{"id":3790,"date":"2022-03-15T12:42:07","date_gmt":"2022-03-15T12:42:07","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=3790"},"modified":"2022-03-15T13:20:57","modified_gmt":"2022-03-15T13:20:57","slug":"una-nuova-nebbia-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/03\/15\/una-nuova-nebbia-di-guerra\/","title":{"rendered":"Una nuova nebbia di guerra"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cambio di paradigma<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Qualche mese fa su queste colonne ho cercato di descrivere <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/08\/30\/il-nuovo-volto-del-potere\/\">il nuovo volto del potere politico<\/a> dopo gli effetti della pandemia di Covid-19. Su quella analisi oggi si innesta il nuovo disordine mondiale, inveratosi in forma militare, prodotto dal conflitto tra Russia e Ucraina. Non si tratta di una guerra come quelle che abbiamo vissuto negli ultimi trent\u2019anni: non \u00e8 una guerra civile; non \u00e8 una guerra terroristica; non \u00e8 mossa da o verso Stati falliti e precari; ma \u00e8 una guerra nel cuore dell\u2019Europa tra due paesi sovrani. O, meglio, \u00e8 un\u2019invasione russa <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/02\/22\/le-viol-de-lukraine\/\">motivata da obiettivi imperialistici,<\/a> di potenza e di sicurezza. Il luogo della guerra, alle soglie dei confini dell\u2019Unione Europea, ed il tempo, dopo una lunga pandemia e impetuosi cambiamenti economici, sociali e tecnologici, rendono lo spettro del suo impatto particolarmente ampio anche se oggi <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/03\/13\/dix-septieme-jour-etat-des-forces-et-perspectives\/\">non ne conosciamo l\u2019esito<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paradigma economico \u00e8 mutato in modo inesorabile negli ultimi due anni, consumando definitivamente un assetto che si era stabilito nel corso degli anni Novanta e che ha iniziato il proprio processo di deterioramento gi\u00e0 a partire dalla crisi economica del 2008. In tutto l\u2019Occidente, politiche espansive dei governi e delle banche centrali sono tornate alla ribalta. Una tendenza iniziata con la risposta americana, e obamiana, alla crisi del 2008 e arrivata in Europa soltanto con il <em>whatever it takes <\/em>dell\u2019allora governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. La pandemia ha accelerato questo processo di svolta, in Europa con il varo del PNRR e la sospensione del patto di stabilit\u00e0 e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/07\/21\/dopo-la-pandemia-il-neo-statalismo-prende-il-posto-del-neo-liberismo\/\">negli Stati Uniti con un massiccio piano di stimoli fiscali voluto dall\u2019amministrazione Biden.<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il mondo \u00e8 entrato lentamente e di soppiatto in una nuova guerra fredda<\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo cambio di paradigma sfrutta la necessit\u00e0 di rispondere alla pandemia e alle sue chiusure, ma s\u2019inserisce anche in un contesto mutato della politica internazionale. Il mondo \u00e8 entrato lentamente e di soppiatto in una nuova guerra fredda. Politiche protezioniste americane inaugurate da Obama sono proseguite con maggior vigore durante la travagliata presidenza di Donald Trump. Esse sono dovute, in particolare modo, alla necessit\u00e0 di fronteggiare lo sviluppo della potenza economica e tecnologica cinese da un lato e a quella di fornire una risposta alle pressioni interne derivanti dalla de-industrializzazione. Tentativi di <em>reshoring<\/em>, cio\u00e8 di rimpatrio della produzione sul suolo americano, sono oramai in corso da un quinquennio. Su questo c\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 evidente tra amministrazioni di colore diverse. Ad esse si accompagnano un maggior controllo degli investimenti esteri sul suolo americano, politiche di protezione dell\u2019arsenale tecnologico e digitale della prima potenza occidentale.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22660692_000005-1340x893-1.jpeg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1340\"\n        data-pswp-height=\"893\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22660692_000005-1340x893-1-330x220.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22660692_000005-1340x893-1-690x460.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22660692_000005-1340x893-1.jpeg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22660692_000005-1340x893-1-125x83.jpeg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 AP Photo\/Vadim Ghirda<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una nuova guerra fredda<\/h3>\n\n\n\n<p>Questa postura anti-cinese degli Stati Uniti ha prodotto riflessi anche nel campo europeo, basti pensare anche qui al controllo degli investimenti con le <em>golden rule<\/em> e al controllo sull\u2019approvvigionamento di tecnologie e sistemi di difesa. Dunque, lo Stato, in tutto l\u2019Occidente, si \u00e8 mostrato maggiormente interventista in tre aree: monetaria ed economica per rilanciare la crescita; sicurezza, per controllare la scalata dell\u2019influenza cinese; welfare, al fine di ammorbidire un\u2019opinione pubblica sfiancata dalla stagnazione socio-economica e sedotta negli ultimi anni dalle sirene populiste, anti-establishment e nazionaliste. In Europa, ci\u00f2 ha determinato un rafforzamento delle istituzioni dell\u2019Unione Europea che hanno guadagnato una maggiore centralizzazione sul piano economico e delle politiche pubbliche. Bruxelles pianifica e controlla di pi\u00f9 rispetto al passato. Il pacchetto del <em>Next Generation E<\/em>U nasce per necessit\u00e0 economica e sociale di fronte allo shock pandemico, ma rappresenta anche l\u2019opportunit\u00e0 per un balzo in avanti a-simmetrico, poich\u00e9 non politico-costituzionale ma economico-funzionale, di un processo di integrazione che si era arenato negli ultimi anni. In questa dinamica si \u00e8 innestato un paradosso: l\u2019<em>establishment <\/em>europeo si \u00e8 appropriato di soluzioni che fino a qualche anno fa appartenevano a partiti di protesta ed intellettuali fuori dal <em>mainstream<\/em> oppure a correnti minoritarie delle grandi formazioni di governo centriste. Un cambiamento di rotta che ha permesso ai partiti moderati, spesso rinnovati nelle leadership e nella forma, basti pensare a Macron o ai verdi tedeschi, di mantenere l\u2019ordine politico e piegare le pulsioni anti-europeiste. Oggi, dunque, i paesi europei sono maggiormente interdipendenti, ma all\u2019interno di una cornice economica e culturale differente. Anche se i due poli opposti faticano ad ammetterlo si \u00e8 di fatto giunti ad una integrazione tra europeismo e sovranismo, soprattutto nei paesi dell\u2019eurozona. Un compromesso necessario tra alto e basso per la sopravvivenza dell\u2019Unione e della classe dirigente europea. Nessuno oggi pu\u00f2 con seriet\u00e0 pensare disconnettersi dal sistema o rendersi totalmente indipendente dagli altri paesi europei, ma al tempo stesso elementi di sovranit\u00e0 sono necessari per affrontare incertezze economiche e insicurezze globali. Ci\u00f2 ha delle implicazioni anche su altri fronti globali, come ad esempio quello della lotta al cambiamento climatico. \u00c8 oramai chiaro che la transizione ecologica non potr\u00e0 procedere ai ritmi immaginati dai governi occidentali, ma che servir\u00e0 una maggiore gradualit\u00e0 nel disegnare e attuare politiche green. Se le energie pulite continueranno ad essere finanziate, forme di pianificazione e regolazione troppo aggressive sembrano destinate ad essere riposte nel cassetto. I rischi di approvvigionamento, la crisi energetica, l\u2019inflazione, la potenziale disoccupazione in alcuni settori industriali a causa delle politiche verdi e ora la guerra costringono l\u2019ideologia ambientalista ad un <em>redde rationem<\/em> con la realt\u00e0 presente. Al tempo stesso \u00e8 anche vero che le nuove fonti energetiche sono funzionali ad un disegno di emancipazione dei paesi europei da fornitori esterni di gas e petrolio, propedeutiche ad un salto in avanti dell\u2019autonomia energetica europea. Serviranno anni di ricerca e investimenti, ma lo sviluppo di nuove tecnologie verdi rester\u00e0 una priorit\u00e0 in ottica strategica prima che etica. L\u2019eccessiva dipendenza dalla Russia e dall\u2019instabile contesto medio-orientale non potr\u00e0 che essere assottigliata attraverso una graduale transizione verde e dal ripristino dell\u2019energia nucleare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019<em>establishment<\/em> europeo si \u00e8 appropriato di soluzioni che fino a qualche anno fa appartenevano a partiti di protesta ed intellettuali fuori dal <em>mainstream<\/em><\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sul piano interno, gli Stati sono stati costretti ad una regolazione minuziosa e penetrante per fronteggiare la pandemia. Restrizioni, obblighi e nuovi poteri e istituzioni sono stati legittimati facendo leva sulla <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/03\/13\/hobbes-coronavirus\/\">paura della malattia<\/a>. Tanto l\u2019opinione pubblica quanto il potere politico istituzionalizzato sembrano quindi gi\u00e0 preparati per sopportare uno shock securitario legato al deterioramento delle relazioni internazionali. La pandemia ha mostrato quali meccanismi di delegittimazione politica possono scattare di fronte all\u2019emergenza, come il discredito dei rappresentanti no-vax e una convergenza al centro per la gestione dell\u2019emergenza con lo smussarsi delle ali estreme. Se si guarda ai paesi europei, un evento di enorme impatto come la pandemia non sembra aver pi\u00f9 di tanto indebolito i governi che erano in carica o le coalizioni sottostanti. In alcuni casi, al contrario, i governanti si sono rafforzati. Anche in Italia, dove c\u2019\u00e8 stato un cambio di governo, si \u00e8 formata con relativa facilit\u00e0 e tranquillit\u00e0 una nuova maggioranza intorno a Draghi e questo governo ha operato con un generalizzato sostegno nelle forze politiche e nella popolazione. In generale, insomma, l\u2019emergenza ha, almeno fino a questo momento, generato stabilit\u00e0 e cristallizzato gli equilibri. La guerra in Ucraina pu\u00f2 potenzialmente contribuire a rafforzare questa tendenza, a meno che le sue spinte deflagratici non diventino tali da scatenare un conflitto mondiale nel medio periodo. Un\u2019altra emergenza, ben pi\u00f9 pericolosa della pandemia, spinger\u00e0 i governi ad un\u2019ulteriore centralizzazione e ad una rafforzata cooperazione internazionale con integrazione ulteriore delle istituzioni comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente nel caso europeo, ad esempio, che il <em>Next Generation EU<\/em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/03\/07\/dopo-lucraina-serve-un-nuovo-piano-di-ripresa-una-conversazione-con-pascal-lamy\/\"> non potr\u00e0 che essere il punto di partenza<\/a> di nuove politiche espansive e che il ritorno alla disciplina di bilancio \u00e8 sostanzialmente impraticabile.&nbsp;Si dovr\u00e0 trovare un compromesso accettabile tra i fautori dell\u2019austerit\u00e0, ancora influenti nell\u2019<em>establishment <\/em>tedesco e nei paesi settentrionali, e chi vorrebbe maggiore spesa pubblica a fronte di debiti pubblici in aumento costante. \u00c8 probabile che il punto di caduta possa essere uno scorporo degli investimenti in transizione ecologica, difesa e infrastrutture strategiche dalla tradizionale disciplina bilancio. Una politica economica, insomma, che s\u2019inserisce in un nuovo contesto globale in cui si modificano costantemente i poteri coinvolti. Il conflitto ucraino pone infatti le basi per una nuova militarizzazione dell\u2019Europa di fronte al ritorno della guerra nel continente dopo decenni di pace. Il potere militare era stato relegato in un angolo della mente europea, rimpiazzato da quello politico, amministrativo ed economico, ma oggi torna a far parte dell\u2019architettura di potere del continente. Le implicazioni socio-politiche saranno rilevanti: alla paura della pandemia si passa a quella della guerra. La domanda di sicurezza e di controllo verso la politica da parte dell\u2019opinione pubblica \u00e8 verosimilmente destinata a crescere e di conseguenza la richiesta di ricostruire uno \u201cStato protettore\u201d. Molto dipender\u00e0 dalle forme di questa ri-militarizzazione, se avverr\u00e0 cio\u00e8 interamente all\u2019ombra della NATO, o se, invece, assumer\u00e0 una forma autonoma europea con un grado di coordinamento e integrazione tra eserciti che oggi \u00e8 ancora tutto da pianificare. In ogni caso sembra di essere ad un punto di svolta e la gestione di questa transizione militare sar\u00e0 fondamentale per i destini europei. Una ri-militarizzazione nazionale, cui segue il perseguimento degli interessi sovrani, pu\u00f2 determinare spinte disgregatrici dell\u2019ordine europeo. Al contrario un rinsaldarsi della partnership euro-atlantica, con una maggiore autonomia militare europea attraverso forme di coordinamento sovranazionale, potr\u00e0 integrare e connettere meglio la sicurezza e la difesa del continente e del blocco occidentale. Il culmine del processo di istituzionalizzazione delle aggregazioni politiche risiede da sempre nella creazione dell\u2019esercito e della sua burocrazia. Soltanto ci\u00f2 fornisce la possibilit\u00e0 di continuare la politica con altri mezzi. L\u2019Europa non \u00e8 riuscita a crearli perch\u00e9 fino a oggi ha ucciso la politica. Senza politica non esiste minaccia della guerra e senza capacit\u00e0 di minacciare la guerra non esiste l\u2019Europa come soggetto delle relazioni internazionali. Di fronte alla paura del nemico, belligerante sui confini dell\u2019Unione, sembra potersi aprire una nuova finestra di opportunit\u00e0 per l\u2019avvio di un processo costituzionale europeo che superi il mito funzionalista ed economicista oggi prevalente e proietti l\u2019Unione verso un futuro pi\u00f9 intensamente politico, pur nelle sue forme istituzionali peculiari. Dalla ricostituzione politica del potere militare passa il futuro del continente nel sistema di potere globale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Senza politica non esiste minaccia della guerra e senza capacit\u00e0 di minacciare la guerra non esiste l\u2019Europa come soggetto delle relazioni internazionali.<\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Di fronte alla crisi ucraina la disciplina politica interna agli Stati, inoltre, si intensificher\u00e0: per partiti o leader politici di simpatie filo-russe, filo-cinesi o NATO-scettiche sar\u00e0 pi\u00f9 difficile arrivare al governo, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza. Le \u00e9lite politiche moderate, europeiste e atlantiste \u2013 coadiuvate da quelle economiche, finanziarie e amministrative \u2013 tenderanno ad essere pi\u00f9 unite, attratte da una forza centripeta. Gli spazi del pluralismo quasi inevitabilmente si stringeranno, almeno fino a quando ci sar\u00e0 un nemico minaccioso vicino ai paesi europei. Gli stati sembrano gi\u00e0 attrezzati per entrare in assetto semi-bellico. La storia mostra come la guerra reclami pi\u00f9 esperti settoriali, specialisti, scienziati, manager al governo, una eventualit\u00e0 che si \u00e8 gi\u00e0 consolidata negli scorsi decenni e ancor di pi\u00f9 con l\u2019emergenza sanitaria. La maggior spesa militare, la crescita dell\u2019allerta dell\u2019intelligence, forme di controllo economico pi\u00f9 stringente, un ruolo sempre pi\u00f9 decisivo delle banche centrali richiederanno ulteriori dosi di tecnocrazia. I confini tra pubblico e privato diverranno pi\u00f9 sfumati, con un <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/11\/10\/capitalisme-politique\/\">capitalismo politico rafforzato<\/a> che negli ultimi anni si \u00e8 gi\u00e0 manifestato nelle principali potenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano globale, l\u2019accorciamento delle <em>supply chain<\/em> e le difficolt\u00e0 nell\u2019approvvigionamento delle materie prime dovute alla crescita della domanda e alle tensioni geopolitiche costringeranno le economie nazionali a ridurre il proprio raggio d\u2019azione. Un raggio non pi\u00f9 completamente globale, ma regionale. Ci saranno settori che, soprattutto in Europa, saranno destinati a soffrire, ridursi o trasformarsi. L\u2019approvvigionamento energetico verr\u00e0 progressivamente diversificato ma per farlo ci sar\u00e0 bisogno del sostegno dello Stato. Il mondo sar\u00e0 maggiormente ridotto in blocchi, aggregazioni regionali sovranazionali, appunto, mentre alcuni Stati autoritari (come Russia e Cina) vireranno verso forme semi-autarchiche. Ci\u00f2 non significa un\u2019automatica contrapposizione politica ed economica in blocchi tra democrazie liberali e autoritarismi \u2013 poich\u00e9 nel mezzo ci sono molte forme ibride e posizioni geopolitiche specifiche \u2013 ma \u00e8 possibile che l\u2019ordine globale si strutturi secondo criteri pi\u00f9 imperialistici con un\u2019aspra contesa nelle aree di cesura e dalla debole istituzionalizzazione.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22659807_000001-1340x893-1.jpeg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1340\"\n        data-pswp-height=\"893\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22659807_000001-1340x893-1-330x220.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22659807_000001-1340x893-1-690x460.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22659807_000001-1340x893-1.jpeg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/03\/SIPA_AP22659807_000001-1340x893-1-125x83.jpeg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 AP Photo\/Rodrigo Abd<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nemico attivo, nemico passivo<\/h3>\n\n\n\n<p>La consunzione definitiva dei rapporti con la Russia dell\u2019Occidente, e la sua definitiva svolta verso una politica di potenza imperialista aggressiva verso l\u2019Europa, incasella questa nazione nel campo del nemico attivo. Ci\u00f2 significa che il modello politico putiniano, fondato su un autoritarismo centralizzato percepito come conservatore da Occidente, difficilmente potr\u00e0 pi\u00f9 fungere da palese ispirazione a partiti e movimenti culturali europei. La fascinazione per un modello trasformatosi apertamente in nemico \u00e8 destinata ad affievolirsi e a sbarrare la strada ai tentativi di legittimazione del sistema russo entro i sistemi politici europei. Le leve d\u2019influenza putiniane subiranno una battuta d\u2019arresto. Non resta quindi che un solo modello alternativo potente alla democrazia liberale occidentale che \u00e8 l\u2019autoritarismo capitalista cinese. Il rapporto con la Cina \u00e8 destinato a fare discutere ancora poich\u00e9 oggi il regime di Pechino \u2013 al contrario della Russia di Putin &#8211; riveste il ruolo di nemico passivo. Alcune frange dell\u2019establishment intellettuale e politico continueranno a guardare con interesse all\u2019unico modello alternativo alla democrazia liberale, che vuole porsi agli occhi occidentali come roccaforte della meritocrazia, del progresso tecnologico e del successo economico nascondendo la sua struttura totalitaria. Almeno sino a quando non ci sar\u00e0 una tensione militare esplicita con l\u2019Occidente, pontieri con Pechino ed estimatori del suo modello organizzativo-decisionale continueranno ad essere presenti nei nostri paesi con l\u2019obiettivo di sottolineare la moderazione e la razionalit\u00e0 del regime cinese per accrescerne il <em>soft power<\/em>. Non mancheranno, insomma, pezzi del sistema occidentale che si dedicheranno a fare intelligenza, come succede oramai da anni, con un nemico per ora freddo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il rapporto con la Cina \u00e8 destinato a fare discutere ancora poich\u00e9 oggi il regime di Pechino \u2013 al contrario della Russia di Putin &#8211; riveste il ruolo di nemico passivo<\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Da ultimo ci sono i segni di un cambiamento culturale. Un certo realismo dovrebbe tornare a prevalere sul liberalismo internazionalista. La guerra squarcia la possibilit\u00e0 di regolare il mondo con il diritto e l\u2019economia. La legge \u00e8 un\u2019invenzione dell\u2019umanit\u00e0 per frenare il forte e tutelare il debole, ma la storia la sovverte di continuo. Al tempo stesso la politica non pu\u00f2 ridursi a meccanica economica, pena l\u2019illusione di vedere un mondo piatto e raziocinante in superficie sottovalutando il magma impetuoso dei suoi abissi.&nbsp;Il disordine e le tragedie prosperano quando viene meno la politica internazionale fondata sull\u2019arte della diplomazia, che stabilisce come si organizzano gli spazi geopolitici del pianeta tra attori istituzionalizzati. \u00c8 ora di chiudere il tempo dei trattati che, come quello di Minsk dimostra, hanno impatto limitato o nullo. Sar\u00e0 opportuno tornare presto a quel sistema di pensiero neo-westfaliano, e alla sua conseguente prassi, immaginato da Henry Kissinger e dimenticato negli ultimi due decenni di politica internazionale, dove si \u00e8 preferito distruggere la solidit\u00e0 istituzionale di alcune realt\u00e0 a favore di una spinta ideale disgregatrice incapace di produrre <em>state-building <\/em>e quindi possibilit\u00e0 di ordine. Solo la politica, attraverso la diplomazia, pu\u00f2 essere il preludio, o meglio la condicio sine qua non, per siglare accordi militari, economici, spaziali duraturi tra entit\u00e0 istituzionali solide. Ci\u00f2 vale a maggior ragione in un sistema caratterizzato sempre di pi\u00f9 da spinte neo-imperiali in cui \u00e8 opportuno segnare confini e cuscinetti tra zolle tettoniche geopolitiche per preservare la pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Pare avviarsi dunque alla conclusione definitiva la stagione di una cultura ottimistica, saldatasi negli anni Novanta, che ha creduto in meccanismi automatici impolitici e apolitici come garanzia nella produzione di progresso, ordine e sicurezza. Termini e concetti come difesa, confini, deterrenza, sicurezza, interesse nazionale, alleanze militari torneranno ad animare le nostre notti. \u00c8 un mondo nuovo: pi\u00f9 solido e duro all\u2019interno, pi\u00f9 aggressivo e bellicoso all\u2019esterno. Almeno fino a quando la prossima crisi non ne scuoter\u00e0 ulteriormente l\u2019essenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina ci avvicina alla fine di un mondo, e ci allontana dalla fine dell&#8217;interregno. 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