{"id":484,"date":"2020-12-14T00:01:00","date_gmt":"2020-12-14T00:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=484"},"modified":"2020-12-14T20:44:07","modified_gmt":"2020-12-14T20:44:07","slug":"dottrina-borrell","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/12\/14\/dottrina-borrell\/","title":{"rendered":"Quale politica estera europea in epoca di COVID-19?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Questo testo inedito \u00e8 disponibile anche in inglese sul sito del <a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/en\/2020\/12\/14\/borrell-doctrine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Groupe d&#8217;\u00e9tudes g\u00e9opolitiques<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">L&#8217;impatto della crisi del COVID-19 sull\u2019Unione Europea e la sua politica estera&nbsp;\u00e8 strettamente&nbsp;legato&nbsp;alle decisioni che prenderemo nei prossimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo vivendo una grave crisi del multilateralismo. Il G7 e il G20 sono praticamente assenti; il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite&nbsp;\u00e8 paralizzato e molti<em> fora<\/em>&nbsp;settoriali, come l&#8217;Organizzazione mondiale del commercio o l&#8217;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, sono stati trasformate in arene in cui i paesi combattono tra di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta dall&#8217;inizio del XX secolo, stiamo attraversando una crisi in cui gli Stati Uniti non hanno finora svolto un ruolo di primo piano, mentre la Cina si sta imponendo sempre di pi\u00f9 sulla scena mondiale e i regimi autoritari si stanno rafforzando ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi attuale ha dato la stura a crescenti divergenze tra i paesi. Non tutti gli Stati&nbsp;hanno la stessa capacit\u00e0 di affrontare le sfide poste dalla pandemia, che ci sta facendo arretrare sui terreni della povert\u00e0 e della disuguaglianza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il combinato disposto di questi fattori rende la situazione difficile anche per l&#8217;Europa. L&#8217;elezione di Joe Biden negli Stati Uniti apre sicuramente prospettive pi\u00f9 incoraggianti per il multilateralismo e per i nostri valori democratici su scala globale, ma non dobbiamo aspettarci miracoli.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;Europa \u00e8 troppo divisa per avere una vera politica estera?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per rendere pi\u00f9 efficace la nostra politica estera, fin dall&#8217;inizio del mio mandato ho insistito sul fatto che l&#8217;Unione debba &#8220;imparare a parlare il linguaggio del potere&#8221;.&nbsp;Spesso mi viene rinfacciato che \u00e8 troppo divisa per raggiungere questo obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L&#8217;elezione di Joe Biden negli Stati Uniti apre sicuramente prospettive pi\u00f9 incoraggianti per il multilateralismo e per i nostri valori democratici su scala globale, ma non dobbiamo aspettarci miracoli.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Mi occupo di politica europea ormai da molti anni e sono naturalmente consapevole di quanto l&#8217;Europa a 27 sia diversa dall&#8217;Europa a 12. Le divisioni all&#8217;interno dell&#8217;Europa sono indubbiamente aumentate dopo l&#8217;allargamento verso Est. Tuttavia, non \u00e8 questa l&#8217;unica&nbsp;&nbsp;ragione. La &#8220;spaccatura&#8221;&nbsp;&nbsp;sulle migrazioni, per esempio, non segue esclusivamente un asse Ovest-Est, e la \u201cspaccatura\u201d Nord-Sud tra debitori e creditori riguarda soprattutto i paesi che erano gi\u00e0 membri dell&#8217;Unione prima dell&#8217;allargamento.<\/p>\n\n\n\n<p>A causa della nostra diversit\u00e0, noi europei, del Nord e del Sud, dell\u2019Est e dell\u2019Ovest, spesso non abbiamo la stessa visione del mondo. Permettetemi di fare un esempio personale\u00a0\u00a0per chiarirlo. I miei amici polacchi dicono spesso che devono la loro libert\u00e0 a Papa Giovanni Paolo II e agli Stati Uniti di Ronald Reagan, che hanno vinto la Guerra Fredda. E hanno ragione. Ma io credo anche, come molti spagnoli, che sia proprio per gli Stati Uniti e i Papa che abbiamo subito per\u00a0\u00a040 anni la dittatura di Franco. Franco \u00e8\u00a0\u00a0potuto restare al potere\u00a0cos\u00ec a\u00a0lungo solo perch\u00e9 fin dall\u2019inizio ha avuto il sostegno della Chiesa cattolica e poi quello degli Stati Uniti nel contesto della Guerra Fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste differenze possono arricchirci, se&nbsp;riusciamo a concentrarci su ci\u00f2 che ci unisce. Ma pongono anche serie sfide in&nbsp;&nbsp;politica estera. Lo abbiamo visto anche di recente con le sanzioni in seguito al brogli elettorali nelle elezioni presidenziali in Bielorussia. Ci sono voluti quasi due mesi per prendere una decisione e di conseguenza la nostra credibilit\u00e0 \u00e8 stata danneggiata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 certo la prima volta che sperimentiamo questo genere di divisioni. Dalla disgregazione della Jugoslavia al processo di pace in Medio Oriente, dalla guerra contro l&#8217;Iraq nel 2003 all&#8217;indipendenza del Kosovo, dalla questione libica alle azioni della Turchia nel Mediterraneo, esse hanno spesso paralizzato il processo decisionale dell&#8217;Ue o reso le sue reazioni&nbsp;&nbsp;insignificanti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ma io credo anche, come molti spagnoli, che sia proprio per gli Stati Uniti e i Papa che abbiamo subito per\u00a0\u00a040 anni la dittatura di Franco. Franco \u00e8\u00a0\u00a0potuto restare al potere\u00a0\u00a0cos\u00ec a\u00a0lungo solo perch\u00e9 fin dall\u2019inizio ha avuto il sostegno della Chiesa cattolica e poi quello degli Stati Uniti nel contesto della Guerra Fredda.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come decidere in politica estera europea?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Che fare? La risposta principale sta nella creazione di una cultura strategica comune: pi\u00f9 gli europei sono d&#8217;accordo su come vedono il mondo e i suoi problemi, pi\u00f9 facilmente&nbsp;&nbsp;concorderanno su cosa fare al riguardo.&nbsp;Questo \u00e8 il nostro obbiettivo nel costruire con i nostri Stati membri uno &#8220;<a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/headquarters\/headquarters-homepage\/89047\/node\/89047_en\">Strategic Compass<\/a>&#8220;, una bussola strategica per l&#8217;Unione.&nbsp;Per sua stessa natura, si tratta di un compito a lungo termine. E nel frattempo, dobbiamo essere in grado di prendere decisioni su questioni difficili in tempo reale.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica estera e quella di sicurezza rimangono di competenza esclusiva degli Stati e le decisioni in questo ambito devono essere prese all&#8217;unanimit\u00e0 e ogni Paese ha diritto di veto. Ma molte di queste decisioni sono binarie: riconoscere&nbsp;&nbsp;o meno un governo, lanciare o meno un&#8217;operazione di gestione delle crisi. E spesso questo conduce a un blocco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 in netto contrasto con quanto accade in numerosi altri settori, dal mercato unico al clima, passando per le migrazioni, in cui l&#8217;Ue pu\u00f2 prendere decisioni con un voto a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri e 65% della popolazione). E nonostante il fatto che&nbsp;&nbsp;su questi temi&nbsp;&nbsp;si scontrino importanti interessi nazionali, tanto quanto accade&nbsp;&nbsp;in politica estera.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia fa pochissimo uso della maggioranza qualificata anche in quei settori in cui si potrebbe. Perch\u00e9? Perch\u00e9 preferiamo sempre cercare compromessi su cui tutti possano concordare.&nbsp;Ma per conseguire questo risultato, tutti gli Stati devono accettare di investire nell&#8217;unit\u00e0. La minaccia del ricorso al voto a maggioranza qualificata pu\u00f2 incoraggiarli a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall&#8217;inizio del mio mandato, ho sostenuto che&nbsp;&nbsp;per evitare la paralisi in politica estera dovremmo valutare di adottare alcune&nbsp;&nbsp;decisioni senza l\u2019unanimit\u00e0 dei 27. Lo scorso febbraio, quando \u00e8 stato bloccato il lancio dell&#8217;operazione Irini per monitorare l&#8217;embargo sulle armi&nbsp;&nbsp;in Libia, ho sollevato la questione se fosse ragionevole che un Paese potesse impedire agli altri 26&nbsp;&nbsp;di portare avanti l\u2019operazione, nonostante non potesse in nessun modo&nbsp;parteciparvi.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non si tratta di assoggettare tutte le decisioni di politica estera al voto a maggioranza qualificata.&nbsp;Ma esso potrebbe essere utilizzato in quelle aree in cui siamo rimasti spesso bloccati in passato &#8211; a volte per ragioni del tutto estranee &#8211; come per&nbsp;&nbsp;esempio in materia di diritti umani o di sanzioni.&nbsp;Nel suo ultimo discorso sullo stato dell&#8217;Unione la Presidente della Commissione, Ursula Von Der Leyen, ha fatto sua questa&nbsp;proposta, ma il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel,&nbsp;&nbsp;ha espresso il suo disaccordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Esistono certamente altre possibilit\u00e0. A volte \u00e8 preferibile,&nbsp;&nbsp;come mi \u00e8 gi\u00e0 capitato, rendere pubblica una posizione di sostanza sostenuta da 25 Stati membri piuttosto che dover aspettare prima di rilasciare una dichiarazione a 27 ridotta al minimo comune denominatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Come previsto dal Trattato, si pu\u00f2 anche ricorrere all'&#8221;astensione costruttiva&#8221;: un Paese non sostiene una posizione senza impedire all&#8217;Unione di andare avanti.&nbsp;&nbsp;\u00c8 cos\u00ec, per esempio, che nel 2008 fu lanciata la missione EULEX in Kosovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi auguro che nei prossimi mesi&nbsp;&nbsp;saremo in grado di discutere su come rendere pi\u00f9 agevole&nbsp;&nbsp;il processo decisionale in politica estera, e in particolare nel contesto della Conferenza sul futuro dell&#8217;Europa. \u00c8 imperativo che l&#8217;UE rafforzi la sua capacit\u00e0 di agire in un mondo cos\u00ec pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come dare un colpo all&#8217;euroscetticismo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a un aumento dell&#8217;euroscetticismo in molti Stati membri. Spesso \u00e8 difficile per \u201cnoi\u201d &#8211; accademici, politici, ecc. &#8211; fare quello che fanno i populisti: semplificare per suscitare le emozioni delle persone. Sar\u00e0 sempre pi\u00f9 facile gridare \u201cPrima l&#8217;America!&#8221; che invocare un ordine internazionale basato su regole.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sar\u00e0 sempre pi\u00f9 facile gridare \u201cPrima l&#8217;America!&#8221; che invocare un ordine internazionale basato su regole.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In effetti, i dettagli del lavoro della Commissione e le nostre complesse dinamiche istituzionali sono difficili da tradurre in emozioni. Ma noi europei possiamo essere orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo costruito un sistema che unisce pace duratura, libert\u00e0 politica e coesione sociale come in nessun\u2019altra parte del&nbsp;&nbsp;mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci sono anche ragioni pi\u00f9 oggettive se l&#8217;euroscetticismo cresce. Dopo le crisi del 2001 e del 2008, ci \u00e8 voluto molto tempo per dimostrare una solidariet\u00e0 sufficiente a risolvere i problemi. A tal punto che queste crisi, che sono nate dalle disfunzioni della finanza americana, hanno avuto conseguenze pi\u00f9 durature in Europa che negli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, l&#8217;Europa \u00e8 stata lenta ad agire per controllare gli abusi&nbsp;&nbsp;sul mercato del lavoro o per limitare l&#8217;eccessiva concorrenza fiscale tra i paesi europei. Tuttavia, l&#8217;Unione ora \u00e8 decisa a contrastare pi\u00f9 attivamente sia in campo sociale sia in campo fiscale&nbsp;&nbsp;violazioni di una vera libera concorrenza&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo visto nella pandemia di COVID-19, non siamo stati in grado di limitare la deindustrializzazione che ci lascia fortemente dipendenti in molti settori. E non siamo nemmeno riusciti a fare dell&#8217;Europa una potenza significativa nell&#8217;economiadigitale,&nbsp;&nbsp;essenziale per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, l\u2019importanza di una politica industriale pi\u00f9 attiva \u00e8 ormai riconosciutae abbiamo gi\u00e0 adottato misure sostanziali per proteggere&nbsp;&nbsp;meglio le nostre imprese e riequilibrare le relazioni commerciali con i nostri partner. La nostra volont\u00e0 di sviluppare &#8216;&#8221;l\u2019autonomia strategica&#8221; dell&#8217;Europa ha infatti una forte dimensione economica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;In fondo, l\u2019attuale crisi ha dimostrato che abbiamo tratto insegnamento dalle difficolt\u00e0 del passato: gli Stati membri, la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Consiglio europeo hanno reagito questa volta in modo rapido e deciso. Abbiamo fortificato l\u2019Eurozona, anche se dobbiamo ancora rafforzare il ruolo internazionale della nostra moneta comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie ai nostri sistemi sociali, che sono i pi\u00f9 sviluppati al mondo, \u00e8 stato possibile prendersi cura dell&#8217;intera popolazione sul piano sanitario, salvaguardando allo stesso tempo i redditi e i posti di lavoro degli europei meglio che altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la crisi sanitaria ed economica ha colpito i Paesi dell&#8217;Unione in modo molto diverso.&nbsp;E molti dei Paesi pi\u00f9 colpiti sono stati anche tra quelli pi\u00f9 colpiti durante la crisi del 2008, il che ha limitato la loro capacit\u00e0 di risposta alla crisi del COVID-19. La crisi rischiava quindi di ampliare ulteriormente i divari all&#8217;interno dell&#8217;Ue.<\/p>\n\n\n\n<p>Era quindi essenziale sostenere questi paesi. \u00c8 quanto ha proposto la Commissione con l&#8217;iniziativa &#8220;<em>Next Generation EU<\/em>&#8220;, approvata dal Consiglio europeo nel luglio scorso. Sebbene&nbsp;&nbsp;gli ultimi dettagli debbano ancora essere messi a punto, permettendo all&#8217;Unione di emettere un debito comune e di effettuare significativi trasferimenti finanziari verso i paesi pi\u00f9 colpiti, non solo sotto forma di prestiti ma anche di sovvenzioni dirette, questa iniziativa rompe tab\u00f9 importanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque,&nbsp;&nbsp;se questa Europa cos\u00ec variegata \u00e8 ancora difficile da unire, soprattutto in termini di politica estera, stiamo facendo progressi. In un mondo che si trova ad affrontare sfide come il cambiamento climatico e dominato da potenze come la Cina, l&#8217;India o gli Stati Uniti, gli europei,&nbsp;\u00e8 mia convinzione, sono sempre pi\u00f9 consapevoli che possono sopravvivere solo se uniscono le loro forze. E la pandemia di COVID-19 ha rafforzato l&#8217;idea che abbiamo bisogno di una maggiore integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In un mondo che si trova ad affrontare sfide come il cambiamento climatico e dominato da potenze come la Cina, l&#8217;India o gli Stati Uniti, gli europei,\u00a0\u00a0\u00e8 mia convinzione, sono sempre pi\u00f9 consapevoli che possono sopravvivere solo se uniscono le loro forze. E la pandemia di COVID-19 ha rafforzato l&#8217;idea che abbiamo bisogno di una maggiore integrazione europea.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Per tutti questi motivi, sono piuttosto ottimista sulla nostra capacit\u00e0 di superare l&#8217;euroscetticismo. Questo rafforzamento della nostra coesione interna \u00e8 essenziale per il rafforzamento della nostra azione esterna.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un nuovo inizio con gli Stati Uniti<\/strong><strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>I risultati delle elezioni presidenziali americane sono un altro motivo di cauto ottimismo. Le relazioni tra l&#8217;Unione e la nuova amministrazione statunitense saranno ovviamente cruciali per il futuro della politica estera europea. Dopo quattro anni difficili, \u00e8 tempo di ricominciare da capo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non significa che saremo sempre d&#8217;accordo. Non lo eravamo prima di Donald Trump, e non lo saremo con Joe Biden presidente. Ci sono ragioni fondamentali &#8211; demografiche, economiche e politiche &#8211; per cui le traiettorie storiche degli Stati Uniti e dell&#8217;Europa possono divergere. Ma abbiamo una&nbsp;<em>partnership<\/em>&nbsp;duratura con gli Stati Uniti basata su valori condivisi e su decenni di esperienza di lavoro comune. E nei prossimi quattro anni avremo a che fare con un presidente americano che crede nella collaborazione con gli alleati democratici. L&#8217;Europa intende cogliere l\u2019occasione al meglio: non ci avviciniamo alla presidenza Biden solo con richieste, ma anche con proposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo molto da sistemare, ma ancora di pi\u00f9 da costruire insieme. Come Alto Rappresentante ho presentato alla Commissione Europea nel dicembre 2020 una &#8220;<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/ip_20_2279\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nuova Agenda Transatlantica per un Cambiamento Globale<\/a>&#8221; che copre molte aree. Qui voglio concentrarmi su tre assi che riguardano la politica estera e di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti rimangono indispensabili per la sicurezza europea. Allo stesso tempo, noi europei dobbiamo occuparci di pi\u00f9 in prima persona della nostra sicurezza. Per questo motivo vogliamo rafforzare la nostra difesa portando&nbsp;&nbsp;un \u2018onere\u2019 maggiore e aumentare le capacit\u00e0 di impegno operativo dell&#8217;Europa, in particolare nel nostro vicinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe una perdita di tempo discutere in termini astratti se dobbiamo adottare un approccio che privilegi \u2018\u201cl\u2019autonomia europea\u201d o il \u201cpartenariato transatlantico\u201d&#8217;. Sono due facce della stessa medaglia: un&#8217;Europa strategicamente consapevole e pi\u00f9 autonoma \u00e8 un alleato migliore per gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la sicurezza europea, dovremmo lavorare insieme in particolare per integrare l&#8217;intera regione dei Balcani occidentali nelle strutture euroatlantiche, sostenere la sovranit\u00e0 e le riforme in Ucraina, sviluppare un approccio forte e coerente nei confronti della Russia ed evitare che la Turchia continui ad &#8220;andare alla deriva&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sarebbe una perdita di tempo discutere in termini astratti se dobbiamo adottare un approccio che privilegi \u2018\u201cl\u2019autonomia europea\u201d o il \u201cpartenariato transatlantico\u201d. Sono due facce della stessa medaglia: un&#8217;Europa strategicamente consapevole e pi\u00f9 autonoma \u00e8 un alleato migliore per gli Stati Uniti.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho lavorato duramente, come coordinatore, per mantenere in vita l&#8217;accordo sul nucleare iraniano. Ora dobbiamo lavorare con l&#8217;amministrazione Biden&nbsp;&nbsp;per far s\u00ec che gli Stati Uniti riaderiscano all\u2019intesa&nbsp;&nbsp;e che l&#8217;Iran ritorni alla piena conformit\u00e0.&nbsp;Una volta raggiunto questo obiettivo, dobbiamo essere pronti a costruire su di esso e a trovare il modo di affrontare ulteriori problemi di sicurezza regionali.&nbsp;Sono convinto che l&#8217;unica soluzione a lungo termine per l&#8217;instabilit\u00e0 cronica sia regionale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Da ultimo, ma non per questo meno importante, l&#8217;ascesa della Cina e la conseguente concorrenza con gli Stati Uniti continueranno a plasmare il panorama globale. Dovremo discutere e affrontare con gli Stati Uniti molte delle sfide che questo implica: dalle persistenti asimmetrie nell&#8217;accesso al mercato alle domande legittime sul 5G, passando per i tentativi di spingere all\u2019adozione di standard opposti nelle organizzazioni multilaterali e di indebolire l&#8217;azione collettiva sui diritti umani.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Cina come partner, concorrente e rivale sistemico<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Riequilibrare le nostre relazioni con la Cina \u00e8 fondamentale per il nostro futuro. Tuttavia, ci\u00f2 sar\u00e0 possibile solo se gli Stati dell&#8217;Unione presenteranno un fronte unito e se faremo pieno uso degli strumenti comunitari, in particolare del potere del nostro mercato unico. L&#8217;unit\u00e0 \u00e8 infatti vitale nelle nostre relazioni con Pechino, perch\u00e9 nessun Paese europeo \u00e8 in grado di difendere da solo i propri interessi e valori contro un Paese tanto grande. Solo cos\u00ec potremo garantire che Pechino finalmente tenga fede al suo impegno di procedere verso una maggiore reciprocit\u00e0 nelle sue relazioni con l&#8217;Ue.<\/p>\n\n\n\n<p>Economicamente, per\u00f2, siamo troppo interdipendenti per dissociarci dalla Cina, come predicava l&#8217;amministrazione Trump. Alcuni analisti parlano di una nuova Guerra Fredda, ma questa analogia \u00e8 fuorviante perch\u00e9 gli Stati Uniti, l&#8217;Europa e l&#8217;Unione Sovietica non sono mai stati cos\u00ec legati economicamente come lo siamo noi oggi alla Cina. Certo, dobbiamo sviluppare la nostra &#8220;autonomia strategica&#8221; nei confronti di questo Paese in campo economico, soprattutto nel digitale, ma se di certo il coronavirus cambier\u00e0 la globalizzazione, non la fermer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un riequilibrio delle relazioni Ue-Cina e\u2019 inoltre essenziale per affrontare e, in ultima analisi, risolvere le principali questioni globali. L&#8217;esempio pi\u00f9 ovvio \u00e8 la lotta contro il cambiamento climatico. Riusciremo a limitarlo solo se, parallelamente ai nostri sforzi, i maggiori inquinatori &#8211; Cina, Stati Uniti e India &#8211; seguiranno il nostro esempio e l&#8217;Africa intraprender\u00e0 un percorso di sviluppo diverso da quello che abbiamo avuto noi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Ue vuole dunque&nbsp;&nbsp;affiancare alla cooperazione con la Cina,&nbsp;per&nbsp;&nbsp;esempio sulle questioni di clima, una posizione pi\u00f9 ferma nelle aree in cui ci\u00f2 \u00e8 necessario. Questo approccio dovr\u00e0 anche essere associato a&nbsp;&nbsp;una presenza pi\u00f9 attiva dell&#8217;Ue nella regione dell&#8217;Indo-Pacifico in senso lato, insieme ai nostri partner democratici in Asia.&nbsp;A&nbsp;questo riguardo, abbiamo appena concluso una &#8220;<em>partnership<\/em> strategica&#8221; con l&#8217;Asean<\/p>\n\n\n\n<p>Ne discuteremo con l&#8217;amministrazione Biden, come avevamo gi\u00e0 iniziato a fare con il Segretario di Stato Mike Pompeo nell&#8217;ambito del dialogo Ue-Usa sulla Cina&nbsp;&nbsp;avviato nell&#8217;autunno del 2020.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;Europa di fronte ai nuovi imperi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;ascesa dei regimi autoritari \u00e8 una delle principali minacce al futuro dell&#8217;Europa e ai nostri valori democratici. Al di l\u00e0 delle loro specificit\u00e0, paesi come la Russia, la Cina e la Turchia hanno in comune diverse caratteristiche. Sono sovranisti nei confronti del mondo esterno e autoritari all&#8217;interno dei propri confini. Vogliono che le loro zone di influenza siano riconosciute e sono determinati a proteggerle dall\u2019esterno. Infine, vogliono cambiare le regole del gioco globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i democratici, la sovranit\u00e0 si basa innanzitutto sull&#8217;espressione della volont\u00e0 del popolo, mentre il sovranismo si concentra esclusivamente sulla sovranit\u00e0 degli Stati, che \u00e8 un&#8217;altra questione. Gli Stati sovranisti sono sempre pi\u00f9 contrari anche al rispetto dei diritti umani fondamentali. Essi cercano di bloccare il sostegno internazionale alle societ\u00e0 civili che chiedono pi\u00f9 libert\u00e0, come in Bielorussia o a Hong Kong e nello Xinjiang.<\/p>\n\n\n\n<p>Mosca ritiene di avere un diritto di controllo sulla Bielorussia e vuole impedire agli europei di sostenere le proteste della societ\u00e0 civile contro le elezioni presidenziali truccate. Tuttavia, questo conflitto non \u00e8 tra l&#8217;Europa e la Russia, ma tra il popolo bielorusso e i suoi&nbsp;leader.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In conflitti come il Nagorno-Karabakh, la Libia o la Siria, stiamo assistendo a una forma di &#8220;<em>astanizzazione<\/em>&#8221; (con riferimento al Processo di Astana sulla Siria) che porta all&#8217;esclusione dell&#8217;Europa dalla risoluzione dei conflitti regionali a favore della Russia e della Turchia.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;azione della Turchia nel Mediterraneo mira a far riconoscere Ankara come un attore importante che non pu\u00f2 essere escluso n\u00e9 dalla condivisione delle risorse di gas, n\u00e9 da una soluzione politica in Libia. Non \u00e8 ovviamente un caso che la prima cerimonia religiosa a Santa Sofia, che \u00e8 tornata a essere una moschea, sia coincisa con l&#8217;anniversario del Trattato di Losanna del 1923, che aveva segnato il ripristino della sovranit\u00e0 turca dopo l&#8217;umiliazione del Trattato di S\u00e8vres. Turchia, Russia e Cina hanno in comune il fatto di usare la storia per portare avanti i loro interessi&nbsp;&nbsp;in un modo imperialistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non cambieremo la geografia e la Turchia continuer\u00e0 a essere un partner importante per l&#8217;Europa su molte questioni. Per questo motivo, pur difendendo con fermezza il diritto internazionale e quello dei nostri Stati membri, anche ricorrendo, se necessario, a sanzioni, vogliamo uscire al pi\u00f9 presto da un pericoloso scontro con questo grande vicino. Ma questa prospettiva ha senso solo se&nbsp;&nbsp;la&nbsp;&nbsp;Turchia la condivide.<\/p>\n\n\n\n<p>In conflitti come il Nagorno-Karabakh, la Libia o la Siria, stiamo assistendo a una forma di &#8220;<em>astanizzazione<\/em>&#8221; (con riferimento al Processo di Astana sulla Siria) che porta all&#8217;esclusione dell&#8217;Europa dalla risoluzione dei conflitti regionali a favore della Russia e della Turchia. La natura ha orrore del vuoto: rischiamo di vedere insediate basi militari russe e turche in Libia, a pochi chilometri dalle nostre coste.<\/p>\n\n\n\n<p>Per uscire da questa situazione e risolvere pacificamente i conflitti con questi nuovi imperi, costruiti su valori che non condividiamo, dobbiamo continuare a colmare le lacune delle nostre capacit\u00e0 di difesa comuni. Questo \u00e8 il prezzo che dobbiamo pagare per far nascere l&#8217;Europa geopolitica che la Presidente Von der Leyen e la Commissione europea si sono poste come obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nostra responsabilit\u00e0 nei confronti dei paesi emergenti e in via di sviluppo&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Di l\u00e0 del nostro vicinato, l&#8217;Europa deve anche contribuire a mobilitare i paesi pi\u00f9 ricchi per aiutare quelli pi\u00f9 poveri ad affrontare la crisi attuale. Non \u00e8 solo una questione di solidariet\u00e0,\u00e8 anche nel nostro stesso interesse: se gli europei riusciranno a superare la crisi ma il resto del mondo sar\u00e0 seriamente destabilizzato, anche l&#8217;Europa finir\u00e0 inevitabilmente per esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo affrontando la peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione. I Paesi sviluppati sono stati colpiti molto duramente dalla pandemia di COVID-19 , ma i Paesi in via di sviluppo ed emergenti dispongono di margini di manovra fiscali molto ristretti e di un accesso ai finanziamenti molto pi\u00f9 difficile per far fronte alle sue conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Si teme un altro decennio perduto in America Latina, il decollo dell&#8217;Africa si \u00e8 improvvisamente arrestato e l&#8217;Asia meridionale sta attraversando grandi difficolt\u00e0 economiche e sociali. Per la prima volta da decenni, si prevede che la povert\u00e0 estrema si estendera\u2019 ad&nbsp;&nbsp;altri 90 milioni di persone in tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.worldbank.org\/en\/topic\/debt\/brief\/covid-19-debt-service-suspension-initiative\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L&#8217;iniziativa per la sospensione del&nbsp;&nbsp;debito<\/a>&nbsp;lanciata nell&#8217;aprile 2020 dal G20 ha dato un certo sollievo ai Paesi poveri pi\u00f9 indebitati. Tuttavia, chiaramente non \u00e8 sufficiente. L&#8217;Argentina ha di nuovo fatto&nbsp;<em>default<\/em>&nbsp;sul debito estero a maggio, seguita dallo Zambia il 13 novembre, con un aumento dei rischi di una spirale di&nbsp;<em>default<\/em>&nbsp;sovrani, in particolare in Africa, che potrebbe portare a una nuova crisi finanziaria globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Su richiesta soprattutto dell&#8217;Unione e dei suoi Stati membri, il G20 ha adottato misure supplementari lo scorso novembre. Ha prorogato la sospensione del debito fino al giugno 2021, con la possibilit\u00e0 di prorogarla per altri sei mesi. Il G20 e il Club di Parigi hanno anche concordato&nbsp;<a href=\"https:\/\/clubdeparis.org\/en\/communications\/press-release\/endorsement-with-the-g20-of-a-common-framework-to-coordinated-debt\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un nuovo quadro comune per avviare il processo di ristrutturazione del debito.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, la Cina \u00e8 diventata uno dei principali creditori di molti Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. Non \u00e8 membro del Club di Parigi e finora non \u00e8 stata molto proattiva sulla questione del debito. Tuttavia, ha accettato i nuovi principi del G20: si tratta di un importante passo avanti.&nbsp;Ora contiamo sulla stessa motivazione e sullo stesso livello di impegno di tutti i partner nel settore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Negli ultimi anni, la Cina \u00e8 diventata uno dei principali creditori di molti Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. Non \u00e8 membro del Club di Parigi e finora non \u00e8 stata molto proattiva sulla questione del debito. Tuttavia, ha accettato i nuovi principi del G20: si tratta di un importante passo avanti.&nbsp;Ora contiamo sulla stessa motivazione e sullo stesso livello di impegno di tutti i partner nel settore.<\/p><cite>Josep Borrell<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma noi vorremmo andare oltre: l&#8217;Ue \u00e8 favorevole a estendere il quadro deciso dal G20 per il debito dei Paesi poveri ai Paesi a medio reddito che ne hanno bisogno. Sosteniamo anche una nuova allocazione generale di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/About\/Factsheets\/Sheets\/2016\/08\/01\/14\/51\/Special-Drawing-Right-SDR\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">diritti speciali di prelievo (Dsp)<\/a>, una valuta internazionale emessa dal Fmi, per soddisfare le esigenze generate dalla crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Affinch\u00e9 l&#8217;Unione possa influire su questo tema cruciale, dobbiamo anche agire maggiormente come un vero e proprio &#8220;<a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/headquarters\/headquarters-homepage\/77470\/%E2%80%9Cteam-europe%E2%80%9D-global-eu-response-covid-19-supporting-partner-countries-and-fragile-populations_en\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Team Europe<\/a>&#8221; per sfruttare in modo congiunto i punti di forza dei nostri Stati membri e dell&#8217;Unione, come abbiamo iniziato a fare dalla scorsa primavera in risposta alla pandemia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per evitare che il divario si allarghi a causa della crisi attuale, \u00e8 anche fondamentale garantire che il futuro sia verde e inclusivo, e che tutti siano in grado di cavalcare l&#8217;onda digitale. L&#8217;appello della Presidente Von der Leyen a favore di&nbsp;<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/SPEECH_20_963\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un&#8217;iniziativa globale&nbsp;<\/a>che colleghi la riduzione del debito agli investimenti in questi settori \u00e8essenziale in questo senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante le nostre grandi difficolt\u00e0 interne, il modo in cui affrontiamo la questione degli aiuti ai Paesi emergenti e in via di sviluppo in difficolt\u00e0 a causa dell&#8217;attuale crisi avr\u00e0 un&#8217;influenza decisiva sul posto dell&#8217;Europa nel mondo e in particolare sulle nostre relazioni con l&#8217;Africa. Tra Cina, Stati Uniti ed Europa, coloro che sono stati pi\u00f9 attivi in questo settore avranno segnato dei punti per il periodo post-crisi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Rendere il vaccino contro il COVID-19 un bene pubblico globale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra questione che dobbiamo affrontare se vogliamo evitare una ricaduta e un aggravamento delle disuguaglianze globali \u00e8 quella dell&#8217;immunizzazione contro il COVID-19. Dopo diversi mesi difficili, finalmente cominciamo a vedere la luce&nbsp;&nbsp;in fondo al tunnel.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa \u00e8 sviluppare un vaccino, un&#8217;altra \u00e8 produrlo e distribuirlo. \u00c8 una sfida per l&#8217;Ue, ma ancor pi\u00f9 quando si tratta di raggiungere i villaggi remoti del Niger, del Per\u00f9 o di Kiribati.&nbsp;Per questo motivo, dobbiamo approntare subito le risorse necessarie per distribuire i vaccini in modo rapido e sicuro non appena saranno disponibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo evitare un \u201cnazionalismo del vaccino&#8221;, per cui solo i paesi pi\u00f9 forti e ricchi saranno in grado di vaccinare le loro popolazioni. Dobbiamo anche evitare una &#8220;diplomazia dei vaccini\u201d che pretenda di collegare l&#8217;accesso ai vaccini alla subordinazione politica a un determinato paese.&nbsp;Fin dall&#8217;inizio di questa pandemia, l&#8217;Unione Europea ha infatti scelto il multilateralismo e la cooperazione piuttosto che il nazionalismo e la concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Vogliamo che i vaccini contro il COVID-19 siano considerati come beni pubblici globali e distribuiti senza discriminazioni, a seconda delle esigenze. Per questo motivo l&#8217;Ue e i suoi Stati membri hanno mobilitato insieme 870 milioni di euro per sostenere&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.gavi.org\/vaccineswork\/covax-explained\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l&#8217;iniziativa internazionale COVAX<\/a>, che punta a mettere i vaccini a disposizione di tutti i paesi. All&#8217;indomani di questa pandemia, dovremo riformare l&#8217;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 e dotarla degli strumenti e dei mezzi per gestire le sfide sanitarie del XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il futuro degli europei dipender\u00e0 in larga misura dalla nostra capacit\u00e0 di far uscire l&#8217;Europa dalla crisi del COVID-19 e di accrescere allo stesso tempo il suo ruolo e il suo peso nel mondo.<\/p><cite>JOSEP BORRELL<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ricostruire e rafforzare il multilateralismo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come diciamo spesso, l&#8217;Europa deve agire da sola quando \u00e8 necessario, ma con gli altri quando \u00e8 possibile. Per questo, per\u00f2, dobbiamo riuscire a rilanciare un multilateralismo che ha sofferto molto: negli ultimi anni l&#8217;Europa si \u00e8 spesso sentita un po&#8217; sola nel cercare di tenerlo assieme.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;efficacia del sistema multilaterale e delle sue istituzioni \u00e8 spesso contestata. Molto spesso, giustamente. Dal cambiamento climatico al controllo degli armamenti, alla sicurezza marittima, passando per i diritti umani o il commercio, la cooperazione globale \u00e8 stata indebolita, gli accordi internazionali sono stati abbandonati e il diritto internazionale \u00e8 stato minato o applicato in modo selettivo. La distribuzione del potere all&#8217;interno di diverse istituzioni non corrisponde pi\u00f9 ai cambiamenti che il mondo ha subito negli ultimi decenni. Molte delle istituzioni multilaterali che abbiamo costruito devono essere riviste e riformate.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo significa fare&nbsp;<em>tabula rasa<\/em>&nbsp;del passato? Non credo proprio. Il multilateralismo del dopoguerra ha prodotto molti risultati nonostante le sue numerose debolezze.&nbsp;E ricostruire un nuovo sistema da zero richiederebbe troppo tempo in un periodo di estrema urgenza.&nbsp;Dobbiamo costruire sull&#8217;esistente per fare il passo successivo.&nbsp;\u00c8 giunto il momento di &#8220;<em>make multilateralism great again<\/em>&#8220;, rendere di nuovo grande il multilateralismo, per parafrasare Donald Trump.<\/p>\n\n\n\n<p>A tal fine, spetta all&#8217;Europa mobilitare altre democrazie per poter meglio difendere e promuovere i diritti umani fondamentali e i valori democratici sulla scena internazionale.&nbsp;Che si tratti di Hong Kong, del Sudan o della Bielorussia, gli eventi degli ultimi mesi hanno confermato, se ce ne fosse bisogno, quanto siano universali queste aspirazioni e quanto le persone in tutti i continenti aspirino ai diritti di cui sono private. Ci\u00f2 significa, naturalmente, riprendere il dialogo con gli Stati Uniti su questo tema, ma anche lavorare pi\u00f9 strettamente con il Giappone, la Corea del Sud, il Canada, il Messico e l&#8217;Australia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il compito \u00e8 quindi immenso, ma essenziale: il futuro degli europei dipender\u00e0 in larga misura dalla nostra capacit\u00e0 di far uscire l&#8217;Europa dalla crisi del COVID-19 e di accrescere allo stesso tempo il suo ruolo e il suo peso nel mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo testo inedito, il pi\u00f9 lungo scritto dall&#8217;HRVP Borrell in questo periodo, scopriamo la sua visione articolata di tutti i principali temi della sequenza Covid-19 \u2014 la dottrina Borrell.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":490,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-editorials.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1579],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-484","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-josep-borrell"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quale politica estera europea in epoca di COVID-19? 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