{"id":4652,"date":"2022-09-02T15:47:50","date_gmt":"2022-09-02T14:47:50","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4652"},"modified":"2022-09-02T15:47:51","modified_gmt":"2022-09-02T14:47:51","slug":"la-transizione-geopolitica-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/","title":{"rendered":"La transizione geopolitica europea"},"content":{"rendered":"\n<p>Per l\u2019Unione europea, che ha dichiarato la sua ambizione di pensare e agire \u201cin maniera geopolitica\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-1-4652' title='Commissione europea, \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/it\/ip_19_5542&quot;&gt;La Commissione von der Leyen: per un\u2019Europa pi\u00f9 ambiziosa&lt;\/a&gt;\u201d, 10 settembre 2019.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>, il 2022 \u00e8 stato l\u2019anno della verit\u00e0. Segnato dall\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina a febbraio e da un brusco innalzamento della tensione su Taiwan a luglio, ha costretto i suoi dirigenti a passare dalle parole ai fatti, molto pi\u00f9 in fretta di quanto avessero desiderato, in una sorta di battesimo del fuoco. Di conseguenza e soprattutto, si \u00e8 reso necessario un chiarimento della natura della \u201cgeopolitica\u201d che gli Europei dicono di voler fare propria, senza dare definizioni pi\u00f9 precise per il momento&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-2-4652' title='&amp;nbsp;Florian Louis, \u00ab &lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/09\/08\/commission-geopolitique\/&quot;&gt;Quatre probl\u00e8mes g\u00e9opolitiques de la Commission g\u00e9opolitique&lt;\/a&gt; \u00bb,&lt;em&gt; Le Grand Continent&lt;\/em&gt;, 8 septembre 2020.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Se da molti anni la transizione ecologica \u00e8 oggetto di un importante lavoro teorico, lo stesso non avviene per la transizione geopolitica che, sebbene presentata come ugualmente urgente e necessaria per l\u2019Unione, resta assai pi\u00f9 vaga. E\u2019 tuttavia indispensabile capirsi sulla natura, sulle opportunit\u00e0 ma anche sui pericoli di questa transizione per sperare in una sua riuscita. E fare in modo che non conduca gli Europei a sacrificare la loro eredit\u00e0 cosmopolita sull\u2019altare delle loro nuove ambizioni geopolitiche, ma piuttosto che lavori per mettere le prime al servizio delle seconde.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ripensare la finalit\u00e0 dell\u2019unit\u00e0 europea?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per un buon numero di osservatori della scena internazionale, l\u2019offensiva russa in Ucraina conferma la realt\u00e0 del \u201critorno della geopolitica&#8221;, in atto da almeno un decennio.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-3-4652' title='Stefano Guzzini (ed.), &lt;em&gt;The Return of Geopolitics in Europe ? Social Mechanisms and Foreign Policy Identity Crises&lt;\/em&gt;, Cambridge University Press, 2012 ; Walter Russel Mead, \u201cThe Return of Geopolitics. The Revenge of the Revisionist Powers\u201d, &lt;em&gt;Foreign Affairs&lt;\/em&gt;, mai-juin 2014.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span> Dopo un periodo di relativa calma delle relazioni internazionali dopo la fine della guerra fredda, l\u2019entrata nel XXI\u00b0 secolo si sarebbe caratterizzata da un ricorso sempre pi\u00f9 facile alla violenza da parte delle potenze, sempre pi\u00f9 numerose e che non nascondono la volont\u00e0 di disfarsi di un ordine internazionale del quale contestano la legittimit\u00e0. Secondo questa visione, il mondo diventa pi\u00f9 geopolitico quando pi\u00f9 \u00e8 diviso, attraversato da tensioni e conflitti e sottomesso alle implacabili leggi dei rapporti di forza. Geopolitica sarebbe sinonimo di divisioni e confronti fra spietate grandi potenze che preferiscono il gioco della dominazione le une sulle altre rispetto alla cooperazione reciproca. La perdita di efficacia delle istituzioni che devono regolare pacificamente le relazioni internazionali, risultato dell\u2019inselvatichimento&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-4-4652' title='Th\u00e9r\u00e8se Delpech, &lt;em&gt;L\u2019ensauvagement. Le retour de la barbarie au XXIe si\u00e8cl&lt;\/em&gt;e, Paris, Grasset-Fasquelle, 2005.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> degli attori, proverebbe la ritrovata attualit\u00e0 di questo paradigma, che gli Europei credevano ormai relegato ai libri di storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019entrata nel XXI\u00b0 secolo si sarebbe caratterizzata da un ricorso sempre pi\u00f9 facile alla violenza da parte delle potenze, sempre pi\u00f9 numerose e che non nascondono la volont\u00e0 di disfarsi di un ordine internazionale del quale contestano la legittimit\u00e0<\/p><cite>Florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La loro volont\u00e0 di adottare un approccio \u201cgeopolitico\u201d appare dunque come il crudele riconoscimento di un fallimento. Rinunciando all\u2019ambizione kantiana di diffondere al resto del mondo, con la sola forza dell\u2019esempio, il modello cooperativo che ha permesso, dagli anni \u201850, di sradicare la violenza sul proprio suolo, si sarebbero ridotti a (ri)fare propria una geopolitca egoista di ispirazione hobbesiana, che invece speravano di rendere caduca e che non erano pi\u00f9 abituati a praticare e ancora meno erano predisposti a farlo. In effetti, la transizione geopolitica europea sembra indurre a una ridefinizione del progetto comunitario. Fino ad ora, la costruzione europea era stata pensata come un processo di pacificazione multiscala che avrebbe generato una dinamica virtuosa a vocazione universale: permettendo di pacificare le relazioni fra Europei, avrebbe dovuto pacificare le relazioni dell\u2019Europa &#8211; dove sono nate le due guerre mondiali del XX\u00b0 secolo &#8211; con il resto del mondo, e dunque il mondo stesso.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-5-4652' title='Stella Ghervas, &lt;em&gt;Conquering Peace. From the Enlightenment to the European Union&lt;\/em&gt;, Harvard University Press, 2021.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span> Impegnandosi sulla via dell\u2019unificazione, le potenze europee non rinunciavano solamente a farsi la guerra le une con le altre, ma anche a farla agli altri, i quali avrebbero finito per imitarli: la <em>pax europea<\/em> era concepita come la premessa per la <em>pax universalis<\/em>. Paradossalmente, non era pi\u00f9 questione di unirsi per essere pi\u00f9 forti ma per essere pi\u00f9 pacifici, in virt\u00f9 della convinzione affermata da Jean Monnet: \u201cfare l\u2019Europa vuol dire fare la pace\u201d.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-6-4652' title='Jean Monnet, Discorso di Aachen, 17 maggio 1953.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> Anche il progetto, poi abortito, della Comunit\u00e0 europea di difesa (CED) non aveva come primo obiettivo quello di aumentare l\u2019arsenale europeo contro l\u2019URSS ma di mettere una museruola al riarmamento tedesco occidentale da parte di suoi vicini Ovest-europei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rinunciando alla potenza e adottando una posizione pi\u00f9 arretrata \u201csopra la mischia\u201d geopolitica, per riprendere le parole di Luuk van Middelaar <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/04\/15\/il-risveglio-geopolitico-delleuropa\/\">su queste colonne<\/a>, l\u2019Europa sperava di posizionarsi nell\u2019avanguardia della Storia e di dare origine a una spirale pacifista nella quale sarebbe stata raggiunta da altri. Tuttavia, lungi dal raggiungere il risultato desiderato, questa audace scommessa sulla \u201cpotenza dell\u2019impotenza\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-7-4652' title='&amp;nbsp;Bastien Nivet, &lt;em&gt;L\u2019Europe puissance, mythes et r\u00e9alit\u00e9s. Une \u00e9tude critique du concept d\u2019Europe puissance&lt;\/em&gt;, Bordeaux, Presses universitaires de Bordeaux, 2019, p. 274.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span> sembra aver aumentato gli appetiti degli altri in questione &#8211; <em>natura abhorret a vacuo<\/em>: ci\u00f2 che doveva essere inteso come un segno di saggezza pronto a essere imitato \u00e8 stato interpretato come un segno di debolezza da sfruttare. Da qui viene la tentazione di ripensare il fine dell\u2019unificazione europea in un mondo \u201cgeopolitico\u201d, presentandola non pi\u00f9 come un contributo alla pacificazione della sfera internazionale ma come una necessaria risposta alla sua brutalizzazione.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-8-4652' title='&amp;nbsp;Hans Kribbe, &lt;em&gt;The Strongmen: European Encounters with Sovereign Power&lt;\/em&gt;, Newcastle, Agenda Publishin, 2020.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span> A tal punto che la costruzione europea non \u00e8 pi\u00f9 presentata come un metodo per mettere fine alla guerra ma come una maniera di essere in grado di condurne una, oppure di trovarsi nella miglior posizione possibile. Tuttavia, non ci si deve sbagliare: la svolta geopolitica in atto non significa che gli Europei abbiano rinunciato al loro <em>ethos<\/em> pacifista, ma che hanno amaramente constatato che esso non \u00e8 la cosa pi\u00f9 condivisa al mondo. E che dunque devono adottare l\u2019adagio che esige che il miglior metodo di ottenere la pace \u00e8 prepararsi alla guerra. Se c\u2019\u00e8 dunque un cambiamento radicale nei metodi, il fine rimane lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Europa sperava di posizionarsi nell\u2019avanguardia della Storia e di dare origine a una spirale pacifista nella quale sarebbe stata raggiunta da altri. <\/p><cite>florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La prova ucraina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019offensiva russa in Ucraina ha costituito un potente acceleratore per questa transizione geopolitica europea, cos\u00ec come sottolineato nel <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/29\/capire-il-discorso-di-praga-di-scholz\/\">discorso di Praga<\/a> dal cancelliere Scholz, secondo il quale \u201cper contrastare questo attacco, abbiamo bisogno di sviluppare la nostra forza\u201d. Ci\u00f2 ha reso tangibile una minaccia che alcuni in Occidente avevano ritenuto in precedenza sopravvalutata dai Paesi del fianco orientale dell&#8217;Unione, minaccia che ha rinserrato i ranghi europei, normalmente sparsi in termini di politica estera. Non contento di aver resuscitato la NATO dal suo stato di \u201cmorte cerebrale\u201d e riuscendo il colpo di farci entrare Svezia e Finlandia, l\u2019espansionismo russo ha provocato, secondo la formula dell\u2019alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrel sulle colonne del Grand Continent, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/03\/24\/leuropa-nellinterregno-il-nostro-risveglio-geopolitico-dopo-lucraina\/\">un doloroso ma salutare \u201crisveglio geopolitico\u201d europeo<\/a>. Grazie allo spavento generato nelle opinioni pubbliche sconvolte dallo scoppio di un conflitto di alta intensit\u00e0 cos\u00ec vicino a casa propria, si sono oltrepassati i numerosi dissensi che rendevano fragile la coesione del blocco europeo e che ne limitavano la capacit\u00e0 a mettere insieme le forze dei propri membri al servizio di una potenza comune. Questo ritorno della solidariet\u00e0 europea, tradotto nella rinuncia danese all\u2019opzione di ritirarsi dalla PSDC&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-9-4652' title='&amp;nbsp;Il \u00abs\u00ec\u00bb all\u2019abbandono dell\u2019opt-out sulla Politica di sicurezza e di difesa comune dell\u2019UE ha ottenuto il 66,87% al referendum organizzato il 1\u00b0giugno 2022.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span> e a un riscaldamento delle relazioni fra Bruxelles e Varsavia, resta tuttavia fragile, con l\u2019Ungheria che si mostra decisamente pi\u00f9 conciliante nei confronti di Mosca mentre alcuni paesi, Italia in primis, potrebbero essere presto governati da dirigenti meno inclini a una logica di confrontazione con la Russia. Il rischio che le ambizioni di potenza europee si sfaldino sulle fragili fondamenta di un\u2019Unione sulla quale perenne pende la spada di Damocle dei dissensi interni fra i suoi membri esiste.&nbsp;<strong><br><\/strong>Soprattutto, l&#8217;unit\u00e0 europea di fronte all\u2019offensiva russa patisce un\u2019ambiguit\u00e0 fondamentale. Per degli Europei profondamente allergici alla guerra, coalizzarsi contro Mosca \u00e8 stato paradossalmente pi\u00f9 facile dal momento che si sapeva che un confronto militare con tale nemico era escluso in partenza. E\u2019 stato dunque molto pi\u00f9 facile trovare un accordo per la fornitura di armi ai combattenti ucraini sapendo che era fuori questione che dei soldati europei si sarebbero ritrovati a sparare sui russi in prima linea. Si pu\u00f2 supporre che le cose sarebbero state molto pi\u00f9 complesse se si fosse trattato di accordarsi per inviare dei soldati europei a combattere direttamente una potenza ostile, anche se priva dell\u2019arma nucleare. Aiutando gli Ucraini a fare la guerra, gli Europei si risparmiano di farla direttamente. E cos\u00ec, in un certo senso, sono ancora riluttanti ad affrontare l&#8217;ostacolo della conversione a una geopolitica di cui preferiscono per il momento delegare ad altri le conseguenze ultime, facendo attenzione a non apparire a Mosca come co-belligeranti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per degli Europei profondamente allergici alla guerra, coalizzarsi contro Mosca \u00e8 stato paradossalmente pi\u00f9 facile dal momento che si sapeva che un confronto militare con tale nemico era escluso in partenza. <\/p><cite>florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Autonomia energetica e sovranit\u00e0 strategica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mancando dunque il potere &#8211; in mancanza della dissuasione nucleare &#8211; ma anche il volere &#8211; per la loro avversione per la guerra &#8211; nel rispondere all\u2019offensiva militare russa sul registro militare scelto da Vladimir Putin&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-10-4652' title='&amp;nbsp;L&amp;#8217;UE ha certamente contribuito all&amp;#8217;armamento dell&amp;#8217;Ucraina, cosa non da poco visto il suo &lt;em&gt;ethos &lt;\/em&gt;pacifista. Tuttavia, va notato che l&amp;#8217;UE ha finora rifiutato di fornire alcune armi come gli aerei da combattimento e che, sebbene le armi fornite siano finanziate dall&amp;#8217;UE, sono fornite da alcuni Stati membri e non direttamente dall&amp;#8217;UE.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>, \u00e8 sul piano economico, sul quale si sentono molto pi\u00f9 a loro agio e dove dispongono di una forza molto pi\u00f9 corposa, che gli Europei hanno scelto di portare lo scontro. Opponendo sanzioni economiche ai carri e ai missili russi, hanno mostrato che, malgrado i proclami, restano per ora una potenza pi\u00f9 geo-economica che geopolitica. A proprio agio quando si tratta di costringere o di proteggere dei mercati, delle imprese o dei consumatori, si rivelano molto pi\u00f9 in difficolt\u00e0 quando bisogna difendere <em>manu militari<\/em> dei territori e <em>a fortiori<\/em> di (ri)conquistarli. Questo squilibrio fra potenza geo-economica e potenza geopolitica dell\u2019Unione si rivela tanto pi\u00f9 dannoso in quanto una delle lezioni della crisi ucraina \u00e8 proprio che il primo rimane di scarso peso rispetto al secondo. \u00c8 chiaro che, come quasi sempre accade, le sanzioni economiche non hanno raggiunto il risultato sperato dai loro iniziatori, ovvero far desistere la Russia dalla sua offensiva sull&#8217;Ucraina. E che l&#8217;attuale fallimento dell&#8217;offensiva \u00e8 il risultato della feroce resistenza dei combattenti ucraini piuttosto che delle sanzioni occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungi dal testimoniare la forza di Bruxelles e di respingere Mosca sulle sue posizioni, la drastica diminuzione delle importazioni di idrocarburi russi da parte degli Europei ha soprattutto messo in luce la loro dipendenza energetica e dunque la loro vulnerabilit\u00e0. Ha contribuito a rendere ancora pi\u00f9 urgente la diversificazione delle loro fonti di energia e la riduzione dei consumi in questo ambito. Dopo quella del Covid, la crisi ucraina \u00e8 stata percepita come una conferma della necessit\u00e0 da parte dell\u2019Unione europea, se vuole pretendere seriamente allo status di potenza, di trovare da sola e idealmente in s\u00e8 stessa le risorse, di ogni tipo, necessarie al suo funzionamento. Una constatazione che comporta delle conseguenze, specialmente riguardo alla questione dell\u2019allargamento. Dopo essere stata oggetto di critiche per il loro carattere a volte precipitoso e la loro tendenza a paralizzare le capacit\u00e0 di approfondimento dell\u2019Unione, potrebbero ora essere viste sotto una luce pi\u00f9 favorevole: nel <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/29\/capire-il-discorso-di-praga-di-scholz\/\">discorso di Praga<\/a>, Olaf Scholz si \u00e8 spinto fino a evocare con favore la prospettiva di un\u2019Europa a 36 Stati membri da qui a fine secolo. Infatti, poich\u00e9 l&#8217;Unione pretende di ridurre la sua dipendenza dal resto del mondo per poter meglio condurre una politica di potenza sovrana, ha tutto l&#8217;interesse a disporre di un territorio sufficientemente vasto, ricco e variegato per poter trovare al suo interno ci\u00f2 che preferirebbe non essere costretta a far arrivare da fuori, con il rischio di mettersi alla loro merc\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_00931465_000001-scaled-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_00931465_000001-scaled-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_00931465_000001-scaled-1-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_00931465_000001-scaled-1-1340x894.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/09\/SIPA_00931465_000001-scaled-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Da questo punto di vista, il ritiro delle reticenze che hanno per lungo tempo riguardato la candidatura ucraina all\u2019entrata nell\u2019Unione europea non deve solamente essere esaminato sotto la lente dell\u2019emozione ma soprattutto geopolitica: accelerando l\u2019integrazione di un paese vasto 600 000 km2, con terre fertili e un lungo sbocco sul mar Nero, l\u2019Unione europea non solo testimonia solidariet\u00e0 con un popolo martre; rinforza soprattutto il suo potenziale di autonomia a quindi la sua capacit\u00e0 ad esercitare potenza. La mano tesa dagli Europei agli Ucraini non \u00e8 mossa solo da una compassione dei primi verso i secondi ma, nel contesto di un mondo in via di frammentazione avanzata, di un mutuo interesse. Per l\u2019Unione europea, si tratta di adattare la sua geografia alla politica che intende portare avanti, partendo dal concetto che non pu\u00f2 essere una potenza degna di questo nome senza dotarsi di mezzi, che sono in primo luogo territoriali. Una delle lezioni della crisi ucraina \u00e8 che la geopolitica non si riduce al primato della conflittualit\u00e0 e del rapporto di forze, nei quali la si riassume troppo spesso, ma che invece invita, come lo indica il nome stesso, a considerarli nelle loro dimensioni spaziali. Per convertirsi pienamente alla geopolitica, gli Europei non devono dunque solamente pensare in termini di potenza, ma considerare la maniera in cui essa si iscrive e si dispiega nello spazio. E agire di conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Una delle lezioni della crisi ucraina \u00e8 che la geopolitica non si riduce al primato della conflittualit\u00e0 e del rapporto di forze, nei quali la si riassume troppo spesso, ma che invece invita, come lo indica il nome stesso, a considerarli nelle loro dimensioni spaziali<\/p><cite>florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Il rischio autarchico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una delle particolarit\u00e0 della svolta geopolitica in atto in Europa riguarda il fatto che la potenza che si vuole suscitare non \u00e8, come nella maggior parte dei casi, destinata a essere proiettata verso l\u2019esterno per costringere dei rivali, ma piuttosto ad assicurare una dissuasione sufficiente per permettere una qualche sorta di ripiego protettivo su di s\u00e9. Il suo obiettivo \u00e8 pi\u00f9 quello di munirsi contro le ingerenze di un ambiente internazionale percepito come minaccioso che non l\u2019intervento su di esso per renderlo pi\u00f9 sicuro. Anche se la parola oggi \u00e8 quasi tab\u00f9, <em>in fine<\/em> si tratta di un sentiero autarchico quello su cui l\u2019Unione si \u00e8 avviata per raggiungere l\u2019autonomia e la sovranit\u00e0. Il lodevole obiettivo di ridurre le dipendenze europee dal resto del mondo la conduce a privilegiare, senza dirlo e forse senza neanche pensarlo, una logica di blocchi autosufficienti contraria allo spirito di apertura e di cooperazione dei suoi fondatori. E che pu\u00f2 ricordare i progetti dei geopolitici tedeschi che, tra le due guerre mondiali, proponevano una divisione del mondo in quattro o cinque \u201cpanregioni\u201d autonome, che potessero coabitare pacificamente solo se ciascuna avesse a disposizione uno \u201cspazio vitale\u201d necessario ai suoi abitanti per prosperare senza dover commerciare con altri o senza la tentazione di attaccarli per ottenere in tutto o in parte la loro terra e le loro risorse.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-11-4652' title='&amp;nbsp;Karl Haushofer, &lt;em&gt;Geopolitik der Pan-Ideen&lt;\/em&gt;, Berlin, Zentral Verlag, 1931.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 per forza che per volont\u00e0, gli Europei si ritroverebbero dunque in una logica di frammentazione geopolitica che sembra ancora pi\u00f9 nefasta perch\u00e9 interviene in un momento in cui il mondo deve affrontare delle colossali sfide di ordine ambientale, sanitario, economico o sociale, che rendono pi\u00f9 necessario che mai delle azioni concrete di portata universale, le sole capaci di ottenere risultati significativi. Si pu\u00f2 certamente trarre il meglio da una congiuntura sfavorevole e cercare di trasformare questi ostacoli in opportunit\u00e0. E\u2019 quello che hanno fatto gli Europei presentando il sacrificio della rinuncia agli idrocarburi russi come un\u2019occasione per accelerare la necessaria e benefica transizione energetica. Quest\u2019ultima non \u00e8 pi\u00f9 solamente un imperativo ecologico, ma anche geopolitico. Impegnandosi sulla via di un\u2019ecologia di guerra, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/03\/18\/la-naissance-de-lecologie-de-guerre\/\">per riprendere l\u2019espressione di Pierre Charbonnier<\/a>, gli Europei sperano di lottare in un colpo solo contro l&#8217;espansionismo russo &#8211; privando Mosca delle entrate necessarie al finanziamento della sua offensiva &#8211; e contro il cambiamento climatico &#8211; riducendo in maniera pi\u00f9 drastica e rapida del previsto le loro emissioni di gas a effetto serra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare come una dinamica doppiamente positiva ha anche delle implicazioni potenzialmente problematiche o controproduttive. La lotta contro il cambiamento climatico, fino ad ora vista come un combattimento a vocazione consensuale perch\u00e9 benefico all\u2019insieme dell\u2019umanit\u00e0, si trova paradossalmente convertito in un\u2019arma utilizzata da una parte dell\u2019umanit\u00e0 contro l\u2019altra. Cosa che potrebbe non essere priva di pericoli per quanto riguarda l\u2019accettazione sociale di questa lotta, trasposta da un terreno a vocazione consensuale e cosmopolita a quello conflittuale, per natura, della geopolitica. Essa diventa non pi\u00f9 un fine, favorevole per l\u2019insieme dell\u2019umanit\u00e0 ma un mezzo per una parte di acquistare peso in un conflitto con un&#8217;altra, fratturandola profondamente. Un rischio ancora pi\u00f9 grande in questo caso, in un conflitto dove i dirigenti di un paese, la Russia, considerano i cambiamenti climatici come un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere &#8211; in termini di navigabilit\u00e0 dell\u2019Artico, di accesso alle risorse fossili prigioniere dei ghiacci e dell\u2019aumento delle superfici arabili disponibili &#8211; pi\u00f9 che come una minaccia. L\u2019annuncio della Cina, il 5 agosto, dell\u2019arresto della cooperazione con gli Stati-Uniti sul dossier clima, in reazione alla visita di Nancy Pelosi a Taiwan, mostra questa contaminazione del consenso climatico con il dissenso geopolitico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La lotta contro il cambiamento climatico, fino ad ora vista come un combattimento a vocazione consensuale perch\u00e9 benefico all\u2019insieme dell\u2019umanit\u00e0, si trova paradossalmente convertito in un\u2019arma utilizzata da una parte dell\u2019umanit\u00e0 contro l\u2019altra.<\/p><cite>florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Coniugare geopolitica e cosmopolitismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio \u00e8 grande che l\u2019aggravarsi in corso di fratture geopolitiche che oppongono le grandi potenze le conducano a un ripiego egoistico su loro stesse, impedendole di operare di concerto su dei temi cruciali come la lotta al cambiamento climatico. Temi per i quali esse hanno interesse a cooperare. Se il mondo \u00e8 ancora retto da tensioni di natura geopolitica nel senso che continua e continuer\u00e0 a essere oggetto di lotte fra potenze che desiderano di appropriarsene in toto o in parte, \u00e8 anche pi\u00f9 che mai confrontato a delle sfide che richiedono delle risposte di natura cosmopolita, ossia condotte di concerto da tutti gli attori della scena internazionale che si dimostrano capaci di mettere da parte le loro differenze, nella misura in cui sono anche solidali di fronte alle sfide globali a cui sono tutti vulnerabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per molti anni, l\u2019errore degli Europei \u00e8 stato di pensare che il paradigma cosmopolita di cui essi stessi ne incarnavano la concretizzazione su scala regionale aveva vocazione a rendere obsoleto il paradigma geopolitico. Se oggi hanno capito che non era cos\u00ec e che dovevano dotarsi dei mezzi per agire geopoliticamente in un mondo la cui evoluzione non si conformava alla loro visione irenica, ci\u00f2 non deve spingerli a rinunciare all\u2019esperienza cosmopolita acquisita e che \u00e8 pi\u00f9 che mai necessaria non solo all\u2019Europa ma al mondo. La sfida planetaria degli anni Venti si colloca nella capacit\u00e0 degli attori internazionali a coniugare la persistenza delle divisioni geopolitiche, che non scompariranno per magia, con l\u2019imperiosa necessit\u00e0 di condurre azioni di natura cosmopolita. In altre parole, concepire delle politiche che pensino la concomitanza dei due regimi di territorialit\u00e0, entrambi pertinenti anche se potenzialmente in opposizione: quello <em>geopolitico<\/em> che vede la Terra come un terreno di lotte di appropriazione e di dominazione tra societ\u00e0 rivali e quello <em>cosmopolita<\/em> che lo tratta come un bene comune la cui gestione delle sfide che lo attraversano portano a una solidariet\u00e0 che necessita di e permette una collaborazione. Questa \u00e8 la strada che l&#8217;Unione Europea ha intrapreso negli ultimi anni nei confronti della Cina, che considera un &#8220;partner&#8221; cosmopolitico, un &#8220;concorrente&#8221; economico e un &#8220;rivale&#8221; geopolitico allo stesso tempo.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-12-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-12-4652' title='Commissione europea, \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/op.europa.eu\/it\/publication-detail\/-\/publication\/3a5bf913-45af-11e9-a8ed-01aa75ed71a1&quot;&gt;Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sulle relazioni UE-Cina \u2013 Una prospettiva strategica&lt;\/a&gt;\u201d, 12 marzo 2019.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questa immensa sfida, l\u2019Unione europea ha molto da dare al resto del mondo. Costituisce, su scala regionale, un riuscito esperimento cosmopolita di sviluppo, gi\u00e0 ampiamente testato, in quanto \u00e8 riuscita a far cooperare su un buon numero di temi cruciali degli Stati con interessi divergenti su altri. La sua necessaria conversione a una logica geopolitica che rimanga efficiente non deve avvenire a costo di abbandonare il proprio bagaglio cosmopolitico, che deve invece mettere a disposizione del resto del mondo assumendo la propria vocazione di mediatore.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-13-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-13-4652' title='Luiza Bialasiewicz, \u00ab Le moment g\u00e9opolitique europ\u00e9en : penser la souverainet\u00e9 strat\u00e9gique \u00bb, le Grand Continent, &lt;em&gt;Politiques de l\u2019interr\u00e8gne. Chine, pand\u00e9mie, climat&lt;\/em&gt;, Paris, Gallimard, 2022, pp. 217-236.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per molti anni, l\u2019errore degli Europei \u00e8 stato di pensare che il paradigma cosmopolita di cui essi stessi ne incarnavano la concretizzazione su scala regionale aveva vocazione a rendere obsoleto il paradigma geopolitico.<\/p><cite>florian louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Bisogna quindi capire e accettare che il cosmopolitismo non \u00e8, come avevano creduto gli Europei, un post-geopolitca. Il rapporto tra geopolitica e cosmopolitismo non \u00e8 un gioco a somma zero nel quale l\u2019efficienza dell\u2019una evolve in maniera inversamente proporzionale rispetto all\u2019altra ma un rapporto dialettico fatto di interazioni complesse e ripetute. Certo, si pu\u00f2 considerare cosa deplorevole che i progressi del cosmopolitismo non si traducano con un\u2019erosione della geopolitica. Ma ugualmente ci si pu\u00f2 rallegrare del fatto che questa constatazione dimostra che \u00e8 possibile conciliare i due e che i disaccordi geopolitici non possono essere un pretesto per una rinuncia alla cooperazione cosmopolita.&nbsp; Se, come constatiamo, il risorgere delle tensioni geopolitiche pu\u00f2 incidere sulla fluidit\u00e0 delle pratiche cosmopolite, ci\u00f2 non deve condurre ad un loro abbandono. La ricerca geopolitica della potenza, dalla quale gli Europei non possono tirarsi indietro, pu\u00f2 essere considerata come una maniera per promuoverle. Cos\u00ec come l\u2019Unione europea ha saputo da decenni mettere la sua potenza economica al servizio della diffusione globale delle sue norme&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-14-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-14-4652' title='&amp;nbsp;Ian Manners, \u00ab &lt;a href=&quot;https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/1468-5965.00353&quot;&gt;Normative Power Europe: A Contradiction in Terms? &lt;\/a&gt;\u00bb, &lt;em&gt;Journal of Common Market Studies&lt;\/em&gt;, vol. 40, 2, juin 2002, pp. 235-258 ;&amp;nbsp; Zaki La\u00efdi, &lt;em&gt;La norme sans la force. L\u2019\u00e9nigme de la puissance europ\u00e9enne&lt;\/em&gt;, Paris, Presses de Sciences-Po, 2005 ; Anu Bradford, &lt;em&gt;The Brussels Effect. How the European Union rules the world&lt;\/em&gt;, Oxford University Press, 2020.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>, pu\u00f2 considerare di mettere la sua potenza geopolitica a sistema con una propagazione del suo <em>savoir-faire<\/em> cosmopolita su scala planetaria. In altre parole, di cambiare rotta mantenendola&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-15-4652' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/09\/02\/la-transizione-geopolitica-europea\/#easy-footnote-bottom-15-4652' title='&amp;nbsp;Jacques Derrida, &lt;em&gt;L\u2019autre cap suivi de La d\u00e9mocratie ajourn\u00e9e&lt;\/em&gt;, Paris, Minuit, 1991.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In questo caso, la sua transizione geopolitica non sar\u00e0 stata una rinuncia a ci\u00f2 che \u00e8 ma un lucido scavalcamento delle sue debolezze al servizio della diffusione della sua forza.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le fratture geopolitiche non scompaiono per magia. 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