{"id":51365,"date":"2026-09-26T06:30:00","date_gmt":"2026-09-26T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=51365"},"modified":"2026-09-25T22:19:28","modified_gmt":"2026-09-25T20:19:28","slug":"perche-a-sinistra-amano-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/09\/26\/perche-a-sinistra-amano-putin\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 a sinistra amano Putin?"},"content":{"rendered":"\n
Ilya Boudra\u00eftskis e Ilya Matveev sono due ricercatori di storia e scienze politiche, rispettivamente all\u2019Universit\u00e0 di Helsinki e a Berkeley. Sono anche \u2013 e soprattutto \u2013 tra i nomi di spicco della sinistra russa.<\/em><\/p>\n\n\n\n Attivisti contro la guerra, collaboratori e fondatori di una serie di testate di opposizione, si sono distinti per una serie di pubblicazioni sulla situazione delle forze di sinistra nello spazio post-sovietico e sull\u2019economia politica dell\u2019imperialismo russo. <\/em><\/p>\n\n\n\n Nel settembre 2026 pubblicano presso la Stanford University Press il loro libro <\/em>Russia’s New Imperialism: Capital and Ideology <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che parte dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina per ripensare l\u2019imperialismo russo dell\u2019era post-sovietica, prestando particolare attenzione all\u2019interazione tra interessi economici e obiettivi ideologici.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n Per scoprire idee e analisi che non troverai da nessun\u2019altra parte. Ma che presto vedrai ovunque. Prova <\/em><\/em>\u201cIl Grand Continent\u201d. 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La retorica di Vladimir Putin continua a ribadire che si tratta di recuperare le \u00abterre originarie\u00bb del Paese, ma anche che russi e ucraini costituiscono un unico popolo e dovrebbero, di conseguenza, formare un unico Stato \u2013 o, al limite, due Stati legati il pi\u00f9 strettamente possibile. \u00c8 quindi evidente che la Russia conduca una politica estera aggressiva nei confronti dell\u2019Ucraina e di numerosi paesi dello spazio post-sovietico, e non si pu\u00f2 negare il carattere imperialista di tale politica.<\/p>\n\n\n\n\n\n Tuttavia, alcuni autori di sinistra sostengono che la Russia non esporti abbastanza capitali e non corrisponda esattamente alla definizione leninista di imperialismo. Altri arrivano addirittura a dipingerla come vittima di un imperialismo americano pronto a tutto pur di espandere la NATO verso est e di fronte alle cui incursioni la Russia non farebbe altro che intraprendere azioni difensive. Lo scoppio della guerra in Ucraina sarebbe, in questo senso, solo una guerra preventiva e difensiva contro la NATO. <\/p>\n\n\n\n Purtroppo, esiste quindi un\u2019intera fetta della sinistra internazionale che si rifiuta di considerare l\u2019imperialismo russo come tale. Si tratta talvolta di una posizione di natura politica, che riflette una mancanza di volont\u00e0 di condannare il regime di Putin, talvolta di un vero e proprio punto cieco teorico. In questa seconda prospettiva, l\u2019imperialismo potrebbe essere solo occidentale, mentre la politica degli altri paesi non potrebbe rientrare in questa definizione: potrebbe essere violenta, aggressiva, espansionista, ma mai \u00abimperialista\u00bb nel senso stretto del termine, poich\u00e9 non corrisponde a determinati criteri economici sistemici.<\/p>\n\n\n\n Il nostro libro si oppone a questo approccio. Abbiamo constatato che esso impediva a troppi autori di sinistra, compresi i pi\u00f9 informati e competenti, di proporre un\u2019analisi corretta degli eventi in corso. Ricordo che alla vigilia del 24 febbraio 2022 c\u2019erano ancora gruppi di persone che negavano tout court, e con la massima fermezza, la possibilit\u00e0 stessa di un\u2019invasione dell\u2019Ucraina. Tra questi gruppi figuravano in particolare \u2013 e in posizione di rilievo \u2013 alcuni autori di sinistra pronti a proclamare a gran voce che una simile invasione fosse impossibile, inimmaginabile. La loro reazione si spiega in gran parte con quella cecit\u00e0 teorica di cui parliamo nel libro: come potrebbe la Russia attaccare se l\u2019imperialismo \u00e8 un fenomeno esclusivamente occidentale? Se solo l\u2019Occidente \u00e8 offensivo, mentre il resto del pianeta si limita a difendersi?<\/p>\n\n\n\n \u00c8 evidente che la Russia conduca una politica estera aggressiva nei confronti dell\u2019Ucraina e di numerosi paesi dello spazio post-sovietico, e non si pu\u00f2 negare il carattere imperialista di tale politica.<\/p>Ilya Matveev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Quando l\u2019invasione \u00e8 effettivamente avvenuta, ho letto sulla rivista britannica Salvage<\/em>, cofondata da China Mi\u00e9ville, un\u2019analisi editoriale piuttosto approfondita e interessante della situazione in corso, ma in cui la Russia figurava solo come uno specchio dell\u2019Occidente. Invocando pretesti umanitari per attaccare l\u2019Ucraina, la Russia non farebbe altro che imitare le pratiche dell\u2019Occidente \u2013 in Serbia, ad esempio. Questa analisi non \u00e8 del tutto errata, ma ne emerge che l\u2019imperialismo russo sarebbe, in definitiva, della stessa natura della politica estera aggressiva degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n Per noi si tratta di un problema indissolubilmente politico e teorico. Abbiamo quindi voluto mettere in luce le specificit\u00e0 dell\u2019imperialismo russo, a cominciare da quelle che lo distinguono dall\u2019imperialismo americano, affinch\u00e9 le analisi critiche possano riconoscerlo meglio e combatterlo. <\/p>\n\n\n\n Ilya Boudra\u00eftskis:<\/span> Nei dibattiti sull\u2019imperialismo, cos\u00ec come nell\u2019uso comune di questo termine, si tende generalmente a ridurre il fenomeno a motivazioni puramente economiche. In questa prospettiva, l\u2019aggressione imperialista viene analizzata attraverso la lente di una concezione dello Stato come \u00abagente\u00bb o come semplice \u00abcomitato esecutivo\u00bb della classe dirigente, dalla quale riceverebbe una sorta di \u00abordine\u00bb per la ridistribuzione dei mercati esteri, che esso eseguirebbe mediante l\u2019espansione militare. A nostro avviso, questa definizione classica dell\u2019imperialismo merita di essere profondamente rivista, sia alla luce della guerra russo-ucraina, sia alla luce delle varie avventure militari imperialiste del mondo odierno, in particolare in Iran.<\/p>\n\n\n\n Prendendo spunto dal caso russo, procediamo cos\u00ec a un\u2019importante revisione della teoria dell\u2019imperialismo. Torniamo alle origini stesse di questo dibattito, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando l\u2019imperialismo era ancora considerato sotto due aspetti: quello economico e quello politico. Questa prospettiva duale implica che l\u2019imperialismo non rientri solo in una forma di razionalit\u00e0 economica, ma anche in una nuova razionalit\u00e0 politica dello Stato, che non sempre \u2013 e talvolta per nulla \u2013 coincide con gli interessi economici propriamente detti. Basti osservare la politica imperialista dell\u2019Impero coloniale britannico: molto spesso essa ha assunto un carattere del tutto irrazionale dal punto di vista economico. Si spiega piuttosto con una sorta di virata dello Stato verso una logica di espansione infinita. Ci basiamo anche sulla famosa analisi dell\u2019imperialismo proposta da Hannah Arendt in Le origini del totalitarismo<\/em>. In quest\u2019opera, l\u2019autrice richiama l\u2019attenzione su questa svolta della razionalit\u00e0 statale, ovvero su quel momento in cui l\u2019espansione continua dello Stato, inizialmente un semplice mezzo, diventa poco a poco un fine in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n Dal punto di vista della storia dell\u2019imperialismo russo post-sovietico, ci \u00e8 sembrato utile distinguere due periodi che corrispondono a questa dimensione economicamente razionale dell\u2019imperialismo e a quella politicamente razionale, ovvero motivata politicamente e ideologicamente. Dimostriamo che, se la politica condotta nei confronti dei paesi dello spazio post-sovietico nel corso dei primi due mandati di Vladimir Putin pu\u00f2 essere considerata come una politica di espansione economica, volta a promuovere gli interessi del grande capitale russo, il 2014 segna invece una svolta verso una logica di un nuovo ordine, che non si spiega pi\u00f9 solo con motivazioni economiche. Di fatto, a partire dal 2014, il capitale russo non ha smesso di subire le conseguenze della politica espansionistica russa, senza che ci\u00f2 impedisse allo Stato di condurre interventi sempre pi\u00f9 aggressivi nello spazio post-sovietico. <\/p>\n\n\n\n Riteniamo quindi che il regime putiniano abbia rinunciato nel 2014 a questa posizione \u201cpragmatica\u201d nel senso della teoria delle relazioni internazionali, una posizione economicamente razionale, ma anche del tutto cinica, nel senso che riduce la politica a puri giochi di interesse, senza il minimo fondamento morale. Infatti, \u00e8 proprio da questa prospettiva che la maggior parte dei ricercatori analizzava il primo \u00abputinismo\u00bb, quello del periodo 2000-2014. <\/p>\n\n\n\n A partire da quella data, siamo quindi passati a un nuovo Stato, caratterizzato da un\u2019espansione militare aggressiva e dal primato della politica sugli interessi economici. Questa svolta segna anche il passaggio da quella che chiamiamo una \u00abideologia parziale\u00bb, ovvero un\u2019ideologia pragmatica, che subordina la politica a puri interessi, verso una \u00abideologia totale\u00bb, in altre parole una visione del mondo al tempo stesso globale e coerente, sulla quale si modellano ormai le azioni della politica estera russa. <\/p>\n\n\n\n Ilya Boudra\u00eftskis: S<\/strong>i tratta di<\/strong><\/span> una transizione tanto pi\u00f9 difficile da analizzare in quanto esistevano gi\u00e0 dei presupposti. Alcuni frammenti di questa \u00abideologia totale\u00bb sono, in realt\u00e0, gi\u00e0 presenti negli anni 2000. \u00c8 il caso, ad esempio, del concetto di \u00abmondo russo\u00bb, che vede la luce fin dai primissimi passi di Putin alla presidenza. Allo stesso modo, l\u2019idea secondo cui il crollo dell\u2019Unione Sovietica sarebbe stata \u00abla pi\u00f9 grande catastrofe geopolitica del XX secolo\u00bb, le cui conseguenze nefaste dovrebbero essere superate al pi\u00f9 presto, emerge abbastanza presto, cos\u00ec come l\u2019idea che esista un \u00abOccidente collettivo\u00bb animato da progetti di annientamento della Russia. Tutte queste idee sono state formulate gi\u00e0 all\u2019inizio degli anni 2000, in particolare nei think tank<\/em> vicini al Cremlino. Tuttavia, erano ancora ben lontane dall\u2019esercitare un\u2019influenza determinante sul processo decisionale politico. Quel periodo, il primo decennio del putinismo, era ancora dominato da una cinica ideologia basata sui puri interessi: un\u2019ideologia, quindi, nel senso di visione ideologica della realt\u00e0, ma che non rimandava a una teoria ben definita. Non si trattava certamente di un\u2019ideologia intellettuale, ma di un\u2019ideologia tratta dall\u2019esperienza, dalla pratica e, in primo luogo, dalla grande spartizione post-sovietica delle propriet\u00e0 statali, dal banditismo capitalista degli anni \u201990 e dalle strutture burocratiche della fine dell\u2019era sovietica: tutte esperienze condivise dall\u2019intera \u00e9lite dirigente della generazione di Vladimir Putin. Ne \u00e8 emersa un\u2019ideologia pratica e cinica, fondata sull\u2019idea di un diritto del pi\u00f9 forte, di un diritto naturale del pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n Gli anni 2011-2014 hanno svolto qui un ruolo importante, con le manifestazioni in piazza Bolotnaja a Mosca, che hanno rappresentato una sfida significativa per il regime prima del terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin, poi le Primavere arabe, che hanno convinto l\u2019\u00e9lite russa che l\u2019Occidente stesse tramando da ogni parte piani di cambio di regime, anche in Russia, e infine gli eventi di Maidan, una sorta di pietra angolare che ha permesso a tutti i pezzi del puzzle di incastrarsi. L\u2019ideologia cinica che aveva prevalso fino ad allora ha trovato la sua prima formulazione intellettuale attingendo all\u2019insieme delle idee conservatrici, reazionarie e imperialiste che erano maturate negli anni precedenti.<\/p>\n\n\n\nPerch\u00e9, secondo lei, molte forze politiche di sinistra in Europa continuano ad avere difficolt\u00e0 a riconoscere l\u2019imperialismo russo? In che modo la sua interpretazione si distingue dai diversi modi esistenti di affrontare il fenomeno imperialista e dalle analisi concorrenti sull\u2019attuale politica russa?<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Qual \u00e8 il contributo di questo paradigma analitico? Cosa ci rivela riguardo all\u2019attuale situazione politica russa? <\/h3>\n\n\n\n
Se tutta questa politica estera \u00e8 economicamente irrazionale, come \u00e8 potuto avvenire questo cambiamento di rotta delle \u00e9lite russe e secondo quali dinamiche? <\/h3>\n\n\n\n