{"id":52616,"date":"2026-10-07T19:01:17","date_gmt":"2026-10-07T17:01:17","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=52616"},"modified":"2026-10-07T19:01:19","modified_gmt":"2026-10-07T17:01:19","slug":"e-se-vietare-i-cellulari-a-scuola-avesse-causato-le-proteste-in-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/07\/e-se-vietare-i-cellulari-a-scuola-avesse-causato-le-proteste-in-francia\/","title":{"rendered":"E se vietare i cellulari a scuola avesse causato le proteste in Francia?"},"content":{"rendered":"\n
Mia madre dice che non bisogna viziare i bambini, e mi frusta tutte le mattine; quando la mattina non ha tempo, \u00e8 per mezzogiorno, raramente pi\u00f9 tardi delle quattro. La sera del 27 agosto 1934, nella colonia penitenziaria di Belle-\u00cele-en-Mer, uno dei minori detenuti addenta il suo pezzo di formaggio prima di bere la zuppa. Secondo il regolamento, una guardia lo picchia. Durante la notte, circa una cinquantina di bambini scappano. Il giorno dopo, si invitano gli abitanti e i turisti di passaggio a partecipare alla caccia all\u2019uomo, con una ricompensa di venti franchi per ogni bambino ritrovato. Grotte, campi, foreste, case abbandonate: tutto viene setacciato. Il giorno dopo, tutti i bambini vengono ricatturati, le urla risuonano in tutta l\u2019isola. In vacanza sul posto al momento dei fatti, Pr\u00e9vert trova l\u2019ispirazione per La Chasse \u00e0 l\u2019enfant<\/em>, che scriver\u00e0 alcuni mesi pi\u00f9 tardi. Musicata da Kosma, la poesia viene pubblicata su Parole<\/em> nel 1946:<\/p>\n\n\n\n Bandito! Canaglia! Ladro! Monello!<\/em> La poesia di Pr\u00e9vert ribalta la forma della filastrocca. Nella canzone, il ritornello \u00e8 la serie di insulti che il \u00abbranco di gente perbene\u00bb urla ai bambini. Ragazzi che vengono umiliati, braccati, picchiati, a cui si spara. Qui sono gli adulti, trasformati in bestie selvagge, a inseguire, come lupi, il bambino delle fiabe, \u00abuna bestia braccata [che] galoppa nella notte\/E tutti galoppano dietro di lui\/I gendarmi, i turisti, i rentier, gli artisti\u00bb. Tutti, compreso Pr\u00e9vert.<\/p>\n\n\n\n Il 28 settembre 2026, a Saint-Ouen l\u2019Aum\u00f4ne, uno studente quattordicenne del liceo professionale di Ch\u00e2teau d\u2019Epluches, nella periferia nord-ovest di Parigi, viene colpito in bocca a bruciapelo da una flash ball <\/em>( sono proiettili di gomma molto grossi utilizzati dalla polizia francese, molto discussi per la loro pericolosit\u00e0, ndt<\/em>) dopo un alterco con tre agenti antisommossa. Il ragazzo perde i denti superiori e una parte di quelli inferiori. La mascella subisce una doppia frattura. Il 29 settembre, ad Alen\u00e7on, una studentessa quattordicenne viene strangolata. Il 1\u00b0 ottobre, a Tours, uno studente sedicenne viene colpito da un’altra flash ball<\/em> all\u2019occhio destro. Abbiamo appena appreso che ora \u00e8 parzialmente cieco. Il 3 ottobre, gli arresti ammontano a 5.000. Il 5, uno studente liceale perde una mano. Nel liceo in cui lavoro, nella periferia parigina, chi blocca l\u2019ingresso viene colpito con gas lacrimogeni; una ventina di studenti, tra cui i miei, vengono portati in custodia cautelare.<\/p>\n\n\n\n I commenti che seguono i vari articoli dei principali quotidiani, Le Monde<\/em> e Le Figaro<\/em>, rimproverano la polizia per il suo lassismo e si rallegrano delle violenze fisiche. Uno suggerisce che la famiglia del bambino che ha perso un occhio paghi le spese di risarcimento. Un altro ricorda che non si fa la frittata senza rompere le uova. Strana frittata, strane uova. Altri, infine, ricordano che \u00abgli studenti delle scuole superiori hanno un diritto: quello di stare in classe, tacere e obbedire al professore\u00bb. Noto un ritornello marziale che applica il diritto di guerra a una rivolta adolescenziale: \u00abSe vai in guerra [sic], te ne assumi la responsabilit\u00e0\u00bb. Strana ostentazione, ma va bene.<\/p>\n\n\n\n La frangia pi\u00f9 conservatrice dell\u2019elettorato francese sospetta che la rivolta degli studenti delle scuole superiori sia una manifestazione organizzata dalla sinistra radicale o dai sindacati. Se alcuni commentatori individuano in questa rivolta il risultato dell\u2019immigrazione e dei costumi violenti ad essa associati, o addirittura il prodromo di una guerra razziale, altri vi vedono il risultato di un lassismo educativo troppo profondo e la conseguenza del \u00absinistrismo\u00bb del Ministero dell\u2019Istruzione: la Rivoluzione, come tutti sanno, divora i propri figli. Altri sottolineano l\u2019effetto valanga dei social network, con l\u2019escalation tipica di \u00abTikTok\u00bb che spinge gli studenti verso una violenza sempre maggiore. Gli agenti di polizia, messi a dura prova, se non addirittura aggrediti e picchiati, reagiscono con misure adeguate per garantire l\u2019ordine. L\u2019unico problema, a voler essere pignoli, sarebbe che si impedisse loro di svolgere il proprio lavoro e che si riportassero a casa gli studenti delle scuole superiori, sani e salvi.<\/p>\n\n\n\n\n\n La rivolta \u00e8 stata accolta con favore dalla sinistra. Essa fa seguito al deterioramento delle condizioni dell\u2019insegnamento, alla bassa retribuzione dei docenti, alle ripetute assenze, allo stress causato da Parcoursup (la piattaforma nazionale di pre-iscrizione all\u2019universit\u00e0 e agli altri percorsi post-diploma introdotto nel 2018, molto criticata dagli studenti, ndt<\/em>), alle disuguaglianze tra i licei di periferia e quelli del centro, al senso di esasperazione dei giovani. Bruciano i licei, rompono i pianoforti, picchiano i poliziotti. Al di l\u00e0 del \u00abriot porn\u00bb, la rivolta infantile viene incoraggiata e seguita. Da molti anni, i sindacati degli insegnanti, le associazioni, i rappresentanti dei giovani, i giovani stessi, hanno chiesto al governo di agire sul deterioramento delle condizioni didattiche, sull\u2019esaurimento causato dalle riforme, sul sovraffollamento delle classi: non sono stati ascoltati.<\/p>\n\n\n\n L\u2019amministrazione delle scuole superiori, nel frattempo, \u00e8 in preda al panico; le scuole chiudono e si passa alla didattica a distanza. Gli studenti pi\u00f9 svantaggiati ne soffriranno maggiormente.<\/p>\n\n\n\n Entrambe queste posizioni contengono elementi di verit\u00e0. Tuttavia, entrambe trascurano la situazione cos\u00ec come viene realmente vissuta sul campo, dal punto di vista degli studenti e degli insegnanti, e pongono un problema di diagnosi della realt\u00e0 e di incomprensione dei meccanismi umani in gioco.<\/p>\n\n\n\n Non comprendendo la situazione, impediscono di risolverla.<\/p>\n\n\n\n *<\/p>\n\n\n\n La settimana scorsa ho notato che il liceo dove lavoro era occupato. Una pila di bidoni della spazzatura bloccava l\u2019ingresso. Alcuni studenti erano saliti sulle inferriate e gridavano ai responsabili della sicurezza e al personale docente. Avevano messo della musica e ridevano a squarciagola. C\u2019erano fumi, urla e insulti rivolti al preside: \u00abX., succhiacazzi!\u00bb. Sui cartelli si legge: \u00abNon c\u2019\u00e8 bisogno di educazione sessuale, lo Stato ci sta gi\u00e0 fottendo\u00bb. Passando, intravedo alcuni dei miei studenti che bighellonano davanti alla fermata dell\u2019autobus. Ci sono i primi della classe e quelli bravi. Riconosco sui bidoni della spazzatura e sulle grate i miei studenti in difficolt\u00e0, T. e W., che ho gi\u00e0 messo in punizione diverse volte, e che appesantiscono il lavoro in classe. Alcuni studenti lanciano cartoni contro i responsabili della disciplina scolastica. Entro al liceo. In sala professori bevo un caff\u00e8 che mi costa cinquanta centesimi. Nessuno sa cosa stia succedendo. Esco pi\u00f9 volte nel corso della mattinata per incontrare alcuni studenti e parlare con loro. Gli scontri con la polizia iniziano verso le nove. Alcuni studenti vogliono lanciare bombe Molotov, altri versano benzina sui bidoni della spazzatura o scagliano vecchi cartoni pieni di rifiuti contro il personale scolastico. Alcuni, provenienti da altre scuole superiori, cercano di aprire il cancello del parcheggio per entrare nell\u2019istituto. Lanciano sassi contro la vetrata della mensa, la polizia risponde con i lacrimogeni. Nell\u2019atrio incontro T., che ha appena \u00abingoiato\u00bb del gas lacrimogeno, e a cui porgo un fazzoletto. Ha gi\u00e0 con s\u00e9 delle gocce oculari per disinfettarsi l\u2019occhio. Non so se gliele abbia date l\u2019infermiera o se se le fosse portate di proposito: entrambe le possibilit\u00e0 mi spaventano: che una parte del personale scolastico subisca la violenza della situazione, o che un ragazzino di quattordici anni sappia gi\u00e0 come evitare il dolore dei lacrimogeni.<\/p>\n\n\n\n La situazione alla fine si calma e la giornata trascorre. Si aspetta, ma non si sa cosa si stia aspettando. Verso le tre del pomeriggio, gli studenti dell\u2019ultimo anno finalmente rientrano e vogliono seguire le lezioni, perch\u00e9 sono \u00ab in ansia\u00bb per l\u2019esame di maturit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Il giorno dopo, alle otto, faccio lezione con sette studenti. Ci sono quelli che i genitori costringono a venire, perch\u00e9 sono gi\u00e0 stati sospesi. Gli altri, quelli pi\u00f9 \u00abcarini\u00bb, sono l\u00ec perch\u00e9 devono. Chiedo loro se sanno perch\u00e9 stiamo bloccando l\u2019ingresso. Le ragioni sono un po\u2019 confuse. Mi parlano della Palestina, della mensa, del diritto di andare in bagno (non possono andarci durante le lezioni), delle \u00abtroppe ore di lezione\u00bb. La prima della classe, la cui famiglia senza dubbio ascolta la radio, parla del degrado delle scuole superiori, di Parcoursup, dell\u2019assenza degli insegnanti. Alcuni condannano la violenza anche se ne comprendono la causa; gli altri non sanno cosa pensare.<\/p>\n\n\n\n\n\n Qualche giorno dopo, la direzione e io abbiamo un incontro con W, che dall\u2019inizio dell\u2019anno ha accumulato numerose ore di assenza, di punizione in aula e lo stesso vale per le espulsioni. Inoltre, durante la lezione ha litigato con una compagna: \u00abChiudi il becco, chiudi il becco\u00bb, ecc. Suo padre \u00e8 morto; lui e i suoi fratelli sono ben noti a scuola, dicono che sono dei \u00abterroristi\u00bb, fatta eccezione per la sorella maggiore. Abbiamo convocato sua madre perch\u00e9, dopo una lite durante la ricreazione con il suo insegnante di storia, lui se n\u2019\u00e8 \u00abandato\u00bb: l\u2019insegnante non ha potuto, o non ha voluto, lasciarlo andare in bagno. Arriva con sua sorella, che frequenta un corso di diploma tecnico superiore; A. mi guarder\u00e0 per tutta la seduta con gli occhi sempre pi\u00f9 sgranati. I miei colleghi ricordano le malefatte di W. Quest\u2019ultimo si scusa per il suo comportamento, ma lo giustifica a malincuore. Dice che cambier\u00e0. I miei colleghi danno del tu a W. Sua madre sembra gentile, ma \u00e8 un po\u2019 fuori di testa. Nel corso della discussione, lei inizia a piangere. Si dice a W. che non dovrebbe essere orgoglioso di far piangere sua madre, dovrebbe vergognarsi: lei ha lasciato il lavoro prima per questo e ora piange. W. \u00e8 imbarazzato, ride perch\u00e9, dice, lo guardiamo tutti senza dire nulla: \u00abFaccio quello che posso\u00bb. A W. viene detto che, visto come se n\u2019\u00e8 andato, non avr\u00e0 alcun futuro: niente secondo anno, niente altro liceo, niente lavoro, niente di niente. W. vuole finire per strada? Anche la madre di W. piange e gli parla in arabo indicandoci con il dito. La sorella di W., dal canto suo, non ne pu\u00f2 pi\u00f9. Vorrebbe che fossimo pi\u00f9 severi. A un certo punto, mima il gesto di tirargli l\u2019orecchio. Si dice \u00absopraffatta\u00bb da questa generazione, dice che non la capisce. Il coordinatore, con dieci anni di esperienza alle spalle e che ne ha viste di tutti i colori, dice alla sorella di W. che non tutti i ragazzi sono come suo fratello. Forse W. dovrebbe vedere uno psicologo. Forse, pensa W., credono che io sia un idiota. Durante la discussione, qualcuno ricorda che ieri W. era con gli altri e indossava una maschera da Tartaruga Ninja. Si dice che W. abbia insultato gli educatori e abbia cercato di dare fuoco ai bidoni della spazzatura. W. nega, dice che era in fondo alla strada e che \u00abguardava i suoi compagni\u00bb. Alla fine, a W. viene imposto un cambio di classe e un\u2019espulsione definitiva con sospensione condizionale. Dopo che W. e sua madre se ne sono andati, vengo a sapere che W. \u00e8 stato ripreso davanti al liceo, lo si riconosce benissimo. Il responsabile della disciplina mi dice: \u00abComunque penso che W. non resister\u00e0 per tutto l\u2019anno, \u00e8 evidente che non gliene importa nulla, \u00e8 sempre la stessa storia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Uscendo, mi sorprendo a pensare che se fossi W., se per me il liceo fosse quel posto dove mi umiliano, dove fanno piangere mia madre, certo che lo odierei, certo che vorrei bruciare tutto, certo che vorrei dargli fuoco.<\/p>\n\n\n\n *<\/em><\/p>\n\n\n\n Sono un insegnante di liceo nella periferia parigina. Sono i miei studenti quelli contro cui si usa il gas lacrimogeno e che vengono picchiati. Ho il dovere, che lo si voglia o no, di cercare di dare una risposta a ci\u00f2 che vedo e che sento.<\/p>\n\n\n\n Da un lato, una parte dei giovani che non ne pu\u00f2 pi\u00f9; dall\u2019altro, una parte delle forze dell\u2019ordine e degli adulti vogliono lanciare gas lacrimogeni, picchiare, strangolare, accecare, sfigurare gli studenti delle scuole superiori, cio\u00e8 dei ragazzi.<\/p>\n\n\n\n Le ragioni addotte da una parte del movimento sono note. Gli edifici di gran parte delle scuole superiori delle periferie di Parigi versano in condizioni deplorevoli. Non \u00e8 possibile studiare in modo dignitoso: scarafaggi, buchi nel soffitto, ratti, umidit\u00e0 tale che l\u2019acqua fuoriesce dalle pareti. I bagni sono spesso intasati e gli studenti si trattengono per nove ore. D\u2019inverno si muore di freddo, si tengono le lezioni con i cappotti ma senza berretti, perch\u00e9 i copricapi sono vietati. D\u2019estate fa troppo caldo, gli studenti vomitano e devono andare in bagno per rinfrescarsi con l\u2019acqua. Durante le prove orali dell\u2019esame di maturit\u00e0, vengono distribuiti (in ritardo) ventilatori agli esaminatori, ma non agli studenti, che sudano durante la loro convocazione. Gli insegnanti sono sottopagati (il loro potere d\u2019acquisto \u00e8 crollato negli ultimi trent\u2019anni e guadagnano meno degli altri dipendenti pubblici della stessa categoria), vengono assegnati per il loro primo incarico a posti difficili lontani da casa, non vengono sostituiti e subiscono riforme assurde e troppo frequenti. Il 65% degli istituti \u00e8 a corto di personale. Nel mio liceo, a fine settembre, non c\u2019\u00e8 un insegnante di filosofia. Gli insegnanti in malattia non vengono sostituiti, o lo sono in modo cos\u00ec inadeguato che \u00e8 come se non lo fossero. Gli studenti non hanno il diritto di andare in bagno, mangiare o bere durante le lezioni, hanno giornate scolastiche di nove ore all\u2019et\u00e0 di tredici anni, dove la violenza e le molestie sono all\u2019ordine del giorno. Le loro pagelle e i loro voti vengono esaminati da Parcoursup. Alcuni di loro non riusciranno a trovare un posto all\u2019universit\u00e0 dopo il diploma di maturit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Insomma, \u00ab\u00e8 un casino\u00bb, come si suol dire.<\/p>\n\n\n\n
La signorina Balandreau [\u2026] abita al piano di sotto. All’inizio era contenta: siccome non ha l’orologio, le dava l’ora. \u00abVlin! Vlan! Zon! Zon! \u2013 ecco il piccolo Coso che prende le frustate; \u00e8 ora di farmi il caffellatte.\u00bb
Jules Vall\u00e8s, L\u2019Enfant<\/em>, 1889.<\/em><\/p>\n\n\n\n
Cosa sono questi urli (…)<\/em>
\u00c8 la muta della gente onesta<\/em>
Che d\u00e0 la caccia al bambino<\/em>
Aveva detto: “Ne ho abbastanza del riformatorio”<\/em>
E le guardie a colpi di chiavi gli avevano spaccato i denti<\/em>
E poi lo avevano lasciato disteso sul cemento<\/em>
(…)<\/em>
Per cacciare il bambino, non serve la licenza<\/em>
Tutta la brava gente ci si \u00e8 messa<\/em>
Cos’\u00e8 che nuota nella notte?<\/em>
Cosa sono questi bagliori, questi rumori?<\/em>
\u00c8 un bambino che fugge<\/em>
Gli sparano addosso a colpi di fucile<\/em><\/p>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n
\r\n <\/picture>\r\n \n