{"id":36949,"date":"2025-08-08T20:52:00","date_gmt":"2025-08-08T18:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=36949"},"modified":"2025-08-08T20:52:23","modified_gmt":"2025-08-08T18:52:23","slug":"trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/","title":{"rendered":"Trump, Gaza e la battaglia per l&#8217;autonomia repubblicana dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u2019ora pi\u00f9 buia del progetto europeo: lo hanno detto in molti, commentando l\u2019accordo sui dazi proclamato il 27 luglio da Ursula von der Leyen e Donald Trump. Ma due rintocchi hanno segnato quell\u2019ora, non uno solo. Il primo, suonato il 15 luglio, fu la decisione dell\u2019Unione europea di non opporre alcuna contromisura alla condotta di Israele a Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che unisce queste due scelte \u00e8 il cedimento alle pretese di Washington, pi\u00f9 visibile nella prima e che nella seconda. Ci torner\u00f2. Ne traspare una politica la cui arrendevolezza non ha precedenti, quantomeno dalla fine della Guerra Fredda: una politica che minaccia non solo il progetto europeo, che presuppone e persegue l\u2019autonomia politica, ma l\u2019idea stessa di governo repubblicano. L\u2019idea, per come la descrisse il classicista e dirigente della resistenza francese Jean-Pierre Vernant, parlando della \u00abnascita del politico\u00bb in et\u00e0 antica, che il potere deve essere collocato al centro della <em>polis<\/em>: a eguale distanza da ogni cittadino, visibile, e soggetto al loro eguale ed efficace controllo&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-1-36949' title='J.-P. Vernant, \u201cNaissance du politique\u201d, in &lt;em&gt;La Travers\u00e9e des fronti\u00e8res&lt;\/em&gt;, Paris, Seuil, 2004, pp. 251\u201371. Sull\u2019ideale repubblicano rinvio, su questa rivista, alla mia&lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2024\/06\/20\/quest-ce-que-le-republicanisme-une-conversation-avec-philip-pettit\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt; conversazione con Philip Pettit&lt;\/a&gt;.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Un\u2019idea tanto attraente quanto fragile e rara nella storia: per fare l\u2019esempio della penisola dove vivo, essa prevalse solo durante un tratto della vita della Roma repubblicana e dei comuni medievali, nelle superstiti repubbliche di Genova, Lucca e Venezia, e dopo il 1945, infine congiunta al moderno principio di uguaglianza. Sosterr\u00f2 che \u00e8 anche questo che rischiamo di perdere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un bivio<\/h2>\n\n\n\n<p>Lo sfondo \u00e8 noto. Da anni Russia e Cina variamente tentano di dividere le nazioni europee, talvolta con successo, per dominare singolarmente quelle che di volta in volta paiono utili ai loro disegni. Con la sua politica industriale imperiale, spinta da enormi investimenti alla frontiera tecnologica, Pechino prende di mira sia i nostri mercati sia i nostri esportatori. In parallelo alla sfida militare, col suo sostegno alle destre estreme e radicali Mosca aggredisce sia le democrazie costituzionali europee, indebolite da due decenni di crisi, sia la fragile architettura istituzionale dell\u2019Unione, minata da troppi diritti di veto e dalla disarmonia tra moneta, fisco e difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo tradizione, i governi europei hanno cercato protezione a Washington. Ma questa \u00e8 ora una potenza cesarista, almeno nelle intenzioni, altrettanto imperiale, e manifestamente inaffidabile. Piegarsi alle sue pretese, come \u00e8 avvenuto sui dazi e Gaza e prima ancora sul riarmo, significa rinunciare sia all\u2019autonomia sia all\u2019integrazione politica: disunite e sottomesse, le nazioni europee prima o poi scopriranno di essere diventate moneta di scambio nei negoziati tra potenze pi\u00f9 grandi. Questa politica \u00e8 reversibile, devo credere, ma pi\u00f9 a lungo proseguir\u00e0 pi\u00f9 sar\u00e0 difficile cambiare rotta. L\u2019alternativa pare secca e ravvicinata: unione o vassallaggio, autonomia o servaggio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Plausibili in astratto, ciascuno di questi argomenti \u00e8 travolto dall\u2019ovvia constatazione che l\u2019accordo \u00e8 una capitolazione.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Forse solo la reazione dei cittadini potr\u00e0 scuotere i troppi governi e dirigenti europei che hanno scelto la sottomissione. \u00c8 anche in questo che risiede l\u2019importanza delle scelte compiute a luglio sui dazi e su Gaza: perch\u00e9 entrambe sono impopolari, e capaci di suscitare indignazione politica e repulsione morale. Nelle mani di forze politiche abili questi sentimenti e moventi politici possono diffondersi e imporre una svolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre questo non \u00e8 uno shock asimmetrico. Davanti a quel bivio le nazioni europee sono in posizione analoga, se non identica, e ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per i loro elettorati. Una battaglia politica che facesse leva su quell\u2019indignazione potrebbe gradualmente prendere un respiro genuinamente europeo, e in essa potrebbe nascere quel demos europeo senza il quale un\u2019integrazione politica pi\u00f9 avanzata \u00e8 difficilmente immaginabile. Il bivio, insomma, pare decisivo anche per le opportunit\u00e0 che presenta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u00ab<em>Superior stabat lupus<\/em>\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p>Parto dall\u2019accordo sui dazi, sul quale non ho nulla da aggiungere a quanto hanno gi\u00e0 scritto<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/30\/leuropa-dopo-il-giorno-della-dipendenza\/\"> Dominique de Villepin<\/a>,<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/08\/01\/trump-et-lunion-le-prix-cache-dune-capitulation\/\"> Pascal Lamy<\/a> e<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/08\/06\/trump-europe-accord-malmstrom\/\"> Cecilia Malmstr\u00f6m<\/a> su questa rivista: dir\u00f2 quello che basta per inquietare chi non abbia avuto il tempo di riflettere un istante su di esso. Poi parler\u00f2 di Israele, e infine riunir\u00f2 i due discorsi nelle conclusioni che ho appena anticipato.<\/p>\n\n\n\n<p>Accettare dazi \u00e8 dannoso, naturalmente, ma esistono argomenti a difesa di questo accordo. Meglio di una guerra commerciale, hanno evidentemente calcolato quelle capitali \u2013 Berlino e Roma, maggiori esportatori negli Stati Uniti, ma anche Budapest, Dublino, Vienna e altri \u2013 che pare abbiano appoggiato o suggerito la linea della Commissione. Ed \u00e8 verosimile che anche questi dazi, come quelli del 2018, si ribalteranno largamente sul consumatore statunitense, spingendo l\u2019inflazione; congiunti al <em>Big Beautiful Bill<\/em> di Trump, inoltre, essi imprimeranno una nuova sterzata regressiva al sistema impositivo, e anche da questo lato contribuiranno a spargere scontento tra i suoi elettori nei ceti medi e bassi. Pi\u00f9 sommessamente, altri aggiungono che gli impegni contenuti nell\u2019accordo \u2013 investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, e l\u00ec acquistare anche pi\u00f9 energia fossile, per 750 miliardi, e pi\u00f9 armi \u2013 non sono realmente azionabili, e non paiono assunti sinceramente. Altri ancora allargano la prospettiva: compiacere Trump, dicono, e impegnarsi ad acquistare pi\u00f9 armi negli Stati Uniti rinsalder\u00e0 l\u2019impegno di Washington sia nella Nato sia nella difesa dell\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel medio termine questo accordo alza il costo di ogni futura virata autonomista dell\u2019Unione perch\u00e9 Washington sa che una capitolazione sar\u00e0 sempre possibile.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Plausibili in astratto, ciascuno di questi argomenti \u00e8 travolto dall\u2019ovvia constatazione che l\u2019accordo \u00e8 una capitolazione. Anzi un\u2019umiliazione, accuratamente inscenata: von der Leyen si \u00e8 presentata in una propriet\u00e0 scozzese di Trump per piegare il capo di fronte a lui, e non lo ha rialzato se non per difendere quel gesto coi suoi stessi falsi argomenti. Poi ha alzato il pollice per la foto di gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che ora, dopo che l\u2019Unione si \u00e8 piegata, e anzi ha promesso di accrescere la propria dipendenza militare da Washington, Trump si sentir\u00e0 ancora meno vincolato dall\u2019impegno di difesa collettiva che sta al cuore della Nato, e ancora pi\u00f9 libero di agire unilateralmente in Ucraina e altrove. \u00c8 altrettanto evidente che se i dazi nuocessero alla sua popolarit\u00e0, o se gli impegni di investimento e acquisto non fossero rispettati, egli non avrebbe remore a pretendere altro, e con pi\u00f9 forza, da una controparte cos\u00ec arrendevole&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-2-36949' title='Dopo che l\u2019ho scritta, questa frase ha avuto rapida conferma: il 5 agosto Trump ha &lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/08\/06\/trump-europe-accord-malmstrom\/&quot;&gt;minacciato&lt;\/a&gt; dazi al 35 per cento qualora l\u2019Unione non rispetti l\u2019impegno di investimento, definito \u00ab&lt;em&gt;600bn investment gift&lt;\/em&gt;\u00bb, e dazi fino al 250 per cento sui prodotti farmaceutici.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Del resto, potrebbe pretendere altro con qualsiasi pretesto e in qualsiasi momento&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-3-36949' title='Il governo italiano gli ha indirettamente dato un consiglio, quando non ha recisamente rigettato la richiesta di sussidi agli esportatori formulata da alcuni industriali: simili sussidi ridurrebbero i prezzi pagati dal consumatore statunitense, assorbendo parte dei dazi, e si risolverebbero in un trasferimento dai bilanci europei al bilancio federale statunitense: un tributo.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Come ho detto, nel medio termine questo accordo alza il costo di ogni futura virata autonomista dell\u2019Unione perch\u00e9 Washington sa che una capitolazione sar\u00e0 sempre possibile. Nel breve non assicura neppure la prevedibilit\u00e0 del regime degli scambi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Servit\u00f9 volontaria<\/h2>\n\n\n\n<p>Osservando questo esito della concentrazione di potere raccolta nelle mani della Presidente della Commissione, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/30\/di-fronte-a-trump-leuropa-raccoglie-conchiglie-una-conversazione-con-giuliano-da-empoli\/\">Giuliano da Empoli<\/a> ha pensato al passo di Svetonio sul potente esercito spedito a raccogliere conchiglie su una spiaggia.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>A me \u00e8 venuto in mente come Tacito, descrivendo la prima fase del principato di Tiberio, ci mostra come chi \u00e8 dominato non possa fare a meno di essere servile. L\u2019episodio pi\u00f9 risibile, non dissimile da von der Leyen che afferma compitamente la giustizia delle pretese della parte avversa, \u00e8 quello del senatore che propose di tributare a Tiberio onori maggiori di quelli che egli si attendesse, e, di fronte alla sua ritrosia, insistette invocando l\u2019interesse pubblico e protestando la propria indipendenza di giudizio. Una cos\u00ec agile capriola, commenta Tacito, era \u00abl\u2019unica forma di adulazione che non fosse ancora stata tentata\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-4-36949' title='&lt;em&gt;Annales&lt;\/em&gt;, I.8. Illuminante sul tema \u00e8 Q. Skinner, \u201cLiberty as Independence\u202f: The Making and Unmaking of a Political Ideal\u201d, &lt;em&gt;Cambridge, Cambridge University Press&lt;\/em&gt;, 2025, p. 23 &lt;em&gt;passim&lt;\/em&gt;.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019asimmetria di potere tra quel principe e quei senatori non \u00e8 pari al rapporto di forze tra gli Stati Uniti e l\u2019Unione. Tra i tanti possibili esempi, lo dimostrano i duelli ingaggiati in passato tra Bruxelles e Washington sull\u2019altro decisivo terreno che, come la politica commerciale, \u00e8 interamente rimesso alla competenza della Commissione: la politica di concorrenza, e in particolare le autorizzazioni alle fusioni tra imprese di rilievo globale e la repressione dei loro abusi di posizione dominante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la storia. L\u2019altro giorno mi \u00e8 saltato agli occhi un passo di Fernand Braudel sul Mediterraneo nella seconda met\u00e0 del Cinquecento, prima di Lepanto: di fronte all\u2019enorme spessore dell\u2019impero Ottomano, una potenza sapiente e ricca ma esile e senza veri alleati, Venezia, non cedeva un metro senza resistere. Questa la sua politica: \u00abanzitutto non mostrarsi intimiditi, rispondere alle minacce con le minacce, alla violenza con la violenza\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-5-36949' title='F. Braudel, &lt;em&gt;La M\u00e9diterran\u00e9e et le monde m\u00e9diterran\u00e9en \u00e0 l\u2019\u00e9poque de Philippe II&lt;\/em&gt;, Armand Colin, 1976, vol. III, p. 222; la traduzione \u00e8 mia (\u00abavant tout, ne pas avoir l\u2019air intimid\u00e9, riposter \u00e0 la menace par la menace, \u00e0 la violence par la violence\u00bb).'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza di quel senatore, troppo zelante, non lo nego, ma nondimeno schiacciato dalla dominazione del principe, e a differenza della Serenissima, ferma nella difesa della propria autonomia e dei propri interessi, l\u2019Unione ha scelto di capitolare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Washington, e non solo Trump, potrebbe rivelarsi una minaccia pi\u00f9 insidiosa di Mosca.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Esistevano alternative. La migliore, scrive<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/08\/01\/trump-et-lunion-le-prix-cache-dune-capitulation\/\"> Lamy<\/a>, era \u00abcostruire una coalizione internazionale sufficientemente ampia da dissuadere Donald Trump e uscire dal faccia a faccia bilaterale\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-6-36949' title='O. Blanchard, J. Pisani-Ferry, \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/www.piie.com\/blogs\/realtime-economics\/2025\/europes-challenge-and-opportunity-building-coalitions-willing&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;Europe\u2019s challenge and opportunity: Building coalitions of the willing&lt;\/a&gt;\u201d, &lt;em&gt;Realtime Economics&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;Peterson Institute for International Economics&lt;\/em&gt;, 13 febbraio 2025.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. La Commissione vi ha rinunciato, o l\u2019ha giudicata inattuabile, ma restava la ritorsione. Basti citare un<a href=\"https:\/\/x.com\/ojblanchard1\/status\/1944044230780850668\"> tweet<\/a> pubblicato da Olivier Blanchard il 12 luglio, dopo la minaccia di dazi al 30 per cento, che preferisco non tradurre:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Being nice, giving up the digital tax, did not achieve anything for Europe. Intelligent retaliation is of the essence, even if it leads to dangerous economic and geopolitical waters in the short run (yes, the Trump administration may double up, until it retreats).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Intelligent retaliation means something quite different from the uniform US tariff (which is probably as bad for the US as it is for Europe): It means going, product by product, for what hurts most (politically or economically) and hurts the EU least.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un caso di servit\u00f9 volontaria. E l\u2019inchino \u00e8 stato rivolto a un uomo che sino dal suo ingresso in politica si \u00e8 sempre dichiarato e dimostrato, con coerenza in lui inusuale, avversario del progetto europeo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conoscere il nemico<\/h2>\n\n\n\n<p>Per l\u2019Unione, scrive ancora<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/08\/01\/trump-et-lunion-le-prix-cache-dune-capitulation\/\"> Lamy<\/a>, \u00abTrump potrebbe rappresentare una minaccia di una gravit\u00e0 comparabile a quella della guerra scatenata da Putin nel 2022\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Toglierei il condizionale e lo sposterei a un livello superiore: Washington, e non solo Trump, potrebbe rivelarsi una minaccia pi\u00f9 insidiosa di Mosca. Sia perch\u00e9 egli avversa le nostre democrazie costituzionali non meno di Vladimir Putin. Sia perch\u00e9 gli Stati Uniti sono un avversario amico, per cos\u00ec dire, dal quale ancora largamente dipendiamo per difenderci da quelli pi\u00f9 immediatamente ostili. Sia perch\u00e9 quella nazione sembra impegnata in una sorta di corsa contro il tempo: consapevole del progressivo declino della propria potenza relativa, Washington pare intenzionata a invertirlo o rallentarlo anche mediante una politica pi\u00f9 aggressiva verso le nazioni a essa pi\u00f9 vicine o vulnerabili: per volgerle, detto crudamente, da alleati in vassalli.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La sua politica di tolleranza su Gaza ha aperto un fossato tra l\u2019Unione e le tante nazioni del cosiddetto Sud globale<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 a questo che von der Leyen, in nome di troppi governi europei, ha piegato la testa e alzato il pollice. Contro questo i cittadini europei potrebbero ribellarsi, se aiutati a comprendere la posta in gioco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Da Turnberry a Gaza<\/h2>\n\n\n\n<p>Per suscitare indignazione di fronte a ci\u00f2 che avviene a Gaza bastano le immagini. Gli europei le hanno viste, magari distogliendo gli occhi, o forzandosi a non farlo, e hanno misurato la distanza che le separa dai silenzi, dall\u2019inazione, dalle vuote parole di troppi loro dirigenti: dal loro \u00abconsenso alla distruzione di Gaza\u00bb, lo definisce un indispensabile libro di Didier Fassin&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-7-36949' title='D. Fassin, \u201cUne \u00e9trange d\u00e9faite. Sur le consentement \u00e0 l\u2019\u00e9crasement de Gaza\u201d, &lt;em&gt;\u00c9ditions La D\u00e9couverte&lt;\/em&gt;, 2024.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 forse arbitrario riassumere questa politica nella decisione del 15 luglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho scelta perch\u00e9 quel giorno la Commissione e il Consiglio erano con le spalle al muro, a causa della clausola dell\u2019Accordo di associazione con Israele sul rispetto dei diritti umani. Sul loro tavolo c\u2019era un rapporto degli uffici di Kaja Kallas che, senza molte possibilit\u00e0 di equivoco, attestava che Israele non rispetta quell\u2019impegno; e sotto quei fogli c\u2019era il<a href=\"https:\/\/www.icj-cij.org\/fr\/affaire\/186\"> parere consultivo<\/a> deliberato il 19 luglio 2024, a larghissima maggioranza, nel quale la Corte internazionale di giustizia conclude che l\u2019occupazione di Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania viola sia il divieto di acquisire territori con la forza sia il diritto di autodeterminazione dei popoli, e che il regime di occupazione viola il divieto di discriminazione razziale e apartheid&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-8-36949' title='\u201cParere consultivo sulle conseguenze giuridiche delle politiche e pratiche di Israele nei Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est\u201d, &lt;em&gt;Corte internazionale di giustizia&lt;\/em&gt;, 19 luglio 2024, par. 226\u20139 (sulla violazione del divieto di discriminazione razziale e apartheid) e 259\u201364 (sulla violazione del divieto di acquisire territori con la forza e del diritto di autodeterminazione dei popoli).'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ma nessuna contromisura \u00e8 seguita.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Entrambe le scelte compiute dall\u2019Unione il 15 e il 27 luglio hanno violato o ignorato principi cruciali sia per il progetto europeo sia per le singole nazioni del continente.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 invece arbitrario il mio parallelo tra questa scelta e l\u2019accordo sui dazi, per almeno tre ragioni. La prima, pi\u00f9 evidente, \u00e8 il fossato che la sua politica di tolleranza su Gaza ha aperto tra l\u2019Unione e le tante nazioni del cosiddetto Sud globale, come il Brasile per esempio, che avrebbero avuto buone ragioni per fare fronte comune contro i dazi di Trump e in difesa dell\u2019ordinamento commerciale multilaterale. Una diversa politica verso Israele non avrebbe garantito una simile coalizione, ma l\u2019avrebbe agevolata; plausibilmente, il medesimo argomento \u00e8 stato usato in relazione alla difesa dell\u2019Ucraina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda ragione, generalissima, \u00e8 che entrambe le scelte compiute dall\u2019Unione il 15 e il 27 luglio hanno violato o ignorato principi cruciali sia per il progetto europeo sia per le singole nazioni del continente. Mi riferisco al divieto dell\u2019uso della forza, in particolare, e al divieto di discriminazione nel commercio internazionale (pare scontato che l\u2019accordo sui dazi non rispetter\u00e0 le regole dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio). Cos\u00ec facendo, un gruppo di medie e piccole potenze generalmente pacifiche e non revisioniste ha contribuito a indebolire le fondamenta di un ordine internazionale che protegge soprattutto loro, e non i pi\u00f9 forti o i pi\u00f9 spregiudicati.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza ragione del mio parallelo illumina la minaccia per l\u2019ideale repubblicano. Il mio argomento \u00e8 che in larga misura la politica europea di tolleranza verso le condotte illegali di Israele \u00e8 essa stessa un effetto dell\u2019asimmetria di potere con gli Stati Uniti, ed \u00e8 verosimilmente funzionale a destabilizzare le democrazie dell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rendersene conto basta esaminare le altre possibili motivazioni di quella politica. Non \u00e8 usuale farlo, perch\u00e9 a essa siamo talmente abituati che tendiamo a darla per scontata: infatti il 15 luglio nessuno seriamente si attendeva una risposta commisurata alle azioni di Israele. Ma la crisi di Gaza ha avuto quantomeno un effetto chiarificatore, perch\u00e9 ci ha imposto di riflettere sul fondamento razionale, morale e politico, di quella linea.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esercizio \u00e8 semplice e pu\u00f2 essere rapido. Nessuno dubita che lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e i secoli di antigiudaismo e antisemitismo che lo hanno preceduto debbano ancora pesare sulla coscienza dell\u2019Europa, e gravemente. Ma nessuno pu\u00f2 dedurne l\u2019obbligo di sostenere le azioni di Israele che violano il diritto internazionale. N\u00e9 questo obbligo pu\u00f2 discendere dal dovere di solidariet\u00e0 verso gli ostaggi tuttora imprigionati nei tunnel di Hamas o le vittime degli altri crimini del 7 ottobre 2023.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se dunque n\u00e9 ragioni di giustizia, n\u00e9 la responsabilit\u00e0 storica dell\u2019Europa, n\u00e9 gli interessi dell\u2019Unione sono sufficienti a spiegare la sua politica di tolleranza, resta il fattore esterno: la pressione statunitense.\u00a0<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La questione \u00e8 stabilire quali azioni di Israele siano illegali. \u00c8 un problema difficile, ma in larga parte risolto: alcune gravi violazioni sono gi\u00e0 state accertate dalla Corte internazionale di giustizia; altre, come tagliare i viveri a Gaza, paiono manifeste.<\/p>\n\n\n\n<p>Passo agli interessi materiali dell\u2019Unione. Israele \u00e8 un\u2019economia dinamica e innovatrice, con la quale l\u2019Unione commercia vantaggiosamente, e non mancano altre ragioni per sostenere quello stato nelle sue legittime iniziative o contro minacce esterne. Ma poich\u00e9 negli ultimi due anni le sue azioni hanno seminato disordine nella regione, provocato intralci al commercio marittimo, e rischiato sia una nuova fiammata dei prezzi dell\u2019energia sia una guerra regionale aperta, che minacciavano danni incomparabili ai vantaggi degli scambi con Israele, l\u2019interesse dell\u2019Unione era di frenare il suo governo, non di incoraggiare con l\u2019inazione anche le sue punte pi\u00f9 aggressive&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-9-36949' title='Visto il frequente uso dell\u2019aggettivo \u2018messianico\u2019, chiarisco che non voglio con questo dire che politica di Tel Aviv sia irrazionale: si riconosce una logica nelle sue scelte se si suppone che Israele sia impegnata in una sua corsa contro il tempo, per allargare e consolidare la colonizzazione o annessione dei territori occupati prima che il suo credito presso le societ\u00e0 e i governi occidentali si riduca troppo. \u00c8 una strategia ambiziosa, in ritardo di uno o due secoli sui progetti comparabili, ma con l\u2019aiuto dei governi occidentali potrebbe riuscire.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se dunque n\u00e9 ragioni di giustizia, n\u00e9 la responsabilit\u00e0 storica dell\u2019Europa, n\u00e9 gli interessi dell\u2019Unione sono sufficienti a spiegare la sua politica di tolleranza, resta il fattore esterno: la pressione statunitense.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019insistita politica di tolleranza verso la distruzione di Gaza e di una parte consistente della sua popolazione \u00e8 un fatto di gravit\u00e0 senza precedenti nell\u2019Europa dell\u2019ultimo mezzo secolo.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa era meno evidente durante l\u2019amministrazione democratica, che ha sopportato numerosi voti europei divergenti nel Consiglio di sicurezza, ed \u00e8 pi\u00f9 scoperta con Trump, come indirettamente dimostrano i dazi imposti al Canada per aver dichiarato l\u2019intenzione di riconoscere la Palestina. Ma non c\u2019\u00e8 ragione di credere che l\u2019intensit\u00e0 della pressione fosse molto diversa: perch\u00e9 da decenni il sostegno pressoch\u00e9 incondizionato a Israele \u00e8 un pilastro indefettibile della politica estera di Washington, indipendentemente dal colore dell\u2019amministrazione in carica. Le ragioni di questa linea sono discutibili, dal punto di vista degli stessi interessi degli Stati Uniti, ed \u00e8 improbabile che essa sopravviva intatta alla crisi di Gaza: ma qui nulla di ci\u00f2 mi interessa: voglio solo registrare il fatto che in questi due anni Washington ha offerto sostegno pressoch\u00e9 incondizionato a Israele. Quindi la coerenza vuole che Washington abbia spinto i governi europei a fare altrettanto, sia per rafforzare l\u2019efficacia della propria politica mediorientale, sia per meglio mascherare il frequente contrasto tra essa e i valori detti \u00aboccidentali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dico che la pressione statunitense sia l\u2019unica spiegazione, soprattutto nelle nazioni che hanno un passato nazista o fascista. Dico solo che quella pressione \u00e8 un fattore causale necessario, principalmente alla luce degli alti e crescenti costi politici e di reputazione che la tolleranza per la devastazione di Gaza comporta per i governi europei. Lo dimostrano le loro recenti correzioni di linea sugli aiuti umanitari e il riconoscimento della Palestina, dettate (anche) dal timore per la crescita di quei costi. Correzioni tardive, temo, e inefficaci: gli aiuti restano insufficienti, le sparatorie durante la loro distribuzione continuano, e il numero di persone che la fame quotidianamente uccide prosegue la sua prevedibile progressione. Di pari passo aumentano anche quei costi. Da essi derivano gli effetti destabilizzanti ai quali ho accennato, che incombono sulle democrazie europee.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Destabilizzare l&#8217;Unione<\/h2>\n\n\n\n<p>Le premesse del mio argomento, semplicissimo, non mi paiono controverse. L\u2019insistita politica di tolleranza verso la distruzione di Gaza e di una parte consistente della sua popolazione \u00e8 un fatto di gravit\u00e0 senza precedenti nell\u2019Europa dell\u2019ultimo mezzo secolo, e ci\u00f2 a prescindere dalla qualificazione di questi eventi come genocidio, peraltro sempre pi\u00f9 plausibile, come crimini contro l\u2019umanit\u00e0, o come conseguenze di un intreccio di azioni legittime e crimini di guerra. Assieme alle parallele violenze di militari e coloni israeliani in Cisgiordania, quegli eventi hanno gettato una luce pi\u00f9 chiara sulla natura e i fini del regime di occupazione, e hanno aperto gli occhi anche ai meno informati o interessati. La repulsione morale e l\u2019indignazione politica dei cittadini europei verso quella politica di tolleranza ha dunque radici profonde, si diffonder\u00e0 ulteriormente, se le violenze proseguiranno o cadr\u00e0 l\u2019embargo israeliano ai media internazionali, e avr\u00e0 effetti di lungo periodo. Gi\u00e0 ora i sondaggi suggeriscono che la maggioranza o vaste minoranze degli elettori dei partiti politici europei di destra moderata, di centro e di sinistra dissentono dai loro rappresentanti che, al governo, hanno scelto di non contrastare seriamente le condotte illegali di Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questo \u00e8 vero, quanto pi\u00f9 proseguir\u00e0 quella politica tanto pi\u00f9 si acuir\u00e0 il dissidio tra quei partiti e governi e i loro elettori. Naturalmente non sar\u00e0 questa la sola determinante dei loro voti alle prossime elezioni: ma \u00e8 possibile distinguere tra il sostegno politico contingente, spesso deciso nell\u2019alternativa tra partiti che egualmente aderiscono a quella linea di tolleranza, e la credibilit\u00e0 di un partito o di un\u2019intera classe politica. La crisi di Gaza potrebbe essere l\u2019ultima goccia per la credibilit\u00e0 di una classe dirigente che non ha ancora saputo dare rimedi adeguati alle inefficienze e disuguaglianze svelate dalla crisi del 2008, o alle debolezze strutturali dell\u2019eurozona, che all\u2019apice della crisi del debito sovrano, tra il 2011 e il 2012, minacciarono la sopravvivenza dell\u2019unione monetaria e della stessa Unione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Imperfette e indebolite, le istituzioni politiche delle nazioni europee potrebbero non reggere alla pressione.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quindi non pare stravagante immaginare che, nello spingere i governi europei sulla linea della tolleranza, Trump ai suoi strateghi abbiano preveduto e voluto i suoi effetti politici interni, potenzialmente dirompenti. Il calcolo sarebbe lineare: screditare le tradizionali classi dirigenti europee per favorire i movimenti di destra estrema e radicale alleati di Trump, nella speranza che questi vadano al governo e da l\u00ec svuotino o disarticolino quelle democrazie costituzionali consolidate europee che, per la loro stessa esistenza e la loro storica vicinanza agli Stati Uniti, costituiscono una sfida frontale al regime cesarista che egli pare intenzionato a creare.<\/p>\n\n\n\n<p>La congiunzione tra l\u2019attuale politica imperiale di Washington e la minaccia all\u2019idea repubblicana pare manifesta, ed \u00e8 aggravata dalle parallele strategie di Mosca e Pechino (e forse anche dai rischi insiti nell\u2019uso politico dell\u2019intelligenza artificiale, ma di questo non so dire altro).<\/p>\n\n\n\n<p>Imperfette e indebolite, le istituzioni politiche delle nazioni europee potrebbero non reggere alla pressione. Per ragioni simili hanno gi\u00e0 ceduto quelle ungheresi, ancora giovani; sono state vicine a cedere quelle polacche, egualmente recenti; restano in pericolo anche quelle italiane, pi\u00f9 consolidate, contro le quali muovono progetti di riforme costituzionali pericolose e da tempo perseguite dalla destra della mia nazione; pare imprudente presumere che non cederanno quelle francesi, pur secolari, se la destra estrema vincer\u00e0. La lista potrebbe continuare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La battaglia per l&#8217;autonomia repubblicana<\/h2>\n\n\n\n<p>La questione \u00e8 se si possa volgere l\u2019indignazione degli europei in una direzione diversa, prima che sia catturata da quelle destre. L\u2019indignazione, dico, per la sottomissione a Washington su Gaza, i dazi e altro: sono fasci di sentimenti e moventi politici diversi, naturalmente, gli uni pi\u00f9 caldi e istintivi, gli altri pi\u00f9 freddi e meditati, ma cos\u00ec come la loro sorgente \u00e8 comune, comune pu\u00f2 essere anche l\u2019esito, se la loro fusione sar\u00e0 facilitata da mani competenti. I valori verso i quali essi potrebbero essere indirizzati sono scontati: quelli che Trump avversa, apertamente o copertamente: autogoverno, democrazia, costituzionalismo, pari dignit\u00e0 delle persone, libert\u00e0&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-36949' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-10-36949' title='Libert\u00e0 non nell\u2019angusta concezione della tradizione liberale, idealmente, ma intesa come indipendenza, non-dominazione, assenza di soggezione a un potere incontrollato, come vuole la&lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2024\/06\/20\/quest-ce-que-le-republicanisme-une-conversation-avec-philip-pettit\/&quot;&gt; tradizione repubblicana&lt;\/a&gt; (rinvio di nuovo anche al libro di Q. Skinner, &lt;em&gt;Liberty as Independence&lt;\/em&gt;). In un libro che uscir\u00e0 a novembre, tra l\u2019altro, tento di argomentare che una forte sinergia lega quella pi\u00f9 alta concezione della libert\u00e0 con la pi\u00f9 affidabile teoria della crescita economica di lungo periodo:&lt;a href=&quot;https:\/\/www.politybooks.com\/bookdetail?book_slug=the-republic-of-innovation-a-new-political-economy-of-freedom--9781509564828&quot;&gt; &lt;em&gt;The Republic of Innovation: A New Political Economy of Freedom&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, Cambridge, Polity, 2025.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019unit\u00e0 di azione pu\u00f2 estendersi all\u2019intera Unione.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non sono valori partigiani, che neppure tutti gli alleati di Trump osteggiano convintamente, e possono unire tutti i loro avversari. Essi continueranno a combattersi sul terreno delle politiche economiche e sociali, naturalmente, gli uni pi\u00f9 egualitari e gli altri meno, ma nessuno di questi conflitti impedir\u00e0 loro, se comprenderanno la natura della sfida, di unirsi nella difesa di quei valori. Perch\u00e9 la questione, in fondo, \u00e8 se simili conflitti e dissensi avranno ancora scopo, o degraderanno in esercizi retorici attorno a decisioni altrui. Per riprendere l\u2019immagine che ho usato prima, la questione \u00e8 se il potere rester\u00e0 al centro, visibile e contenibile da tutti i cittadini, o scivoler\u00e0 progressivamente in mani lontane: a Washington, in parte; a Pechino, d\u2019altra parte; magari anche a Mosca, o altrove lo spinger\u00e0 la mutazione dei rapporti di forza che \u00e8 in corso: non c\u2019\u00e8 ragione di escludere, per esempio, che un\u2019India capace di esprimere tutte le sue potenzialit\u00e0 non pretenda un giorno la sua fetta dei tesori europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiusi nella coazione a ripetere, difficilmente cambieranno linea quei governi e dirigenti europei che pi\u00f9 sono responsabili della capitolazione del 27 luglio. Consapevoli della loro debolezza, tuttavia, quegli \u00ab<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/30\/di-fronte-a-trump-leuropa-raccoglie-conchiglie-una-conversazione-con-giuliano-da-empoli\/\">invertebrati<\/a>\u00bb temono la contestazione popolare, come dimostra la repressione con la quale hanno spesso risposto al dissenso su Gaza. Quindi il primo passo \u00e8 alzare i costi politici della loro sottomissione a Washington, per imporre loro l\u2019alternativa tra un cambiamento di rotta e imminenti dure sconfitte elettorali. Questo \u00e8 il compito delle opposizioni, dei membri pi\u00f9 lucidi delle coalizioni ora al governo, e delle organizzazioni della cittadinanza attiva. Non pare un compito difficile: gli argomenti di ordine ideale e materiale a favore di un cambiamento di rotta sono solari, e Trump, Putin e la destra israeliana sono bersagli polemici ideali per una battaglia di questo genere.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unit\u00e0 di azione pu\u00f2 estendersi all\u2019intera Unione. Perch\u00e9 a differenza della crisi dell\u2019eurozona, che divise debitori da creditori e economie in deficit da economie in surplus, la questione dell\u2019autonomia nei confronti degli Stati Uniti tocca orizzontalmente tutti i membri dell\u2019Unione; e l\u2019inaffidabilit\u00e0 di Trump avvicina anche le posizioni di chi altrimenti avrebbe forse avuto ragione di guardare con occhi diversi alla tutela statunitense (mi riferisco in particolare ai paesi geograficamente pi\u00f9 vicini a Mosca). Nella battaglia per l\u2019autonomia repubblicana, insomma, le idee, le parole d\u2019ordine, le bandiere, le linee di attacco possono essere sostanzialmente le stesse in tutta l\u2019Unione: basta coordinarsi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In questa battaglia potremmo veder nascere un\u2019opinione pubblica genuinamente europea, e con essa il demos europeo.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In questa battaglia potremmo veder nascere un\u2019opinione pubblica genuinamente europea, e con essa il demos europeo: il corpo politico che solo potrebbe solidamente legittimare quella pi\u00f9 avanzata unione politica, fiscale e militare, che \u00e8 manifestamente necessario affiancare a quella monetaria. In una parola, alla sfida di Trump potrebbe seguire sia la fine del progetto europeo, sia un suo salto di qualit\u00e0: l\u2019alternativa \u00e8 nelle mani delle forze politiche pi\u00f9 lungimiranti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio farla troppo semplice. Da un lato, emanciparsi dalla tutela statunitense sar\u00e0 un processo lungo, delicato e carico di pericoli, che Washington avverser\u00e0 e potrebbe fallire a ogni passo. Dall\u2019altro lato, la vicinanza agli Stati Uniti e alla sua economia fortemente innovatrice resta per molte ragioni preziosa. E potrebbe anche avere ragione chi crede che fuori dalla tutela statunitense la competizione tra le potenze europee si intensificherebbe, le spingerebbe a riarmarsi, e potrebbe generare conflitti. Ma se desideriamo rifiutare il servaggio, o anche solo ammorbidirlo, dobbiamo forse essere pronti a correre qualche rischio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sottomissione dell&#8217;Europa nell&#8217;estate del 2025 \u00e8 un momento di svolta.<\/p>\n<p>Assoggettandosi a un avversario contro il volere dei propri cittadini, l&#8217;Unione \u00e8 venuta a mettere in causa un principio che si credeva intangibile in Europa: la forma repubblicana di governo.<\/p>\n<p>Per Andrea Capussela, forze politiche innovative dovrebbero cogliere questo momento.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":36944,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"_yoast_wpseo_estimated-reading-time-minutes":24,"footnotes":""},"categories":[2335],"tags":[],"staff":[1737],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-36949","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-leuropa-di-fronte-a-trump-come-agire","staff-andrea-capussela","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false,"_thumbnail_id":36944,"excerpt":"La sottomissione dell'Europa nell'estate del 2025 \u00e8 un momento di svolta.\r\n\r\nAssoggettandosi a un avversario contro il volere dei propri cittadini, l'Unione \u00e8 venuta a mettere in causa un principio che si credeva intangibile in Europa: la forma repubblicana di governo.\r\n\r\nPer Andrea Capussela, forze politiche innovative dovrebbero cogliere questo momento.","display_date":"","new_abstract":true},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Trump, Gaza e la battaglia per l&#039;autonomia repubblicana dell&#039;Europa - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/08\/08\/trump-gaza-e-la-battaglia-per-lautonomia-repubblicana-delleuropa\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Trump, Gaza e la battaglia per l&#039;autonomia repubblicana dell&#039;Europa - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La sottomissione dell&#039;Europa nell&#039;estate del 2025 \u00e8 un momento di svolta.  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