{"id":4979,"date":"2022-09-23T19:03:32","date_gmt":"2022-09-23T18:03:32","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4979"},"modified":"2022-09-23T19:03:33","modified_gmt":"2022-09-23T18:03:33","slug":"il-futuro-del-passato-considerazioni-italiane-sul-conservatorismo-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-futuro-del-passato-considerazioni-italiane-sul-conservatorismo-europeo\/","title":{"rendered":"Il futuro del passato. Considerazioni italiane sul conservatorismo europeo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Domenica 25 settembre si terranno in Italia le elezioni politiche. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/09\/22\/in-italia-la-domanda-politica-e-dominata-da-questioni-identitarie\/\">Stando ai sondaggi<\/a>, \u00e8 molto probabile che alle urne prevalga la coalizione di destra-centro, i cui tre partner principali sono Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi e appartenente, in Europa, al Partito popolare; la Lega, il cui segretario federale \u00e8 Matteo Salvini e che \u00e8 iscritta a Strasburgo al gruppo \u201cpopulista\u201d di Identit\u00e0 e Democrazia; Fratelli d\u2019Italia, partito presieduto da Giorgia Meloni, che aderisce ai Conservatori e Riformisti. Sempre secondo i sondaggi, Fratelli d\u2019Italia potrebbe arrivare a valere pi\u00f9 della somma dei suoi due alleati.<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/25\/il-contesto-di-meloni\/\"> Poich\u00e9 Meloni insiste molto sul profilo ideologico conservatore del proprio partito<\/a>, se le elezioni dovessero andare come da pronostico uno dei paesi pi\u00f9 popolosi dell\u2019Unione Europea, protagonista fin dall\u2019inizio del processo d\u2019integrazione continentale, si troverebbe ad avere un governo a trazione conservatrice.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle pagine che seguono s\u2019intrecciano tre diverse riflessioni, a ciascuna delle quali \u00e8 dedicato un paragrafo: quale significato possa mai avere il conservatorismo nella nostra epoca; come si siano trasformate le forze politiche di destra negli ultimi trent\u2019anni; come siano cambiati il sistema politico italiano e i rapporti fra l\u2019Italia e l\u2019Europa dopo il 1989. Tirando le fila dei tre ragionamenti, il quarto e ultimo paragrafo s\u2019interroga sulle possibili conseguenze, per l\u2019Italia e l\u2019Unione Europea, dell\u2019eventualit\u00e0 che, all\u2019indomani delle elezioni, nasca nella Penisola un governo di destra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non si d\u00e0 conservatorismo senza una sensibilit\u00e0 acuta nei confronti della continuit\u00e0 temporale: la convinzione che dal passato ci giunga una tradizione che pu\u00f2 s\u00ec essere modificata, ma che ha comunque dimostrato il proprio valore resistendo al tempo e che deve quindi essere maneggiata con grande rispetto e cautela, e tramandata ai posteri.<\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dell\u2019impossibilit\u00e0 e indispensabilit\u00e0 del conservatorismo oggi<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile, nel 2022, non pensare che lo sforzo bisecolare del conservatorismo per arrestare, o almeno rallentare, l\u2019avanzata della modernit\u00e0 sia fallito, e che oggi il conservatorismo sia perci\u00f2 diventato, molto semplicemente, impossibile. Non intendo certo affrontare qui il ricco dibattito teorico sulla natura del conservatorismo. Mi pare tuttavia evidente che un\u2019ideologia non possa dirsi conservatrice se non ha un atteggiamento robustamente scettico sulla capacit\u00e0 della ragione umana di comprendere e migliorare il mondo, e quindi sulla possibilit\u00e0 che, su questa Terra, si raggiunga mai la perfezione. Di conseguenza, se non ritiene che l\u2019ordine politico e sociale debba essere ancorato a un \u201cdogma minimo\u201d: princ\u00ecpi che siano accolti a priori e sottratti almeno in parte alla critica della ragione, siano essi di natura religiosa (Dio), storica (patria), o naturale (famiglia). Infine, non si d\u00e0 conservatorismo senza una sensibilit\u00e0 acuta nei confronti della continuit\u00e0 temporale: la convinzione che dal passato ci giunga una tradizione che pu\u00f2 s\u00ec essere modificata, ma che ha comunque dimostrato il proprio valore resistendo al tempo e che deve quindi essere maneggiata con grande rispetto e cautela, e tramandata ai posteri.<\/p>\n\n\n\n<p>In Occidente, gli ultimi cinquant\u2019anni di storia hanno spazzato via le condizioni che rendevano possibile (gi\u00e0 comunque con grande fatica) questo modo di pensare il mondo. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, quel che era riuscito a sopravvivere delle strutture sociali tradizionali \u00e8 stato delegittimato e smantellato. I concetti sulla cui \u201cdurezza\u201d faceva perno il pensiero conservatore sono stati sottoposti a una spietata critica logica e storica, alla quale naturalmente non sono sopravvissuti: si \u00e8 scoperto che le nazioni sono delle comunit\u00e0 immaginate e le tradizioni delle invenzioni, che le identit\u00e0 individuali e collettive sono multiple e artefatte, che non c\u2019\u00e8 niente di cos\u00ec artificiale come la natura. Che Dio sia un figmento dell\u2019immaginazione umana non \u00e8 certo una convinzione degli ultimi cinquant\u2019anni \u2013 Friedrich Nietzsche, com\u2019\u00e8 ben noto, ne annunci\u00f2 la morte nel 1882 \u2013, ma alla fine del ventesimo secolo i processi di secolarizzazione hanno sub\u00ecto un\u2019accelerazione impressionante. Nel frattempo l\u2019aspirazione utopica che caratterizza la modernit\u00e0 non \u00e8 affatto venuta meno, per certi versi si \u00e8 anzi ulteriormente irrobustita \u2013 solo, ha reagito alla crisi del comunismo affidando i propri destini all\u2019economia, alla tecnologia e al diritto invece che alla politica. La continuit\u00e0 temporale, infine, si \u00e8 dissolta: il passato non ha pi\u00f9 nulla da dire al presente, e di conseguenza il presente non pu\u00f2 avere pi\u00f9 nulla da tramandare al futuro. Tutto questo ha reso il conservatorismo insostenibile. Da qui l\u2019atteggiamento quasi di scherno che i progressisti, non per caso egemoni nel mondo della cultura, riservano ai conservatori, accusati in buona sostanza di voler portare l\u2019acqua col colabrodo. E da qui la sensazione che essi siano irrimediabilmente superati dalla storia, che vagheggino un impensabile oltre che indesiderabile ritorno al Medioevo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019aspirazione utopica che caratterizza la modernit\u00e0 non \u00e8 affatto venuta meno, per certi versi si \u00e8 anzi ulteriormente irrobustita \u2013 solo, ha reagito alla crisi del comunismo affidando i propri destini all\u2019economia, alla tecnologia e al diritto invece che alla politica.<\/p><cite>Giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il discorso potrebbe anche chiudersi qui, se non fosse che, nel frattempo, quella stessa tarda modernit\u00e0 che ha reso il conservatorismo impossibile si \u00e8 dimostrata a sua volta, per una parte non irrilevante dei cittadini delle democrazie occidentali, piuttosto difficile da abitare. Dopo il 1989, per un lungo decennio segnato da un certo ottimismo panglossiano, ci si \u00e8 potuti illudere che fosse possibile costruire un ordine politico e sociale perfetto strutturato in forma riflessiva, ossia ripiegato e appoggiato su se medesimo: capace di fare a meno di valori assoluti, concetti \u201cduri\u201d e identit\u00e0 precostituite, attraversato il meno che fosse possibile da rapporti di potere, incentrato sulla razionalit\u00e0 formale e procedurale. I primi due decenni del ventunesimo secolo si sono incaricati di dimostrare che si trattava, appunto, di un\u2019illusione. E quell\u2019ordine, che era in realt\u00e0 legittimato soprattutto dalla propria credibilit\u00e0 nel promettere un futuro di progresso, pace, stabilit\u00e0 e benessere, \u00e8 stato duramente colpito da una serie di severe smentite storiche: dall\u201911 settembre 2001 al 24 febbraio 2022, passando per la Grande Recessione e la pandemia.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa strettoia il conservatorismo, impossibile in via di principio, \u00e8 diventato indispensabile nei fatti: nel momento in cui gli abitanti delle democrazie avanzate, allarmati dall\u2019illeggibilit\u00e0 del futuro e sempre meno convinti delle \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb, hanno cominciato a chiedere che il ritmo forsennato del mutamento storico rallentasse un po\u2019 e che fosse ripristinato qualche minimo punto di riferimento, seppur precario e provvisorio. Troppo spesso prigionieri dei propri schemi astratti, oltre che dei loro begli appartamenti nei centri storici delle metropoli, gli intellettuali progressisti continuano a chiedersi stupefatti come possano gli elettori dimostrarsi inconsapevoli a tal punto da votare per chi farnetica di una famiglia naturale che, naturalmente, naturale non \u00e8, o di una patria costruita a tavolino. Mentre deridono la pagliuzza dell\u2019inconsapevolezza altrui, non si rendono conto della propria trave. Eppure basterebbe che rileggessero con un minimo di attenzione Simone Weil: \u00abIl radicamento \u00e8 forse il bisogno pi\u00f9 importante e pi\u00f9 misconosciuto dell\u2019anima umana\u00bb. Un bisogno che, per definizione, una tarda modernit\u00e0 impegnata nella distruzione sistematica delle radici non potr\u00e0 mai soddisfare.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174976_000001-scaled-e1663948233495.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2329\"\n        data-pswp-height=\"1555\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174976_000001-scaled-e1663948233495-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174976_000001-scaled-e1663948233495-690x461.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174976_000001-scaled-e1663948233495-1340x895.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174976_000001-scaled-e1663948233495-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Hufton + Crow\/View Pictures\/Rex Features <\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Popolari e populisti<\/h3>\n\n\n\n<p>La crisi dell\u2019ottimismo progressista che aveva segnato i \u201clunghi\u201d anni Novanta ha colto impreparati i partiti collocati a destra del centro, ossia le forze politiche che avrebbero dovuto rispondere alla richiesta, proveniente dai piani bassi delle democrazie avanzate, che i processi di trasformazione storica fossero riportati sotto controllo. Perch\u00e9 quei partiti si siano fatti cogliere impreparati \u00e8 un altro quesito cruciale che richiederebbe un\u2019analisi ben pi\u00f9 approfondita di quella ch\u2019\u00e8 possibile offrire in questa sede. Delineate molto velocemente, a ogni modo, le linee portanti di quell\u2019analisi potrebbero essere le seguenti. Il problema dell\u2019inadeguatezza storica del conservatorismo alla modernit\u00e0, innanzitutto, cresce a dismisura nell\u2019ultimo mezzo secolo, ma nasce ben prima. \u00c8 possibile sostenere che gi\u00e0 il successo dei partiti democratico-cristiani all\u2019indomani della seconda guerra mondiale sia dipeso non tanto dalla loro forza intrinseca, quanto dal bisogno diffuso di stabilit\u00e0 e rassicurazione; dal ruolo di rilievo svolto dalle chiese, accresciuto dalla crisi postbellica delle istituzioni statual-nazionali; dall\u2019assenza, sulla destra dei sistemi politici, di concorrenti credibili, il conservatorismo tradizionale essendo stato ferito a morte dall\u2019eccessiva contiguit\u00e0 col nazifascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dagli anni Sessanta in poi, i processi di secolarizzazione, l\u2019appassire ulteriore delle strutture sociali tradizionali e la crisi del comunismo hanno accresciuto la pressione sulle gi\u00e0 fragili strutture politiche e culturali dei partiti di destra, obbligandoli a ripensarsi e adattarsi alla nuova congiuntura storica. Col loro consueto pragmatismo, quelli si sono in effetti adattati e ripensati: in buona sostanza hanno accettato la tarda modernit\u00e0, facendo tutt\u2019al pi\u00f9 forza sui rimasugli della tradizione per dare, di quando in quando, qualche piccolo colpo di freno, e soprattutto sforzandosi di identificare un nuovo principio ordinatore che fosse interno alla tarda modernit\u00e0 stessa. Quel principio lo hanno trovato nel mercato, sposato con entusiasmo prima dalle destre anglosassoni, e poi \u2013 in una forma assai meno diretta e ideologica, incapsulato all\u2019interno del processo d\u2019integrazione europea \u2013 pure da quelle continentali. Riconciliatesi con la tarda modernit\u00e0 e avendo puntato la maggior parte delle proprie <em>fiches<\/em> sul mercato, le forze politiche collocate alla destra del centro hanno finito per condividere \u2013&nbsp;anzi: hanno contribuito a generare \u2013 il clima di ottimismo depoliticizzato che ha caratterizzato i \u201clunghi\u201d anni Novanta. Di conseguenza, non sono pi\u00f9 state in grado di svolgere quella funzione di controllo del cambiamento storico e di difesa dei fragili punti di riferimento residui che, nelle pagine precedenti, abbiamo dichiarato essere invece indispensabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se una funzione \u00e8 indispensabile qualcuno la dovr\u00e0 pur svolgere. Nello spazio lasciato parzialmente vuoto dai partiti popolari o conservatori \u201ctradizionali\u201d si sono cos\u00ec insinuate forze politiche nuove o rinnovate da mutazioni recenti. Che, in mancanza di definizioni migliori, abbiamo chiamato \u201cpopuliste\u201d. Il cosiddetto populismo, nell\u2019interpretazione che sto proponendo qui, \u00e8 quindi il frutto politico della ribellione diffusa contro la tarda modernit\u00e0, la dissoluzione di ogni punto di riferimento, l\u2019accelerazione forsennata del tempo storico. Poich\u00e9 la tarda modernit\u00e0 ha demolito tutti gli apriori e decostruito tutte le narrazioni, il populismo non pu\u00f2 proporre un progetto politico coerente che si appoggi su robuste fondamenta teoriche. Poich\u00e9 la stragrande maggioranza del ceto intellettuale ha accettato la tarda modernit\u00e0, e perde anzi gran parte del proprio tempo a illudersi che quella possa correggersi da s\u00e9 e produrre infine gli esiti miracolosi che ha promesso, il populismo non attira gli intellettuali e non pu\u00f2 che avere un profilo anti-intellettuale. E poich\u00e9 si tratta di esprimere una ribellione e una protesta, possono andar bene molteplici forme politiche e ideologiche: di destra, di sinistra, n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, libertarie e stataliste, cosmopolite e nazionaliste.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il cosiddetto populismo, nell\u2019interpretazione che sto proponendo qui, \u00e8 quindi il frutto politico della ribellione diffusa contro la tarda modernit\u00e0, la dissoluzione di ogni punto di riferimento, l\u2019accelerazione forsennata del tempo storico. <\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Da qui anche una certa volatilit\u00e0 del voto populista, la sua capacit\u00e0 di passare velocemente da un partito all\u2019altro malgrado quei partiti possano parere molto distanti l\u2019uno dall\u2019altro. Con la sconcertante chiaroveggenza del poeta, Eugenio Montale aveva gi\u00e0 descritto il fenomeno con precisione chirurgica sessant\u2019anni fa: \u00abQuando la protesta diventa una proficua carriera la scintilla si spegne, il nostro delegato, il nostro eletto, l\u2019uomo al quale avevamo affidato il coraggio che a noi mancava viene rapidamente sostituito da un altro. Inconfutabile rimane, in ogni modo, il fatto di una universale protesta che non colpisce questo o quel regime politico o sociale, ma l\u2019innaturalit\u00e0 del nostro modo di vivere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia, poich\u00e9 \u00e8 rivolta contro i processi di liquefazione dei punti di riferimento che segnano la tarda modernit\u00e0, \u00e8 difficile che, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/11\/25\/lera-dei-rivoluzionari-senza-rivoluzione\/\">nel suo girare e rigirare<\/a>, la protesta non incontri prima o poi la nazione. Che sar\u00e0 anche una comunit\u00e0 immaginata e sar\u00e0 anche stata molto indebolita dalla catastrofe del 1945, ma rimane pur sempre una presenza storica plurisecolare, profondamente radicata nella psiche collettiva e assai difficile da sostituire. Oltre a restare il principio legittimante delle entit\u00e0 statuali entro le quali continua a svolgersi la maggior parte dei processi politici in generale, e di quelli democratici in particolare. La nazione non ha pi\u00f9 la \u201cdurezza\u201d che aveva nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo, insomma, ma \u00e8 comunque pi\u00f9 \u201cdura\u201d di qualsiasi possibile punto di riferimento alternativo. Ha preso cos\u00ec forma un populismo di destra nazionalista, o sovranismo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il laboratorio italiano<\/h3>\n\n\n\n<p>La riflessione che ho sviluppato finora ha l\u2019impudenza di volersi applicare a tutte le democrazie avanzate, ovviamente in forme che possono essere assai diverse a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascun caso nazionale. Di certo, vale per l\u2019Italia: un paese fragile e, di conseguenza,<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/09\/21\/scenari-italiani-il-prossimo-governo-tra-vincoli-esterni-e-crisi-economico-sociale\/\"> esposto pi\u00f9 di altri ai condizionamenti internazionali<\/a>, nel quale alcuni dei fenomeni che ho descritto nelle pagine precedenti si sono presentati prima e in maniera pi\u00f9 macroscopica che altrove. Un paese, insomma, che per certi versi pu\u00f2 esser considerato un laboratorio di liberal democrazia nella tarda modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualsiasi ragionamento sensato sull\u2019Italia contemporanea non pu\u00f2 che prendere le mosse dagli eventi del lustro 1989-1994: la caduta del Muro di Berlino (1989), la firma del trattato di Maastricht (1992), la crisi del sistema politico italiano (1992-1993) e la discesa in campo e vittoria elettorale di Silvio Berlusconi (1994). Ancora una volta, non \u00e8 questo il luogo nel quale sia possibile ripercorrere in maniera esaustiva trent\u2019anni di storia d\u2019Italia. In breve, tuttavia: la Guerra Fredda da un lato risparmiava all\u2019Italia la fatica d\u2019interrogarsi sulla propria identit\u00e0 nazionale e sulla propria proiezione esterna, incistandola nell\u2019Occidente (\u201cBulgaria della Nato\u201d) e garantendole una facile rendita di posizione sul proscenio internazionale; dall\u2019altro forniva una struttura al sistema politico, bloccando la Democrazia cristiana al governo e il Partito comunista all\u2019opposizione. Col 1989, di colpo, tutto questo viene meno, e la Penisola si trova di fronte alla propria fragilit\u00e0 identitaria e alla necessit\u00e0 di ripensarsi tanto negli assetti interni quanto nell\u2019azione esterna.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174727_000001-scaled-e1663948285398.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2553\"\n        data-pswp-height=\"1299\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174727_000001-scaled-e1663948285398-330x168.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174727_000001-scaled-e1663948285398-690x351.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174727_000001-scaled-e1663948285398-1340x682.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174727_000001-scaled-e1663948285398-125x64.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Hufton + Crow\/View Pictures\/Rex Features <\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Che la metamorfosi del sistema politico italiano sia avvenuta attraverso un terremoto giudiziario, nel biennio 1992-1993, costituisce la <em>Urkatastrophe<\/em> dell\u2019Italia del ventunesimo secolo. I partiti storici vengono spazzati via, con l\u2019eccezione del piccolo partito postfascista e dei ben pi\u00f9 rilevanti partiti postcomunisti. La Democrazia cristiana collassa, aprendo una voragine sul centro e centro-destra dello spazio pubblico. In Italia, cos\u00ec, la crisi del popolarismo avviene assai precocemente. E certo, dipende molto dalle peculiarissime circostanze nazionali. Ma pu\u00f2 anche essere interpretata, in chiave pi\u00f9 generale, come una conseguenza dell\u2019incapacit\u00e0 della Democrazia cristiana di raggiungere un equilibrio virtuoso e funzionale fra l\u2019identit\u00e0 e gli interessi nazionali da un lato, il nuovo contesto europeo e internazionale&nbsp;dall\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Che la metamorfosi del sistema politico italiano sia avvenuta attraverso un terremoto giudiziario, nel biennio 1992-1993, costituisce la <em>Urkatastrophe<\/em> dell\u2019Italia del ventunesimo secolo. <\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La voragine che il collasso democristiano apre sulla destra del sistema politico viene almeno in parte colmata dalla Lega, formatasi nel corso degli anni Ottanta, e dai postfascisti del Movimento sociale italiano, fondato nel 1946. Ma si tratta di soluzioni fragili e residuali: sia l\u2019autonomismo, quando non secessionismo, della Lega, che anche nell\u2019Italia settentrionale non riesce a convincere pi\u00f9 che una grossa minoranza dell\u2019opinione pubblica; sia il postfascismo, impedito dall\u2019inutilizzabilit\u00e0 delle proprie radici storiche e dalla debolezza della cultura politica che aveva saputo produrre, dopo il 1945, anche al di l\u00e0 di quelle radici. A partire dal 1994, quindi, a protagonista della ricostruzione della destra italiana si erge Silvio Berlusconi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il berlusconismo, in buona sostanza, tenta di ricostruire l\u2019identit\u00e0 pubblica dell\u2019Italia attraverso la valorizzazione della sua identit\u00e0 privata: il paese delle mille citt\u00e0, della creativit\u00e0, dell\u2019inventiva e dello spirito imprenditoriale, dell\u2019arte e della bellezza, dell\u2019inconcepibile variet\u00e0 paesaggistica, enologica e gastronomica. \u00c8 un\u2019emulsione di populismo e liberalismo: populista perch\u00e9 enfatizza l\u2019unit\u00e0 \u201cnaturale\u201d del popolo italiano; liberale perch\u00e9 quell\u2019unit\u00e0 \u00e8 aperta, eterogenea e accogliente; populista e liberale al contempo perch\u00e9 lascia alle \u00e9lite politiche un ruolo residuale. \u00c8 un\u2019operazione geniale e impossibile che poteva essere immaginata unicamente nel clima ottimistico e antipolitico dei \u201clunghi\u201d anni Novanta. Ma Berlusconi mette stabilmente le mani sul potere solo nel 2001, quando il suo progetto \u00e8 ormai fuori tempo. Nel frattempo, in armonia con l\u2019incupirsi del clima storico alla svolta del millennio, ha attenuato il proprio liberalismo e accentuato il proprio conservatorismo. E nel 1999 il suo partito, Forza Italia, \u00e8 entrato nel Partito popolare europeo: il popolarismo ha cos\u00ec avviato la collaborazione col populismo, seppure con un populismo tutt\u2019affatto peculiare come quello di Berlusconi.<\/p>\n\n\n\n<p>A sinistra,&nbsp;dove i postcomunisti occupano una posizione egemonica e i democristiani progressisti fanno da sparring partner,&nbsp;le cose non vanno molto meglio. Si tratta di due tradizioni politico-culturali \u2013&nbsp;la comunista e la cattolico-progressista \u2013 che non soltanto rifiutano in astratto l\u2019idea di nazione a vantaggio di referenti sovranazionali, ma, pi\u00f9 in concreto, formulano un giudizio pesantemente negativo sulla storia d\u2019Italia, che considerano sbagliata fin dai suoi esordi e bisognosa di un urgente riorientamento palingenetico. Dopo il 1994, cos\u00ec, venuti meno i punti di riferimento della Guerra Fredda, la sinistra italiana non \u00e8 minimamente in condizione di ripensare la nazione, e non ha altra scelta che assumere una posizione integralmente europeista: l\u2019Europa diviene per l\u2019Italia l\u2019unico possibile orizzonte identitario e al contempo l\u2019unico strumento che possa sradicarla dal suo passato e proiettarla, integralmente rinnovata da un punto di vista morale prima ancora che politico, nel futuro. L\u2019interesse nazionale italiano viene fatto coincidere senza alcun residuo con la sempre pi\u00f9 profonda integrazione del continente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa linea programmatica \u2013 che il centrodestra berlusconiano rifiuta in astratto ma non riesce a contrastare nei fatti, anche perch\u00e9 \u00e8 fortemente rappresentata nel \u201cdeep state\u201d italiano \u2013 fa s\u00ec, in buona sostanza, che al tavolo del poker europeo, dove si gioca con carte francesi, l\u2019Italia si sia spesso seduta portando con s\u00e9 un mazzo di carte napoletane e convinta che si giocasse a briscola. Fuor di metafora: i negoziati, nell\u2019Europa di Maastricht, impongono che ci si presenti con un\u2019identit\u00e0 forte, un\u2019idea chiara dell\u2019interesse nazionale e di come promuoverlo in maniera compatibile col contesto continentale. E che poi, una volta raggiunto l\u2019accordo collettivo, il sistema decisionale domestico si modifichi in armonia con quell\u2019accordo, cos\u00ec da adeguarsi ai limiti che esso impone e poterne trarre il massimo vantaggio. I due blocchi politico-culturali che si contendono l\u2019Italia dopo il 1994, la destra egemonizzata dal liberal-populismo berlusconiano e la sinistra aprioristicamente europeista, sono inadatti a gestire questi due momenti. Il blocco di sinistra pi\u00f9 inadatto a gestire il primo, perch\u00e9, come detto, il suo obiettivo nei negoziati continentali non \u00e8 la promozione dell\u2019interesse nazionale ma il successo dei negoziati stessi. Il blocco di destra pi\u00f9 inadatto a gestire il secondo momento, perch\u00e9 riluttante a disciplinare gli <em>animal spirits<\/em> del popolo italiano. La grave inefficienza dell\u2019apparato decisionale pubblico e l\u2019incapacit\u00e0 dei due blocchi contrapposti di raggiungere un accordo sulla sua riforma completano il quadro della profonda inadeguatezza dell\u2019Italia all\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> La grave inefficienza dell\u2019apparato decisionale pubblico e l\u2019incapacit\u00e0 dei due blocchi contrapposti di raggiungere un accordo sulla sua riforma completano il quadro della profonda inadeguatezza dell\u2019Italia all\u2019Europa.<\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli anni compresi fra la fine del primo e l\u2019inizio del secondo decennio del ventunesimo secolo, sotto i colpi della Grande Recessione e della crisi dei debiti sovrani, quest\u2019inadeguatezza conduce al<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/25\/il-contesto-di-meloni\/\"> collasso del sistema politico che aveva preso forma dopo il 1994<\/a>. \u00c8 il momento nel quale l\u2019ottimismo dei \u201clunghi\u201d anni Novanta s\u2019inabissa definitivamente, il mondo tumultuoso, proteiforme e ingovernabile della tarda modernit\u00e0 comincia a mostrare il suo volto pi\u00f9 spiacevole, e gli italiani non sanno pi\u00f9 da che parte rivolgersi in cerca di protezione. La proposta berlusconiana di ricostruire un\u2019identit\u00e0 nazionale ecumenica e liberale, come detto, poteva avere senso nello <em>Zeitgeist<\/em> del 1989 e dintorni, ma \u00e8 ormai definitivamente superata dalla storia. L\u2019Europa resta l\u2019unica opzione plausibile, a tal punto che alla fine del 2011, col governo Monti, di fatto commissaria l\u2019Italia. \u00c8 assai probabile che in quel momento non ci fossero alternative. In ogni caso le conseguenze di quest\u2019evento, privo di precedenti in alcun altro paese dell\u2019Unione, sono arrivate fino ai nostri giorni. Le politiche di austerity del governo Monti, pro-cicliche in una fase recessiva, convincono una parte rilevante dell\u2019opinione pubblica, a torto o a ragione, che fra gli interessi italiani e quelli europei la coincidenza non \u00e8 necessaria n\u00e9 automatica, e che non \u00e8 all\u2019Europa che gli italiani possono chiedere di essere protetti dalle bufere globali.<\/p>\n\n\n\n<p>Prende cos\u00ec avvio, coi caratteri descritti alla fine del secondo paragrafo, il ciclo populista italiano: il successo straordinario del Movimento 5 stelle, n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, alle elezioni del 2013; poi la metamorfosi della Lega, federalista e settentrionale, nel \u201cSalvinismo\u201d, populista e nazionalista; il montare dei consensi leghisti-salviniani a partire dal 2014, in coincidenza con la crisi migratoria; il successo combinato di Lega e Movimento 5 stelle alle elezioni del 2018 e la nascita del cosiddetto governo gialloverde. I populismi si sono accavallati, scavalcati e divorati l\u2019uno con l\u2019altro, fin quando, da ultimo, al loro interno non si \u00e8 affermato un discorso nazional-conservatore. Arriviamo cos\u00ec al giorno d\u2019oggi e al probabile successo elettorale di Fratelli d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La destra italiana e l\u2019Europa<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 giunto il momento di tirare i fili che abbiamo disteso nelle pagine precedenti e di cercar di capire in quale modo possano gettare un po\u2019 di luce sul nostro presente. Sulla politica italiana, sulla politica europea, e sull\u2019impatto che quella potrebbe avere su questa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conservatorismo nazionale di Giorgia Meloni \u00e8 una creatura assai fragile. Per tre ragioni. La prima \u00e8 quella generale della quale abbiamo parlato nel primo paragrafo: la tarda modernit\u00e0 ha decostruito tutti i valori sui quali potrebbe appoggiarsi un pensiero conservatore, rendendolo teoricamente impossibile e schierandogli contro la stragrande maggioranza delle \u00e9lite intellettuali. Della seconda ragione abbiamo gi\u00e0 detto qualcosa: non c\u2019\u00e8 in Italia una forte tradizione nazional-conservatrice cui Meloni possa far riferimento. Non \u00e8 un caso, insomma, se dopo la fine della Guerra Fredda, quando per la Penisola si \u00e8 posto il problema di ripensare la propria identit\u00e0, le risposte sono state l\u2019Europa da una parte e la bizzarra idea, quasi prepolitica, di un popolo composto di individui dall\u2019altra. Nella storia politica italiana del ventesimo secolo, a destra hanno pesato il fascismo e la Democrazia cristiana. Ma la tradizione fascista \u00e8 del tutto inutilizzabile, e lo sforzo di Meloni \u00e8 anzi quello di dimostrare che il suo partito se n\u2019\u00e8 completamente distaccato. La tradizione democristiana potrebbe forse essere recuperata, ma a Fratelli d\u2019Italia sarebbe di scarso aiuto: \u00e8 una tradizione solamente in parte conservatrice e in quasi nessuna sua parte nazionale; ed \u00e8 una tradizione che in Italia ha prosperato grazie al rapporto simbiotico con una Chiesa cattolica forte, presente e incisiva \u2013 l\u00e0 dove oggi la Chiesa, per quanto abbia conservato una sua rilevanza, \u00e8 assai pi\u00f9 debole, distratta e politicamente divisa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un po\u2019 per disperazione, allora, che Meloni sembra andar cercando riparo nella tradizione conservatrice anglosassone. Straordinariamente ricca e profonda, certo. Ma pensata all\u2019interno di storie diversissime dall\u2019italiana quali l\u2019americana e la britannica. E che perci\u00f2, quando la si tenta d\u2019importare in Italia, non pu\u00f2 che creare difficolt\u00e0. La compatibilit\u00e0 fra dimensione nazionale e dimensione occidentale non \u00e8 scontata nemmeno nel mondo anglosassone, ad esempio, ma riesce senz\u2019altro assai pi\u00f9 naturale che in Italia: un paese che storicamente appartiene s\u00ec all\u2019Occidente, ma in una collocazione eccentrica, e che non ha mancato di mettere quest\u2019eccentricit\u00e0 al servizio della propria identit\u00e0 nazionale. Per il momento, anche sotto la spinta del conflitto ucraino, Meloni si sta sforzando di tenere insieme patriottismo italiano e atlantismo \u2013 ma quali siano i rapporti e pesi relativi fra quei due termini, nel suo pensiero, non \u00e8 affatto chiaro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 un po\u2019 per disperazione, allora, che Meloni sembra andar cercando riparo nella tradizione conservatrice anglosassone.<\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La terza ragione per la quale il conservatorismo nazionale di Meloni \u00e8 fragile deriva dalla storia del suo partito: una forza politica di piccole dimensioni, di testimonianza ideologica, che soltanto in questi ultimissimi anni si \u00e8 gonfiata nei sondaggi a tal punto da potersi candidare alla guida del paese. Una forza politica che ha dato vita a qualche iniziativa culturale collaterale e prodotto un po\u2019 di pensiero, insomma, ma necessariamente su scala ridotta e con risultati modesti. Non c\u2019\u00e8 dietro Meloni una riflessione ambiziosa su quale possa essere un conservatorismo adeguato al ventunesimo secolo, n\u00e9 sul contributo che a questo progetto potrebbe fornire la tradizione italiana. C\u2019\u00e8 solo un abbozzo di ragionamento sul rapporto fra libert\u00e0 economica e protezione dei produttori nazionali, che credo sia la domanda cruciale alla quale i conservatori devono rispondere oggi. Non ci sono n\u00e9 un intellettuale di riferimento n\u00e9 un <em>livre de chevet<\/em>. \u00c8 questa la ragione per la quale le radici post-fasciste di Fratelli d\u2019Italia pesano in negativo: non certo perch\u00e9 il partito abbia il desiderio, tanto meno la possibilit\u00e0, di ricreare in Italia un regime fascista \u2013 un\u2019ipotesi a dir poco ridicola \u2013, ma perch\u00e9 il partito non pu\u00f2 attingere alla propria tradizione e non ne ha un\u2019altra con cui sostituirla.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-medium\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2188\"\n        data-pswp-height=\"2291\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-330x346.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-690x722.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-990x1037.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1319px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-690x722.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1599px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-990x1037.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 1600px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_REX40174728_000001-scaled-e1663948342171-125x131.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Hufton + Crow\/View Pictures\/Rex Features <\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Malgrado questa fragilit\u00e0, stando ai sondaggi Fratelli d\u2019Italia prender\u00e0 un quarto dei voti e la coalizione di destra-centro quasi la met\u00e0: il conservatorismo impossibile, come si diceva nel primo paragrafo, \u00e8 indispensabile, poich\u00e9 \u00e8 da quel lato che guarda una parte rilevante dell\u2019opinione pubblica. Sono elettori spesso irritati, ombrosi, volubili, geograficamente, culturalmente o socialmente periferici, che a torto o a ragione si sentono poco considerati, e una parte dei quali \u00e8 passata, fra il 2013 e il 2018, per il populismo n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra del Movimento 5 stelle. La maggioranza di costoro si colloca senz\u2019altro a destra, ma si esiterebbe a definirli ideologicamente dei conservatori, tanto meno dei nazionalisti: il nazional-conservatorismo viene dall\u2019alto, seppure coi caratteri di fragilit\u00e0 che ho illustrato sopra, e raccoglie (per questa volta \u2013&nbsp;la prossima chiss\u00e0) un elettorato magmatico alla ricerca di comprensione e di un po\u2019 di protezione pi\u00f9 che di vere e proprie battaglie ideologiche. Ci\u00f2 nonostante, il fatto che a destra abbia preso forma una coalizione, che questa coalizione possa raccogliere quasi la met\u00e0 dei voti, vincere le elezioni e dare vita a un governo, e che i tre partiti principali dell\u2019alleanza appartengano a tre diversi gruppi del parlamento europeo resta comunque un fatto storico destinato ad avere, con ogni probabilit\u00e0, conseguenze non irrilevanti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non c\u2019\u00e8 dietro Meloni una riflessione ambiziosa su quale possa essere un conservatorismo adeguato al ventunesimo secolo, n\u00e9 sul contributo che a questo progetto potrebbe fornire la tradizione italiana.<\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia, si diceva prima, \u00e8 un paese fragile, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/09\/21\/scenari-italiani-il-prossimo-governo-tra-vincoli-esterni-e-crisi-economico-sociale\/\">esposto pi\u00f9 di altri ai condizionamenti internazionali<\/a>. Se sommiamo questo dato strutturale alla debolezza \u2013 insufficienza culturale, competizione interna, dissensi programmatici, carenza di classe dirigente \u2013 dei singoli partiti di destra e della loro coalizione, e inquadriamo il tutto in un contesto storico come quello attuale, segnato dal Next Generation EU e dal conflitto ucraino, otteniamo come risultato che lo spazio di manovra per l\u2019eventuale futuro governo di destra sar\u00e0 molto modesto. C\u2019\u00e8 chi prevede fin d\u2019ora che si tratter\u00e0, ammesso che riesca a nascere, di un ministero effimero, destinato a durare \u201ccome un gatto in tangenziale\u201d, e che l\u2019Italia torner\u00e0 ben presto a un governo commissariale come quelli di Mario Monti e Mario Draghi, sostenuto dal Partito democratico, referente del \u201cdeep state\u201d italiano e guardiano della fedelt\u00e0 europea. \u00c8 possibile che vada cos\u00ec, anche se, ovviamente, non \u00e8 detto. Di certo, sar\u00e0 un governo che non potr\u00e0 andarsi a cercare, ma al contrario dovr\u00e0 fare di tutto per evitare, tensioni con Washington, i grandi investitori internazionali, Bruxelles, Berlino, Parigi. La coalizione di destra-centro a trazione nazional-conservatrice, insomma, dovr\u00e0 commisurare le proprie aspirazioni ideologiche alla dura realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se un governo italiano di destra-centro dovesse nascere e durare, potrebbe allora aprirsi una pi\u00f9 generale, seppur complicatissima partita europea. Finora le forze politiche appartenenti al gruppo conservatore e riformista, e ancor di pi\u00f9 quelle aderenti a Identit\u00e0 e Democrazia, sono state tenute ai margini del gioco politico continentale, isolate da una sorta di \u201ccordone sanitario\u201d. Legittimato per un verso dal dubbio, non da poco, su quanto una prospettiva esplicitamente e duramente nazionalista sia compatibile con le istituzioni europee; per un altro dall\u2019auspicio che la ribellione populista di destra si riveli effimera e congiunturale e venga riassorbita rapidamente. La posizione che ha preso la Polonia nel conflitto ucraino, ma ancora di pi\u00f9 lo scivolamento a destra delle opinioni pubbliche europee, gi\u00e0 stanno indebolendo il cordone sanitario quanto meno nei confronti dei conservatori, se non dei nazional-populisti. Un eventuale governo di destra-centro in Italia, paese fra i pi\u00f9 popolosi dell\u2019Unione e protagonista del processo d\u2019integrazione fin dal suo inizio, un governo incentrato su una forza politica conservatrice alleata con una nazional-populista e una popolare, potrebbe tagliare definitivamente quel cordone e aprire nuovi spazi per un dialogo a destra. Il laboratorio italiano, insomma, potrebbe anticipare un pi\u00f9 generale processo di ristrutturazione della politica continentale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Il laboratorio italiano, insomma, potrebbe anticipare un pi\u00f9 generale processo di ristrutturazione della politica continentale.<\/p><cite>giovanni orsina<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Oppure no. Oppure il cordone sanitario potrebbe rimanere intatto, nella paziente attesa che il gatto della destra italiana, sconsideratamente avventuratosi sulla tangenziale, finisca sotto un SUV. Quest\u2019opzione, che nell\u2019immediato \u00e8 di certo politicamente meno costosa della precedente, porta tuttavia con s\u00e9 almeno due controindicazioni. La prima, che il fallimento di un governo di destra dotato di una robusta legittimazione elettorale \u2013 sarebbe il primo dal 2011 \u2013 e la sua sostituzione, ancora una volta, con un gabinetto di garanzia europea assesterebbero un ulteriore, duro colpo all\u2019edificio gi\u00e0 periclitante della democrazia italiana. La seconda, che in una democrazia periclitante la ribellione degli elettori potrebbe imboccare strade ancora pi\u00f9 dirompenti rispetto agli equilibri continentali. Soprattutto se quella ribellione dovesse dimostrare di non essere n\u00e9 effimera n\u00e9 congiunturale, come questo saggio ha sostenuto fin dall\u2019inizio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>[Se pensate che il nostro lavoro sia utile e volete contribuire affinch\u00e9 il Grand Continent resti una pubblicazione aperta, potete abbonarvi <\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/user-dashboard\/register\/\"><em>qui<\/em><\/a><em>.]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\nQuando in Italia sembra che l&#8217;alba di un&#8217;era Meloni stia sorgendo, uno degli intellettuali conservatori pi\u00f9 rispettati  propone, in questo spunto di dottrina, di cercare di catturare una forma politica emergente, che potrebbe sconvolgere l&#8217;ordine continentale.<\/p>\n","protected":false},"author":2851,"featured_media":4986,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"templates\/post-editorials.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1977],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2084],"class_list":["post-4979","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-giovanni-orsina","geo-italia"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il futuro del passato. 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