{"id":36880,"date":"2025-07-23T18:40:00","date_gmt":"2025-07-23T16:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=36880"},"modified":"2025-08-12T10:10:10","modified_gmt":"2025-08-12T08:10:10","slug":"la-grecia-e-anche-un-paese-della-scrittura-dellintimo-grand-tour-ad-atene-con-edouard-louis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/23\/la-grecia-e-anche-un-paese-della-scrittura-dellintimo-grand-tour-ad-atene-con-edouard-louis\/","title":{"rendered":"“La Grecia \u00e8 anche un paese della scrittura dell’intimo”, Grand Tour ad Atene con \u00c9douard Louis"},"content":{"rendered":"\n
La mia conoscenza della Grecia era effettivamente prossima allo zero. Non ne avevo alcuna idea, nessuna rappresentazione chiara. <\/p>\n\n\n\n
Nella cultura popolare della mia infanzia, la Grecia non era un paese molto rappresentato. Nei film si vedeva la Cina, l’America, soprattutto gli Stati Uniti, un po’ l’Italia, che incarnava sole, le vacanze da sogno. La Grecia, in termini di paesaggio, di vita, di citt\u00e0, di luoghi, \u00e8 ancora oggi poco rappresentata nell’immaginario popolare. Questo si spiega senza dubbio con il fatto che \u00e8 associata a un’altra parte della cultura, pi\u00f9 dominante e privilegiata. \u00c8 l’ellenismo, Oxford, le lingue morte.<\/p>\n\n\n\n
Per molto tempo, quindi, non mi sono interessato particolarmente a questo Paese. Era un paese che mi era rimasto estraneo, e che \u00e8 rimasto tale fino al Covid.<\/p>\n\n\n\n
L’incontro \u00e8 avvenuto in modo sorprendente. Il mio amico Geoffroy de Lagasnerie ne parla nel suo libro sull’amicizia intitolato Trois<\/em>, dove descrive l’amicizia che ci lega a Geoffroy, Didier Eribon e me. <\/p>\n\n\n\n Abbiamo fatto dell’amicizia il centro della nostra vita: viviamo di amicizia, viaggiamo insieme, non viviamo insieme ma ci vediamo tutti i giorni, creiamo insieme, rileggiamo i manoscritti e i libri gli uni degli altri, organizziamo insieme le nostre conferenze, festeggiamo insieme il Natale e i nostri compleanni.<\/p>\n\n\n\n La Grecia per me era l’ellenismo, Oxford, le lingue morte.<\/p>Edouard Louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Quando \u00e8 arrivata l’epidemia di Covid, \u00e8 stato istituito un coprifuoco che ci impediva di vedere i nostri amici. Geoffroy ha scritto un altro testo su questo argomento, sull’impensato politico che il Covid ha rivelato. All’improvviso, c’era il coprifuoco a Parigi, non potevamo pi\u00f9 uscire, tranne che per motivi speciali, come la famiglia. Se avessi avuto un figlio che viveva a Tolosa e avessi dovuto attraversare met\u00e0 della Francia per andare a trovarlo, avrei potuto farlo. Ma i miei due migliori amici, che vedo tutti i giorni, con cui creo, con cui scrivo, con cui penso, che vivono a due isolati da casa mia, loro non potevo pi\u00f9 vederli.<\/p>\n\n\n\n L’epidemia di Covid ha rivelato una gerarchia inconscia nelle nostre societ\u00e0 tra famiglia e amicizia, quest’ultima percepita come secondaria, non essenziale. Questa epidemia ha anche rivelato il potere terrificante dello Stato, quello di dire per noi, al posto nostro, cosa \u00e8 essenziale e cosa non lo \u00e8, come l’amicizia. Lo stesso \u00e8 accaduto con ci\u00f2 che era permesso o meno acquistare nei supermercati. Non so se lo ricordate, ma alcune persone sono state multate dalla polizia perch\u00e9 avevano comprato delle patatine, un prodotto definito non essenziale. Anche il trucco era considerato non essenziale, i reparti di cosmetici erano chiusi nei negozi, ma chi pu\u00f2 dire se, per una giovane trans in fase di transizione, in quel momento, comprare un rossetto non fosse pi\u00f9 importante che comprare un secondo pacco di pasta? Pu\u00f2 sembrare irrisorio e aneddotico, ma non lo \u00e8 affatto: chi ha il potere di dire cosa conta o non conta nella vita?<\/p>\n\n\n\n Insomma, in questo contesto, insieme ai miei amici Didier e Geoffroy, abbiamo deciso di lasciare Parigi e di andare in un posto dove potessimo continuare a vederci. Un amico ci aveva detto che in Grecia la polizia era pi\u00f9 permissiva e che il coprifuoco non veniva rispettato, a differenza di Parigi, dove la sorveglianza era molto forte. Cos\u00ec siamo partiti un po’ per caso, ad Atene. <\/p>\n\n\n\n Dovevamo restare due settimane, alla fine siamo rimasti quattro mesi. <\/p>\n\n\n\n\n\n Atene, all’improvviso, ha iniziato a rappresentare per noi qualcosa di esterno, di fuga, di fuori e, in questo contesto, la possibilit\u00e0 dell’amicizia come stile di vita.<\/p>\n\n\n\n La fuga, la necessit\u00e0 di fuggire, \u00e8 sempre stata al centro della mia vita.<\/p>\n\n\n\n Gi\u00e0 da bambino vivevo con l’ossessione di scappare. Da bambino gay, non mi sentivo n\u00e9 felice n\u00e9 a mio agio nella mia famiglia. E quando passi tutta l’infanzia a sognare di fuggire, questa fuga diventa un po’ la materia che ti costituisce, la materia del tuo corpo. Come se la necessit\u00e0 di fuggire fosse inscritta nel tuo DNA. Jean Genet usava l’immagine del bambino che sogna di fuggire dai tetti, un’immagine ripresa da Kolt\u00e8s in Roberto Zucco<\/em>. Due autori gay che hanno continuato ad approfondire l’immagine della fuga.<\/p>\n\n\n\n Un amico ci aveva detto che in Grecia la polizia era pi\u00f9 permissiva e che il coprifuoco non veniva rispettato, a differenza di Parigi dove la sorveglianza era molto forte. Cos\u00ec siamo partiti un po’ per caso, alla volta di Atene.<\/p>\u00c9douard Louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Oggi sono lontano dalla mia famiglia e dalla mia infanzia, eppure questo bisogno di fuggire, di fuggire sempre, \u00e8 rimasto dentro di me. E da quando c’\u00e8 il Covid, Atene \u00e8 diventata il luogo di questa fuga. Ad Atene sono lontano dalla Francia, lontano dal mondo letterario francese, posso isolarmi e scrivere per mesi, lontano da tutte le preoccupazioni quotidiane.<\/p>\n\n\n\n Quello che mi piace anche \u00e8 che Atene non \u00e8 necessariamente famosa per la sua bellezza. Ci sono molti edifici in cemento che sono stati costruiti molto rapidamente durante il boom economico della seconda met\u00e0 del XX secolo. C’\u00e8 molto traffico con grandi strade a cinque, sei corsie nel cuore della citt\u00e0. \u00c8 quindi una citt\u00e0 piuttosto inquinata, piuttosto rumorosa e che a priori<\/em> non \u00e8 nota per essere la pi\u00f9 accogliente. Quando i francesi e gli americani arrivano in Grecia, tendono ad andare sulle isole. E mi piace questa bellezza arida, non immediatamente accessibile della citt\u00e0, che d\u00e0 la sensazione di non essere in un luogo desiderato e, quindi, di essere fuori.<\/p>\n\n\n\n La bellezza dell’antica Grecia \u00e8 ovviamente presente ovunque. Ci sono molte rovine; il rapporto tra rovina e nostalgia \u00e8 permanente.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 una citt\u00e0 molto nostalgica, a differenza di New York, ad esempio, che ha una bellezza legata al fatto che tutto \u00e8 recente, tutto \u00e8 fatto di acciaio e vetro, tutto \u00e8 stato costruito da poco o comunque abbastanza recentemente. La nostalgia ateniese ha qualcosa di piuttosto poetico. E poi, proprio per questo, anche qualcosa di estremamente urbano, ed \u00e8 questo che mi piace. <\/p>\n\n\n\n Non ho mai amato molto il silenzio della natura.<\/p>\n\n\n\n Preferisco il cemento e i grattacieli agli alberi e alle montagne.<\/p>\n\n\n\n Mi sento pi\u00f9 a mio agio l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n Paradossalmente, ho l’impressione che nella natura, in campagna o sulle isole come quelle greche, il silenzio ci costringa a concentrarci su noi stessi, ad ascoltare il nostro io interiore, tutto ci\u00f2 che odio. Odio essere me stesso, avere un io, questa cosa appiccicosa di cui \u00e8 cos\u00ec difficile liberarsi. In citt\u00e0, al contrario, nel rumore, nel movimento, nell’asfalto, l’io si dissolve. Non esistiamo pi\u00f9, siamo testimoni del mondo, siamo attraversati da esso.<\/p>\n\n\n\n Non ho mai amato molto il silenzio della natura. Preferisco il cemento e i grattacieli agli alberi e alle montagne.<\/p>\u00c9douard Louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Atene offre questa possibilit\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 una citt\u00e0 caratterizzata da un grande movimento. \u00c8 una citt\u00e0 del sud, quindi si vive fino a tardi; si pu\u00f2 uscire, mangiare molto tardi e, dato che fa caldo, si pu\u00f2 stare fuori fino a notte fonda. Le persone che si incontrano di notte sono sempre pi\u00f9 interessanti di quelle che si incontrano di giorno: se vedete qualcuno che cammina per strada alle tre del mattino, a meno che non stia tornando dal lavoro, significa che quella persona non si sottomette ai ritmi sociali tradizionali, la sveglia la mattina per portare i bambini a scuola, svegliarsi alle 8 per ascoltare le notizie del mondo alla radio, la prima metropolitana… quel ritmo folle del mattino imposto dal capitalismo. Una persona che cammina di notte \u00e8 gi\u00e0 fuori sincrono con il mondo, quindi \u00e8 interessante, e non \u00e8 una questione di classe, ne so qualcosa.<\/p>\n\n\n\n\n\n S\u00ec, certo, molti. Innanzitutto attraverso il lavoro: sono amico del mio editore greco, della mia traduttrice, delle persone che lavorano nella casa editrice che mi pubblica ad Atene. E poi degli attivisti che ho incontrato partecipando a manifestazioni, degli artisti che ho conosciuto durante una residenza di scrittura al teatro Onassis o quando ho recitato in Qui a tu\u00e9 mon p\u00e8re<\/em> a Salonicco.<\/p>\n\n\n\n Ci sono due cose che mi hanno colpito nei miei incontri con gli ateniesi.<\/p>\n\n\n\n Innanzitutto, la loro cultura letteraria. Essa ha inizio con la tragedia greca, una delle forme letterarie che pi\u00f9 mi interessano. La tragedia greca \u00e8 per me la pi\u00f9 alta di tutte le forme letterarie. \u00c8 una forma letteraria estremamente esplicita, violenta, breve, ultra-emotiva, politica – stranamente, tutte cose che oggi sono considerate negative in letteratura: un’opera \u00e8 considerata cattiva se \u00e8 troppo piena di pathos, considerata miserabilista o strappalacrime, un libro \u00e8 definito \u201cpamphlet\u201d quando si vuole dire che \u00e8 troppo politico, un libro troppo breve \u00e8 spesso percepito come meno ambizioso di un libro voluminoso \u2013 Annie Ernaux \u00e8 stata spesso attaccata per la brevit\u00e0 dei suoi libri.<\/p>\n\n\n\n La tragedia greca va contro tutti i criteri contemporanei di valutazione delle opere letterarie.<\/p>\n\n\n\n Cerco di trarne ispirazione: come sovvertire le norme letterarie, in particolare attingendo alla tragedia, per rendere la letteratura contemporanea pi\u00f9 sovversiva, pi\u00f9 politica, pi\u00f9 conflittuale?<\/p>\n\n\n\n Le persone che incontriamo di notte sono sempre pi\u00f9 interessanti di quelle che incontriamo di giorno.<\/p>\u00c9douard Louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La Grecia \u00e8 anche un paese di scrittura intima con Saffo, Cavafy, Ritsos, una serie di immensi poeti e poetesse che hanno ogni volta reinventato i legami tra la scrittura e l’intimo, il che ridicolizza coloro che oggi gridano che \u00aboggi tutti vogliono scrivere della propria vita\u00bb. Bisogna davvero non sapere nulla della storia della letteratura per dire una frase del genere.<\/p>\n\n\n\n Infine, nei miei scambi con persone che vivono ad Atene, ho anche scoperto una cultura politica molto autonoma rispetto al resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n La globalizzazione che viviamo \u00e8 anche una globalizzazione dello spazio del dibattito. Molto spesso, in Francia, negli Stati Uniti o in Inghilterra, si riscontrano questioni politiche abbastanza simili tra loro. Si viaggia e ci si imbatte sempre nelle stesse domande, ovunque. Ricordo gli anni 2020-2021. Ovunque andassi per parlare di letteratura, la domanda di moda era: \u201cChi parla? Chi ha il diritto di parlare di chi? Un autore eterosessuale pu\u00f2 scrivere di omosessualit\u00e0?\u201d. Non sto dicendo che queste domande non abbiano alcuna validit\u00e0, ma quando diventano una sorta di moda globalizzata, perdono il loro interesse, la loro forza. In Grecia ho scoperto uno spazio di discussione politica estremamente variegato, un vero e proprio altrove rispetto al dibattito globalizzato. <\/p>\n\n\n\n Ad esempio, l’anarchismo e le sue diverse correnti sono molto presenti ad Atene. <\/p>\n\n\n\n Ex\u00e1rcheia \u00e8 noto per essere un quartiere studentesco anarchico, cosa ormai rara nel mondo di oggi. Non si potrebbe dire che in Francia o a Londra ci sia un quartiere anarchico. In Grecia ce n’\u00e8 ancora uno, anche se Airbnb lo sta mettendo in pericolo, con tradizioni anarchiche, raduni anarchici, persone di tradizione socialista o socialista libertaria… <\/p>\n\n\n\n Sono fondamentalmente un essere politico e la ricchezza del dibattito qui \u00e8 molto preziosa per me; imparo molto, ascolto. Ricordo che durante una delle mie prime visite ad Atene, il mio editore mi invit\u00f2 a una festa dove vidi un socialista e un comunista che litigavano. Mi dissi: questo \u00e8 il mio posto.<\/p>\n\n\n\n Catastrofico! Non ho studiato greco a scuola. Erano piuttosto i figli della borghesia ad essere orientati verso questo tipo di studi.<\/p>\n\n\n\n Ad Atene, il mio editore mi ha invitato a una festa dove ho visto un socialista e un comunista litigare. Mi sono detto: qui sono a mio agio.<\/p>\u00c9douard Louis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Il greco moderno \u00e8 una lingua molto difficile, innanzitutto perch\u00e9 ha un alfabeto diverso. Sto cercando di familiarizzare con espressioni e parole, ma \u00e8 ancora molto complicato per me.<\/p>\n\n\n\n\n\n Ho scritto i miei ultimi tre libri in Grecia, in gran parte. <\/p>\n\n\n\n Non so quale impatto abbia avuto… Probabilmente l’estraneit\u00e0 rispetto al mio paese natale mi ha aiutato a rimanere il pi\u00f9 autonomo possibile, a non rispondere alle prescrizioni del mondo letterario che da diversi anni mi rimproverava spesso di essere troppo politico, troppo sociologico, troppo autobiografico, troppo polemico, troppo emotivo. Essere lontano da tutto questo mi ha permesso, spero, di resistere.<\/p>\n\n\n\n Quello che mi piace anche del fatto di scrivere ad Atene \u00e8, come descrive Geoffroy nel suo libro sull’amicizia, l’abolizione della distinzione tra vacanza e lavoro. <\/p>\n\n\n\n Era qualcosa che mi affascinava gi\u00e0 quando ero studente e leggevo le Memorie<\/em> di Simone de Beauvoir: il modo in cui lei e Sartre viaggiavano in Grecia, in Cina, negli Stati Uniti, e lavoravano ovunque, scrivevano ovunque. Conducevano un’esistenza che aboliva una serie di confini tradizionali, tra lavoro e riposo, amicizia e coppia, ecc.<\/p>\n\n\n\n\n\n Assolutamente s\u00ec. Innanzitutto perch\u00e9 detesto le vacanze, smettere tutto, \u201cstare fermo\u201d, come si dice. Mi angoscia enormemente. Mi piace la frase di Imre Kert\u00e9sz che scriveva: se non lavorassi, esisterei, e se esistessi, non so a cosa mi esporrei.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 questa vertigine che provo se mi fermo.<\/p>\n\n\n\n Scrivere, ovunque, in ogni momento, mi permette di subire meno la vita. E scrivere all’estero mi permette sia di lavorare che di scoprire nuovi luoghi, nuove persone, nuove vite, altre vite diverse dalla mia. Ovviamente questo \u00e8 possibile perch\u00e9 ho un lavoro privilegiato, la scrittura, ma credo che la questione della divisione sociale del tempo vada oltre la semplice appartenenza al mondo della scrittura.<\/p>\n\n\n\n Quante volte vediamo sulle spiagge o nei luoghi turistici persone che hanno lavorato duramente tutto l’anno per potersi concedere una vacanza e che, una volta l\u00ec, sembrano annoiarsi, sono tese, litigano con il marito o i figli? \u00c8 questo equilibrio capitalista tra la pressione del lavoro e la decompressione delle vacanze che fa soffrire enormemente molte persone. Del resto, l’utopia politica di Marx era un’utopia temporale: Marx diceva che la rivoluzione avrebbe permesso di fare tutto in un giorno: scrivere, dipingere, costruire un edificio e riposare, senza una divisione brutale dei tempi sociali. <\/p>\n\n\n\n La vita della scrittura \u00e8 un’utopia marxista in miniatura.<\/p>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Questa storia fa proprio eco al suo libro Monique s’\u00e9vade<\/em>, in cui propone a sua madre di fuggire in Grecia, perch\u00e9 in effetti lei sembra avere un rapporto \u201cevasivo\u201d con questo paese.<\/h3>\n\n\n\n
Cosa le piace di Atene? Ho l’impressione che sia pi\u00f9 la citt\u00e0 e la sua vita contemporanea che le tracce della sua antica grandezza.<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Ha stretto legami con gli ateniesi?<\/h3>\n\n\n\n
Quali sono le questioni che lo caratterizzano?<\/h3>\n\n\n\n
Qual \u00e8 il suo rapporto con la lingua greca, antica e moderna?<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Atene non\u00a0\u00e8 solo\u00a0un luogo di evasione per lei. \u00c8\u00a0anche un luogo di scrittura, come ha detto.\u00a0Cambia qualcosa scrivere ad Atene piuttosto che a Parigi, New York o altrove? Il luogo\u00a0da\u00a0dove scrivi ha un impatto su ci\u00f2 che scrivi?<\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n \u00c8 questo che rappresenta Atene per lei?\u00a0<\/h3>\n\n\n\n