{"id":52997,"date":"2026-10-12T10:15:28","date_gmt":"2026-10-12T08:15:28","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=52997"},"modified":"2026-10-12T10:15:32","modified_gmt":"2026-10-12T08:15:32","slug":"xi-jinping-e-il-problema-del-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/12\/xi-jinping-e-il-problema-del-cielo\/","title":{"rendered":"Xi Jinping e il problema del Cielo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"non-subscribers-only\"><em>Scopr<\/em>i Il Grand Continent<em>. Idee e analisi che non si troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/offre-abonnement\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Dall\u2019inizio del XXI secolo, una parola vecchia di tre millenni, dimenticata dal lessico repubblicano e poi comunista, sta tornando nei dibattiti intellettuali della Repubblica Popolare Cinese e affiora persino nella terminologia ufficiale: <em>tianxia<\/em>, \u00abci\u00f2 che \u00e8 sotto il Cielo\u00bb. Un tempo indicava lo spazio terrestre sottoposto alla legge del Cielo attraverso il suo unico rappresentante, il sovrano che regnava dal centro del mondo. Reinterpretato con un opportunismo che tollera le incoerenze, il \u00abTutto sotto il Cielo\u00bb dell\u2019antica monarchia degli Zhou serve oggi a esprimere ci\u00f2 che la Cina pensa di s\u00e9 stessa, dell\u2019Occidente e dell\u2019ordine mondiale che auspica. Dietro questo nuovo universalismo si cela una convinzione quasi altrettanto antica: l\u2019unit\u00e0 sarebbe l\u2019unica condizione per l\u2019ordine, la pace e il potere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dal \u201cTutto sotto il cielo\u201d alla nazione, e viceversa<\/h2>\n\n\n\n<p>Dalla monarchia dell\u2019et\u00e0 del bronzo alla caduta dell\u2019impero nel 1911, <em>il termine tianxia<\/em> ha indicato un territorio dai confini indefiniti, sul quale si esercitava l\u2019autorit\u00e0 rituale e morale del sovrano. Il <em>tianxia<\/em> \u00e8 ci\u00f2 che una dinastia \u00abottiene\u00bb o \u00abperde\u00bb secondo il mandato celeste (<em>tianming<\/em>), dottrina elaborata dai capi della dinastia Zhou per legittimare la loro vittoria sul popolo Shang intorno al 1045 a.C.: il Cielo affida il mandato a un uomo virtuoso e lo revoca ai suoi discendenti qualora questi dovessero rendersi indegni. Le regioni situate al di fuori dello spazio in cui si irradia la virt\u00f9 del sovrano gli rinnovano la loro fedelt\u00e0 attraverso il tributo. Il termine racchiude quindi sia una cosmologia morale sia un ideale di sottomissione universale.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine della dinastia Qing, all\u2019inizio del secolo scorso, questa costruzione ideologica si scontr\u00f2 con le cannoniere e i trattati iniqui. Liang Qichao (1873-1929) e i riformatori della sua generazione rimproverano ai loro predecessori di aver vissuto in un mondo immaginario ormai superato: a forza di credersi il centro del mondo civilizzato, i cinesi hanno ignorato la legge darwiniana della concorrenza tra Stati-nazione. \u00c8 quindi urgente inventare ci\u00f2 che manca al Paese: un nome, dei confini, una lingua nazionale, un\u2019etnia maggioritaria, una storia continua e un antenato fondatore, l\u2019Imperatore Giallo. Lo storico americano Joseph Levenson ha sintetizzato la storia intellettuale della Cina moderna con questo passaggio dal <em>tianxia<\/em> al <em>guojia<\/em>, lo Stato-nazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una ventina d\u2019anni, la tendenza si sta invertendo. Diventata uno Stato-nazione prospero e potente, la Cina sta riabilitando il passato imperiale contro cui si era costruita. Occorre tuttavia sfumare questo rifiuto: la Repubblica Popolare aveva respinto il regime, definito \u00abfeudale\u00bb, pur conservando scrupolosamente i territori dei Qing. L\u2019erede dei confini imperiali ne sta ora recuperando la retorica. Si fanno sentire tre voci: il discorso ufficiale, che usa <em>il termine tianxia<\/em> quasi esclusivamente nelle citazioni classiche e gli preferisce la \u00abcomunit\u00e0 di destino per l\u2019umanit\u00e0\u00bb; i filosofi e i giuristi, che fanno del <em>tianxia<\/em> un sistema; infine, i loro oppositori, anch\u2019essi appartenenti al mondo accademico. Questi teorici sono ben pi\u00f9 che semplici propagandisti, e le loro critiche all\u2019Occidente sono spesso fondate, senza per\u00f2 che dimostrino per questo la fattibilit\u00e0 del proprio progetto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il numero del buon governo<\/h2>\n\n\n\n<p>Basta un solo tratto orizzontale per scrivere il numero pi\u00f9 imperioso: l\u2019Uno, la realt\u00e0 primaria, la totalit\u00e0 in germe. Durante il periodo dei Regni Combattenti (V-III secolo a.C.), esso diventa l\u2019unico punto di riferimento di un mondo impegnato in una guerra totale. Il re Xiang di Liang chiede a Mencio come il mondo potr\u00e0 trovare il proprio equilibrio; \u00abAttraverso l\u2019unit\u00e0\u00bb, risponde il filosofo seguace di Confucio. E chi potr\u00e0 unificarlo? \u00abColui che non prova piacere nell\u2019uccidere. \u00bb La seconda risposta fu senza dubbio ascoltata meno della prima. Le scuole rivali non discutono pi\u00f9 del fine, ma solo dei mezzi: le armi o la virt\u00f9. Il fallimento dell\u2019ordine multipolare delle Cronache di Primavera e Autunno, con le sue alleanze, i suoi giuramenti, i suoi ostaggi e i suoi egemoni, li ha convinti che la pace sarebbe stata possibile solo attraverso l\u2019assorbimento di tutti i regni sotto il dominio di uno solo. Le Cronache <em>di<\/em> <em>Primavera e Autunno del signor L\u00fc<\/em>, compilate alla vigilia dell\u2019unificazione imperiale, formulano la declinazione del principio: un esercito ha bisogno di un (unico) generale e un paese di un (solo) principe \u2014 il mondo del Figlio del Cielo \u2014, poich\u00e9 l\u2019unit\u00e0 produce ordine e la dualit\u00e0 genera solo caos.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-18.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1200\"\n        data-pswp-height=\"843\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-18-330x232.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-18-690x485.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-18.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-18-125x88.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Certo, nessuno diffider\u00e0 a priori di un elogio dell\u2019unit\u00e0, dell\u2019armonia o della grande Concordia. La difficolt\u00e0 sorge quando l\u2019ideale si insedia in istituzioni segnate da duemila anni di ideologia imperiale e, successivamente, da un regime repressivo. I letterati hanno discusso sul modo migliore di governare l\u2019impero, e Huang Zongxi (1610-1695) ha potuto denunciare l\u2019imperatore che trattava il mondo come un suo bene personale; ma queste controversie rimanevano interne alla monarchia. Tra l\u2019Uno e il caos, la via di mezzo era esclusa. \u00c8 proprio questo spazio intermedio che la modernit\u00e0 politica occidentale si \u00e8 sforzata di inventare con il pluralismo e l\u2019equilibrio dei poteri.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il piano di volo verso una \u00abnuova era\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p>Il testo che conferisce alla narrazione contemporanea la sua forma canonica \u00e8 la relazione presentata da Xi Jinping al 19\u00b0 Congresso del Partito, nell\u2019ottobre 2017. In esso si legge una teleologia in tre fasi: precipitata nelle disgrazie a partire dalla guerra dell\u2019oppio, la nazione cinese si \u00e8 risollevata, poi si \u00e8 arricchita, per diventare infine potente. Il rapporto attribuisce queste tappe esclusivamente al Partito; i suoi commentatori vi leggeranno i nomi di Mao, Deng e Xi. La Cina si sta ormai avvicinando al centro della scena mondiale e offre ai paesi che vogliono svilupparsi senza perdere la propria indipendenza un\u2019\u00abopzione completamente nuova\u00bb, una \u00absaggezza cinese\u00bb e una \u00absoluzione cinese\u00bb. A met\u00e0 del secolo, sar\u00e0 una potenza socialista moderna, \u00abprospera, potente, democratica, civilizzata, armoniosa e bella\u00bb: il terzo aggettivo non \u00e8 certo il meno audace.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tono autoritario si cristallizza in una formula presa in prestito da Mao: \u00abPartito, governo, esercito, popolo, studi; est, ovest, sud, nord, centro: il Partito dirige tutto. \u00bb Nel cinese comune, i cinque punti cardinali significano semplicemente \u00abovunque\u00bb. Ma l\u2019orecchio abituato allo spirito letterario vi intuisce ancora un cosmogramma, uno di quegli antichi schemi in cui il mondo si ordina attorno a un centro. Laddove un tempo sedeva il Figlio del Cielo, ora siede il Partito. Il rapporto del Congresso declina poi l\u2019unit\u00e0 a tutti i livelli. Le etnie sono chiamate a stringersi \u00abcome i semi di un melograno\u00bb e le religioni a \u00abcinesizzarsi\u00bb. Riguardo a Taiwan, a nessuno sar\u00e0 consentito, in nessun momento e in nessuna forma, di staccare la minima porzione di territorio. All\u2019esterno, la Cina promette di non cercare mai l\u2019egemonia e di costruire una \u00abcomunit\u00e0 di destino per l\u2019umanit\u00e0\u00bb. Nella sua conclusione, il rapporto cita il <em>Libro dei Riti<\/em>: \u00abQuando prevale la Grande Via, ci\u00f2 che \u00e8 sotto il Cielo appartiene a tutti\u00bb. Il rapporto si conclude con il richiamo ai 9,6 milioni di chilometri quadrati del territorio nazionale: il mondo che appartiene a tutti ha comunque i confini indiscutibili della Repubblica Popolare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un mondo senza esterno<\/h2>\n\n\n\n<p>Il pi\u00f9 abile tra coloro che hanno contribuito a innestare l\u2019ordine celeste nello Stato moderno \u00e8 il filosofo Zhao Tingyang, nato nel 1961, il cui <em>*Il sistema del Tutto-sotto-il-Cielo*<\/em> (pubblicato per la prima volta nel 2005) ha conferito al dibattito la sua forma filosofica. Zhao non fa parte dell\u2019apparato, ma le sue tesi si sposano cos\u00ec bene con le ambizioni del regime che quest\u2019ultimo non ha quasi avuto bisogno di commissionarle. La sua diagnosi \u00e8 quella di un mondo rimasto vicino allo stato di natura hobbesiano, in cui gli Stati coesistono nell\u2019anarchia. A ci\u00f2 egli contrappone un ordine \u00absenza fuori\u00bb (<em>wuwai<\/em>), all\u2019interno del quale nessuna nazione potrebbe pi\u00f9 far ricadere sulle altre il costo delle proprie azioni, dove ciascuno cercherebbe di ridurre l\u2019ostilit\u00e0 prima di aumentare il proprio guadagno, e dove nessuno progredirebbe senza che tutti progrediscano con lui. L\u2019Occidente, ai suoi occhi, ha conosciuto solo una politica del nemico, dalla divisione cristiana tra fedeli e pagani allo \u00abscontro di civilt\u00e0\u00bb, e un imperialismo diventato, con l\u2019egemonia americana, \u00abglobalizzato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema risiede nella rilettura della storia che Zhao si permette di fare. La fede nella \u00abgrande unificazione\u00bb (<em>da yitong<\/em>) non basta, secondo lui, a spiegare la longevit\u00e0 dell\u2019unit\u00e0 cinese; occorre una dinamica oggettiva, che egli individua in un \u00abmodello del vortice\u00bb. I popoli delle periferie sarebbero stati attratti verso la pianura centrale come verso l\u2019oggetto di una competizione, e i mongoli o i manci\u00f9, conquistando la Cina, non avrebbero fatto altro che entrare nel gioco. Il racconto trasforma l\u2019espansione in attrazione e lascia gli eserciti fuori dal quadro. Zhao vieta inoltre di applicare alla storia cinese il concetto di imperialismo, che riserva all\u2019Occidente. Se l\u2019Occidente ha imperi, la Cina ha solo vortici.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-11-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1200\"\n        data-pswp-height=\"650\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-11-1-330x179.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-11-1-690x374.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-11-1.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/wang-wusheng-biography-landscape-photographer-11-1-125x68.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Zhao si difende tuttavia dall\u2019accusa di favorire l\u2019uniformit\u00e0. Egli invoca la distinzione, che l\u2019antico testo del <em>Commentario di Zuo<\/em> attribuisce al grande ministro Yanzi, tra l\u2019armonia (<em>he<\/em>), che concilia elementi diversi, e la conformit\u00e0 (<em>tong<\/em>), che riduce tutto all\u2019uniformit\u00e0. Anche se la cronaca di corte a cui fa riferimento in realt\u00e0 affermava altro, egli ricava da questa polarit\u00e0 l\u2019imperativo di proteggere la diversit\u00e0 delle culture. Rimane il mandato celeste. Zhao cita il <em>Libro dei Documenti,<\/em> secondo cui il Cielo vede attraverso gli occhi del popolo. Resta per\u00f2 da capire come il popolo si esprima. Zhao risponde con una \u00abdemocrazia intelligente\u00bb tratta dallo stesso classico: su cinque voti, il re, i ministri e il popolo ne hanno ciascuno uno, mentre gli ultimi due, un tempo riservati alla divinazione, spetterebbero oggi alla scienza. Se queste due voci sapienti si oppongono a una decisione, se ne rinuncia, anche se il re, i ministri e il popolo la approvano all\u2019unanimit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Variazioni sull&#8217;Uno<\/h2>\n\n\n\n<p>Altri autori si adoperano, con ancora maggiore zelo, per riconciliare ci\u00f2 che la storia cinese ha contrapposto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel 2005, Gan Yang invitava a \u00abriunire le tre discendenze legittime\u00bb (<em>tong san tong<\/em>): quelle di Confucio, di Mao e di Deng. Egli prende in prestito questa formula da Dong Zhongshu, che la applicava durante la dinastia Han alle prime tre dinastie. Il filosofo Chen Lai aggiunge a queste sintesi una metafisica dell\u2019Uno: nella sua <em>Ontologia del ren<\/em> (2014), la virt\u00f9 confuciana dell\u2019umanit\u00e0 fa di tutti gli esseri un unico corpo. Il giurista Jiang Shigong, professore all\u2019Universit\u00e0 di Pechino, fornisce l\u2019interpretazione pi\u00f9 vicina alla versione ufficiale in un articolo del 2018 che commenta, a volte in modo un po\u2019 forzato e scolastico, il rapporto del 19\u00b0 Congresso. Il leader, il Partito e le masse formano in esso un unico soggetto, \u00aborganico e unificato\u00bb, e il comunismo non \u00e8 pi\u00f9 una societ\u00e0 da realizzare quaggi\u00f9, ma una fede e un valore spirituale. Jiang attribuisce all\u2019ambizione globale del Partito due radici \u2014 la tradizione confuciana del <em>tianxia<\/em> e la fede comunista nella liberazione dell\u2019umanit\u00e0 \u2014 e gli assegna la missione di estendere la civilt\u00e0 cinese a parti sempre pi\u00f9 ampie del mondo. I due universalismi che si credevano rivali, quello dei letterati e quello dei rivoluzionari, si fondono nell\u2019era di Xi Jinping.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le obiezioni dall&#8217;interno<\/h2>\n\n\n\n<p>Questo entusiasmo per il <em>tianxia<\/em> \u00e8 ben lungi dal trovare consenso unanime in Cina. Nel 2015, il prestigioso storico Ge Zhaoguang, dell\u2019Universit\u00e0 di Fudan, ha pubblicato sulla rivista taiwanese <em>Sixiang<\/em> una critica senza mezzi termini dell\u2019\u00abimmaginario del <em>tianxia<\/em> \u00bb. L\u2019antico <em>tianxia<\/em>, ricorda, si \u00e8 sempre basato su tre distinzioni: tra l\u2019interno e l\u2019esterno, tra i cinesi e i barbari, tra chi comanda e chi obbedisce. Le dinastie Han e Tang lo ampliarono con una serie di spedizioni, e fu dopo aver schiacciato i Turchi orientali, nel 630, che all\u2019imperatore Taizong dei Tang fu conferito dai capi delle steppe il titolo di \u00abKhan celeste\u00bb. Quanto al brano del <em>Libro dei Riti<\/em> citato nel rapporto del 19\u00b0 Congresso, appartiene alle fantasticherie dei letterati, e l\u2019idea di un mondo in cui \u00abvicini e lontani, grandi e piccoli formano un tutt\u2019uno\u00bb \u00e8 un\u2019idea, ricorda Ge, che non ha mai preso corpo nell\u2019ortodossia imperiale. Ge vede in queste teorie il frutto dell\u2019ascesa cinese e di un curioso trasferimento: le critiche occidentali all\u2019imperialismo, da Said a Hardt e Negri, hanno alimentato in Cina un nazionalismo che preannuncia, dopo il secolo americano, quello del <em>tianxia<\/em>. Si chiede se il <em>tianxia<\/em> non diventer\u00e0 un nazionalismo mascherato da internazionalismo, e pone la domanda che i suoi promotori eludono: chi sar\u00e0 il capo di questa grande famiglia, chi ne stabilir\u00e0 le regole, chi amministrer\u00e0 la giustizia? In mancanza di una risposta, il <em>tianxia<\/em> torner\u00e0 a essere un impero, qualunque nome gli si dia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso anno, lo storico liberale Xu Jilin cerca di salvare il concetto dai suoi sostenitori. Il suo <em>\u00abtianxia<\/em> 2.0\u00bb conserva l\u2019universalismo dell\u2019antico ma ne elimina il centro e la gerarchia: si basa sull\u2019uguaglianza sovrana degli Stati e sul riconoscimento reciproco, poich\u00e9, in un\u2019epoca secolare, nessun popolo pu\u00f2 pi\u00f9 affermare di essere investito del mandato celeste. Un universalismo che rifiuta l\u2019eurocentrismo deve rinunciare anche al sinocentrismo. Si pu\u00f2 muovere contro di esso la stessa critica che E. H. Carr rivolgeva agli utopisti del periodo tra le due guerre: dare per scontata un\u2019armonia di interessi che la politica di potere smentisce ogni giorno. Sul piano interno, la sua proposta ha tuttavia una reale incisivit\u00e0. Constando che la ritrovata grandezza non attira le minoranze verso il centro, egli propone di estendere il principio \u00abun paese, due sistemi\u00bb alle regioni autonome di confine. Ma egli prende apertamente a modello gli imperi, che tolleravano le usanze delle periferie purch\u00e9 queste riconoscessero l\u2019autorit\u00e0 del centro. Il suo <em>tianxia<\/em> \u00e8 decentrato verso l\u2019esterno e centrato verso l\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;Occidente nello specchio cinese<\/h2>\n\n\n\n<p>Le critiche mosse dalla Cina all\u2019Occidente contengono una buona dose di verit\u00e0. Gli Stati Uniti non offrono alcuna leadership credibile in materia di clima, non hanno adottato alcuna politica all&#8217;altezza delle disuguaglianze di cui soffre la loro popolazione, il predominio del capitale sulla politica alimenta un populismo che minaccia la democrazia, e l&#8217;ordine liberale nato nel 1945 non \u00e8 mai sembrato cos\u00ec fragile. La Cina pu\u00f2 vantare una tradizione che afferma il primato della politica sul capitale e massicci investimenti nelle tecnologie verdi, anche se rimane di gran lunga il primo emettitore mondiale di gas serra. L\u2019Europa, che per lungo tempo ha creduto che la crescita in Cina avrebbe dato vita a una classe media e che la classe media avrebbe portato alla democrazia, si \u00e8 sbagliata su un programma che tuttavia non \u00e8 mai mancato di coerenza n\u00e9 di chiarezza. Ma le democrazie occidentali in crisi non dimostrano la buona salute di un paese governato da un partito unico. Un capitalismo di Stato autoritario di successo offrirebbe ai regimi autoritari, piuttosto che una saggezza millenaria, un modello dotato di strumenti di sorveglianza e repressione senza precedenti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La dottrina e la pratica<\/h2>\n\n\n\n<p>Quella coesistenza armoniosa che Pechino non \u00e8 riuscita a garantire alle proprie periferie \u2013 in Tibet e nello Xinjiang, sottoposti ad assimilazione forzata, e a Hong Kong, riportata nel 2020 sotto la sua diretta autorit\u00e0 \u2013 i teorici del <em>tianxia<\/em> la propongono a tutti i paesi del mondo. In un mondo che appartiene a tutti, qualcuno deve definire ci\u00f2 che \u00e8 comune. Zhao affida l\u2019ultima parola a studiosi di cui non rivela chi li nomini n\u00e9 su quali basi; Jiang Shigong \u00e8 pi\u00f9 schietto con la sua premessa di principio: il capo, il Partito e le masse sono una cosa sola. La celebrazione della grande Unit\u00e0 \u00e8 oggi monumentale: unit\u00e0 tra passato e presente, tra confucianesimo e marxismo, tra Stato e Partito, tra Partito e popolo, tra classi ed etnie. Il regime che la predica manca tuttavia di unit\u00e0 su un punto: tra l\u2019irenismo delle intenzioni manifestate al mondo e il rigore di un potere che non tollera alcuna divergenza, la dualit\u00e0 rimane evidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nuova interpretazione del <em>tianxia<\/em> e dell&#x27;impero 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