{"id":4219,"date":"2022-07-12T16:48:01","date_gmt":"2022-07-12T15:48:01","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=4219"},"modified":"2023-11-03T11:28:35","modified_gmt":"2023-11-03T10:28:35","slug":"la-seconda-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/07\/12\/la-seconda-guerra-fredda\/","title":{"rendered":"La seconda guerra fredda"},"content":{"rendered":"\n

Questo testo pu\u00f2 essere letto ugualmente in francese<\/a> e spagnolo<\/a>.<\/p>\n\n\n\n

1. <\/h2>\n\n\n\n

Sono passati pi\u00f9 di tre quarti di secolo da quando nel 1946  Winston Churchill con il discorso di Fulton nel Missouri e George Kennan con il \u201clungo telegramma\u201d da Mosca diedero ufficialmente inizio alla prima guerra fredda <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Le sue cause erano la cortina di ferro calata da Stettino sul Baltico a Trieste sull\u2019Adriatico,  dietro la quale – per lo statista inglese –  languivano tante illustri capitali europee e tanti popoli oppressi, e l\u2019intrinseco espansionismo ideologico e militare del comunismo sovietico, a cui secondo il diplomatico americano bisognava reagire con una strategia di containment<\/em>, economico (il piano Marshall come veicolo del modo di produzione capitalistico), militare (la NATO), culturale (la stessa nozione di Occidente, nella quale si sintetizzavano i tratti  differenziali di due civilt\u00e0: democrazia e tirannide, societ\u00e0 aperta e societ\u00e0 chiusa). <\/p>\n\n\n\n

Geopolitica, economia politica, ideologia politica erano dimensioni tutte virate in senso duale. Si trattava dello scontro – immobile, bloccato, e a suo modo equilibrato – di due universalismi progressisti, ciascuno dei quali vedeva nel proprio nemico un concorrente (pericoloso ma destinato alla sconfitta) nell\u2019impresa di razionalizzazione del mondo, di costruzione della giustizia, della pace, del benessere. La prima guerra fredda fu combattuta in un clima di paura (la minaccia nucleare era angosciosa) e a  tratti di isteria (l\u2019anticomunismo occidentale fu coriaceo e pervasivo,  e  l\u2019anticapitalismo orientale fu terroristico), ma anche di fiducia nel progresso e nelle risorse di sviluppo sociale che ciascuno dei due mondi attribuiva a s\u00e9 stesso.<\/p>\n\n\n\n

Una nuova era glaciale, una nuova incomunicabilit\u00e0 nelle relazioni internazionali, stanno occupando la scena politica mondiale.<\/p>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Oggi, trent\u2019anni dopo la sconfitta e la scomparsa dell\u2019Urss nel 1991, assistiamo,  come pi\u00f9 che probabile conseguenza di lunga durata dell\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina,  all\u2019inizio di una seconda guerra fredda. Le sanzioni imposte da Ue, Usa e altre potenze occidentali per far \u201cpagare un prezzo\u201d alla Russia  hanno come obiettivo (non facile da centrare) di isolarla come uno \u201cStato canaglia\u201d, tagliato fuori dalle dinamiche economiche, politiche e culturali della societ\u00e0 internazionale. Una nuova era glaciale, una nuova incomunicabilit\u00e0 nelle relazioni internazionali, stanno occupando la scena politica mondiale.<\/p>\n\n\n\n\n\n

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\u00a9 Guy Bell\/REX<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

2. <\/h2>\n\n\n\n

Il conflitto fra Oriente e Occidente, con epicentro in un\u2019Europa che ha bisogno dell’America per la propria sicurezza, sembra quindi riproporsi come un destino,  con toni di una durezza inaudita, perfino pi\u00f9 aspre di quelli di un tempo. Ma   le analogie sono pi\u00f9 superficiali che sostanziali. Lo si vede se si analizza con attenzione quel conflitto dal punto di vista geopolitico. <\/p>\n\n\n\n

Se la prima guerra fredda aveva prodotto, a modo suo, un ordine del mondo, la seconda si presenta invece nel segno dell\u2019incertezza, come un momento particolarmente intenso del disordine che caratterizza la fine della globalizzazione. Oggi, infatti, a differenza di allora, il mondo non \u00e8 veramente diviso in due. Molti Stati, tutt\u2019altro che marginali, si mantengono  distanti sia dall\u2019uno sia dall\u2019altro contendente, con un protagonismo ben superiore a quello dei \u201cPaesi non allineati\u201d di un tempo. E ci\u00f2 vale tanto per giganti come Cina e India quanto per interi continenti, come l\u2019Africa e parte del Medio Oriente. <\/p>\n\n\n\n

Il conflitto ucraino, insomma, \u00e8 ben lungi dall\u2019essere riconducibile a uno schema duale. Nella guerra calda che l\u2019invasione russa ha scatenato – e nella guerra fredda che ne ha tratto origine – ci sono molti aspetti e molti livelli, gli uni dentro gli altri. \u00c8 ciascuno di questi  vede i principali attori politici coinvolti alle prese con dilemmi e contraddizioni: nulla di paragonabile ai granitici monolitismi dei due \u201cblocchi\u201d del passato. <\/p>\n\n\n\n

Nella guerra calda che l\u2019invasione russa ha scatenato – e nella guerra fredda che ne ha tratto origine – ci sono molti aspetti e molti livelli, gli uni dentro gli altri.<\/p>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Il  primo livello \u00e8 la guerra civile dentro l\u2019Ucraina, che data dagli anni Dieci del XXI secolo, e che ha come elemento scatenante il rapporto, linguistico culturale ma anche spaziale, con la Russia. Un rapporto conflittuale, che gi\u00e0 nel XIX secolo assumeva tratti di aspro nazionalismo anti-russo, e che dalla fine del secolo  XX, con l\u2019indipendenza formale dell\u2019Ucraina,  ha dato origine alla interna lacerazione fra minoranze russofone (e russofile) e maggioranza filo-europea e filo-occidentale.<\/p>\n\n\n\n

Il secondo livello \u00e8 costituito dal fatto che l\u2019Ucraina (il cui nome significa appunto \u201cterra di confine\u201d) \u00e8 una pedina, importante, della geopolitica europea: \u00e8 uno dei due perni o pilastri dell\u2019istmo ponto-baltico fra Kaliningrad e Odessa, il cui controllo \u00e8 decisivo per capire chi prevale nell\u2019equilibrio fra Russia ed Europa; insomma, per interposta Ucraina la Russia soddisfa la propria aggiornata vocazione imperiale e fa  guerra all\u2019Europa, per intimidirla, per gravare su di essa, oltre che per allontanare da s\u00e9 l\u2019ombra della Nato – che invece, proprio per timore dell\u2019espansionismo russo, ha guadagnato l\u2019intera penisola scandinava, e quindi il pieno controllo del mar Baltico -. <\/p>\n\n\n\n

Al suo terzo livello, la guerra ha anche una dimensione mondiale: come nelle  due grandi  guerre del Novecento, la posta in palio \u00e8 l\u2019intera Europa. Che nelle guerre calde del XX secolo fu contesa fra Germania e potenze anglosassoni, e che nella prima guerra fredda, e anche oggi, si contendono Usa e Russia, con allettamenti e minacce. Certo, queste non sono simmetriche, perch\u00e9 la Russia ha poco da offrire (a parte il petrolio e il gas, che certo \u00e8 importante ma alla cui mancanza si pu\u00f2 fare fronte) e molto da minacciare, mentre l\u2019America offre, attraverso la Nato,  una  protezione senza la quale gli Stati europei sarebbero in ordine sparso davanti al dinamismo russo, che nessuno, senza gli Usa, riesce attualmente a fronteggiare.<\/p>\n\n\n\n

Naturalmente, \u00e8 chiaro che gli interessi degli Usa, e in subordine del Regno Unito, non coincidono pienamente con quelli europei: l\u2019invasione dell\u2019Ucraina ha fornito agli anglosassoni una ghiotta occasione per indebolire la Russia con una guerra di logoramento e di accerchiamento, e (pur senza minacciarne l\u2019esistenza, il che implicherebbe il ricorso russo all\u2019arma atomica)  per tentare di estrometterla dal Grande Gioco delle potenze globali,  nel quale Putin vuole invece rientrare, nonch\u00e9 (con riguardo agli Usa) per esercitare a basso costo politico un controllo pi\u00f9 stretto sull\u2019Europa. La quale da parte sua, per legittima paura, ha temporaneamente messo la sordina alle proprie interne divisioni – che tuttavia si affacciano sempre, poich\u00e9 la Ue non \u00e8 un\u2019unit\u00e0 politica -. <\/p>\n\n\n\n

\u00c8 chiaro che saranno le armi, e le sanzioni, a decidere, alla fine, chi dovr\u00e0 rinunciare a che cosa, e quando, per stabilire i nuovi o i vecchi confini: ma il futuro \u00e8 ancora immerso nella nebbia.<\/p>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Ma l\u2019Europa avrebbe bisogno di un rapporto costruttivo con la Russia, per non essere sbilanciata, e quasi anchilosata, sulla dimensione atlantica (e, militarmente, proiettata soprattutto sul Nord-Est); e d\u2019altra parte la Russia dovrebbe continuare a essere, come \u00e8 stata in epoca zarista e (nonostante il \u201ccordone sanitario\u201d  posto in essere dagli occidentali) anche in et\u00e0 sovietica, una potenza europea, sia pure \u201claterale\u201d. Bruciare i ponti non \u00e8 nell\u2019interesse a medio termine n\u00e9 dell\u2019Europa n\u00e9 della Russia: la colpa storica di Putin sta anche nel rendere impossibile una loro relazione politica fisiologica e non meramente conflittuale, e nel rischiare di consegnare integralmente l\u2019Europa agli Usa, e la stessa Russia a un rapporto troppo stretto, e inevitabilmente subalterno, con la Cina. Eventualit\u00e0, quest\u2019ultima, che per\u00f2 non \u00e8 utile neppure agli americani, che vedrebbero vanificati gli sforzi, iniziati da Kissinger, di separare Russia e Cina – cos\u00ec che l\u2019America non deve esagerare la propria pressione sulla Russia (il che implica una per ora contenuta divergenza di posizioni all\u2019interno dell\u2019establishment statunitense) -. <\/p>\n\n\n\n

E ci\u00f2 ha a che fare col quarto livello di interpretazione: quello globale, in cui, per interposta Russia e per interposta Europa, si fronteggiano Usa e Cina: indebolendo la quale (ma non troppo) \u2013 e rafforzando d\u2019altra parte l\u2019alleanza occidentale  \u2013 gli Usa vogliono dimostrare, al mondo e a s\u00e9 stessi,  che la loro egemonia globale non \u00e8 in declino – si apre qui la possibilit\u00e0 della \u201ctrappola di Tucidide\u201d, ovvero un conflitto strategico fra una potenza in discesa e una in salita -. Quello che  \u00e8 certo \u00e8 che nel concetto strategico americano il baricentro dello scontro egemonico  \u00e8 ormai l\u2019Indo-Pacifico, non l\u2019Atlantico. Il contrasto alla Russia \u00e8 un fronte importante e urgente, ma non \u00e8 unico, e neppure quello principale. In quest\u2019ottica, anzi, la Nato dovrebbe estendere la propria azione fino a saldarsi col sistema d\u2019alleanze americane in estremo Oriente – il che naturalmente lascia perplessi i Paesi europei, per i  quali \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente il compito di vigilare in armi sul confine orientale -. Da parte sua la Cina ha assunto una neutralit\u00e0 sostanzialmente filo-russa, poich\u00e9  \u00e8  interessata a ricostituire la massa continentale asiatica sotto la propria egemonia; ma al tempo stesso deve anche a tenere aperta la globalizzazione economica e finanziaria, della quale ha bisogno  per implementare consenso e legittimazione all\u2019interno. <\/p>\n\n\n\n\n\n

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\u00a9 Guy Bell\/REX<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

Nessuno dei grandi attori politici coinvolti ha quindi una linea d\u2019azione univoca e vantaggiosa, o decisamente svantaggiosa: guerra calda e guerra fredda sono entrambe in divenire, soggette a dinamiche incerte, immerse nel grande disordine della  \u201cmobilitazione globale\u201d che ha fatto a pezzi la globalizzazione. La conformazione della guerra fredda appena iniziata \u00e8 ancora indeterminata perch\u00e9 la guerra calda \u00e8 ancora in corso, e non si sa come e quando finir\u00e0; una cosa \u00e8 infatti se finisce in un armistizio formale, o in una pace che dia sicurezza a Ucraina, Russia, Europa (al momento sembra che solo un miracolo possa portare a questo esito), altra cosa \u00e8  invece se si trascina informalmente in un susseguirsi di tregue di fatto e di sporadiche  riaccensioni del conflitto a fuoco – e ci\u00f2 equivarrebbe a una ferita che non si rimargina proprio nel fianco dell\u2019Europa, e comporterebbe la fine dell\u2019esistenza  economico-politica dell\u2019Ucraina, ridotta a una terra desolata, e un imbarbarimento permanente delle relazioni internazionali -. \u00c8 chiaro che saranno le armi, e le sanzioni, a decidere, alla fine, chi dovr\u00e0 rinunciare a che cosa, e quando, per stabilire i nuovi o i vecchi confini: ma il futuro \u00e8 ancora immerso nella nebbia.<\/p>\n\n\n\n

La conformazione della guerra fredda appena iniziata \u00e8 ancora indeterminata perch\u00e9 la guerra calda \u00e8 ancora in corso, e non si sa come e quando finir\u00e0.<\/p>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

3. <\/h2>\n\n\n\n

Non c\u2019\u00e8 solo la geopolitica – che, contrariamente a quanto si crede, fornisce chiavi di lettura non deterministiche -; la guerra calda in Ucraina ha al proprio interno anche una componente tecnico-politica \u2013 le armi anti-carro occidentali di nuova generazione, in mano agli ucraini, hanno stroncato migliaia di tank russi, utilizzati secondo tattiche \u201csovietiche\u201d (che invece paiono essere efficaci nell\u2019uso massiccio dell\u2019artiglieria) \u2013, mentre la nuova guerra fredda non verte pi\u00f9 sulla corsa tecnologico-nucleare (a cui Putin ogni tanto si richiama, perch\u00e9 la parit\u00e0 atomica \u00e8 stato un vanto dell\u2019Urss, ed  \u00e8 la sua principale eredit\u00e0 passata alla Russia) ma sull\u2019energia, sul controllo delle sue fonti, sulla diversificazione degli approvvigionamenti, sulle strategie di sostituzione del fossile. Anche qui la Russia ha grandi vantaggi, ma la superiorit\u00e0 tecnologica occidentale li pu\u00f2 neutralizzare.<\/p>\n\n\n\n

Oltre alla geopolitica e alla tecnologia politica il conflitto in corso ha  un\u2019evidente dimensione teologico-politica. Quello che \u00e8 in atto, infatti, \u00e8 anche lo scontro fra il cesaropapismo orientale della Terza Roma – mescolato all\u2019ideologia imperiale, eurasiatica, antidemocratica e antimoderna, di Aleksandr Dugin -, da una parte, e l\u2019individualismo secolarizzato, frutto del dualismo occidentale fra politica e religione, dall\u2019altra. Ci\u00f2 comporta, se si passa dalla teologia politica all\u2019ideologia politica, che la Russia cessa di vedere la propria parte europea come la testa di un immenso corpo asiatico, una testa che guarda a Occidente (non sempre in modo amichevole, certamente), e si rappresenta invece come una realt\u00e0 ibrida, come un impero bi-continentale che all\u2019Europa occidentale non deve proprio nulla, e che anzi \u00e8 perfettamente autolegittimata nella propria visione del mondo – mentre l\u2019Occidente continua a percepirla come illiberale, reazionaria e attardata (e pertanto a delegittimarla) -.<\/p>\n\n\n\n

Qui c\u2019\u00e8 un\u2019altra discontinuit\u00e0 rispetto al passato. A differenza dell\u2019Urss che sosteneva il comunismo, cio\u00e8 un\u2019ideologia universalistica che parlava a ampi settori dell\u2019intera umanit\u00e0, la Russia di Putin non ha una \u201cvisione del mondo\u201d esportabile e accattivante: il suo \u00e8 un imperialismo nazionalistico che non dice molto, in positivo, al resto dell\u2019umanit\u00e0. Se non per vie reattive, in negativo, cio\u00e8 per protesta anti-occidentale (in molte realt\u00e0 asiatiche africane), o, in Europa, per stanchezza delle conseguenze che anche su di noi, e non solo sulla Russia, le sanzioni possono produrre (gli Usa non sono coinvolti in questo aspetto del confronto). <\/p>\n\n\n\n\n\n

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\u00a9 Guy Bell\/REX<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

C\u2019\u00e8 qui una delle pi\u00f9 cruciali differenze fra le due guerre fredde, quella passata e quella nascente: oggi  per gli europei le conseguenze della contesa fra Est e Ovest sono assai pi\u00f9 immediate e percepibili. Le nostre societ\u00e0 sono di fatto in prima linea, non tanto minacciate da un\u2019apocalisse nucleare, improbabile, quanto da una assai pi\u00f9 verosimile crisi economica da carenza energetica e da inflazione, che, anche se transitoria, venendo ad aggiungersi ai disagi del Covid e all\u2019insicurezza enfatizzata dalla guerra, potrebbe avere effetti profondamente delegittimanti e dirompenti sulla tenuta dei nostri sistemi civili e politici. Non c\u2019era un significativo \u201ceffetto boomerang\u201d, per l\u2019Occidente, nelle logiche e nelle pratiche della prima guerra fredda, che fu combattuta anche con l\u2019energia e l\u2019entusiasmo del progressismo implicito nel paradigma economico di Bretton Woods – con la ricostruzione, e con lo Stato sociale, come risposta al comunismo reale -; oggi, invece, alla sfida di Putin opponiamo societ\u00e0 assai meno sicure di s\u00e9, e pi\u00f9 propense a pensarsi in declino che in progresso. La tenuta sistemica e morale \u00e8 la vera posta in gioco in questa guerra, che quindi per noi potrebbe risultare pi\u00f9 costosa dell\u2019altra. <\/p>\n\n\n\n

C\u2019\u00e8 qui una delle pi\u00f9 cruciali differenze fra le due guerre fredde, quella passata e quella nascente: oggi  per gli europei le conseguenze della contesa fra Est e Ovest sono assai pi\u00f9 immediate e percepibili. <\/p>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Insomma, c\u2019\u00e8 il rischio che questa nuova guerra – che tanto nel suo versante caldo quanto in quello freddo \u00e8 di attrito e di logoramento per entrambe le parti, e che si annuncia lunga e dagli sviluppi militari imprevedibili – sia decisa sul fronte interno  da una serie di difficolt\u00e0 reali che potrebbero portare molti (per quanto non filo-russi da un punto di vista ideologico) a chiedersi polemicamente se vale la pena di \u201csoffrire per Kiev\u201d, come un tempo ci si chiese se era il caso di \u201cmorire per Danzica\u201d. Su  questa ipotesi, che implica possibili cedimenti e defezioni dal fronte finora unito dell\u2019Occidente, fa certo affidamento Putin, non a caso interessato ai partiti che raccolgono ed enfatizzano disagi e proteste – e ci\u00f2 mette le forze dell\u2019establishment nell\u2019obbligo di farsi carico, in modo non episodico ma radicale, dei problemi delle nostre societ\u00e0, e di non nasconderli in un ottimismo di facciata -. <\/p>\n\n\n\n

La migliore risposta che da parte nostra pu\u00f2 venire \u00e8 di operare concretamente, cio\u00e8 politicamente, perch\u00e9 la fiducia nella democrazia – nella sua efficienza, nella sua capacit\u00e0 di rispondere alle esigenze  di tutta la societ\u00e0 – sia di nuovo l\u2019arma decisiva della guerra, e al contempo il primo strumento della pace. Al di l\u00e0 delle molte differenze, il punto di contatto fra la vecchia e la nuova guerra fredda \u00e8 che per vincere anche questa volta \u00e8 necessario che le nostre societ\u00e0 assumano un assetto economico e politico che conferisca legittimit\u00e0 sostanziale al modello occidentale di civilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Siamo entrati in una nuova era glaciale, di cui si sta definendo la forma.
\nA differenza della prima per\u00f2, la seconda guerra fredda potrebbe essere molto pi\u00f9 pericolosa per l’Europa occidentale.<\/p>\n

Di Carlo Galli.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":4222,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2173],"tags":[],"geo":[2086],"class_list":["post-4219","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-guerra-in-ucraina-giorno-per-giorno","staff-carlo-galli","geo-europa"],"acf":[],"yoast_head":"\nLa seconda guerra fredda - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/07\/12\/la-seconda-guerra-fredda\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La seconda guerra fredda - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Siamo entrati in una nuova era glaciale, di cui si sta definendo la forma. 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