{"id":51520,"date":"2026-09-28T15:58:50","date_gmt":"2026-09-28T13:58:50","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=51520"},"modified":"2026-09-28T15:58:54","modified_gmt":"2026-09-28T13:58:54","slug":"marine-le-pen-puo-davvero-rompere-con-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/09\/28\/marine-le-pen-puo-davvero-rompere-con-putin\/","title":{"rendered":"Marine Le Pen pu\u00f2 davvero rompere con Putin?"},"content":{"rendered":"\n
Scopri <\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. Idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Nella tua casella di posta a partire da 8 euro al mese<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n \u00abO la NATO entrer\u00e0 in guerra, e sar\u00e0 la Terza Guerra Mondiale, oppure sar\u00e0 la guerra dei cento anni. \u00c8 quello che dicevo gi\u00e0 tre anni fa. Non mi sono sbagliata, dato che questa guerra dura ormai da troppi anni. \u00bb Marine Le Pen accompagna queste tre frasi con una foto di s\u00e9 stessa, dall\u2019aria contrita. Un messaggio pubblicato sui suoi social network il 24 settembre, come l\u2019ennesima precisazione riguardo alla sua posizione sul conflitto russo-ucraino. All\u2019inizio del mese, il vicepresidente del partito ed ex compagno Louis Aliot aveva fornito munizioni ai suoi avversari: in caso di vittoria, il RN \u00abchiuderebbe i rubinetti\u00bb degli aiuti all\u2019Ucraina, aveva dichiarato durante una trasmissione televisiva. Da allora, la favorita alle presidenziali oscilla tra fermezza nei confronti di Mosca, appelli a un risanamento delle finanze pubbliche e un pressante invito a una \u00abgrande conferenza per la pace\u00bb sotto l\u2019alto patrocinio francese, nonostante gli evidenti fallimenti francesi, americani, italiani, britannici, tedeschi ed europei in generale negli ultimi quattro anni. \u00abIl conflitto si \u00e8 trasformato in una guerra dei cento anni, un conflitto infinito che finanziamo senza contropartita\u00bb, giustifica una delle sue eminenze grigie. La differenza rispetto a Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen \u00e8 che noi parliamo la stessa lingua di Putin o Trump: la lingua delle nazioni contrapposta a quella della globalizzazione. Ora, nessuno pu\u00f2 sconfiggere la Russia, se non la NATO, il che significherebbe una Terza guerra mondiale. La sfida consiste proprio nel non perdere.\u00bb Anche a costo di ricadere negli errori del passato.<\/p>\n\n\n\n Sono passati nove anni dall\u2019incontro orchestrato tra Marine Le Pen e Vladimir Putin, il 24 marzo 2017. Senza sminuire la forza di quella foto, che lei stessa trasform\u00f2 in un volantino nel 2022, n\u00e9 immaginare quanto l\u2019avrebbe perseguitata. Un decennio dopo, eccola qui a partecipare alla sua quarta elezione presidenziale francese. Per la prima volta, data per favorita: fino al 35% al primo turno, trionfante in ogni scenario al secondo. I candidati del blocco di centro \u2013 \u00c9douard Philippe e Gabriel Attal \u2013 si contendono uno spazio esiguo, pari a meno del 20% dell\u2019elettorato. La sinistra, dal canto suo, si frammenta in risultati modesti, con l\u2019eccezione di Jean-Luc M\u00e9lenchon, dato tra il 15 e il 17%; un risultato modesto ma sufficiente per ambire al secondo turno.<\/p>\n\n\n\n In quel giorno del 2017, Putin e Le Pen si incontrano per la prima volta. Il loro unico e solo incontro a tu per tu, avvenuto meno di un mese prima del primo turno delle elezioni presidenziali. All\u2019epoca, la Francia si appresta, grazie a una rara concomitanza di circostanze, a incoronare Emmanuel Macron, un novizio quasi totale in politica, capo dello Stato. Marine Le Pen lo sa: di fronte al \u00abcandidato del sistema\u00bb, la sua seconda corsa all\u2019Eliseo \u00e8 soprattutto una questione di visibilit\u00e0. Ma deve comunque consentirle di preparare i suoi futuri tentativi. Cos\u00ec, a un mese dalla scadenza, la presidente di quello che si chiama ancora Front National si reca a Mosca per ritagliarsi una statura internazionale. E l\u00ec tiene un discorso eterodosso davanti alle telecamere. In caso di vittoria del suo schieramento, Le Pen valuter\u00e0 la revoca delle sanzioni \u00abprofondamente ingiuste e del tutto controproducenti\u00bb nei confronti della Russia. \u00abPenso che lui [Vladimir Putin] rappresenti anche una nuova visione\u00bb, dichiara, invocando una stretta collaborazione con il Cremlino per \u00absradicare lo Stato Islamico\u00bb, dopo che la Francia \u00e8 stata duramente colpita durante il decennio del terrorismo degli anni 2010: \u00abNegli ultimi anni \u00e8 emerso un nuovo mondo: \u00e8 il mondo di Vladimir Putin, \u00e8 il mondo di Donald Trump negli Stati Uniti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n\n La Crimea \u00e8 stata annessa nel 2014. Ci\u00f2 che il Front National e ampi settori della destra francese consideravano una libera e sovrana scelta locale, alla luce del referendum di autodeterminazione che ha portato all\u2019annessione alla Federazione Russa, non riconosciuto dagli organismi internazionali. All\u2019epoca, per la destra francese, cullata da una profonda tradizione cesaro-bonapartista di cui il gollismo non \u00e8 che una rivisitazione, Vladimir Putin era una sorta di Napoleone moderno <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> che va rispettato, in quanto garante dell\u2019integrit\u00e0 occidentale di fronte agli Stati Uniti decadenti.<\/p>\n\n\n\n Particolarmente marcata nel 2014, questa posizione del RN nei confronti del Cremlino \u00e8 stata, se non abbandonata, almeno messa in secondo piano dopo l\u2019invasione su larga scala del 2022. Gi\u00e0 all\u2019indomani dell\u2019attacco, avvenuto in piena campagna presidenziale \u2013 e senza dubbio anche per distinguersi dalla posizione filoputiniana del suo rivale nazionalista \u00c9ric Zemmour, la cui ascesa nei sondaggi ha rischiato di impedirle di raggiungere il secondo turno \u2013, Marine Le Pen ha condannato \u00absenza ambiguit\u00e0\u00bb l\u2019aggressione russa, \u00abche rompe l\u2019equilibrio di pace in Europa\u00bb, affermando addirittura che \u00abla Francia \u00e8 orgogliosa di partecipare all\u2019accoglienza dei rifugiati ucraini\u00bb: \u00abDa parte mia, sono pronta a farlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n In realt\u00e0, la posizione della candidata riguardo al conflitto \u00e8 diventata difficile da interpretare. Tranne che su un punto: la sua riluttanza a proseguire il sostegno finanziario all\u2019Ucraina. Ufficialmente, la sua argomentazione rientra in una linea politica incentrata sulla questione del potere d\u2019acquisto. Le finanze della Francia sono allo stremo, il sistema istituzionale soffre di un\u2019instabilit\u00e0 politica cronica all\u2019origine della crisi di bilancio \u2013 e non il contrario, come spiega Mathieu Plane, vicedirettore del dipartimento Analisi e Previsioni dell\u2019Osservatorio francese delle congiunture economiche \u2013, l\u2019impennata dei prezzi dell\u2019energia rimane incomprensibile per l\u2019elettorato francese, nonostante la Francia sia il principale fornitore europeo di energia nucleare.<\/p>\n\n\n\n Anche l\u2019opinione pubblica ha cambiato posizione: a fine settembre, il 52% dei francesi dichiara di non avere fiducia in Volodymyr Zelensky <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Nel febbraio 2026, l\u2019Ifop stimava al 47% la percentuale di francesi favorevoli alla fornitura di armi a Kiev, scendendo per la prima volta sotto la soglia simbolica del 50% \u2013 18 punti in meno rispetto al marzo 2022.\u00a0<\/p>\n\n\n\n La posizione della candidata riguardo al conflitto \u00e8 diventata difficile da interpretare. Tranne che su un punto: la sua riluttanza a continuare a fornire sostegno finanziario all\u2019Ucraina.<\/p>Lou Fritel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Questa posizione si riflette nei voti. Nel 2026, il RN si \u00e8 rifiutato di votare a favore del prestito europeo di 90 miliardi di euro, sostenendo la mancanza di garanzie di rimborso e di obblighi per l\u2019Ucraina di acquistare materiale militare da fornitori europei. Alla fine del 2025, il RN si \u00e8 astenuto dal chiedere il sequestro degli oltre 200 miliardi di euro di beni russi in Europa, poich\u00e9 Marine Le Pen temeva che un trattamento simile potesse essere riservato alle (pochissime) imprese francesi rimaste sul territorio russo. Sottolineando, tra l\u2019altro, la violazione del diritto internazionale, posizione su cui \u00e8 d\u2019accordo anche Emmanuel Macron. Il RN si mostra inoltre riluttante nei confronti delle forniture francesi di alcune armi pesanti o a lungo raggio all\u2019Ucraina, che a suo avviso potrebbero inasprire il conflitto. Infine, come altre forze politiche francesi, il partito si oppone alla sua integrazione europea, temendo la concorrenza della sua industria agroalimentare per il settore agricolo francese.<\/p>\n\n\n\n Il 16 settembre <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, interrogata sul contributo finanziario francese al conflitto, Marine Le Pen ha affermato che tagliare i fondi non sarebbe \u00abun atto di ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019Ucraina\u00bb: \u00abPossiamo continuare ad addestrare i loro soldati, i loro eserciti, possiamo continuare a fornire loro il materiale necessario per difendersi. Ma dal punto di vista finanziario, non possiamo pi\u00f9 farlo. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 dire da un lato che non c\u2019\u00e8 un euro [\u2026] per l\u2019adeguamento delle pensioni, ma, d\u2019altra parte, che ci sono miliardi per il contributo netto all\u2019Unione europea. In proporzione a quanto abbiamo fatto finora, che \u00e8 considerevole, diciamo che non possiamo pi\u00f9 farlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Il 19 settembre, il Rassemblement National ha pubblicato un lungo comunicato stampa, la cui virulenza \u00e8 stata notata persino a Mosca. In questo testo, firmato da Marine Le Pen e Jordan Bardella, suo braccio destro e possibile primo ministro in caso di vittoria, il RN denuncia \u00abla decisione presa dalle autorit\u00e0 russe di porre sotto amministrazione temporanea le filiali e i beni in Russia di diverse imprese francesi ed europee\u00bb, definendola \u00abun atto ostile agli interessi della Francia e delle nazioni europee\u00bb.<\/p>\n\n\n\n E prosegue cos\u00ec: \u00abDa diverse settimane, gli atti di ostilit\u00e0 commessi in Europa da agenti che operano per conto della Russia si sono moltiplicati e aggravati. All\u2019aeroporto di Lipsia, in Germania, un drone carico di esplosivo ha preso di mira alcuni aerei di trasporto ucraini. Le indagini hanno permesso di ricondurre gli autori di questa operazione ai servizi di intelligence russi. La Francia non \u00e8 risparmiata da queste azioni, che mirano in particolare ai nostri interessi economici e alle imprese del nostro settore della difesa. Parallelamente, negli ultimi giorni, le pi\u00f9 alte autorit\u00e0 di diversi paesi europei, in particolare quelle della Polonia, hanno messo in guardia dal rischio di un\u2019escalation delle operazioni rivolte contro gli Stati che sostengono l\u2019Ucraina. [\u2026] Questi fatti devono essere considerati con la massima seriet\u00e0. Sebbene nessuno possa oggi prevedere, n\u00e9 escludere a pi\u00f9 o meno lungo termine, il verificarsi di operazioni di maggiore intensit\u00e0, la minaccia alla quale siamo attualmente confrontati riguarda principalmente azioni ibride e campagne che prendono di mira le nostre societ\u00e0 e la nostra opinione pubblica. [\u2026] Questa situazione, di particolare gravit\u00e0, richiede che riaffermiamo con la massima chiarezza la nostra posizione. [\u2026] Non tollereremo mai che una potenza straniera, nella fattispecie la Russia, possa sperare di dettare direttamente o indirettamente la politica del nostro Paese ricorrendo all\u2019intimidazione, alla minaccia, alla destabilizzazione o alla pressione psicologica. [\u2026] Qualsiasi operazione di questa natura deve essere oggetto di una risposta proporzionata, nel rispetto del nostro diritto, dei nostri interessi nazionali e dei nostri impegni internazionali. In tali circostanze, sosteniamo l\u2019insieme delle misure necessarie al rafforzamento della sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche, dei nostri impianti sensibili e delle imprese che partecipano direttamente alla nostra difesa nazionale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n\n Parole decise, certo, ma seguite da un nuovo invito al dibattito sulla questione dei finanziamenti: \u00abLa discussione sugli orientamenti diplomatici e strategici della Francia ha legittimamente pieno diritto di esistere nel dibattito democratico, a maggior ragione nel contesto di un\u2019elezione presidenziale. Il dibattito deve poter vertere, in particolare, sull\u2019entit\u00e0 del sostegno finanziario concesso all\u2019Ucraina e sulle condizioni di tale sostegno, cos\u00ec come sull\u2019insufficienza delle iniziative volte a individuare forme di dialogo diplomatico in grado di contribuire a una soluzione del conflitto. [\u2026] La fermezza di fronte alle azioni ostili e la ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra non sono in contraddizione. Entrambe derivano da un\u2019unica esigenza: preservare la sicurezza dei francesi, difendere la sovranit\u00e0 del nostro Paese e impedire che l\u2019Europa venga trascinata in un\u2019escalation incontrollata. In questo periodo di tensioni, la nostra responsabilit\u00e0 \u00e8 quella di non cedere n\u00e9 alle intimidazioni n\u00e9 alle provocazioni. La Francia deve rimanere padrona delle proprie decisioni, garantire la protezione del proprio territorio e dei propri interessi, onorare i propri impegni e conservare piena libert\u00e0 di iniziativa diplomatica.\u00bb<\/p>\n\n\n\n Pi\u00f9 che respingere gli attacchi russi, il comunicato della candidata del Rassemblement National mira soprattutto a conciliare due visioni contrapposte all\u2019interno del partito. In fondo, questa incertezza rivela meno una fedelt\u00e0 personale a Vladimir Putin che un vecchio retaggio ideologico, che divide l\u2019intera destra e i movimenti sovranisti francesi.<\/p>\n\n\n\n Tre eventi fondamentali hanno plasmato il rapporto dei nazionalisti con la Russia: le guerre in Jugoslavia degli anni \u201990, l\u2019attentato terroristico del 2001 e l\u2019invasione dell\u2019Ucraina nel 2022. Essi cristallizzano la divisione, se non addirittura l\u2019opposizione, tra la frangia terzomondista, eurasiatica e slavofila, vicina alla \u00abTerza Roma\u00bb di Aleksandr Dugin, e il movimento paleo-identitario e anti-imperialista \u2013 compreso quello russo \u2013, nato sulla scia dell\u201911 settembre, incarnato dal Bloc identitaire di Philippe Vardon o da G\u00e9n\u00e9ration identitaire di Damien Rieu.<\/p>\n\n\n\n Tutti hanno combattuto il comunismo, poi l\u2019egemonia americana, prima ancora dell\u2019Islam e dell\u2019immigrazione. Ma le divisioni sono emerse durante la guerra d\u2019indipendenza croata del 1991. All\u2019epoca, la Jugoslavia croll\u00f2 insieme al blocco dell\u2019Est, dopo dieci anni di recrudescenza dei nazionalismi in un paese multietnico e multiconfessionale, che riuniva serbi ortodossi, bosniaci e albanesi musulmani, sloveni e croati cattolici. All\u2019inizio degli anni \u201990, la regione si infiamma. I serbi, la principale comunit\u00e0 del Paese guidata dall\u2019irredentista e ultranazionalista Slobodan Milo\u0161evi\u0107, attaccarono la Croazia guidata dal non meno nazionalista Franjo Tu\u0111man, appena uscita dalla federazione jugoslava. Con il pretesto di soccorrere la comunit\u00e0 serba locale, che a sua volta si era appena separata. <\/p>\n\n\n\n Questo tentennamento rivela non tanto una fedelt\u00e0 personale a Vladimir Putin quanto un vecchio retaggio ideologico, che divide l\u2019insieme delle forze di destra e dei movimenti sovranisti francesi.<\/p>Lou Fritel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n In Francia, la caduta del blocco dell\u2019Est ha disorientato le frange nazionaliste, che fino ad allora erano accomunate dall\u2019odio verso il comunismo. A questo proposito, la guerra serbo-croata risveglia in loro il riflesso del militante combattivo. Tuttavia, i vertici militari si schierano in maggioranza dalla parte dei serbi, in virt\u00f9 di una lunga alleanza durante la Prima e la Seconda guerra mondiale \u2013 il che spiega in parte la riluttanza del presidente socialista francese Fran\u00e7ois Mitterrand a intervenire \u2013, cos\u00ec come il ricordo del nemico croato fascista filonazista degli Usta\u0161a, che govern\u00f2 la regione con il sostegno dei nemici tedeschi e italiani dal 1941 al 1945. Ai loro occhi, Tu\u0111man si inserisce in questa tradizione politica, mentre i serbi sono in linea diretta con Mosca, alleato storico della Francia dal 1892 alla caduta della Russia imperiale nel 1917, sebbene notevolmente indebolita dopo il crollo dell\u2019URSS e quotidianamente umiliata dagli errori di Boris Eltsin.<\/p>\n\n\n\n La base militante nazionalista francese, al contrario, \u00e8 pi\u00f9 giovane e osserva con interesse questa effervescenza nazionalista croata volta a liberarsi dal giogo jugoslavo, a cui i serbi si aggrappano per promuovere al meglio il loro progetto di Grande Serbia. I croati sono innegabilmente le vittime e la comunit\u00e0 internazionale rimane paralizzata dall\u2019idea di un intervento diretto per impedire il ritorno della guerra in Europa. Per questi giovani, lo scontro si inserisce nell\u2019Europa delle nazioni che essi promuovono, in contrapposizione al modello imperialista, in particolare quello americano. Inoltre, i croati sono cattolici, e l\u2019idea di vestire i panni dei crociati di fronte agli ortodossi slavi inebria questi aspiranti combattenti. Zagabria diventa, nella loro mente, l\u2019ultimo baluardo dell\u2019Occidente contro i detriti del comunismo. Diverse decine di loro si arruolano nell\u2019HOS, braccio paramilitare dell\u2019HSP, il Partito Croato del Diritto, milizia che accoglier\u00e0 in particolare il francese Jean-Michel Nicolier, assassinato durante il massacro di Vukovar e da allora celebrato come un eroe al punto da dare il suo nome a un ponte croato nel 2014.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 quindi soprattutto dalla parte croata che il conflitto attira un flusso di volontari, provenienti dalle reti cattoliche e dal GUD, il Groupe union d\u00e9fense, uno dei gruppuscoli all\u2019origine della fondazione del Front National nel 1972. Alla sua guida dal 1992, un militante ben noto agli analisti del RN: Fr\u00e9d\u00e9ric Chatillon, amico intimo di Marine Le Pen, proveniente dal nazionalismo rivoluzionario e inizialmente promotore di una terza via \u00abantisovietica e antiamericana, anticomunista e anticapitalista\u00bb <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> che si infrange sulla guerra. Come molti altri, preferir\u00e0 i croati ai serbi, almeno finch\u00e9 i nazionalisti rimarranno divisi.<\/p>\n\n\n\n\n Infatti, un anno dopo lo scoppio della guerra serbo-croata, Milo\u0161evi\u0107 sferra l\u2019assalto alla Bosnia. Una guerra che caus\u00f2 oltre 100.000 morti in tre anni \u2013 contro i \u00absoli\u00bb 20.000 morti in quattro anni in Croazia \u2013, che raggiunse il culmine con l\u2019assedio di Sarajevo e il genocidio bosniaco di Srebrenica. Si impone allora una nuova interpretazione, che oscura lo scontro tra nazionalisti intransigenti e filoserbi: quella di una guerra di civilt\u00e0, mentre i bosniaci musulmani, in mancanza di sostegno occidentale, si rivolgono ai paesi del Golfo per rifornirsi di armi e combattenti. Contingenti di mujaheddin combattono contro serbi e croati, che a loro volta attaccano la Bosnia, vedendovi l\u2019occasione per espandere il proprio territorio.<\/p>\n\n\n\n A quel punto, non c\u2019era pi\u00f9 alcuna divisione tra filo-serbi e filo-croati. Una situazione che trova il suo epilogo nel 1999, durante la guerra d\u2019indipendenza del Kosovo. Dopo quattro anni di tregua, la zona precipita nuovamente nella violenza estrema, con la popolazione albanese del Kosovo vittima di una pulizia etnica da parte delle forze serbe. Questa volta la NATO non esita e bombarda Belgrado, schierandosi a favore degli albanesi e rafforzando ancora di pi\u00f9 le convinzioni dei nazionalisti francesi: i serbi sono allora le vittime capro espiatorio di un ordine occidentale americano-atlantico, alleato di circostanza delle mafie, degli islamisti e dei separatisti strumentalizzati. Il vecchio nazionalismo anticomunista si trasforma in antioccidentalismo radicale. Il nascente \u00abputinismo\u00bb, alimentato dall\u2019umiliante incapacit\u00e0 russa di impedire i bombardamenti sul proprio alleato serbo, prospera su questa confluenza. Esso riunisce quindi le forze di destra affascinate dalla forza, dall\u2019ordine, dall\u2019immaginario virile delle parate e degli imperi, ma anche i sovranisti provenienti da altre realt\u00e0, gollisti offesi da Bruxelles, chev\u00e8nementisti antiamericani, nostalgici della potenza francese, che preferiscono Mosca all\u2019establishment europeo e a Washington.<\/p>\n\n\n\n L’11 settembre 2001, tuttavia, ha riacceso questa frattura. Il dibattito si \u00e8 polarizzato su una questione centrale: chi \u00e8 il nemico principale? Da un lato, il movimento identitario nascente, detto \u00abpaleo-identitario\u00bb \u2013 che vede la nascita del Bloc identitaire nel 2003 \u2013, si afferma progressivamente. Esso indica l\u2019islamismo e l\u2019immigrazione come vere e proprie minacce esistenziali per l\u2019Europa. \u00c8 lo \u00abscontro di civilt\u00e0\u00bb di Samuel Huntington. Non importa se ci sono delle riserve nei confronti della cultura di massa americana. Scelgono l\u2019Occidente europeo di fronte al pericolo migratorio e alla \u00abGrande sostituzione\u00bb teorizzata da Renaud Camus.<\/p>\n\n\n\n D\u2019altra parte, i terzomondisti filo-slavi, i nazionalisti-rivoluzionari, gli eurasiati e il movimento di Alain Soral rimangono fedeli alla loro linea ideologica: l\u2019imperialismo americano e il globalismo tecno-capitalista sono il nemico assoluto, e gli attentati sono la conseguenza della politica aggressiva degli Stati Uniti in Medio Oriente, se non addirittura un\u2019opera della CIA. Sulla scia di Aleksandr Dugin, questo secondo blocco sostiene un\u2019alleanza geopolitica continentale, dai nazionalismi europei ai vari regimi del mondo musulmano, di cui Mosca sarebbe ovviamente l\u2019epicentro per contrastare l\u2019egemonia americana.<\/p>\n\n\n\n\n Un confronto frontale, mentre la seconda corrente risulta sempre pi\u00f9 emarginata. All\u2019interno del FN, dove l\u2019influenza eurasiatica ha lasciato un segno duraturo sui quadri rimasti dopo la scissione del 1998, Jean-Marie Le Pen cerca, come sua figlia vent\u2019anni dopo, di stare con un piede in due scarpe, pi\u00f9 per tenere sotto controllo la nascente corrente identitaria che per convinzione personale. Nel corso di un viaggio a Mosca, nel giugno 2005, lancia la sua idea di un\u2019\u00abEuropa boreale\u00bb bianca, con l\u2019intento di collegare l\u2019imperialismo eurasiatico e il sovranismo identitario, da cui esclude i paesi musulmani per privilegiare un asse Parigi-Berlino-Mosca a tutela dei valori tradizionali di fronte all\u2019Islam e al progressismo occidentale. Rielaborando, tra l\u2019altro, la formula gollista che evocava un\u2019Europa \u00abdall\u2019Atlantico agli Urali\u00bb per preferirle \u00abda Brest a Vladivostok\u00bb, citt\u00e0 capolinea della Transiberiana, al confine tra Cina e Russia.<\/p>\n\n\n\n Il dibattito si concentra su una questione centrale: chi \u00e8 il nemico principale?<\/p>Lou Fritel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Eppure sembra proprio che sia la corrente occidentalista, sostenuta da Bruno M\u00e9gret, a imporsi. Marine Le Pen, la cui influenza all\u2019interno del FN \u00e8 in crescita, ne \u00e8 consapevole. Ma, piuttosto che riprendere tal quale la lotta civilizzatrice, risolutamente cattolica nella sua concezione francese, ne secolarizza la forma, facendo riferimento non all\u2019Occidente cristiano ma alla filosofia dei Lumi \u2013 di cui si fregiava Caterina II di Russia durante la sua conquista della Crimea nel 1783 \u2013 di fronte all\u2019oscurantismo islamista. Senza tralasciare di applicarvi una chiave di lettura sociale e antiglobalista che prende in prestito dai terzomondisti, di cui i suoi amici di destra Fr\u00e9d\u00e9ric Chatillon e Axel Loustau sono i capofila.<\/p>\n\n\n\n Questa conciliazione \u00e8 proseguita per tutti gli anni 2010, sullo sfondo del Trattato di Lisbona, della crisi dei subprime, dei debiti sovrani e del terrorismo islamista. Fino a quando, ancora una volta, non si sono trovati in netto contrasto in occasione dell\u2019invasione dell\u2019Ucraina del 2022. La generazione di militanti e dirigenti nazionalisti dell\u2019attuale RN \u00e8 cresciuta nel trauma degli attentati, dell\u2019immigrazione e della critica all\u2019Islam. Ma si \u00e8 anche evoluta all\u2019interno di un grande insieme europeo ormai strutturato, fortemente influenzato dagli ex paesi del blocco dell\u2019Est che hanno aderito all\u2019Unione europea nel 2004, con una visione decisamente pi\u00f9 cristiano-conservatrice rispetto all\u2019Occidente. La causa ucraina si inserisce in questa evoluzione, difendendo la propria sovranit\u00e0 di fronte a un impero multietnico, autoritario e oscuro. Mentre i pi\u00f9 anziani giustificano l\u2019indipendenza del Donbass, fischiano la NATO e accusano le presunte provocazioni occidentali, i pi\u00f9 giovani, invece, hanno visto la guerra sui social network, hanno accesso alle testimonianze di una giovent\u00f9 occidentalizzata, occupata e deportata, scoprono le immagini del massacro di Bucha, della lotta armata e della resistenza nazionale. Cos\u00ec, il tropismo filorusso, sia nel RN che in Reconqu\u00eate, a destra o negli ambienti sovranisti francesi, \u00e8 percepito dai giovani membri come una questione da anziani, confinata alle sfere digitali particolarmente permeabili alla disinformazione. Al contrario, le esigue frange militanti attuali si organizzano a loro volta in convogli fino al confine polacco-ucraino, o addirittura oltre. Ma non superano le poche decine di combattenti neonazisti e hooligan francesi impegnati contro i russi, integrati nel commando \u00abRevanche Tactical Group\u00bb, proveniente dalla corrente fascista ultraortodossa ucraina <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n Sebbene queste due visioni si sviluppino in modo estremo all\u2019interno delle correnti nazionaliste francesi, in realt\u00e0 caratterizzano l\u2019intera vita pubblica del Paese, in particolare a destra. <\/p>\n\n\n\n Il filorusso \u00e8 visto dai membri pi\u00f9 giovani come una questione che riguarda solo i pi\u00f9 anziani.<\/p>Lou Fritel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Nel 1995, Jacques Chirac, appena eletto presidente della Repubblica, fu il primo a rompere con questa tradizione slavofila all\u2019interno della sua famiglia politica, dando il via libera alla NATO per bombardare le postazioni serbe, in contrasto con la politica di non allineamento gollista o mitterrandiana. Senza che questo orientamento scomparisse all\u2019interno della destra tradizionale. \u00abI russi sono slavi. Sono diversi da noi. Il dialogo \u00e8 sempre difficile e ha suscitato molti malintesi nella nostra storia comune. Ciononostante abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi\u00bb <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>, dichiarava, ad esempio, Nicolas Sarkozy nell\u2019agosto 2023. A lui si \u00e8 unito nel dicembre 2025 il suo ex primo ministro e candidato alle presidenziali Fran\u00e7ois Fillon \u2013 membro del consiglio di amministrazione di Zarubezhneft, azienda pubblica del settore degli idrocarburi controllata da persone vicine a Vladimir Putin, fino allo scoppio della guerra. Il quale affermava allora che \u00abquesta guerra avrebbe potuto essere evitata\u00bb <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>: \u00abLa questione ora \u00e8 capire come uscire da uno scontro che pu\u00f2 sfociare in una guerra mondiale. La Russia \u00e8 il paese pi\u00f9 vasto del mondo, dispone di risorse considerevoli e di una popolazione profondamente nazionalista, indipendentemente dai suoi leader. Ignorare queste realt\u00e0 non poteva che condurci all\u2019impasse in cui ci troviamo. [\u2026] Peggio ancora, questa guerra ha unito pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale attorno a Cina, India, Russia o Turchia in un unico sentimento di avversione verso l\u2019Occidente.\u00bb\u00a0<\/p>\n\n\n\n Un\u2019ambivalenza condivisa, con tutti o quasi che si nascondevano dietro la dottrina del non allineamento di Charles de Gaulle. Nel 2016, due anni dopo l\u2019annessione della Crimea, i deputati francesi di destra votarono per la fine delle sanzioni contro Mosca. Paradossalmente, i loro successori in Aula fanno ormai parte delle forze pi\u00f9 filo-ucraine dello spettro politico francese. Quanto al totem dell\u2019immunit\u00e0 gollista, Marine Le Pen si sta impegnando a rivendicarlo dal 2022. Anche se il suo partito nacque proprio dagli ambienti antigollisti nel 1972 e quest\u2019ultimo non esit\u00f2 nel 1940.<\/p>\n\n\n\n\n\n Sebbene sia di vecchia data, questo conflitto generazionale politico si manifesta in modo sempre pi\u00f9 acceso all\u2019interno del RN. Una parte dei dirigenti, i pi\u00f9 giovani e\/o quelli che si sono uniti pi\u00f9 di recente al movimento, vuole credere che le recenti posizioni di Marine Le Pen segnino la fine del sospetto neinei confronti della loro famiglia politica, il cui pesante passivo \u00e8 ancora alimentato dal prestito di 9 milioni di euro contratto presso una banca ceco-russa nel 2014 e che verr\u00e0 rimborsato solo nel 2023. Cos\u00ec, l\u2019eurodeputato e portavoce del presidente del Rassemblement National, Pierre-Romain Thionnet, trentenne ed ex presidente della Cocarde \u00e9tudiante, si scaglia volentieri contro i filorussi del proprio schieramento. Ha accolto con favore la reazione dell\u2019ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, furioso per le dichiarazioni rilasciate dalla doppia leadership del Rassemblement National. \u00abA quanto pare, il partito di Le Pen \u00e8 ormai un normale partito europeo: russofobia e sostegno ai nazisti a Kiev.\u00bb Per Thionnet, come per altri, questa sentenza suona come una benedizione: \u00abI nostri avversari non potranno pi\u00f9 diffondere informazioni in modo cos\u00ec disonesto presso varie ambasciate o think tank, in particolare per mentire sulle nostre posizioni al fine di incutere paura e erigere una barriera contro di noi.\u00bb Vedendo finalmente profilarsi la fine del \u00abcordone sanitario diplomatico\u00bb di cui il suo partito soffre in Europa, anche presso gli \u00aballeati\u00bb conservatori guidati da Giorgia Meloni.<\/p>\n\n\n\n Il giovane, il cui dichiarato orientamento filo-ucraino rimane una rarit\u00e0 all\u2019interno del RN, \u00e8 solito lasciarsi andare a questo tipo di esaltazioni. Anche a costo di suscitare rimproveri interni, come dimostra un episodio recente. A giugno, JDNews<\/em> ha dedicato un articolo al quartetto sovranista composto da Philippe de Villiers, Luc Ferry, Nicolas Dupont-Aignan e Henri Guaino. \u00abGuerra in Ucraina, l\u2019appello al risveglio: perch\u00e9 la Francia deve riallacciare i rapporti con la Russia e fermare l\u2019escalation verso la guerra\u00bb. Riprendendo pi\u00f9 o meno la propaganda vittimistica del Cremlino e invocando una \u00abpace\u00bb simile agli accordi di Monaco del 1938. Sui suoi social network, Pierre-Romain Thionnet si ribella: \u00abQuel tipo di pacifismo che \u00e8 emerso in una parte dei \u201cnazionalisti\u201d non \u00e8 talvolta altro che uno spirito di contraddizione e una tendenza a prendere sistematicamente le contrarie rispetto alle posizioni cosiddette \u201cdominanti\u201d, anche quando queste sono conformi all\u2019interesse nazionale. Un fenomeno di conversione al pacifismo e di denuncia del \u201cbellicismo\u201d che presenta inquietanti somiglianze con la fine degli anni \u201930\u00bb. Il suo post \u00e8 stato interpretato come un attacco dal raggio d\u2019azione pi\u00f9 ampio. Ha suscitato l\u2019ira di un certo Philippe Olivier. \u00ab\u201cL\u2019interesse nazionale\u201d \u00e8 la guerra??? (sic)\u00bb, tuona pubblicamente. Consigliere speciale e cognato di Marine Le Pen, questo storico esponente del partito \u00e8 anche un feroce anti-bruxellese, ex osservatore (non autorizzato e sanzionato dal Parlamento europeo nel 2021) del referendum costituzionale russo del 2020 in Crimea \u2013 di cui nega l\u2019occupazione \u2013, che ha permesso a Vladimir Putin di aspirare a due ulteriori mandati. Da allora, entrambi i post sono stati rimossi.<\/p>\n\n\n\n\n
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\n <\/picture>\n <\/figure>\n <\/a>\n <\/div>\n <\/div>\n \n Il sostegno all\u2019Ucraina e l\u2019argomento della crisi di bilancio francese<\/h2>\n\n\n\n
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Vukovar, la prima frattura<\/h3>\n\n\n\n
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\n <\/picture>\n Chi \u00e8 il nemico? <\/h3>\n\n\n\n
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\n <\/picture>\n Il totem di De Gaulle<\/h2>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n La nuova generazione filo-ucraina<\/h2>\n\n\n\n