{"id":4792,"date":"2022-09-21T16:51:45","date_gmt":"2022-09-21T15:51:45","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4792"},"modified":"2022-09-22T08:42:42","modified_gmt":"2022-09-22T07:42:42","slug":"scenari-italiani-il-prossimo-governo-tra-vincoli-esterni-e-crisi-economico-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/21\/scenari-italiani-il-prossimo-governo-tra-vincoli-esterni-e-crisi-economico-sociale\/","title":{"rendered":"Scenari italiani: il prossimo governo tra vincoli esterni e crisi economico-sociale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Non deve essere facile per un osservatore estero approcciarsi alle dinamiche della democrazia italiana. Al netto di taluni fenomeni recenti per certi versi <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/06\/24\/estrema-destra-2-0-dalla-normalizzazione-alla-lotta-per-legemonia\/\">comuni a tutti i paesi occidentali<\/a> \u2013 emersione di movimenti pi\u00f9 o meno populisti, radicalizzazione, volatilit\u00e0 dell\u2019elettorato, istanze sovraniste \u2013 il laboratorio italiano presenta diversi profili peculiari, che la corsa alle elezioni del 25 settembre sta mettendo in luce in modo piuttosto nitido.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se gi\u00e0 dopo il crollo del sistema dei partiti che aveva guidato la vita politica della prima repubblica cominciano a delinearsi alcuni sintomi della dimensione patologica in cui in seguito sprofonder\u00e0 la democrazia italiana \u2013 in particolare, la fragilit\u00e0 dell\u2019artificiale bipolarismo destra-sinistra, interrotto dal ricorso ai primi governi \u201ctecnici\u201d \u2013 sono gli ultimi dieci anni a riassumere al meglio tutte le storture della stessa: una sovranit\u00e0 di fatto limitata dall\u2019infrastruttura giuridica comunitaria, specie con riferimento ai fondamentali del debito pubblico e del deficit, nonch\u00e9 a livello monetario; una classe dirigente sovente compiaciuta di tale vincolo esterno, considerato come l\u2019unico modo per riformare un paese irriformabile; ulteriori vincoli concernenti la politica estera, a partire dall\u2019adesione ai dettati atlantici; di conseguenza, una incapacit\u00e0 delle classi dirigenti di individuare un interesse nazionale, spesso subordinato ai predetti dettati esterni o iscritto in una astratta dimensione europea, sempre in un\u2019ottica di de-responsabilizzazione e affidamento a piloti automatici; la presenza di partiti pi\u00f9 inclini ad adeguarsi a questi dettati, profondamente radicati nelle strutture di potere e quasi senza soluzione di continuit\u00e0 presenti nelle maggioranze governative; l\u2019emergere di partiti considerati inaffidabili e anti-sistema, la cui possibilit\u00e0 di vittoria viene vista come un problema all\u2019esterno, con la latente minaccia di una reazione dei mercati finanziari; la presenza del Quirinale come garante dei vincoli esterni, anche grazie al potere di nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri previsto dalla Costituzione; l\u2019utilizzo, nella prassi concreta, di tale potere per mantenere il paese in una posizione coerente con i vincoli di cui sopra; nel mentre, un\u2019astensione in continua crescita, con un sempre pi\u00f9 marcato distacco tra paese legale e paese reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come interpretare, alla luce di queste categorie, la possibile vittoria della coalizione di destra alle elezioni del 25 settembre? Ovviamente, tutto pu\u00f2 succedere. Certo \u00e8 che, secondo i sondaggi, la coalizione potrebbe arrivare poco sotto la maggioranza assoluta a livello proporzionale, risultato che andrebbe integrato poi con il correttivo maggioritario della legge elettorale: ci\u00f2 significa una potenziale ampia maggioranza nei seggi. Al momento, il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d\u2019Italia, \u00e8 nettamente alla guida della coalizione, inseguito da una Lega Nord e Forza Italia sempre pi\u00f9 deboli. Motivo per cui gli occhi di tutti gli osservatori, nazionali ma soprattutto internazionali, sono puntati sulla leader di Fratelli d\u2019Italia, cui presumibilmente il capo dello Stato Mattarella \u201cdovrebbe\u201d dare l\u2019incarico di formare il nuovo governo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fratelli d\u2019Italia \u00e8 considerato un partito nazionalista, populista e post-fascista; accusato di tentazioni nostalgiche, negli anni scorsi si \u00e8 fatto anche portatore di istanze euro-scettiche. Nel complesso, nonostante operi da molto tempo nella vita politica e democratica del paese (Giorgia Meloni \u00e8 stata anche Ministro nel quarto governo Berlusconi dal 2008 al 2011), per la maggior parte degli osservatori rimane un partito potenzialmente anti-sistema, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/25\/il-contesto-di-meloni\/\">una novit\u00e0 in grado di destare preoccupazioni<\/a> (si legga in merito l\u2019approfondimento di Lorenzo Castellani su questa Rivista); dopotutto, se alle ultime elezioni del 2018 non arrivava nemmeno al 5%, ora stando ai sondaggi potrebbe collocarsi oltre il 25%. La possibilit\u00e0 concreta di un governo Meloni sta costringendo, da un lato, i diversi <em>stakeholde<\/em>r \u2013 cancellerie estere, imprese, \u00e9lite finanziarie \u2013 a interessarsi alla leader di Fratelli d\u2019Italia, dall\u2019altro, quest\u2019ultima, a tratteggiare una propria immagine pi\u00f9 rassicurante rispetto agli interessi dei medesimi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo aspetto \u00e8 degno di nota, nonch\u00e9 esemplificativo: l\u2019esigenza di Giorgia Meloni di rivolgersi agli osservatori esteri per dipingersi come moderata e affidabile non \u00e8 un primo passo verso la negazione stessa delle istanze politiche da questa portate avanti? Se la leader di Fratelli d\u2019Italia \u00e8 riuscita (sta riuscendo) a raccogliere i malumori dell\u2019elettorato incanalandoli in un percorso di destra per certi versi <em>radicale<\/em>, ossia che non si vuole limitare a piccoli aggiustamenti dello <em>status quo<\/em>, ma che intende <em>cambiare le carte<\/em> \u2013 su immigrazione, tasse, vincoli europei, multinazionali \u2013 per quale motivo si vede poi costretta a rinnegare, in parte, la propria dimensione politica davanti agli <em>stakeholder<\/em> esteri? Il vincolo esterno pare operare gi\u00e0 prima dell\u2019insediamento del potenziale governo, con l\u2019effetto di scindere la campagna elettorale di Fratelli d\u2019Italia in due direzioni: quella dei messaggi rivolti verso l\u2019interno e quella dei messaggi rivolti verso gli attori internazionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il vincolo esterno pare operare gi\u00e0 prima dell\u2019insediamento del potenziale governo, con l\u2019effetto di scindere la campagna elettorale di Fratelli d\u2019Italia in due direzioni: quella dei messaggi rivolti verso l\u2019interno e quella dei messaggi rivolti verso gli attori internazionali.&nbsp;<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nello scacchiere politico italiano, un simile fenomeno si verifica solo con determinate realt\u00e0. Ad esempio, il Partito Democratico rappresenta, da questo punto di vista, l\u2019incarnazione della completa adesione ai vincoli esterni, la garanzia di un sistema di governo per sua essenza <em>non radicale<\/em>. Dal sostegno incondizionato agli esecutivi tecnici (Monti e Draghi), ai governi di larghe intese, fino al Conte II, il PD \u00e8 sempre stato protagonista delle maggioranze governative degli ultimi dieci anni, salvo la brevissima parentesi del Conte I \u2013 la cui brevit\u00e0, peraltro, non stupisce pi\u00f9 di tanto. In tutti questi casi, il Partito Democratico rappresentava il volto dell\u2019affidabilit\u00e0 e, in particolare, di scelte politiche ed economiche moderate, circoscritte in quell\u2019unico spazio di manovra che un paese come l\u2019Italia, a detta dei fautori del vincolo esterno, pu\u00f2 realisticamente ritagliarsi: non rivoluzioni n\u00e9 stravolgimenti n\u00e9, soprattutto, la messa in discussione di capisaldi come l\u2019alleanza atlantica e l\u2019adesione all\u2019Unione europea. Se in questa campagna elettorale fosse la coalizione del Partito Democratico ad essere premiata dai sondaggi, cancellerie straniere e mercati finanziari sarebbero decisamente pi\u00f9 tranquilli: niente di nuovo sul fronte occidentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stessa postura, per quanto dal punto di vista elettorale conti meno, \u00e8 quella del Terzo Polo (l\u2019alleanza tra l\u2019ex Premier Renzi e l\u2019ex Ministro Calenda), che ha imperniato la campagna elettorale proprio sul realismo del vincolo esterno. L\u2019offerta politica di questa alleanza liberal-centrista si sostanzia di fatto in una realistica accettazione dei vincoli cui l\u2019Italia \u00e8 sopposta, da cui derivano una serie di proposte presentate come credibili, nonch\u00e9 attuabili, in contrapposizione con il populismo di chi promette <em>mondi-altri<\/em>. Una sorta di messaggio che vorrebbe premiare il pessimismo dell\u2019intelligenza rispetto all\u2019ottimismo della volont\u00e0, tale da fare breccia soprattutto tra chi se lo pu\u00f2 permettere, ovvero coloro che traggono benefici dallo <em>status quo<\/em>, o comunque che non ne sono totalmente esclusi, e che hanno la consapevolezza dei vincoli di cui sopra. Tanto che, oltre ad un lessico piuttosto esemplificativo di questa direzione (\u201cseriet\u00e0\u201d, \u201ccredibilit\u00e0\u201d, \u201ccompetenza\u201d, \u201cresponsabilit\u00e0\u201d), \u00e8 singolare il fatto che tale alleanza insista per la permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi, arrivando pure a sostenere che un eventuale governo di destra durerebbe pochi mesi e che bisognerebbe prepararsi gi\u00e0, pertanto, ad una sua sostituzione in favore della classica formula italiana: governo di unit\u00e0 nazionale, premier tecnico, obiettivo delle riforme \u201cstrutturali\u201d per risollevare un paese fermo da decenni. Aspetto, questo, che mette in luce una delle principali patologie del sistema politico italiano, ossia l\u2019abuso dei cosiddetti governi tecnici: Ciampi tra il 1993 e 1994, Dini tra il 1995 e 1996, Monti tra il 2011 e 2012 e infine<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/05\/16\/larte-del-potere-in-europa-ritratto-di-mario-draghi\/\"> Draghi tra il 2021 e 2022<\/a>. Esempio plastico di debolezza e de-responsabilizzazione dei partiti, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/\">neutralizzazione del conflitto politico<\/a>, affidamento a figure apparentemente tecniche \u2013 nel senso di esperti economisti non riconducibili a nessun partito \u2013 di decisioni, invero, intrinsecamente politiche (ogni <em>policy<\/em> deve decidere su quale segmento gravare, chi aiutare, come farlo, con quali paradigmi, cosa rappresentare, con che intensit\u00e0 agire). Vi \u00e8 di pi\u00f9: l\u2019illusione sta anche nel considerare le singole figure umane come tecniche, dal momento che, ad esempio, un minimo comune denominatore \u00e8 sempre stato quello dell\u2019europeismo. Gi\u00e0 questo \u00e8 un posizionamento squisitamente politico. Gran parte della vita politica della seconda repubblica si \u00e8, pi\u00f9 o meno consapevolmente, mossa in un campo da gioco gi\u00e0 predeterminato: europeismo, atlantismo, centrismo, misure economiche moderate. L\u2019auspicio di Calenda e Renzi di una permanenza di Draghi altro non \u00e8 che la convinta adesione a questa via, considerata l\u2019unica praticabile per un paese come l\u2019Italia. Tant\u2019\u00e8 che una cosa \u00e8 certa: se mai dovesse cadere il prossimo governo \u201cpolitico\u201d ed insediarsi nuovamente un governo \u201ctecnico\u201d, il Partito Democratico e il Terzo Polo saranno pronti a sostenerlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>[Se trovate utile il nostro lavoro e desiderate che il Grand Continent resti una pubblicazione aperta, potete abbonarvi <\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/user-dashboard\/register\/\"><em>qui<\/em><\/a><em>.]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La certezza con cui taluni scommettono sulla breve durata di un potenziale governo Meloni nasce dalla convinzione che una reazione dei mercati, unita all\u2019asserita incapacit\u00e0 della destra di governare e attuare un programma cos\u00ec velleitario, condurranno inesorabilmente alla caduta dello stesso, sulla falsariga di quanto accaduto con Berlusconi nel 2011 e con il Conte I nel 2021. Di contro, vi sono, non a caso, i tentativi della leader di Fratelli d\u2019Italia di dipingersi come moderata, sia sul lato delle politiche economiche (rassicurando che non vi saranno scostamenti di bilancio), sia sul fronte dell\u2019adesione all\u2019Unione europea (non messa in discussione), sia in tema di ministri (cercando di condividere con il Quirinale alcuni nomi da mettere nei ministeri chiave, a partire dal MEF). Dopodich\u00e9, il netto posizionamento di Giorgia Meloni a favore dell\u2019Ucraina e della Nato a seguito dell\u2019invasione russa sicuramente aiuta nei rapporti con Washington \u2013 a differenza invece della ambiguit\u00e0 degli alleati di coalizione Salvini e Berlusconi. In questo senso, non \u00e8 affatto da escludere la possibilit\u00e0 che la leader di Fratelli d\u2019Italia riesca a formare un governo; il processo di normalizzazione che sta portando avanti potrebbe convincere il Quirinale, a fronte di alcune garanzie, ad affidarle l\u2019incarico; dopotutto, se il voto popolare dovesse essere particolarmente netto, Mattarella avrebbe margini di manovra pi\u00f9 ristretti. Se poi la leader di Fratelli d\u2019Italia \u00e8 furba, cercher\u00e0, come pare stia facendo, di concordare i ministri chiave con il Capo dello Stato, s\u00ec da evitare situazioni delicate come quella della opposizione di Mattarella all\u2019economista \u201ceuroscettico\u201d Paola Savona al MEF ai tempi della formazione del Conte I \u2013 un esempio da manuale della figura del Quirinale come garante del vincolo esterno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> I vincoli che si abbatteranno sul prossimo governo italiano sono ancora solidi. Per\u00f2, sono gi\u00e0 diversi da quelli di cinque anni fa. Cos\u00ec come tra cinque anni potranno cambiare ulteriormente volto.<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La questione principale per\u00f2, a parere di chi scrive, \u00e8 questa: un governo Meloni cos\u00ec profondamente istituzionalizzato, tra riconoscimento delle istanze del Quirinale, rassicurazioni a cancellerie europee e mercati finanziari, moderazione del linguaggio e delle promesse elettorali pi\u00f9 aggressive, cosa avrebbe pi\u00f9 da spartire con il messaggio politico lanciato in questi anni dalla leader di Fratelli d\u2019Italia e accolto, quantomeno stando ai sondaggi, da cos\u00ec tanti italiani? Andrebbe perduto nel tragitto qualsivoglia connotato antisistema, rivoluzionario nel senso di profondamente antitetico rispetto allo <em>status quo<\/em>, capace di galvanizzare un elettorato sempre pi\u00f9 disilluso e frustrato e in cerca di un\u2019identit\u00e0 forte cui fare riferimento. Certo, questo quantomeno eviterebbe le potenziali derive pi\u00f9 pericolose: le istanze antisistema verrebbero assorbite dal sistema stesso. Di fatto, renderebbe il potenziale governo Meloni un esecutivo, semplicemente, di destra conservatrice, perfettamente inserito nei vincoli esterni, tra piccole misure fiscali a favore degli imprenditori, alcune politiche protettive verso le imprese italiane (peraltro gi\u00e0 in linea con lo <em>Zeitgeist<\/em> di questa fase storica, senza distinzioni rilevanti tra destra e sinistra), qualche azione simbolica sull\u2019immigrazione (tale solo da urtare la sensibilit\u00e0 delle fasce progressiste, ma nei fatti di poca incisivit\u00e0, rimanendo centrale la base degli accordi con la Libia di Minniti), una maggiore centralit\u00e0 delle forze di polizia, nessun avanzamento sui diritti civili. Poco, forse troppo poco, per un elettorato che aspira ad un cambiamento radicale e che si affida a Giorgia Meloni, oltre che per alcuni simbolismi di destra verso cui un certo segmento effettivamente simpatizza, anche per quel \u201cnuovismo\u201d di cui ha parlato il politologo Giovanni Orsina: la Meloni era all\u2019opposizione, rappresenta il nuovo, forse l\u2019ultima carta dopo che si \u00e8 provato di tutto. Se questa novit\u00e0 dovesse tradursi in una semplice declinazione pi\u00f9 conservatrice dello <em>status quo<\/em>, la disillusione potrebbe raggiungere livelli preoccupanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche perch\u00e9 vi \u00e8 da considerare la congiuntura economica che il nuovo governo dovr\u00e0 affrontare. I prezzi dell\u2019energia alle stelle sono sempre pi\u00f9 insostenibili, specie per le imprese energivore (acciaio, ceramica, vetro, chimica etc.). Il rischio di ondate di cassa integrazione, chiusure con riduzione ulteriore dell\u2019offerta, fallimenti e licenziamenti rappresenta la maggiore sfida di questo autunno. Cornice piuttosto ostile per governare. Tant\u2019\u00e8 che non sarebbe da stupirsi se i tempi per la formazione del governo dovessero dilatarsi pi\u00f9 del previsto, s\u00ec da lasciare all\u2019attuale esecutivo in carica per gli affari correnti la responsabilit\u00e0 delle potenziali misure impopolari \u2013 in primis ipotetici razionamenti \u2013 e finanche della legge finanziaria di dicembre. Per la coalizione vincente non c\u2019\u00e8 tutta questa fretta di prendere in mano il timone. In ogni caso, che sia ad ottobre, novembre o dicembre (o addirittura gennaio), il nuovo governo non avr\u00e0 solo i vincoli esterni ad ostacolarne le velleit\u00e0, ma anche la drammatica crisi energetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il panorama \u00e8, dunque, estremamente complesso, sia sul fronte interno che su quello esterno. Da un lato vi \u00e8 una coalizione di centrodestra a guida Meloni che dovrebbe risultare vincitrice e ricevere l\u2019incarico \u2013 specie se Fratelli d\u2019Italia come singolo partito arriver\u00e0 prima del Partito Democratico. Dopodich\u00e9, tale coalizione dovrebbe innanzitutto raggiungere un equilibrio interno, considerato che un risultato troppo negativo per la Lega potrebbe convincere il suo leader Matteo Salvini a giocare al rialzo su certi temi a lui cari, a partire dal controverso punto delle sanzioni alla Russia; senza tale equilibrio, i rischi di non riuscire a formare un governo aumenterebbero (ricordiamo che Lega e Forza Italia hanno sostenuto, a differenza di Fratelli d\u2019Italia, il governo Draghi; in generale, la coalizione non \u00e8 cos\u00ec unita come appare). Risolti i problemi interni, la partita si giocher\u00e0 poi sul vincolo esterno: il Quirinale vorr\u00e0 garanzie sui ministri chiave, nonch\u00e9 sul posizionamento del governo circa l\u2019alleanza atlantica e l\u2019Unione europea. Il processo di normalizzazione della Meloni nell\u2019<em>establishment<\/em> italiano e internazionale sembra andare in questa direzione. Fissati in modo preciso gli invalicabili paletti, bisogna poi considerare l\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019attuale fase storica. Difatti, quantomeno per ancora tutto il 2023, l\u2019austerit\u00e0 europea sar\u00e0 messa da parte; si pensi alla Germania, che sta stanziando diversi miliardi per fare fronte al caro bollette senza badare troppo al pareggio di bilancio. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/07\/21\/dopo-la-pandemia-il-neo-statalismo-prende-il-posto-del-neo-liberismo\/\">Gli Stati hanno pi\u00f9 margini di manovra,<\/a> in termini di politiche protettive, aiuti alle imprese, azioni sui prezzi. Una situazione ben diversa da quella della crisi dei debiti sovrani. Allo stesso tempo, per\u00f2, tali margini dovranno inevitabilmente essere utilizzati per fare fronte alla crisi energetica, sfida prioritaria di qualsiasi governo europeo. Sicch\u00e9, se la dimensione emergenziale avr\u00e0 come obiettivo quello di garantire la continuit\u00e0 del sistema industriale energivoro, poco rester\u00e0 per le misure bandiera per il proprio elettorato. Presumibilmente, non vi sar\u00e0 nulla di incisivo: nessuno shock fiscale, nessuna inversione del calo demografico. La congiuntura storica attuale non \u00e8 terreno feritile per i nuovi governi, che saranno costretti sin dai primi giorni a giocare in difesa, in un\u2019ottica di sopravvivenza, senza la possibilit\u00e0 di contrattaccare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> La congiuntura storica attuale non \u00e8 terreno feritile per i nuovi governi, che saranno costretti sin dai primi giorni a giocare in difesa, in un\u2019ottica di sopravvivenza, senza la possibilit\u00e0 di contrattaccare.&nbsp;<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, al netto della situazione eccezionale di crisi, i rischi nel lungo termine della pi\u00f9 profonda condizione di perenne paralisi della politica italiana sono evidenti. Certo, qualcuno potrebbe sostenere che grazie ai vincoli di cui sopra un partito dai connotati \u201cradicali\u201d come Fratelli d\u2019Italia pu\u00f2 essere normalizzato. Per\u00f2 \u00e8 legittimo allo stesso tempo chiedersi se una democrazia possa andare avanti a tali condizioni, ove viene negata alla radice qualsivoglia istanza di cambiamento. La disaffezione verso le urne e, in generale, verso il gioco democratico \u00e8 una conseguenza di tale realt\u00e0. Se la politica diventa mera amministrazione di uno spazio circoscritto, senza possibilit\u00e0 di indicare direzioni alternative, n\u00e9 di promuovere cambiamenti radicali, allora non \u00e8 pi\u00f9 politica. Quando un partito rimane nella maggioranza governativa per praticamente dieci anni di fila, quando alla prima crisi si invoca un premier tecnico sostenuto da tutte le forze in parlamento, quando non si riesce pi\u00f9 a scorgere differenze tra le politiche concrete dei vari partiti perch\u00e9 condizionate da vincoli di sorta, allora l\u2019elettorato inizier\u00e0 lentamente a entrare in una spirale di disillusione: accettando lo stillicidio dell\u2019esistente e non andando a votare quando va bene, radicalizzandosi sino a sostenere derive pericolose nel peggiore dei casi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lungo periodo i rischi del vincolo esterno sono questi. Se \u00e8 vero che da un lato questo vincolo, da sempre apprezzato dalle \u00e9lite nostrane, pu\u00f2 rassicurare, perch\u00e9 esclude gli estremi e difende uno <em>status quo<\/em> di cui parte della popolazione riesce a beneficiare, dall\u2019altro rappresenta un pericolo per il sano funzionamento della democrazia. Non \u00e8 escluso che possa spezzarsi. Prima ancora di questo scenario drastico, per\u00f2, vi \u00e8 il suo evolvere, a riprova di come non sia qualcosa di dato e imperituro, bens\u00ec transeunte, soggetto da un lato alla volont\u00e0 politica stessa, dall\u2019altro alle spettrali vicende del corso storico. Ad esempio, le crisi degli ultimi due anni hanno messo in discussione dogmi \u201cneoliberali\u201d che prima si pensava insuperabili e che concorrevano a sedimentare i (furono) vincoli esterni della fase precedente, ora svuotati di significato dal nuovo contesto protezionista: limitazioni alla circolazione di capitali, sanzioni che incidono sul mercato, sequestri di beni, blocchi ai confini, acquisti di titoli, interventi statali, calmieri sui prezzi. Ne deriva la fragilit\u00e0 delle posizioni che intendono accettare acriticamente l\u2019esistente assumendo come immodificabili strutture, paradigmi e cornici che invece altro non sono, come tutto, che giustapposizioni politiche \u2013 e quindi contingenti. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se \u00e8 vero che da un lato questo vincolo, da sempre apprezzato dalle \u00e9lite nostrane, pu\u00f2 rassicurare, perch\u00e9 esclude gli estremi e difende uno <em>status quo<\/em> di cui parte della popolazione riesce a beneficiare, dall\u2019altro rappresenta un pericolo per il sano funzionamento della democrazia. <\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In ogni caso, ci sono vincoli che, ora come ora, a parere di chi scrive, paiono essere ancora intoccabili: l<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/05\/31\/un-nuovo-concetto-strategico-per-la-nato\/\">\u2019alleanza atlantica<\/a>, anche considerato il numero di basi Usa nel territorio italiano, prodotto di un equilibrio europeo sorto dalle macerie della Seconda guerra con i suoi vinti e vincitori; e l\u2019adesione all\u2019Unione europea, stante anche la complessit\u00e0 di una eventuale uscita in questa fase storica (ormai di partiti veramente euroscettici ve ne \u00e8 solo uno, Italexit, che se va bene raggiunge il 3%). Per il resto, i grandi movimenti dello scacchiere globale rendono ogni ordine costituito passibile di modifica. Non ne consegue che questo debba accadere, anzi. Come sostenuto in queste righe, i vincoli che si abbatteranno sul prossimo governo italiano sono ancora solidi. Per\u00f2, sono gi\u00e0 diversi da quelli di cinque anni fa. Cos\u00ec come tra cinque anni potranno cambiare ulteriormente volto. La politica \u00e8 (anche) il prendere atto della possibilit\u00e0 del cambiamento. Il realismo lo si lasci agli analisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molto tempo percepito come uno strumento di regolazione della politica interna italiana, il vincolo esterno \u00e8 un dato essenziale per capire le trasformazioni politiche prima dell&#8217;elezione del 25 settembre. La favorita, Giorgia Meloni, cammina su un filo, tra incarnazione di un rinnovamento di destra ed esigenza di rispettabilit\u00e0 all&#8217;estero. Tuttavia, qualcosa \u00e8 cambiato. Qui sta la grande novit\u00e0: i vincoli esterni non sono scomparsi, ma la loro natura si trasforma. 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