{"id":3878,"date":"2022-05-27T17:21:45","date_gmt":"2022-05-27T16:21:45","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=3878"},"modified":"2022-05-29T21:40:41","modified_gmt":"2022-05-29T20:40:41","slug":"nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/","title":{"rendered":"Nuove alleanze per uscire dell\u2019interregno"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le scene di un\u2019 incomprensione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Molti paesi del Sud si sono astenuti o non si sono presentati alla votazione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-1-3878' title='Le popolazioni dei paesi che non hanno votato la dichiarazione rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale. Tra l\u2019altro la tempestiva carta preparata dal Grand Continent, sulla base di dati differenti, mostrava in modo pi\u00f9\u2019 esplicito il non allineamento dei paesi del Sud. Molti degli ingenti sforzi diplomatici occidentali per il voto all\u2019assemblea delle Nazioni Unite non avevano ancora dato i loro frutti. Le Grand Continent: &amp;#8220;Trois cartes pour comprendre le bouleversement g\u00e9opolitique que constitue la guerre en Ukraine&amp;#8221; &lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/04\/08\/trois-cartes-pour-comprendre-le-bouleversement-geopolitique-que-constitue-la-guerre-en-ukraine\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/04\/08\/trois-cartes-pour-comprendre-le-bouleversement-geopolitique-que-constitue-la-guerre-en-ukraine\/&lt;\/a&gt;'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> sull\u2019&#8221;Aggressione contro l\u2019Ucraina&#8221; all\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU il 24 Marzo scorso. Perch\u00e9? E questo tanto pi\u00f9 che l\u2019aggressione russa va contro una serie di capisaldi difesi con insistenza da molti paesi del Sud, come il rispetto della sovranit\u00e0\u2019 nazionale. Per esempio, si noti che i paesi africani, una volta liberatisi del giogo coloniale, invece di modificare i confini che avevano loro imposto le potenze mondiali e di aprire conflitti incontrollabili, decisero di accettare quei confini e di cercare piuttosto forme di cooperazione tra stati e di integrazione regionale che usassero mezzi economici e politici&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-2-3878' title='Vedi il discorso dell\u2019ambasciatore del Kenya.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span> per far fronte ad una delle deprecabili eredita\u2019 coloniali. Sarebbe dunque auspicabile che si indaghi al pi\u00f9 presto ed in profondit\u00e0 le ragioni e le cause delle posizioni del cosiddetto &#8220;Sud&#8221;. Tanto pi\u00f9 che non sono posizioni episodiche, sono state confermate ed hanno anzi riguardato un numero ben pi\u00f9\u2019 vasto di paesi all\u2019occasione del voto della risoluzione per sospendere la Russia dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite il 7 di Aprile.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-large  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/bMGzC\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Ma vi \u00e8 un\u2019altra domanda che sorge in parallelo: perch\u00e9 i paesi &#8220;occidentali&#8221; sembrano essere stati presi di sorpresa dalle posizioni del &#8220;Sud&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-3-3878' title='Una sorpresa molto diversa, ma contemporanea a quella nei confronti della guerra scatenata dalla Russia.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>? Perch\u00e8 molti di loro avevano dato per scontato un esito diverso, salvo poi moltiplicare <em>in extremis<\/em> gli sforzi diplomatici per contenere il fatto che il &#8220;Sud&#8221; non si stava mettendo ordinatamente in fila dietro l\u2019&#8221;occidente&#8221;? Che equivoci si celavano nelle aspettative? E perch\u00e9 lo stato reale e non fantasmatico delle relazioni &#8220;occidente&#8221; e &#8220;Sud&#8221; era rimasto a molti invisibile? Lo stupore in questione, in alcuni casi si e\u2019 parlato addirittura di &#8220;sbalordimento&#8221;, testimonia forse di una serie di <em>dinieghi<\/em> con cui sarebbe bene fare i conti. Tanto pi\u00f9 che nel corso del tempo diversi segnali hanno avvisato dei limiti delle narrative prevalenti in tema di relazioni tra &#8220;occidente&#8221; e &#8220;Sud&#8221;. Uno di questi segnali e\u2019 persino apparso di recente, poco prima del voto alle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel corso del tempo diversi segnali hanno avvisato dei limiti delle narrative prevalenti in tema di relazioni tra &#8220;Occidente&#8221; e &#8220;Sud&#8221;.<\/p><cite>Mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infatti, il summit Unione Europea\/Unione Africana tenutosi a Brussels in febbraio \u00e8 stato il teatro di un dibattito per certi versi illuminante. Molti osservatori hanno riportato di un clima generale molto pi\u00f9\u2019 favorevole al dialogo che nel passato e senz\u2019altro pi\u00f9 che ad Abidjan, dove si tenne il summit precedente nel 2017. Tra le varie ragioni di questo clima vi sarebbero non tanto ben note considerazioni di prossimita\u2019 geografica e storica, che in verit\u00e0\u2019 sono ripetutamente ormai da decenni. Quanto dell\u2019altro: interessi urgenti e convergenti, come per esempio il tentativo di ridisegnare le catene globali di valore a favore di una loro maggiore presenza e coordinazione in Africa ed in Europa, o la necessit\u00e0 condivisa di rispondere alle domande dei giovani africani che si affacciano in massa alla societ\u00e0&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-4-3878' title='La crescita demografica e\u2019 senza precedenti ed il grande numero di giovani e\u2019 un potenziale per la trasformazione economica africana. Tuttavia, puo\u2019 trasformarsi in una turbolenza se quegli stessi giovani non dovessero trovare un posto in societa\u2019.&amp;nbsp; Uno crescita dello scontento potrebbe portare, da un lato, a consistenti destabilizzazioni politiche in Africa e, dall\u2019altro, ad accresciuti flussi migratori in Europa.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>, o ancora il ritardo insostenibile nell\u2019affrontare le campagne vaccinali, che sono un bene pubblico globale. Va da se\u2019 che l\u2019invasione russa, cronologicamente successiva al summit di Brussels, ha moltiplicato la lista degli interessi convergenti&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-5-3878' title='David MacNeir &amp;#8220;Promises Promises: what\u2019s next for the Europe Africa Partnership?&amp;#8221;'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, un tale clima favorevole al dialogo ha permesso una discussione pi\u00f9\u2019 franca del solito. Per esempio, sullo sviluppo dell\u2019industria farmaceutica in Africa, sul modo di intraprendere la transizione ecologica o sulla valutazione del rischio che i paesi occidentali continuano a sovrastimare quando si tratta di investimenti in Africa e nei paesi del &#8220;Sud&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-6-3878' title='Stephany Griffith-Jones and Moritz Kraemer &amp;#8220;Credit rating agencies and developing economies&amp;#8221; DESA Working Paper No. 175.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Gli esempi potrebbero continuare, ma vorrei sottolinearne in particolare uno, che mi pare cruciale per le questioni geopolitiche trattate qui: quello sulle &#8220;alleanze&#8221;. In chiusura del summit, la parte europea avrebbe voluto annunciare una &#8220;nuova alleanza&#8221; tra Europa ed Africa, mentre la parte africana ha preferito parlare solo di &#8220;un partenariato rinnovato&#8221;. SEM Macky Sall, Pr\u00e9sidente in esercizio dell\u2019Unione Africana, e\u2019 stato esplicito in proposito: &#8220;Cette Afrique en pleine mutation veut des partenariats consensuels et mutuellement b\u00e9n\u00e9fiques; des partenariats co-construits sur le fondement de priorites et valeurs partagees, <em>sans injonction civilisationnelle, sans exclusion, ni exclusivite<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso, la reazione africana ha prodotto una sorpresa europea, tanto pi\u00f9\u2019 significativa per il clima generale di dialogo. Infatti, non la si pu\u00f2\u2019 liquidare di un rovescio della mano, pretendendo sia stata un espediente retorico o negoziale e tanto meno polemico e passeggero. Ma allora, perch\u00e9\u2019 i negoziatori europei hanno pensato che l\u2019atto stesso di proporre &#8220;un\u2019alleanza&#8221; avrebbe incontrato una facile adesione? Come e\u2019 possibile che non abbiano visto arrivare una divergenza esplicita?<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso, come in quello dei voti alle Nazioni Unite, la sorpresa e\u2019 ad un tempo sorprendente ed utile, insomma da non sprecare. E\u2019 un indizio che ci invita ad aprire un cantiere per rivedere la <em>narrativa <\/em>sul cosiddetto &#8220;Sud&#8221; e sulla sua posizione che gli assegnamo nelle carte geopolitiche. Si tratta di mettere in questione<em> modi di pensare <\/em>sedimentatisi nel tempo in credenze, opinioni, atteggiamenti e valori&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-7-3878' title='Che poi e\u2019 cio\u2019 che in passato si chiamava un\u2019ideologia, se non la si intendeva solo come un pensiero distorto. Ora, un\u2019ideologia tende ad avere forte inerzia di fronte alle diverse confutazioni, incluso quelle piu\u2019 farcite di evidenze empiriche. Da qui una delle difficolt\u00e0\u2019 di rivedere la narrativa prevalente.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span> che pretendono descrivere, spiegare e giustificare i giudizi occidentali sui paesi della &#8220;periferia&#8221;. Un tale cantiere e\u2019 molto impegnativo e complicato: richiede pi\u00f9\u2019 voci che interagiscano in uno spazio pubblico confortevole, come pu\u00f2\u2019 essere per esempio <em>Le Grand Continent<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-8-3878' title='E non a caso e\u2019 sul Grand Continent che il Pr\u00e9sidente Macron sottolineo\u2019 la necessita\u2019 di un nuovo consenso sullo sviluppo.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ma e\u2019 un cantiere indispensabile ed urgente, se l\u2019intento di perseguire un\u2019&#8221;autonomia strategica&#8221; europea va preso sul serio. Ad ogni modo va ben al di l\u00e0\u2019 di cio\u2019 che e\u2019 possibile fare in un solo articolo come questo dove mi limiter\u00f2\u2019 ad alcuni spunti per continuare il dibattito lanciato dal Grand Continent sulle <em>Politiche dell\u2019Interregno<\/em>. Dove &#8220;interregno&#8221; richiama evidentemente cio\u2019 che Antonio Gramsci aveva descritto in carcere&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-9-3878' title='&amp;#8220;Passato e presente. L\u2019aspetto della crisi moderna che viene lamentato come \u00abondata di materialismo\u00bb \u00e8 collegato con ci\u00f2 che si chiama \u00abcrisi di autorit\u00e0\u00bb. Se la classe dominante ha perduto il consenso, cio\u00e8 non \u00e8 pi\u00f9 \u00ab&amp;nbsp;dirigente&amp;nbsp;\u00bb, ma unicamente \u00ab&amp;nbsp;dominante&amp;nbsp;\u00bb, detentrice della pura forza coercitiva, ci\u00f2 appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono pi\u00f9 a ci\u00f2 in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati&amp;#8221;.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>: &#8220;<em>La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una delle reazioni immediate nell\u2019attuale <em>interregno<\/em> e\u2019 stata quella di pronosticare un ritorno al bipolarismo, sotto forma di un mondo ad una dimensione dove si celebrerebbe un duello tra due &#8220;blocchi&#8221; che si pretendono esaustivi e contrapposti: il &#8220;mondo libero&#8221; che si presume condivida valori tradizionali e sia sempre pi\u00f9\u2019 unito; contro l\u2019altro blocco, sempre pi\u00f9\u2019 autocrate e totalitario. Nel mezzo? Nulla o poco pi\u00f9 di un residuo, perch\u00e9\u2019 nel mondo ad una dimensione non vi sono alternative ai blocchi.<\/p><cite>mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Figure di stile nelle &#8220;politiche dell\u2019Interregno&#8221;&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong> Il ritorno al bipolarismo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Una delle reazioni immediate nell\u2019attuale <em>interregno<\/em> e\u2019 stata quella di pronosticare un ritorno al bipolarismo, sotto forma di un mondo ad una dimensione dove si celebrerebbe un duello tra due &#8220;blocchi&#8221; che si pretendono esaustivi e contrapposti: il &#8220;mondo libero&#8221; che si presume condivida valori tradizionali e sia sempre pi\u00f9\u2019 unito; contro l\u2019altro blocco, sempre pi\u00f9\u2019 autocrate e totalitario. Nel mezzo? Nulla o poco pi\u00f9 di un residuo, perch\u00e9\u2019 nel mondo ad una dimensione non vi sono alternative ai blocchi. Si tratta di un\u2019allusione a modi di pensare degli anni \u201830 che si era gi\u00e0\u2019 manifestata prima della guerra in Ucraina, per esempio con l\u2019idea di un Concerto delle Democrazie o di un Summit per la Democrazia, ma che l\u2019invasione Russa ha rinvigorito.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiamata a raccolta del &#8220;mondo libero&#8221; evoca diverse questioni, alcune in principio condivisibili come quelle connesse alla lotta all\u2019autoritarismo, alla domanda endogena e dal basso di partecipazione, alla condanna delle <em>Fake News, <\/em>alla sicurezza elettorale e soprattutto nazionale. Ma allo stesso tempo, in questa fase di <em>interregno<\/em> e di caos delle visioni, e\u2019 un richiamo nostalgico ed ideologico ai rapporti di forza internazionali della guerra fredda, una narrazione memoriale molto ispirata dai conflitti domestici negli Stati Uniti e poco comprensibile in un quadro internazionale sempre pi\u00f9\u2019 complesso, irriducibile a semplificazioni manichee ed all\u2019essenzialismo morale. Insomma, sembra si voglia sempre pi\u00f9\u2019 accelerare la storia, ma in realt\u00e0\u2019 il movimento storico sembra avanzi sempre meno&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-10-3878' title='Le Grand Continent, Politiques de l&amp;#8217;interr\u00e8gne, Gallimard 2022'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, sebbene l\u2019aggressione russa sembri riportarci alla guerra fredda e ad un mondo Westphalliano con giochi a somma zero tra potenze che cercano di sottomettere gli altri paesi al loro volere e di perseguire i loro interessi senza ostacoli, essa ha prodotto reazioni diverse dal bipolarismo ed <em>unexpected results.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, come si e\u2019 detto in apertura di questo articolo,&nbsp;<em>i paesi del &#8220;Sud&#8221; non sono confluiti in massa in uno dei presunti due blocchi, benche\u2019 stiano gia\u2019 pagando duramente le conseguenze indirette della guerra<\/em>. L\u2019appello al bipolarismo puo\u2019 difficilmente convincerli, se non altro a causa delle incongruenze che lo caratterizzano. Oggi piu\u2019 di ieri, e\u2019 difficile disegnare a colpo d\u2019occhio il bordo di ogni &#8220;blocco&#8221; ed escludere dalla comunit\u00e0\u2019 chi non vi appartenga o chi minaccerebbe gli interessi di uno dei suoi membri. Infatti, i paesi democratici intrattengono relazioni frequenti, ripetute ed anche dense con paesi ben meno democratici di loro&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-11-3878' title='Si pensi per esempio ai paesi del Golfo o al Pakistan o alle Filippine.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Gli uni e gli altri possono intendersi su alcune questioni, ma divergere su altre. Inoltre, le caratteristiche che prevalgono all\u2019interno dei presunti blocchi sono meno omogenee e pi\u00f9\u2019 sfumate di quanto a volte si voglia far credere. In particolare, vi e\u2019 una certa erosione dei principi democratici, con alcuni paesi che adottano criteri di chiusura, offuscamento della trasparenza e limiti al pluralismo lontani dai cosiddetti valori condivisi&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-12-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-12-3878' title='Si pensi all\u2019Ungheria o alla Polonia o alla Turchia membri della NATO, o si pensi ancora alle differenze tra l\u2019alleanza che unisce l\u2019UK, gli Stati Uniti, l\u2019Australia ed il Canada, da un lato, e l\u2019Unione Europea,&amp;nbsp; dall\u2019altro.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Infine, l\u2019appello ideologico presume il ritorno immediato ad una missione egemonica per gli Stati Uniti, con responsabilit\u00e0\u2019 ed impegni internazionali che sono messi in dubbio dalle tensioni profonde nella societ\u00e0 e politica statunitense: si pensi all\u2019insofferrenza crescente negli USA sulle costrizioni esterne alla potenza americana e alle tendenze domestiche di tipo antidemocratico ed anche autoritario, incluso l\u2019 epilogo violento dell\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, gli stessi paesi che costituiscano il preteso nocciolo duro dei due campi sono meno allineati di quanto si pretenda. Non vi e\u2019 dubbio che la NATO sia stata rinforzata dalla guerra in corso rispetto alle critiche di cui era stata oggetto negli ultimi anni, ma anche lo spazio per un\u2019autonomia strategica europea si e\u2019 riaperto con straordinario ed inatteso vigore; si veda , per esempio la nuova posizione tedesca sulla difesa. E\u2019 una tappa supplementare che, sommata al famoso &#8220;whatever it takes&#8221; del 2012 ed al piano <em>Next Generation EU, <\/em>rinforza l\u2019<em>autonomia <\/em>e <em>sovranit\u00e0 <\/em>europea. Si ricordi che questi<em> <\/em>termini furono<em> <\/em>rifiutati seccamente non piu\u2019 tardi di due anni fa&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-13-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-13-3878' title='Pascal Lamy, Un plan de resilience pour l\u2019Europe apres l\u2019invasion de l\u2019Ukraine, Le Grand Continent, &lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/03\/06\/un-plan-de-resilience-pour-leurope-apres-linvasion-de-lukraine-une-conversation-avec-pascal-lamy\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/03\/06\/un-plan-de-resilience-pour-leurope-apres-linvasion-de-lukraine-une-conversation-avec-pascal-lamy\/&lt;\/a&gt;'><sup>13<\/sup><\/a><\/span><\/span> nonostante le crepe dell\u2019incanto atlantista fossero aumentate sotto Donald Trump. Vi sono almeno due condizioni a che l\u2019autonomia strategica si rafforzi ulteriormente. La prima e\u2019 che gli europei se ne approprino con determinazione e che ognuno non solo spenda di pi\u00f9\u2019, ma che spenda di pi\u00f9\u2019 insieme, come ha sottolineato Josep Borrell: la capacit\u00e0\u2019 dei singoli stati membri di far faccia all\u2019agenda attuale e\u2019 insufficiente e ci si deve rendere conto che i costi di una soluzione europea sono molto pi\u00f9\u2019 bassi dei costi di non averla. La seconda condizione e\u2019 che l\u2019Europa riconosca che non incarna spontaneamente la <em>solidariet\u00e0<\/em> del resto del mondo e deve investire nel partenariato (e non la carita\u2019) con i paesi del Sud ed in priorit\u00e0\u2019 con l\u2019Africa e l\u2019America Latina. Si tratta di coltivare nel tempo una vera alleanza che, contrariamente alle convinzioni arroganti, non e\u2019 gia\u2019 acquisita, ma e\u2019 piuttosto da costruire. Mi accingo a tornare su questo punto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ad ogni modo, sebbene l\u2019aggressione russa sembri riportarci alla guerra fredda e ad un mondo Westphalliano con giochi a somma zero tra potenze che cercano di sottomettere gli altri paesi al loro volere e di perseguire i loro interessi senza ostacoli, essa ha prodotto reazioni diverse dal bipolarismo ed <em>unexpected results.<\/em><\/p><cite>Mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quanto alla Cina, sembra sia pi\u00f9\u2019 una variabile che un dato del problema. La Cina non \u00e8 ad oggi identificabile in un blocco. Si trova piuttosto in una situazione complessa il cui esito e\u2019 meno scontato di quanto diversi attori vorrebbero far credere. Da un lato, per esempio, la Cina si confronta con la sua tradizionale e forte avversione all\u2019incertezza e alla mancanza di stabilit\u00e0\u2019 nelle relazioni internazionali; non ha interessi diretti in gioco; tende a dare priorit\u00e0\u2019 in generale alla sovranit\u00e0\u2019 e integrita\u2019 territoriale&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-14-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-14-3878' title='A differenza dell\u2019Ucraina, Taiwan non e\u2019 un paese membro delle Nazioni Unite.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span><\/span> nelle relazioni tra stati; tende a difendere la Carta delle Nazioni Unite quando sono minacciati i confini tra stati; si \u00e8 astenuta ai recenti voti alle Nazione Unite. Dall\u2019altro lato, per esempio, la Cina ha stretto un rapporto di partenariato con la Russia, con cui condivide confini lunghissimi; diffida degli Stati Uniti che l\u2019hanno designata da tempo come l\u2019avversario strategico; teme che il risultato finale del conflitto sia l\u2019istaurazione di un nuovo ordine mondiale che le sia ostile e che miri alla sua destabilizzazione. I pesi e le interazioni di questi diversi fattori &#8211; e di altri visto che qui si sono fatti solo pochi esempi &#8211; sono ancora incerti e l\u2019equazione non ha dunque ancora una soluzione. Non pare quindi ragionevole cercare di intimidire la Cina per presunti suoi cedimenti alle richieste russe e di spingerla ad un matrimonio prematuro e su procurazione con la Russia i cui esiti potrebbero essere tanto incontrollati che disastrosi. Sembra piuttosto auspicabile di lasciare al massimo aperte le possibilita\u2019 di dialogo con la Cina e di non cedere ai piu\u2019 o meno lusinghieri ritorni ad un mondo diviso in due blocchi contrapposti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il ritorno all\u2019egemonia economica occidentale?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In questa fase di interregno, un altro <em>Dinieghi <\/em>appare nei modi prevalenti di vedere l\u2019economia del Sud e nella presunta egemonia su quell\u2019area geografica delle visioni occidentali.&nbsp;Non si prende atto fino in fondo che, a partire dalla fine del secolo scorso, potenti trasformazioni sono apparse nel&nbsp;Sud e si tende a considerarle come fenomeni passeggeri, incapaci di trasformare in modo durevole il paesaggio globale. La realt\u00e0\u2019 e\u2019 un\u2019altra: unita alle conseguenze della decolonizzazione e della caduta della cortina di ferro, lo sviluppo del Sud ha modificato la geografia e disegnato un mondo diverso da quello del secondo dopoguerra. Per molti anni, circa 80 paesi non-OCSE hanno registrato una crescita spettacolare, piu\u2019 del doppio di quella del cosiddetto occidente. Attorno al 2010, il PIL prodotto dai paesi non-OCSE ha sorpassato quello dei paesi OCSE, in parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto. Per chi avesse voluto analizzare questa trasformazione piu\u2019 in dettaglio, sarebbe apparso gia\u2019 allora chiaro che i cambiamenti andavano ben al di l\u00e0\u2019 della crescita del PIL&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-15-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-15-3878' title='Un indicatore con diversi problemi quando pretende misurare da solo lo sviluppo.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span><\/span> e riguardavano molteplici aspetti della struttura economica globale tra cui gli scambi commerciali, la produzione, la struttura sociale, la finanza internazionale. Inoltre, si poteva gia\u2019 intuire che questa trasformazione avrebbe finito per modificare le relazioni internazionali e gli equilibri di potere, se non i nostri modi di pensare, vittime di ideologie straordinariamente conservatrici, convenzionali ed inerziali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Attorno al 2010, il PIL prodotto dai paesi non-OCSE ha sorpassato quello dei paesi OCSE, in parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto.<\/p><cite>Mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La Cina divenne attorno a quegli anni il primo paese partner commerciale dell\u2019Africa, dell\u2019Asia emergente e di diversi paesi latino americani. E non fu solo questione di Cina. Benche\u2019 quest\u2019ultima fosse la principale locomotiva del cambiamento, si sommarono ad essa paesi come l\u2019India, il Brasile, il Sud Africa, la Turchia, la stessa Russia, i dragoni asiatici ed altri ancora. Questi paesi influenzarono in modo profondo le catene globali di valore. La manifattura si rilocalizzo\u2019 nel Sud in proporzioni piu\u2019 che significative e la domanda di risorse naturali crebbe considerevolmente in volume e prezzi, offrendo una finestra di opportunit\u00e0\u2019 a molte economie in sviluppo&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-16-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-16-3878' title='Che purtroppo in molti casi non seppero approfittarne.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Sul piano sociale vi fu una straordinaria riduzione della povert\u00e0 estrema (da 1.9 miliardi nel&nbsp;1990 a 735 milioni nel 2015);&nbsp;una redistribuzione radicale delle ineguaglianze tra paesi, regioni ed individui; la formazione di una&nbsp;cospicua cosiddetta &#8220;nuova classe media&#8221;; lo slittamento delle riserve monetarie e degli assets finanziari verso l\u2019Est ed in parte il Sud. Queste potenti trasformazioni si mossero nel tempo ad un passo relativamente lento, ma inesorabile: produssero cambiamenti epocali, come giganteschi movimenti geologici e contraddirono profondamente la narrative prevalenti, a cominciare da quella della fine della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, tali cambiamenti rimasero a lungo invisibili. Per il loro stesso carattere geologico e di tendenza, tardarono ad essere registrati dalle nuvole di tweets, spesso governate dall\u2019ansieta\u2019 evenemenziale dell\u2019oggi, o dalle pagine dei giornali, anch\u2019esse scolpite sul quotidiano. Ma anche i pi\u00f9\u2019 allenati &#8220;occhiali&#8221; degli osservatori e dei policy makers occidentali li percepirono a fatica. In conseguenza, le narrative geoeconomiche occidentali continuarono ad essere quasi esclusivamente costruite sui modelli tradizionali di modernizzazione. Ancora oggi in molte riflessioni in occidente lo sviluppo e\u2019 concepito come l\u2019evoluzione di paesi in &#8220;ritardo&#8221; lungo un sentiero unico, tracciato all\u2019origine dai paesi occidentali. I &#8220;ritardatari&#8221;, i paesi del Sud, continuano ad essere visti come &#8220;impacciati&#8221; da &#8220;ostacoli&#8221; interni, da istituzioni arcaiche ed inadatte allo sviluppo, di cui sarebbero i soli responsabili e di cui dovrebbero sbarazzarsi al piu\u2019 presto<em>. <\/em>Fatto cio\u2019, ripulite le scorie del passato, i meccanismi di mercato porterebbero stabilmente la popolazione fuori dalla povert\u00e0\u2019 estrema e produrrebbero una convergenza economica quasi automatica nel medio-lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<p>La congettura circa un\u2019unico sentiero di sviluppo avrebbe dovuto apparire gi\u00e0\u2019 all\u2019origine come assai discutibile e riduzionista. Pur tuttavia si e\u2019 mantenuta con vigore ed e\u2019 tutt\u2019oggi un ostacolo alla percezione del cambiamento. Pertanto, non mancano casi di paesi emergenti cresciuti in modo spettacolare, ma non &#8220;ortodosso&#8221;. Questi paesi possono aver considerato alcune delle <em>lessons learned<\/em> dell\u2019occidente, non necessariamente sempre le stesse; ma le hanno in genere adattate al loro contesto. Hanno spesso preso in conto l\u2019asimmetria delle proprie strutture produttive rispetto a quelle dei paesi gia\u2019 sviluppati, la difficolt\u00e0\u2019 che quell\u2019asimmetria induce per la loro trasformazione produttiva ulteriore, ed hanno elaborato delle politiche industriali conseguenti, benche\u2019 il pensiero ortodosso le bandisse&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-17-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-17-3878' title='Salvo poi rimanere ceco rispetto alla loro adozione di fatto almeno in alcune potenze occidentali.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ne\u2019 mancano casi di paesi &#8220;diligenti&#8221; che non hanno tratto un beneficio significativo dalle raccomandazioni &#8220;ortodosse&#8221;. Per esempio, che hanno seguito la raccomandazione di integrarsi nelle reti del commercio internazionale e tuttavia rimangono poveri, o addirittura si sono impoveriti. Senza contare che in molti casi gli stessi paesi occidentali hanno seguito pratiche diverse nel passato da cio\u2019 che predicano come prerequisiti indispensabili allo sviluppo nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, perch\u00e8 pensare che l\u2019offerta di un\u2019alleanza economica <em>esclusiva<\/em> con i paesi occidentali debba essere salutata dai paesi del Sud come il piu\u2019 invidiabile dei tesori, al punto da aderirvi di slancio? La risposta non e\u2019 evidente, eppure spesso i paesi occidentali, in quanto <em>first comers <\/em>dello sviluppo, continuano a pretendere di essere i pi\u00f9\u2019 legittimi a prescrivere raccomandazioni e disseminare standards e <em>Best Practices<\/em> ai paesi del Sud. In tema di politiche economiche o in tema di <em>democrazia<\/em>, visto che pretendono vi sia una relazione biunivoca tra successo in economia e <em>democrazia<\/em>, non meglio definita. E visto che insitono sui loro standards come una condizione necessaria e sufficiente allo sviluppo e non, per esempio, come un suo effetto o la traduzione dei loro interessi. Questa narrativa si e\u2019 tradotta in varie forme che vanno dalla propaganda, alla condizionalita\u2019, all\u2019applicazione di consensi come quello di Washington, a programmi per la diffusione di standards nei paesi del Sud ed ha avuto un forte carattere <em>normativo. <\/em>Ai paesi del Sud e\u2019 stato spesso chiesto di modificare in modo accelerato la loro legislazione, le loro politiche e i loro calendari. Ma per quanto questi ultimi possano aver acconsentito, vivono un\u2019insofferenza crescente, almeno della loro opinione pubblica, verso l\u2019eterodeterminazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Perch\u00e8 pensare che l\u2019offerta di un\u2019alleanza economica <em>esclusiva<\/em> con i paesi occidentali debba essere salutata dai paesi del Sud come il piu\u2019 invidiabile dei tesori, al punto da aderirvi di slancio?<\/p><cite>mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In alcuni casi, tuttavia, si e\u2019 provato ad andar oltre la <em>logica normativa <\/em>ed a tentare esperimenti multilaterali innovatori che inizino con <em>una logica interpretativa<\/em>. Per esempio, reti di paesi che si riuniscono regolarmente per condividere informazioni ed esperienze e, se possibile, per costruire comprensioni condivise delle tendenze economiche e delle politiche. Questi <em>tavoli<\/em>, in teoria, potrebbero elaborare un <em>setting,<\/em> la cornice<em> <\/em>strutturata di un dialogo tra &#8220;pari&#8221; con i paesi del Sud ed ingaggiare una revisione delle narrative tradizionali, del Nord come del Sud. Purtroppo, oggi attorno ad essi i paesi del Sud sono invitati con parsimonia o, ancora pi\u00f9\u2019 spesso, continuano ad essere esclusi&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-18-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-18-3878' title='Per esempio, le politiche di assistenza allo sviluppo sono discusse solo tra donatori tradizionali che si accordano su e misurano che spese siano classificabili come aiuti ufficiali allo sviluppo. Tra questi non vi e\u2019 alcun paese BRICS, alcun paese emergente, alcun paese africano o latinoamericano. Simile e\u2019 il tavolo sui rischi paese per i crediti alle esportazioni. Un caso a parte e\u2019 stato quello del Centro di Sviluppo dell\u2019OCSE che ha riconosciuto quanto stava accadendo ed e\u2019 passato ai piu\u2019 di 50 membri attuali, fra cui l\u2019Africa del sud, l\u2019Argentina, il Brasile, la Cina, l\u2019India, l\u2019Indonesia. Il Centro ha cercato di mantenere un\u2019equilibrata distribuzione geografica e conta 14 paesi latino-americani, 11 africani, 8 asiatici, 21 europei, piu\u2019 la Turchia ed Israele. L\u2019obiettivo dichiarato non e\u2019 &lt;em&gt;l\u2019universalit\u00e0&lt;\/em&gt;, dato che l\u2019alto numero di partecipanti renderebbe complicato il dialogo tecnico, quanto piuttosto &lt;em&gt;la rappresentativit\u00e0&lt;\/em&gt;. Il Club del Sahel ha seguito una prospettiva simile, e, per esempio, nel 2011 ha integrato l\u2019insieme delle comunit\u00e0 dei paesi dell\u2019Africa Orientale.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>; su questi tavoli asimmetrici prevale <em>una logica normativa; <\/em>ed i contenuti della cooperazione continuano, salvo poche eccezioni, a concentrarsi sulle &#8220;riforme di mercato&#8221;, sull\u2019apertura al commercio, sull\u2019adozione di standards in tema di istituzioni, corruzione, privatizzazioni, tasse ed aiuti finanziari. Molto poco sui temi dell\u2019inclusione sociale, dei diritti dei lavoratori e dello sviluppo territoriale, degli investimenti pubblici che pure sono stati cruciali, per esempio, nella costruzione europea. Ancor meno&nbsp;delle caratteristiche <em>sui generis <\/em>dello sviluppo nei paesi del Sud. Cosi\u2019, parole come &#8220;sviluppo&#8221; e &#8220;cooperazione&#8221; si sono trasformate in sinonimi di &#8220;crescita economica&#8221; ed &#8220;assistenza&#8221; o &#8220;aiuti&#8221;.<\/p>\n\n\n<section class=\"dive print-block my-16\" style=\"background-color:#ffffff;\">\n\t<div class=\"wrapper\">\n\t\t<div class=\"container mx-auto \">\n\t\t\t<div class=\"row flex flex-wrap relative pt-6 pb-16 lg:py-8\">\n\t\t\t\t<div class=\"col w-full xl:ml-1\/10\n\t\t\t\t\t md:w-2\/5 xl:w-2\/5 \t\t\t\t\t\">\n\t\t\t\t\t<a href=\"\" style=\"color:#000000;\" class=\"font-display font-normal text-4xl leading-9 mb-5 text-white no-underline\">\n\t\t\t\t\t\tNell&#8217;interregno \t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div style=\"color:#000000;\" class=\"text-base leading-none font-sans\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p>Scoprite il primo volume stampato del Grande Continente, <em>Politiques de l&#8217;interr\u00e8gne<\/em>.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div style=\"color:#000000;\" class=\"dive-footer font-sans text-xs border-t border-grey-darker py-2 leading-4\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p>Il caos pandemico non ha una vita ultraterrena.<\/p>\n<p>Eppure, dietro le immagini mostruose che sfilano sui nostri schermi, oltre le polemiche che agitano i nostri dibattiti, nella vertigine delle crisi del 2020, un nuovo mondo sta per emergere.<\/p>\n<p>Siamo ancora nell&#8217;interregno. Stiamo vivendo sconvolgimenti difficili da descrivere, trasformare o fermare. Stiamo camminando sull&#8217;acqua o siamo sull&#8217;orlo di un punto di svolta?<\/p>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"col w-full md:w-3\/5 xl:w-2\/5  md:px-0 relative overflow-hidden mt-8 md:mt-0 macron-img\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<a class=\"!absolute !bg-none w-full h-full pin-t pin-l\" href=\"\" class=\"no-underline\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" style=\"object-fit: contain; width: 100%; height: 100%;\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/05\/mediamodifier_image-2-2-990x660-1.png\" \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a> \n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t<\/div>\n<\/section>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La solitudine della potenza senza egemonia?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In questa fase di interregno, si incontra spesso un terzo diniego. Questa volta legato alle &#8220;alleanze&#8221; e, pi\u00f9\u2019 in generale, a questioni che hanno a che fare direttamente con la solidariet\u00e0\u2019 e la cooperazione con i paesi del Sud. Limitiamo l\u2019osservazione su questo punto allo scenario europeo, per ragioni di semplicita\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questi tempi, si sottolineano spesso i rischi che l\u2019Europa perda lo statuto di attore pertinente nello scenario internazionale. A questo riguardo si cita Angela Merkel nel ribadire che &#8220;dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani&#8221;. Si discute allora in particolare&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-19-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-19-3878' title='Si veda per esempio molti articoli apparsi su Le Grand Continent.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span><\/span> del fatto che l\u2019Europa dovrebbe accettarsi come &#8220;potenza&#8221; e si argomenta sul linguaggio del potere, sulla sovranit\u00e0\u2019 europea e sulla necessit\u00e0\u2019 di costruire ed usare un <em>hard power;<\/em> sulla difesa che soffre di un divario tra aspettative e risultati e che rischia di essere orientata dagli eventi, invece che di scolpirli; sulle risorse, gli impegni e l\u2019implementazione di una politica di difesa. Allo stesso tempo, si sottolinea anche come sia necessario costruire una nuova narrativa che accompagni la metamorfosi europea e legittimi le non facili scelte politiche dei mesi a venire che saranno connesse alle conseguenze della guerra, della pandemia e dei nuovi assetti mondiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma che includere in una tale narrativa? Non vi e\u2019 dubbio che si tratti di modellare strategie di sviluppo europeo costruite su di una geografia ed una storia comuni che possano orientare il futuro di un &#8220;noi&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-20-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-20-3878' title='Un &amp;#8220;noi&amp;#8221; che non pu\u00f2\u2019 tradursi in reductio ad unum, quanto piuttosto in una confederazione di anime con un io dominante che varia nel tempo, per citare Antonio Tabucchi.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span><\/span>, <em>per se\u2019<\/em>. Certo, non si tratta di un compito semplice, dati i buchi da coprire e i cambi da approvare per il declino auspicabile di una serie di ideologie purtroppo dominanti nel continente &#8211; come quella della fine della storia o dell\u2019ortodossia economica. Ma forse su questo fronte siamo un po\u2019 piu\u2019 allenati. L\u2019Europa nel tempo ha discusso la sua integrazione economica e sociale, occupandosi si\u2019 di mercati, ma anche di coesione sociale e territoriale che ha ispirato une delle principali politiche attive dell\u2019Unione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-21-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-21-3878' title='La cosiddetta Politica di Coesione ed il suo corollario rappresentato dai fondi strutturali.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span><\/span>, benche\u2019 non appieno compresa. A lungo ha poi discusso della propria integrazione politica, e della costruzione delle proprie istituzioni e di chi dovesse fare parte dell\u2019Unione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-22-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-22-3878' title='Si e\u2019 posta qui la questione del &amp;#8220;vicino&amp;#8221;: colui con cui si ha una certa consuetudine e molte presunte similitudini, e che magari si osserva da lunga data in vista di un eventuale allargamento della famiglia o assimilazione nella famiglia.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span><\/span>, del <em>noi<\/em>. Si pensi alla questione del rapporto con i paesi dell\u2019est ed alla loro adesione. Infine, i conflitti tra gli stati partecipanti e fra alcuni attori sociali, il <em>noi<\/em>, sono stati veicolati da varie forme di dialogo, istituzioni e procedure legali ed amministrative che hanno permesso di evitare il ricorso alla forza ed alla potenza tra stati membri con l\u2019intento di produrre forme, piu\u2019 o meno riuscite, di fiducia ed apprendimento reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fronte menzionato piu\u2019 volte in questi giorni per la costruzione della narrativa e\u2019 invece quello della relazione con l\u2019&#8221;altro&#8221; e delle strategie che ne conseguono. Certo, le relazioni tra potenze mondiali, che sono particolarmente complesse e conflittuali, e ovviamente la guerra in corso, concorrono a spiegare perche\u2019 la relazione con l\u2019<em>altro<\/em> sia convocata con insistenza. Non sorprende dunque che il potere e la potenza siano termini spesso evocati e che si invitino i paesi dell\u2019Unione a costruire un\u2019Europa della difesa, modificando convinzioni che ristagnavano da tempo. Tuttavia, vi e\u2019 una questione che mi pare fondamentale e che invece e\u2019 ancora purtroppo poco presente nel dibattito, salvo quando ci si sorprende dinnanzi all\u2019<em>altro, <\/em>come<em> <\/em>segnalato all\u2019inizio di questo articolo: Di chi l\u2019<em>altro<\/em> e\u2019 il nome? E\u2019 solo il &#8220;nemico&#8221; o il &#8220;suddito&#8221;? E\u2019 solo colui o colei che vorrebbe imporre con la potenza e la forza la sua &#8220;differenza&#8221; alla nostra &#8220;identita\u2019&#8221; o che e\u2019 disposto a chinare il capo alla nostra pre-potenza? Siamo cioe\u2019 destinati a costruire la nostra narrativa come quella di un\u2019isola sempre pi\u00f9\u2019 assediata e priva di interazioni e legami, che non siano la dipendenza altrui o nostra o il puro interesse di mercato?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Di chi l\u2019<em>altro<\/em> e\u2019 il nome? E\u2019 solo il &#8220;nemico&#8221; o il &#8220;suddito&#8221;? E\u2019 solo colui o colei che vorrebbe imporre con la potenza e la forza la sua &#8220;differenza&#8221; alla nostra &#8220;identita\u2019&#8221; o che e\u2019 disposto a chinare il capo alla nostra pre-potenza?<\/p><cite>mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0\u2019 della retorica, e\u2019 evidente che gli <em>altri<\/em> hanno profili differenti che la narrativa non pu\u00f2\u2019 eludere; cosi\u2019 come non pu\u00f2\u2019 sottovalutare la natura delle relazioni che tessiamo con loro. A fianco dei <em>nemici<\/em> o dei <em>clienti <\/em>vi sono i potenziali <em>alleati<\/em> con cui dovremmo costruire e poi coltivare, a diversi gradi e con diverse modalit\u00e0\u2019, strategie di <em>solidarieta\u2019\/lealt\u00e0\u2019\/reciprocita\u2019<\/em> e non solo di <em>legge\/mercato\/potere<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-23-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-23-3878' title='Il tiranno non pu\u00f2 concepire che l\u2019ordine e la seduzione.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span><\/span>. L\u2019affermazione di se\u2019 e della propria potenza e\u2019 probabilmente una componente della costruzione comunitaria nell\u2019attuale fase di interrregno, ma non pu\u00f2\u2019 costituirne l\u2019essenza.&nbsp;Vi sono giochi a somma positiva e non solo negativa&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-24-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-24-3878' title='Come suppone una vecchia tradizione geopolitica ma non altri approcci delle scienze sociali.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span><\/span> che sono indispensabili per le future strategie di sviluppo. Non e\u2019 ragionevole pensare che la solidariet\u00e0\u2019 abiti solo all\u2019interno dei confini dell\u2019Europa o della NATO, per quanto riaggiustati, e sia sinonimo di <em>fusionalita\u2019 . <\/em>Insomma, sono persuaso che si debba riflettere in profondit\u00e0\u2019 alle interazioni con gli altri, pensando anche al policentrismo, al pluralismo ed allo sviluppo. Mi conforta in questo il fatto che un importante pensiero politico come quello di Antonio Gramsci considera che l\u2019egemonia richieda sia la forza per imporsi che le alleanze per durare.<\/p>\n\n\n\n<p>A ben riflettere, l\u2019autonomia strategica europea pone il problema di come concepire autonomamente i conflitti e la solidariet\u00e0\u2019 con gli <em>altri<\/em> e richiede un\u2019accorta e trasparente politica di alleanze. Principalmente con l\u2019Africa e l\u2019America Latina. Va da se\u2019, per esempio, che l\u2019Europa ha ed avra\u2019 bisogno di mantenere il dialogo e la cooperazione anche con paesi che non hanno votato le dichiarazioni delle Nazioni Unite, ma con cui e\u2019 necessario affrontare le sfide dei cosiddetti &#8220;beni pubblici globali&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-25-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-25-3878' title='Che includono tra l\u2019altro il riscaldamento del pianeta, la gestione dell\u2019acqua, la salute, le migrazioni, il nucleare, la sicurezza, etc&amp;#8230;'><sup>25<\/sup><\/a><\/span><\/span>. E\u2019 ugualmente chiaro che la maggior parte di noi ha sottovalutato la profondit\u00e0\u2019 della nuova geografia globale e l\u2019importanza di una rinnovata ed anche forse rivoluzionata natura delle relazioni Europee con i paesi e le regioni del Sud, che sia orientata allo sviluppo invece che alla carita\u2019 o alla preservazione dell\u2019influenza del passato coloniale; che sappia ascoltare la voce del Sud; che usi l\u2019intera gamma degli strumenti disponibili per consolidare un partenariato che si e\u2019 rivelato piu\u2019 debole di quanto si pensasse&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-26-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-26-3878' title='Si veda il dibattito su &amp;#8220;Development in Transition&amp;#8221; o quello molto simile su &amp;#8220;Global public investments&amp;#8221;.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span><\/span> e soprattutto <em>non esclusivo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019affermazione di se\u2019 e della propria potenza e\u2019 probabilmente una componente della costruzione comunitaria nell\u2019attuale fase di interrregno, ma non pu\u00f2\u2019 costituirne l\u2019essenza.&nbsp;Vi sono giochi a somma positiva e non solo negativa<\/p><cite>mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>In conclusione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dobbiamo costruire uno spazio pubblico rinnovato per dialogare da pari con i paesi del Sud se, come si e\u2019 cercato di argomentare, il richiamo al vecchio bipolarismo non pare convincente, se i nostri antichi pregiudizi circa la situazione geopolitica globale sono desueti, se l\u2019Europa potenza e\u2019 forse indispensabile, ma non sufficiente a definire le nostre posizioni nel mondo e come desueti&nbsp;sono gli strumenti di cooperazione a disposizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovremo in futuro ripensare con piu\u2019 calma anche ai nostri strumenti concettuali. Sant\u2019Agostino, come e\u2019 noto, condanno\u2019 le passioni dell\u2019uomo con la sola attenuante della <em>libido<\/em> <em>dominandi<\/em> se congiunta ad un forte desiderio di encomio e gloria, ugualmente esaltati in seguito dall\u2019ethos cavalleresco. Ma le conseguenze distruttive della <em>libido dominandi<\/em>, evidenti tra l\u2019altro nelle guerre, spinsero a cercare nuove soluzioni al di l\u00e0\u2019 della morale filosofica e dei precetti religiosi. Per esempio nella coercizione del sovrano, tuttavia a rischio di eccesso di crudelta\u2019 o di clemenza (meno). Oppure nell\u2019imbrigliare le passioni, piuttosto che limitarsi a reprimerle, e trasformarle in pubbliche virt\u00f9\u2019. Cosi\u2019 Adam Smith, filosofo morale, tento\u2019 di promuovere una categoria di passioni &#8211; gli interessi &#8211; relativamente innocue, a suo avviso, per neutralizzare le altre piu pericolose e distruttive. L\u2019interesse economico e la cupidigia furono presto assurti al rango di passione privilegiata col compito di domare le altre e dare un contributo all\u2019arte di governo&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-27-3878' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/05\/27\/nuove-alleanze-per-uscire-dellinterregno\/#easy-footnote-bottom-27-3878' title='Albert O. Hirschman The passions and the interests, 1977, Princeton University press.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni secoli piu\u2019 tardi, abbiamo sperimentato qualche decennio di ideologia neo-liberista e di un paradigma dominante che ha preteso esaltare l\u2019interpretazione di tutte le azioni umane in termini di interesse personale. E\u2019 debito riconoscere oggi che l\u2019idea che l\u2019interesse governi il mondo &#8211; dato che l\u2019amore per il denaro assicurerebbe costanza, pertinacia ed immutabilita\u2019 &#8211;&nbsp;ha perso molto della sua primitiva suggestione. Cosiccome l\u2019idea che l\u2019espansione dei traffici si accompagnerebbe alla diffusione dell\u2019 ingentilimento e condurrebbe alla pace (la <em>douceur <\/em>di Montesquieu). Insomma, l\u2019economia non pu\u00f2\u2019 estromettere la politica. Ma e\u2019 quindi inevitabile rassegnarsi ai disastri della potenza, della rapacita\u2019 e della crudelta\u2019 dei sovrani e dei loro <em>grands coups d\u2019autorite\u2019<\/em>? La risposta di Montesquieu e\u2019 nota e rimanda alla separazione dei poteri e ad un governo pluralista alla ricerca di un potere equilibrante, per quanto riguarda la politica interna. Dato il discontento crescente, bisognerebbe tornare a pensare alla partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Oltre ai meccanismi del mercato ed del potere varrebbe la pena di riconsiderare le logiche dell\u2019azione collettiva, i processi sociali, gli spazi collettivi per la comunicazione come fattori ineludibili delle interazioni internazionali.<\/p><cite>Mario pezzini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>E nelle relazioni internazionali? Se si considera la logica geopolitica tradizionale dove il primum movens e\u2019 <em>la libido dominandi<\/em> e in cui i giochi sono a somma zero, e\u2019 probabile che non solo le relazioni tra potenze, ma anche quelle con i paesi in via di sviluppo sfocino nel conflitto, nel dominio o nella carita\u2019. Viceversa, se si pensa che, assicurata una certa soglia di stabilit\u00e0\u2019 e sicurezza, si possa contenere <em>la libido dominandi, <\/em>allora altre piste divengono praticabili, e questo anche se i paesi del &#8220;Sud&#8221; mantengono sistemi politici ed economici almeno in parte differenti da quelli occidentali. Insomma, oltre ai meccanismi del mercato ed del potere varrebbe la pena di riconsiderare le logiche dell\u2019azione collettiva, i processi sociali, gli spazi collettivi per la comunicazione come fattori ineludibili delle interazioni internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa seconda logica, sarebbe indispensabile rilanciare, a fianco di un <em>hard power<\/em>, un vero <em>soft power<\/em>, e non il vago simulacro a cui ci si riferisce usualmente. Uno spazio pubblico inclusivo per evitare i rischi di incomprensioni crescenti e circoli viziosi, dove discutere in dettaglio i singoli sentieri di sviluppo e le forme di cooperazione internazionale per accompagnarli. Si tratterebbe di rinvigorire <em>una logica interpretativa<\/em> rispetto alla sola <em>logica normativa<\/em>; di dialogare con e considerare la specificit\u00e0 dei paesi in via di sviluppo, invece di pretendere di conoscerli e considerarli destinatari di standards alla cui definizione non hanno partecipato. Ma il dibattito in proposito e\u2019 ancora in corso e per ora la logica degli standards appare purtroppo dominante.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il fatto che oggi vi sono diverse narrazioni che interpretano lo sviluppo ed il panorama geopolitico che ne risulta. L\u2019Europa deve ripensare la sua e vedere come dialogare con le altre. Il rapporto tra queste narrazioni puo\u2019 essere conflittuale, ma spesso si tratta del risultato di memorie differenti che riposano sue storie differenti, traumi differenti, sentieri di sviluppo e culture differenti, con i rispettivi silenzi e le rispettive rimozioni, ma anche con le rispettive visioni ed aspettative. Come dice giustamente Charles Michel sul Grand Continent :<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;[\u2026]il nostro discorso sui diritti umani e\u2019 spesso percepito nei paesi terzi come uno strumento della dominazione occidentale. Nel mezzo di una guerra di aggressione, Putin e\u2019 il primo a sfruttare abilmente questo fenomeno attraverso la propaganda. Cercare di capire la storia e le storie, di misurare i traumi collettivi dei popoli del mondo, porta a una migliore comprensione delle posture politiche contemporanee. Ogni popolo, ogni paese si confronta con le proprie ferite. A volte vengono guarite, ma non sempre. I nostri discorsi che sostengono una nuova narrazione europea non devono quindi ignorare questa parte del nostro passato che spesso e\u2019 ancora rimossa.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina non ha ricomposto un mondo in blocchi. Ma perch\u00e9 gli occidentali si sono sorpresi di trovarsi &#8220;soli al mondo&#8221;? 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