{"id":34785,"date":"2025-06-12T18:26:03","date_gmt":"2025-06-12T16:26:03","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=34785"},"modified":"2025-06-12T18:26:05","modified_gmt":"2025-06-12T16:26:05","slug":"in-germania-lala-filorussa-dellspd-chiede-un-riavvicinamento-a-putin-testo-integrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/06\/12\/in-germania-lala-filorussa-dellspd-chiede-un-riavvicinamento-a-putin-testo-integrale\/","title":{"rendered":"In Germania, l’ala filorussa dell’SPD chiede un riavvicinamento a Putin: testo integrale"},"content":{"rendered":"\n

Il manifesto \u00e8 stato pubblicato dal \u00abcircolo Erhard Eppler\u00bb, dal nome dell’ex ministro della cooperazione internazionale e attivista pacifista (1926-2019). Tra i firmatari figurano cinque parlamentari attivi a livello federale, mentre la maggior parte delle altre personalit\u00e0 si sono ritirate dalla politica attiva. In cima alla lista figurano i deputati del Bundestag Ralf Stegner \u2014 che ha recentemente incontrato a Baku un gruppo di investitori affiliati al regime di Putin <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> \u2014, Nina Scheer, Sanae Abdi, Maja Wallstein e soprattutto Rolf M\u00fctzenich, ex capo del gruppo parlamentare fino allo scorso febbraio. Tra gli altri firmatari noti a livello nazionale, Norbert Walter-Borjans \u00e8 stato co-presidente del partito tra il 2019 e il 2021, e Hans Eichel, ministro delle finanze dal 1999 al 2005 nel governo del cancelliere Gerhard Schr\u00f6der.<\/p>\n\n\n\n

L’iniziativa ricorda il \u201cmanifesto per la pace\u201d lanciato nel 2023 dalla deputata Sahra Wagenknecht e dall’attivista femminista Alice Schwarzer, che chiedeva all’Ucraina di deporre le armi e la fine degli aiuti militari occidentali <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Questo documento \u00e8 stato pubblicato a due settimane dal congresso della SPD, che si terr\u00e0 dal 26 al 29 giugno prossimo e che sar\u00e0 cruciale per la nuova leadership del partito, in carica da quattro mesi.<\/p>\n\n\n\n

Il suo nuovo leader, Lars Klingbeil, noto centrista e piuttosto fermo in materia di sicurezza, ha rafforzato il suo controllo sul SPD dopo le elezioni perse lo scorso 23 febbraio, inserendo nel governo personalit\u00e0 fedeli e piuttosto sconosciute a scapito dei pesi massimi del partito. Mentre Olaf Scholz si era sempre preoccupato di assecondare i pacifisti all’interno del partito, Klingbeil non ha concesso loro un posto particolare nel suo nuovo apparato.<\/p>\n\n\n\n

La tentazione neutralista dei socialdemocratici tedeschi non \u00e8 nuova.<\/p>\n\n\n\n

Fin dalla fine della seconda guerra mondiale, nella parte orientale del Paese, il partito \u00e8 stato assorbito con la forza nel Partito Socialista Unificato (SED), che governava senza condivisione la Repubblica Democratica Tedesca (RDT) sul modello sovietico. Nella Repubblica Federale Tedesca (RFT), sebbene l’SPD rifiutasse la fusione con i comunisti, non respingeva l’idea di una rapida riunificazione della Germania alle condizioni stabilite da Mosca. In minoranza al Bundestag, il partito allora guidato da Kurt Schumacher si oppose alla rifondazione della Bundeswehr e all’integrazione della RFT nella NATO, auspicando che la Germania occidentale di Konrad Adenauer si emancipasse dagli Stati Uniti. Dopo la morte di Schumacher nel 1952, il partito viene ripreso dai realisti che nel 1959 adottano il programma di Bad Godesberg, che riconosce che la Germania fa parte del blocco occidentale ma auspica che le forze armate siano sostituite a termine da un ordine internazionale di sicurezza che promuova il disarmo.<\/p>\n\n\n\n

A partire dagli anni ’70, nell’ambito della Ostpolitik guidata da Willy Brandt, la SPD conclude accordi che consentono una normalizzazione delle relazioni Est-Ovest e una distensione europea. Ma questa politica \u00e8 anche un pretesto per il partito, che preferisce mantenere buoni rapporti con il potere di Mosca in nome della distensione piuttosto che difendere i diritti umani. Il ragionamento seguito da Brandt e dal suo successore Helmut Schmidt \u00e8 che le \u201cconcessioni umanitarie\u201d per i semplici cittadini consentite dagli accordi sul traffico interzonale o dalle autorizzazioni di visita valgono pi\u00f9 dell’impegno che essi percepiscono come chiassoso a favore dei prigionieri di coscienza perseguitati nelle \u201cdemocrazie popolari\u201d. La conclusione di importanti accordi per l’approvvigionamento energetico permette inoltre alla SPD di credere nella formula del \u201ccambiamento attraverso l’avvicinamento\u201d (Wandel durch Ann\u00e4herung<\/em>). Quando Helmut Kohl (CDU) accede alla cancelleria, si inserisce senza troppe difficolt\u00e0 nella continuit\u00e0 di questa politica.<\/p>\n\n\n\n

Tornato al potere nel 1998 nell’Europa del dopoguerra fredda, l’SPD prosegue il suo programma di interdipendenza con l’Est e moltiplica i legami commerciali con Mosca in nome del \u201ccommercio dolce\u201d (Wandel durch Handel<\/em>). L’ex cancelliere Gerhard Schr\u00f6der (1998-2005) diventa cos\u00ec consigliere speciale della societ\u00e0 russa Gazprom, come ricompensa per il suo impegno a favore dei gasdotti attraverso il Mar Baltico (Nord Stream 1 e 2). Alcuni artefici della politica russa della Germania hanno da allora riconosciuto il loro errore di interpretazione, come l’ex ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, ora presidente federale.<\/p>\n\n\n\n

Nonostante il fallimento della politica di conciliazione con la Russia e l’importante aggiornamento rappresentato dal discorso della Zeitenwende del febbraio 2022, il manifesto del 2025 espone con chiarezza la persistenza, in una minoranza influente dell’SPD, di un tropismo moscovita privo di autocritica. I primi firmatari hanno ricoperto fino a poco tempo fa importanti cariche all’interno del partito e sostengono di costituire un’opposizione interna.<\/p>\n\n\n\n

Il resto del partito ha reagito in modo piuttosto critico al testo. Il ministro della Difesa Boris Pistorius, sostenitore della fermezza in materia di sicurezza all’interno dell’SPD, ha definito il testo “negazione della realt\u00e0” <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Il testo \u00e8 stato accolto con favore dal B\u00fcndnis Sahra Wagenknecht<\/em> e dal partito di estrema destra Alternative f\u00fcr Deutschland <\/em>(AfD).<\/p>\n\n\n\n

Con un’inversione accusatoria tipica dell’argomentazione russa, il manifesto descrive l’Europa come prigioniera della sua logica bellica e della sua corsa agli armamenti. I firmatari ignorano che l’industria della difesa europea, a pi\u00f9 di tre anni dall’inizio del conflitto su larga scala in Ucraina, fatica ancora a ricostituire le scorte prebelliche e a fornire il materiale necessario per la difesa del territorio ucraino.<\/p>\n\n\n\n

Il testo non menziona la responsabilit\u00e0 della Russia per le distruzioni e le morti che provoca in Ucraina, n\u00e9 parla dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanit\u00e0 commessi dall’invasore contro il popolo ucraino. Si astiene inoltre dal menzionare la natura dittatoriale del regime di Putin, che non viene nemmeno nominato espressamente.<\/p>\n\n\n\n

Il testo riprende invece, senza grande sforzo per nasconderli, gli argomenti della propaganda del Cremlino utilizzati dal 2014 per giustificare l’invasione dell’Ucraina<\/a>, pur mantenendo una retorica pacifista e internazionalista basata sulla Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) del 1975, elevata al rango di mito. Inoltre, il manifesto minimizza la minaccia russa: l’idea di una Russia che deve affrontare una NATO nettamente superiore o la percezione di una minaccia proveniente dall’Occidente sono citate pi\u00f9 volte. Anche la \u201cpresunta imminenza\u201d di un nuovo conflitto in Europa viene liquidata con un gesto della mano. L’elenco delle accuse mosse alla NATO \u00e8 tanto pi\u00f9 lungo e preciso quanto pi\u00f9 breve e vaga rimane la condanna delle ripetute violazioni del diritto internazionale commesse dalla Russia di Vladimir Putin.<\/p>\n\n\n\n

Infine, il gruppo rifiuta gli aumenti previsti del bilancio della difesa, promettendo invece che il dialogo e la cooperazione con Mosca forniranno una garanzia di sicurezza pi\u00f9 efficace. Per quanto riguarda il ripristino di una capacit\u00e0 di difesa credibile e autonoma per l’Europa di fronte all’ascesa dell’imperialismo americano sotto l’egida di Donald Trump, il manifesto rimane molto vago.<\/p>\n\n\n\n

Garantire la pace in Europa attraverso la capacit\u00e0 di difesa, il controllo degli armamenti e la comunicazione<\/h2>\n\n\n\n

A 80 anni dalla fine della catastrofe secolare che fu la Seconda guerra mondiale e dalla liberazione dal fascismo hitleriano, la pace \u00e8 nuovamente minacciata in Europa.<\/p>\n\n\n\n

Stiamo vivendo nuove forme di violenza e violazione dell’umanit\u00e0: la guerra della Russia contro l’Ucraina, ma anche la fondamentale violazione dei diritti umani nella Striscia di Gaza.<\/p>\n\n\n\n

La divisione sociale del mondo si sta approfondendo, all’interno delle societ\u00e0 e tra le societ\u00e0. La crisi del sistema terrestre e climatico causata dall’uomo, la distruzione delle risorse alimentari e nuove forme di colonialismo minacciano la pace e la sicurezza umana.<\/p>\n\n\n\n

Infine, i nazionalisti cercano di sfruttare le insicurezze, i conflitti e le crisi per i loro interessi meschini.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

L’Europa \u00e8 ben lontana da un ritorno a un ordine di pace e sicurezza stabile.<\/p>\n\n\n\n

Al contrario: in Germania e nella maggior parte dei paesi del continente si sono imposte forze che cercano il futuro soprattutto in una strategia di confronto militare e in centinaia di miliardi per gli armamenti. La pace e la sicurezza non sarebbero pi\u00f9 raggiungibili con la Russia, ma dovrebbero essere imposte contro di essa.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

L’analisi qui sviluppata di un trionfo di un \u00abpartito della guerra\u00bb contro i pacifisti in Germania \u00e8 confutata dall’effettiva assenza di un’inversione di rotta nella politica estera dall’arrivo alla cancelleria di Friedrich Merz. Nonostante le dichiarazioni a sostegno di Kiev, i missili a lungo raggio Taurus non sono ancora stati consegnati all’Ucraina, mentre la Russia bombarda obiettivi civili e pone le condizioni per una resa come negoziati<\/a>.<\/p>\n\n\n\n

L’obbligo di armarsi sempre di pi\u00f9 e di prepararsi a una guerra apparentemente imminente viene invocato invece di collegare la necessaria capacit\u00e0 di difesa a una politica di controllo degli armamenti e di disarmo al fine di raggiungere la sicurezza comune e la capacit\u00e0 di pace reciproca. Siamo convinti che il concetto di sicurezza comune sia l’unico mezzo responsabile per impedire la guerra attraverso il confronto e il riarmo, al di l\u00e0 di tutte le differenze ideologiche e di tutti gli interessi contrastanti. Questo concetto era anche alla base del divieto di tutte le armi nucleari a medio raggio concordato con un trattato tra il presidente americano Ronald Reagan e il segretario generale del PCUS Mikhail Gorbaciov nel 1987, che ha contribuito in modo determinante alla fine della guerra fredda in Europa e all’unit\u00e0 tedesca.<\/p>\n\n\n\n

Dagli anni ’60, il mondo \u00e8 stato pi\u00f9 volte portato sull’orlo del baratro nucleare.<\/p>\n\n\n\n

La \u201cguerra fredda\u201d \u00e8 stata caratterizzata dalla reciproca diffidenza e dal confronto militare tra le potenze dominanti dell’Est e dell’Ovest. Il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, Willy Brandt e altri leader politici dell’epoca trassero le conseguenze dall’impasse di questa corsa agli armamenti, diventata evidente dopo la crisi di Cuba.<\/p>\n\n\n\n

Invece del confronto e dell’armamento, presero il sopravvento le discussioni e i negoziati sulla sicurezza attraverso la cooperazione, la fiducia, il controllo degli armamenti e il disarmo.<\/p>\n\n\n\n

La firma dell’atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) a Helsinki nel 1975 segn\u00f2 l’apice di questa visione comune della politica di difesa e disarmo, che garant\u00ec per decenni la pace in Europa e permise anche la riunificazione della Germania.<\/p>\n\n\n\n

A Helsinki furono adottati i principi fondamentali della sicurezza europea basati su relazioni pacifiche tra gli Stati: uguaglianza degli Stati indipendentemente dalle loro dimensioni, garanzia dell’integrit\u00e0 territoriale degli Stati, rinuncia all’uso della minaccia della forza, rispetto dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali, rinuncia all’ingerenza negli affari interni degli Stati e accordo su una cooperazione globale.<\/p>\n\n\n\n

Curiosamente, gli autori attribuiscono all’atto finale della CSCE di Helsinki del 1975 un’importanza storica molto elevata, considerandolo il momento decisivo per la risoluzione della guerra fredda, mentre si tratta piuttosto di un successo diplomatico di Mosca. Accolto all’epoca dall’URSS di Leonid Breznev come una vittoria politica, esso inaugur\u00f2 certamente una distensione e un ammorbidimento delle relazioni Est-Ovest, ma non imped\u00ec n\u00e9 l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS nel 1979 n\u00e9 il ritorno alla corsa agli armamenti all’inizio degli anni ’80. Contrariamente a quanto affermano i suoi autori, \u00e8 paradossalmente il fallimento dell’economia sovietica nel tenere il passo in questa corsa agli armamenti che la port\u00f2 a scegliere con Mikhail Gorbachev la via di un allentamento definitivo e sincero. L’adozione dei principi di Helsinki fu del resto definitivamente confermata solo dalla Carta di Parigi nel 1990.<\/p>\n\n\n\n

Oggi viviamo in un mondo diverso.<\/p>\n\n\n\n

L’ordine di sicurezza europeo, fondato sui principi della CSCE, era gi\u00e0 stato minato dall’attacco della Russia contro l’Ucraina in violazione del diritto internazionale, ma anche dall’Occidente con l’attacco della NATO alla Serbia nel 1999, dalla guerra in Iraq con una \u00abcoalizione di volontari” nel 2003, o dal mancato rispetto degli impegni di disarmo nucleare del trattato di non proliferazione, dalla rescissione o dal mancato rispetto degli accordi di controllo degli armamenti, principalmente da parte degli Stati Uniti, e da un’applicazione del tutto insufficiente degli accordi di Minsk dopo il 2014.<\/p>\n\n\n\n

Nonostante il rapido accenno all’invasione russa, l’elenco delle responsabilit\u00e0 per il deterioramento dell’ordine internazionale d\u00e0 ampio spazio alle lamentele reali o presunte dell’\u201dOccidente\u201d, senza che queste abbiano necessariamente un nesso con la situazione ucraina. In questo senso, il testo riprende in parte elementi della propaganda putiniana.<\/p>\n\n\n\n

Questa evoluzione storica dimostra che non si deve attribuire la colpa unilateralmente, ma procedere a un’analisi differenziata di tutti i contributi all’abbandono dei principi di Helsinki.<\/p>\n\n\n\n

Proprio per questo motivo non dobbiamo ora dimenticare le lezioni della storia. Un ritorno a una politica di pura deterrenza senza controllo degli armamenti e a una corsa agli armamenti non renderebbe l’Europa pi\u00f9 sicura. Dobbiamo invece lavorare nuovamente a una politica pacifista con l’obiettivo di una sicurezza comune.<\/p>\n\n\n\n

Oggi, tuttavia, l’idea di una sicurezza comune sembra illusoria per molti.<\/p>\n\n\n\n

Si tratta di un giudizio errato e pericoloso, perch\u00e9 non esiste un’alternativa responsabile a tale politica. Il percorso non sar\u00e0 facile. Prima di adottare misure concrete per costruire la fiducia, occorrono piccoli passi: limitare un’ulteriore escalation, proteggere gli standard umanitari minimi, avviare una prima cooperazione tecnica, ad esempio nel campo del soccorso d’emergenza o della sicurezza informatica, e riprendere con cautela i contatti diplomatici.<\/p>\n\n\n\n

Nel novembre 2024, subito dopo la caduta del suo governo, Olaf Scholz aveva telefonato di propria iniziativa a Vladimir Putin senza ottenere per\u00f2 alcuna concessione da parte del leader del Cremlino.<\/p>\n\n\n\n

Solo quando saranno state gettate queste basi potr\u00e0 crescere la fiducia, aprendo cos\u00ec la strada a una nuova architettura di sicurezza europea. Anche il dibattito pubblico sulla politica di sicurezza deve contribuire a questo obiettivo.<\/p>\n\n\n\n

Inoltre, l’Europa \u00e8 chiamata pi\u00f9 che mai ad assumersi le proprie responsabilit\u00e0 in modo autonomo.<\/p>\n\n\n\n

Sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti stanno nuovamente perseguendo una politica che punta al confronto, in particolare con la Cina. Ci\u00f2 aumenta notevolmente il rischio di una maggiore militarizzazione delle relazioni internazionali. L’Europa deve opporre a ci\u00f2 una politica di sicurezza autonoma e orientata alla pace; deve partecipare attivamente al ritorno a un ordine di sicurezza cooperativo basato sui principi dell’Atto finale della CSCE del 1975.<\/p>\n\n\n\n

Gli autori invocano lo spirito di Helsinki, ma evitano di precisare importanti differenze rispetto alla situazione attuale. Infatti, fino agli anni ’70, i bilanci militari della Germania occidentale rappresentavano circa il 3-4% del PIL <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/a>.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 chiaro che sono necessari una Bundeswehr in grado di difendersi e un rafforzamento della capacit\u00e0 di azione dell’Europa in materia di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n

Ma questa capacit\u00e0 di agire deve essere integrata in una strategia di distensione e di costruzione della fiducia, non in una nuova corsa agli armamenti.<\/p>\n\n\n\n

Infatti, i membri europei della NATO, anche senza le forze armate statunitensi, sono nettamente superiori alla Russia nel settore convenzionale. La retorica militarista allarmistica e i programmi di armamento colossali non creano maggiore sicurezza per la Germania e l’Europa, ma portano alla destabilizzazione e al rafforzamento della percezione reciproca della minaccia tra la NATO e la Russia.<\/p>\n\n\n\n

Gli autori del manifesto postulano \u2014 senza basarsi su dati precisi \u2014 una schiacciante superiorit\u00e0 convenzionale degli Stati membri europei della NATO sulla Russia, escludendo opportunamente dal loro calcolo l’arsenale nucleare. Tuttavia, se la superiorit\u00e0 europea \u00e8 reale nel settore aereo, quella terrestre, in particolare in termini di veicoli da combattimento e carri armati, \u00e8 decisamente meno certa.<\/p>\n\n\n\n

Gli elementi centrali di una nuova politica di pace e sicurezza sostenibile sono quindi i seguenti:<\/p>\n\n\n\n