propri sudditi a cambiare lingua \u00e8 una cosa. Diffondere quella lingua fino ai confini della terra \u00e8 un\u2019altra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Uno sforzo del genere richiede ben pi\u00f9 che re e imperatori, o persino soldati. Da sole, n\u00e9 la forza delle armi n\u00e9 la volont\u00e0 del sovrano bastano ad ampliare i confini di una lingua. \u00c8 stato necessario che, a un certo punto, semplici portatori della loro lingua (marinai, poeti, artigiani, scrittori, studiosi, commercianti, insegnanti e missionari) lasciassero il proprio paese natale, si stabilissero altrove, in modo temporaneo o definitivo, e diffondessero la lingua attraverso interazioni di ogni genere con terre e popoli lontani. La mobilit\u00e0 delle persone \u00e8 quindi una condizione necessaria per la migrazione delle lingue, per la loro diffusione e persino per la loro globalizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa migrazione pu\u00f2 assumere diverse forme. Ha assunto, ad esempio, quella della conquista coloniale. Per noi, infatti, tutto ha inizio con l\u2019occupazione militare di territori lontani, la sottomissione dei popoli sconfitti, l\u2019appropriazione delle terre e la loro riorganizzazione al servizio degli interessi metropolitani, il controllo ideologico attraverso la scolarizzazione o l\u2019evangelizzazione dei pagani e cos\u00ec via. Ci\u00f2 spiega in parte perch\u00e9 il dibattito sul passato e sul futuro del francese in Africa rimanga dominato da considerazioni ideologiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo una visione relativamente lineare, ogni conquista ottenuta da questa lingua in Africa comporterebbe automaticamente perdite equivalenti per le lingue autoctone. Del resto, per molti il francese \u00e8 ancora percepito come una delle cause principali dell\u2019alienazione africana. La Francofonia, dal canto suo, non sarebbe altro che uno strumento di depauperamento intellettuale grazie al quale la \u00abFran\u00e7afrique\u00bb continuerebbe a esercitare la sua nefasta influenza sui cuori e sulle menti, con l\u2019obiettivo di saccheggiare pi\u00f9 efficacemente le risorse del continente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 giunto il momento di rivedere questa narrazione, non per mettere in discussione la realt\u00e0 dei rapporti asimmetrici tra l\u2019Africa e le potenze mondiali, ma per rendere meglio conto della complessit\u00e0 dei processi di creativit\u00e0 culturale in una situazione di dominio. Innanzitutto, proprio come l\u2019inglese, l\u2019arabo o il portoghese, il francese in tutte le sue varianti \u00e8 diventato una lingua, se non africana, almeno <em>dell\u2019Africa<\/em>. Probabilmente non ci sar\u00e0 modo di tornare indietro. Infatti, a contatto con il continente, la lingua francese si \u00e8 dimostrata, proprio come le lingue autoctone, flessibile, adattabile e malleabile, aperta a ogni sorta di fusione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 degli indubbi effetti dell\u2019imposizione, gli africani non si sono limitati ad adattarsi alla lingua francese. L\u2019hanno, per cos\u00ec dire, <em>conquistata<\/em>. Ne hanno valutato il potenziale. Alcuni hanno visto in essa una misura del proprio valore e del proprio potere. Ecco perch\u00e9 l\u2019hanno <em>adottata<\/em>. Ma adottare significa partecipare a ci\u00f2 che si adotta. Si \u00e8 cos\u00ec passati da un rapporto esclusivamente coloniale, caratterizzato dall\u2019esercizio della forza bruta, a un rapporto di altro tipo, certamente ambivalente e paradossale, ma di cui non si pu\u00f2 negare la capacit\u00e0 generativa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, sebbene l\u2019irruzione del francese nello spazio linguistico africano sia avvenuta in modo invasivo, essa non ha comportato la scomparsa sistematica delle lingue locali. Lungi dal limitarne le potenzialit\u00e0, questo processo ha portato al loro arricchimento, cos\u00ec come a quello, concomitante, della lingua francese. \u00c8 nata cos\u00ec una nuova ecologia delle lingue, cos\u00ec come nuove norme e nuovi modi di utilizzo e di funzionamento delle lingue, da entrambe le parti. Lungi dall\u2019essere un gioco a somma zero, la commistione linguistica iniziata con la colonizzazione prosegue con rinnovato vigore. Grazie alla forza e alla resilienza delle lingue autoctone, la creolizzazione \u2013 pi\u00f9 che il multilinguismo \u2013 \u00e8 il nostro futuro. Essa si nutre di tre fattori che ci costringono a considerare il nostro rapporto con il francese e le sue istituzioni sotto una nuova luce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le nuove infrastrutture della lingua&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 il perfezionamento delle tecnologie di intelligenza artificiale, favorito dalla crescente potenza degli strumenti di calcolo e dall\u2019esistenza di immense banche dati. Questo progetto di automazione integrale dell\u2019esistenza attraverso l\u2019elaborazione algoritmica di grandi quantit\u00e0 di dati \u00e8 portato avanti da alcune grandi aziende.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il francese, in tutte le sue varianti, \u00e8 diventato una lingua, se non propriamente africana, almeno una <em>lingua dell\u2019Africa<\/em>.<\/p><cite>Achille Mbembe<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Queste mirano in particolare a sostituire le organizzazioni e le istituzioni sociali con oggetti connessi, servizi e applicazioni digitali. Questo \u00e8 uno dei motivi per cui le trasformazioni tecnologiche dell\u2019ultimo quarto del XX secolo e dell\u2019inizio del XXI secolo hanno rivoluzionato il mondo del lavoro, ma anche i rapporti tra esseri umani e macchine, la produzione di conoscenze e saperi, in breve, l\u2019insieme delle attivit\u00e0 attraverso le quali gli esseri umani esprimono il proprio essere-nel-mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le lingue stesse non sono state certo risparmiate da questi cambiamenti. Ad esempio, sono stati registrati notevoli progressi nell\u2019elaborazione automatica delle lingue. Si pensi in particolare agli strumenti di traduzione automatica neurale o di deep learning destinati al grande pubblico e disponibili gratuitamente, come Google Translate o DeepL.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, le possibilit\u00e0 di utilizzo dell\u2019IA nell\u2019insegnamento e nell\u2019apprendimento delle lingue si sono moltiplicate. Ci\u00f2 vale per i settori dell\u2019espressione orale, della scrittura e della lettura. Il ricorso ai <em>chatbot <\/em>\u00e8 sempre pi\u00f9 frequente. In qualit\u00e0 di tutor personale, ChatGPT fornisce un feedback immediato sui testi scritti, aiuta a correggere gli errori e suggerisce spunti di scrittura. I sistemi di valutazione automatica, i cosiddetti sistemi di tutoraggio intelligente, i robot conversazionali, gli \u00abambienti virtuali intelligenti\u00bb e l\u2019informatica affettiva (<em>affective computing<\/em>) contribuiscono ormai tutti all\u2019evoluzione delle principali lingue e influenzano le modalit\u00e0 di costituzione del capitale cognitivo e linguistico su scala globale. L\u2019integrazione dell\u2019intelligenza artificiale generativa nell\u2019insegnamento e nell\u2019apprendimento delle lingue non si limita a trasformare i metodi di apprendimento e di insegnamento. Ha un impatto diretto sull\u2019acquisizione delle competenze linguistiche e sulla lingua stessa \u2013 il vocabolario, la sintassi, la grammatica, la pronuncia, il concetto stesso di testo e di letteratura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per valutare appieno le conseguenze di questi cambiamenti, occorre ricordare che le lingue non sono solo strumenti di comunicazione. Esse sfuggono, a priori, a qualsiasi definizione matematico-informatica e a qualsiasi codifica definitiva in un programma. In verit\u00e0, la lingua \u00e8 ci\u00f2 attraverso cui, spiegando le proprie ali, l\u2019essere umano si lancia verso il vasto mondo, lo abbraccia e, cos\u00ec facendo, si mantiene in vita. Condividere con gli altri la stessa lingua significa, per l\u2019essere umano, diventare parte di un<em> paese comune <\/em>\u2013<em> <\/em>il paese del vivente \u2013 e di una citt\u00e0 comune, la <em>citt\u00e0 linguistica<\/em>. Grazie alla lingua, ci\u00f2 che ciascuno produce sia nel reale che nell\u2019immaginario alimenta la produzione degli altri e rende possibile una vita comune perch\u00e9 aperta alla condivisione dei significati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni lingua \u00e8, in definitiva, una produzione <em>intellettiva, <\/em>ci\u00f2 attraverso cui l\u2019intelligenza prende forma e si diffonde. \u00c8 in questo senso che essa non \u00e8 solo un\u2019attivit\u00e0, ma una modalit\u00e0 di donazione e di partecipazione. Poich\u00e9 \u00e8 un bene pubblico e simbolo per eccellenza della condivisione e del vivere in comune, deve sfuggire ai giochi dello scambio monetario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Automazione e mercificazione&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019ecologia generale delle lingue sta quindi subendo una trasformazione irreversibile su scala mondiale. Una delle caratteristiche principali della nostra epoca \u00e8 infatti la nascita di un mercato globale delle industrie linguistiche. Queste ultime sono sempre pi\u00f9 dominate non dagli Stati o dalle grandi istituzioni pubbliche e culturali, ma dalle grandi imprese. La lingua \u00e8 sempre meno un indicatore di identit\u00e0 o uno strumento di influenza e di sovranit\u00e0 politica e, sempre pi\u00f9, una materia prima di cui il capitalismo delle piattaforme, nella sua dinamica di espansione illimitata, ha ben compreso la dimensione commerciale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Condividere con gli altri la stessa lingua significa, per l\u2019individuo, diventare parte di un<em> paese comune <\/em>\u2013<em> <\/em>il paese dei viventi \u2013 e di una citt\u00e0 comune, la <em>citt\u00e0 linguistica<\/em>.<\/p><cite>Achille Mbembe<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019adozione, da parte delle grandi aziende, di strategie di sfruttamento volte a trasformare le lingue in merci come tutte le altre si spiega innanzitutto con la volont\u00e0 di appropriarsi degli immensi capitali cognitivi dell\u2019umanit\u00e0. Del resto, non \u00e8 da escludere che il mercato delle tecnologie di elaborazione linguistica si trasformi, nel medio termine, in un oligopolio dominato dalle grandi aziende americane e cinesi, la cui priorit\u00e0 \u00e8 estendere il proprio controllo sulle interazioni umane online.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo, a questo proposito, l\u2019esempio degli assistenti personali intelligenti. Nel 2020, Cortana, un assistente virtuale sviluppato da Microsoft e progettato per fornire supporto vocale su vari dispositivi (computer Windows, smartphone e altoparlanti intelligenti), era disponibile in sette lingue, tra cui spiccava l\u2019inglese. Era stato implementato per l\u2019elaborazione del linguaggio naturale e l\u2019apprendimento automatico, con l\u2019obiettivo di comprendere un\u2019enorme quantit\u00e0 di dati linguistici (sia parlati che scritti) e di rispondere ai comandi degli utenti. Per interpretare i comandi vocali, Cortana utilizzava algoritmi avanzati. Si avvaleva dei servizi <em>cloud <\/em>di Microsoft per elaborare le informazioni e fornire consigli personalizzati. Si trattava, in sostanza, di codificare i messaggi e formalizzare il linguaggio al servizio dell\u2019informatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante sottolineare che, sebbene l\u2019inglese fosse la sua lingua principale, Cortana non faceva alcuna distinzione tra le varianti australiana, britannica, americana, indiana, nigeriana o giamaicana dell\u2019inglese, n\u00e9 tra le varianti messicana, argentina o spagnola dello spagnolo. Allo stesso tempo, le impostazioni di Siri su un computer Mac offrivano opzioni diverse. Erano disponibili 41 lingue, tra cui nove varianti dell\u2019inglese, quattro varianti del cinese, ma una sola variante dell\u2019arabo, mentre gli standard ISO ne contano pi\u00f9 di 30. Il passaggio alle reti neurali, avvenuto negli anni 2010, aveva gi\u00e0 reso possibile l\u2019integrazione di una maggiore complessit\u00e0 nell\u2019elaborazione e nell\u2019apprendimento automatico delle lingue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi questi strumenti dispongono di capacit\u00e0 di gran lunga superiori. Per cogliere meglio il significato di un discorso, sono in grado di integrare contemporaneamente la parola e i gesti. \u00c8 in atto un\u2019accelerazione dell\u2019ibridazione tra sistemi di apprendimento e sistemi simbolici. La diffusione di tali dispositivi rende possibile una maggiore circolazione delle lingue online.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A sua volta, ci\u00f2 crea, <em>di fatto<\/em>, un plurilinguismo senza precedenti. Ma se una maggiore efficienza nell\u2019elaborazione automatica delle lingue consente, certamente, di diffondere pi\u00f9 contenuti in pi\u00f9 lingue, non equivale alla poliglottia. La poliglottia non presuppone forse livelli di competenza e gradi di comprensibilit\u00e0 reciproca tra le diverse lingue e le loro rispettive varianti? Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo non \u00e8 altro che la creazione di lingue non artificiali, ma <em>compresse <\/em>e definite soprattutto da indicatori di quantit\u00e0, visibilit\u00e0 e accessibilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con sede prevalentemente negli Stati Uniti, i principali produttori di software utilizzano in via prioritaria l\u2019inglese americano e solo in un secondo momento altre lingue corrispondenti a mercati in espansione. Le loro strategie derivano da un complesso intreccio di logiche distinte: l\u2019identificazione dei mercati, la disponibilit\u00e0 dei dati, il livello di conoscenza linguistica dei decisori, i costi legati all\u2019aggiunta di una nuova lingua, ecc. Esse dipendono anche dalle rappresentazioni culturali e dagli stereotipi storici, compresi quelli razzisti e sessisti. All\u2019interno di una data lingua, le tecnologie di elaborazione automatica del linguaggio possono quindi limitare la diversit\u00e0 linguistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il continuo aumento del numero di lingue presenti online va di pari passo con la crescita esponenziale della domanda di traduzione automatica. Nel 2019, il mercato mondiale della traduzione era stimato a 46,9 miliardi di dollari. Si prevedeva una crescita del 19% tra il 2020 e il 2024. Il boom della domanda di traduzioni alimenta, a sua volta, la richiesta di strumenti di elaborazione automatica delle lingue efficaci ed economici. \u00c8 possibile, del resto, che la traduzione, nel senso in cui viene intesa nelle strategie linguistiche delle grandi aziende, si limiti a fornire un accesso pi\u00f9 agevole ai contenuti nella propria lingua madre e che, paradossalmente, costituisca quindi un motivo in meno per imparare davvero altre lingue. Se cos\u00ec fosse, la diversit\u00e0 linguistica sul web non sarebbe altro che una copertura del monolinguismo e non un autentico multilinguismo. D\u2019altra parte, il tipo di plurilinguismo promosso dalle grandi aziende non riflette necessariamente la realt\u00e0 linguistica offline. Quest\u2019ultima \u00e8 infatti caratterizzata da ambienti essenzialmente monolingui, anche se, qua e l\u00e0, l\u2019uso dell\u2019inglese \u00e8 molto diffuso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La traduzione rapida da numerose coppie linguistiche \u00e8 in grado di aumentare, <em>di fatto, <\/em>il plurilinguismo su scala globale. Non \u00e8 tuttavia certo che ci\u00f2 garantisca la diversit\u00e0 linguistica, e tanto meno il multilinguismo. Infatti, da un punto di vista tecnico e cognitivo, la logica stessa della traduzione automatica neurale si basa su una doppia frattura. Innanzitutto, l\u2019IA \u00e8 innanzitutto una tecnica di compressione delle informazioni e la progettazione dei suoi strumenti e dei loro utilizzi \u00e8 vincolata da imperativi economici. \u00c8 inoltre vincolata da limiti epistemologici e cognitivi \u2013 limiti del corpus di addestramento stesso, in termini di utilizzo di ricorrenze, categorie e tassonomie, nonch\u00e9 dall\u2019esistenza di pregiudizi di ogni tipo. C\u2019\u00e8 poi il fatto che, codificando il linguaggio sotto forma di rappresentazioni matematiche, l\u2019IA cerca in realt\u00e0 di affrancarsi dai vincoli delle lingue naturali. Tuttavia, la funzione linguistica \u00e8 tutt\u2019altro che equivalente alla funzione statistica cos\u00ec come si manifesta in particolare negli algoritmi. Ne consegue quindi un fenomeno di perdita \u2013 o addirittura di desimbolizzazione \u2013 che sarebbe pericoloso ignorare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le fonti di significato e di simboli necessarie alla vita democratica e alla sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0 sono racchiuse nelle lingue umane.<\/p><cite>Achille Mbembe<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine, occorre chiedersi se il multilinguismo e la diversit\u00e0 linguistica siano arricchiti o impoveriti dall\u2019elaborazione automatica delle lingue. In altre parole, quali sono gli effetti degli strumenti di elaborazione automatica delle lingue sul panorama mondiale delle lingue online? Per rispondere a questa domanda, occorre prendere in considerazione i diversi aspetti dell\u2019ecosistema tecnico ed economico delle industrie linguistiche: le tecniche impiegate, gli indicatori di prestazione, l\u2019interazione tra uomo e macchina, gli ultimi sviluppi del mercato, ecc. Prendiamo il caso degli indicatori di prestazione. Oggi, la valutazione della traduzione automatica neurale si basa su indicatori che privilegiano criteri non linguistici, come il tasso di coinvolgimento degli utenti o il tempo che questi trascorrono su una determinata pagina o interfaccia. Anzich\u00e9 rendere il testo di partenza il pi\u00f9 fedelmente possibile nella lingua di destinazione, si cerca piuttosto di massimizzare il numero di clic. Nell\u2019attuale contesto tecnologico, la comprensione reciproca \u00e8 certamente arricchita dalla traduzione automatica, ma quest\u2019ultima non \u00e8 concepita per rendere conto degli elementi intraducibili, di tutte le sfumature e delle specificit\u00e0 di una determinata comunit\u00e0 linguistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Non facciamo alle lingue ci\u00f2 che abbiamo fatto alla natura<\/h2>\n\n\n\n<p>Alla luce delle considerazioni che precedono, si possono trarre tre conclusioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre oggi tutto tende a passare attraverso le macchine informatiche in un pianeta ormai popolato da dispositivi mobili, la funzione linguistica \u00e8, pi\u00f9 che in passato, esternalizzata. Non esistono pi\u00f9 n\u00e9 sintassi, n\u00e9 grammatica, n\u00e9 dizionari che non si basino sulle tecnologie. La natura della lingua e il suo ruolo all\u2019interno della cultura e nell\u2019ambito della creazione simbolica ne risultano profondamente trasformati. Dobbiamo quindi concepire la lingua francese e la Francofonia non pi\u00f9 come semplici \u00abstrumenti di influenza\u00bb, ma davvero nei termini di una <em>citt\u00e0 linguistica <\/em>aperta, migrante ed ecumenica, e alla luce del progetto di risimbolizzazione del mondo, senza il quale non esiste una democrazia sostanziale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A tal fine, dobbiamo sviluppare i livelli di competenza linguistica sia nella lingua francese che nelle lingue madri, poich\u00e9 sia la lingua francese che le lingue madri potrebbero risentire dell\u2019onnipresenza delle tecnologie linguistiche che semplificano e standardizzano sia la creazione in generale che l\u2019espressione simbolica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, le lingue non sono merci e sono ben pi\u00f9 che semplici vettori di comunicazione. Sono una forma di dono. In questo senso, fanno parte di un\u2019economia generale, quella dei beni comuni, al pari dell\u2019aria, dell\u2019acqua, della biosfera, delle risorse o degli <em>strumenti del vivente<\/em>. \u00c8 per questo motivo che non si deve lasciare a una manciata di attori economici dominanti il compito di operare (senza alcuna responsabilit\u00e0) alla diffusione su larga scala delle tecnologie di elaborazione automatica delle lingue. Nello spirito dei beni comuni, le piattaforme, le istituzioni educative, culturali e giuridiche e le comunit\u00e0 di utenti devono essere, tutte insieme, parti in causa nel dibattito sul ruolo e sulle conseguenze dell\u2019elaborazione automatica del linguaggio nelle nostre societ\u00e0 nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, esiste uno stretto legame tra la crisi ecologica, la crisi di senso e il processo, attualmente in corso, di prosciugamento e impoverimento delle lingue. Le riserve di senso e di simboli necessarie alla vita democratica e alla sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0 sono custodite nelle lingue umane. Non possiamo trasferire al campo delle lingue il tipo di rapporto che abbiamo instaurato con la natura \u2013 un rapporto caratterizzato dalla volont\u00e0 di strumentalizzare tutte le forme di vita sulla Terra, oltre che da una fede cieca nel meccanismo di mercato. Inserire le lingue umane nel campo del valore economico e del soluzionismo tecnologico, senza freni e in una forma astratta e disincarnata, porter\u00e0, prima o poi, alla loro estinzione e alla scomparsa degli habitat simbolici senza i quali \u00e8 impossibile risimbolizzare la democrazia e scrivere il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il francese nell&#8217;era dell&#8217;automazione 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