{"id":38435,"date":"2025-09-16T11:59:00","date_gmt":"2025-09-16T09:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=38435"},"modified":"2025-09-16T12:00:05","modified_gmt":"2025-09-16T10:00:05","slug":"mario-draghi-a-bruxelles-un-anno-dopo-discorso-integrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/09\/16\/mario-draghi-a-bruxelles-un-anno-dopo-discorso-integrale\/","title":{"rendered":"Mario Draghi a Bruxelles un anno dopo : discorso integrale"},"content":{"rendered":"\n<p>Ursula, molte grazie per le tue gentili parole in apertura di questa conversazione. Ma grazie anche di avermi dato la possibilit\u00e0 di servire l\u2019Europa, cosa che cerco di fare al meglio delle mie possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un anno fa ci siamo incontrati qui per discutere tre sfide delineate nel rapporto: il modello di crescita europeo era da tempo sotto pressione, le dipendenze minacciavano la sua resilienza e, senza una crescita pi\u00f9 rapida, l\u2019Europa non sarebbe stata in grado di realizzare le sue ambizioni in materia di clima, digitale e sicurezza, per non parlare della capacit\u00e0 di finanziare i suoi sistemi sociali in pieno invecchiamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dell\u2019ultimo anno, ciascuna di queste sfide \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 seria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le fondamenta della crescita dell\u2019Europa \u2012l\u2019espansione del commercio mondiale e le esportazioni ad alto valore \u2012 si sono ulteriormente indebolite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi pi\u00f9 alti dai tempi dello Smoot-Hawley Act. La Cina \u00e8 diventata un concorrente ancora pi\u00f9 forte, sia nei mercati terzi sia, con la deviazione dei flussi dovuta ai dazi statunitensi, all\u2019interno dell\u2019Europa stessa. Dallo scorso dicembre, l\u2019avanzo commerciale della Cina con l\u2019UE \u00e8 aumentato di quasi il 20%.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo anche visto come la capacit\u00e0 di risposta dell\u2019Europa sia limitata dalle sue dipendenze, anche quando il nostro peso economico \u00e8 considerevole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La dipendenza dagli Stati Uniti per la difesa \u00e8 stata indicata come una delle ragioni per cui abbiamo dovuto accettare un accordo commerciale in gran parte alle condizioni americane. La dipendenza dai materiali critici cinesi ha limitato la nostra capacit\u00e0 di impedire che la sovraccapacit\u00e0 cinese inondasse l\u2019Europa, o di contrastare il suo sostegno alla Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha iniziato a reagire. Poich\u00e9 gli Stati Uniti assorbono circa tre quarti del disavanzo globale delle partite correnti, diversificare dal loro mercato \u00e8 irrealistico nel breve termine. Ma per esempio l\u2019accordo Mercosur con l\u2019America Latina pu\u00f2 offrire un certo sollievo agli esportatori. La Commissione ha avviato progetti strategici per le materie prime critiche. E la spesa per la difesa sta aumentando rapidamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questi impegni per la difesa si aggiungono a esigenze di finanziamento gi\u00e0 enormi. La BCE stima ora che le esigenze annuali di investimento per il periodo 2025-2031 ammontino a quasi 1.200 miliardi di euro, rispetto agli 800 miliardi stimati un anno fa. La quota pubblica \u00e8 quasi raddoppiata, dal 24% al 43%, con oltre 510 miliardi di euro l\u2019anno in pi\u00f9, poich\u00e9 la difesa \u00e8 finanziata principalmente con fondi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio fiscale \u00e8 scarso. Anche senza questa nuova spesa, il debito pubblico dell\u2019UE \u00e8 destinato a crescere di 10 punti percentuali nel prossimo decennio, raggiungendo il 93% del PIL, sulla base di ipotesi di crescita pi\u00f9 ottimistiche rispetto alla realt\u00e0 attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>A un anno di distanza, l\u2019Europa si trova quindi in una posizione pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilit\u00e0 stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>E ci \u00e8 stato ricordato, dolorosamente, che l\u2019inazione minaccia non solo la nostra competitivit\u00e0 ma la nostra stessa sovranit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto ha individuato tre priorit\u00e0 per l\u2019Europa: colmare il divario di innovazione nelle tecnologie avanzate; tracciare un percorso di decarbonizzazione che sostenga la crescita; rafforzare la sicurezza economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha sottolineato la Presidente von der Leyen, queste priorit\u00e0 sono anche al centro dell\u2019agenda della Commissione. Accolgo con favore la sua decisione di porre la competitivit\u00e0 al centro, e il programma \u00e8 ambizioso.<\/p>\n\n\n\n<p>I cittadini e le imprese europee apprezzano la diagnosi, le priorit\u00e0 chiare e i piani d\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esprimono anche una crescente frustrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono delusi dalla lentezza con cui si muove l\u2019UE. Ci vedono incapaci di tenere il passo della velocit\u00e0 che il cambiamento assume altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravit\u00e0 del momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Troppo spesso si trovano scuse per la nostra lentezza. Diciamo che \u00e8 semplicemente il modo in cui l\u2019UE \u00e8 costruita. Che un processo complesso con molti attori deve essere rispettato. A volte l\u2019inerzia viene persino presentata come rispetto dello Stato di diritto.<\/p>\n\n\n\n<p>Io credo che questa sia una forma di autocompiacimento. I concorrenti negli Stati Uniti e in Cina sono molto meno vincolati, anche quando agiscono nel rispetto della legge. Continuare come sempre significa rassegnarsi a restare indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un percorso diverso richiede nuova velocit\u00e0, scala e intensit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Significa agire insieme, non frammentare i nostri sforzi. Significa concentrare le risorse dove l\u2019impatto \u00e8 maggiore. E significa ottenere risultati in mesi, non in anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo con la tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice spesso che l\u2019IA sia una tecnologia \u201ctrasformativa\u201d, come l\u2019elettricit\u00e0 140 anni fa. Ma essa dipende dal coordinamento di almeno altre quattro tecnologie: il cloud, per archiviare enormi quantit\u00e0 di dati; il supercomputing, per elaborare tali dati; la sicurezza cyber, per proteggere i settori sensibili; le reti avanzate &#8211; 5G, fibra e satelliti &#8211; per la trasmissione.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcune aree, l\u2019Europa mostra progressi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono in corso piani per almeno cinque gigafabbriche di IA, ciascuna con oltre 100.000 GPU avanzate. La capacit\u00e0 dei data center \u00e8 destinata a triplicare nei prossimi sette anni. Una grande riforma delle telecomunicazioni \u00e8 attesa entro fine anno. L\u2019investimento recente di ASML in Mistral \u00e8 un segnale promettente per l\u2019ecosistema IA domestico.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche i livelli di adozione stanno crescendo: la BEI rileva che le imprese europee stanno adottando tecnologie avanzate a un ritmo vicino a quello dei concorrenti statunitensi, sebbene partendo da una base pi\u00f9 bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i divari sono netti. Sulla frontiera dell\u2019IA, gli Stati Uniti hanno prodotto 40 large foundation models lo scorso anno, la Cina 15 e l\u2019UE solo 3. Tra le PMI, l\u2019adozione dell\u2019IA \u00e8 ancora bassa\u2014tra il 13% e il 21%.E nel campo pi\u00f9 strategico\u2014IA basata su propriet\u00e0 intellettuale europea per ancorare le nostre industrie chiave\u2014i progressi sono minimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono tre aree in cui serve maggiore ambizione:<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo: rimuovere le barriere alla scalabilit\u00e0 delle nuove tecnologie. Un vero \u201c28\u00b0 regime\u201d deve diventare realt\u00e0, consentendo alle imprese innovative di operare, commerciare e raccogliere finanziamenti senza ostacoli in tutti i 27 Stati membri, proprio come avviene in altre grandi economie. Questo \u00e8 particolarmente importante per dare ai giovani europei una possibilit\u00e0 nel loro continente: loro vogliono restare qui, non vogliono dover andare altrove per avere successo.<\/p>\n\n\n\n<p>La Commissione si sta muovendo in questa direzione. Ma con un sostegno incerto da parte degli Stati membri, il primo passo sar\u00e0 probabilmente limitato a un\u2019identit\u00e0 digitale per le imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il finanziamento nelle fasi iniziali necessita di un sostegno pi\u00f9 forte. Il Fondo Scaleup Europe pu\u00f2 aiutare le startup a crescere\u2014se la sua dimensione sar\u00e0 adeguata alle loro esigenze finanziarie.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento previsto di Horizon Europe a 175 miliardi di euro \u00e8 positivo. Ma per la ricerca dirompente, sar\u00e0 insufficiente a meno che le risorse aggiuntive non vengano concentrate in programmi prioritari di dimensioni significative.<\/p>\n\n\n\n<p>Le risorse devono fluire verso centri di eccellenza. Devono concentrarsi su progetti ad alto rischio e alto rendimento, scelti attraverso un processo in stile DARPA. Devono essere rafforzati da forti legami tra industria e istituzioni accademiche per trasformare la ricerca in applicazioni reali. L\u2019attuazione deve essere affidata a project manager esperti\u2014non a burocrati. E l\u2019Europa dovrebbe essere in grado di effettuare investimenti diretti in poche, grandi iniziative strategiche di deep tech.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda area \u00e8 la regolamentazione. Tra le imprese europee, una delle richieste pi\u00f9 chiare \u00e8 una semplificazione radicale del GDPR; non solo della legge primaria ma anche delle pesanti aggiunte da parte degli Stati membri. L\u2019addestramento dei modelli di IA richiede enormi quantit\u00e0 di dati pubblici dal web. Tuttavia, l\u2019incertezza legale sul loro utilizzo crea ritardi costosi, rallentando la diffusione in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ricerche lo confermano: il GDPR ha aumentato il costo dei dati di circa il 20% per le imprese UE rispetto ai concorrenti statunitensi. Eppure, l\u2019unico cambiamento finora sul tavolo \u00e8 un alleggerimento della tenuta dei registri e l\u2019estensione delle deroghe per le PMI alle imprese mid-cap. Una riforma pi\u00f9 ampia verso regole semplici e armonizzate \u00e8 ancora vaga.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019AI Act \u00e8 un\u2019altra fonte di incertezza. Le prime regole, che includevano il divieto dei sistemi a \u201crischio inaccettabile\u201d, sono state introdotte senza grandi complicazioni. I codici di condotta firmati dalla maggior parte dei principali sviluppatori, insieme alle linee guida della Commissione di agosto, hanno chiarito le responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la prossima fase, che riguarda i sistemi di IA ad alto rischio in settori come le infrastrutture critiche e la sanit\u00e0, deve essere proporzionata e sostenere innovazione e sviluppo. A mio avviso, l\u2019attuazione di questa fase dovrebbe essere sospesa finch\u00e9 non comprendiamo meglio gli svantaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, l\u2019applicazione dovrebbe basarsi su una valutazione ex post, giudicando i modelli in base alle loro capacit\u00e0 reali e ai rischi dimostrati.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza area \u00e8 l\u2019integrazione verticale dell\u2019IA nell\u2019industria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le applicazioni settoriali dell\u2019IA sono ancora pi\u00f9 critiche della pura potenza di calcolo. Qui, l\u2019Europa ha un vero vantaggio: le sue imprese detengono oltre la met\u00e0 del mercato globale delle soluzioni di automazione industriale, una pietra angolare dell\u2019IA industriale. Tuttavia, solo circa il 10% delle imprese manifatturiere ha utilizzato l\u2019IA lo scorso anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Industria e governi devono collaborare per trasformare questo vantaggio in soluzioni europee proprietarie. La strategia \u201cApply AI\u201d della Commissione, prevista per questo autunno, sar\u00e0 un banco di prova cruciale.<\/p>\n\n\n\n<p>I prezzi del gas naturale nell\u2019UE sono ancora quasi quattro volte superiori a quelli degli Stati Uniti. I prezzi industriali dell\u2019elettricit\u00e0 sono in media pi\u00f9 che doppi. Se questo divario non si riduce, la transizione verso un\u2019economia ad alta tecnologia si bloccher\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019energia \u00e8 fondamentale tanto quanto la tecnologia per lo sviluppo dell\u2019IA. La domanda di elettricit\u00e0 da parte dei data center in Europa aumenter\u00e0 del 70% entro il 2030. L\u2019energia rappresenta gi\u00e0 fino al 40% dei loro costi operativi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019AIE avverte che, senza interventi, un progetto su cinque a livello globale potrebbe subire ritardi a causa dei colli di bottiglia nelle reti.[^9] Solo i Paesi che allineano la strategia energetica con la politica digitale cattureranno i maggiori benefici nella corsa all\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<p>La Commissione ha lanciato il Clean Industrial Deal e il Piano d\u2019Azione per l\u2019Energia Accessibile, entrambi coerenti con l\u2019agenda del rapporto. Ma il passo principale finora \u00e8 stato allentare le regole sugli aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di sovvenzionare i prezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo pu\u00f2 offrire un sollievo temporaneo. Non risolve per\u00f2 le ragioni strutturali per cui l\u2019energia in Europa \u00e8 cos\u00ec costosa. Queste ragioni includono i prezzi del gas che, dopo l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, sono ancora circa il doppio dei livelli pre-Covid; un sistema di prezzo in cui il gas continua a determinare il prezzo dell\u2019elettricit\u00e0 la maggior parte del tempo, anche con l\u2019espansione delle rinnovabili; oneri e tasse elevati.<\/p>\n\n\n\n<p>La decarbonizzazione \u00e8 il percorso migliore a lungo termine per l\u2019Europa per raggiungere l\u2019indipendenza energetica nonostante la mancanza di risorse naturali. Ma richiede investimenti molto pi\u00f9 rapidi per far funzionare un sistema basato sulle rinnovabili: nelle reti, negli interconnettori e nella generazione pulita di base come il nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, met\u00e0 della capacit\u00e0 transfrontaliera necessaria entro il 2030 non pu\u00f2 contare su un piano di investimento. Anche i progetti approvati richiedono pi\u00f9 di dieci anni, con met\u00e0 del tempo perso per le autorizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Pacchetto Reti previsto per la fine di quest\u2019anno e l\u2019aumento di bilancio proposto per i collegamenti transfrontalieri sono passi avanti. Ma l\u2019attuale sistema, basato sul coordinamento nazionale di permessi e finanziamenti, non \u00e8 adatto a un mercato energetico europeo. I progetti transfrontalieri necessitano di pianificazione ed esecuzione a livello UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, dobbiamo essere realisti: queste misure non ridurranno i prezzi dell\u2019energia rapidamente. Ecco perch\u00e9 dobbiamo agire sulle leve che possono offrire sollievo pi\u00f9 veloce.<\/p>\n\n\n\n<p>Due si distinguono: migliorare il funzionamento dei mercati del gas, e allentare il legame tra gas e prezzi dell\u2019elettricit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa \u00e8 gi\u00e0 il pi\u00f9 grande acquirente mondiale di GNL statunitense e si \u00e8 impegnata ad acquistare fino a 750 miliardi di dollari di prodotti energetici dagli USA. Qualunque siano le condizioni di quell\u2019accordo, dovrebbe essere trattato come un\u2019opportunit\u00e0 per riorganizzare il modo in cui ci approvvigioniamo di gas.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal mese di marzo, il GNL sbarcato in Europa \u00e8 costato dal 60% al 90% in pi\u00f9 rispetto allo stesso gas negli USA, anche tenendo conto delle componenti logistica e rigassificazione. Gli acquisti collettivi dell\u2019UE, come proposto dalla Commissione dopo l\u2019invasione russa, potrebbero ridurre questo divario rafforzando il nostro potere negoziale, riducendo i margini degli intermediari e proteggendoci dalla volatilit\u00e0 dei mercati spot.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, l\u2019Europa deve portare avanti il lavoro della Gas Market Task Force e aumentare la trasparenza nel trading energetico. I profitti dei quattro maggiori trader globali sono quadruplicati tra il 2020 e il 2022. Una supervisione congiunta e regole pi\u00f9 rigorose sono in ritardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo poi disaccoppiare la remunerazione delle rinnovabili e del nucleare dalla generazione fossile, ampliando i contratti a lungo termine: mi riferisco in particolare a Power Purchase Agreements (PPA) e Contratti per Differenza (CfD).<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune iniziative utili sono in corso, come il progetto pilota della BEI per la garanzia dei PPA. Ma serve un\u2019azione molto pi\u00f9 decisa: i contratti a lungo termine devono essere estesi a tutte le rinnovabili e agli impianti nucleari, nuovi (come gi\u00e0 avviene oggi) ed esistenti. L\u2019attuale meccanismo di formazione dei prezzi assegna rendite a molti interessi consolidati.<\/p>\n\n\n\n<p>As we press ahead with decarbonisation, the transition must also be flexible and pragmatic. La Commissione ha allentato alcuni dei requisiti di rendicontazione pi\u00f9 gravosi attraverso l\u2019Omnibus sulla sostenibilit\u00e0. Ma in alcuni settori, come quello automobilistico, gli obiettivi si basano su ipotesi che non sono pi\u00f9 valide.<\/p>\n\n\n\n<p>La scadenza del 2035 per le emissioni zero allo scarico era pensata per innescare un circolo virtuoso: obiettivi chiari avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, ampliato il mercato interno, spronato l\u2019innovazione in Europa e reso i modelli elettrici pi\u00f9 economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Si prevedeva che le industrie adiacenti (batterie, semiconduttori) si sarebbero sviluppate in parallelo, sostenute da politiche industriali mirate. Ma ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto. L\u2019installazione dei punti di ricarica deve accelerare di 3-4 volte nei prossimi cinque anni per raggiungere una copertura adeguata. Il mercato dei veicoli elettrici \u00e8 cresciuto pi\u00f9 lentamente del previsto. L\u2019innovazione europea \u00e8 rimasta indietro, i modelli restano costosi e la politica delle catene di fornitura \u00e8 frammentata.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto, il parco auto europeo di 250 milioni di veicoli sta invecchiando e le emissioni di CO\u2082 sono calate appena negli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, attenersi rigidamente all\u2019obiettivo del 2035 potrebbe rivelarsi irrealizzabile\u2014e rischia di consegnare quote di mercato ad altri, soprattutto alla Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Come suggerito nel rapporto, la prossima revisione del regolamento sulle emissioni di CO\u2082 dovrebbe seguire un approccio tecnologicamente neutrale e fare il punto sugli sviluppi di mercato e tecnologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve anche un approccio integrato per il potenziamento dei veicoli elettrici, che copra le catene di fornitura, le esigenze infrastrutturali e le potenzialit\u00e0 dei carburanti a zero emissioni di carbonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei prossimi mesi, il settore automobilistico metter\u00e0 alla prova la capacit\u00e0 dell\u2019Europa di allineare regolamentazione, infrastrutture e sviluppo delle catene di fornitura in una strategia coerente per un\u2019industria che \u2012 non dimentichiamolo \u2012 impiega oltre 13 milioni di persone lungo l\u2019intera catena del valore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto invitava a utilizzare in modo attivo la politica industriale, per ridurre le dipendenze e difendersi dalla concorrenza sostenuta dagli Stati.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca, erano state sollevate preoccupazioni su nazionalismo economico, protezionismo e sul rischio che l\u2019Europa potesse abbandonare le regole globali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019ultimo anno ha mostrato chiaramente che operiamo in un mondo diverso. La linea di confine tra economia e sicurezza \u00e8 sempre pi\u00f9 sfumata. Gli Stati utilizzano ogni strumento a loro disposizione per promuovere i propri interessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Finora, la risposta europea \u00e8 caduta in due trappole: sforzi nazionali non coordinati, o cieca fiducia che le forze di mercato costruiranno nuovi settori.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima non potr\u00e0 mai garantire la scala necessaria. La seconda \u00e8 impossibile quando altri distorcono i mercati e inclinano il campo di gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo invece costruire la capacit\u00e0 di difenderci e resistere alle pressioni nei punti di strozzatura chiave: difesa, industria pesante e tecnologie che plasmeranno il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre leve possono darci la scala e l\u2019intensit\u00e0 necessarie:<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 un nn nuovo approccio al coordinamento degli aiuti di Stato. In pratica, gli aiuti di Stato spesso agiscono come protezionismo, bloccando l\u2019attivit\u00e0 entro i confini invece di costruire industrie europee competitive a livello globale. Le ricerche del FMI mostrano che gli aiuti in un Paese spesso avvengono a spese della crescita nei Paesi vicini.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa dispone di strumenti di coordinamento, come i Progetti Importanti di Interesse Comune Europeo (IPCEI), che possono concentrare il sostegno e ridurre questi effetti collaterali. Eppure, nel 2023, i Paesi UE hanno speso quasi 190 miliardi di euro in aiuti di Stato, cinque volte pi\u00f9 di quanto sia stato destinato agli IPCEI dal 2018.<\/p>\n\n\n\n<p>Usati in modo strategico, gli IPCEI potrebbero aiutare l\u2019Europa a raggiungere la scala in settori come le tecnologie nucleari innovative (ad esempio i reattori modulari di piccola taglia) o nella catena di fornitura automobilistica per veicoli a zero e basse emissioni a prezzi accessibili. La Commissione sta adottando misure per rendere tali progetti pi\u00f9 attraenti e accessibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il modello IPCEI \u00e8 ancora essenzialmente nazionale nella progettazione e nel finanziamento. Questo crea un limite intrinseco rispetto ai nostri concorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo l\u2019IPCEI europeo sui semiconduttori approvato nel 2023: mobilita 8 miliardi di euro di fondi pubblici, distribuiti tra 14 Stati membri, 68 progetti e 56 aziende. L\u2019obiettivo generale \u2012raggiungere una quota del 20% nella produzione globale di semiconduttori entro il 2030 \u2012 \u00e8 gi\u00e0 stato definito dalla Corte dei Conti europea come \u201cmolto improbabile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Al confronto, il Giappone, con Rapidus, mostra un approccio diverso: creato nel 2022, canalizza 12 miliardi di dollari di sostegno pubblico, nonostante l\u2019economia pi\u00f9 piccola, verso un unico grande leader nei chip avanzati. \u00c8 focalizzato su un obiettivo chiaro, sostenuto da grandi aziende come investitori e clienti di riferimento. E si muove molto pi\u00f9 velocemente, puntando alla produzione di massa entro il 2027.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa dovrebbe imparare da questo modello concentrato ed estenderlo ad altre tecnologie avanzate\u2014combinando investimenti pubblici e privati per innovazione dirompente e progetti industriali su larga scala.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda leva \u00e8 rappresentata dagli appalti pubblici. Gli aiuti di Stato non possono costruire nuova offerta di tecnologie critiche senza una domanda europea corrispondente. La regolamentazione pu\u00f2 aiutare rimuovendo le barriere all\u2019adozione, ma gli appalti sono lo strumento pi\u00f9 potente per creare mercati.<\/p>\n\n\n\n<p>Funziona in due modi. Primo: con appalti pubblici pari al 16% del PIL dell\u2019UE, destinare anche una piccola quota alle industrie europee creerebbe una domanda stabile per l\u2019innovazione e rafforzerebbe i settori strategici.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo: nei settori in cui la scala \u00e8 un fattore decisivo, regole armonizzate possono guidare la standardizzazione e sostenere cicli di investimento lunghi e ad alta intensit\u00e0 di capitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potenziale \u00e8 chiaro in molti settori: riservare una quota UE negli appalti per chip destinati alla difesa; sostenere il cloud europeo e l\u2019IA verticale; o fissare quote per prodotti clean-tech come acciaio e alluminio verdi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono iniziati i lavori su regole preferenziali per gli appalti pubblici a livello UE, anche se i dettagli sono ancora incerti. Ma il successo dipender\u00e0 dall\u2019armonizzazione tra gli Stati membri. Senza di essa, gli appalti, come gli aiuti di Stato, rischiano di scivolare nel protezionismo nazionale e di non garantire la scala necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza leva \u00e8 rappresentata dalle politiche della concorrenza. Qui sostanzialmente ripeter\u00f2 quel che ha gi\u00e0 detto la Presidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella difesa e nello spazio, e nelle tecnologie dual-use che li sostengono, le dinamiche di mercato sono molto diverse dai mercati consumer. Qui, la consolidazione non \u00e8 necessariamente una minaccia per i consumatori. Pu\u00f2 essere un modo per ridurre la duplicazione della R&amp;S, abbassare i costi, accelerare l\u2019innovazione e concentrare i budget di approvvigionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>I concorrenti negli Stati Uniti e in Asia beneficiano non solo del sostegno statale e di vasti mercati di approvvigionamento, ma anche della consolidazione in questi settori. L\u2019Europa, invece, resta divisa tra pi\u00f9 campioni nazionali e basi industriali sovrapposte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa dovrebbe essere in grado di proteggere la concorrenza pur promuovendo il consolidamento e l\u2019innovazione. \u00c8 in corso una revisione delle linee guida sulle fusioni, ma l\u2019industria non pu\u00f2 aspettare fino al 2027 \u2012 questa scadenza, tra l\u2019altro, \u00e8 coerente con la procedura inizialmente scelta. Resilienza e innovazione devono essere integrate nella politica di concorrenza ora. Al minimo, dovrebbe essere istituito immediatamente un processo accelerato.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda successiva \u00e8: come aumentare la velocit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>In alcune aree, l\u2019UE pu\u00f2 fare di pi\u00f9 con i poteri che gi\u00e0 possiede. La regolamentazione \u00e8 il campo in cui l\u2019Unione pu\u00f2 agire pi\u00f9 rapidamente e in modo pi\u00f9 deciso. L\u2019Europa si \u00e8 a lungo definita una potenza normativa, ora deve dimostrare di sapersi adattare a un panorama tecnologico in rapida evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre aree, sono necessarie riforme pi\u00f9 profonde: delle competenze, dei processi decisionali e del finanziamento. In ultima analisi, in alcuni ambiti cruciali, l\u2019Europa deve iniziare ad agire meno come una confederazione e pi\u00f9 come una federazione. Ma tali riforme richiederanno tempo, un tempo che potremmo non avere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, i progressi potrebbero dipendere da coalizioni di Stati volenterosi, attraverso meccanismi come la cooperazione rafforzata. Anche senza modifiche ai trattati, l\u2019Europa potrebbe gi\u00e0 andare molto oltre concentrando i progetti e mettendo in comune le risorse.<\/p>\n\n\n\n<p>Se riusciremo a concentrare i nostri sforzi in questo modo, il passo logico successivo sar\u00e0 considerare debito comune per progetti comuni, a livello UE o tra una coalizione di Stati membri, per amplificare i benefici del coordinamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019emissione congiunta non espanderebbe magicamente lo spazio fiscale. Ma consentirebbe all\u2019Europa di finanziare progetti pi\u00f9 grandi in aree che aumentano la produttivit\u00e0 \u2012 innovazione dirompente, tecnologie su scala, R&amp;S per la difesa o reti energetiche \u2012 dove la spesa nazionale frammentata non pu\u00f2 pi\u00f9 bastare.<\/p>\n\n\n\n<p>Aumentando la produzione pi\u00f9 rapidamente dei costi di interesse, tali progetti ripristinerebbero gradualmente lo spazio fiscale e renderebbero pi\u00f9 facile finanziare esigenze di investimento pi\u00f9 ampie. Il rapporto stimava che anche un modesto aumento del 2% della produttivit\u00e0 totale dei fattori in un decennio potrebbe ridurre di un terzo l\u2019onere delle finanze pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>E se abbattiamo le barriere nel mercato unico e consentiamo alle imprese di crescere pi\u00f9 rapidamente, accelereremo anche lo sviluppo dei mercati dei capitali europei. Questi possono aiutare a finanziare la quota privata delle esigenze di investimento.<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, pi\u00f9 spingiamo le riforme \u2013 e questo \u00e8 un punto che ho sollevato a pi\u00f9 riprese anche in passato \u2012, pi\u00f9 il capitale privato interverr\u00e0\u2014e meno denaro pubblico sar\u00e0 necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, questo percorso infranger\u00e0 tab\u00f9 di lunga data. Ma il resto del mondo ha gi\u00e0 infranto i propri. Per la sopravvivenza dell\u2019Europa, dobbiamo fare ci\u00f2 che non \u00e8 mai stato fatto prima e rifiutarci di essere frenati da limiti autoimposti.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, dobbiamo andare oltre le strategie generali e le tempistiche dilazionate. Servono date concrete e risultati misurabili, e dobbiamo essere chiamati a risponderne. Le scadenze devono essere abbastanza ambiziose da richiedere vera concentrazione e sforzo collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 stata la formula alla base dei progetti europei di maggior successo, il Mercato Unico e l\u2019euro. Entrambi sono andati avanti attraverso fasi chiare, traguardi fermi e un impegno politico costante.<\/p>\n\n\n\n<p>E concludo sulle stesse linee di Ursula: i cittadini europei chiedono che i loro leader alzino lo sguardo verso il destino comune europeo e comprendano la portata della sfida. Solo l\u2019unit\u00e0 d\u2019intenti e l\u2019urgenza della risposta dimostreranno che sono pronti ad affrontare tempi straordinari con azioni straordinarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un anno dopo la pubblicazione del suo rapporto, Mario Draghi ha parlato davanti alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.<\/p>\n<p>Lo pubblichiamo nella traduzione italiana.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":38437,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-speeches.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2265],"tags":[],"staff":[],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-38435","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rapporto-draghi-un-dibattito-europeo","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Mario Draghi a Bruxelles un anno dopo : discorso integrale - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/09\/16\/mario-draghi-a-bruxelles-un-anno-dopo-discorso-integrale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Mario Draghi a Bruxelles un anno dopo : discorso integrale - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Un anno dopo la pubblicazione del suo rapporto, Mario Draghi ha parlato davanti alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.  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