{"id":42841,"date":"2026-02-03T10:38:21","date_gmt":"2026-02-03T09:38:21","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=42841"},"modified":"2026-02-03T10:39:42","modified_gmt":"2026-02-03T09:39:42","slug":"mario-draghi-i-fondamenti-delleuropa-nuova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/02\/03\/mario-draghi-i-fondamenti-delleuropa-nuova\/","title":{"rendered":"Mario Draghi: i fondamenti dell&#8217;Europa nuova"},"content":{"rendered":"\n<p>Fin dalla sua nascita, l&#8217;architettura dell&#8217;UE ha incarnato la convinzione che l\u2019ordine giuridico internazionale fondato sul diritto, sostenuto da istituzioni credibili, favorisca pace e prosperit\u00e0.<br>Poich\u00e9 nessuno Stato europeo possedeva la capacit\u00e0 di difendersi da solo, la nostra dottrina di sicurezza \u00e8 stata plasmata dalla protezione offerta dall&#8217;America. Insieme, e sempre in alleanza con gli Stati Uniti, siamo stati in grado di affrontare qualsiasi minaccia e garantire la pace in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la sicurezza garantita e con il commercio che fluiva principalmente all&#8217;interno di quell&#8217;alleanza, abbiamo potuto perseguire incolumi l&#8217;apertura economica come fondamento della nostra prosperit\u00e0 e della nostra influenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se quell&#8217;ordine globale ormai defunto \u00e8 fallito, non \u00e8 perch\u00e9 fosse costruito sull&#8217;illusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha prodotto vantaggi reali e ampiamente condivisi: per gli Stati Uniti, come egemone, attraverso un&#8217;influenza incontestata in tutti gli ambiti e il privilegio di emettere la valuta di riserva mondiale; per l&#8217;Europa attraverso una profonda integrazione commerciale e una stabilit\u00e0 senza precedenti; e per i paesi in via di sviluppo attraverso la partecipazione all&#8217;economia globale, risollevando miliardi di persone dalla povert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fallimento del sistema risiede in ci\u00f2 che non ha potuto correggere.<br>Quando la Cina \u00e8 entrata nell&#8217;OMC, i confini tra commercio e sicurezza hanno iniziato a divergere. Avevamo sempre commerciato anche al di fuori dell&#8217;alleanza, ma mai fino ad allora con un paese di tali dimensioni e con l&#8217;ambizione di diventare esso stesso un polo a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commercio globale si \u00e8 via via allontanato dal principio ricardiano secondo cui lo scambio dovrebbe seguire il vantaggio comparato. Alcuni Stati hanno perseguito il vantaggio assoluto attraverso strategie mercantiliste, imponendo ad altri la deindustrializzazione, mentre i guadagni rimanenti sono stati distribuiti in modo diseguale. Questo ha gettato i semi del contraccolpo politico che ora ci troviamo ad affrontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, la profonda integrazione ha creato dipendenze di cui si poteva abusare quando non tutti i partner erano alleati. L&#8217;interdipendenza, un tempo vista come fonte di reciproco contenimento, \u00e8 diventata una fonte di leva e controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>La governance multilaterale non aveva alcun meccanismo per affrontare gli squilibri, n\u00e9 un le parole giuste per riconoscere le dipendenze. La fede nei vantaggi reciproci del commercio rendeva impensabile l&#8217;idea stessa di usare la dipendenza come un\u2019arma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il crollo di questo ordine non \u00e8 di per s\u00e9 la minaccia. Un mondo con meno commercio e regole pi\u00f9 deboli sarebbe doloroso, ma l&#8217;Europa si adatterebbe. La minaccia \u00e8 ci\u00f2 che lo sostituisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo di fronte a Stati Uniti che, almeno nella loro postura attuale, enfatizzano i costi che hanno sostenuto ignorando i benefici che hanno raccolto. Stanno imponendo dazi all&#8217;Europa, minacciando i nostri interessi territoriali e mettendo in chiaro, per la prima volta, che considerano la frammentazione politica dell\u2019Europa utile al perseguimento dei loro interessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo di fronte a una Cina che controlla nodi critici nelle catene di approvvigionamento globali ed \u00e8 disposta a sfruttare quella leva: inondando i mercati, trattenendo input critici, costringendo altri a sostenere il costo dei suoi squilibri.Questo \u00e8 un futuro in cui l&#8217;Europa rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata\u2014tutto in una volta. E un&#8217;Europa che non \u00e8 in grado difendere i propri interessi non preserver\u00e0 a lungo i propri valori.<\/p>\n\n\n\n<p>La transizione da questo ordine a qualunque cosa venga dopo non sar\u00e0 facile per l&#8217;Europa.<br>Affronteremo un lungo periodo in cui le interdipendenze persisteranno nonostante l\u2019intensificarsi delle rivalit\u00e0. Restiamo fortemente dipendenti dagli Stati Uniti per energia, tecnologia e difesa. La Cina fornisce oltre il 90% delle nostre importazioni di terre rare e domina le catene del valore globali nel solare e nelle batterie che sostengono la nostra transizione verde.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo periodo, la strada migliore per l&#8217;Europa \u00e8 quella che sta attualmente perseguendo: concludere accordi commerciali con partner che condividono i nostri valori e che offrono diversificazione, e rafforzare la nostra posizione nelle catene di approvvigionamento in cui abbiamo gi\u00e0 un ruolo chiave.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che l&#8217;Europa ha potere oggi. Nel 2023, l&#8217;UE \u00e8 stata il pi\u00f9 grande esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, con importazioni dal resto del mondo per un totale di 3.600 miliardi di euro. \u00c8 anche il principale partner commerciale di oltre 70 paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>E deteniamo posizioni critiche in diverse industrie strategiche. Aziende europee controllano il 100% della litografia ultravioletta estrema, la tecnologia necessaria per produrre chip avanzati. Produciamo met\u00e0 dei velivoli commerciali del mondo. Progettiamo i motori che alimentano la stragrande maggioranza del trasporto globale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, \u00e8 sbagliato pensare agli accordi commerciali principalmente in termini di crescita. Il loro scopo ora \u00e8 strategico: rafforzare la nostra posizione e riallineare le nostre relazioni ora che commercio e sicurezza non coincidono pi\u00f9 pienamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa \u00e8 una strategia di contenimento, non una destinazione. Presi singolarmente, la maggior parte dei paesi dell&#8217;UE non si configurano nemmeno come medie potenze, capaci di navigare questo nuovo ordine formando coalizioni, portando al tavolo ciascuno risorse specifiche, che si tratti di materie prime, nicchie tecnologiche o geografia strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>Collettivamente, tuttavia, abbiamo qualcosa di ben pi\u00f9 grande: scala, ricchezza, cultura politica e 75 anni di costruzione delle istituzioni di un progetto comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra tutti quelli che in questo momento si trovano schiacciati tra Stati Uniti e Cina, gli europei sono gli unici ad avere la possibilit\u00e0 di diventare essi stessi una potenza autentica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorit\u00e0 altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare un&#8217;unica potenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Sia chiaro: mettere insieme pi\u00f9 paesi piccoli non produce automaticamente un blocco potente. Questa \u00e8 la logica della confederazione, la logica che l&#8217;Europa segue ancora nella difesa, nella politica estera, nelle questioni fiscali.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo modello non produce potere. Un gruppo di stati che si coordina rimane un gruppo di stati: ciascuno con un diritto di veto, ciascuno con i suoi propri calcoli, ciascuno \u2013 uno dopo l\u2019altro \u2013 esposto al rischio di essere isolato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potere presuppone che l&#8217;Europa passi dalla confederazione alla federazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Laddove l&#8217;Europa si \u00e8 federata \u2013 nel commercio, nella concorrenza, nel mercato unico, nella politica monetaria \u2013 siamo rispettati come potenza e negoziamo come un&#8217;entit\u00e0 unica. Lo vediamo nei successi degli accordi commerciali attualmente in fase di negoziazione con India e America Latina.<\/p>\n\n\n\n<p>Dove invece non lo abbiamo fatto &#8211; nella difesa, nella politica industriale, negli affari esteri &#8211; siamo trattati come un&#8217;assemblea frammentata di stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a proteggere le nostre debolezze. Un&#8217;Europa unita sul commercio ma frammentata sulla difesa vedr\u00e0 il suo potere commerciale sfruttato contro la sua dipendenza in materia di sicurezza, come sta accadendo ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno dir\u00e0 che non dovremmo agire finch\u00e9 la nostra posizione non sar\u00e0 pi\u00f9 forte, finch\u00e9 non saremo pi\u00f9 uniti, finch\u00e9 l\u2019escalation non sar\u00e0 meno costosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo compromesso \u00e8 illusorio. \u00c8 solo muovendoci che creiamo le condizioni per agire pi\u00f9 incisivamente in seguito. L&#8217;unit\u00e0 non precede l&#8217;azione; si forgia prendendo decisioni importanti insieme, attraverso l&#8217;esperienza condivisa e la solidariet\u00e0 che esse creano, e scoprendo che siamo in grado di sopportarne le conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensiamo alla Groenlandia. La decisione di resistere anzich\u00e9 cedere ha richiesto all&#8217;Europa di condurre una vera e propria valutazione strategica: mappare il nostro potere contrattuale, identificare gli strumenti a nostra disposizione e riflettere sulle conseguenze di un&#8217;escalation.<\/p>\n\n\n\n<p>La volont\u00e0 di agire ha imposto la chiarezza sulla capacit\u00e0 di agire.<br>E rimanendo uniti di fronte a una minaccia diretta, gli europei hanno scoperto una solidariet\u00e0 che prima sembrava irraggiungibile. La determinazione condivisa ha fatto presa sul pubblico in modi che nessun comunicato di vertice avrebbe potuto ottenere.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, costruire una forza collettiva non rappresenter\u00e0 per l&#8217;Europa la stessa cosa che ha rappresentato per la Cina, o che ora sembra rappresentare per gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti, nella loro postura attuale, cercano insieme dominio e partnership. La Cina sostiene il proprio modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri. L&#8217;integrazione europea \u00e8 costruita diversamente: non sulla forza, ma sulla volont\u00e0 comune; non sulla subordinazione, ma sul beneficio condiviso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 integrazione senza subordinazione: grandemente preferibile, ma grandemente pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 richiede un approccio diverso. In passato l&#8217;ho chiamato &#8220;<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/10\/24\/il-federalismo-pragmatico\/\">federalismo pragmatico<\/a>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Pragmatico, perch\u00e9 dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente interessati, nei settori in cui il progresso pu\u00f2 ad oggi essere realizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma federalismo, perch\u00e9 la destinazione conta. L&#8217;azione comune e la fiducia reciproca che essa crea devono in ultima analisi diventare il fondamento di istituzioni dotate di reale potere decisionale, istituzioni in grado di agire con decisione in ogni circostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio rompe l&#8217;impasse davanti alla quale ci troviamo oggi, e lo fa senza subordinare nessuno. Gli Stati membri aderiscono volontariamente. La porta rimane aperta ad altri, ma non a coloro che minerebbero lo scopo comune. Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere potere.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;euro \u00e8 l&#8217;esempio di maggior successo. Coloro che erano disposti sono andati avanti, hanno costruito istituzioni comuni dotate di vera autorit\u00e0, e attraverso quell&#8217;impegno condiviso hanno forgiato una solidariet\u00e0 pi\u00f9 profonda di quanto qualsiasi trattato avrebbe potuto prescrivere. E da allora, altri nove paesi hanno scelto di aderire.<\/p>\n\n\n\n<p>La strada non sar\u00e0 dritta. Come disse Schuman nel 1950, l&#8217;Europa non sar\u00e0 fatta tutta in una volta. Non tutti i paesi aderiranno a ogni iniziativa sin dall&#8217;inizio, che si tratti di energia, tecnologia, difesa o politica estera. Ma ogni passo deve rimanere ancorato all&#8217;obiettivo: non una cooperazione pi\u00f9 lasca, ma un\u2019autentica federazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni potrebbero illudersi che il mondo non sia davvero cambiato, o che la geografia li renda immuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni potrebbero credere che rinunciare all&#8217;indipendenza economica, o persino ai propri territori, non finisca per minacciare la loro capacit\u00e0 di preservare i valori che ci definiscono.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 non dovrebbe impedire ai pi\u00f9 lungimiranti di procedere. Siamo tutti nella stessa posizione di vulnerabilit\u00e0, che lo vediamo gi\u00e0 o meno. Le vecchie divisioni che ci paralizzavano sono state superate da una minaccia comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma minaccia non baster\u00e0 da sola a sostenerci. Ci\u00f2 che \u00e8 iniziato nella paura deve continuare nella speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Agendo insieme, riscopriremo qualcosa che \u00e8 rimasto a lungo dormiente: il nostro orgoglio, la nostra fiducia in noi stessi, la nostra fede nel nostro stesso futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>E su quelle fondamenta, l&#8217;Europa sar\u00e0 costruita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Lovanio, dove luned\u00ec 2 febbraio ha ricevuto una laurea honoris causa, l&#8217;ex presidente della Banca centrale europea ha tenuto un importante discorso.<\/p>\n<p>Dopo il \u00abmomento Groenlandia\u00bb, espone i pilastri fondamentali del \u00abfederalismo pragmatico\u00bb che auspica per resistere a Trump e Xi Jinping.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":42842,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-speeches.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2265],"tags":[],"staff":[],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-42841","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rapporto-draghi-un-dibattito-europeo","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Mario Draghi: i fondamenti dell&#039;Europa nuova - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2026\/02\/03\/mario-draghi-i-fondamenti-delleuropa-nuova\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Mario Draghi: i fondamenti dell&#039;Europa nuova - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"All&#039;Universit\u00e0 Cattolica di Lovanio, dove luned\u00ec 2 febbraio ha ricevuto una laurea honoris causa, l&#039;ex presidente della Banca centrale europea ha tenuto un importante discorso.  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