{"id":34123,"date":"2022-12-01T10:00:00","date_gmt":"2022-12-01T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=34123"},"modified":"2025-06-03T10:55:55","modified_gmt":"2025-06-03T08:55:55","slug":"lostinazione-di-una-lettura-intelligente-pierre-nora-1931-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/01\/lostinazione-di-una-lettura-intelligente-pierre-nora-1931-2025\/","title":{"rendered":"L&#8217;ostinazione di una lettura intelligente, Pierre Nora (1931 \u2013 2025)"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Avete posto il secondo volume delle vostre <em>M\u00e9moires<\/em> sotto il segno dell&#8217;\u00abostinazione\u00bb. La prima di queste ostinazioni, che caratterizzano il vostro percorso, \u00e8 quella di non scegliere tra il mestiere di storico e quello di editore. Si tratta di una scelta ponderata e presa precocemente da parte vostra di portare avanti entrambe le attivit\u00e0, oppure di un&#8217;incapacit\u00e0 di scegliere tra le due?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui ho dovuto scegliere quale strada intraprendere, esitavo molto a lanciarmi in una tesi di dottorato, sapendo che mi avrebbe richiesto dieci anni di duro lavoro \u2013 era l\u2019epoca delle grandi tesi \u2013 e mi avrebbe destinato a una carriera di professore. Un\u2019altra strada era possibile, ispirata dal mio primo libro sui Francesi d\u2019Algeria, che era stato accolto favorevolmente e che avrebbe potuto condurmi verso una carriera di saggista. La vita ha per\u00f2 deciso diversamente, perch\u00e9, senza che io lo avessi pianificato, dopo aver curato per le edizioni Julliard la piccola collana <em>Archives<\/em>, ho ricevuto una proposta rara: dirigere l\u2019intero settore delle idee e delle scienze umane in una casa tanto prestigiosa quanto Gallimard. Ho quindi deciso di provare questo mestiere di editore per due anni, e ben presto ne sono stato catturato. Era comunque molto pi\u00f9 interessante \u00abcorreggere\u00bb Foucault e Le Goff che gli studenti di Sciences Po. Retrospettivamente, penso di aver avuto una vita appassionante, che ha coinciso con un\u2019epoca storicamente rara dal punto di vista intellettuale, una sorta di parentesi felice. Non rimpiango quindi di non aver scelto tra queste due strade. In una tensione tra l\u2019insegnamento all\u2019\u00c9cole des Hautes \u00c9tudes, la scrittura personale e l\u2019editoria, ho avuto una vita pienamente appagante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Era comunque molto pi\u00f9 interessante \u00abcorreggere\u00bb Foucault e Le Goff che gli studenti di Sciences Po.<\/p><cite>Pierre Nora<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Retrospettivamente, direbbe che essere storico le \u00e8 stato utile nell\u2019esercizio del mestiere di editore e che, inversamente, il mestiere di editore ha arricchito la sua pratica di storico?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per me, le due attivit\u00e0 sono state totalmente complementari: se non fossi stato da Gallimard, non sarei stato lo storico che sono stato, e viceversa. Prenda <em>Les Lieux de m\u00e9moire<\/em>. Se fossi andato a proporli a un editore, mi avrebbe ovviamente respinto all\u2019istante. E se fossi stato un editore puro, e non anche uno storico, non avrei mai potuto elaborare un progetto cos\u00ec folle. Ricordo che dopo l\u2019uscita dei primi quattro volumi, che ad alcuni in casa erano gi\u00e0 sembrati eccessivi, quando dissi ad Antoine Gallimard che ce ne sarebbero stati ancora altri tre, che ciascuno avrebbe avuto mille pagine e che volevo che uscissero tutti insieme\u2026 Un editore normale si sarebbe spaventato ed \u00e8 un po\u2019 quello che fece anche lui, prima per\u00f2 di accordarmi pienamente la sua fiducia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quando si guarda al suo percorso, sia come editore sia come storico, colpisce l\u2019importanza che vi assume il collettivo. Lei \u00e8 un uomo del lavoro di squadra, all\u2019opposto dell\u2019immagine che comunemente si ha dello studioso solitario. Tanto nelle sue attivit\u00e0 di storico quanto in quelle di editore, si \u00e8 sempre circondato di colleghi che spesso sono anche amici. Come spiega questa importanza che il collettivo riveste nel suo cammino?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Me lo fate notare voi stessi, e in effetti non me ne ero mai veramente accorto. Ma \u00e8 vero che, se non fossi diventato ci\u00f2 che sono diventato, mi sarebbe piaciuto, se ne fossi stato capace, fare il direttore d\u2019orchestra. Da giovane avevo anche pensato di diventare attore, di scrivere sketch e poi metterli in scena collettivamente. Sono mestieri fatti di relazione, di rapporto con gli altri, verso cui ero naturalmente portato, senza sapere bene perch\u00e9. Per tornare a <em>Les Lieux de m\u00e9moire<\/em>, inizialmente avevo pensato di realizzarlo da solo. Si sarebbe ridotto a un\u2019introduzione di una cinquantina di pagine per spiegare cosa sia un \u00abluogo della memoria\u00bb, seguita da qualche studio di caso. Ci ho riflettuto, ma alla fine ho preferito farne \u2014 un po\u2019 sul modello della parata del 14 luglio 1989 orchestrata da Jean-Paul Goude \u2014 qualcosa come la sfilata di un\u2019intera generazione di storici: ho finito per riunire 130 articoli scritti da un centinaio di autori. C\u2019\u00e8 qualcosa di esaltante in questo lavoro collettivo. \u00c8 stato lo stesso per <em>Faire de l\u2019histoire<\/em>. All\u2019inizio doveva essere un volumetto che riuniva Foucault, Le Roy Ladurie, Furet, Le Goff e, marginalmente, anche me. Poi il progetto \u00e8 diventato molto pi\u00f9 ampio del previsto, anche per via di Le Goff, che proponeva continuamente a colleghi di scrivere contributi. E mi sono detto: \u00abPerch\u00e9 no? \u00c8 un\u2019altra cosa, ma lascer\u00e0 un segno nel suo tempo\u00bb. Se avessi realizzato <em>Les Lieux de m\u00e9moire<\/em> da solo, avrebbe avuto lo stesso impatto? Probabilmente no. E se avessi scritto un piccolo saggio di 150 pagine per mostrare, negli anni \u201970, che la storiografia stava cambiando, avrebbe avuto la stessa risonanza della trilogia <em>Faire de l\u2019histoire<\/em>? Anche in questo caso, probabilmente no. Ho preso gusto a questo lavoro collettivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ma \u00e8 vero che, se non fossi diventato ci\u00f2 che sono diventato, mi sarebbe piaciuto, se ne fossi stato capace, fare il direttore d\u2019orchestra.<\/p><cite>Pierre Nora<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Senza dubbio in relazione con questa predilezione per il lavoro collettivo, lei \u00e8 stato, per quanto riguarda i suoi lavori di ricerca personali, un uomo pi\u00f9 dell\u2019articolo che del libro.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio vero, perch\u00e9 penso che spesso si dica pi\u00f9 in una trentina di pagine che in un libro intero. Perch\u00e9? Perch\u00e9 non si pu\u00f2 scrivere un articolo senza che emerga un\u2019idea forte. Mentre si pu\u00f2 benissimo scrivere un libro senza un\u2019idea centrale. L\u2019articolo, per me, \u00e8 stato il modo di fare libri in venti pagine su temi molto diversi. E noterete che non sono l\u2019unico in questo: la generazione che mi ha preceduto di poco, quella di Furet, Le Goff, Le Roy Ladurie, ha fatto delle scoperte importanti soprattutto attraverso l\u2019articolo.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000002-scaled-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1705\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000002-scaled-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000002-scaled-1-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000002-scaled-1-1340x892.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000002-scaled-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Bernard Bisson\/JDD\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>E \u00e8 stato proprio lei, attraverso la sua attivit\u00e0 di editore, a condurli verso il libro, incoraggiandoli a raccogliere alcuni di quegli articoli sparsi in riviste, in volumi pubblicati nelle collane da lei dirette presso Gallimard.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, \u00e8 vero, l\u2019ho fatto per Jean Bott\u00e9ro con <em>Naissance de Dieu<\/em>, per Jacques Gernet con <em>L\u2019intelligence de la Chine<\/em>, per Jacques Le Goff con <em>Pour un autre Moyen \u00c2ge<\/em>, per Fran\u00e7ois Furet con <em>Penser la R\u00e9volution fran\u00e7aise<\/em>. Tutta questa generazione trovava nell\u2019articolo un contrappunto alla tesi, che alcuni hanno sostenuto e altri no, perch\u00e9 la tesi aveva qualcosa di ascetico, quasi punitivo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nel suo caso, l\u2019articolo \u00e8 stato un\u2019alternativa alla tesi che alla fine non ha mai redatto<\/strong>.<\/h3>\n\n\n\n<p>La tesi allora era un vero sacrificio e forse sono stato troppo presto, mi scusi il termine, \u00ab lanciato \u00bb nella vita dalla mia famiglia molto parigina, da mio fratello Simon Nora, che era un alto funzionario. Grazie a lui sono stato molto rapidamente introdotto in ambienti interessanti, in amicizie ricche, e non avrei potuto condannarmi all\u2019austerit\u00e0 necessaria per portare a termine un lavoro del genere. Inoltre avevo una curiosit\u00e0 generale che complicava la scelta di un argomento. Ne ho considerati tre o quattro uno dopo l\u2019altro. Ogni volta che andavo a trovare Pierre Renouvin, gli annunciavo un nuovo tema. Uno di questi riguardava gli intellettuali e la nazione dal 1905 al 1914. Poi per\u00f2 sono incappato nel libro di Eugen Weber, <em>The Nationalist Revival<\/em>, che trattava pi\u00f9 o meno lo stesso argomento, e questo mi ha scoraggiato. Avevo pensato ad altri temi, ad esempio al partito coloniale, perch\u00e9 tornavo dall\u2019Algeria. Ma l\u2019idea di chiudermi per dieci anni con Eug\u00e8ne \u00c9tienne e gli altri del partito coloniale prima del 1914, quando si ha un gusto pi\u00f9 ampio e spontaneo, era impossibile. L\u2019editoria mi ha soddisfatto da questo punto di vista, perch\u00e9 \u00e8 una vera e propria luce rotante permanente. La proposta che mi ha fatto Gallimard, quando avevo meno di 35 anni, mentre cercavo ancora il soggetto per la tesi, e dopo aver creato spontaneamente una piccola collana come la <em>collection Archives<\/em> che ebbe molto successo, era molto pi\u00f9 allettante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ho sbagliato a non insistere sull\u2019aspetto che rimane il pi\u00f9 importante nel lavoro di editore: leggere i manoscritti.<\/p><cite>Pierre Nora<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>A leggere il racconto che ne fate, il mestiere di editore non ha per\u00f2 solo aspetti positivi. L\u2019immagine che ne emerge \u00e8 talvolta quella di un\u2019attivit\u00e0 che consiste pi\u00f9 nel gestire problemi di ego e di suscettibilit\u00e0 tra gli autori che nel far maturare e diffondere le loro idee.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mi dispiace dare questa impressione, e lei mi fa pensare che ho sbagliato a non insistere sull\u2019aspetto che rimane il pi\u00f9 importante nel lavoro di editore: leggere i manoscritti. Ricevevo ogni anno trecento manoscritti o libri pubblicati all\u2019estero. Bisognava selezionarli tutti. Alcuni si eliminano da soli, altri devono essere fatti leggere e per questi bisogna trovare dei lettori, cosa non semplice perch\u00e9 anche persone altrimenti brillanti possono non saper svolgere questo esercizio molto particolare. \u00c8 cos\u00ec che ho conosciuto Marcel Gauchet, che eccelleva in questo lavoro.Poi ci sono i manoscritti che si leggono personalmente, o perch\u00e9 il lettore ti dice che tocca a te giudicare, o perch\u00e9 il tema ti porta a pensare di essere il pi\u00f9 adatto a valutarlo. Questo \u00e8 il cuore del mestiere di editore: la lettura appassionata e, se posso permettermi, la lettura intelligente, cio\u00e8 quella che si mette nei panni dell\u2019autore. La \u00abgent editioriale\u00bb mi irrita spesso perch\u00e9 in essa si esprime talvolta un po\u2019 di disprezzo verso gli autori, forse proprio perch\u00e9 non sono capaci di esserlo. C\u2019\u00e8 una sorta di ironia verso l\u2019autore, si ride un po\u2019 di lui. Forse proprio perch\u00e9 ero anch\u2019io autore, non ho mai condiviso questa risata. Mi metto nei panni degli autori: si tratta di centinaia di ore di lavoro che bisogna trattare con seriet\u00e0 e con uno sforzo di comprensione. E ci\u00f2 che dico del libro \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per l\u2019articolo: quando si legge un articolo non si tratta di capire cosa \u00e8, ma cosa pu\u00f2 diventare. Bisogna entrare in empatia con esso per vedere cosa se ne pu\u00f2 fare, per esempio per valutare se un articolo isolato possa servire da punto di partenza per un dibattito, il che spesso comporta chiedere all\u2019autore di modificare il testo. Mi rammarico di non aver detto di pi\u00f9 in questo libro che l\u2019essenza del mestiere \u00e8 leggere manoscritti e non gestire gli ego.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Fermiamoci un attimo su queste questioni di ego. Riguardo a una delle sue numerose controversie con Michel Foucault, lei scrive: \u00ab forse gli editori sono sempre un po\u2019 traditori \u00bb. Cosa intende dire con questa frase?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un po\u2019 di ironia, di provocazione in quello che dico. \u00c8 quasi una confessione che mi \u00e8 venuta scrivendo questo capitolo. Mi sono trovato in una situazione molto strana con Foucault, nel momento in cui \u00e8 nato <em>Le D\u00e9bat<\/em> e Marcel Gauchet si \u00e8 avvicinato a me, e io a lui. Per me \u00e8 stata come una sorta di passaggio dall\u2019orbita foucaultiana a quella gauchetiana. Foucault, che era molto emotivo e sentimentale e probabilmente aveva un vero attaccamento nei miei confronti, si \u00e8 sentito tradito. Era venuto al mio seminario un giorno in cui Gauchet teneva una relazione e aveva capito che si trattava di una persona dotata intellettualmente. Contemporaneamente, Gauchet ha pubblicato, proprio mentre lanciavamo <em>Le D\u00e9bat<\/em>, un libro che contraddiceva <em>Storia della follia<\/em>. Cos\u00ec Foucault ha visto in lui un concorrente. Forse il termine \u00ab concorrente \u00bb pu\u00f2 sembrare eccessivo, visto che Foucault regnava quasi a livello mondiale mentre Gauchet era agli inizi, ma Foucault ha percepito una concorrenza perch\u00e9 Gauchet affrontava il tema della follia per contestare l\u2019interpretazione foucaultiana, in particolare riguardo al \u00ab grande reclusione \u00bb. Mi sono trovato cos\u00ec diviso tra questi due uomini. Spontaneamente, provavo per Foucault una specie di fascinazione, affetto, amicizia. Lui aveva contribuito alla mia carriera di editore e eravamo molto legati. Tuttavia avevo profonde riserve su alcuni aspetti fondamentali, e lui se ne accorgeva bene. Ho vissuto con difficolt\u00e0 questo passaggio, ma intellettualmente mi sentivo pi\u00f9 vicino a Gauchet che a Foucault, che era un acrobata sublime ma le cui acrobazie intellettuali mantenevano un rapporto problematico con la verit\u00e0, che pure era il tema principale della sua riflessione. Scrivendo di questo conflitto interiore, ho pensato che c\u2019\u00e8 qualcosa di vero in questo anche con altri autori, con i quali si crea spesso una certa empatia. Mi ha ricordato quello che mio padre, chirurgo, mi disse una volta riguardo ai suoi pazienti: bisogna sempre dare al malato l\u2019impressione di aver fatto tanti studi e di aver vissuto tutta la vita solo per il giorno in cui viene a consultarsi. C\u2019\u00e8 qualcosa di simile nel lavoro dell\u2019editore, che deve a sua volta dare a ogni autore l\u2019impressione di essere vissuto solo per lui e di essergli completamente dedicato. E invece, non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei menzionava poco fa i libri ricevuti dall\u2019estero, per i quali \u00e8 necessario valutarne la pertinenza di una traduzione. L\u2019editore \u00e8 infatti al centro della circolazione internazionale delle idee. Immagino che intrattenesse rapporti con i suoi colleghi di molti altri paesi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Avevo rapporti con diverse personalit\u00e0 esterne. Ero particolarmente legato a Robert Silvers, il direttore della <em>New York Review of Books<\/em>. Era molto informato su ci\u00f2 che usciva negli Stati Uniti e spesso mi chiamava per attirare la mia attenzione su un autore o una pubblicazione. \u00c8 cos\u00ec che, per esempio, ho scoperto <em>Bloodlands<\/em> di Timothy Snyder. Avevo un rapporto simile a Londra con George Weidenfeld, un uomo molto internazionale, molto inserito nel grande mondo politico e un grande editore. Avevo anche rapporti molto stretti con Giulio Einaudi. Mi aveva notato durante uno dei suoi soggiorni a Parigi e subito mi aveva invitato a Torino per assistere a uno dei suoi comitati di lettura. Eravamo cos\u00ec vicini che voleva che lanciassimo insieme dei progetti: \u00e8 cos\u00ec che abbiamo avviato una Storia dei marxismi e una Storia delle psicoanalisi. La realizzazione della Storia dei marxismi si \u00e8 rivelata molto complicata perch\u00e9 gli italiani volevano includere autori stalinisti e alla fine ho fatto accettare Eric Hobsbawm come arbitro supremo. Questa vicenda \u00e8 durata almeno tre anni e, dato che Hobsbawm insisteva ancora per includere degli stalinisti, mi sono ritirato dal progetto. Ho avuto invece pochi rapporti con i tedeschi, se non tramite \u00c9tienne Fran\u00e7ois, perch\u00e9 non conosco la lingua, ed \u00e8 stato un evidente handicap. In questo campo e per l\u2019Europa dell\u2019Est, Krzysztof Pomian, che parla russo e tedesco, mi \u00e8 stato di grande aiuto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Foucault ed io discutevamo per stabilire chi tra noi avesse il potere. Io pensavo che fosse lui, e lui credeva che fossi io.<\/p><cite>Pierre Nora<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Per la posizione eminente che ha occupato in una casa prestigiosa come Gallimard, lei \u00e8 stato un uomo di potere. Questo non manca di suscitare invidie, gelosie, adulazioni. Come ha gestito questa dimensione, che \u00e8 insita nel suo lavoro di editore?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il problema del potere intellettuale era all\u2019ordine del giorno nel momento in cui abbiamo lanciato <em>Le D\u00e9bat<\/em>. R\u00e9gis Debray aveva aperto il fuoco con il suo libro <em>Le Pouvoir intellectuel en France<\/em> nel 1979. Ne \u00e8 seguita una riflessione continua sul potere intellettuale, e ricordo molte discussioni con Foucault che attribuiva grande importanza a questa questione. Discutavamo su chi tra noi due avesse il potere: io pensavo che fosse lui, e lui pensava che fossi io. Gli avevo proposto di aprire la rivista con un dibattito tra noi su questo tema, ma alla fine si tir\u00f2 indietro. Cos\u00ec scrissi da solo un lungo editoriale sulla natura del potere intellettuale, intitolato \u00abCosa possono gli intellettuali ?\u00bb. Un articolo forse troppo lungo, che Claude Gallimard trovava ridicolo mettere all\u2019inizio della rivista. Per\u00f2 tenevo molto a questa dimostrazione: fare una rivista significa assumersi un potere intellettuale. Questo vale anche nell\u2019editoria, ma meno che in una rivista: se un editore rifiuta il suo libro, pu\u00f2 rivolgersi a molti altri, mentre <em>Le D\u00e9bat<\/em> aveva pochi concorrenti, poche riviste generaliste come <em>Esprit<\/em>, <em>Commentaire<\/em> e <em>Les Temps modernes<\/em>, tutte per\u00f2 con un marcato orientamento ideologico, mentre noi ci presentavamo come una rivista aperta e puramente intellettuale, in un\u2019epoca in cui non si trattava pi\u00f9 di trasformare il mondo, ma di capirlo. Ho quindi molto parlato di questo potere intellettuale, e questo scaten\u00f2 l\u2019ira di Foucault verso il mio editoriale, perch\u00e9 io difendevo un intellettuale di tipo democratico, cio\u00e8 uno che si sottopone al giudizio degli altri, li ascolta, e cerca di mantenere con la verit\u00e0 una sorta di onest\u00e0 pluralista. Per questo chiamai la rivista <em>Le D\u00e9bat<\/em>: significava che tutto era aperto al dibattito. Uscivamo dall\u2019epoca strutturalista e volevamo rivolgerci ai cittadini comuni. Attraverso la parola \u00abdibattito\u00bb volevamo esprimere un\u2019ambizione pluralista. Nella rubrica \u00abUn livre en d\u00e9bat\u00bb l\u2019autore riceveva tre o quattro letture del suo libro a cui rispondeva, un processo diverso dall\u2019articolo fulminante che condanna un libro senza appello. Spesso si \u00e8 detto che <em>Le D\u00e9bat<\/em> fosse un dialogo tra professori del Coll\u00e8ge de France, ma non \u00e8 vero. Abbiamo dato voce a molti giovani autori. S\u00ec, assumo l\u2019esercizio di questo potere, ma con la massima chiarezza, onest\u00e0, apertura e democrazia.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000003-scaled-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1704\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000003-scaled-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000003-scaled-1-690x459.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000003-scaled-1-1340x892.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2025\/06\/SIPA_00599537_000003-scaled-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Bernard Bisson\/JDD\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In quanto editore, quali sono i suoi pi\u00f9 grandi rimpianti, i libri che ha lasciato sfuggire, quelli di cui si pente di aver rifiutato o i progetti che non sono andati a buon fine?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ci sono molti rimpianti, a cominciare dalla Storia dei marxismi di cui le parlavo. Sono andato a Londra, a Torino, ci ho passato settimane e rimpiango che non si sia realizzata. E non si \u00e8 realizzata proprio perch\u00e9 ho voluto essere onesto e non militante, come ho voluto fare con la rivista. Rimpiango anche di non aver pubblicato Philippe Ari\u00e8s. Avevo molto apprezzato <em>Le temps de l\u2019histoire<\/em> e il suo <em>Historien du dimanche<\/em>, che mi ha ispirato l\u2019idea di ego-storia. L\u2019ho conosciuto dopo, troppo tardi. Mi disse: \u00ab ascolti, verrei volentieri da Gallimard ma ho una piccola collana da Plon \u00bb. L\u00ec aveva pubblicato Raoul Girardet e la prima edizione de <em>L\u2019Histoire de la folie<\/em> di Foucault. Un altro rimpianto \u00e8 naturalmente legato alla fine de <em>Le D\u00e9bat<\/em>. Se avessi avuto quindici anni in meno, avrei pensato di trasformare <em>Le D\u00e9bat<\/em> e di farlo durare nel tempo. Era evidente che dopo quarant\u2019anni senza cambiamenti era tempo di procedere a trasformazioni di forma e di contenuto e rimpiango di non essere riuscito a far prendere alla rivista una svolta. Tuttavia non avrei potuto fare ci\u00f2 che <em>Le Grand Continent<\/em> \u00e8 riuscito a fare dal suo recente lancio perch\u00e9 non sono abbastanza familiare con il digitale. Avevo quasi novant\u2019anni e tenevo a scrivere le mie <em>M\u00e9moires<\/em>. Questo mi permette inoltre di tornare alla sua prima domanda sulla mia ostinazione a non scegliere tra i miei due mestieri. Quando ho cominciato a pensare seriamente a scrivere queste <em>M\u00e9moires<\/em>, mi sono sentito completamente incapace di farlo, tanto il compito mi sembrava enorme. Mi \u00e8 quindi servita una vera e propria ostinazione e da quando ho avuto questa idea mi ci sono dedicato pienamente.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>E quali sono i suoi pi\u00f9 grandi orgogli editoriali?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per dirle qualcosa di abbastanza personale, sono piuttosto orgoglioso del trio che abbiamo formato con Marcel Gauchet e Krzysztof Pomian. Un trio incredibile di fecondit\u00e0 intellettuale, di reciprocit\u00e0. Bisognava assistere alle nostre sedute di lavoro per <em>Le D\u00e9bat<\/em> una volta alla settimana: loro erano sempre entrambi l\u00ec e le idee volavano. Pomian ha detto una volta che probabilmente non c\u2019era un seminario al Coll\u00e8ge de France con una tale densit\u00e0. Noi tre abbiamo legato il nostro nome a un\u2019opera riconosciuta come \u201cmonumentale\u201d: \u00e8 collettiva per me, ha ragione, si tratta de <em>Les lieux de m\u00e9moire<\/em> ma il mio contributo non \u00e8 solo quello di un raccoglitore di copie; Krzysztof Pomian ha appena terminato la sua monumentale <em>Le mus\u00e9e, une histoire mondiale<\/em>, un\u2019opera magnifica realizzata in condizioni molto difficili, dopo aver perso sua moglie e subito un\u2019operazione; Marcel Gauchet ha pubblicato i quattro volumi de <em>L\u2019av\u00e8nement de la d\u00e9mocratie<\/em> di cui basta aprire un capitolo per misurarne l\u2019ampiezza. Questo trio che abbiamo formato \u00e8 pi\u00f9 di un orgoglio, \u00e8 una gioia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ha conosciuto un\u2019epoca in cui Parigi era uno dei fari del dibattito intellettuale mondiale. Oggi tende a essere provincializzata. Secondo Lei, quando si \u00e8 operato questo cambiamento e come lo spiega?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Questo cambiamento si \u00e8 operato intorno all\u2019anno 2000. L\u2019articolo che Jean-Fran\u00e7ois Sirinelli aveva pubblicato allora su <em>Le D\u00e9bat<\/em> riguardo al calo dell\u2019accoglienza internazionale per la storiografia francese \u00e8 un punto di riferimento molto significativo di questa evoluzione. Ai miei tempi, nei congressi internazionali, gli storici francesi erano dei re e gli editori stipulavano contratti con loro prima ancora che avessero scritto un libro. Oggi, riuscire a far tradurre un libro di uno storico francese all\u2019estero \u00e8 estremamente complicato. Come spiegare questo declino? Perdoni l\u2019apparenza di presunzione, ma conosce lei qualche grande impresa storiografica francese da <em>Les Lieux de m\u00e9moire<\/em> in poi? Qualcosa che porti una visione rinnovata della storia? \u00c8 la stessa cosa in sociologia. Dopo Bourdieu, che \u00e8 stata l\u2019ultima grande impresa di grande portata, ci sono naturalmente sociologi che producono lavori interessanti, ma che non portano un pensiero dell\u2019ampiezza di quello di Bourdieu. In filosofia, cosa dire se non che Onfray non \u00e8 Foucault\u2026 Tutte queste scienze umane e sociali, da cui si era illusoriamente sperato che potessero contribuire a una comprensione unitaria dei comportamenti umani e dell\u2019uomo in generale, sono tornate ciascuna a casa propria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In filosofia, cosa dire se non che Onfray non \u00e8 Foucault\u2026<\/p><cite>Pierre Nora<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Per concludere con una nota un po\u2019 pi\u00f9 positiva, nel panorama editoriale attuale, che si tratti delle case editrici o delle riviste, cosa le interessa, cosa legge? Quali sono i progetti che le sembrano interessanti, ci sono comunque delle cose che le sembrano prendere delle buone direzioni?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Certamente. Noi abbiamo corrisposto alla fine dell\u2019et\u00e0 rivoluzionaria, semplificatrice e militante, e all\u2019avvento di un mondo nuovo, segnato dalla modernit\u00e0, dalla mondializzazione, dal risveglio dell\u2019Islam, dall\u2019individualismo democratico, dall\u2019estensione del patrimonio culturale, dalla trasformazione del rapporto con il tempo e con la storia. Un mondo da comprendere e da esplorare. Le condizioni sono cambiate con l\u2019avvento mondiale del digitale, la priorit\u00e0 data ai problemi nati dall\u2019intelligenza artificiale, ai cambiamenti climatici, ai sconvolgimenti geopolitici, alle questioni del vivente, a tutto ci\u00f2 che raccogliamo sotto il nome di antropocene. Spetta ad altre forme di intellettuali intervenire e trovare i mezzi per farlo. <em>Le Grand Continent<\/em> \u00e8 un buon esempio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierre Nora ci ha appena lasciati.<\/p>\n<p>Vorremmo proporvi di rileggere questa grande intervista in cui evocava la singolare ostinazione che aveva guidato la sua carriera di editore di libri e riviste presso Gallimard, da Foucault a Le Goff, passando per Timothy Snyder.<\/p>\n<p>Nel periodo di rottura provocato dal digitale e dall&#8217;antropocene, invitava una nuova generazione di intellettuali a ripensare le riviste.<\/p>\n","protected":false},"author":47071,"featured_media":34125,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2163,2016],"tags":[],"staff":[1816],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-34123","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-in-memoriam","category-libri","staff-florian-louis","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;ostinazione di una lettura intelligente, Pierre Nora (1931 \u2013 2025) - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/01\/lostinazione-di-una-lettura-intelligente-pierre-nora-1931-2025\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;ostinazione di una lettura intelligente, Pierre Nora (1931 \u2013 2025) - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Pierre Nora ci ha appena lasciati.  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