{"id":52725,"date":"2026-10-08T09:46:45","date_gmt":"2026-10-08T07:46:45","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=52725"},"modified":"2026-10-08T09:47:46","modified_gmt":"2026-10-08T07:47:46","slug":"marco-rubio-inventa-loccidente-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/08\/marco-rubio-inventa-loccidente-di-trump\/","title":{"rendered":"Marco Rubio inventa l\u2019Occidente di Trump"},"content":{"rendered":"\n

La dottrina occidentalista del nuovo trumpismo potrebbe aver trovato il suo testo fondante. Il discorso pronunciato mercoled\u00ec 7 ottobre da Marco Rubio sulla Pnyx fa eco a quello tenuto<\/a> dal Segretario di Stato americano alla conferenza di Monaco<\/a> e segna una nuova svolta nella competizione con J. D. Vance per la definizione del dopo-Trump.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Nel febbraio 2025 a Monaco di Baviera, il vicepresidente aveva inaugurato questa iniziativa con un discorso sul cambiamento di regime<\/a> di una durezza senza precedenti nelle relazioni transatlantiche. Accusava l\u2019Europa di tradire i propri principi e suggeriva al futuro cancelliere Fr\u00e9d\u00e9ric Merz, seduto a pochi metri di distanza, un\u2019alleanza fino ad allora impensabile con l\u2019estrema destra tedesca. Come nel suo discorso di Monaco, Rubio conferisce un tono diverso, pi\u00f9 conciliante, a questa svolta politica, rivendicando la guida intellettuale del movimento.<\/p>\n\n\n\n

A febbraio, il segretario di Stato definiva il crollo \u00abuna scelta\u00bb e esortava l\u2019Europa a rifiutare il \u00abdeclino controllato dell\u2019Occidente\u00bb. Ad Atene, egli radica questo appello in un\u2019Antichit\u00e0 idealizzata in cui la civilt\u00e0 greca diventa uno specchio, poich\u00e9 \u00abconoscerla significa conoscere noi stessi\u00bb.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Leonida, Achille, Alessandro e Cort\u00e9s si inseriscono cos\u00ec in una linea storica convergente, poich\u00e9 \u00able qualit\u00e0 che portarono Alessandro a conquistare il mondo intero riapparvero in Cesare, poi in Carlo Magno e in Cort\u00e9s\u00bb. Si tratta di un Occidente conquistatore \u00abnato ad Atene, formato da Roma, battezzato nella cristianit\u00e0\u00bb di cui Washington intende ora farsi custode e arbitro. L\u2019alternativa \u00e8 posta senza sfumature. L\u2019Occidente deve scegliere tra \u00abla ricerca consapevole del potere nazionale\u00bb e un futuro \u00abdi atrofia, servit\u00f9 e declino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Il quadro politico, tuttavia, non \u00e8 cambiato da quando la Strategia di sicurezza nazionale statunitense<\/a> del dicembre 2025 ha esplicitamente definito la \u00abcancellazione della civilt\u00e0\u00bb come premessa per un cambio di regime e una strategia di ricolonizzazione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Il contesto greco che conferisce a questo discorso una dimensione iconica e storica va interpretato in questa ottica. Sullo sfondo, l\u2019Acropoli, inondata da una luce crepuscolare, rafforza il discorso sulla civilt\u00e0 del Segretario di Stato. Si presenta come una metafora del declino dell\u2019Occidente \u2014 quell\u2019Abendland<\/em> (\u00abterra del tramonto\u00bb) che l\u2019amministrazione Trump intende risollevare.<\/p>\n\n\n\n

Questo gesto presenta numerosi echi straussiani. Come Leo Strauss, Rubio cerca negli Antichi il rimedio a una crisi della modernit\u00e0. Ma mentre Strauss considerava Atene e Gerusalemme come una tensione irriducibile e feconda, il Segretario di Stato le fonde in un\u2019unica genealogia e vede nella storia americana una sintesi definitiva. I neoconservatori formatisi alla scuola straussiana traevano dagli Antichi un diritto naturale universale che intendevano esportare insieme alla democrazia. Rubio ne ricava solo una distorsione reazionaria che sminuisce l\u2019eredit\u00e0 democratica a vantaggio dell\u2019eccellenza aristocratica, che dovrebbe consentire agli Stati Uniti di conservare il loro status di potenza generando una nuova \u00e9lite libera dai vincoli democratici.<\/p>\n\n\n\n

Ricordiamo infine il contesto politico di questo discorso. Alla fine di settembre, il Wall Street Journal<\/em> riportava alcune dichiarazioni rilasciate a marzo ad Atene dall\u2019ambasciatrice statunitense Kimberly Guilfoyle. Riferendosi alla caduta del governo rumeno di Ilie Bolojan, avrebbe assicurato al ministro greco Stavros Papastavrou che Washington avrebbe potuto fare lo stesso in qualsiasi paese. Quest\u2019ultimo le avrebbe risposto che nessuna potenza poteva sostituire un governo scelto dagli elettori greci. Il suo avvocato contesta questa versione, ma la vicenda \u00e8 valsa all\u2019ambasciatrice, ex compagna di Donald Trump Jr., un\u2019indagine avviata il 1\u00b0 ottobre dal democratico Gregory Meeks.<\/p>\n\n\n\n

Dalla Romania<\/a> alla Germania<\/a>, il Cremlino e la Casa Bianca sostengono le stesse forze reazionarie. Il discorso di Atene delinea la dottrina di questa convergenza: un Nord globale che definisce la civilt\u00e0 occidentale attraverso il potere e la ricolonizzazione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Rimane la domanda posta dal giornalista di *Die Zeit*<\/em>, J\u00f6rg Lau: \u00abPerch\u00e9 gli europei permettono agli oppositori dell\u2019Unione di utilizzare il loro patrimonio come scenario per la loro propaganda?\u00bb\u00a0<\/p>\n\n\n\n

A meno di un mese dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e alla vigilia di un anno elettorale in cui Grecia, Spagna, Italia, Polonia e Francia eleggeranno i propri leader in un contesto di forte ingerenza, questa questione non ha nulla di superficiale.<\/p>\n\n\n\n

In tutto il mondo si trovano grandi rovine. Spesso sono luoghi in cui la storia sembra essersi esaurita: le vestigia di culture lontane, ormai da tempo scomparse dalla memoria collettiva.<\/p>\n\n\n\n

A Monaco, Rubio aveva gi\u00e0 accennato alle rovine del 1945<\/a>. L\u2019inizio del suo discorso sulla Pnyx riprende un topos che va da Gibbon a Spengler fino a *Gli<\/em> uomini tra le rovine* <\/em>di Julius Evola. Se la profezia del declino dell\u2019Occidente<\/a> funge spesso da base ideologica per l\u2019attacco alla democrazia liberale, le rovine del Partenone testimoniano tuttavia uno scontro di civilt\u00e0 paradossale. Trasformato in polveriera dagli Ottomani, il tempio salt\u00f2 in aria nel 1687 sotto l\u2019impatto di un proiettile veneziano, sparato da un esercito della Lega Santa cristiana.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Ma l'Acropoli \u00e8 diversa.<\/p>\n\n\n\n

Da migliaia di anni, la civilt\u00e0 che ha costruito ci\u00f2 che si erge alle mie spalle affascina l'immaginario del mondo occidentale. Generazioni di nostri statisti, artisti e filosofi si sono rivolti a essa con stupore e con un timore reverenziale.<\/p>\n\n\n\n

Il tempo tende ad affievolire i sensi. Le grandi vittorie, cos\u00ec come le sconfitte catastrofiche, sembrano ridursi a una nota a pi\u00e8 di pagina in un libro di testo, un fatto in pi\u00f9 che i nostri scolari imparano e poi dimenticano. Ma gli antichi greci esercitano sulla nostra memoria un'influenza quasi mistica. Ci richiamano a s\u00e9, ancora e ancora.<\/p>\n\n\n\n

Nel 480 a.C., le armate di Serse giunsero in questa citt\u00e0 e incendiarono i suoi santuari. La maggior parte degli Ateniesi era gi\u00e0 stata evacuata via mare verso un\u2019isola vicina. Ma una manciata di loro si era rifiutata di abbandonare le proprie case. Si erano barricati nella fortezza rocciosa dell\u2019Acropoli per combattere un\u2019ultima, straordinaria battaglia. Fecero rotolare enormi massi dall\u2019alto delle scogliere sugli invasori persiani e tennero a bada, per giorni, il pi\u00f9 grande impero dell\u2019epoca. Alla fine furono sopraffatti. I Persiani saccheggiarono i templi, incendiarono i santuari e rase al suolo l\u2019Acropoli. Ma, al loro ritorno, gli Ateniesi raccolsero le macerie dell\u2019antica Acropoli e le seppellirono nella collina su cui sorgeva. Alcuni decenni pi\u00f9 tardi, sotto Pericle, eressero il Partenone.<\/p>\n\n\n\n

L'eco dello scontro tra Persiani e Greci evocato da questo discorso \u00e8 ampiamente ripresa sui social media, che sottolineano le impasse della guerra condotta dall\u2019amministrazione Trump in Iran. Il racconto di Rubio si basa tuttavia su un fraintendimento. Erodoto racconta infatti che coloro che erano rimasti credevano che il \u00abbastione di legno\u00bb promesso dalla Pizia contro i Persiani si riferisse alla palizzata dell\u2019Acropoli, mentre lo stratega ateniese Temistocle aveva compreso che si trattava della flotta. Il gesto che salv\u00f2 Atene fu quindi l\u2019opposto di quello che Rubio esalta: abbandonare la citt\u00e0 per combattere in mare. Si noti inoltre che la vittoria di Salamina fu quella dei thetai, i cittadini pi\u00f9 poveri che remavano.<\/p>\n\n\n\n

Da venticinque secoli il Partenone \u00e8 rimasto in piedi. Imperi sono sorti e caduti alla sua ombra. E i discendenti degli uomini che lo hanno costruito, i figli di Atene e di Roma, hanno portato la loro civilt\u00e0 fino ai confini della Terra.<\/p>\n\n\n\n

Due secoli e mezzo dopo la fondazione della Repubblica americana, dall\u2019altra parte del mondo, mi trovo qui oggi in qualit\u00e0 di Segretario di Stato di questa Repubblica e pronipote dei coloni giunti dalla Spagna nel Nuovo Mondo. Sono qui per rendere testimonianza di un debito che n\u00e9 il passare del tempo n\u00e9 la distanza potranno mai estinguere.<\/p>\n\n\n\n

La storia dell\u2019America, la storia del mio Paese, porta ovunque le impronte dell\u2019Antichit\u00e0. La Grecia \u00e8 letteralmente impressa nell\u2019architettura del nostro governo: nelle immense colonne, nelle cupole e nei monumenti della nostra capitale. La citt\u00e0 in cui \u00e8 nata la nostra Costituzione, Filadelfia, porta essa stessa un nome greco.<\/p>\n\n\n\n

Gli uomini che hanno fondato il mio Paese erano affascinati dall\u2019eredit\u00e0 che abbiamo ricevuto dal vostro. Conoscevano la storia in modo straordinario e avevano una profonda consapevolezza del ruolo unico che vi occupavano. Ma nessun\u2019altra epoca del passato catturava la loro attenzione e la loro immaginazione quanto l\u2019Antichit\u00e0. Molti rimangono sorpresi nell\u2019apprendere che l\u2019autore pi\u00f9 spesso citato nei Federalist Papers<\/em> non \u00e8 n\u00e9 un filosofo dell\u2019Illuminismo n\u00e9 un teorico politico. No, si tratta di Plutarco, il biografo greco dei grandi uomini della Grecia e di Roma.<\/p>\n\n\n\n

Un aspetto particolarmente sorprendente del discorso. Nel suo studio di riferimento sulla letteratura politica americana della fine del XVIII secolo, Donald Lutz stima che Montesquieu rappresenti l\u20198,3% delle citazioni, mentre Plutarco si attesta all\u20191,5%. Negli stessi Federalist Papers<\/em>, Madison definisce Montesquieu \u00abl\u2019oracolo a cui si ricorre sempre in materia di separazione dei poteri\u00bb. Soprattutto, i Padri Fondatori consideravano la Grecia come un contro-modello. \u00abSe ogni cittadino ateniese fosse stato un Socrate, ogni assemblea ateniese non sarebbe stata comunque altro che una folla\u00bb, scrive ad esempio Madison.<\/p>\n\n\n\n

Si \u00e8 scritto e detto molto sull\u2019influenza dell\u2019antica Grecia sulle idee dei Padri Fondatori americani e, del resto, su tutti i filosofi e gli statisti occidentali che li hanno preceduti. La maggior parte di noi conosce a grandi linee questa storia. Atene ci ha dato la democrazia. Platone e Aristotele ci hanno dato la filosofia occidentale. Le nostre idee di diritto, virt\u00f9, cittadinanza e governo repubblicano hanno preso forma nelle citt\u00e0-stato greche. Anche gran parte del nostro vocabolario politico, parole come democrazia, tirannia e la stessa parola \u00abpolitica\u00bb, ha avuto origine qui.<\/p>\n\n\n\n

Tutto questo \u00e8 vero. Ma ci\u00f2 che dobbiamo a questo luogo, in quanto americani e in quanto occidentali, \u00e8 in realt\u00e0 molto pi\u00f9 profondo. Queste istituzioni e queste idee erano l\u2019espressione esteriore di qualit\u00e0 pi\u00f9 fondamentali che si riscontrano negli antichi greci, qualit\u00e0 che non possono essere ridotte a nessun sistema n\u00e9 a nessuna teoria politica.<\/p>\n\n\n\n

Questo passaggio \u00e8 senza dubbio uno dei pi\u00f9 significativi del discorso di Rubio. Nel suo riferimento ad Atene, Rubio sminuisce l\u2019eredit\u00e0 democratica a favore di quella, pi\u00f9 aristocratica, dell\u2019eccellenza etica. Questo spostamento fa eco alla svolta elitaria del secondo trumpismo sul piano ideologico: gli Stati Uniti potranno mantenere il loro status di potenza solo formando una nuova \u00e9lite libera dai vincoli democratici. Troviamo questa idea sia tra i post-liberali, come Patrick Deneen con il suo concetto di \u00abaristopopulismo\u00bb<\/a>, sia tra gli ideologi del settore tecnologico <\/em>come Alex Karp e la sua difesa di una repubblica tecnocratica<\/a>, ma anche tra gli straussiani della costa occidentale (vedi infra<\/em>).<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 qui, ad Atene, che si sono pienamente realizzati per la prima volta tutti i tratti essenziali che avrebbero definito l\u2019Occidente: una ferrea individualit\u00e0 e un\u2019ambizione instancabile; l\u2019audacia dell\u2019esplorazione e dell\u2019invenzione; la sete di scoperta, avventura, rischio e gloria. Un\u2019insaziabile curiosit\u00e0 per il mondo e i principi che lo governano, una fame di conoscere i misteri della natura e di cogliere i segreti del cosmo. Un'impazienza di fronte all'idea stessa di impossibilit\u00e0, che si scontra con ogni confine e ogni limite e si sforza di scrutare le profondit\u00e0 dell'ignoto.<\/p>\n\n\n\n

Questo elogio dello spirito classico pu\u00f2 sorprendere, poich\u00e9 non sembra corrispondere alla moderazione che presuppone l\u2019antica s\u014dphrosun\u0113<\/em>. Propendendo piuttosto verso l\u2019hybris, Rubio sembra qui semplicemente distogliere lo spirito scientifico a favore di una difesa dell\u2019accelerazione tecnologica. Si tratta di uno slittamento che ritroviamo in Peter Thiel<\/a> e che evoca<\/a> la base ideologica dell\u2019accelerazione reazionaria dell\u2019IPO di SpaceX: \u00abCostruire i sistemi e le tecnologie necessari per rendere la vita multiplanetaria, comprendere la vera natura dell\u2019universo ed estendere la luce della coscienza fino alle stelle.\u00bb<\/p>\n\n\n\n

Non si trattava solo delle formule o dei precetti di una particolare scuola filosofica. Era il carattere di un popolo, espresso nelle sue tradizioni, nei suoi racconti, nella sua immaginazione; nelle qualit\u00e0 che esigeva dai propri cittadini; in ci\u00f2 per cui viveva, combatteva e moriva.<\/p>\n\n\n\n

Conoscerli significa conoscere noi stessi.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 che \u00e8 sbocciato qui, in questo luogo, \u00e8 il desiderio occidentale di portare alla luce tutto ci\u00f2 che l\u2019ignoranza, le tenebre e la distanza avevano nascosto alla mente umana. I Greci non solo hanno plasmato la storia; ci hanno donato la storia stessa. Gran parte di ci\u00f2 che sappiamo di numerose civilt\u00e0 antiche proviene quasi interamente dai racconti di esploratori e storici greci. Essi non si limitavano a narrare la storia del proprio popolo: partivano per luoghi lontani per osservare e documentare le epopee di popoli e culture straniere in tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n

Laddove altri guardavano verso l\u2019interno, i Greci furono i primi a rivolgere lo sguardo verso l\u2019esterno, alla ricerca dell\u2019emozione e della gloria di vedere tutto ci\u00f2 che era strano e nuovo. \u00c8 proprio questa caratteristica che avrebbe spinto l\u2019Occidente a creare e a costruire ci\u00f2 che altri non erano in grado di fare, e che ci ha distinti da tante altre culture e civilt\u00e0 in cui la stabilit\u00e0 e la sopravvivenza erano i fini pi\u00f9 alti della vita.<\/p>\n\n\n\n

Ma dai Greci non ereditiamo solo l\u2019ambizione di esplorare l\u2019ignoto; ereditiamo da loro la convinzione che l\u2019ignoto possa essere conosciuto. La certezza che il mondo possa essere mappato, misurato, rilevato e compreso. E che esista un ordine razionale del cosmo, governato da alcune leggi fondamentali, leggi che l\u2019uomo pu\u00f2 osservare e che la mente pu\u00f2 arrivare a comprendere.<\/p>\n\n\n\n

Questo \u00e8 stato il fondamento dello spirito occidentale: la nostra matematica, la nostra scienza, la nostra medicina. La nostra filosofia, la nostra etica e la nostra religione. Ci\u00f2 ha preparato il terreno su cui il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo avrebbe trovato terreno fertile in Europa e sarebbe fiorito nell\u2019impero della cristianit\u00e0. \u00c8 stato il fondamento delle ricchezze della teologia cristiana, di Agostino, di Tommaso d\u2019Aquino e di tutta la tradizione del diritto naturale.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 ha dato origine a una civilt\u00e0 caratterizzata non solo da una cultura comune, ma anche da un'antropologia comune: una visione condivisa dell'uomo e del suo posto nell'universo. I suoi discendenti avrebbero condiviso non solo l\u2019idea di un ordine naturale, ma anche una concezione peculiare della virt\u00f9; del destino e della fatalit\u00e0; del vero, del bene e del bello; di un codice che detta come gli uomini debbano vivere; di norme e ideali oggettivi a cui tendere.<\/p>\n\n\n\n

Per gli antichi greci, la ricerca dell'eccellenza era il principio stesso dell'esistenza umana. Organizzavano l\u2019intera vita civica attorno alla sfida, all\u2019ambizione, alla competizione: nella filosofia e nella poesia, nella scultura e nel teatro, nell\u2019atletica e nell\u2019arte, nella guerra e nell\u2019arte di governare. La citt\u00e0 greca classica era un'arena in cui i grandi uomini si mettevano alla prova e dimostravano il proprio valore, affinando il proprio potenziale in una lotta perpetua: essere i migliori, i pi\u00f9 forti, i pi\u00f9 belli, sforzandosi di avvicinarsi sempre un po' di pi\u00f9 alla perfezione.<\/p>\n\n\n\n

So che alle orecchie di oggi questo stile di vita che ho appena descritto pu\u00f2 sembrare strano, se non addirittura crudele. L\u2019ideale di molte ideologie del nostro tempo \u00e8 diventato, francamente, un mondo di perfetta sicurezza, senza rischi n\u00e9 fallimenti, senza la gloria della vittoria n\u00e9 la vergogna della sconfitta. Troppo spesso oggi costruiamo al ribasso. Concepiamo i nostri standard in modo che nessuno perda; ci preoccupiamo pi\u00f9 del benessere dei pi\u00f9 deboli che del potenziale dei migliori. Prendiamo in ostaggio ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 eccezionale tra noi a vantaggio della mediocrit\u00e0, dell\u2019ordinario, del banale.<\/p>\n\n\n\n

Gli uomini che hanno costruito il Partenone guardavano verso l\u2019alto. Ritenevano che l\u2019aspirazione pi\u00f9 alta e nobile della vita fosse quella di superare tutti gli altri, di sforzarsi di essere i migliori in ogni cosa. Le antiche citt\u00e0 greche erano piene di passioni intense e rivalit\u00e0, di fazioni e conflitti. Ma da questa costante lotta per distinguersi nacque la grande fioritura dell\u2019arte, della filosofia e dell\u2019energia politica e intellettuale che avrebbe trasformato un insieme di citt\u00e0 mediterranee nella culla della pi\u00f9 grande civilt\u00e0 del mondo.<\/p>\n\n\n\n

Questo lungo passaggio, e persino l\u2019intero discorso di Rubio, presenta echi straussiani. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi, poich\u00e9 Leo Strauss \u00e8 uno dei principali punti di riferimento intellettuali del conservatorismo americano. Tuttavia, occorre individuare qui l\u2019impronta di una corrente che ne propone una lettura eterodossa: gli \u00abstraussiani della costa occidentale\u00bb. Il fondatore di questa corrente, Harry Jaffa, offre un\u2019interpretazione nazionalista dello straussismo. Secondo lui, l\u2019America dei Padri Fondatori avrebbe prodotto una sintesi tra Atene (la Ragione) e Gerusalemme (la Rivelazione), portando al contempo a compimento la storia dell\u2019Occidente, mentre lo stesso Strauss vedeva una tensione irriducibile tra Atene e Gerusalemme. Come descrive<\/a> Laura K. Field in *Furious Minds*, gli straussiani della costa occidentale hanno svolto un ruolo decisivo nella ricomposizione ideologica della destra statunitense attraverso il loro think tank, il Claremont Institute. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 sicuramente Michael Anton, ex direttore del Policy Planning alla Casa Bianca e principale redattore della National Security Strategy. Se Strauss ha saputo ispirare i neoconservatori, i \u00abClaremonters\u00bb intraprendono una sorta di deviazione reazionaria dello straussismo, la cui forma pi\u00f9 estrema si ritrova in Costin Alamariu<\/a> (Bronze Age Pervert).<\/p>\n\n\n\n

Il thumos<\/em>, come lo chiamavano gli antichi Greci, il fuoco della passione, la forza, il coraggio, l'orgoglio, \u00e8 il cuore di una grande civilt\u00e0.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

In Omero, il thumos<\/em> indica l\u2019ardore che spinge l\u2019eroe al combattimento. Nella Repubblica<\/em>, Platone ne fa la parte dell\u2019anima che si indigna e vuole essere onorata, e che \u00e8 utile fintanto che obbedisce alla ragione, come il cane obbedisce al pastore, ma che diventa pericolosa non appena se ne affranca. L\u2019uso che ne fa Rubio si ispira alla rivisitazione di Francis Fukuyama e trascura la sua dimensione pi\u00f9 filosofica. Il concetto di thumos<\/em> \u00e8 apprezzato anche dagli straussiani della costa occidentale<\/a>, come Harvey Mansfield, autore di *Manliness*, che esalta una virilit\u00e0 classica fondata sull\u2019eccellenza morale.<\/p>\n\n\n\n

E senza di lui? Senza di lui, le nazioni perdono la volont\u00e0 di combattere, la volont\u00e0 di superare i propri limiti, la volont\u00e0 di sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n

Oggi, gran parte dell\u2019Occidente ha dimenticato questa qualit\u00e0. Col passare del tempo, noi occidentali siamo arrivati a vergognarci di ci\u00f2 che ci rendeva esseri eccezionali. Ci sentivamo in imbarazzo perch\u00e9 i nostri successi ci distinguevano dal resto del mondo. La nostra prosperit\u00e0 \u00e8 diventata, in un modo o nell\u2019altro, fonte di senso di colpa. Non credevamo pi\u00f9 di meritare n\u00e9 di esserci guadagnati la nostra grandezza.<\/p>\n\n\n\n

La parola \u00abnazionalismo\u00bb \u00e8 diventata una parolaccia. Cos\u00ec abbiamo abbattuto i nostri monumenti; abbiamo condannato la nostra stessa storia. <\/p>\n\n\n\n

Questo passaggio nazionalista (che richiama la controversia sulla rimozione delle statue, molto importante alla fine del primo mandato di Trump) rispecchia lo spirito dei Claremonters<\/em>, ma fa eco anche al nazional-conservatorismo di Yoram Hazony<\/a>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

E in troppi luoghi abbiamo insegnato ai nostri figli a vergognarsi dei paesi di cui avrebbero ereditato l'identit\u00e0. Cos\u00ec facendo, abbiamo aperto le nostre frontiere, delocalizzato la nostra industria e lasciato che le nostre forze armate si indebolissero e si deteriorassero.<\/p>\n\n\n\n

E, anno dopo anno, sembrava che stessimo cedendo sempre pi\u00f9 la nostra sovranit\u00e0, trasferendo le nostre decisioni a burocrazie globali al di fuori del nostro controllo.<\/p>\n\n\n\n

Ma altri sono stati fin troppo felici di colmare il vuoto che lasciavamo, il vuoto lasciato dalla nostra debolezza. E man mano che la fiducia dell\u2019Occidente vacillava, i suoi avversari e rivali diventavano sempre pi\u00f9 aggressivi, accumulando ricchezza e potere al posto nostro.<\/p>\n\n\n\n

E oggi ci troviamo a un bivio. Perch\u00e9 il prossimo decennio e le decisioni che prenderemo scriveranno la storia del secolo a venire. La strada che sceglieremo determiner\u00e0 se l\u2019Occidente manterr\u00e0 il suo ruolo di leader mondiale o se si rassegner\u00e0 a un futuro di atrofia, servit\u00f9 e declino. O scegliamo di agire ora, oppure perderemo persino la possibilit\u00e0 di agire.<\/p>\n\n\n\n

Sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno fatto la loro scelta. Abbiamo scelto di perseguire con determinazione e senza scuse la potenza nazionale: riprendere il controllo delle nostre catene di approvvigionamento critiche, reindustrializzare la nostra economia, ricostruire la nostra difesa, lottare per dominare le tecnologie e le industrie del futuro.<\/p>\n\n\n\n

Abbiamo scelto di conquistare nuove frontiere: nella produzione all\u2019avanguardia e nella superintelligenza; nei droni, nelle armi e nella guerra; nei microchip, nei minerali, nel cyberspazio e in tutti gli altri ambiti delle potenzialit\u00e0 umane. Liberare la nostra energia, ricostruire le nostre fabbriche, riportare i nostri astronauti sulla Luna e inaugurare una nuova era di esplorazione spaziale.<\/p>\n\n\n\n

Questo passaggio riprende l\u2019immaginario delle nuove frontiere tecnologiche, evocato da diverse figure di spicco del settore tecnologico <\/em>americano. Nel 2009, Thiel parlava di tre fronti: lo spazio, il cyberspazio e il mare.<\/p>\n\n\n\n

Nonostante tutti i loro nobili ideali, gli antichi greci non erano ingenui. Sapevano che le nazioni hanno dei propri interessi. Sapevano che l\u2019arte di governare richiede prudenza e diplomazia, ma anche la capacit\u00e0 di ricorrere alla forza quando la prudenza e la diplomazia falliscono. Sapevano che il potere richiede non solo i mezzi per difendersi, ma anche la credibilit\u00e0 di essere pronti a usarli.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 proprio questa concezione classica della politica e dell\u2019arte di governare che l\u2019amministrazione Trump intende recuperare, non solo per il nostro Paese, ma per l\u2019intera nostra civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Crediamo che l\u2019Europa possa risvegliarsi dal suo lungo letargo e riaccendere il fuoco che qui \u00e8 stato acceso millenni fa.<\/p>\n\n\n\n

Ci sono gi\u00e0 dei segnali.<\/p>\n\n\n\n

In tutto il continente stiamo assistendo a quelli che speriamo siano i primi segnali di un cambiamento generazionale: spese per la difesa alle stelle, una moltitudine di nuove partnership e programmi, un aumento della produzione e della fabbricazione, in linea con gli impegni storici in materia di difesa assunti lo scorso anno all\u2019Aia.<\/p>\n\n\n\n

Questo passaggio illustra bene il rapporto ambiguo del trumpismo con il continente europeo. Sebbene i suoi attacchi siano frontali nei confronti del declino del continente, sembra comunque nutrire la speranza di una sovversione reazionaria. Pensiamo a Steve Bannon e al suo Movement<\/em>, ma anche alle posizioni di Curtis Yarvin<\/a>, o ancora al discorso di Vance a Monaco nel 2025<\/a>.<\/p>\n\n\n\n

La Grecia \u00e8 al centro di questa svolta. Il popolo di questa nazione si \u00e8 dimostrato ancora una volta un amico indispensabile sia per l\u2019Europa che per gli Stati Uniti, su tutti i fronti, dall\u2019energia alla migrazione, passando per la difesa, ambito in cui la Grecia \u00e8 stata un alleato esemplare.<\/p>\n\n\n\n

E speriamo sinceramente che tutta l'Europa segua il vostro esempio.<\/p>\n\n\n\n

Sebbene le tensioni abbiano talvolta messo alla prova i legami di affetto tra gli Stati Uniti e l'Europa, non dobbiamo permettere che si spezzino. Insieme, dobbiamo rafforzare un'alleanza in grado di affrontare le minacce del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n

E possiamo farlo. Perch\u00e9 non riteniamo che l'amicizia transatlantica sia un gioco a somma zero.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Scegliere il Partenone, finanziato in parte dal tesoro della Lega di Delo, per esaltare un\u2019alleanza \u00abche non \u00e8 un gioco a somma zero\u00bb \u00e8 frutto di un atto mancato o di una crassa ignoranza. La Lega di Atene \u00e8 l\u2019esempio per eccellenza di una coalizione che si trasforma in un sistema di sfruttamento e di tributi, la cui logica imperiale autodistruttiva \u00e8 stata illustrata da Tucidide nelle pagine del \u00abDialogo di Melos\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Scegliere il Partenone, finanziato in parte dal tesoro della Lega di Delo, per esaltare un\u2019alleanza \u00abche non \u00e8 un gioco a somma zero\u00bb \u00e8 un atto inconscio o una palese ignoranza. La Lega di Atene \u00e8 l\u2019esempio per eccellenza di una coalizione che si trasforma in un sistema di sfruttamento e di tributi, la cui logica imperiale \u00e8 stata esposta da Tucidide nelle pagine del \u00abDialogo di Melos\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Al contrario: la nostra visione \u00e8 quella di un\u2019alleanza la cui forza \u00e8 superiore alla somma delle sue parti. \u00c8 una visione che abbiamo visto all\u2019opera proprio il mese scorso, in un accordo senza precedenti tra gli Stati Uniti, la Danimarca e la Groenlandia, un accordo che ridisegner\u00e0 l\u2019Artico e rafforzer\u00e0 la sicurezza dell\u2019intera NATO. I tre partner sono usciti vincitori da questo accordo. L\u2019intera Europa, la NATO e gli Stati Uniti ne sono usciti pi\u00f9 sicuri, pi\u00f9 forti e meglio protetti.<\/p>\n\n\n\n

Vogliamo vincere insieme. Dobbiamo vincere insieme.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 diventato di moda credere che una politica estera illuminata consista nel mettere la comunit\u00e0 mondiale prima del proprio popolo. Anche in questo caso, credo che abbiamo molto da imparare dagli uomini dell\u2019antica Grecia. Essi sapevano che non c\u2019era nulla di egoistico n\u00e9 di male nell\u2019essere leali alla propria nazione, n\u00e9 nel lottare per difenderne gli interessi prima di ogni altra cosa.<\/p>\n\n\n\n

Credevano fermamente nell\u2019ideale del grande uomo: l\u2019individuo eccezionale che raggiunge l\u2019immortalit\u00e0 grazie alle proprie azioni. Ma credevano che la gloria e la fama si conquistassero lottando, sacrificandosi e compiendo grandi imprese per una causa pi\u00f9 grande di s\u00e9. L\u2019eroe ricorrente del mondo greco antico era l\u2019uomo disposto a pagare qualsiasi prezzo per una causa degna della sua lealt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Lo si vede in Socrate, che rifiut\u00f2 di rinunciare alla ricerca della verit\u00e0, anche a costo della propria vita. Lo vediamo nella leggendaria resistenza dei 300 spartani che, circondati e in netta inferiorit\u00e0 numerica di fronte alle immense armate persiane, rifiutarono la possibilit\u00e0 di salvarsi e scelsero di combattere fino all\u2019ultimo piuttosto che abbandonare la propria postazione o il proprio dovere. E lo si vede nel mito epico di Achille, al quale viene offerto di tornare a casa e vivere una vita lunga e serena, ma che sceglie di restare a Troia e di perire alla ricerca della gloria eterna.<\/p>\n\n\n\n

Sono proprio queste qualit\u00e0 che avrebbero plasmato l'immaginario morale dell'Occidente. Dal martire cristiano che rifiut\u00f2 di tradire la propria fede al patriota che sacrific\u00f2 la vita per il proprio Paese; da san Tommaso Moro alla battaglia di Alamo, fino alle immortali ultime parole della Dichiarazione d\u2019indipendenza degli Stati Uniti: \u00abImpegniamo reciprocamente le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 dai Greci che l\u2019Occidente ha ereditato il proprio senso del dovere: una lealt\u00e0 incrollabile verso il proprio codice, la propria causa, il proprio paese. I nostri eroi, gli eroi dell\u2019Occidente, sono coloro che scelgono di rimanere fedeli al proprio dovere proprio quando \u00e8 pi\u00f9 difficile e pi\u00f9 doloroso: l\u2019uomo vincolato dalla propria parola, il soldato che non abbandona la propria postazione, il capitano, il proverbiale capitano, che affonda con la propria nave.<\/p>\n\n\n\n

Questo non ha nulla a che vedere con ci\u00f2 che vediamo, ancora oggi, ad esempio tra i fanatici come i mullah radicali dell\u2019Iran, il cui culto della morte esalta i bambini kamikaze come eroi nazionali e presenta il martirio come un fine in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n

I nostri eroi possono essere pronti a morire per la loro causa, ma non venerano la morte. \u00c8 proprio perch\u00e9 attribuiamo valore alla vita che riconosciamo l\u2019eroismo di coloro che preferiscono sacrificarla piuttosto che tradire i propri principi. Diamo per scontata la concezione occidentale di queste cose: l\u2019eroismo, l\u2019onore, il dovere. Supponiamo che siano in qualche modo universali, comuni a tutti i popoli, in tutte le epoche e in ogni luogo. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Sono il prodotto di un carattere singolare, un carattere che \u00e8 nato qui e ha plasmato l\u2019intera storia della civilt\u00e0 che ne \u00e8 seguita. Una civilt\u00e0 che oggi dobbiamo lottare per difendere con la stessa passione dei nostri antenati.<\/p>\n\n\n\n

Agli uomini che costruirono il Partenone succedettero gli architetti della cristianit\u00e0 europea, che eressero le cattedrali di Milano, Colonia e Firenze. La ricerca della perfezione della forma umana che animava gli scultori greci trov\u00f2 una nuova espressione in Michelangelo. La ricerca della struttura dell\u2019universo intrapresa dai filosofi greci fu ripresa da Copernico, poi da Galileo, quindi da Keplero e infine da Newton.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 stata proprio la sete di nuove conoscenze a dare origine alla prima spedizione di Magellano intorno al mondo, alla scoperta delle Americhe da parte di Colombo e, infine, al viaggio dell\u2019Apollo 11 verso la Luna. E le qualit\u00e0 che portarono Alessandro a conquistare tutto il mondo conosciuto riapparvero in Cesare, poi in Carlo Magno e in Cort\u00e9s.<\/p>\n\n\n\n

E in America, quella stessa tradizione \u00e8 stata riscoperta. Una terra aperta e selvaggia \u00e8 diventata teatro di una grande rinascita dell'immaginazione e dell'ambizione occidentali.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

L'aspirazione greca verso nuovi orizzonti si trasform\u00f2 nello spirito pionieristico americano, lo spirito della Frontiera. La civilt\u00e0 di Atene e di Roma trasform\u00f2 una giovane repubblica costiera in un impero continentale.<\/p>\n\n\n\n

I pi\u00f9 grandi americani di ogni generazione hanno portato con s\u00e9 i tratti inconfondibili dei loro antenati: nati ad Atene, educati da Roma, battezzati nella fede cristiana, temprati nella fornace dell\u2019Europa medievale, dotati del genio inglese per la libert\u00e0, e poi trasportati dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico per rinascere sulle rive di un nuovo mondo.<\/p>\n\n\n\n

Insieme, dobbiamo ora riscoprire questo spirito. Ci troviamo a un punto di svolta, non solo nella storia della mia nazione, ma nella storia della nostra intera civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Le minacce che affrontiamo oggi sono reali tanto quanto lo erano sulla scena drammatica dell\u2019antichit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Gli interessi nazionali non sono scomparsi di fronte alle istituzioni internazionali. La guerra non \u00e8 scomparsa semplicemente perch\u00e9 noi preferivamo la pace. Altri Stati hanno continuato ad armarsi, a cercare di acquisire influenza, a contendersi territori, tecnologie, risorse, mercati, energia e potere.<\/p>\n\n\n\n

E oggi la guerra \u00e8 tornata. La rivalit\u00e0 tra le grandi potenze \u00e8 tornata. La vulnerabilit\u00e0, l\u2019aggressione, il terrorismo: \u00e8 tornato un intero mondo di nuove minacce e nuovi attacchi.<\/p>\n\n\n\n

Questo passaggio illustra bene la svolta geopolitica sostenuta dalla seconda amministrazione Trump e chiaramente esposta nella Strategia<\/i> di Sicurezza Nazionale<\/em>, il cui principale autore sembra essere stato Michael Anton.<\/a> Questa visione mercantilista e imperialista rompe sia con l\u2019isolazionismo su cui Trump aveva basato la sua campagna elettorale gi\u00e0 nel 2016, sia con l\u2019interventismo neoconservatore. Questa logica del ritorno agli imperi si inserisce in una prospettiva di confronto con la Cina, come ha ben descritto Arnaud Orain<\/a> in *Le Monde confisqu\u00e9*<\/em> (Flammarion, 2025).<\/p>\n\n\n\n

Dobbiamo quindi ricostruire le nostre istituzioni e le nostre alleanze per affrontare insieme queste minacce. Il loro scopo non \u00e8 quello di abolire la sovranit\u00e0 delle nazioni che le compongono, ma di difenderla. E le nazioni non devono rinunciare alla propria identit\u00e0 per riconoscere i propri interessi comuni.<\/p>\n\n\n\n

Abbiamo creato un modello in tal senso insieme ai nostri partner qui in Grecia: nelle nostre collaborazioni in materia di difesa, energia e tecnologia, nella nostra ambizione comune di proteggere i confini dell\u2019Europa dalle minacce rappresentate dalla migrazione di massa.<\/p>\n\n\n\n

La nostra amicizia risale ai primissimi anni della mia nazione. Quando la Grecia si ribell\u00f2 nel 1821 per riconquistare la propria indipendenza dopo secoli di dominio ottomano, gli americani riconobbero in quella lotta qualcosa di familiare. Tre anni dopo, il grande statista americano Daniel Webster pronunci\u00f2 davanti al Congresso un famoso discorso che contribu\u00ec a portare la causa della rivoluzione greca all\u2019attenzione dei rappresentanti della giovane Repubblica americana.<\/p>\n\n\n\n

La risoluzione di Webster del 1824 chiedeva l'invio di un commissario presso gli insorti greci. Poich\u00e9 si scontrava con la linea di non intervento allora sostenuta da Quincy Adams, non fu adottata.<\/p>\n\n\n\n

Inizi\u00f2 richiamando la loro attenzione su tutto ci\u00f2 che li circondava. Ecco cosa disse nel suo discorso: \u00abQuesta forma libera di governo, questa assemblea popolare\u2026 Questa pratica del libero dibattito e della discussione pubblica, questo confronto di menti\u2026 Fino allo stesso edificio in cui siamo riuniti, queste colonne ben proporzionate, questa architettura ornata, tutto ci ricorda che la Grecia \u00e8 esistita e che noi, come il resto dell\u2019umanit\u00e0, le siamo profondamente debitori.\u00bb<\/p>\n\n\n\n

Queste parole sono vere oggi come lo erano il giorno in cui le pronunci\u00f2. E tutti noi, non solo gli americani, ma anche gli europei e i nostri amici di tutto l\u2019Occidente, dobbiamo reimparare le lezioni che i nostri antenati hanno tratto da questo luogo e dalla sua storia.<\/p>\n\n\n\n

La storia della Grecia non ci offre solo uno spaccato delle nostre istituzioni nelle loro forme originarie. La storia della Grecia ci mostra un\u2019immagine di noi stessi.<\/p>\n\n\n\n

Ci dimostra che siamo gli eredi di grandi eroi e che dovremmo essere orgogliosi, intensamente orgogliosi, delle nostre origini. Dovremmo meravigliarci di ci\u00f2 che i nostri antenati hanno creato su questa terra. La storia della nostra civilt\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 grande storia che l\u2019umanit\u00e0 abbia mai conosciuto. <\/p>\n\n\n\n

Questa frase illustra chiaramente il carattere occidentalista del discorso civilizzazionalista di Rubio. Va tuttavia notato che la superiorit\u00e0 dell\u2019Occidente non viene pi\u00f9, come ai tempi del neoconservatorismo dell\u2019inizio del secolo, difesa sulla base di valori democratici e liberali, ma in nome del suo carattere eroico \u2013 persino aristocratico. Si tratta di un\u2019interpretazione chiaramente reazionaria dell\u2019occidentalismo.<\/p>\n\n\n\n

Ed \u00e8 iniziata proprio qui, con i primi uomini e le prime donne dell\u2019Occidente. Da loro possiamo trarre ispirazione per ritrovare le virt\u00f9, il coraggio e la forza necessari per affrontare i pericoli del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n

Grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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