{"id":36563,"date":"2025-07-30T15:33:57","date_gmt":"2025-07-30T13:33:57","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=36563"},"modified":"2025-07-30T15:34:00","modified_gmt":"2025-07-30T13:34:00","slug":"leuropa-dopo-il-giorno-della-dipendenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/30\/leuropa-dopo-il-giorno-della-dipendenza\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa dopo il Giorno della Dipendenza"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La portata di una capitolazione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Il 27 luglio 2025, data dell&#8217;annuncio di un\u00a0accordo commerciale preliminare\u00a0tra l&#8217;Unione europea e gli Stati Uniti, rimarr\u00e0 un giorno infausto nella storia dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza opporre resistenza, l&#8217;Unione ha subito una sconfitta politica, economica e morale di gravit\u00e0 senza precedenti: il suo alleato americano \u00e8 diventato per l&#8217;occasione un predatore. Dopo mesi di negoziati sotto la pressione costante della Casa Bianca, Bruxelles ha accettato un accordo profondamente squilibrato \u2013 una capitolazione pura e semplice mascherata da compromesso \u2013 di fronte al diktat americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai, tra alleati occidentali, si era osato imporre all&#8217;Europa condizioni simili. L&#8217;Unione \u00e8 costretta ad accettare un dazio doganale uniforme del 15% sulla maggior parte delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti, il 70% secondo le prime stime, che colpisce in particolare l&#8217;industria automobilistica \u2013 fiore all&#8217;occhiello della nostra competitivit\u00e0, mentre le concessioni americane sono per lo pi\u00f9 solo ritiri di minacce precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per misurare la portata di questo affronto, ricordiamo che si tratta di un triplicamento delle tasse doganali, che prima del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca erano in media del 4,8%, e che questo tasso del 15% supera persino quello del\u00a010% concesso dal Regno Unito in un precedente accordo bilaterale.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, l&#8217;Unione si \u00e8 impegnata a far s\u00ec che le sue imprese investano 600 miliardi di dollari sul suolo americano , proprio mentre il nostro continente soffre di disoccupazione strutturale e di una deindustrializzazione strisciante che richiedono urgentemente investimenti per oltre 800 miliardi di euro all&#8217;anno per rispettare il percorso verso la neutralit\u00e0 carbonica, come ricordato\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-la-forza-di-riformarci\/\">dal rapporto Draghi<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Mai prima d&#8217;ora, tra alleati occidentali, si era osato imporre condizioni simili all&#8217;Europa.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine, l&#8217;Unione si \u00e8 impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia americana in tre anni, principalmente gas naturale liquefatto (GNL), sostituendo cos\u00ec la dipendenza dalla Russia con quella dagli Stati Uniti, cedendo al ricatto e venendo meno ai nostri\u00a0impegni climatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 rappresenterebbe un aumento di oltre tre volte i nostri acquisti di energia dagli Stati Uniti. Questo significa che i nostri obiettivi ambientali sono negoziabili? All&#8217;inizio dell&#8217;anno, la stessa Commissione europea aveva presentato un piano per la competitivit\u00e0 volto a garantire che i risparmi europei fossero investiti qui piuttosto che negli Stati Uniti, un piano totalmente in contraddizione con l&#8217;accordo commerciale annunciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 di queste cifre grezze, questo patto iniquo tocca i pilastri stessi della sovranit\u00e0 europea, in quanto mira a rendere il nostro continente ancora pi\u00f9 satellite dell&#8217;orbita di Washington.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano economico, l&#8217;imposizione di dazi doganali proibitivi, combinata con la promessa di massicci investimenti diretti in America, incoraggia le imprese europee a delocalizzare parte del loro apparato produttivo oltreoceano. L&#8217;industria europea rischia cos\u00ec di specializzarsi nell&#8217;approvvigionamento del mercato americano, il che renderebbe impossibile qualsiasi svolta strategica verso l&#8217;Asia e porrebbe molte delle nostre fabbriche sotto il controllo amministrativo di Washington.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano militare, l&#8217;accordo sancisce e rafforza la dipendenza in materia di difesa: gli europei si sono impegnati a comprare pi\u00f9 materiale americano, ipotecando cos\u00ec la nascita di una base industriale e tecnologica autonoma per la difesa europea. Le nostre forze armate rimarranno quindi ancora un po&#8217; pi\u00f9 dipendenti dai pezzi di ricambio e dai software provenienti dagli Stati Uniti e, di conseguenza, dal via libera di Washington per la manutenzione e l&#8217;uso delle nostre attrezzature.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano tecnologico e ideologico, questo accordo affossa di fatto le velleit\u00e0 europee di nuove regolamentazioni dei giganti digitali americani, sacrificando una parte della nostra sovranit\u00e0 digitale. Incapace di inquadrare queste piattaforme, l&#8217;Europa rinuncia a controllare pienamente la sua sfera pubblica online, con i rischi che ci\u00f2 comporta per l&#8217;integrit\u00e0 dei nostri processi democratici e dei nostri dati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per i convinti euro-atlantisti, questo accordo \u00e8 la garanzia che gli Stati Uniti non abbandoneranno presto un&#8217;Europa diventata la loro provincia imperiale pi\u00f9 redditizia.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa quasi totale assorbimento \u2013 concepito a Washington per Washington \u2013 \u00e8 una battuta d&#8217;arresto storica per i sostenitori di un&#8217;Europa veramente indipendente. Al contrario, per i convinti euro-atlantisti, \u00e8 la garanzia che gli Stati Uniti non abbandoneranno presto un&#8217;Europa diventata la loro provincia imperiale pi\u00f9 redditizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta quindi di un accordo commerciale, ma di una vera e propria rinuncia. Perch\u00e9 anche se gli industriali, i produttori e gli esportatori europei possono rallegrarsi di poter contare su una maggiore stabilit\u00e0 e prevedibilit\u00e0 per alcuni dei loro settori strategici, il prezzo da pagare \u00e8 esorbitante.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo accordo avr\u00e0 conseguenze molto negative sia per gli europei che per i francesi. Gli economisti del\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/28\/con-una-perdita-dello-013-del-pil-la-germania-sarebbe-lo-stato-membro-piu-colpito-dallaccordo-con-trump\/\">Kiel Institute<\/a> hanno stimato in diversi miliardi le perdite di ricchezza per l&#8217;Europa, il che implica meno ricchezza e meno posti di lavoro. Si tratta di un tradimento della promessa europea di prosperit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una tale umiliazione collettiva non pu\u00f2 che interpellare ogni cittadino europeo, tanto pi\u00f9 che l&#8217;Unione aveva i mezzi per agire, mentre ciascuno dei 27 Stati, preso individualmente, non avrebbe avuto alcuna possibilit\u00e0 di resistere alla pressione americana.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 alcuni responsabili a Bruxelles stanno cercando di presentare questa capitolazione sotto una luce accettabile, con una ben nota razionalizzazione a posteriori: si assicura che avrebbe potuto andare peggio e che questo accordo squilibrato \u00e8 preferibile a una guerra commerciale totale; si vuole credere che sar\u00e0 solo temporaneo e che una futura amministrazione democratica a Washington finir\u00e0 per rinegoziarlo in senso pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 illusorio credere che Donald Trump si fermer\u00e0 qui nelle sue rivendicazioni nei confronti di\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/29\/attraverso-un-canale-ufficiale-gli-stati-uniti-di-donald-trump-lanciano-un-appello-al-cambio-di-regime-in-europa-testo-integrale\/\">un&#8217;Europa di cui disprezza apertamente la sovranit\u00e0,<\/a>\u00a0ed \u00e8 altrettanto illusorio credere che un futuro presidente americano pi\u00f9 ragionevole rinuncer\u00e0 senza contropartite a\u00a0l&#8217;occasione d&#8217;oro rappresentata da questi dazi\u00a0\u2013; si ripete che \u00e8 il prezzo da pagare per preservare l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Occidente di fronte alla Cina; si promette persino, tra le righe, che si sapr\u00e0 temporeggiare per limitare l&#8217;applicazione pi\u00f9 dannosa di alcune clausole. Ma queste argomentazioni sembrano pi\u00f9 un velo pudico gettato su una realt\u00e0 pi\u00f9 cruda.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le nostre concessioni attuali richiederanno logicamente richieste ancora pi\u00f9 pesanti la prossima volta. Prepariamoci.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, questa storica marcia indietro \u00e8 sintomo di un&#8217;<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/18\/la-tenaglia-trump-leuropa-di-fronte-a-un-rischio-esistenziale\/\">impotenza strategica europea<\/a>. Una squadra di politici di serie B non aveva alcuna possibilit\u00e0 di vincere un braccio di ferro geopolitico cos\u00ec muscoloso. La Commissione ha navigato a vista, tergiversando continuamente, e ha trasformato la sua pusillanimit\u00e0 in una parvenza di strategia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non illudiamoci: mostrandosi pronta a cedere tutto senza una linea rossa apparente, l&#8217;Europa ha lasciato intendere che il limite di ci\u00f2 che le pu\u00f2 essere imposto non \u00e8 ancora stato raggiunto. Le nostre concessioni attuali richiederanno logicamente richieste ancora pi\u00f9 pesanti la prossima volta. Prepariamoci.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le ragioni di un fallimento<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come siamo arrivati a questo punto? Come ha potuto un&#8217;Unione forte di 450 milioni di abitanti accettare quello che va definito un diktat? Le risposte si trovano tanto nei rapporti di forza implacabili che operano sulla scena mondiale quanto nelle debolezze che l&#8217;Europa si \u00e8 autoinflitta.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima spiegazione \u00e8 strettamente legata alla divisione degli europei:\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/29\/accordo-ue-trump-geografia-interna-di-un-fallimento-mappe-esclusive\/\">la Germania e l&#8217;Italia<\/a>, primi partner commerciali degli Stati Uniti in Europa e gi\u00e0 sostenitori del TAFTA alcuni anni fa, hanno voluto un accordo \u2013 anche molto squilibrato \u2013 per dare visibilit\u00e0 ai loro settori di esportazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte loro,\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/07\/29\/accordo-ue-trump-geografia-interna-di-un-fallimento-mappe-esclusive\/\">i paesi dell&#8217;Europa orientale<\/a>\u00a0hanno privilegiato il mantenimento del sostegno militare americano piuttosto che un accordo equilibrato. La Commissione, dal canto suo, ha sostanzialmente fatto propria la posizione tedesca, come ha fatto su molti dossier dopo le ultime elezioni europee, anche in materia di clima.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la Francia ha la sua parte di responsabilit\u00e0 in questo fallimento. Ha agito da cavaliere solitario, senza preoccuparsi di formare maggioranze attorno all&#8217;idea di sovranit\u00e0 europea, e ha dato prova di ambiguit\u00e0, se non di ipocrisia, sostenendo la fermezza nei confronti di Washington, ma chiedendo che i propri prodotti fossero esentati.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i grandi discorsi pronunciati dal 2019 sulla necessit\u00e0 di un&#8217;Europa pi\u00f9 sovrana non sono sopravvissuti a questa prima prova. Questa scelta rivela anche che una parte dell&#8217;\u00e9lite europea \u2013 radicata generazionalmente, ideologicamente e culturalmente nel campo occidentale \u2013 immagina il mondo non in tre blocchi distinti: Stati Uniti, Europa, Cina, ma in due: l&#8217;Occidente da un lato e la Cina dall&#8217;altro, con l&#8217;Europa che scompare nel ginepro americano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tutti i grandi discorsi pronunciati dal 2019 sulla necessit\u00e0 di un&#8217;Europa pi\u00f9 sovrana non sopravvivranno a questa prima prova.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La seconda spiegazione riprende una lezione immutabile della storia: \u00e8 il prezzo della servit\u00f9 volontaria. Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump applica senza vergogna il suo metodo preferito: il dominio unilaterale e il mercanteggiamento brutale. Non nasconde il suo disprezzo per l&#8217;Unione europea, che considera a turno un vassallo ingrato, un ostacolo alla potenza americana, persino un parassita che vive alle spalle degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa visione caricaturale era gi\u00e0 emersa durante il suo primo mandato e oggi trova un terreno di espressione ancora pi\u00f9 diretto. Non si tratta n\u00e9 di una sorpresa n\u00e9 di una deriva, ma piuttosto di un metodo che il presidente americano applica freddamente e con successo nei confronti di un&#8217;Europa che considera debole.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Donald Trump, questo accordo iniquo imposto all&#8217;Europa costituisce una doppia vittoria. Sul piano geopolitico, consacra l&#8217;ancoraggio del Vecchio Continente all&#8217;America, isola un po&#8217; di pi\u00f9 la Cina e rafforza la supremazia energetica e militare degli Stati Uniti. Sul piano interno, offre al presidente americano un argomento elettorale di peso: Donald Trump pu\u00f2 vantarsi di aver soddisfatto l&#8217;ambizione MAGA dell&#8217;\u00abAmerica First\u00bb ottenendo ingenti commesse industriali ed energetiche, in particolare nella maggior parte degli Stati chiave che decideranno le elezioni del 2026 e del 2028.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo trionfo politico ha tuttavia un costo economico non trascurabile per gli stessi Stati Uniti:\u00a0il conto sar\u00e0 in parte pagato dai consumatori americani, costretti ad acquistare prodotti importati pi\u00f9 costosi, e dalle imprese americane dipendenti da fattori produttivi esteri ora pi\u00f9 costosi, mentre il resto della fattura sar\u00e0, ovviamente, a carico degli azionisti e dei dipendenti europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;Europa doveva rassegnarsi? Dovevamo rispondere con il silenzio alle minacce e moltiplicare le concessioni di fronte agli ultimatum? No, certamente no. Eppure \u00e8 proprio questa la trappola in cui sono caduti i nostri leader. Per paura di un&#8217;escalation, per l&#8217;illusione che la conciliazione avrebbe finito per ammorbidire Washington, l&#8217;Unione ha sistematicamente minimizzato la brutalit\u00e0 del rapporto di forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per decenni l&#8217;Europa si \u00e8 considerata un modello \u201cpost-storico\u201d in cui il diritto e il commercio avrebbero sostituito il potere e la realpolitik. Forte della sua esperienza di integrazione riuscita, ha creduto che il suo esempio si sarebbe imposto naturalmente agli altri. Ma il mondo del 2025 \u00e8 tutt&#8217;altro che governato da questi principi pacifici: \u00e8 tornato ad essere il teatro crudo della competizione tra potenze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ogni volta, l&#8217;assenza di una risposta credibile ha rafforzato i sostenitori della legge del pi\u00f9 forte nell&#8217;idea che l&#8217;Europa non volesse o non potesse difendersi.\u00a0<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa ingenuit\u00e0 europea di fronte alla brutalit\u00e0 del mondo non \u00e8 una novit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;abbiamo gi\u00e0 vista con la mancanza di determinazione dell&#8217;Europa nel promuovere una soluzione politica rigorosa alla crisi ucraina nel 2014 o nella sua incapacit\u00e0 di impedire le guerre nell&#8217;ex Jugoslavia negli anni &#8217;90. Pi\u00f9 recentemente, quando l&#8217;amministrazione Trump, gi\u00e0 nel 2018, ha imposto dazi doganali unilaterali sull&#8217;acciaio e l&#8217;alluminio europei, l&#8217;Unione ha protestato a parole \u2013 non con i fatti \u2013 e ha dovuto accettare queste misure senza alcuna contropartita significativa. Allo stesso modo, quando Donald Trump si \u00e8 ritirato dall&#8217;accordo nucleare iraniano, le nostre imprese si sono piegate alle sanzioni americane, in assenza di un sostegno concreto da parte delle nostre istituzioni per proteggerle. Ogni volta, la mancanza di una risposta credibile ha rafforzato i sostenitori della legge del pi\u00f9 forte nell&#8217;idea che l&#8217;Europa non volesse o non potesse difendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;episodio attuale ne \u00e8 il risultato logico.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/07\/default.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"843\"\n        data-pswp-height=\"839\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/07\/default-330x328.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/07\/default-690x687.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/07\/default.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2025\/07\/default-125x124.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Jasper Johns, Target, 1961, Stati Uniti. Encausto e carta di giornale su tela, 167,6 \u00d7 167,6 cm. Collezione dell&#8217;Art Institute of Chicago.<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Eppure,\u00a0l&#8217;Unione non mancava di punti di forza\u00a0in questa prova di forza. Forte di un mercato di 450 milioni di consumatori con un elevato potere d&#8217;acquisto, rimane la prima potenza commerciale del pianeta. L&#8217;accesso al mercato europeo \u00e8 fondamentale per innumerevoli aziende americane.<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri leader disponevano persino di uno strumento nuovo di zecca, creato proprio a seguito degli abusi dell&#8217;amministrazione Trump nel 2017-2020:\u00a0lo strumento anti-coercizione. Questo meccanismo giuridico, approvato dai 27, autorizza misure di ritorsione rapide e massicce contro qualsiasi paese che cerchi di piegare l&#8217;Europa con mezzi economici illegittimi. Avrebbe potuto consentire, ad esempio, di sospendere l&#8217;accesso delle imprese americane agli appalti pubblici europei, di limitare alcuni trasferimenti di tecnologie sensibili o di colpire gli interessi finanziari degli Stati Uniti in Europa. Insomma, una vera e propria arma di dissuasione economica, talvolta definita \u00abbazooka commerciale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento critico, abbiamo rifiutato di sfoderare quest&#8217;arma, nonostante fosse stata approvata da tutti. Solo la Francia avrebbe chiesto la sua immediata attivazione, mentre la maggior parte degli altri Stati membri era riluttante, sostenendo che era necessario preservare il dialogo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non mostrare i denti quando si pu\u00f2 significa incoraggiare l&#8217;altro a mordere pi\u00f9 forte.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La divisione e\u00a0la titubanza\u00a0hanno avuto conseguenze dirette. Innanzitutto, ci hanno fatto perdere tempo prezioso. Invece di reagire immediatamente alle prime minacce tariffarie di Washington, abbiamo tergiversato. Quando Donald Trump ha brandito la minaccia di una tassa del 30% su tutte le importazioni europee, avremmo dovuto annunciare immediatamente una risposta equivalente e attivare il nostro strumento anti-coercizione.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Unione non ha saputo valorizzare i propri punti di forza di fronte a un avversario determinato ma con numerose vulnerabilit\u00e0. Non mostrare i denti quando si pu\u00f2 \u00e8 come incoraggiare l&#8217;altro a mordere pi\u00f9 forte. Opponendo fin dall&#8217;inizio solo proteste verbali, l&#8217;Europa ha inviato a Donald Trump il segnale disastroso di essere pronta a cedere se le minacce fossero diventate assordanti. Non ci voleva altro per decuplicare l&#8217;appetito del predatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre,\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/18\/la-tenaglia-trump-leuropa-di-fronte-a-un-rischio-esistenziale\/\">la nostra dipendenza strategica<\/a>\u00a0da Washington ha pesato molto. Mentre l&#8217;Europa negoziava sotto la pressione commerciale, molti responsabili temevano implicitamente una rimessa in discussione dell&#8217;\u00abombrello\u00bb di sicurezza americano. Dall&#8217;invasione su larga scala dell&#8217;Ucraina da parte della Russia nel 2022, la sicurezza europea dipende pi\u00f9 che mai dalla NATO e quindi dagli Stati Uniti. Nel 2024, nonostante i paesi europei dell&#8217;Alleanza Atlantica abbiano aumentato in modo significativo i loro bilanci militari, essi ne coprono ancora solo il 30% circa, contro il 66% degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa realt\u00e0 alimenta un timore diffuso: se l&#8217;Europa tenesse testa a Washington sul commercio, quest&#8217;ultima potrebbe rinunciare al suo impegno nella difesa del continente, sia nei confronti della Russia che altrove. Ricordiamo che Donald Trump ha definito la NATO &#8220;obsoleta&#8221; e ha lasciato dubbi sul sostegno automatico dell&#8217;America in caso di aggressione. Diversi governi dell&#8217;Europa centrale e orientale, fortemente dipendenti dallo scudo americano, hanno rifiutato qualsiasi scontro economico che, secondo loro, avrebbe potuto irritare Washington.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Questo accordo illustra chiaramente il circolo vizioso della dipendenza: pi\u00f9 si dipende da un alleato, meno si osa opporsi a lui e pi\u00f9 quest&#8217;ultimo ne approfitta per imporre la propria legge.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo calcolo a breve termine \u2013 sacrificare i nostri interessi commerciali per non rischiare l&#8217;ira del protettore militare \u2013 ha senza dubbio contribuito a paralizzare la negoziazione collettiva. Esso illustra crudamente\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/18\/la-tenaglia-trump-leuropa-di-fronte-a-un-rischio-esistenziale\/\">il circolo vizioso della dipendenza<\/a>: pi\u00f9 si dipende da un alleato, meno si osa opporsi a lui, e pi\u00f9 quest&#8217;ultimo ne approfitta per imporre la propria legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, altrove nel mondo, un&#8217;altra potenza ha dimostrato che era possibile seguire un&#8217;altra strada. La via scelta dalla Cina negli ultimi mesi avrebbe dovuto, come minimo, servirci da controesempio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 ad aprile, anch&#8217;essa confrontata con le nuove misure protezionistiche di Washington,\u00a0\u00a0la Cina ha immediatamente risposto con ritorsioni mirate e consapevoli. Pechino ha colpito dove faceva male all&#8217;economia americana, prendendo di mira in particolare le esportazioni agricole, alcuni fiori all&#8217;occhiello tecnologici e introducendo drastiche restrizioni all&#8217;esportazione di terre rare e magneti. Lo shock \u00e8 stato tale che Washington ha dovuto temporeggiare e riaprire un canale di negoziazione, rinviando gli aumenti tariffari che aveva previsto.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Unione rimane la prima potenza commerciale mondiale: anche lei aveva quindi carte solide da giocare. Bruxelles avrebbe dovuto capire che con Donald Trump si negozia efficacemente solo opponendogli un chiaro rapporto di forza. Invece, l&#8217;Europa \u00e8 apparsa divisa e timida. Questa differenza di atteggiamento ha pesato molto sull&#8217;esito dei due scontri: Washington ha trattato Pechino come un avversario strategico pericoloso, ma ha osato considerare Bruxelles come una preda facile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;ora dei costruttori<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di lamentarsi o di adottare misure insufficienti, ma di dare una svolta strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa crisi deve segnare il risveglio della volont\u00e0 politica europea e un cambiamento radicale di dottrina nel nostro rapporto con il mondo. Concentriamo fin da ora i nostri sforzi su alcune priorit\u00e0 chiare per correggere la rotta.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, l&#8217;Europa deve ritrovare una vera strategia di affermazione. Non pu\u00f2 pi\u00f9 accontentarsi di essere un gigante economico benevolo e un modello normativo, sperando che il suo esempio basti a plasmare il mondo. Deve riprendere il controllo del proprio destino, riprendendo le leve del potere sulla scena internazionale e rendendosi capace di iniziativa e deterrenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Come scriveva Tucidide 25 secoli fa, &#8220;i forti fanno ci\u00f2 che possono e i deboli subiscono ci\u00f2 che devono&#8221;. Non siamo pi\u00f9 deboli per scelta.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In materia commerciale, l&#8217;Unione deve agire come le altre grandi potenze: adottare senza indugio misure di ritorsione di fronte alle coercizioni e difendere con vigore i propri interessi commerciali e industriali. Ma ci\u00f2 significa allo stesso tempo promuovere un commercio mondiale equo e regolato dalla cooperazione e dai principi del diritto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla scena diplomatica, l&#8217;Unione deve essere pronta a prendere posizioni ferme, anche nei confronti dei propri alleati, e a mettere tutto il suo peso economico sulla bilancia per far avanzare le proprie posizioni. L&#8217;Europa ha le carte in regola per farlo \u2013 il suo immenso mercato, il suo dominio delle alte tecnologie in alcuni settori, la sua moneta, la sua rete diplomatica mondiale \u2013 e spetta a lei utilizzarle in modo strategico. Come scriveva Tucidide 25 secoli fa, \u00abi forti fanno ci\u00f2 che possono e i deboli subiscono ci\u00f2 che devono\u00bb. Non siamo pi\u00f9 deboli per scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, l&#8217;Europa deve riconquistare la sua autonomia industriale e tecnologica. Decenni di lassismo hanno portato a una pericolosa erosione dell&#8217;industria europea. \u00c8 tempo di invertire la tendenza. L&#8217;Europa deve lanciare un piano massiccio di investimenti condivisi nei settori chiave del futuro: energia, digitale e alta tecnologia, difesa e agricoltura, per garantire la nostra sicurezza alimentare. Esistono gi\u00e0 alcune iniziative \u2013 il piano di ripresa post-Covid, l&#8217;Alleanza europea per le batterie \u2013 ma ora \u00e8 necessario ampliare e accelerare questa dinamica. Allo stesso tempo, dobbiamo assumere una \u201cpreferenza europea\u201d per non essere pi\u00f9 vittime di un libero scambio distorto. Gli Stati Uniti applicano da tempo il Buy American Act e sovvenzionano massicciamente la loro industria: 369 miliardi di dollari di aiuti verdi nell&#8217;Inflation Reduction Act del 2022. La Cina protegge i suoi appalti pubblici e sostiene pesantemente i suoi settori strategici.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa deve smettere di essere l&#8217;unico attore di primo piano a giocare a carte scoperte in un mondo in cui gli altri barano con le regole. Dobbiamo introdurre un \u201cBuy European Act\u201d intelligente: ogni volta che esiste un&#8217;alternativa europea in un settore cruciale, privilegiarla sistematicamente negli appalti pubblici e nei progetti finanziati con denaro pubblico. Non si tratta di protezionismo sciovinista, ma di pragmatismo illuminato per garantire condizioni di concorrenza eque.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo delle tecnologie, il ritardo accumulato deve essere colmato favorendo sistematicamente soluzioni cloud sovrane, sostenendo un&#8217;intelligenza artificiale europea che eviti sterili competizioni tra Stati membri e mettendo in atto un programma di formazione per ingegneri, tecnici e ricercatori, perch\u00e9 il capitale umano rimane la nostra risorsa pi\u00f9 importante.<\/p>\n\n\n\n<p>La battaglia sar\u00e0 anche finanziaria. Dobbiamo mobilitare meglio i 35 000 miliardi di euro di risparmi europei, troppo spesso sterilizzati, sviluppando un ecosistema finanziario diversificato che completi la forza storica delle nostre reti bancarie. Riducendo alcune dipendenze critiche, rafforzeremo la nostra sicurezza economica e preserveremo i posti di lavoro e il know-how europeo. Naturalmente, ci\u00f2 deve avvenire gradualmente e nel rispetto delle nostre regole di concorrenza interna, ma l&#8217;urgenza impone di agire.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Senza un&#8217;evoluzione della nostra governance, la prossima crisi ci trover\u00e0 impotenti e divisi come la precedente. L&#8217;Europa politica deve acquisire maggiore maturit\u00e0 e capacit\u00e0 di azione.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In terzo luogo, dobbiamo rafforzare la governance e l&#8217;unit\u00e0 politica dell&#8217;Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;Europa a 27 non riuscir\u00e0 mai a parlare con una sola voce n\u00e9 a reagire rapidamente alle crisi e alle emergenze senza profonde riforme istituzionali. La prova che abbiamo appena vissuto ha dimostrato il prezzo della nostra lentezza e delle nostre divisioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei settori strategici \u2013 commercio, sicurezza, diplomazia \u2013 dobbiamo immaginare meccanismi decisionali pi\u00f9 reattivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Diverse piste meritano di essere esplorate. Da un lato, estendere i settori in cui la maggioranza qualificata sarebbe sufficiente in seno al Consiglio \u2013 ad esempio per la politica estera o commerciale in caso di comprovata coercizione esterna \u2013, al fine di evitare che l&#8217;opposizione di un solo Stato possa paralizzare l&#8217;intera Unione. D&#8217;altra parte, fare affidamento su un&#8217;avanguardia europea che riunisca un piccolo numero di paesi trainanti, incaricata di prendere l&#8217;iniziativa in caso di crisi grave. Un&#8217;idea del genere merita di essere discussa con lucidit\u00e0: in tempi di crisi, la rapidit\u00e0 di reazione salva posti di lavoro, industrie e talvolta vite umane. I nostri potenziali avversari lo sanno e approfittano della nostra lentezza. Non si tratta di creare in modo permanente un&#8217;Europa a due velocit\u00e0, ma di riconoscere che un&#8217;avanguardia decisionale pu\u00f2, in determinate circostanze, servire l&#8217;interesse di tutti grazie alla sua agilit\u00e0, soprattutto di fronte a shock esterni.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza un&#8217;evoluzione della nostra governance, la prossima crisi ci trover\u00e0 impotenti e divisi come la precedente. L&#8217;Europa politica deve acquisire maggiore maturit\u00e0 e capacit\u00e0 di azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, \u00e8 giunto il momento di rifondare con chiarezza e reciprocit\u00e0 le nostre relazioni con gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 significa dotarci dei mezzi per la nostra indipendenza, al fine di poter pesare su un piano di parit\u00e0 con gli Stati Uniti e come alleato libero. \u00c8 nell&#8217;interesse dell&#8217;Europa, ma anche, in fondo, degli Stati Uniti e, pi\u00f9 in generale, della pace nel mondo, che trarranno vantaggio dall&#8217;uscita da un confronto sterile tra un presunto \u00abblocco occidentale\u00bb e la Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;alleanza occidentale cementata da valori democratici comuni e da una difesa condivisa rimane un pilastro della nostra sicurezza e della nostra prosperit\u00e0. Ma richiede di proseguire lo sforzo di difesa europea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nulla \u00e8 inevitabile: questa sconfitta politica pu\u00f2 invece diventare il fermento di una rinascita strategica.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I recenti progressi sono reali: molti Stati membri stanno aumentando sensibilmente i loro bilanci militari e investendo in nuove capacit\u00e0. Ma aumentare la spesa richiede anche un importante sforzo di coordinamento e pianificazione se si vuole raggiungere una reale indipendenza. \u00c8 quindi necessario utilizzare in modo intelligente queste maggiori risorse per sviluppare una base industriale di difesa europea integrata, mutualizzare i programmi di armamento \u2013 piuttosto che acquistare sistematicamente dall&#8217;America \u2013 e rafforzare le strutture di comando comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 l&#8217;Europa sar\u00e0 in grado, se necessario, di garantire da sola la propria sicurezza, pi\u00f9 il suo partenariato con Washington potr\u00e0 diventare sereno ed equilibrato. Si tratta di un lavoro di lungo respiro, ma indispensabile affinch\u00e9 l&#8217;Europa abbia un peso pari a quello degli altri grandi poli di potere nel XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sconvolta dall&#8217;umiliazione del 27 luglio 2025, l&#8217;Europa potrebbe sprofondare nel dubbio e nello sconforto. La reazione pi\u00f9 probabile, se non cambier\u00e0 nulla, \u00e8 che gli Stati Uniti cercheranno di sfruttare sempre pi\u00f9 il loro vantaggio, come una potenza imperiale di fronte alla Cina dell&#8217;imperatrice Cixi, sottomessa dalla Gran Bretagna e dalla Francia con i trattati ineguali del XIX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una tale crescente influenza dar\u00e0 inevitabilmente origine a malcontenti sempre pi\u00f9 accesi: all&#8217;interno di una parte delle nostre \u00e9lite, che vedranno diminuire la loro influenza e i loro interessi, cos\u00ec come tra i popoli, il cui modello sociale diventer\u00e0 sempre meno finanziabile.<\/p>\n\n\n\n<p>I leader europei, attaccati allo&nbsp;<em>status quo<\/em>&nbsp;che li mantiene al potere, cercheranno di reprimere queste contestazioni per preservare l&#8217;ordine costituito. Ma questa tensione non potr\u00e0 durare per sempre: prima o poi, di fronte a questa spirale di dipendenza e rabbia, l&#8217;Europa sar\u00e0 costretta a scegliere il proprio destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla \u00e8 inevitabile: questa sconfitta politica pu\u00f2 invece diventare&nbsp;<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/03\/20\/les-europeens-face-a-la-guerre-et-trump-10-points-sur-un-sondage-exclusif\/\">il fermento di una rinascita strategica<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi l&#8217;alternativa \u00e8 semplice: o persistiamo nella sottomissione \u2013 e seguiremo la strada della Cina della fine del XIX secolo, condannata a un \u00absecolo di umiliazioni\u00bb \u2013 oppure rialziamo la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Se persistiamo nell&#8217;inazione, invieremo un segnale di debolezza permanente che non mancher\u00e0 di suscitare altri diktat in futuro, provenienti dall&#8217;America o da altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa rischierebbe allora di retrocedere al rango di oggetto nel gioco mondiale, sballottata tra le decisioni prese a Washington, Pechino o altrove senza pi\u00f9 poter influenzare il proprio destino, e di sprofondare cos\u00ec in un nuovo ciclo di umiliazioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Oggi l&#8217;alternativa \u00e8 semplice: o continuiamo a sottometterci \u2013 e seguiremo la strada della Cina della fine del XIX secolo, condannata a un \u00absecolo di umiliazioni\u00bb \u2013 oppure rialziamo la testa.<\/p><cite>Dominique de Villepin<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Se invece diamo il necessario impulso, l&#8217;Europa potrebbe tornare ad essere un attore centrale e rispettato. Sarebbe in grado di difendere e promuovere attivamente gli interessi e i valori che le stanno a cuore: una globalizzazione regolamentata ed equa, la lotta contro il cambiamento climatico di cui \u00e8 stata la punta di diamante, la democrazia e lo Stato di diritto, la pace fondata sulla cooperazione e la sicurezza condivisa. Ma per portare avanti questo messaggio, \u00e8 necessario non scomparire dalla scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio con cui l&#8217;Europa ha risposto alle intimidazioni di Donald Trump ha fatto il giro del mondo, risuonando come un&#8217;ammissione della nostra impotenza. Spetta ora a noi rompere questo silenzio vergognoso e ridare all&#8217;Europa una voce forte, quella di popoli uniti, consapevoli del loro peso e determinati a costruire insieme il loro destino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 giunto il momento di\u00a0rifiutare ci\u00f2 che ci avvilisce e s\u00ec a un&#8217;Europa ambiziosa, padrona del proprio futuro. \u00c8 a questo prezzo che domani la Storia sar\u00e0 scritta con noi e non senza di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl silenzio con cui l&#8217;Europa ha risposto alle intimidazioni di Donald Trump ha fatto il giro del mondo, risuonando come un&#8217;ammissione della nostra impotenza. 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