{"id":4801,"date":"2022-09-23T13:05:17","date_gmt":"2022-09-23T12:05:17","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4801"},"modified":"2022-09-23T13:05:18","modified_gmt":"2022-09-23T12:05:18","slug":"il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/","title":{"rendered":"Il crepuscolo della tecnocrazia in Italia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Il 21 luglio la sequenza fu rapida. Nell\u2019arco di poche ore a Roma si dimette il capo del governo Mario Draghi, a Francoforte la Banca centrale europea (BCE) annuncia un nuovo programma di acquisto di titoli pubblici, e sempre a Roma il Presidente della Repubblica scioglie il parlamento. Le elezioni saranno poi fissate il 25 settembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il legame tra il primo e il terzo evento \u00e8 immediato. Rottasi la coalizione di unit\u00e0 nazionale che sorreggeva il governo, ricostruire una maggioranza parlamentare per i mesi residui della legislatura \u00e8 parso impossibile. Il legame tra il secondo evento e gli altri due non \u00e8 stato reso esplicito nelle dichiarazioni della BCE, ma \u00e8 stretto. Perch\u00e9 la caduta del governo, e il vantaggio che gi\u00e0 allora i sondaggi attribuivano alla coalizione di destra, hanno risvegliato preoccupazioni per la stabilit\u00e0 finanziaria e la direzione politica dell\u2019Italia che per oltre un anno la persona di Draghi aveva sopito.<\/p>\n\n\n\n<p>Torner\u00f2 su questo legame al termine dell\u2019articolo, e in un secondo che vorrei scrivere dopo il voto. Qui mi concentrer\u00f2 sull\u2019ennesimo intervallo tecnocratico della politica italiana, che minaccia di essere seguito dal governo di una destra nazionalista, autoritaria,&nbsp; corrotta, e ostile alle speranze di maggiore integrazione politica in Europa che la pandemia e la guerra in Ucraina hanno suscitato. Suggerir\u00f2 che questa dolorosa prospettiva \u00e8 dovuta a ragioni che nessuna soluzione tecnocratica poteva rimuovere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La dolorosa prospettiva di vedere Meloni arrivare al potere \u00e8 dovuta a ragioni che nessuna soluzione tecnocratica poteva rimuovere.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tre crisi e tre intervalli tecnocratici<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Gli episodi maggiori, assieme a quest\u2019ultimo, sono i governi presieduti da Carlo Azeglio Ciampi (1993-1994) e da Mario Monti (2011-2012). Distanziati di un decennio l\u2019uno dall\u2019altro, quattro tratti li accomunano. Ciascuno segue una grave crisi: quella valutaria del settembre 1992, nel primo caso, esplosa mentre avanzava la pi\u00f9 vasta inchiesta sulla corruzione politica nel mondo occidentale del dopoguerra, che decapiter\u00e0 la classe dirigente; la crisi del debito europeo, nel secondo caso; nel terzo la pandemia, congiunta all\u2019urgenza di rispondere al piano europeo di rilancio <em>Next Generation EU<\/em>. In ciascun caso l\u2019Italia si affida a economisti dotati di cognomi plurali bisillabi e di riconosciuta competenza e credibilit\u00e0: due banchieri centrali (Ciampi e Draghi), e un ex commissario europeo alla concorrenza e al mercato interno (Monti). In ciascun caso il governo, le cui figure principali sono estranee alla politica partigiana, \u00e8 sostenuto da ampie maggioranze parlamentari fondate sull\u2019accordo tra forze ordinariamente avversarie, che implicitamente si riconoscono inadeguate ad affrontare la crisi. In ciascun caso all\u2019intervallo tecnocratico segue l\u2019affermazione della politica demagogica o populista, e di forze che non erano parte di quelle coalizioni: le elezioni del 1994 sono vinte dalla coalizione di centro-destra, guidata dal nuovo partito Forza Italia (che ottiene il 21%); nel 2013, al suo esordio, il Movimento Cinque Stelle riscuote un successo ancora maggiore (25%), senza precedenti nell\u2019Europa occidentale del dopoguerra; ed \u00e8 probabile che la coalizione di destra, dominata dal solitario oppositore del governo Draghi, vincer\u00e0 le elezioni del 25 settembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se i governi Ciampi e Monti dovettero soprattutto lavorare sulla sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici, con manovre la cui durezza contribuisce a spiegare la successiva affermazione delle forze che le avevano avversate, il governo Draghi doveva invece distribuire ingenti trasferimenti per contrastare gli effetti recessivi della pandemia, e programmare per i cinque anni successivi un enorme flusso di spesa pubblica aggiuntiva, pari a oltre il 9% del prodotto interno lordo (PIL) del 2021. Il programma \u00e8 stato approvato da Bruxelles; consistenti fondi europei sono gi\u00e0 affluiti a Roma; la ripresa dopo il picco della pandemia \u00e8 stata vigorosa; e anche dal punto di vista della salute pubblica l\u2019emergenza \u00e8 stata gestita bene. Dunque perch\u00e9 il governo \u00e8 caduto? La domanda \u00e8 banale, se guardiamo alle cause immediate, ed \u00e8 secondaria, se guardiamo alle cause profonde.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il problema di fondo&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come in una sonata la violinista e la pianista devono rispondere sincronicamente alla musica che esse stesse creano, e la platea si attende, cos\u00ec in una societ\u00e0 il modello di crescita e il sistema politico devono sostenere concordemente il ritmo di sviluppo materiale e civile che la collettivit\u00e0 domanda. In Italia entrambi gli strumenti hanno perso qualche corda, battono un ritmo sempre pi\u00f9 esitante, e si sono avvitati in una spirale di stecche che produce una musica sempre pi\u00f9 brutta, ma disgraziatamente armonica. Per questo l\u2019Italia ha smesso di crescere.<\/p>\n\n\n\n<p>Basteranno due indicatori. Il PIL pro capite, che rispetto all\u2019aggregato \u00e8 un migliore indice dello stato di salute di un\u2019economia. E il reddito medio disponibile, che misura quanto la famiglia media ogni anno pu\u00f2 spendere o risparmiare, ed \u00e8 pari alla somma tra i redditi che essa percepisce dal mercato e il saldo tra le imposte e i contributi che essa versa allo Stato, da un lato, e le pensioni e i sussidi che da esso riceve, dall\u2019altro. Citer\u00f2 entrambi in termini reali, depurati dell\u2019inflazione, e mi collocher\u00f2 alla vigilia della pandemia, per escludere gli effetti di un trauma esogeno e auspicabilmente isolato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2019 il PIL pro capite era ancora sette punti percentuali sotto il picco del 2007, e ristagnava su un livello pari a quello raggiunto e superato due decenni prima. Durante il medesimo ventennio in Germania, Francia e Gran Bretagna il PIL pro capite cresceva invece di percentuali comprese tra il 22 e il 35 per cento circa, aprendo un baratro con l\u2019Italia. Ma ancora peggiore \u00e8 stato l\u2019andamento del reddito medio disponibile, sul quale ha pi\u00f9 direttamente pesato lo sforzo di contenere il disavanzo pubblico: nel 2019 era sul livello della fine degli anni Ottanta. Per mantenere i consumi le famiglie hanno fortemente ridotto il risparmio, infatti, il cui tasso precipita dopo la met\u00e0 degli anni Novanta. E chi non aveva margini spesso \u00e8 caduto in povert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Rw4ZE\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Trent\u2019anni perduti alle spalle, anni grigi all\u2019orizzonte. Le promesse tradite della rivoluzione neo-liberale <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/11\/25\/lera-dei-rivoluzionari-senza-rivoluzione\/\">hanno seminato insoddisfazione pressoch\u00e9 ovunque in Occidente<\/a>, ma il declino dell\u2019Italia \u00e8 singolare. \u00c8 questa l\u2019origine dello scontento che gonfia la demagogia e il populismo, congiunta allo spettacolo della felice sicurezza e stretta collusione di larga parte delle \u00e9lite politiche ed economiche \u2013 forse la pi\u00f9 visibile manifestazione delle disuguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 2019 il PIL pro capite era ancora sette punti percentuali sotto il picco del 2007, e ristagnava su un livello pari a quello raggiunto e superato due decenni prima. Durante il medesimo ventennio in Germania, Francia e Gran Bretagna il PIL pro capite cresceva invece di percentuali comprese tra il 22 e il 35 per cento circa, aprendo un baratro con l\u2019Italia. <\/p><cite>Andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Alle elezioni del 2013 e del 2018 questi sentimenti premiarono il Movimento Cinque Stelle, che prometteva protezione economica e una politica pi\u00f9 \u00abpulita\u00bb e aperta. Tra quelle due date si consum\u00f2 la stagione del Partito democratico di Matteo Renzi, di orientamento pi\u00f9 liberale, che presto deluse le speranze che suscit\u00f2. Poi fu il turno della Lega di Matteo Salvini, che super\u00f2 il 34% delle elezioni europee del 2019 promettendo invece tolleranza per l\u2019evasione fiscale e protezione \u00abidentitaria\u00bb. E da ultimo la flessione della Lega \u00e8 coincisa con l\u2019ascesa dei Fratelli d\u2019Italia di sorella Giorgia Meloni, con un\u2019offerta simile (dal 2019 i sondaggi assegnano ai due partiti dell\u2019estrema destra percentuali congiunte comprese tra il 35% e il 40%).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cause economiche<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le cause immediate sono chiare. L\u2019Italia non cresce soprattutto perch\u00e9 la produttivit\u00e0 \u00e8 ferma, e questo motore di crescita si \u00e8 spento principalmente perch\u00e9 troppi lavoratori e capitali sono dispersi in troppe imprese troppo piccole per l\u2019attuale paradigma tecnologico. Il problema \u00e8 riassunto da questi dati, spesso citati dall\u2019attuale Governatore della Banca d\u2019Italia:<\/p>\n\n\n\n<p><em>25.000 imprese medio-grandi (con pi\u00f9 di 50 addetti) producono quasi la met\u00e0 del valore aggiunto del settore industriale e dei servizi non finanziari, con quasi 6 milioni di addetti; l\u2019altra met\u00e0 \u00e8 prodotta da 4,3 milioni di piccole imprese, con 6 milioni di addetti, e da 4,8 milioni di lavoratori autonomi. [Quelle 25.000 imprese] sono spesso pi\u00f9 produttive delle corrispondenti imprese francesi e tedesche, [mentre le altre] sono molto meno produttive di quelle dei principali concorrenti [\u2026]. Se l\u2019Italia avesse la stessa struttura dimensionale delle imprese tedesche, la produttivit\u00e0 media del lavoro sarebbe di oltre 20 punti percentuali pi\u00f9 alta, superando il livello tedesco.<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-1-4801' title='I. Visco, &lt;a href=&quot;https:\/\/rosa.uniroma1.it\/rosa04\/psl_quarterly_review\/article\/view\/17119&quot;&gt;&lt;em&gt;Economic growth and productivity: Italy and the role of knowledge&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abPSL Quarterly Review\u00bb, vol. 73 (2020), pp. 215 e 217.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Ovunque le imprese nascono piccole, ma col tempo crescono, si aggregano, o escono dal mercato. In Italia troppo spesso esse vivacchiano, senza n\u00e9 crescere n\u00e9 aggregarsi n\u00e9 perire, tenendo sequestrati nelle loro inefficienti strutture lavoratori e capitali che altrove sarebbero pi\u00f9 produttivi. In altre parole, troppo raramente i fattori di produzione riescono a organizzarsi su scale adeguate ai requisiti della tecnologia contemporanea: se lo facessero pi\u00f9 spesso gli attuali livelli tedeschi di produttivit\u00e0 sarebbero un obiettivo realistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ovunque le imprese nascono piccole, ma col tempo crescono, si aggregano, o escono dal mercato. In Italia troppo spesso esse vivacchiano, senza n\u00e9 crescere n\u00e9 aggregarsi n\u00e9 perire, tenendo sequestrati nelle loro inefficienti strutture lavoratori e capitali che altrove sarebbero pi\u00f9 produttivi. <\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le cause di questo difetto di organizzazione verosimilmente risiedono nelle regole che governano l\u2019economia.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-2-4801' title='Ho tentato di proporre questa interpretazione in &lt;em&gt;Declino. Una storia italiana&lt;\/em&gt;, LUISS University Press, Roma, 2019), e in &lt;em&gt;Declino Italia&lt;\/em&gt;, Einaudi, Torino, 2021.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span> E pi\u00f9 che nella loro qualit\u00e0, che raramente \u00e8 pessima, il problema sta nella credibilit\u00e0 delle regole. Su questo disponiamo di un indicatore della Banca mondiale che misura quanto le leggi siano generalmente rispettate in ogni economia, secondo una scala che va da 2,5 a \u20132,5, e permette di comparare l\u2019Italia ai suoi pari (ho scelto Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti). Nel 2019 il livello dell\u2019Italia era 0,28, la media dei suoi pari 1,43. Un baratro, nuovamente: l\u2019Italia \u00e8 pi\u00f9 vicina alle nazioni balcaniche, la cui media \u00e8 \u20130,02. E anche in questo caso la traiettoria \u00e8 declinante. Nel 1996, quando iniziarono queste stime, il livello dell\u2019Italia era 1,06 e la media dei suoi pari 1,50: un divario (\u20130,44) inferiore alla met\u00e0 di quello del 2019 (\u20131,15). Questo indicatore \u00e8 fondato sulla rilevazione di percezioni, e va letto con cautela; ma il quadro che ci consegna collima con quanto sappiamo sull\u2019evasione fiscale, la corruzione, l\u2019abusivismo edilizio, il lavoro nero. In Italia la supremazia della legge \u00e8 debole: le regole sono rispettate sensibilmente meno che nei suoi pari.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/ILCJm\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 spesso le leggi sono violate meno saranno credibili. Meno le leggi sono credibili pi\u00f9 bassa sar\u00e0 la fiducia reciproca, perch\u00e9 ciascuno penser\u00e0 che le proprie controparti potrebbero violarle. Ma la fiducia reciproca \u00e8 cruciale sia per la competizione sul mercato sia per la cooperazione nelle imprese: \u00abmolta dell\u2019arretratezza economica presente nel mondo pu\u00f2 essere spiegata dall\u2019assenza di fiducia reciproca\u00bb.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-3-4801' title='K. Arrow, &lt;em&gt;Gifts and Exchanges&lt;\/em&gt;, \u00abPhilosophy and Public Affairs\u00bb, vol. 1 (1972), p. 357.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span> E questo non \u00e8 che uno dei canali tramite i quali la debole supremazia della legge contribuisce al declino dell\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cause politiche<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel <em>Gorgia<\/em> Platone fa dire a Callicle che le leggi sono scritte nell\u2019interesse dei \u00abdeboli\u00bb, ossia dei \u00abmolti\u00bb (483b). Ai forti basta la legge del pi\u00f9 forte. Oltre a deprimere produttivit\u00e0 e crescita, pertanto, la debole supremazia della legge accresce il potere dei pochi sui molti. Ma se i molti sono individualmente deboli, agendo collettivamente essi <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/\">possono scrivere leggi che vincolano anche i forti<\/a>. Quindi in democrazia la supremazia della legge non dovrebbe declinare a lungo, perch\u00e9 grazie al voto e alla parola pubblica i molti possono pretendere e ottenere che essa sia rafforzata. In Italia la supremazia della legge resta debole perch\u00e9 \u00e8 parte di un pi\u00f9 ampio equilibrio politico-economico, nel quale&nbsp; anche la responsabilit\u00e0 politica \u00e8 relativamente debole e gli ostacoli all\u2019azione collettiva dei cittadini sono relativamente elevati.<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo, il problema non risiede tanto nelle regole formali, scritte nella costituzione, quanto nelle organizzazioni che dovrebbero guidare l\u2019azione collettiva. Privi di cultura politica, instabili, inclini pi\u00f9 a colludere che a competere, abbracciati allo Stato, distanti dalla societ\u00e0, vulnerabili agli interessi particolari organizzati, i partiti politici italiani mancano sia della capacit\u00e0 sia dell\u2019intenzione di organizzare l\u2019azione collettiva. \u00c8 vero che il modello tradizionale di partito \u2013 animato da una chiara cultura politica, organizzato democraticamente, radicato nella societ\u00e0 \u2013 soffre anche in altre democrazie occidentali, ma basteranno pochi dati e un esempio per attestare che in Italia il problema \u00e8 particolarmente grave.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati riguardano la capacit\u00e0 dei partiti di legare a s\u00e9 cittadini ed eletti. Nel 1946 i due partiti maggiori avevano poco meno di 4 milioni di iscritti congiuntamente: oggi, in una popolazione di quasi un terzo pi\u00f9 numerosa, ne hanno circa mezzo milione. E quanto i cittadini sono meno inclini a iscriversi ai partiti, tanto sono meno assidui nel votarli. Alle elezioni del 2013 il 37% degli elettori vot\u00f2 per un partito diverso rispetto all\u2019elezione precedente: una percentuale seconda solo al 40% del 1994, che fu senza precedenti tra le democrazie consolidate europee. E nel 2018 la volatilit\u00e0 elettorale segn\u00f2 il terzo picco della storia repubblicana, 27%, oltre il doppio della media del mezzo secolo dopo la guerra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 1946 i due partiti maggiori avevano poco meno di 4 milioni di iscritti congiuntamente: oggi, in una popolazione di quasi un terzo pi\u00f9 numerosa, ne hanno circa mezzo milione. E quanto i cittadini sono meno inclini a iscriversi ai partiti, tanto sono meno assidui nel votarli. <\/p><cite>Andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In parallelo si \u00e8 moltiplicato il numero degli eletti che nel corso di una legislatura si spostano da un partito \u2013 ossia da un gruppo parlamentare \u2013 all\u2019altro. Durante quel mezzo secolo alla Camera dei deputati \u2013 che ha 630 componenti \u2013 si registravano in media 19 spostamenti per legislatura. Dopo il 1994 la media sale a 136. La legislatura 2013-2018 segna il picco: 304 spostamenti, che coinvolsero 208 deputati (molti dei quali si spostarono pi\u00f9 di una volta). Nella legislatura successiva, appena terminata, gli spostamenti sono stati 198 e hanno coinvolto 146 deputati. Altrove questo fenomeno \u00e8 eccezionale, e riflette le conversioni o le crisi di coscienza di isolati parlamentari; in Italia \u00e8 antico, sebbene mai avesse preso simili dimensioni, e ha un nome: \u00abtrasformismo\u00bb. \u00c8 facile prevedere che molti candidati alle elezioni del 25 settembre finiranno la legislatura in un partito diverso da quello che tra poco elargir\u00e0 loro il seggio parlamentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho usato a caso quest\u2019ultima espressione, perch\u00e9 ciascuna delle tre riforme elettorali dell\u2019ultimo quindicennio \u2013 2005, del centro-destra; 2015 e 2017, del centro-sinistra \u2013 affidava il potere di selezionare i parlamentari alle dirigenze dei partiti, in sostanza, non agli elettori: potere che esse generalmente esercitano tramite negoziati confidenziali tra fazioni di partito, reti clientelari e interessi particolari organizzati. Questi parlamentari non sono veramente liberi, pertanto, perch\u00e9 dipendono interamente dai loro capi per la selezione e la rielezione; ma siccome la volatilit\u00e0 elettorale \u00e8 alta e i partiti sono deboli, i loro eletti frequentemente li tradiscono spostandosi sotto chi offre maggiori probabilit\u00e0 di rielezione, o altri vantaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sorprender\u00e0 che simili parlamentari siano disposti a esprimere anche voti stravaganti, se richiesti dai loro capi. Far\u00f2 un esempio, ma prima voglio ricordare che nessuna democrazia consolidata ha fatto tre profonde riforme elettorali in cos\u00ec poco tempo. Nessuna, credo, ha mai avuto leggi elettorali cos\u00ec partigiane come queste. E nessuna ha mai visto la propria massima autorit\u00e0 giudiziaria dichiarare incostituzionale la legge elettorale, come invece \u00e8 accaduto a due di quelle tre leggi (quella del 2005, impiegata in tre elezioni, e quella del 2015, annullata prima di essere applicata). Un cane mansueto col padrone e aggressivo con gli altri ha un problema ed \u00e8 un problema. Lo stesso pu\u00f2 dirsi del sistema politico che ha prodotto quelle tre pessime leggi elettorali, troppo spesso dimenticate nei commenti sull\u2019Italia. Esse confermano la silhouette dei partiti italiani che ho tracciato sopra, e attestano la loro inclinazione a rispondere al discredito che raccolgono nella societ\u00e0 non ideando politiche pi\u00f9 rispondenti alle sue domande e aspirazioni, ma chiudendosi nel fortino dello Stato: soluzione che consente loro di mantenere consenso modulando opportunamente la spesa pubblica e la regolazione dell\u2019economia, ma che allarga il fossato che li separa dai cittadini.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ruby e la tecnocrazia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019esempio. Nel 2010 una giovane prostituta nordafricana, Ruby, ebbe problemi con la polizia. La ragazza si era concessa a Silvio Berlusconi, allora capo del governo, che volle aiutarla. Accusato di interferenza, egli si difese dicendo che quando chiam\u00f2 la polizia era convinto che Ruby fosse nipote del Presidente egiziano Hosni Mubarak, e fece quella telefonata per evitare un incidente diplomatico. La cosa fin\u00ec in parlamento. In assenza di alcun serio riscontro a una tesi cos\u00ec implausibile, il 3 febbraio 2011 la Camera fu costretta a chiedersi se Berlusconi avesse detto il vero: <a href=\"https:\/\/parlamento16.openpolis.it\/votazione\/index\/id\/35612\/sf_highlight\/ruby\">315<\/a> deputati su 614 presenti risposero \u00abs\u00ec\u00bb. Oltre a una ventina di trasformisti, i 315 includono tutti gli eletti del centro-destra. Nessuno si sottrasse al voto, neppure simulando un\u2019indisposizione, e nessuno ne sub\u00ec conseguenze. Quattro sono ministri del governo Draghi, e pressoch\u00e9 tutti quelli che sono rimasti in politica \u2013 inclusa Giorgia Meloni, per esempio \u2013 sono ora candidati nella coalizione di destra.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche mese dopo questo voto la crisi del debito europeo invest\u00ec l\u2019Italia. Urgeva un\u2019energica correzione dei conti pubblici, che avrebbe comportato consistenti sacrifici per gli italiani. Poteva chiederli una classe dirigente che aveva appena prostituito il massimo organo rappresentativo della Repubblica, dopo averla esposta alla sfiducia dei mercati? Berlusconi sal\u00ec al palazzo del Quirinale per dimettersi; nella piazza antistante la folla inton\u00f2 il <em>Te Deum<\/em>; e il governo fu affidato a Mario Monti, che fece una durissima manovra finanziaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa l\u2019origine del ricorrente ricorso alla tecnocrazia: la congiunzione tra una classe politica screditata, un elevato rapporto tra debito pubblico e PIL, e l\u2019insorgere di una crisi minacciosa. Ma se i governi detti \u00abtecnici\u00bb ricevevano carta bianca per la gestione della crisi, essi dovevano negoziare le riforme orientate sul medio e lungo periodo con quella stessa classe politica, che dopo l\u2019iniziale disorientamento tendeva a riorganizzarsi e, calata l\u2019indignazione popolare, faceva nuovamente pesare i propri interessi. Questi sono tendenzialmente orientati alla conservazione di un equilibrio politico-economico che condanna l\u2019Italia a un lento declino, ma assicura apprezzabili rendite a larghi segmenti delle sue \u00e9lite politiche ed economiche (e minuti vantaggi a numerose minoranze). Ma non \u00e8 questa la sola ragione che limita l\u2019efficacia della soluzione tecnocratica alla mera gestione delle crisi. Le altre sono la sua natura episodica e temporanea, l\u2019ampiezza e l\u2019eterogeneit\u00e0 delle coalizioni parlamentari che la sorreggono, e l\u2019assenza di un serio dibattito pubblico sui suoi programmi. Ci\u00f2 rende i governi tecnici incapaci di offrire credibilmente ai cittadini la visione di un\u2019Italia migliore, che pu\u00f2 nascere solo nel conflitto pubblico tra opzioni politiche diverse. Ma senza darsi una simile visione quale orizzonte ideale ogni riforma minimamente ambiziosa perde credibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il caso Ruby \u00e8 all&#8217;origine del ricorrente ricorso alla tecnocrazia: la congiunzione tra una classe politica screditata, un elevato rapporto tra debito pubblico e PIL, e l\u2019insorgere di una crisi minacciosa.<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I tre decenni passati sono stati punteggiati da numerose riforme, infatti, disegnate da governi sia tecnici sia politici \u2013 di centro-sinistra (1996-2001, 2006-2008), di centro-destra (2001-2006, 2008-2011), e di coalizioni pi\u00f9 larghe o eterogenee (2013-2018, 2018-2019, 2019-2021).&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-4-4801' title='Cfr. K. Armingeon, L. Baccaro, A. Fill, J. Galindo, S. Heeb e R. Labanino, &lt;a href=&quot;https:\/\/liberalization.org\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Liberalization Database 1973-2013&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, Zurigo, Trento, Ginevra e Colonia, 2019.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> Molte di quelle riforme apparivano buone, poche pessime. Non hanno arrestato il declino sia perch\u00e9 sono state distorte nell\u2019attuazione, a causa della debole supremazia della legge e della pressione degli interessi particolari che minacciavano, sia perch\u00e9 a ogni cambio di maggioranza \u2013 ossia a ogni elezione: dal 1994 nessun governo \u00e8 stato confermato dal voto \u2013 diverse riforme della legislatura precedente erano svuotate o sovvertite. Ma la ragione di fondo \u00e8 quella che ho appena accennato: siccome quelle riforme non furono oggetto di seria discussione pubblica, n\u00e9 rispondevano a una visione largamente condivisa dello sviluppo del paese, cittadini e imprese non si mossero per pretendere che l\u2019\u00e9lite politica le attuasse correttamente, n\u00e9 cambiarono a sufficienza i propri comportamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ostacolo allo sviluppo civile e materiale dell\u2019Italia \u00e8 l\u2019equilibrio politico-economico sul quale \u00e8 adagiata. Le sue \u00e9lite politiche ed economiche sono inadeguate, con molte eccezioni, perch\u00e9 sono il prodotto delle inefficienze di quell\u2019equilibrio, e sono conservatrici, nel complesso, perch\u00e9 sono beneficiarie delle sue iniquit\u00e0. Questi sono ostacoli che la tecnocrazia pu\u00f2 momentaneamente aggirare, per spegnere gli incendi che periodicamente si accendono, ma non rimovere: per questo occorre una chiara scelta politica dell\u2019elettorato, che quelle \u00e9lite non offrono e la tecnocrazia non pu\u00f2 stimolare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Draghi e le riforme<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il programma di investimenti e riforme \u2013 il <em>Piano nazionale di ripresa e resilienza<\/em> (PNRR) \u2013 che il governo Draghi ha scritto, e Bruxelles ha entusiasticamente approvato, promette molte buone cose. Ma neppure esso \u00e8 nato nella discussione pubblica e nel conflitto politico, n\u00e9 restituisce una visione chiara e credibile del futuro dell\u2019Italia. Elever\u00e0 sicuramente il tasso di crescita, grazie a investimenti ingenti e spesso opportunamente mirati, ma non \u00e8 scontato che sposter\u00e0 la societ\u00e0 su un equilibrio politico-economico superiore. Le riforme critiche sono quelle della pubblica amministrazione, della concorrenza e del sistema giudiziario. Quest\u2019ultima \u00e8 stata avviata ed \u00e8 promettente. La seconda \u00e8 in corso di attuazione, la prima in gestazione: quindi entrambe potrebbero essere riviste dalla probabile futura maggioranza di destra (che ha istinti protezionistici e inclinazione clientelare). Ma la principale ragione di perplessit\u00e0 \u00e8 che ciascuna di queste riforme ha precedenti altrettanto ambiziosi nei passati tre decenni, che ebbero effetti deludenti. L\u2019esempio migliore \u00e8 la concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime discussioni su una legge che promuovesse la concorrenza anche nei mercati interni risalgono a oltre sessant\u2019anni fa. La legge fu adottata trent\u2019anni dopo, nel 1990. Fu una buona legge, ritagliata su modelli europei; ma ricerche pubblicate dalla Banca d\u2019Italia suggeriscono che ebbe effetti modesti.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-5-4801' title='C. Giordano e F. Zollino, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/quaderni-storia\/2017-0039\/index.html?dotcache=refresh&quot;&gt;&lt;em&gt;Macroeconomic estimates of Italy\u2019s mark-ups in the long-run, 1861-2012&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abQuaderni di Storia Economica\u00bb n. 39 (2017), Banca d\u2019Italia, Roma.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span> L\u2019intensit\u00e0 della concorrenza aument\u00f2 soprattutto grazie al crescere delle pressioni competitive esterne, dopo l\u2019avvio del mercato unico europeo, nel 1993, e dopo l\u2019introduzione dell\u2019euro, ma rest\u00f2 relativamente debole a paragone delle altre grandi economie europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Il PNRR afferma l\u2019impegno ad adottare regolarmente la legge annuale di revisione delle regole in materia di concorrenza e regolazione dei mercati, che \u00e8 obbligatoria dal 2009 ma \u00e8 stata fatta solo nel 2017. I contenuti che il PNRR assegna alle revisioni dei prossimi cinque anni paiono convincenti. Ma quando queste indicazioni sono state tradotte in legge gli interessi conservatori si sono fatti sentire. Nel silenzio degli altri membri della coalizione, per esempio, la Lega \u00e8 riuscita a salvare anche privilegi indifendibili (le concessioni delle spiagge, in passato elargite senza gara e a prezzi derisori).<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema maggiore per\u00f2 \u00e8 a monte. Se passare da non avere alcuna legge sulla concorrenza ad averne una, buona, ebbe effetti modesti, \u00e8 difficile pensare che le revisioni annuali avranno effetti maggiori. Per irrobustire la concorrenza sui mercati interni bisogna innanzitutto persuadere cittadini, lavoratori e imprese del suo valore. E occorre una vera battaglia di idee, che non \u00e8 mai stata fatta, perch\u00e9 la concorrenza \u00e8 un tema controverso. Essa pu\u00f2 dare spinte vigorose all\u2019innovazione e alla produttivit\u00e0, e pu\u00f2 erodere la concentrazione del potere economico e le sue rendite, ma deve essere affiancata da un sistema di protezione sociale efficace e genuinamente universalistico, che l\u2019Italia ancora non ha, e deve essere esclusa dagli ambiti nei quali la societ\u00e0 la giudichi indesiderabile (come potrebbe essere il caso della sanit\u00e0, per esempio). In altre parole, \u00e8 difficile condurre i cittadini ad abbracciare il valore della concorrenza senza discutere il modello di societ\u00e0 che essi desiderano avere, ossia senza avere in mente una visione dell\u2019Italia futura. Il governo Draghi non ha offerto una simile visione, comprensibilmente, ma non ha neppure tentato di spiegare ai cittadini il senso della riforma della concorrenza, per aiutarli a comprendere che le resistenza della Lega e di altri non promuovevano una plausibile visione dell\u2019interesse generale ma proteggevano interessi particolari.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La caduta di Draghi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il governo Draghi \u00e8 caduto diversi mesi prima della sua scadenza naturale, che coincideva con la durata della legislatura. Ed \u00e8 caduto in un momento particolarmente inopportuno, perch\u00e9 la manovra finanziaria per il 2023 deve essere inviata a Bruxelles entro met\u00e0 ottobre, quando il nuovo governo potrebbe non essere ancora stato formato, e deve essere approvata entro l\u2019anno. Una manovra difficile, tra l\u2019altro, che dovr\u00e0 affrontare le sfide dell\u2019inflazione, della crisi energetica, e di un netta flessione della crescita (0.9% nel 2023, secondo le ultime proiezioni della Commissione europea, a fronte di una media dell\u20191.4% nell\u2019eurozona).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/IkiSC\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 caduto perch\u00e9 all\u2019avvicinarsi delle elezioni l\u2019accordo tra avversari che sorregge i governi tecnici tende a indebolirsi. Ogni partito ha interesse a differenziarsi dagli altri, per accrescere i propri consensi, e quelli che sono premiati dai sondaggi hanno interesse ad anticipare il voto. In questo caso l\u2019operazione era delicata perch\u00e9 Draghi e il suo governo godevano di larga popolarit\u00e0; ma la destra \u00e8 stata abile a sfruttare un\u2019impuntatura del Movimento Cinque Stelle per far cadere il governo senza assumersene apertamente la responsabilit\u00e0, come fece nel caso del governo Monti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Con la caduta del governo Draghi si \u00e8 alzato il velo che per oltre un anno aveva coperto il desolante spettacolo della politica italiana. Bruscamente, con l\u2019inizio della campagna elettorale i pi\u00f9 diretti responsabili del trentennio perduto sono tornati sulla scena. Nessuno parla del declino della nazione, nessuno offre plausibili strategie per arrestarlo.<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Con la caduta del governo Draghi si \u00e8 alzato il velo che per oltre un anno aveva coperto il desolante spettacolo della politica italiana. Bruscamente, con l\u2019inizio della campagna elettorale i pi\u00f9 diretti responsabili del trentennio perduto sono tornati sulla scena. Nessuno parla del declino della nazione, nessuno offre plausibili strategie per arrestarlo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La campagna elettorale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La coalizione di destra \u2013 Lega, Forza Italia e Fratelli d\u2019Italia \u2013 non parla del declino perch\u00e9 apprezza l\u2019equilibrio politico-economico che ne \u00e8 la causa primaria. Quell\u2019equilibrio offre consistenti vantaggi a larghi segmenti delle \u00e9lite economiche, e minuti privilegi a numerose categorie professionali (come i milioni di piccoli imprenditori e lavoratori autonomi) e gruppi sociali (come i milioni di evasori fiscali e di residenti in abitazioni abusive). La destra promette di mantenere entrambi, assicurandosi largo e solido sostegno tra i beneficiari, e raccoglie consenso tra gli esclusi dirigendo le loro inquietudini verso capri espiatori, come gli immigrati o Bruxelles, o sviandole su accese battaglie \u00abculturali\u00bb sopra temi come il matrimonio, la procreazione o l\u2019\u00abidentit\u00e0\u00bb della nazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi \u00e8 meno piana per la coalizione di centro-sinistra, che raccoglie esigue formazioni verdi, liberali e di sinistra attorno al Partito democratico. In essa esistono voci critiche dello status quo, e l\u2019aspirazione a superarlo. Ma quel partito \u00e8 vulnerabile a interessi conservatori, delle \u00e9lite economiche e di altri beneficiari dell\u2019equilibrio presente; \u00e8 disunito in fazioni e reti clientelari; e ciascuna sembra dare maggiore importanza alla propria conservazione che agli interessi del partito o della nazione. Nel 2021 l\u2019allora segretario politico disse che mentre montava la terza ondata della pandemia nel partito \u00absi parl[ava] solo di poltrone e primarie\u00bb, ossia di distribuzione del potere e delle rendite di posizione; lo descrisse come un partito in preda a \u00abuna guerriglia quotidiana\u00bb, del quale si \u00abvergogna[va]\u00bb.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-4801' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/23\/il-crepuscolo-della-tecnocrazia-in-italia\/#easy-footnote-bottom-6-4801' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2021\/03\/04\/news\/pd_il_segretario_nicola_zingaretti_nelle_prossime_ore_mi_dimetto_-290309527\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Zingaretti si dimette da segretario Pd: \u201cNel partito si parla solo di poltrone, mi vergogno\u201d&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abla Repubblica\u00bb, 4 marzo 2021.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> Un simile partito, figlio dei problemi descritti sopra, non pare in grado di aggredirli.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo non ha usato questi ultimi anni per articolare una seria analisi del declino dell\u2019Italia e una credibile strategia per uscirne. Sebbene sia pi\u00f9 incoraggiante di quello della destra, il suo <a href=\"https:\/\/elezioni2022.partitodemocratico.it\/programma-elettorale\/\">programma elettorale<\/a> parla pochissimo di produttivit\u00e0, concorrenza e dimensione media delle imprese; ignora i problemi dell\u2019azione collettiva, della responsabilit\u00e0 politica e della supremazia della legge; e anche all\u2019evasione fiscale e alla corruzione dedica solo brevi e rituali menzioni. Un simile programma non offre agli esclusi del sistema \u2013 ossia ai molti che subiscono le inefficienze e le iniquit\u00e0 del presente equilibrio politico-economico senza ricavarne vantaggi o privilegi compensativi \u2013 alcuna credibile prospettiva di superarlo. \u00c8 dunque comprensibile che molti di essi preferiscano una destra che promette ulteriori vantaggi compensativi, infiorati di una retorica nazionalista e xenofobica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sinora la campagna elettorale del centro-sinistra ha battuto pi\u00f9 sui pericoli di una larga vittoria della destra che sul proprio programma.<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infatti sinora la campagna elettorale del centro-sinistra ha battuto pi\u00f9 sui pericoli di una larga vittoria della destra che sul proprio programma. Ma questa linea \u00e8 frontalmente contraddetta dalla scelta del Partito democratico di escludere ogni alleanza col Movimento Cinque Stelle, col quale collabora dal 2019, e al quale i sondaggi assegnano percentuali di consenso superiori al 10% (la destra \u00e8 stimata sopra il 45%, il centro-sinistra poco sotto il 30%). La ragione dichiarata \u2013 l\u2019incidente che ha innescato la crisi di governo \u2013 \u00e8 poco convincente, essendo l\u2019inetta gestione di quell\u2019episodio coerente coi passati comportamenti dei Cinque Stelle. La vera ragione verosimilmente \u00e8 l\u2019intenzione di indebolire un avversario egualmente alternativo alla destra \u2013 correndo da solo, con la vigente legge elettorale il Movimento rischia di ottenere davvero pochi seggi. Scelta legittima, naturalmente, ma indicativa di quanto competizione e collusione siano intrecciate nei rapporti tra i partiti italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Le altre due formazioni che entreranno in parlamento meritano solo un accenno. I Cinque Stelle sono nati in opposizione allo status quo ma non paiono sapere cosa esso sia. Sebbene i loro temi fondanti \u2013 legalit\u00e0 e rappresentanza \u2013 si prestino ad articolare una critica dell\u2019equilibrio sul quale l\u2019Italia \u00e8 assestata, essa non \u00e8 mai stata fatta; n\u00e9 una strategia per superarlo \u00e8 mai stata proposta. Questi difetti contribuiscono a spiegare il suo declino, che pare irreversibile. Esiste poi una piccola lista di trasformisti, tutti eletti in partiti diversi, che si dicono liberali e fedeli all\u2019\u00abagenda Draghi\u00bb. Apparentemente scommettono su una limitata vittoria della destra, alla quale offrirebbero la propria partecipazione al governo quale patente di rispettabilit\u00e0. Ma dei quattro candidati principali uno \u00e8 forse il capo politico meno affidabile tra quelli in attivit\u00e0, due votarono \u00abs\u00ec\u00bb nel caso Ruby, essendo cresciute con Berlusconi, e l\u2019altro \u00e8 Renzi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Pressione interna ed esterna<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Se dunque la destra \u00e8 la principale avversaria di ogni prospettiva di rilancio dell\u2019Italia, nelle sue attuali condizioni il Partito democratico \u00e8 un ostacolo non meno rilevante, perch\u00e9 comprime il flusso principale delle domande di cambiamento dentro una politica del tutto inadeguata al fine che professa. Lo stesso \u00e8 vero sul piano dell\u2019integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la destra prender\u00e0 il governo fisserei le mie speranze su due cose. Innanzitutto spero che il nuovo programma di acquisto di titoli della BCE \u2013 e indirettamente le condizioni per la sua attivazione \u2013 evitino crisi di fiducia nei mercati, che potrebbero rivelarsi pi\u00f9 pericolose di quella del 2011-2012. Poi spero che il Partito democratico riceva sufficiente pressione, dal basso e dall\u2019esterno, per trasformarsi da ostacolo in veicolo di rilancio: ossia per formulare una seria analisi del declino dell\u2019Italia e una credibile strategia per tornare allo sviluppo, mirando sia agli interessi immediati degli esclusi sia agli interessi di pi\u00f9 lungo periodo dei beneficiari. Su questo torner\u00f2 dopo le elezioni \u2013 quando dovr\u00f2 anche dare conto di un\u2019impegnativa metafora usata in un altro articolo per il <em>Grand Continent<\/em>, nel quale paragonai l\u2019Italia non a uno stivale ma a una colonna. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se per cinque anni questa destra sgoverner\u00e0 l\u2019Italia e congeler\u00e0 ogni progresso nell\u2019integrazione europea, la colpa sar\u00e0 del Partito democratico.<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Qui vorrei concludere, seguendo la linea di quell\u2019articolo, chiarendo perch\u00e9 auspico pressione anche dall\u2019esterno sul Partito democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il lupo massacra indisturbato gli agnelli, la colpa \u00e8 del guardiano che dormiva. Se per cinque anni questa destra sgoverner\u00e0 l\u2019Italia e congeler\u00e0 ogni progresso nell\u2019integrazione europea, la colpa sar\u00e0 del Partito democratico. La debolezza dell\u2019Italia e del suo unico grande partito responsabile ed europeista \u00e8 un problema europeo, e non \u00e8 superabile con soluzioni tecnocratiche. \u00c8 interesse di ogni governo e partito europeo non alleato della destra italiana favorire la maturazione del Partito democratico, o la sua sostituzione con altri veicoli per quelle istanze. Attuare questo interesse sar\u00e0 difficile, ma questi ultimi dieci anni suggeriscono che la pressione endogena potrebbe essere insufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>[Se ritenete che il nostro lavoro sia utile e desiderate contribuire affinch\u00e9 il Grand Continent rimanga una pubblicazione aperta, potete abbonarvi <\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/user-dashboard\/register\/\"><em>qui<\/em><\/a><em>.]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia sta per ripetersi una sequenza ben nota: l&#8217;arrivo al potere di un governo populista dopo una fase tecnocratica. 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