{"id":34407,"date":"2025-06-06T18:26:35","date_gmt":"2025-06-06T16:26:35","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=34407"},"modified":"2025-06-07T18:15:33","modified_gmt":"2025-06-07T16:15:33","slug":"le-possibilita-di-un-accordo-con-liran-sono-oggi-del-60-analisi-dei-negoziati-sul-nucleare-tra-trump-e-teheran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/06\/06\/le-possibilita-di-un-accordo-con-liran-sono-oggi-del-60-analisi-dei-negoziati-sul-nucleare-tra-trump-e-teheran\/","title":{"rendered":"\u00abLe possibilit\u00e0 di un accordo con l’Iran sono oggi del 60%\u00bb: analisi dei negoziati sul nucleare tra Trump e Teheran"},"content":{"rendered":"\n

Nei negoziati in corso con l’Iran, l’amministrazione americana sta assumendo pubblicamente posizioni contraddittorie, dichiarando ora che \u00e8 necessario smantellare l’intero programma nucleare di Teheran e rifiutare qualsiasi forma diarricchimento dell’uranio sul suolo iraniano, altre volte che sarebbe possibile accettare che l’Iran mantenga un programma di arricchimento sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Come interpreta queste incoerenze?\u00a0<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Sono segno di profonde divergenze all’interno dell’amministrazione americana sulla strategia dei negoziati sul nucleare.<\/p>\n\n\n\n

Tradizionalmente, processi chiari permettevano di superarle e di dare il vantaggio a una parte o all’altra, in modo che almeno quando i negoziatori si sedevano al tavolo delle trattative fossero in grado di adottare una posizione unica. Ma all’interno dell’amministrazione Trump non esistono arbitrati di questo tipo. Le fluttuazioni nelle posizioni assunte sono evidenti sia in privato che in pubblico.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

In secondo luogo, sembra che Trump sia molto pi\u00f9 interessato a ottenere un accordo in s\u00e9 che ai suoi dettagli, purch\u00e9 il suo accordo<\/em> possa essere presentato come migliore di quello concluso da Obama nel 2015. \u00c8 l’unica cosa di cui ha bisogno per cantare vittoria.<\/p>\n\n\n\n

Altri membri della sua amministrazione hanno una posizione molto pi\u00f9 rigida sul programma nucleare iraniano, persino bellicista nel caso di Marco Rubio.<\/p>\n\n\n\n

Alcuni repubblicani, come Lindsey Graham, esercitano da tempo pressioni per rifiutare qualsiasi forma di arricchimento nucleare in Iran e oggi cercano di influenzare il presidente sostenendo che si tratterebbe di un momento di particolare debolezza per l’Iran a causa delle battute d’arresto inflitte da Israele a Teheran negli ultimi mesi e del fallimento del suo tentativo di scontro diretto nell’ottobre 2024.<\/p>\n\n\n\n

A ci\u00f2 si aggiungono le difficolt\u00e0 economiche che l’Iran sta attraversando a causa dell’impatto cumulativo delle sanzioni, della corruzione e della cattiva gestione dell’economia del paese.<\/p>\n\n\n\n

Per alcuni falchi a Washington, non ci sarebbe quindi motivo di cedere e accettare che l’Iran mantenga la capacit\u00e0 di arricchimento, almeno non all’inizio dei negoziati.<\/p>\n\n\n\n

Qual \u00e8 quindi oggi la vera posizione americana?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

La posizione pi\u00f9 sintetica che concilia le incoerenze degli ultimi mesi \u00e8 probabilmente quella espressa da Steve Witkoff nel mese di aprile sulle pagine del Wall Street Journal<\/em> <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

In questa intervista, egli afferma che la completa assenza di arricchimento \u00e8 l’obiettivo finale che gli Stati Uniti desiderano raggiungere in questi negoziati, ma che Washington sarebbe disposta a negoziare al di sotto di questa richiesta massimalista per ottenere come minimo<\/em> una riduzione e un controllo del programma di arricchimento.<\/p>\n\n\n\n

L’offerta che \u00e8 stata messa sul tavolo durante il quinto ciclo di negoziati \u2013 poi precisata in una lettera inviata all’Iran lo scorso fine settimana tramite il ministro degli Esteri dell’Oman, e il cui contenuto \u00e8 trapelato alla stampa <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/a> \u2013 \u00e8 in realt\u00e0 la prima proposta concreta degli Stati Uniti in questi negoziati.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 possibile che gli Stati Uniti dimostrino una certa flessibilit\u00e0, dato che l’alternativa a un accordo negoziato non \u00e8 allettante per il presidente Trump. La sua amministrazione sembra voler affrontare in modo innovativo la delicata questione dell’arricchimento, cercando di convincere l’Iran a rinunciarvi completamente non all’inizio dei negoziati, ma alla loro conclusione.<\/p>\n\n\n\n

Nonostante le incoerenze americane, sembrano esserci possibilit\u00e0 di raggiungere un accordo.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Si tratterebbe quindi di una logica opposta a quella prevalente nell’accordo nucleare iraniano (JCPOA).<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Infatti, secondo questa nuova logica, quando le restrizioni temporali e le misure di trasparenza relative al programma nucleare iraniano giungessero a termine, la capacit\u00e0 di arricchimento dell’Iran scomparirebbe gradualmente.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 potrebbe avvenire dopo la creazione di un consorzio regionale che consentirebbe all’Iran di avere accesso al combustibile nucleare senza necessariamente procedere all’arricchimento sul proprio territorio, oppure perch\u00e9 l’Occidente avrebbe dimostrato di essere disposto a costruire e fornire reattori e a rifornirli di combustibile nucleare. Pertanto, dopo un periodo in cui l’Iran avrebbe acquisito fiducia nella propria capacit\u00e0 di accedere alla tecnologia e all’approvvigionamento di combustibile nucleare, non avrebbe pi\u00f9 bisogno di arricchire il proprio uranio, pur conservando i diritti e le conoscenze acquisiti nel frattempo.<\/p>\n\n\n\n

Nonostante le incoerenze americane, sembrano quindi esserci possibilit\u00e0 di raggiungere un accordo.<\/p>\n\n\n\n

Attualmente le ritengo superiori al 60%, ma \u00e8 anche possibile che le parti inciampino e non riescano a trovare un accordo nel prossimo futuro.<\/p>\n\n\n\n

Lei ha menzionato i diversi gruppi e posizionamenti a Washington. Come funziona concretamente il processo decisionale nei confronti dell’Iran intorno a Trump? Come \u00e8 composto il \u00abteam Iran\u00bb<\/strong>?<\/h3>\n\n\n\n

Questa amministrazione \u00e8 particolarmente caotica, tanto che non si sa bene chi abbia l’ultima parola e chi elabori effettivamente queste politiche. Se \u00e8 chiaro che Steve Witkoff ha un canale diretto con il presidente Trump, non si sa chi tra gli isolazionisti \u00abMAGA\u00bb e i falchi eserciti la maggiore influenza.<\/p>\n\n\n\n

Il team di negoziazione nucleare da lui costituito \u00e8 eterogeneo: Michael Anton, capo della Policy Planning <\/em>e leader del team di esperti americani, \u00e8 in origine un falco \u2014 ma \u00e8 anche un esponente del movimento MAGA e non vuole spingere verso un conflitto con l’Iran.<\/p>\n\n\n\n

Il team comprende inoltre esperti tecnici che partecipano da molti anni ai negoziati sul nucleare con l’Iran, in particolare dall’epoca del JCPOA e dai negoziati sul ritorno al JCPOA a Vienna all’inizio dell’amministrazione Biden. C’\u00e8 quindi una memoria istituzionale che si mescola alla mancanza di conoscenze di fondo di alcune persone.<\/p>\n\n\n\n

Ogni negoziazione si basa sulla volont\u00e0 politica. In questo caso, essa esiste da entrambe le parti: a Washington e a Teheran.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Poich\u00e9 i processi di consultazione interna sono rari, c’\u00e8 poca trasparenza sulla direzione che questa amministrazione vuole prendere e le consultazioni con gruppi esterni sono altrettanto limitate. Quando Wendy Sherman negoziava il JCPOA <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, riuniva un gruppo di esperti tecnici ed esterni all’amministrazione a Washington prima o dopo ogni ciclo di negoziati con gli iraniani. Attualmente non esiste alcun processo di questo tipo.<\/p>\n\n\n\n

L’altro problema \u00e8 che i negoziatori statunitensi utilizzano i social media e i media tradizionali per far conoscere la loro posizione in quella che chiamano \u00abdiplomazia pubblica\u00bb Su una questione cos\u00ec delicata da tanti anni, non \u00e8 ovviamente una buona idea. Questa pratica blocca i negoziatori in vicoli ciechi retorici, limita il loro margine di manovra e mina, nella percezione della parte iraniana, ogni credibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9 allora \u00e8 cos\u00ec fiducioso nella possibilit\u00e0 di un accordo in queste condizioni?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Nonostante tutte queste difficolt\u00e0, ogni negoziazione si basa sulla volont\u00e0 politica. E in questo caso essa esiste da entrambe le parti.<\/p>\n\n\n\n

In preda a gravi difficolt\u00e0 economiche, l’Iran ha davvero bisogno di un accordo e guarda con apprensione e gravit\u00e0 alla possibilit\u00e0 di un attacco israeliano contro i suoi impianti nucleari.<\/p>\n\n\n\n

Anche l’amministrazione Trump desidera raggiungere un accordo, poich\u00e9 il presidente americano vuole dimostrare le sue capacit\u00e0 di negoziatore, ma anche perch\u00e9 comprende che l’assenza di un accordo rischierebbe di trascinare gli Stati Uniti in un altro conflitto in Medio Oriente, cosa che vuole assolutamente evitare.<\/p>\n\n\n\n

Ecco perch\u00e9 penso che ci siano buone possibilit\u00e0 che venga concluso un accordo.<\/p>\n\n\n\n

Come potrebbe essere?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Un accordo di questo tipo potrebbe assumere la forma di una serie di principi politici piuttosto che di un testo tecnico dettagliato. Potrebbe anche rinviare a un momento successivo la risoluzione della questione pi\u00f9 importante, ovvero l’arricchimento dell’uranio.<\/p>\n\n\n\n

In un certo senso, se si esamina un processo diplomatico pi\u00f9 tradizionale, ovvero i negoziati segreti condotti in Oman nel 2013 con diplomatici professionisti, tra cui William Burns e Jake Sullivan, il processo si \u00e8 svolto allo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n

Durante questi negoziati segreti \u00e8 stato preparato un quadro politico. Esso era privo di dettagli e si \u00e8 trasformato in un accordo provvisorio pi\u00f9 dettagliato, finalizzato nel novembre 2013, il Joint Plan of Action<\/em>, aprendo cos\u00ec uno spazio per negoziare un accordo globale \u2013 il Joint Comprehensive Plan of Action<\/em> o JCPOA, nel luglio 2015.<\/p>\n\n\n\n

Ci troviamo in un processo simile. Occorre innanzitutto definire in modo molto generale il punto di arrivo finale, poi rivolgersi al Consiglio di sicurezza ed eventualmente prorogare la risoluzione 2231, che avalla il JCPOA, altrimenti scadr\u00e0 in ottobre.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 consentirebbe agli americani di mantenere la questione iraniana all’interno del Consiglio di sicurezza e di beneficiare di ulteriori sei-dodici mesi per negoziare un accordo pi\u00f9 dettagliato. A mio avviso, questo \u00e8 lo scenario pi\u00f9 probabile al momento.<\/p>\n\n\n\n

Secondo le mie stime, Trump potrebbe ottenere 67 voti al Senato per trasformare un deal<\/em> con l’Iran in un trattato.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Donald Trump \u00e8 pi\u00f9 in grado di far accettare un accordo con l’Iran al suo partito e al Congresso americano?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Il grado di controllo che Donald Trump ha acquisito sul suo partito farebbe invidia a Biden o Obama…<\/p>\n\n\n\n

Anche se i repubblicani sono stati tradizionalmente piuttosto ostili nei confronti dell’Iran, come \u00e8 stato il caso con la Russia, Trump \u00e8 riuscito a fare pressione sul partito repubblicano affinch\u00e9 accettasse le sue iniziative diplomatiche, anche se con riluttanza, o almeno non si opponesse.<\/p>\n\n\n\n

Oggi ha quindi ottime possibilit\u00e0 di riunire quasi tutto il campo repubblicano alla sua causa. Ci potrebbero certamente essere alcune defezioni, ma non credo che saranno numerose. Un altro punto importante: anche la maggior parte dei democratici sarebbe favorevole a un accordo con l’Iran.<\/p>\n\n\n\n

Certo, ci saranno sempre oppositori storici a un accordo: anche sotto l’amministrazione Obama, il senatore Chuck Schumer si \u00e8 opposto al JCPOA. Ci sono quindi sicuramente democratici pi\u00f9 bellicosi o restii a sostenere Trump, qualunque cosa faccia, anche se concordano con il principio generale secondo cui \u00e8 meglio risolvere il conflitto nucleare iraniano con mezzi diplomatici piuttosto che militari.<\/p>\n\n\n\n

Secondo le mie stime, Trump potrebbe ottenere 67 voti al Senato per trasformare un accordo<\/em> con l’Iran in un trattato.<\/p>\n\n\n\n

Quale sarebbe il suo interesse a farlo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Potrebbe interessare agli iraniani. Non perch\u00e9 i trattati siano immutabili e un testo del genere renderebbe l’accordo pi\u00f9 duraturo \u2013 un presidente americano pu\u00f2 sempre ritirarsi da un trattato con una semplice firma. Ma un trattato approvato dal Congresso degli Stati Uniti renderebbe l’accordo vincolante per tutti i cinquanta Stati americani.<\/p>\n\n\n\n

Questo \u00e8 un punto chiave: la maggior parte degli Stati americani ha adottato misure di disinvestimento e ha imposto le proprie sanzioni all’Iran.<\/p>\n\n\n\n

In alcuni casi, come in California o nel Massachusetts, dove hanno sede importanti aziende tecnologiche, o a New York, dove le transazioni bancarie sono molto importanti, \u00e8 essenziale che questi Stati si conformino a un accordo firmato dal governo federale.<\/p>\n\n\n\n

Ovviamente, il fatto che un potenziale accordo riguardi solo il nucleare e non includa altre questioni, come quelle balistiche e regionali, susciterebbe sicuramente resistenze. Ma Trump ha dimostrato di non curarsi molto delle reazioni politiche se pu\u00f2 ottenere ci\u00f2 che gli interessa davvero: dimostrare di essere un maestro nell’arte del deal<\/em>.<\/p>\n\n\n\n

Ritiene che la rapida evoluzione della situazione in Medio Oriente apra anche la strada a progressi che prima non sarebbero stati possibili? Si pensi in particolare alla revoca delle sanzioni in Siria o all’idea, contenuta nella proposta americana agli iraniani, di un \u00abconsorzio regionale per l’arricchimento nucleare\u00bb tra i paesi del Golfo e l’Iran…<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

L’idea di un consorzio regionale per l’arricchimento non \u00e8 nuova. <\/p>\n\n\n\n

\u00c8 stata proposta per la prima volta all’Iran da Henry Kissinger in occasione dell’acquisto di reattori nucleari americani, poich\u00e9 Teheran desiderava mantenere l’accesso alle tecnologie del ciclo del combustibile nucleare.<\/p>\n\n\n\n

Se questa idea ha conosciuto una nuova giovinezza negli ultimi decenni, il contesto regionale \u00e8 ora molto pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n\n\n\n

Il Golfo \u00e8 sempre pi\u00f9 interessato alla tecnologia nucleare. Gli Emirati Arabi Uniti sono riusciti a recuperare il ritardo molto rapidamente. In appena un decennio, con l’aiuto della Corea del Sud, sono riusciti a costruire reattori nucleari operativi. Anche i sauditi sono molto desiderosi di espandere il loro programma nucleare.<\/p>\n\n\n\n

Un trattato adottato dal Congresso degli Stati Uniti renderebbe l’accordo vincolante per tutti i cinquanta Stati americani. Tuttavia, la maggior parte di essi ha adottato misure di disinvestimento e imposto sanzioni proprie all’Iran.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

In questo contesto, \u00e8 logico che gli Stati Uniti, piuttosto che negoziare separatamente con tutti questi paesi, cerchino di raggrupparli, tanto pi\u00f9 che l’Iran dispone gi\u00e0 del know-how necessario per il ciclo del combustibile nucleare. Questa realt\u00e0 \u00e8 irreversibile. Anche se si smantellassero le infrastrutture nucleari, l’Iran dispone del know-how. In altre parole: il danno \u00e8 fatto, da tempo.<\/p>\n\n\n\n

Oltre alle ispezioni dell’AIEA, la costituzione di un consorzio, secondo i suoi promotori, aggiungerebbe un ulteriore livello di garanzia che le attivit\u00e0 nucleari siano effettivamente destinate a fini civili.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 potrebbe anche costituire un primo passo verso una cooperazione regionale senza precedenti tra i paesi del Golfo e l’Iran.<\/p>\n\n\n\n

Ricordiamo che l’Unione europea \u00e8 nata dalla cooperazione tra i paesi europei nel settore del carbone. Non \u00e8 assurdo cercare di instaurare una cooperazione regionale su una questione di interesse comune che ha anche implicazioni in materia di sicurezza per le parti interessate. Al contrario, senza un accordo, le ambiziose aspirazioni economiche dei paesi del Golfo saranno compromesse.<\/p>\n\n\n\n

Infine, la creazione di un tale consorzio richiede almeno cinque-dieci anni. In altre parole: si tratta di una discussione parallela che non risolve il problema del programma nucleare iraniano a breve termine.<\/p>\n\n\n\n

Occorrerebbe quindi trovare una soluzione per il periodo di transizione, un accordo di tipo JCPOA, in cui il programma nucleare iraniano sarebbe limitato e rigorosamente monitorato, fino alla creazione di un consorzio al quale l’Iran potrebbe trasferire i propri impianti sperimentali.<\/p>\n\n\n\n

In Iran esiste una rara convergenza sulla necessit\u00e0 di portare a termine questi negoziati. Ma il loro successo metterebbe anche a repentaglio gli interessi economici legati all’aggiramento delle sanzioni e potrebbe persino indebolire l’attuale funzionamento del sistema politico iraniano. Come analizza la situazione attuale per Teheran?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

\u00c8 assolutamente corretto affermare che esiste un consenso storico tra le \u00e9lite politiche iraniane sulla necessit\u00e0 di ottenere una tregua economica grazie a un accordo con gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n

Se l’Iran si aprir\u00e0 economicamente, ci\u00f2 non avverr\u00e0 senza alcune condizioni.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Due prove sono evidenti a questo proposito.<\/p>\n\n\n\n

Da un lato, il fatto che i media affiliati ai Guardiani della Rivoluzione non attacchino la squadra negoziale sul nucleare, mentre lo facevano quotidianamente durante i negoziati sul JCPOA e persino durante i colloqui sulla sua ripresa. Oggi questi attacchi sono cessati.<\/p>\n\n\n\n

D’altra parte, nessuno in Iran ha mai menzionato il fatto che questi negoziati si stanno svolgendo con il presidente che ha ordinato l’uccisione di Qassem Soleimani. Ci si sarebbe potuto aspettare che la Guida Suprema criticasse gli Stati Uniti per le loro richieste massimaliste o per la loro inaffidabilit\u00e0 come partner negoziale. Ma non ha detto nulla sul fatto che Trump \u00e8 la persona che ha ordinato l’assassinio di Soleimani.<\/p>\n\n\n\n

Detto questo, non credo che questo allineamento debba essere considerato come una trasformazione profonda del sistema iraniano.<\/p>\n\n\n\n

I leader continuano a considerare un accordo transitorio che aiuterebbe l’Iran a superare questo periodo difficile perch\u00e9 ritengono che lo status quo<\/em> non sia sostenibile e che nessuno abbia nulla da guadagnare da un periodo di scontri tra lo Stato e la societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Ma se l’Iran si aprir\u00e0 economicamente, ci\u00f2 non avverr\u00e0 senza alcune condizioni.<\/p>\n\n\n\n

Intende dire che il regime porr\u00e0 dei limiti chiari?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

L’\u00e9lite politica continua a credere che una rapida apertura economica potrebbe portare a un’apertura politica, il che non sarebbe nell’interesse del regime.<\/p>\n\n\n\n

Che si raggiunga o meno un accordo<\/em>, l’Iran probabilmente non vivr\u00e0 un momento di apertura \u00aballa cinese\u00bb nel prossimo futuro. <\/p>\n\n\n\n

In altre parole, per i leader iraniani, una crescita del PIL del 5% all’anno \u00e8 essenziale per la sopravvivenza del regime, ma una crescita dell’8 o del 10% sarebbe pericolosa.<\/p>\n\n\n\n

E la societ\u00e0 civile?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

In Iran si levano molte voci che chiedono una rottura con la strategia degli ultimi decenni, perch\u00e9 si rendono conto che stanno perdendo terreno rispetto alla maggior parte dei loro vicini. Persino paesi come l’Arabia Saudita sono riusciti a compiere progressi impressionanti in breve tempo sul piano economico e stanno ora investendo in tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale, dove l’Iran \u00e8 in ritardo.<\/p>\n\n\n\n

Per i leader iraniani, una crescita del PIL del 5% all’anno \u00e8 essenziale per la sopravvivenza del regime, ma una crescita dell’8 o del 10% sarebbe pericolosa.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Probabilmente assisteremo quindi a cambiamenti graduali legati al contesto in cui si trova il Paese: da un lato, una popolazione che aspira a connettersi con il mondo esterno e ad essere all’avanguardia del progresso tecnologico; dall’altro, un’\u00e9lite conservatrice gerontocratica di et\u00e0 compresa tra i 70 e gli 80 anni, completamente scollegata dalla realt\u00e0 attuale.<\/p>\n\n\n\n

Il cambiamento in Iran potrebbe essere imminente e rapido. Ma dipender\u00e0 anche dall’esito dei negoziati diplomatici.<\/p>\n\n\n\n

Se la diplomazia fallisce e l’Iran entra in conflitto con gli Stati Uniti e Israele, la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente. Se invece ci sar\u00e0 una certa distensione e un’apertura economica, il cambiamento potrebbe forse prendere una piega pi\u00f9 positiva.<\/p>\n\n\n\n

La popolazione iraniana \u00e8, in un certo senso, \u00ab<\/strong>in anticipo\u00bb<\/strong> rispetto al regime?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Negli ultimi mesi l’Iran ha aperto le porte a numerosi giornalisti europei, ma anche americani, per visitare il Paese.<\/p>\n\n\n\n

I resoconti provenienti dall’Iran sono piuttosto sorprendenti perch\u00e9 tutte le persone con cui ho parlato, sia esperti stranieri che giornalisti, sono rimaste sbalordite nel constatare che il regime ha perso il controllo della societ\u00e0: le donne iraniane non rispettano pi\u00f9 le regole sull’uso del velo e il regime ha rinunciato a farle rispettare.<\/p>\n\n\n\n

Allo stesso modo, la popolazione \u00e8 impaziente di entrare a far parte di un ambiente tecnologico in rapida evoluzione, mentre il regime \u00e8 ancora impantanato in discussioni sull’opportunit\u00e0 di allineare il fine settimana al resto del mondo <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Il Paese sta inoltre affrontando gravi carenze energetiche, mentre la popolazione cerca di rivolgersi alle criptovalute, all’intelligenza artificiale e a tutti i tipi di tecnologie ad alto consumo energetico.<\/p>\n\n\n\n

Il regime ha perso il controllo della societ\u00e0: le donne iraniane non rispettano pi\u00f9 le regole sull’uso del hijab e il regime ha rinunciato a farle rispettare.<\/p>Ali Vaez<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Infine, sempre pi\u00f9 persone in Iran sono consapevoli di un paradosso: Teheran possiede circa un quarto delle risorse mondiali di idrocarburi, ma solo lo 0,1% delle riserve mondiali di uranio. L’idea di sospendere l’intera economia e di non poter esportare queste fenomenali risorse di idrocarburi in nome di un’altra risorsa molto minoritaria e senza alcun interesse economico sembra sempre pi\u00f9 assurda a un numero crescente di persone.<\/p>\n\n\n\n

Il regime \u00e8 in parte consapevole di questa realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

\u00c8 per questo motivo che ha permesso l’elezione dell’attuale leader, Massoud Pezechkian, relativamente pragmatico. Quest’ultimo ha attuato alcune politiche volte a colmare il divario tra lo Stato e la societ\u00e0. Ad esempio, il Parlamento ha approvato una legge che attenua la repressione del mancato uso del hijab, nonch\u00e9 leggi sul riciclaggio di denaro e sulla lotta al finanziamento del terrorismo, che erano state sospese e erano rimaste in sospeso per dieci anni nel sistema parlamentare iraniano.<\/p>\n\n\n\n

Oggi sono state ratificate e aprono la strada all’uscita dell’Iran dalla lista nera del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI). Quando le sanzioni saranno revocate, il Paese potr\u00e0 ricollegarsi all’economia mondiale. Il governo sta cercando di adottare misure in tal senso, senza per\u00f2 essere abbastanza rapido n\u00e9 abbastanza ambizioso per una societ\u00e0 che ha gi\u00e0 un vantaggio sui suoi governanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

In Iran potrebbe essere imminente un cambiamento radicale.<\/p>\n

Ma mentre un accordo con gli Stati Uniti sul nucleare consentirebbe una parziale riapertura del Paese, la popolazione sembra molto pi\u00f9 preparata del regime a questa eventualit\u00e0.<\/p>\n

Se Washington e Teheran hanno entrambe bisogno di un deal<\/em>, la Repubblica islamica ha interesse a preservare in parte lo status quo<\/em> su cui ha fondato il proprio modello economico.<\/p>\n

Ali Vaez fornisce precisazioni sullo stato di questi complessi negoziati da cui dipende il futuro del Medio Oriente.<\/p>\n","protected":false},"author":47071,"featured_media":34435,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"geo":[2183],"class_list":["post-34407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-pierre-ramond","geo-asie-intermedie"],"acf":[],"yoast_head":"\n\u00abLe possibilit\u00e0 di un accordo con l'Iran sono oggi del 60%\u00bb: analisi dei negoziati sul nucleare tra Trump e Teheran - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/06\/06\/le-possibilita-di-un-accordo-con-liran-sono-oggi-del-60-analisi-dei-negoziati-sul-nucleare-tra-trump-e-teheran\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u00abLe possibilit\u00e0 di un accordo con l'Iran sono oggi del 60%\u00bb: analisi dei negoziati sul nucleare tra Trump e Teheran - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In Iran potrebbe essere imminente un cambiamento radicale. 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