{"id":4501,"date":"2022-08-25T19:05:38","date_gmt":"2022-08-25T18:05:38","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4501"},"modified":"2022-08-29T14:08:39","modified_gmt":"2022-08-29T13:08:39","slug":"il-contesto-di-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/08\/25\/il-contesto-di-meloni\/","title":{"rendered":"Il contesto di Meloni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Tutto inizia con il governo Monti (2011-2013). Con l\u2019esecutivo tecnocratico del professore della Bocconi, con un forte mandato europeo per riformare il paese obtorto collo nelle more della crisi economica, tramonta definitivamente il bipolarismo dell\u2019era berlusconiana e nasce una nuova era. Siamo al punto di rottura della recente storia politica italiana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le carriere di gran parte dei nostri leader politici decollano in quel momento: Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Enrico Letta erano gi\u00e0 ben avviati nella vita pubblica, ma in quella rottura iniziano a diventare dei personaggi fondamentali per il sistema politico. Persino Mario Draghi costruisce la sua eredit\u00e0 politica ed economica in quel frangente storico, con la presidenza della BCE e il \u00abwhatever it takes\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La depressione economica, la delegittimazione dei partiti politici, la sensazione di fallimento e commissariamento del paese attraversano le forze politiche e ne permettono la creazione di nuove. Sono rari i momenti della storia in cui la circolazione delle \u00e9lite procede spedita come in seguito alla crisi italiana del debito sovrano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ricircolo della classe politica si \u00e8 espresso su tre fronti: populismo antipolitico (5 Stelle), tecnocrazia (Monti, Draghi) e nazionalismo (Lega, Fratelli d\u2019Italia). Il sistema politico \u00e8 stato attraversato da due principali fratture: la palingenesi politica (nuovo vs vecchio) e l\u2019Europa (europeisti ortodossi vs euroscettici). Tensioni che hanno determinato una polarizzazione del consenso, e il suo travaso ai nuovi partiti populisti e sovranisti, con pregiudizio dell\u2019autonoma capacit\u00e0 di governo dei partiti centristi ed europeisti (Pd, Forza Italia, piccoli partiti moderati). Si \u00e8 disvelata, in Italia prima che altrove, la stagione del tecnopopulismo, regime ibrido in cui la tecnocrazia ha convissuto e si \u00e8 integrata con i partiti nazional-populisti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019irresistibile ascesa di Giorgia Meloni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In questo contesto va inserita l\u2019ascesa di Giorgia Meloni &#8211; enfant prodige della destra di Alleanza nazionale, capo dei giovani (Azione Giovani), deputato e vice presidente della Camera a soli 29 anni, ministro della giovent\u00f9 del governo Berlusconi (2008-2011) &#8211; e del suo partito, Fratelli d\u2019Italia, fondato nel dicembre 2012 poco prima della fine del governo Monti. La sua strategia, volta a fondare una classica destra nazionalista, erede della vecchia Alleanza Nazionale, dopo la fine del Popolo della Libert\u00e0 fondato da Silvio Berlusconi nel 2008, \u00e8 stata fin da subito semplice ma rigorosa, fatta di coerenza e attesa. Sempre all\u2019opposizione, senza siglare \u2013 al contrario di Lega e Forza Italia \u2013 alcun compromesso con il Movimento 5 Stelle o con il Pd scommettendo sul fatto che un sistema politico indebolito e instabile avrebbe prima o poi presentato l\u2019occasione di andare al governo con la coalizione di centrodestra.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel momento potrebbe essere arrivato, ma nel frattempo Meloni ha cercato di emanciparsi dall\u2019accusa di aver un partito avvezzo a coltivare simpatie nostalgiche (fasciste) nei suoi interna corporis e dall\u2019approccio euroscettico e sovranista duro e puro. Questa strategia di \u201csmarcamento\u201d \u00e8 dimostrata sia dal tentativo di recuperare il termine \u201cconservatore\u201d per generare una nuova legittimazione al partito, sia dall\u2019opposizione soft al governo di Mario Draghi con tanto di voto favorevole all\u2019invio di armi all\u2019Ucraina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come se Fratelli d\u2019Italia cercasse di dire all\u2019esterno: siamo filo-atlantici e filo-occidentali, ma senza essere favorevoli alla centralizzazione europea, al superamento dei confini e della tradizione e alla diluizione dell\u2019identit\u00e0 nazionale. Siamo sovranisti, s\u00ec, ma con i piedi per terra. E pertanto meglio dirsi conservatori che euroscettici o, appunto, sovranisti. Su questo tentativo di camminare sul filo tra l\u2019establishment e l\u2019anti-establishment, tra europeismo pragmatico ed euroscetticismo, si gioca il futuro governativo di Fratelli d\u2019Italia, sia in termini di legittimazione all\u2019estero sia in termini programmatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Meloni sembra consapevole dello svantaggio culturale e istituzionale del proprio partito, sempre fuori dalle stanze del governo, critico con la finanza internazionale e con scarsi rapporti con i partiti popolari degli altri grandi paesi europei. La leader della destra cerca pertanto un modo di costruirsi un sistema di potere, un\u2019identit\u00e0, un serbatoio di idee e di persone da cui attingere nel caso in cui toccasse a Fratelli d\u2019Italia governare il paese da primo partito della coalizione di centrodestra. Questo sforzo \u00e8 testimoniato da una campagna elettorale che s\u2019inserisce in una \u201cstrategia del vincolo esterno\u201d, diretta a rassicurare i mercati finanziari, tendere mani agli altri governanti dei principali paesi europei, abbattere le antipatie e i pregiudizi della stampa internazionale. Per la prima volta nella storia un partito della destra italiana conduce una operazione di propaganda che parla pi\u00f9 all\u2019estero che all\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tra conservatorismo e post fascismo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione culturale e politica che cerca di sviluppare la leader di Fratelli d\u2019Italia \u00e8 al tempo stesso ambiziosa e complessa. Ambiziosa, perch\u00e9 Meloni cerca di mescolare l\u2019immaginario simbolico e culturale della destra post fascista italiana con richiami a battitori liberi del pensiero reazionario e realista come Giuseppe Prezzolini e Leo Longanesi e con l\u2019importazione di temi internazionali che caratterizzano il conservatorismo anglosassone, americano e continentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella di Fratelli d\u2019Italia \u00e8 una proposta di \u201cfusione a destra\u201d &#8211; liberale, tradizionale e nazionalista &#8211; incentrata sul conservatorismo in un paese in cui questo non c\u2019\u00e8 mai stato. Sul piano storico, dopo il tramonto della \u201cdestra storica\u201d, i conservatori si sono dispersi tra monarchici, nazionalisti e popolari, sono poi in gran parte confluiti nel fascismo, infine, nell\u2019era repubblicana, quell\u2019area si \u00e8 divisa, nelle sue varie sfumature, tra correnti della DC, partiti laici e MSI. Questa destra italiana ha sempre voluto conservare poco sul piano politico, istituzionale ed economico. E ha avuto invece nell\u2019anti-comunismo il suo collante pi\u00f9 forte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le stesse avanguardie primo novecentesche, si pensi ai futuristi, non hanno mai puntato alla conservazione di alcunch\u00e9, quanto alla rivoluzione estetica e modernista. In un paese che per storia e vocazione si \u00e8 sempre percepito in ritardo, la Cenerentola d\u2019Europa, rispetto agli altri grandi paesi europei anche la destra ha preferito la promessa di modernizzazione della nazione alla conservazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso Berlusconi aveva scelto subito di appellarsi agli impalpabili \u201cmoderati\u201d, ai generici \u201cliberali\u201d e di accompagnare la parola \u201cdestra\u201d con il \u201ccentro\u201d, da cui il peculiare termine \u201ccentrodestra\u201d, e di fare leva sui forti residui di anti-comunismo nella societ\u00e0 italiana pi\u00f9 che sul conservatorismo politico. L\u2019eredit\u00e0 storica del conservatorismo, in Italia, \u00e8, per molti aspetti, quasi nulla. Il che offre un\u2019opportunit\u00e0 per costruire un humus culturale che quasi non esiste e di cui si possono posare le fondamenta, ma al tempo stesso rende tale missione poco appetibile per gran parte degli elettori della destra che non hanno un sostrato storico di riferimento, al contrario degli ex comunisti, ad esempio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019influenza internazionale del neonazionalismo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 per questo che il mondo intellettuale intorno a Fratelli d\u2019Italia guarda altrove: al nazionalismo dell\u2019est Europa; al populismo conservatore americano; al tradizionalismo francese e spagnolo; e, pi\u00f9 in generale, ad una critica feroce nei confronti della globalizzazione delle frontiere, dei mercati aperti, della tecnocrazia sovranazionale. La galassia della nuova destra si abbevera dalla critica del liberalismo progressista di autori come Patrick Deenen e Michael Lind, sposa il conservatorismo scettico del filosofo britannico Roger Scruton e il comunitarismo tradizionalista e \u201cgirondino\u201d del polemista francese Michel Onfray e legge i romanzi sul popolo degli abissi della globalizzazione di J.D. Vance. Gli avamposti culturali di Fratelli d\u2019Italia sono oggi esperienze come quella di Nazione Futura, un think-tank su modello americano fondato dal giovane editore di destra Francesco Giubilei; la Fondazione FareFuturo, fondata e presieduta dal Senatore Adolfo Urso, che esiste sin dai tempi del Partito della Libert\u00e0 e che ha trovato nuova linfa nella stagione meloniana; la fondazione del gruppo europeo ECR New Direction, portata in dote dall\u2019ex ministro di Forza Italia ed eurodeputato di Fratelli d\u2019Italia Raffaele Fitto; da ultimo si \u00e8 aggiunta l\u2019area dei cattolici liberisti, d\u2019ispirazione ratzingeriana,&nbsp; come Lorenzo Malagola ed Eugenia Roccella.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 non garantisce naturalmente che un \u201cDio-patria-famiglia\u201d aggiornato ai nostri tempi riesca ad aprire una breccia profonda nell\u2019elettorato italiano di destra, cio\u00e8, se in altre parole Meloni riuscir\u00e0 a costruire una identit\u00e0 che vada oltre il \u201clegge e ordine\u201d, lo stop all\u2019immigrazione e la polemica contro il politicamente corretto della sinistra, oggi i tre bastioni popolari della sua proposta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, appare ancora molto nebuloso l\u2019approccio economico. Fratelli d\u2019Italia non sembra orientata in modo chiaro n\u00e9 verso il neo-keynesismo imbracciato da Marine Le Pen, ma anche da Boris Johnson, n\u00e9 verso l\u2019approccio liberista degli americani e di gran parte dei membri del gruppo europeo dei conservatori. Le sue proposte sono un singolare mix tra riforma fiscale per i produttori (meno tasse), corporativismo (avversione alle liberalizzazioni) e interventismo statale (protezionismo e industria di Stato).<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, la definizione del \u201cconservatore\u201d nella scena politica italiana \u00e8 ancora in parte misteriosa e tirarsi fuori dalle secche non sar\u00e0 semplice per Fratelli d\u2019Italia. Alla Meloni va per\u00f2 dato atto di aver provato ad uscire dall\u2019angolo, a costruire un mosaico di pezzi presi in prestito altrove per depositarli su una base italiana.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/08\/SIPA_00849786_000001-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/08\/SIPA_00849786_000001-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/08\/SIPA_00849786_000001-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/08\/SIPA_00849786_000001-1340x893.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/08\/SIPA_00849786_000001-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Luigi Mistrulli\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il rischio di una premiership di Giorgia Meloni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Veniamo ora ai rischi e alle prospettive di questa operazione. Si parla molto del rischio fascismo, forse troppo, perch\u00e9 si rischia di dipingere la democrazia italiana come pi\u00f9 debole e meno matura di ci\u00f2 che effettivamente \u00e8. \u00c8 vero che la destra di Fratelli d\u2019Italia nella sua organizzazione interna si rivolge eccessivamente alla simbologia post-fascista &#8211; come la fiamma tricolore nel simbolo del partito o i richiami ad un certo esoterismo evoliano tra militanti e dirigenti del partito -, specie nelle sue propaggini periferiche, o che continui a utilizzare formule retoriche spesso eccessivamente nazionaliste e nostalgiche. \u00c8 anche vero, temendo forse ripercussioni interne al partito, che la Meloni ha condannato la dittatura fascista pubblicamente soltanto all\u2019inizio di questa campagna elettorale. Ad ogni modo, come ha notato anche il filosofo Massimo Cacciari, la democrazia italiana non \u00e8 a rischio di una torsione autoritaria, il pericolo fascismo oggi in Italia non esiste e gli ultimi refoli di neofascismo si sono esauriti negli anni Settanta. Un ragionamento che ha trovato concorde anche quello che forse \u00e8 il maggior pensatore liberal-conservatore italiano di oggi come lo storico Giovanni Orsina, il quale di recente sulla Stampa ha scritto: &#8220;Quel che non cesser\u00e0 mai di sbalordirmi, nella sinistra italiana, politica e culturale, \u00e8 la coazione ossessiva a ripetere, l\u2019apparente incapacit\u00e0 di imparare dai propri errori. Ci risiamo, quindi: l\u2019uso politico dell\u2019antifascismo, l\u2019allarme democratico, la fine del mondo, i mezzi di ultimissima istanza. (\u2026) E se alla fine la coalizione di destra vincer\u00e0 le elezioni, come sembra probabile, l\u2019antifascismo \u00ablargo\u00bb si sar\u00e0 dimostrato ancora una volta lo strumento politico di una parte minoritaria che non sa pi\u00f9 parlare altrimenti agli elettori. E quando, fra cinque anni al massimo, torneremo a votare in un sistema politico non meno democratico e liberale dell\u2019attuale \u2013 esito sul quale, come la stragrande maggioranza degli italiani, non nutro il bench\u00e9 minimo dubbio \u2013 il Paese ricorder\u00e0 che per l\u2019ennesima volta il pastorello ha gridato al lupo, ma il lupo non c\u2019era.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, Fratelli d\u2019Italia \u00e8 un partito nato e cresciuto nel contesto costituzionale, senza mai contestarne i valori fondamentali, ha rispettato il Parlamento e la Presidenza della Repubblica, nell\u2019ultimo anno e mezzo ha espresso una opposizione collaborativa con il governo guidato Mario Draghi. I rischi sono semmai altri, soprattutto di tipo diplomatico ed economico.<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte della classe politica di Fratelli d\u2019Italia \u00e8 inesperta perch\u00e9 non ha mai governato; Silvio Berlusconi \u00e8 ormai anziano, senza un successore politico e il suo partito moderato \u00e8 ristretto nel consenso; Matteo Salvini \u00e8 un leader in decadenza, appare spesso appannato e sovraesposto mediaticamente, ed \u00e8 soprattutto compromesso con la Russia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, le due pi\u00f9 grandi forze politiche della destra italiana sono fuori dai partiti che governano l\u2019Unione Europea e non hanno legami solidi con i governanti degli altri paesi dell\u2019eurozona, mentre l\u2019attuale posizionamento europeo di Fratelli d\u2019Italia suscita legittimi dubbi: dentro l\u2019Eurozona ma contraria al rafforzamento dell\u2019integrazione, aggrappata a un &#8220;confederalismo&#8221; che \u00e8 ancora tutto da definire e che forse oramai \u00e8 stato sorpassato dalla realt\u00e0 dopo la pandemia, il Next Generation EU, la ridefinizione del paradigma economico e la guerra in Ucraina. Alla Meloni occorrer\u00e0 dunque un lavoro paziente e disciplinato per guadagnare qualche credito internazionale e riempire i buchi della sua offerta politica, sempre se ne sar\u00e0 capace. Forse proprio per questo la Meloni ha annunciato che in caso di vittoria elettorale, se sar\u00e0 nominata Presidente del Consiglio far\u00e0 immediatamente visita al Cancelliere tedesco Scholz e al Presidente francese Macron.<\/p>\n\n\n\n<p>E avr\u00e0 bisogno di qualche &#8220;idea europea&#8221; capace di fondere esigenze economiche e strategiche sovranazionali e protezione degli spazi d\u2019indipendenza degli Stati. Nel programma del centrodestra c\u2019\u00e8 un vago accenno alla revisione del Recovery Plan. Scritto cos\u00ec pu\u00f2 significare tutto e niente: dal pietire qualche deroga e proroga soltanto per l\u2019Italia al potenziamento del piano costruendo una maggioranza europea che voglia farlo. Lo scenario economico e internazionale \u00e8 cambiato in modo drammatico in pochi mesi. Rispetto a quando l\u2019Unione Europea ha deciso di creare il Next Generation EU oggi siamo gi\u00e0 in un altro mondo, in condizioni peggiori. L\u2019energia costa quasi dieci volte di pi\u00f9; le catene del valore e di approvvigionamento si sono drammaticamente accorciate per il gelo nei rapporti con Russia e Cina; l\u2019inflazione continua a crescere, erode potere di acquisto e aumenta il costo delle infrastrutture; le banche centrali per contenerla sono costrette a rialzare i tassi, dinamica che tende a far salire il costo del debito. La globalizzazione si \u00e8 ristretta, l\u2019economia si organizza in aree regionali sovranazionali, le produzioni in oriente vengono riportare progressivamente in Occidente. In questo processo si manifestano le crisi, prima di tutto quella tedesca. L\u2019economia della Germania soffre per il prezzo del gas, per la ritirata dalla Cina, per il protezionismo americano, per la lentezza nell\u2019adattamento al nuovo scenario dei suoi colossi industriali. Il modello export-led, perno degli ultimi vent\u2019anni dell\u2019economia europea e a cui l\u2019Italia era fortemente agganciata, \u00e8 finito e la Germania \u00e8 a un bivio: sterzare verso il nazionalismo economico, con potenziali gravi danni per tutti, oppure fare un salto ulteriore nell\u2019integrazione economica europea. In questo limbo pu\u00f2 inserirsi una proposta di rinegoziazione e potenziamento del PNRR, con la costruzione di alleanze europee che convincano la Germania all\u2019emissione di debito europeo per finanziare una pi\u00f9 robusta politica economica continentale. Essenziali in questo caso saranno i rapporti con due politici di colore diverso come Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. La missione \u00e8 difficile ma non impossibile, d\u2019altronde gli americani hanno gi\u00e0 tracciato la via: rialzo dei tassi accompagnato da nuovi stimoli pubblici strategici come fatto con i recenti Chips act, per gli investimenti tecnologici, e Inflation Reduction Act, per quelli industriali, energetici e green. Queste sono manovre che segnano il ritorno del keynesismo ed un rapporto pi\u00f9 osmotico tra pubblico e privato. Una via che dovrebbe seguire anche l\u2019Unione Europea su spinta politica delle sue maggiori nazioni tra cui l\u2019Italia. Dal tentativo di cercare questo passaggio sovranazionale per lo sviluppo di una politica economica europea o meno si comprenderanno gli orizzonti, le capacit\u00e0 e l\u2019eventuale maturazione di Giorgia Meloni e del suo partito. Cio\u00e8 se la destra italiana rester\u00e0 solamente nazionalista e chiusa oppure se vorr\u00e0 essere nazionalista s\u00ec, ma con un orizzonte europeo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Prospettive concrete di governo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Sul piano strettamente politico, invece, le prospettive di un eventuale governo di centrodestra sono ancora difficili da tracciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli emissari pi\u00f9 raffinati dell\u2019establishment italiano ventilano la seguente ipotesi: centro e sinistra perderanno probabilmente le elezioni ma questa destra non riuscir\u00e0 a governare in un contesto internazionale ed economico molto complicato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non \u00e8 scritto da nessuna parte che la caduta di un governo di destra con solida maggioranza possa essere rapida. Il governo della destra potr\u00e0 durare cinque mesi o cinque anni. Dipender\u00e0 dai numeri in parlamento, dagli attori politici e dalla situazione internazionale.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se vincente, il centrodestra dovr\u00e0 scegliere tra la classica cooptazione politica tra esponenti dei partiti per formare il nuovo governo, e in quel caso tutti i rischi evidenziati rischiano di amplificarsi, oppure i leader \u2013 Meloni in primis \u2013 potranno scegliere di avviarsi verso un esperimento diverso: politici e tecnici d\u2019area insieme al governo; orecchio ai suggerimenti espliciti e impliciti di Mario Draghi, che con Meloni si dica abbia un buon rapporto; collaborazione con Mattarella sulla scelta dei ministri chiave; politiche economiche che sappiano convincere i mercati e atteggiamento collaborativo con gli altri leader europei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo secondo scenario, per materializzarsi, richiede un percorso politico pi\u00f9 difficile, poich\u00e9 presuppone unit\u00e0 politica dei partiti e messa da parte delle gelosie tra leader e delle ambiguit\u00e0 sul fronte internazionale, ma \u00e8 anche la via migliore per restare in sella pi\u00f9 a lungo una volta conquistato il governo. Inoltre, non \u00e8 certo che uno scenario internazionale ed economico complesso sia destinato ad indebolire inesorabilmente un governo appena entrato in carica.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia ha mostrato come in parecchi casi le emergenze e le tensioni possano rafforzare i governi che sembravano precari, anche in modo casuale e legato alle contingenze. Se il centrodestra si trover\u00e0 a combinare un volontario processo di istituzionalizzazione \u2013 con rispetto del nuovo vincolo atlantico verso Russia e Cina e con una posizione proattiva nella politica economica europea \u2013 con una congiuntura esterna non troppo sfavorevole, che imporr\u00e0 senza dubbio l\u2019elaborazione di un percorso nazionale e sovranazionale ma senza che il sistema sprofondi nella crisi e nel caos, forse riuscir\u00e0 a battere i propri fantasmi legati al deficit di esperienza governativa e alla legittimazione debole sul piano internazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esito delle elezioni italiane sar\u00e0 inevitabilmente un banco di prova per il centrodestra, per la politica italiana tutta, ma anche per quella europea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molto tempo, la capo-fila di un partito post-fascista sta conducendo un&#8217;operazione ambiziosa e complessa per prendere il potere in Italia partendo da una coalizione detta di &#8220;centro-destra&#8221;. 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