{"id":52845,"date":"2026-10-11T09:00:00","date_gmt":"2026-10-11T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=52845"},"modified":"2026-10-09T18:01:31","modified_gmt":"2026-10-09T16:01:31","slug":"la-difesa-europea-di-fronte-al-complesso-burocratico-industriale-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/11\/la-difesa-europea-di-fronte-al-complesso-burocratico-industriale-nazionale\/","title":{"rendered":"La difesa europea di fronte al complesso burocratico-industriale nazionale"},"content":{"rendered":"\n
Le Grand Continent e il CEPR<\/em> <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> lanciano un nuovo progetto: elaborare proposte concrete per l\u2019Europa del 2050. Per seguire questa iniziativa europea e ricevere tutti i nostri contenuti, abbonati alla rivista<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n Dal 2020, l\u2019Europa ha subito ripetuti colpi: innanzitutto da una pandemia che ha chiuso le frontiere da un giorno all\u2019altro, poi dall\u2019interruzione delle catene di approvvigionamento, successivamente da una crisi energetica che ha messo in luce il costo della dipendenza strategica e, infine, dal ritorno della guerra sul continente. <\/p>\n\n\n\n Queste vulnerabilit\u00e0 si manifestano ormai in un contesto internazionale apertamente ostile. Le nuove relazioni internazionali sono caratterizzate dall\u2019affermazione di potenze oligarchiche<\/a>, autoritarie e illiberali, raggruppate attorno alle sfere d\u2019influenza statunitense, cinese e russa, e che convergono nell\u2019attacco contro ci\u00f2 che l\u2019Unione incarna <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Quest\u2019ultima subisce, oltre alla minaccia russa, una strategia statunitense che oggi consiste ora nel mettere in discussione la NATO, ora nell\u2019utilizzarla come leva in una sorta di ricatto in materia di sicurezza. Recentemente, gli Stati Uniti hanno cos\u00ec posto come criterio la \u00ablealt\u00e0 ideologica\u00bb dei membri della NATO nei confronti delle politiche di Trump, nell\u2019ambito della rivalutazione in corso del dispiegamento delle truppe americane di stanza in Europa<\/a>. In realt\u00e0, non si tratta semplicemente di un \u00abtest di lealt\u00e0\u00bb, ma di ci\u00f2 che \u00e8 opportuno definire un \u00abtest di sovranit\u00e0\u00bb. La situazione critica di vulnerabilit\u00e0 e isolamento in cui versa l\u2019Unione porta tuttavia a un chiarimento degli obiettivi, che si osserva nel linguaggio, con una convergenza del discorso delle \u00e9lite: il termine \u00abindipendenza\u00bb \u00e8 stato recentemente utilizzato da personalit\u00e0 cos\u00ec diverse come il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. \u00c8 nel campo della difesa che questo cambiamento si manifesta in modo pi\u00f9 concreto.\u00a0<\/p>\n\n\n\n Pertanto, dal 2022, gli Stati europei hanno aumentato le proprie spese militari di oltre il 45%, l\u2019industria della difesa ha notevolmente potenziato le proprie capacit\u00e0 produttive e all\u2019Unione \u00e8 stato conferito il ruolo di \u00abfacilitatore strategico\u00bb. La Commissione europea ha creato diversi strumenti di bilancio \u2014 ASAP, EDIRPA, SAFE, EDIP, AGILE \u2014 per sostenere gli appalti e l\u2019industria della difesa. I capi di Stato e di governo sono riusciti, nonostante le loro divergenze politiche, a mantenere l\u2019unit\u00e0 in seno al Consiglio, attraverso il sostegno all\u2019Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia.<\/p>\n\n\n\n Ma il blocco burocratico-industriale nazionale frena e indebolisce questo programma. Una decisione politica pu\u00f2 essere presa a livello europeo, ma deve poi tradursi in bilanci nazionali, procedure amministrative, contratti di approvvigionamento militare, scelte industriali, ed \u00e8 proprio in quel momento che riemergono i riflessi nazionali. Questa situazione \u00e8 dovuta a un paradosso: l\u2019agenda politica del riarmo europeo e le risorse mobilitate per rispondere alle attuali questioni geoeconomiche si inseriscono in un contesto di guerra, ma la loro attuazione a livello nazionale non \u00e8 stata adeguata e continua a funzionare secondo prassi in gran parte ereditate dal periodo di pace. Eppure, \u00e8 proprio dall\u2019attuazione di questa agenda che dipende il futuro strategico del continente. Se gli attori politici non riusciranno a superare questo ostacolo amministrativo nazionale, \u00e8 improbabile che gli Stati europei riescano a \u00abessere pronti\u00bb gi\u00e0 nel 2030, ovvero a disporre di capacit\u00e0 militari e industriali sufficienti per dissuadere la Russia dall\u2019agire.<\/p>\n\n\n\n La guerra in Ucraina ha trasformato le priorit\u00e0 strategiche degli Stati europei: ha \u201ceuropeizzato\u201d la minaccia russa e ha spostato gli investimenti di bilancio \u2014 e quindi politici \u2014 verso la difesa. Tuttavia, la portata dei cambiamenti a livello di agenda, decisioni e strumenti non \u00e8 stata accompagnata da un cambiamento equivalente nella loro attuazione a livello nazionale. Tre caratteristiche istituzionali precedenti al 2022 continuano a plasmare il riarmo dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n Nonostante l\u2019obiettivo di rafforzare il ruolo strategico dell\u2019Europa all\u2019interno dell\u2019Alleanza Atlantica, quasi un euro su due destinato agli acquisti nel settore della difesa va ancora a beneficio di fornitori extraeuropei, di cui circa un terzo sono statunitensi <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n In realt\u00e0, per molti Stati, la garanzia di sicurezza offerta dalla NATO continua a tradursi in un accesso alle capacit\u00e0 e alle attrezzature statunitensi, sia che si tratti di sistemi ad alta intensit\u00e0 che di funzioni di supporto critiche. Questa dipendenza transatlantica \u00e8 stata rafforzata dall\u2019iniziativa PURL (elenco delle esigenze prioritarie dell\u2019Ucraina) concordata tra la NATO e gli Stati Uniti nel luglio 2025 <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Questa situazione crea una tensione strutturale: l\u2019Europa cerca di affermare la propria credibilit\u00e0 strategica nei confronti degli Stati Uniti, esternalizzando al contempo una parte significativa del proprio impegno in materia di difesa all\u2019industria della difesa statunitense.<\/p>\n\n\n\n Il riarmo \u2014 inteso in questo contesto come l\u2019aumento dei bilanci della difesa \u2014 continua ad essere gestito in gran parte a livello nazionale, secondo priorit\u00e0 interne ancora poco coordinate.<\/p>\n\n\n\n Si assiste cos\u00ec a un riarmo degli Stati europei in Europa, ma in parte a scapito della cooperazione europea, in sostanza a un \u00abriarmo degli Stati contro l\u2019Europa\u00bb <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ci\u00f2 si traduce in un\u2019intensificazione della concorrenza tra le industrie nazionali, in una duplicazione dei programmi e in persistenti lacune in materia di interoperabilit\u00e0. Gli esempi non mancano, anche negli ultimi mesi, dopo oltre quattro anni di guerra su larga scala. Le divergenze industriali tra Dassault Aviation e Airbus nel segmento degli aerei del programma di armamento SCAF sono preoccupanti. Inoltre, il programma Eurodrone non ha ancora raggiunto la fase in cui si possa affermare che sia \u00abtoo big to fail<\/em>\u00bb. Per di pi\u00f9, nel marzo 2026 la Germania ha annunciato il proprio ritiro dal progetto europeo di rete satellitare Iris\u00b2.<\/p>\n\n\n\n Queste dinamiche sono rafforzate da una tendenza strutturale a privilegiare i ritorni industriali nazionali a scapito dell\u2019efficienza collettiva, che potrebbe accentuarsi ulteriormente in un contesto politico pi\u00f9 frammentato, con lo svolgimento delle elezioni in Spagna, in Francia, in Italia e in Polonia entro la fine del 2027.<\/p>\n\n\n\n In questo contesto, il livello europeo rimane di fatto secondario <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Meno del 20% delle attrezzature di difesa in Europa viene acquisito nell\u2019ambito di cooperazioni tra Stati, una percentuale che non ha subito variazioni significative dall\u2019inizio della guerra in Ucraina. Pertanto, sebbene la cooperazione sia ampiamente riconosciuta come necessaria per raggiungere obiettivi quali la prontezza operativa, la credibilit\u00e0 strategica o una maggiore autonomia, essa rimane marginale.<\/p>\n\n\n\n Nel loro insieme, questi elementi portano a una chiara conclusione: l\u2019Europa dispone di una base industriale della difesa in crescita, ma non \u00e8 ancora organizzata in modo da garantire un\u2019efficacia collettiva alla scala richiesta. <\/p>\n\n\n\n Questa situazione pu\u00f2 essere analizzata come una forma di \u00abarcipelizzazione\u00bb del riarmo in Europa: un insieme di attori che condividono interessi e obiettivi comuni, ma che agiscono in modo ampiamente autonomo, senza un coordinamento sufficiente a produrre effetti collettivi sulla scala necessaria. Non si tratta quindi solo di aumentare le capacit\u00e0, ma di ricreare forme organizzate di interdipendenza tra questi diversi poli nazionali.<\/p>\n\n\n\n Pertanto, la questione fondamentale riguarda l\u2019attuazione: perch\u00e9 il livello nazionale continua a prevalere, proprio quando l\u2019interesse collettivo richiederebbe il contrario?<\/p>\n\n\n\n Per quanto riguarda i meccanismi di bilancio, di mercato, amministrativi e umani, \u00e8 sempre il livello sbagliato ad avere la meglio.<\/p>\n\n\n\n Il primo meccanismo \u00e8 di natura di bilancio e funge da freno piuttosto che da incentivo alla cooperazione: se non viene corretto, \u00e8 probabile che la spesa per la difesa continui a essere gestita a livello nazionale anzich\u00e9 in modo collettivo, con tutte le inefficienze strategiche, operative ed economiche che ci\u00f2 comporta <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Man mano che i bilanci nazionali della difesa aumentano, ogni Stato si convince sempre pi\u00f9 di poter agire, acquistare e produrre da solo, e di poter migliorare la propria posizione indebolendo gli altri piuttosto che rafforzandoli: una logica a somma zero in cui l\u2019aumento delle spese nazionali ostacola, anzich\u00e9 incoraggiare, il coordinamento europeo.<\/p>\n\n\n\n Tuttavia, nemmeno il bilancio della difesa della Germania, che ormai supera i 100 miliardi di euro all\u2019anno, \u00e8 sufficiente da solo a sostenere una produzione e degli acquisti che coprano l\u2019intero spettro degli armamenti, una constatazione che la letteratura scientifiche conferma esplicitamente <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Questa conseguenza pu\u00f2 essere sintetizzata nella seguente formula: spendere di pi\u00f9 \u00e8 necessario ma non sufficiente; spendere meglio e insieme costituisce la condizione determinante.<\/p>\n\n\n\n\n\n La logica economica sottostante \u00e8 chiara: il costo dell\u2019autarchia strategica non si limita allo sviluppo e alla produzione, ma si ripete in ogni fase successiva \u2014 l\u2019acquisizione, l\u2019impiego operativo (dove le perdite di interoperabilit\u00e0 sono pi\u00f9 elevate, una lezione che l\u2019Europa ha imparato a proprie spese gi\u00e0 in occasione del Consiglio superiore di guerra interalleato del 1917 <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>), e la manutenzione delle attrezzature per tutta la loro durata di vita \u2014, il che significa che le perdite di efficienza legate alla frammentazione nazionale degli acquisti si accumulano invece di ridursi col tempo. Questa stessa frammentazione comporta un costo macroeconomico che la contabilit\u00e0 puramente militare ignora: le spese disperse tra piccoli programmi nazionali non coordinati generano un moltiplicatore di bilancio pi\u00f9 debole e un corrispondente effetto pi\u00f9 modesto sulla produttivit\u00e0 e sulla crescita potenziale rispetto allo stesso euro speso attraverso programmi europei integrati. Tale frammentazione limita inoltre il margine di manovra di bilancio disponibile per sostenere lo sforzo di riarmo nel lungo periodo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n Il secondo meccanismo \u00e8 un fallimento del mercato che la politica europea ha individuato senza per\u00f2 porvi rimedio. Il mercato europeo della difesa funziona sempre pi\u00f9, di fatto, come \u00abun mercato di guerra\u00bb le cui logiche di auto-rinforzo spingono verso la dimensione nazionale piuttosto che europea <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>, proprio mentre le reti di produzione diventano sempre pi\u00f9 autenticamente transnazionali a livello di componenti e catene di approvvigionamento <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>. L\u2019ambizione dichiarata dall\u2019Unione di una \u00abpreferenza europea\u00bb negli appalti della difesa \u00e8 strutturalmente incompatibile con il persistere di mercati nazionali frammentati: senza deframmentazione non c\u2019\u00e8 massa critica; senza massa critica, le imprese rimangono dipendenti dai mercati esteri e sottoinvestite sul proprio mercato \u2014 un percorso che la pi\u00f9 ampia svolta geopolitica della politica industriale europea non \u00e8, ad oggi, riuscita a invertire <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n I grandi industriali hanno solo un interesse limitato a consolidarsi volontariamente, poich\u00e9 la frammentazione nazionale tutela attualmente i profitti degli attori gi\u00e0 affermati. Il parallelo storico pertinente non \u00e8 europeo ma americano: il consolidamento del settore industriale della difesa negli anni \u201990 (la \u00abUltima Cena\u00bb) \u00e8 stato imposto dal governo federale, non avviato dall\u2019industria. Una politica industriale europea credibile nel settore della difesa presuppone quindi la capacit\u00e0 delle autorit\u00e0 pubbliche di imporre un consolidamento \u2014 un ruolo che gli Stati europei hanno gi\u00e0 esercitato con successo nel settore dell\u2019aeronautica civile, attraverso Airbus.<\/p>\n\n\n\n Il terzo meccanismo \u00e8 una mancanza di fiducia tra gli Stati che la pratica amministrativa riproduce attivamente. Il presidente Macron ha giustamente individuato la necessit\u00e0, per l\u2019Europa, di una \u00abintimit\u00e0 strategica\u00bb come fondamento di una cultura strategica comune \u2014 ma sono mancati gli strumenti per costruirla <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>. L\u2019errore da evitare \u00e8 supporre che l\u2019attuazione seguir\u00e0 meccanicamente l\u2019accordo politico: le amministrazioni nazionali conservano un ampio margine di discrezionalit\u00e0 e possono appropriarsi del processo decisionale, tanto che i negoziati sono vissuti come un gioco a somma zero \u2014 \u00absi ha sempre la sensazione di essere perdenti\u00bb, dicono spesso i rappresentanti degli Stati membri \u2014 proprio perch\u00e9 i punti di riferimento e le prassi amministrative rimangono nazionali <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n Non si tratta di un\u2019affermazione astratta. Il bilancio diplomatico francese dal 2019 ne fornisce esempi concreti: la NATO definita \u00abin stato di morte cerebrale\u00bb; gli avvertimenti contro \u00abl\u2019umiliazione della Russia\u00bb; un appello a un\u2019\u00abEuropa unita\u00bb lanciato nel novembre 2024, esclusivamente in francese, senza menzionare n\u00e9 la Polonia, n\u00e9 l\u2019Italia, n\u00e9 l\u2019Unione, n\u00e9 la NATO. Lo stesso riflesso nazionalista si ritrova nella formazione delle \u00e9lite: i dirigenti industriali francesi si formano in gran parte al Politecnico, a Sciences Po e all\u2019INSP, mentre i loro omologhi britannici a Oxford e Cambridge; solo il 5% di una coorte europea partecipa a un programma Erasmus.<\/p>\n\n\n\n Il quarto meccanismo non \u00e8 istituzionale, ma umano: \u00e8 una questione di interessi. Spiega perch\u00e9 i tre precedenti persistono nonostante i discorsi, che invece convergono. Tre tipi di attori si contrappongono <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span> <\/span>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>. I \u00abcustodi della sovranit\u00e0\u00bb \u2014 leader politici, \u00e9lite militari, industriali al potere \u2014 hanno tutto l\u2019interesse a proteggere le basi industriali nazionali, a prescindere dalla logica economica. I \u00abclienti dell\u2019egemone\u00bb scommettono che la lealt\u00e0 manifestata nei confronti di Washington rimanga, per la loro sicurezza, la scelta pi\u00f9 sicura. Solo i \u00abpromotori dell\u2019Europa\u00bb, sparsi nelle amministrazioni, nella diplomazia e nell\u2019industria, hanno interesse al cambiamento raccomandato in questo testo.<\/p>\n\n\n\n La posta in gioco va oltre l\u2019economia: un\u2019Unione la cui ambizione fondante era quella di rendere \u00abmaterialmente impossibile\u00bb la guerra tra i suoi membri <\/span>17<\/sup><\/a><\/span><\/span> non pu\u00f2 rimanere indifferente di fronte a un riarmo che rimane nazionale e non integrato \u2014 e quindi reversibile, qualora coalizioni nazionaliste dovessero guadagnare terreno in uno o pi\u00f9 Stati membri.<\/p>\n\n\n\n Cinque strumenti, che possono essere messi in atto fin da oggi, consentono di intervenire proprio nei punti in cui i quattro meccanismi sopra citati producono i loro effetti: il bilancio, il mercato, le amministrazioni e le coalizioni di interessi.<\/p>\n\n\n\n Le cinque raccomandazioni che seguono si articolano attorno a un unico principio. Poich\u00e9 questo ostacolo opera soprattutto a livello delle amministrazioni nazionali e dei cicli di bilancio nazionali, piuttosto che a livello dell\u2019architettura istituzionale dell\u2019Unione, gli interventi pi\u00f9 efficaci sono quelli che rendono il livello europeo vantaggioso per gli Stati e le imprese che, oggi, ricorrono per default al livello nazionale \u2014 piuttosto che quelli che creano soprattutto nuovi organismi europei. Due sono di natura di bilancio, una \u00e8 politica, una \u00e8 amministrativa e una \u00e8 industriale. Ciascuna di esse \u00e8 realizzabile nell\u2019ambito dell\u2019attuale ciclo di negoziazione del quadro finanziario pluriennale (QFP, 2028-2034), che consideriamo la prova di credibilit\u00e0 politica pi\u00f9 determinante nel breve termine. Nel loro insieme, esse combinano la logica del \u00abbastone e della carota\u00bb che caratterizza sempre pi\u00f9 la posizione geoeconomica dell\u2019Unione <\/span>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>: misure che rendono la cooperazione pi\u00f9 attraente e misure che rendono la frammentazione persistente pi\u00f9 visibile e pi\u00f9 costosa.<\/p>\n\n\n\n La proposta della Commissione del luglio 2025 stanzia 131 miliardi di euro per il portafoglio difesa e spazio, di cui circa 60-70 miliardi di euro destinati specificatamente alla difesa \u2014 ovvero cinque volte di pi\u00f9 rispetto al QFP 2021-2027 <\/span>19<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Questa ambizione \u00e8 gi\u00e0 sotto pressione: il cancelliere Merz ha reagito in modo critico gi\u00e0 nelle settimane successive alla sua pubblicazione, e la Francia e l\u2019Italia, tra gli altri, dovrebbero esercitare pressioni per ottenere riduzioni, preoccupate dalla tensione sulle finanze pubbliche nazionali e dai fondi che potrebbero sfuggire alle proprie industrie della difesa. Il problema non \u00e8 che l\u2019Unione manchi di strumenti adeguati per la difesa \u2014 l\u2019EDIP, il FED e AGILE sono ragionevolmente ben concepiti \u2014, ma che ciascuno di essi rimanga sottofinanziato rispetto al proprio mandato: il bilancio del FED \u00e8 stato ridotto da 13 a 8 miliardi di euro durante l\u2019ultima negoziazione del QFP, un precedente che non dovrebbe ripetersi.<\/p>\n\n\n\n Questo livello di ambizione dovrebbe essere difeso, come minimo, per tutta la durata dei negoziati sul QFP. Non si tratta semplicemente di spendere di pi\u00f9, ma di spendere in modo europeo: finanziamenti condivisi, messi in comune, pluriennali, sui quali le imprese possano basare la loro pianificazione produttiva.<\/p>\n\n\n\n La maggior parte dei fondi rimane a livello nazionale. Le linee di bilancio dell\u2019Unione dedicate alla difesa ammontano a circa 2 miliardi di euro all\u2019anno; la Francia e la Germania, da sole, spendono oltre 150 miliardi di euro, ovvero quasi il 40% della spesa militare totale dell\u2019Unione. Il solo bilancio del programma 146 \u00abEquipaggiamento delle forze armate\u00bb francese supera i 20 miliardi di euro all\u2019anno, ovvero dieci volte il bilancio annuale totale della Commissione per questo settore. Dal 2014 esiste un obiettivo di acquisizioni cooperative del 35%, portato al 40% nell\u2019ambito della Strategia industriale europea per la difesa; il livello effettivo \u00e8 passato solo dal 18 al 24% tra il 2024 e il 2025. Si raccomanda un\u2019unica misura: destinare una quota nettamente pi\u00f9 consistente dei bilanci nazionali per gli acquisti nel settore della difesa alle attrezzature prodotte attraverso la cooperazione europea o tramite acquisti incrociati tra Stati membri. Non si tratta di un\u2019ipotesi teorica: l\u2019acquisto da parte della Francia, nel dicembre 2025, del GlobalEye di Saab e quello, da parte della Svezia nel maggio 2026, delle fregate FDI di Naval Group dimostrano gi\u00e0 cosa ci\u00f2 significhi su larga scala. Questo strumento era stato proposto all\u2019inizio del 2025 <\/span>20<\/sup><\/a><\/span><\/span> ed \u00e8 stato successivamente ripreso, in una forma simile, dall\u2019Alto Commissariato per la Pianificazione. L\u2019\u00ab1% europeo\u00bb va quindi nella giusta direzione, ma rimane troppo lento per raggiungere l\u2019obiettivo degli acquisti cooperativi del 2030 e l\u2019obiettivo del 5% della NATO entro il 2035 <\/span>21<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n I grandi programmi di armamento continuano a arenarsi, non per ragioni di fattibilit\u00e0 tecnica <\/span>22<\/sup><\/a><\/span><\/span> ma per la mancanza di un\u2019attenzione politica costante. Sono gli Stati membri, non l\u2019Unione, a investire, ad acquisire e a rimanere in ultima istanza responsabili nei confronti dei propri cittadini; \u00e8 la loro leadership politica, non quella della Commissione, che deve mantenere in moto questi programmi. Poich\u00e9 il numero di crisi impreviste che si contendono tale attenzione \u00e8 in costante aumento, non si pu\u00f2 lasciare tutto alla sola buona volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Il passaggio da un approccio essenzialmente nazionale a una strategia veramente comune richiede un forte impulso politico. La storia dei progressi dell\u2019integrazione europea suggerisce che un numero ristretto di Stati \u2014 in particolare Francia e Germania \u2014 debba innanzitutto riuscire a trovare un accordo sulle linee generali di un\u2019ambizione condivisa, lasciando al contempo agli altri Stati la possibilit\u00e0 di discuterne e di parteciparvi. L\u2019impulso politico di questa iniziativa deve provenire dal livello pi\u00f9 alto, ovvero dai capi di Stato e di governo.<\/p>\n\n\n\n\n\n Si raccomandano incontri trimestrali \u201cArsenal Europe\u201d: un punto di aggiornamento politico ricorrente sui negoziati relativi ai programmi di punta, tenuto al livello pi\u00f9 alto consentito dal formato, con una partecipazione almeno a livello ministeriale. I leader politici devono assumersi la responsabilit\u00e0 diretta dei risultati, anzich\u00e9 dare per scontato, come accade troppo spesso, che \u00abla gestione seguir\u00e0\u00bb. Per evitare di sovraccaricare gli ordini del giorno ministeriali, questi incontri potrebbero tenersi a margine dei Consigli dei ministri gi\u00e0 esistenti, in formati differenziati e adeguati ai programmi in fase di negoziazione \u2014 franco-tedesco, triangolo di Weimar o altri a seconda delle necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Parallelamente a questi incontri ministeriali, si raccomanda un processo di tipo \u201cTrack 1.5\u201d: un piccolo gruppo permanente composto da personalit\u00e0 rispettate in tutti gli Stati membri, che agiscano a titolo personale ma in veste quasi ufficiale, guidato da una figura di primo piano, dotato di una propria struttura decisionale, di risorse amministrative e di un mandato chiaro per fornire orientamenti alle deliberazioni ministeriali. Un processo \u00abTrack 2\u00bb, che riunisca ricercatori e think tank al di fuori di qualsiasi mandato ufficiale, dovrebbe svolgersi in parallelo per costruire quella convergenza tecnica e di competenze su cui i negoziatori formali potranno poi fare affidamento.<\/p>\n\n\n\n Questo ostacolo \u00e8, in fondo, di natura amministrativa: la volont\u00e0 politica viene negoziata in seno al Consiglio, ma viene attuata \u2014 o indebolita \u2014 da funzionari nazionali le cui carriere, formazione e riflessi professionali rimangono quasi interamente di carattere nazionale. Far passare l\u2019Europa da un approccio \u00abper default\u00bb a uno \u00abper disegno\u00bb non dipende tanto dalla creazione di nuove istituzioni quanto dal cambiamento delle modalit\u00e0 operative degli agenti che gestiscono quelle gi\u00e0 esistenti. L\u2019\u00abintimit\u00e0 strategica\u00bb deve essere costruita deliberatamente, adattando le amministrazioni nazionali chiamate a sostenerla nel lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n Si raccomandano tre misure. In primo luogo, creare un numero nettamente maggiore di posti di scambio tra le capitali nazionali, concentrati laddove si svolge l\u2019attuazione: i ministeri della Difesa e le loro agenzie di approvvigionamento \u2014 la DGA in Francia, il BAAINBw in Germania \u2014 nonch\u00e9 i ministeri degli Affari esteri e degli Affari europei. In secondo luogo, europeizzare i percorsi formativi pi\u00f9 prestigiosi del continente, aumentando il numero di posti riservati ad altri europei in istituzioni come l\u2019Istituto di alti studi di difesa nazionale in Francia. In terzo luogo, mettere in comune le funzioni e, a termine, i servizi, seguendo lo stesso percorso di integrazione progressiva che ha permesso di costruire l\u2019unico e indiscusso campione industriale europeo: Airbus. L\u2019Ucraina dovrebbe essere integrata in questo processo man mano che esso si approfondisce.<\/p>\n\n\n\n Un consolidamento della base industriale europea della difesa sul modello dell\u2019\u00abUltima Cena\u00bb, come quello imposto dagli Stati Uniti alla propria industria negli anni \u201990, \u00e8 poco probabile nel breve o medio termine: Washington disponeva di un\u2019unica autorit\u00e0 federale in grado di imporlo; l\u2019Unione non ne ha alcuna. La deframmentazione dell\u2019offerta rimane tuttavia indispensabile: \u00e8 il modo pi\u00f9 realistico per ridurre i costi di produzione e accelerare la produzione industriale. Tuttavia, gli sforzi di integrazione del mercato condotti dalla Commissione, pur sostenuti dal Parlamento europeo, continuano a scontrarsi con le resistenze degli Stati membri, desiderosi di proteggere le proprie basi industriali nazionali.<\/p>\n\n\n\n La leva pi\u00f9 realistica, nel breve termine, consiste nel creare le condizioni per una deframmentazione dal basso: condizioni favorevoli ai beni duali, alle imprese della \u201cnuova difesa\u201d, alle PMI e alle start-up, affinch\u00e9 attorno a esse si formino poli transnazionali innovativi e competitivi piuttosto che attorno a grandi appaltatori radicati a livello nazionale, che hanno meno interesse a consolidarsi volontariamente. Tali incentivi dovrebbero estendersi all\u2019Ucraina: approfondire la vicinanza industriale che si sta gi\u00e0 sviluppando tra le imprese della difesa ucraine ed europee \u00e8 di per s\u00e9 una forma di deframmentazione, che va incoraggiata piuttosto che trattata come un semplice effetto secondario della guerra <\/span>23<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Queste cinque raccomandazioni sono volutamente mirate in ci\u00f2 che chiedono sia alle istituzioni dell\u2019Unione che agli Stati membri: nessuna di esse richiede un nuovo trattato, una nuova configurazione del Consiglio o un livello di consenso politico che vada oltre quello gi\u00e0 esistente \u2014 secondo l\u2019Eurobarometro, oltre l\u201980% dei cittadini europei \u00e8 gi\u00e0 favorevole a una difesa europea rafforzata. Ci\u00f2 che richiedono, invece, \u00e8 un\u2019attuazione costante a quel livello in cui, come questo testo ha dimostrato nel corso del suo svolgimento, l\u2019attuazione oggi fallisce: le linee di bilancio nazionali, le amministrazioni nazionali e l\u2019attenzione politica degli Stati membri nel periodo che intercorre tra i vertici del Consiglio. \u00c8 proprio qui che risiede, in realt\u00e0, l\u2019ostacolo \u2014 e superarlo \u00e8 il presupposto fondamentale per tutto ci\u00f2 che l\u2019orizzonte 2050 di questa iniziativa potrebbe richiedere di pi\u00f9 ambizioso.<\/p>\n\n\n\n Un CFP credibile fornirebbe all\u2019Europa le risorse; i bilanci nazionali europeizzati metterebbero a frutto tali risorse; gli incontri di Arsenal Europe manterrebbero vivo l\u2019impegno politico tra un vertice e l\u2019altro; le amministrazioni europeizzate trasformerebbero la volont\u00e0 politica in pratica operativa; e una politica industriale \u00abdal basso\u00bb, radicata nelle nuove imprese della difesa e in Ucraina, produrrebbe quella deframmentazione che un consolidamento \u00abdall\u2019alto\u00bb non \u00e8 ancora in grado di ottenere.<\/p>\n\n\n\n Senza progressi su questi cinque fronti considerati nel loro insieme, la volont\u00e0 politica dell\u2019Europa rischia di rimanere in gran parte solo a livello di dichiarazioni. La chiave di questa situazione \u00e8 quindi nelle mani dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Il riarmo del continente si scontra con un ostacolo che ci impedisce di trasformare le nostre spese in potenza<\/p>\n","protected":false},"author":61106,"featured_media":52698,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"_yoast_wpseo_estimated-reading-time-minutes":24,"_lgc_tts_voice":"","_lgc_tts_publish":false,"_lgc_tts_history_item_id":"","_lgc_tts_generated_at":"","_lgc_tts_status":"","_lgc_tts_error":"","footnotes":""},"categories":[1617],"tags":[],"staff":[2399,2398],"editorial_format":[2349],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-52845","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-guerra","staff-samuel-faure","staff-thierry-chopin","editorial_format-studi","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":"default","_thumbnail_id":52698,"excerpt":"Il riarmo del continente si scontra con un ostacolo che ci impedisce di trasformare le nostre spese in potenza","display_date":"","new_abstract":true},"yoast_head":"\nL\u2019\u00abarcipelizzazione\u00bb politica e industriale del riarmo europeo<\/h2>\n\n\n\n
Una dipendenza transatlantica persistente<\/h3>\n\n\n\n
La preminenza delle logiche nazionali<\/h3>\n\n\n\n
Una cooperazione europea strutturalmente limitata<\/h3>\n\n\n\n
L’interventismo politico europeo bloccato dal blocco burocratico-industriale nazionale<\/h2>\n\n\n\n
Il bilancio rimane nazionale<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Il mercato rimane frammentato<\/h3>\n\n\n\n
Le amministrazioni continuano a non essere coordinate<\/h3>\n\n\n\n
Le posizioni rimangono divergenti<\/h3>\n\n\n\n
Cinque strategie per superare l’ostacolo<\/h2>\n\n\n\n
R1 \u2014 Pi\u00f9 fondi europei: fare del CFP il banco di prova della credibilit\u00e0 di bilancio<\/h3>\n\n\n\n
R2 \u2014 Acquistare in Europa: destinare i bilanci nazionali alla cooperazione europea<\/h3>\n\n\n\n
R3 \u2014 Incontri \u201cArsenal Europe\u201d: istituzionalizzare una guida politica di alto livello dei programmi di punta<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n R4 \u2014 Attuare la \u201cprivacy strategica\u201d: europeizzare le amministrazioni che eseguono, non solo i bilanci che finanziano<\/h3>\n\n\n\n
R5 \u2014 Deframmentare il settore partendo dal basso: renderlo una priorit\u00e0 politica, non un risultato spontaneo del mercato<\/h3>\n\n\n\n
Dalla dichiarazione all’esecuzione<\/h2>\n\n\n\n