{"id":51838,"date":"2026-10-01T14:09:26","date_gmt":"2026-10-01T12:09:26","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=51838"},"modified":"2026-10-01T14:09:31","modified_gmt":"2026-10-01T12:09:31","slug":"il-debito-e-il-muro-della-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/01\/il-debito-e-il-muro-della-realta\/","title":{"rendered":"Il debito e il muro della realt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"non-subscribers-only\"><em>Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent<em>\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/offre-abonnement\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">I fatti sono noti e documentati. Recentemente, l\u2019OCSE&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-51838' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote note-digits-1'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/01\/il-debito-e-il-muro-della-realta\/#easy-footnote-bottom-1-51838' title='OCSE, &lt;em&gt;Studi economici dell\u2019OCSE: Francia 2026&lt;\/em&gt;, Edizioni OCSE, Parigi, giugno 2026.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>, la Corte dei conti&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-51838' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote note-digits-1'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/01\/il-debito-e-il-muro-della-realta\/#easy-footnote-bottom-2-51838' title='Corte dei conti, &lt;em&gt;La situazione e le prospettive delle finanze pubbliche&lt;\/em&gt;, giugno 2026.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, e successivamente la missione di Xavier Jaravel, Xavier Ragot, Jean-Luc Tavernier e Natacha Valla hanno tracciato un quadro inesorabile della situazione allarmante dei conti pubblici francesi&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-51838' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote note-digits-1'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/01\/il-debito-e-il-muro-della-realta\/#easy-footnote-bottom-4-51838' title='Xavier Jaravel, Xavier Ragot, Jean-Luc Tavernier e Natacha Valla, &lt;em&gt;Missione sulla trasparenza delle finanze pubbliche&lt;\/em&gt;, relazione presentata al Governo con il sostegno dell\u2019Ispettorato generale delle finanze, luglio 2026.[\/noteno]. Questo testo non aggiunge nulla ai lavori da cui trae ispirazione. Cerca invece di delineare una visione della nostra situazione che possa essere ampiamente condivisa. A pochi mesi da un\u2019elezione presidenziale decisiva, si tratta di proporre un percorso collettivo e concreto per scegliere il risanamento ora ed evitare di subire l\u2019austerit\u00e0 in futuro. Le analisi in esso contenute sono ovviamente perfettibili e possono essere contestate, ma consentono di avviare un dialogo con tutti coloro che desiderano sinceramente preservare la capacit\u00e0 di deliberazione democratica in Francia, per poter continuare a compiere scelte collettive anche in futuro.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;h2 class=&quot;wp-block-heading&quot;&gt;Fare di pi\u00f9 con meno&lt;\/h2&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;D&amp;#8217;ora in poi dovremo fare di pi\u00f9 con meno, tutti insieme. \u00c8 frustrante, ma \u00e8 la realt\u00e0, ed \u00e8 proprio questa frustrazione ad alimentare la rabbia e, spesso, una forma di radicalismo in una parte sempre pi\u00f9 ampia dei nostri concittadini.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Dobbiamo fare molto di pi\u00f9, perch\u00e9 dobbiamo risolvere i problemi di ieri e di oggi, in particolare ripristinare la promessa repubblicana della scuola e l\u2019eccellenza della nostra ricerca, adeguare il funzionamento del sistema sanitario all\u2019invecchiamento della popolazione, garantire il funzionamento di un sistema giudiziario sempre pi\u00f9 sollecitato, reinventare la coesione dei territori e dei centri urbani, modernizzare le infrastrutture dei trasporti e dell\u2019energia ormai obsolete, nonch\u00e9 accompagnare le transizioni nel settore agricolo.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Ma dobbiamo anche risolvere i problemi di oggi e di domani, come l\u2019adattamento su larga scala ai cambiamenti climatici, la difesa delle nostre libert\u00e0 nel continente, che richiede lo sviluppo di capacit\u00e0 di difesa adeguate alle nuove minacce, il ripristino della nostra competitivit\u00e0 tecnologica e delle nostre ambizioni nell\u2019ambito dell\u2019intelligenza artificiale e dell\u2019informatica quantistica, la reindustrializzazione del Paese in un contesto di concorrenza spietata con la Cina e di tensioni persistenti con gli Stati Uniti, la lotta contro la criminalit\u00e0 legata al traffico di droga che si insinua nella nostra societ\u00e0 e, soprattutto, l\u2019adattamento a un inevitabile invecchiamento demografico. \u00c8 facile dimenticare le realt\u00e0 demografiche, poich\u00e9 si tratta di processi lenti, ma ci\u00f2 non le rende meno imponenti e certe nei loro effetti.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;figure class=&quot;wp-block-pullquote&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;D&amp;#8217;ora in poi dovremo fare di pi\u00f9 insieme con meno risorse.&amp;nbsp;&lt;\/p&gt;&lt;cite&gt;St\u00e9phane Boujnah&lt;\/cite&gt;&lt;\/blockquote&gt;&lt;\/figure&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Eppure dobbiamo fare molto di pi\u00f9 con molto meno, poich\u00e9 le nostre capacit\u00e0 di scelta collettiva, e quindi di azione pubblica, si stanno riducendo. Il nostro Paese \u00e8 tuttavia quello che riscuote il maggior gettito fiscale tra i 38 Paesi pi\u00f9 sviluppati del mondo, quasi il 44% del PIL, ovvero della ricchezza che creiamo ogni anno; e, all\u2019interno dello stesso gruppo, \u00e8 anche quello che destina alla spesa pubblica la quota maggiore del PIL, oltre il 57%. Perch\u00e9, pur riscuotendo pi\u00f9 tasse e spendendo pi\u00f9 denaro pubblico rispetto agli altri, non riusciamo a risolvere i nostri problemi di ieri, di oggi e di domani? Perch\u00e9 abbiamo fatto delle scelte collettive, implicite o esplicite, che ci portano in un vicolo cieco.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;h2 class=&quot;wp-block-heading&quot;&gt;Scegliere il futuro&lt;\/h2&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Abbiamo scelto insieme il presente piuttosto che il futuro, ovvero trasferire le entrate alla generazione attuale piuttosto che investire per garantire un futuro migliore ai giovani di oggi e alle generazioni future. Abbiamo, ad esempio, preferito garantire l\u2019aumento delle pensioni piuttosto che preservare le nostre capacit\u00e0 di ricerca spaziale. Abbiamo privilegiato un generoso sistema di congedo per malattia a scapito delle nostre capacit\u00e0 di ricerca medica. Ci siamo abituati al fatto che un insegnante in pensione percepisca una pensione pi\u00f9 alta dello stipendio di un insegnante all\u2019inizio della carriera.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Abbiamo preferito instaurare gradualmente una societ\u00e0 di consumatori piuttosto che costruire una nazione di produttori dinamici. Le nostre scelte in materia di finanziamento della previdenza sociale, che gravano essenzialmente sulle imprese e sui lavoratori, l&amp;#8217;accettazione rassegnata di scambi asimmetrici con la Cina, o ancora l&amp;#8217;abitudine a un livello, senza pari al mondo, di regolamentazioni che gravano sulle attivit\u00e0 industriali, testimoniano la nostra preferenza collettiva per il consumo a basso costo piuttosto che per una produzione competitiva.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;La nostra preferenza per il presente ha inoltre alimentato una crescita modesta alla quale sembriamo esserci abituati. Eppure il nostro modello funziona in modo sostenibile solo se la crescita della nostra economia \u00e8 superiore a quella della spesa pubblica. Ci siamo progressivamente abituati a finanziare con il denaro altrui scelte che non potevamo pi\u00f9 permetterci, ovvero a prendere in prestito il denaro che poi ridistribuiamo. Si dice spesso che i francesi non vogliano fare sacrifici. Non \u00e8 vero: c\u2019\u00e8 un sacrificio che stiamo compiendo collettivamente, con metodo e costanza, quello nei confronti dei nostri figli, ai quali lasciamo ogni anno un debito pi\u00f9 pesante e uno spazio di deliberazione democratica pi\u00f9 ridotto per compiere le proprie scelte domani.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;La nostra propensione per il presente ci ha portato a cercare ovunque, e il pi\u00f9 delle volte presso lo Stato, una protezione dai rischi esterni. L\u2019euro ci libera in larga misura dall\u2019ansia della svalutazione e dal calo del potere d\u2019acquisto che essa comportava. I francesi hanno inoltre la particolarit\u00e0 di essere poco sensibili all\u2019aumento dei tassi di interesse: quando acquistano la propria abitazione, contraggono mutui a tasso fisso, a differenza della maggior parte dei paesi europei dove i mutui immobiliari sono a tasso variabile, cosicch\u00e9, in Francia, l\u2019aumento dei tassi \u00e8 innanzitutto un problema della banca creditrice. Siamo inoltre molto pi\u00f9 al riparo rispetto agli altri paesi dall\u2019inflazione mondiale, grazie a generosi interventi pubblici, come lo \u00abscudo energetico\u00bb. Abbiamo cos\u00ec creato le condizioni affinch\u00e9 molti francesi pensino di vivere su un\u2019isola isolata dalle realt\u00e0 mondiali, poich\u00e9 abbiamo scelto di costruire una vera e propria bolla per isolarli dagli sviluppi del mondo e preservare il comfort attuale. Ma questa bolla \u00e8 costosa ed \u00e8 sempre pi\u00f9 finanziata dai nostri creditori.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;figure class=&quot;wp-block-pullquote&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;C\u2019\u00e8 un sacrificio che compiamo collettivamente, con metodo e costanza: quello dei nostri figli.&lt;\/p&gt;&lt;cite&gt;St\u00e9phane Boujnah&lt;\/cite&gt;&lt;\/blockquote&gt;&lt;\/figure&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Il prestito e il debito non sono, di per s\u00e9, dannosi, innanzitutto se il ricavato \u00e8 destinato a garantire il futuro, in secondo luogo se la societ\u00e0 genera risorse sufficienti per assicurarne il rimborso senza trasferire oneri sproporzionati alle generazioni future. Cos\u00ec, una famiglia contrae giustamente un prestito per eseguire lavori di isolamento della propria abitazione, oppure per finanziare l\u2019affitto o l\u2019acquisto di una stanza per un figlio che si appresta a costruirsi un futuro in una citt\u00e0 universitaria. Ma collettivamente facciamo esattamente il contrario: chiediamo prestiti, per lo pi\u00f9 al resto del mondo, per mantenere un livello di protezione sociale che non possiamo pi\u00f9 permetterci.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Questa situazione \u00e8 il risultato di una serie di piccole rinunce diventate abitudini, in cui ciascuno ha la propria parte di responsabilit\u00e0. I politici, che spesso hanno preferito guardare alle urne piuttosto che alle culle, e rivolgersi agli elettori piuttosto che ai cittadini. Ma anche ciascuno di noi, che constata, senza trarne le conseguenze, che questo sistema di protezione sociale, inventato nel 1945, pi\u00f9 di tre generazioni fa, si basava su condizioni economiche e demografiche che ormai non esistono pi\u00f9. Tra diciannove anni, la Previdenza Sociale compir\u00e0 un secolo, e in quasi un secolo la Francia e il mondo sono cambiati. La maggior parte dei francesi ricorda la propria infanzia come un\u2019epoca in cui, il giorno di Natale, i bambini che aprivano i regali sotto l\u2019albero erano pi\u00f9 numerosi degli adulti e degli anziani rimasti seduti attorno alla tavola; oggi, sotto lo stesso albero, i pochi bambini rimasti aprono i regali sotto lo sguardo di molti adulti e, soprattutto, di un numero sempre maggiore di anziani.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Perch\u00e9 il nostro sonnambulismo collettivo non pu\u00f2 pi\u00f9 durare, e perch\u00e9 questa volta \u00e8 diverso? Perch\u00e9 alcuni problemi, quando si protraggono troppo a lungo senza essere trattati, finiscono per cambiare non di grado, ma di natura. Il trattamento tardivo di un cancro che si \u00e8 gi\u00e0 molto diffuso \u00e8 pi\u00f9 gravoso e pi\u00f9 incerto rispetto al trattamento precoce del tumore iniziale. Ci siamo. \u00c8 tardi, ma non \u00e8 troppo tardi.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;h2 class=&quot;wp-block-heading&quot;&gt;L&amp;#8217;asfissia che porta all&amp;#8217;austerit\u00e0 subita&lt;\/h2&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Siamo entrati insieme in un processo di soffocamento che sta accelerando e che pu\u00f2 portare a una politica di austerit\u00e0 imposta dall&amp;#8217;esterno.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Alcuni pensano che si possa temporeggiare, che le vecchie soluzioni rimangano valide, poich\u00e9 si trovano sempre acquirenti per il debito francese e quindi non vi \u00e8 alcun problema ad indebitarsi ulteriormente. Si tratta di un errore quando chi lo crede ignora la realt\u00e0 dei fatti; \u00e8 una menzogna quando chi lo afferma conosce i fatti e le cifre. Perch\u00e9 se probabilmente siamo al riparo da un\u2019improvvisa mancanza d\u2019ossigeno, siamo innegabilmente entrati in un processo di progressiva asfissia. E la menzogna, in questa materia, \u00e8 un tradimento. Un tradimento nei confronti dei nostri figli, sui quali faremo gravare domani il peso delle nostre rinunce e delle nostre comodit\u00e0 di oggi. Un tradimento nei confronti dei lavoratori, ai quali viene chiesto oggi di finanziare un tenore di vita pi\u00f9 elevato per i pensionati, pur sapendo che loro stessi non avranno accesso alle stesse pensioni. Un tradimento nei confronti dei pensionati, che non capiscono perch\u00e9 le regole del gioco cambino, quando si pu\u00f2 distribuire solo ci\u00f2 che si produce e non si produce pi\u00f9 abbastanza.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;I fatti sono crudeli. Due anni fa, la Francia si finanziava a dieci anni a un tasso certamente pi\u00f9 elevato rispetto alla Germania, ma inferiore a quelli pagati, sulla stessa durata, da Portogallo, Spagna, Italia e Grecia. Oggi la Francia, che si finanzia prevalentemente dal resto del mondo, paga di pi\u00f9 rispetto a tutti questi paesi. Perch\u00e9?&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Innanzitutto, perch\u00e9 il nostro debito pubblico cresce pi\u00f9 rapidamente che altrove. La Francia \u00e8 il terzo Paese pi\u00f9 indebitato dell\u2019eurozona, con un rapporto debito\/PIL previsto per il 2027 superiore al 120%, dietro alla Grecia (130%) e all\u2019Italia (137%). Ma la Francia \u00e8 l\u2019unico paese dell\u2019eurozona a non aver ridotto il proprio debito dalla fine della crisi sanitaria. Al contrario, ogni anno aumentiamo il nostro debito di circa 3 punti percentuali del PIL, mentre i paesi ancora pi\u00f9 indebitati di noi, in particolare la Grecia, stanno riducendo il proprio. La Grecia, ad esempio, ha ridotto il proprio rapporto debito\/PIL dal 146% del 2025 al 130% previsto per il 2027. In Francia, il debito pubblico sar\u00e0 aumentato nel 2026 di oltre 160 miliardi di euro e, alla fine dell\u2019anno, dovremo ai nostri creditori 3.620 miliardi di euro. In queste condizioni, diversi rapporti pubblici prevedono che il debito pubblico possa raggiungere il 130% del PIL a met\u00e0 del prossimo quinquennio. \u00c8 quindi quasi certo che, prima del 2029, la Francia avr\u00e0 un rapporto debito\/PIL superiore a quello della Grecia.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;figure class=&quot;wp-block-pullquote&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;Sebbene probabilmente siamo al riparo da un\u2019improvvisa carenza di ossigeno, \u00e8 innegabile che siamo entrati in un processo di asfissia progressiva.&lt;\/p&gt;&lt;cite&gt;St\u00e9phane Boujnah&lt;\/cite&gt;&lt;\/blockquote&gt;&lt;\/figure&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;In secondo luogo, perch\u00e9 i nostri creditori chiedono tassi di interesse sempre pi\u00f9 elevati per continuare a concederci prestiti. Il tasso medio all\u2019emissione del debito francese era pari al 3,35% nel 2025, contro l\u20191,70% nel 2022 e un tasso medio pari a zero nel 2021. Poich\u00e9 la durata media del debito francese \u00e8 di 8,5 anni, oggi dobbiamo rifinanziare, a tassi superiori al 4,7%, importi sottoscritti a tassi compresi tra lo 0% e il 2% che stanno giungendo a scadenza. Non vi \u00e8 alcun motivo per cui questi tassi debbano diminuire: innanzitutto perch\u00e9 il dibattito di bilancio del 2026 in Parlamento rischia di essere confuso e indeciso quanto quello del 2025, in secondo luogo perch\u00e9 la prospettiva di un disavanzo superiore al 5% nel 2027 \u00e8 ormai confermata, per il quinto anno consecutivo, e infine perch\u00e9 si rafforza la probabilit\u00e0 di vedere due candidati dei partiti della rabbia qualificarsi al secondo turno delle elezioni presidenziali della primavera del 2027. Inoltre, oltre al rapido deterioramento della percezione che i nostri creditori hanno del rischio francese, i tassi di interesse stanno aumentando in tutto il mondo, a causa del ritorno dell\u2019inflazione e del rapido deterioramento dei rendimenti del debito pubblico degli Stati Uniti, che per lungo tempo \u00e8 stato considerato il \u00abrischio zero globale\u00bb.&amp;nbsp;&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;La combinazione tra il continuo aumento dello stock del nostro debito e il rapido rialzo dei tassi di interesse richiesti dai nostri creditori porta a una situazione in cui l\u2019onere del debito sar\u00e0 raddoppiato tra il 2020 e il 2026. Quest&amp;#8217;anno pagheremo almeno 78 miliardi di euro ai nostri creditori, ovvero circa 12 miliardi di euro in pi\u00f9 rispetto all&amp;#8217;anno scorso. Questo solo costo aggiuntivo \u00e8 superiore all&amp;#8217;intero bilancio del Ministero della Giustizia. In teoria, quindi, a parit\u00e0 di spesa pubblica, avremmo potuto raddoppiare il numero di giudici, pubblici ministeri e agenti penitenziari se avessimo mantenuto l\u2019onere del debito al livello dell\u2019anno scorso. Nel 2027, primo anno del prossimo quinquennio, dovremo versare ai nostri creditori oltre 91 miliardi di euro, ovvero una cifra superiore a tutte le somme che destiniamo all\u2019istruzione dei bambini e dei giovani del nostro Paese, dalla scuola materna all\u2019ultimo anno di liceo. Il vero costo del nostro indebitamento incontrollato risiede quindi innanzitutto nel fatto che i nostri creditori, pagati prima ancora che abbiamo deciso come utilizzare le imposte che riscuotiamo, ne assorbono una quota sempre maggiore. Per misurare l\u2019entit\u00e0 delle nostre difficolt\u00e0, \u00e8 utile ricordare che un onere del debito pari a 91 miliardi di euro \u00e8 un onere che assorbe quasi la totalit\u00e0 dell\u2019imposta sul reddito pagata nel 2026 da tutte le persone fisiche in Francia. Alla domanda frequente dei nostri concittadini, \u00aba cosa servono le mie tasse?\u00bb, nel 2027 potremo rispondere, senza alcuna possibilit\u00e0 di contestazione: \u00abinnanzitutto a pagare gli interessi ai creditori che ci prestano il denaro che noi ridistribuiamo\u00bb.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Il nostro Paese sta scoprendo la trappola del sovraindebitamento, ovvero una situazione in cui il deficit di bilancio aumenta anche senza che vengano decise nuove spese, poich\u00e9 l\u2019onere del debito assorbe una quota sempre crescente dei prelievi obbligatori: sono ormai gli oneri finanziari a trainare principalmente la crescita della spesa pubblica. Le imprese conoscono bene queste situazioni, quando tutti gli sforzi operativi volti a migliorare le prestazioni vengono fagocitati dagli oneri finanziari che finiscono per soffocarle. Anche le famiglie sovraindebitate le vivono, quando i creditori assorbono quasi tutti i redditi per il pagamento dei debiti, degli interessi e del capitale. Certo, lo Stato, dal canto suo, paga essenzialmente solo gli interessi e rifinanzia la quasi totalit\u00e0 del capitale. Ma scopriamo, proprio come le imprese e le famiglie sovraindebitate, che pi\u00f9 ci si indebita, pi\u00f9 ci si impoverisce.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Ma se i tassi di interesse richiesti dai nostri creditori non dipendono solo da noi, l\u2019entit\u00e0 dei nostri deficit dipende invece esclusivamente da noi. Perch\u00e9, allora, ci rassegniamo ad accumulare, anno dopo anno, fiumi di spesa pubblica supplementare, che alimentano fiumi di deficit, i quali finiscono in un estuario insabbiato e fangoso di indebitamento?&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Negli ultimi anni, la spesa pubblica \u00e8 quella che ha registrato la crescita minore e che, in alcuni settori, \u00e8 addirittura diminuita in modo significativo. La spesa degli enti locali \u00e8 stata gestita meglio rispetto al passato, anche se l\u2019estrema complessit\u00e0 della nostra amministrazione territoriale genera costi che rappresentano al contempo potenziali fonti di ottimizzazione. D&amp;#8217;altra parte, la spesa sociale, in primo luogo quella per le pensioni e la sanit\u00e0, cresce a ritmi molto superiori alla crescita del PIL. Questo perch\u00e9 abbiamo collettivamente deciso di ricorrere al debito per mantenere, e persino aumentare, prima il livello delle pensioni e poi quello delle prestazioni sanitarie, poich\u00e9 non vogliamo rinunciare a un modello sociale che non possiamo pi\u00f9 permetterci. Ormai, la protezione sociale rappresenta non solo la stragrande maggioranza della spesa pubblica, ma soprattutto quella che cresce pi\u00f9 rapidamente. Tuttavia, il persistere di deficit massicci della previdenza sociale \u00e8 difficilmente giustificabile, dato che la nostra economia non si trova in una fase di recessione: le spese sociali sono prestazioni erogate alle famiglie che, quando non sono coperte da imposte o contributi sociali, gravano sulle generazioni future, che dovranno ripagare questo debito sociale.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Infine, il contesto internazionale, deterioratosi dall&amp;#8217;inizio dell&amp;#8217;anno, induce a prevedere un aggravamento dei disavanzi pubblici, che nel 2027, per il quinto anno consecutivo, supereranno il 5% del PIL, mentre il livello necessario per stabilizzare la crescita incontrollata dello stock di debito \u00e8 inferiore al 3%.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;h2 class=&quot;wp-block-heading&quot;&gt;Una via d&amp;#8217;uscita&lt;\/h2&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Possiamo uscire insieme da questa situazione di stallo, perch\u00e9 ci siamo gi\u00e0 riusciti in passato e perch\u00e9 altri paesi europei ci sono riusciti pi\u00f9 di recente.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Lo abbiamo gi\u00e0 fatto in passato. Nel 1958, con il generale de Gaulle e il piano Pinay-Rueff. Nel 1983, con la svolta di austerit\u00e0 voluta da Pierre Mauroy e Jacques Delors. Infine, nel periodo 1997-1999, per preparare la Francia al passaggio all\u2019euro, quando l\u2019azione del governo di maggioranza plurale di Lionel Jospin era guidata dall\u2019obiettivo di rispettare le soglie del 60% di debito e del 3% di disavanzo previste dal Trattato di Maastricht. Il pi\u00f9 delle volte pensavamo che fosse impossibile, eppure ce l\u2019abbiamo fatta. Di fronte alla portata del compito, il generale de Gaulle coinvolse nel progetto di risanamento, dal mese di giugno del 1958 al gennaio 1959, la maggior parte delle forze politiche dell\u2019epoca. Nel 1997, lo scioglimento dell\u2019Assemblea nazionale fu deciso a larga maggioranza per ottenere un mandato politico forte, al fine di avviare il risanamento necessario affinch\u00e9 la Francia potesse aderire all\u2019euro. I francesi, con maggioranze politiche molto diverse, hanno saputo trovare in passato le energie necessarie per risanare i nostri conti pubblici, proprio quando molti pensavano che fosse impossibile.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Altri paesi europei lo hanno fatto pi\u00f9 di recente.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Negli anni &amp;#8217;90 la Danimarca e la Svezia hanno attuato spettacolari misure di aggiustamento di bilancio per reinventare completamente il loro modello sociale molto avanzato, adattandolo a vincoli esterni diventati insostenibili. Oggi la Danimarca si finanzia a dieci anni al 3,42%, ovvero a un tasso inferiore a quello della Germania (3,62%).&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Nel corso dell\u2019intero decennio 2010, la Germania ha registrato avanzi primari, ovvero avanzi di bilancio al lordo degli oneri finanziari legati al debito, che le hanno permesso di ridurre di 22,3 punti percentuali del PIL il proprio rapporto debito pubblico\/PIL tra il 2010 e il 2019, e di affrontare il periodo di crisi sanitaria e poi inflazionistica dei primi anni 2020 con un margine di manovra di bilancio confortevole. Oggi la Germania ha un rapporto debito\/PIL pari a circa il 64%, mentre quello della Francia raggiunger\u00e0 il 120% l\u2019anno prossimo. Le principali riforme che hanno permesso questo risanamento dei conti pubblici sono state una riduzione dell\u2019accesso all\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione nel 2003, l\u2019innalzamento, deciso nel 2007, dell\u2019et\u00e0 pensionabile fino a 67 anni entro il 2031, e l\u2019aumento di tre punti dell\u2019aliquota normale dell\u2019IVA, un terzo del cui gettito \u00e8 stato destinato alla riduzione dei contributi sociali e due terzi al risanamento del debito.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;L&amp;#8217;Italia, nonostante una crescita modesta, legata in particolare a un andamento demografico sfavorevole, ha attuato ambiziose riforme a partire dagli anni 2010 che hanno permesso di stabilizzare il suo elevato livello di debito (137% del PIL). In due anni, l\u2019Italia ha ridotto il proprio disavanzo dal 7,2% al 3,4%, per poi portarlo al 3,1% nel 2025, con avanzi primari costanti, il che ha consentito un innalzamento del proprio rating sovrano da BBB a BBB+. Sono stati interrotti importanti programmi di sostegno pubblico agli investimenti, il mercato del lavoro \u00e8 stato reso pi\u00f9 flessibile e prosegue il progressivo innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile a 67 anni.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Nel 2026 la Grecia festeggia il terzo anno consecutivo di avanzi di bilancio. Il Paese registra una crescita superiore alla media europea e un netto calo della disoccupazione. Questa situazione \u00e8 il risultato di enormi sforzi per uscire dalla crisi di liquidit\u00e0 e solvibilit\u00e0 dei primi anni 2010. L\u2019et\u00e0 pensionabile \u00e8 stata portata a 67 anni e la spesa sanitaria non essenziale \u00e8 stata soggetta a un tetto massimo. Il monte salari pubblico \u00e8 stato drasticamente ridotto. Un\u2019ambiziosa riforma territoriale, incentrata in particolare sulla fusione dei comuni, ha permesso di generare economie di scala: ora ci sono 332 comuni in un paese di 130.000 km\u00b2 e 10,4 milioni di abitanti. Ma soprattutto, il discorso politico delle squadre al governo si basa sullo slogan ripetuto sistematicamente dal ministro delle Finanze, Kyriakos Pierrakakis: \u00abNon faremo pagare il conto alla generazione successiva\u00bb.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;In dieci anni il Portogallo \u00e8 passato da un deficit cronico a un avanzo di bilancio (0,7% del PIL nel 2025, per il terzo anno consecutivo). Due terzi del programma di aggiustamento avviato nel 2012 hanno riguardato una riduzione della spesa pubblica e un terzo un aumento delle entrate. La spesa pubblica \u00e8 stata ridotta attraverso drastici tagli ai servizi sanitari non essenziali, il congelamento delle pensioni e l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile a 66 anni. In un\u2019ottica di rilancio dell\u2019attivit\u00e0 economica, il mercato del lavoro \u00e8 stato reso pi\u00f9 flessibile attraverso l\u2019allungamento dell\u2019orario di lavoro, l\u2019abolizione di quattro giorni festivi e programmi di reinserimento dei disoccupati di lunga durata. Si \u00e8 instaurato un consenso politico tra destra e sinistra, che si sono alternate al potere, attorno allo slogan \u00abMai pi\u00f9 cos\u00ec\u00bb. Questa convergenza delle forze politiche sull\u2019equilibrio dei conti pubblici ha permesso la continuit\u00e0 dei programmi di risanamento.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;h2 class=&quot;wp-block-heading&quot;&gt;Una nuova prospettiva&amp;nbsp;&lt;\/h2&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Possiamo uscire insieme da questa situazione di stallo, proprio se lo facciamo insieme.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Dobbiamo, e possiamo, spiegare che \u00e8 necessario rinunciare ad alcuni aspetti del mondo di ieri che n\u00e9 la nostra demografia, n\u00e9 la nostra produttivit\u00e0, n\u00e9 la nostra crescita rendono sostenibili, per reinventare il nostro modello sociale e preservarne l\u2019essenza. Come?&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Innanzitutto, ci sono metodi che non funzionano pi\u00f9, perch\u00e9 non sono pi\u00f9 adeguati alla portata della ripresa che dobbiamo portare avanti. \u00c8 il caso, in particolare, delle scelte imposte dai vincitori ai vinti durante l\u2019estate che segue le elezioni presidenziali, senza alcuno sforzo di inclusione di coloro che non la pensano come i vincitori.&lt;\/p&gt;\n\n\n\n&lt;p&gt;Dobbiamo quindi trovare una soluzione condivisa, che rispetti le convinzioni di ciascuno, ma che sia al tempo stesso esigente e lucida di fronte alla realt\u00e0. Si tratta di un processo decisionale che permette di compiere delle scelte senza avere l\u2019impressione di subire sacrifici. \u00c8 possibile, perch\u00e9 in tutte le forze politiche del Paese ci sono uomini e donne pronti ad agire con senso di responsabilit\u00e0. A qualcuno potr\u00e0 sembrare ingenuo, ma nessun sforzo di risanamento, della portata di ci\u00f2 che dobbiamo realizzare, sar\u00e0 possibile senza costruire una coalizione di progetto che dovr\u00e0 riunire \u00abcolui che credeva nel cielo e colui che non ci credeva\u00bb&amp;nbsp;&lt;span class=&#039;whitespace-nowrap&#039;&gt;&lt;span id=&#039;easy-footnote-3-51838&#039; class=&#039;easy-footnote-margin-adjust&#039;&gt;&lt;\/span&gt;&lt;span class=&#039;easy-footnote note-digits-1&#039;&gt;&lt;a href=&#039;https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/10\/01\/il-debito-e-il-muro-della-realta\/#easy-footnote-bottom-3-51838&#039; title=&#039;&#039;&gt;&lt;sup&gt;3&lt;\/sup&gt;&lt;\/a&gt;&lt;\/span&gt;&lt;\/span&gt;La Rosa e la Reseda'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo coinvolgimento, se non di tutti, almeno di molti, \u00e8 necessario, poich\u00e9 la ripresa richieder\u00e0 uno sforzo costante per oltre cinque anni. Nessuna ripresa \u00e8 possibile senza un percorso pluriennale, credibile, realistico e determinato. \u00c8 quindi necessario costruire nel lungo periodo una forma, se non di consenso, almeno di accordo su un progetto di ripresa che superi i tradizionali confini di parte. Affinch\u00e9 lo sforzo sia sostenibile, le sue premesse devono essere ampiamente condivise.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si pu\u00f2 costruire questo movimento attorno a un obiettivo comune di ripresa?<\/p>\n\n\n\n<p>Per realizzare un risanamento mirato, esistono tre soluzioni: aumentare la pressione fiscale, ridurre la spesa pubblica e incrementare la crescita, aumentando la produttivit\u00e0 e la quantit\u00e0 di lavoro. La facilit\u00e0 pavloviana \u00e8 consistita, per ogni forza politica, nel voler concentrare lo sforzo su una sola delle tre leve. La realt\u00e0 ineludibile \u00e8 che dovremo agire su tutte e tre le leve, per due ragioni. Innanzitutto perch\u00e9 l\u2019entit\u00e0 del risanamento necessario non consente di raggiungere l\u2019obiettivo con una sola leva. In secondo luogo, e soprattutto, perch\u00e9 l\u2019adesione collettiva a uno sforzo condiviso richiede proprio che gli sforzi siano condivisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima leva: aumentare la pressione fiscale, che \u00e8 la soluzione predefinita della Francia in questo tipo di circostanze. Cos\u00ec, nel 2025, la riduzione del disavanzo era attribuibile esclusivamente agli aumenti delle imposte, soprattutto sulle grandi imprese e sulle famiglie pi\u00f9 abbienti. Lo stesso vale anche per il 2026. Tuttavia, dovremo avviare il processo di risanamento con il tasso di prelievo obbligatorio pi\u00f9 elevato dell\u2019eurozona e persino dei 38 paesi dell\u2019OCSE. Dovremo quindi valutare insieme quali imposte aggiuntive avrebbero il minor impatto sulla nostra produttivit\u00e0 e sulla nostra crescita. Le imposte sulle successioni sono senza dubbio le meno dannose sotto questo profilo. Senza dubbio dovremo anche aumentare l\u2019IVA di 2 o 3 punti, come hanno fatto tutti i paesi europei che hanno attuato ambiziosi programmi di risanamento, ma soprattutto perch\u00e9, nel nostro paese in cui i deficit commerciali si stanno aggravando, l\u2019IVA \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019unico modo per far contribuire alle spese comuni il consumo di prodotti importati. Molti obietteranno che l\u2019IVA grava in modo sproporzionato sulle famiglie pi\u00f9 modeste, che destinano l\u2019intero reddito al consumo, mentre le famiglie pi\u00f9 agiate risparmiano molto e consumano una quota minore del proprio reddito. Ecco perch\u00e9, come hanno fatto i tedeschi, sar\u00e0 senza dubbio necessario destinare una parte di questo aumento dell\u2019IVA alla riduzione del costo del lavoro, avvicinando la retribuzione lorda a quella netta attraverso una riduzione dei contributi sociali che gravano essenzialmente sul lavoro. Scegliere il lavoro e la produzione piuttosto che il consumo ci costringer\u00e0 ad aumentare l\u2019IVA per consentire a chi lavora di guadagnare di pi\u00f9, prima di poter consumare a prezzi pi\u00f9 bassi. Allo stesso modo, alleggerire la pressione fiscale e sociale che grava principalmente sul lavoro richieder\u00e0 senza dubbio di fare ricorso ai risparmiatori aumentando la CSG.<\/p>\n\n\n\n<p>Seconda leva: ridurre la spesa sar\u00e0 la nuova priorit\u00e0. Anche in questo caso, infatti, inizieremo l\u2019esercizio con il 57% del PIL destinato alla spesa pubblica. Dovremo deliberare insieme sul modo pi\u00f9 efficace per riorganizzare il complesso delle nostre amministrazioni locali, eredit\u00e0 di una struttura amministrativa stabilita pi\u00f9 di due secoli fa e fortemente appesantita negli ultimi cinquant\u2019anni, che non possiamo pi\u00f9 permetterci. Dovremo deliberare insieme sugli interventi pubblici che, anche in questo caso, non possiamo pi\u00f9 permetterci e che dovranno essere abbandonati, sia definitivamente, sia fino a quando i nostri conti pubblici non saranno tornati in pareggio. Dovremo inoltre deliberare insieme per distinguere ci\u00f2 che \u00e8 necessario, in materia di sanit\u00e0, e deve essere potenziato, da ci\u00f2 che d\u2019ora in poi dovr\u00e0 rientrare nelle spese personali di benessere, poich\u00e9 il sistema attuale non \u00e8 sostenibile. Dovremo deliberare insieme sul periodo durante il quale la maggior parte delle pensioni smetter\u00e0 di aumentare, poich\u00e9 l\u2019INSEE ha dimostrato lo scorso anno che la quasi totalit\u00e0 dell\u2019aumento delle pensioni era destinata al risparmio.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo pilastro: aumentare il potenziale di crescita, ovvero accrescere la competitivit\u00e0 della nostra economia e il volume di lavoro. Qualsiasi aumento delle imposte e qualsiasi riduzione significativa della spesa comportano, nel breve termine, rischi di recessione. Ecco perch\u00e9 qualsiasi programma di ripresa dovr\u00e0 prevedere misure volte ad accrescere la competitivit\u00e0 delle imprese e gli investimenti nel capitale umano, nonch\u00e9 nelle trasformazioni tecnologiche in atto. Dovremo inoltre riflettere insieme sulle condizioni in cui saremo tutti chiamati a lavorare pi\u00f9 ore, pi\u00f9 giorni e per pi\u00f9 anni. Infatti, nel lungo periodo, solo il ripristino di una crescita forte, fondata su una maggiore produttivit\u00e0 e su una ritrovata competitivit\u00e0, potr\u00e0 rendere sostenibile il nostro sistema sociale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Accettare un po\u2019 di sudore adesso per evitare molto sangue e molte lacrime in seguito.<\/p><cite>St\u00e9phane Boujnah<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;unico modo per rendere lo sforzo di ripresa collettiva accettabile per tutti e sopportabile da parte di ciascuno \u00e8 agire contemporaneamente su queste tre leve. Dovremo spiegare chiaramente il significato di questi sforzi collettivi, i cui primi beneficiari saranno i nostri figli. Dovremo anche precisare che questi sforzi non mirano a porre fine a un sistema di solidariet\u00e0 e di interventi pubblici per cambiare civilt\u00e0, ma piuttosto a sospendere, per il numero di anni necessario, le spese e gli interventi pubblici meno prioritari, fino a quando non avremo ripreso il controllo del nostro indebitamento. Le imprese, con le clausole di \u00abritorno alla prosperit\u00e0\u00bb, conoscono bene queste situazioni. Lo stesso vale per le famiglie, quando rinunciano a certe spese di comfort durante alcuni anni difficili. Questo risanamento volontario deve essere inteso come un progetto collettivo positivo per riprendere il controllo del nostro futuro, e non vissuto come un momento di dolorosa espiazione dei peccati del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario raggiungere un accordo abbastanza ampio, basato sull\u2019utilizzo di queste tre leve, per ripristinare la credibilit\u00e0 dei nostri impegni europei. Da molti anni ormai la Francia non rispetta gli impegni assunti con i nostri partner europei, che hanno unificato la loro moneta con la nostra, per il risanamento dei propri conti pubblici. Nessuno pu\u00f2 ragionevolmente pensare che i paesi europei che lavorano pi\u00f9 ore all\u2019anno di noi, dove si va in pensione a 67 anni e le pensioni non sono indicizzate, versino i propri contributi per aiutarci a vivere senza compiere gli sforzi che loro hanno fatto e che noi non vogliamo fare. Non convinceremo nessuno ad aiutarci senza cambiare le nostre abitudini.<\/p>\n\n\n\n<p>La stragrande maggioranza dei francesi \u00e8 sicuramente disposta a evitare l&#8217;austerit\u00e0 subita ed \u00e8 pronta ad accettare un po&#8217; di fatica adesso per evitare molto sangue e molte lacrime in futuro. Infatti, la maggioranza dei francesi preferisce rimanere padrona del proprio destino in un contesto democratico piuttosto che rassegnarsi a vedere decisioni necessarie imposte dai nostri creditori. Il tasso di risparmio nel nostro Paese, molto elevato e in crescita, ne \u00e8 la prova: risparmiando in vista di tempi difficili, i francesi dimostrano di ritenere che l\u2019attuale sistema non sia pi\u00f9 sostenibile e di essere molto pi\u00f9 disposti ad ascoltare la verit\u00e0 e ad avviare un risanamento in cui gli sforzi saranno realmente condivisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo farlo, non solo perch\u00e9 dobbiamo farlo, ma soprattutto perch\u00e9 l&#8217;abbiamo gi\u00e0 fatto e perch\u00e9 altri l&#8217;hanno fatto. Bisogna per\u00f2 farlo insieme e con fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>Visto che possiamo farlo, facciamolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Francia pu\u00f2 ancora scegliere tra ripresa e 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