{"id":33601,"date":"2025-05-27T10:00:00","date_gmt":"2025-05-27T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=33601"},"modified":"2025-05-30T16:04:52","modified_gmt":"2025-05-30T14:04:52","slug":"reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/","title":{"rendered":"Reindustrializzare l\u2019Europa: una nuova strategia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Di fronte al constatato declino economico e all\u2019indebolimento strategico dell\u2019Europa, la volont\u00e0 di reindustrializzare \u00e8 ormai diventata una tappa obbligata in tutti i discorsi. Dopo il salutare risveglio provocato dal rapporto Draghi dello scorso autunno, si tratta di un passo nella giusta direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La dichiarazione franco-tedesca del 7 maggio scorso (\u00abRimettere a nuovo le relazioni franco-tedesche per l\u2019Europa\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-1-33601' title='Eliseo, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.elysee.fr\/emmanuel-macron\/2025\/05\/07\/remettre-a-plat-les-relations-franco-allemandes-pour-leurope&quot;&gt;Remettre \u00e0 plat les relations franco-allemandes pour l\u2019Europe&lt;\/a&gt;.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>) contiene una serie di annunci che, anche in questo caso, potrebbero segnare una svolta. \u00c8 ad esempio il caso della volont\u00e0 proclamata di armonizzare la nostra base industriale e tecnologica della difesa, della ripresa delle principali proposte del rapporto Draghi, o ancora di un\u2019apertura verso altre piste come una politica pi\u00f9 protezionista o una preferenza europea in alcuni appalti pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte sua, la Commissione ha proceduto rapidamente: Ursula von der Leyen ha presentato il 26 febbraio il Patto per un\u2019industria pulita, che mira a rafforzare la competitivit\u00e0 industriale dell\u2019Unione europea creando al contempo condizioni sostenibili per la decarbonizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo annuncio \u00e8 stato seguito a marzo da quelli relativi a piani d\u2019azione per il settore automobilistico e per l\u2019acciaio, a cui dovrebbero aggiungersi misure per l\u2019industria chimica, le tecnologie pulite, integrandosi cos\u00ec con i piani per l\u2019IA generativa e le industrie della difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene non sia ancora pienamente riconosciuta come una vera politica industriale, con tutto ci\u00f2 che questa parola, a lungo tab\u00f9 a Bruxelles, implica, ne assume sempre pi\u00f9 i tratti ed \u00e8 un motivo di soddisfazione. Era ora, dopo il lancio da parte dell\u2019amministrazione Biden, sotto la copertura dell\u2019Inflation Reduction Act, del piano di reindustrializzazione pi\u00f9 importante dai tempi del Piano Marshall, basato su una serie di misure protezionistiche e sovvenzioni massicce. Il \u00abtsunami trumpiano\u00bb potrebbe farlo dimenticare, ma \u00e8 gi\u00e0 coronato da successi in alcuni settori, come ha dimostrato la ripresa della filiera dei semiconduttori negli Stati Uniti grazie a una declinazione settoriale \u2014 il CHIPS Act.<\/p>\n\n\n\n<p>Fidiamoci dunque all\u2019ottimismo e poniamo come ipotesi che l\u2019Unione, nel Parlamento e nella Commissione, ma soprattutto a livello degli Stati membri, prenda definitivamente una nuova direzione, proseguendo sulla via tracciata per i vaccini durante la crisi della Covid-19 e per l\u2019industria bellica dopo la seconda invasione dell\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ondata di cattive notizie geopolitiche ed economiche che il 2025 finora ci riserva, potrebbe emergere un effetto positivo da questa combinazione esplosiva tra il neo-imperialismo senza freni di Donald Trump e il techno-industrialismo visionario di Elon Musk: il rapporto Draghi, che ha detto l\u2019essenziale sul nostro declino industriale e tecnologico e sui mezzi per rimediare, e che rischiava di essere sepolto, potrebbe ispirare una vera svolta per l\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ci\u00f2 diventi possibile, \u00e8 importante soprattutto tenere a mente <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-la-forza-di-riformarci\/\">due messaggi chiave del rapporto<\/a>: da un lato, il declino industriale e tecnologico europeo coincide con la rivoluzione digitale della fine degli anni \u201990 e l\u2019irruzione di internet. Reagire in questo campo, dove il ritardo accumulato pu\u00f2 sembrare scoraggiante, \u00e8 la priorit\u00e0. Torneremo su questo punto nella prima parte di questo contributo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altro lato, questo declino non potr\u00e0 essere arrestato senza una politica industriale volontaristica, costosa e duratura, che passi per un coordinamento europeo ma soprattutto per azioni diversificate a seconda degli Stati membri e dei settori. Qui si tratta pi\u00f9 di un impegno generazionale che di annunci a breve termine, la cui attuazione spesso si perde nelle sabbie mobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, se nei prossimi due anni potessero emergere i primi risultati concreti, questi potrebbero fare la differenza in un Paese come la Francia, il cui probabile appuntamento elettorale del 2027 sar\u00e0, a parit\u00e0 di condizioni, da confrontare con quanto \u00e8 appena successo negli Stati Uniti per importanza geopolitica, almeno su scala continentale. Ridare speranza all\u2019Europa e alla capacit\u00e0 delle sue \u00e9lite di \u00abfare la differenza\u00bb, secondo l\u2019espressione americana, anche a costo di rinunciare a una vecchia dottrina, passer\u00e0 soprattutto attraverso una politica di reindustrializzazione volontaria e concreta, ma anche realista.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il digitale \u00e8 il settore in cui il nostro ritardo \u00e8 pi\u00f9 evidente e completo \u2014 sia per quanto riguarda i software sia per le infrastrutture.<\/p><cite>Jean-No\u00ebl Tronc<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nel mondo di Donald Trump, scegliere l\u2019Europa di Mario Draghi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019attualit\u00e0 internazionale, sempre pi\u00f9 minacciosa, potrebbe farci dimenticare l\u2019essenziale: il continuo declino della produzione industriale in Europa resta uno dei principali fattori di destabilizzazione delle nostre societ\u00e0, alimentando la fuga dell\u2019elettorato popolare verso gli estremi. La capacit\u00e0 di invertire questa tendenza condiziona in parte la preservazione di un\u2019Unione democratica e integrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora che il timore che il rapporto Draghi venga sepolto si \u00e8 allontanato, \u00e8 ancora pi\u00f9 utile tornarci sopra.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-testo-integrale-e-punti-essenziali\/\">Il Grand Continent ne ha proposto un\u2019analisi dettagliata<\/a> e si pu\u00f2 riassumere il quadro che ne tracciava del nostro ritardo economico partendo da un dato chiave: il divario di PIL pro capite tra l\u2019Unione e gli Stati Uniti \u00e8 passato dal 15% nel 2002 al 30% nel 2023. Oltre al declino demografico iniziato in Europa, il rapporto elencava una serie di fattori, tra cui la frammentazione delle politiche industriali ed energetiche, i sottofinanziamenti, lo sforzo insufficiente in R&amp;S, la diminuzione della produttivit\u00e0 e la dipendenza europea dalle tecnologie e dalle materie prime.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Patto presentato dalla presidente della Commissione europea si ispira ampiamente al rapporto attraverso un triplice obiettivo: sostenere l\u2019industria europea di fronte alla concorrenza mondiale; accelerare la decarbonizzazione agendo sui costi energetici e sull\u2019innovazione affinch\u00e9 la transizione ecologica sia un motore di crescita economica e non un ostacolo; semplificare le regole amministrative e proporre un quadro stabile per favorire gli investimenti nelle tecnologie pulite e nelle infrastrutture necessarie alla transizione energetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto Draghi individua una serie di settori prioritari, da cui la Commissione sembra trarre piena ispirazione: energia, materie prime essenziali, digitalizzazione e tecnologie avanzate, banda larga, informatica e IA, semiconduttori, industrie ad alta intensit\u00e0 energetica, tecnologie pulite, automobilistico, difesa, spazio, industria farmaceutica, trasporti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo approccio settoriale, il digitale occupa necessariamente un posto a parte: \u00e8 il settore in cui il nostro ritardo \u00e8 pi\u00f9 evidente e completo \u2014 sia per quanto riguarda i software che le infrastrutture hardware.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto, \u00e8 il settore che irrora il resto dell\u2019economia, determinandone in larga misura la capacit\u00e0 di innovare.<\/p>\n\n\n\n<p>Basti pensare alle rivoluzioni che l\u2019intelligenza artificiale porter\u00e0 in settori come l\u2019energia, le tecnologie pulite, l\u2019automotive, la difesa, lo spazio, la salute e i trasporti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un solo esempio per illustrare quanto dietro la maggior parte dei progressi oggi ci sia una spiegazione digitale: nel novembre 2020, l\u2019annuncio della scoperta da parte dei laboratori Pfizer e BioNTech di un vaccino contro il Covid-19 efficace oltre il 90% provoc\u00f2 un doppio shock in Europa: di orgoglio, poich\u00e9 gli scienziati di BioNTech erano europei (tedesco di origine iraniana, per essere precisi\u2026 sottolineando l\u2019importanza di attrarre talenti da tutto il mondo); di innovazione, poich\u00e9 bastarono poche ore per individuare la soluzione biologica, mentre il precedente record per lo sviluppo di un vaccino era di quattro anni. Il vaccino Moderna era stato sviluppato negli Stati Uniti in due giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso si dimentica di precisare che tutto ci\u00f2 \u00e8 stato possibile solo perch\u00e9 il sequenziamento genetico del coronavirus \u00e8 stato realizzato in poche ore grazie all\u2019innovazione digitale messa in campo da DeepMind, filiale di Alphabet, la casa madre di Google. Proprio per questo due suoi ricercatori, Demis Hassabis e John Jumper, sono stati premiati con il Nobel per la Chimica nel 2024 per AlphaFold, il modello di intelligenza artificiale da loro sviluppato, che ha rivoluzionato la ricerca delle strutture proteiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019IA dipende dalla potenza di calcolo fenomenale messa a disposizione dai tre principali attori del Cloud \u2014 Amazon, Microsoft e Google \u2014 dipende anche dalla loro considerevole capacit\u00e0 finanziaria. Al contrario, OpenAI, l\u2019azienda americana dietro ChatGPT, \u00e8 valutata 300 miliardi di dollari ma rimane finanziariamente molto fragile e dipende soprattutto dai 40 miliardi di dollari annunciati dalla giapponese SoftBank per finanziare i suoi sviluppi futuri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il continuo declino della produzione industriale in Europa rimane uno dei principali fattori di destabilizzazione delle nostre societ\u00e0, che ha alimentato la fuga verso gli estremi dell\u2019elettorato popolare.<\/p><cite>Jean-No\u00ebl Tronc<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019IA e il Cloud, strettamente legati, sono due settori in cui gli europei sono marginalizzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lo sforzo di rilancio da intraprendere, l\u2019effetto scala si imporr\u00e0 come una realt\u00e0 scomoda, visto che i nostri margini di manovra di bilancio sono limitati. Per il programma europeo importante EuroHPC (High Performance Computing), che mira a dotare l\u2019Europa di supercomputer potenti, in particolare per l\u2019IA, la questione del numero di progetti selezionati \u00e8 cruciale. Per la ricerca fondamentale nell\u2019atomo civile europeo, \u00e8 stato un solo sito, quello del CERN di Ginevra, a concentrare gli investimenti considerevoli negli acceleratori, permettendo all\u2019Europa di mantenere una leadership mondiale nel settore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che il primo piano settoriale annunciato riguardi l\u2019automobile riassume l\u2019impatto del nostro ritardo digitale come elemento sistemico di declino: l\u2019industria automobilistica europea nel suo complesso ha tardato a riconoscere la rottura fondamentale verso il nuovo modello di \u00abpiattaforma digitale\u00bb che sconvolge l\u2019intero settore e rimescola le carte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 in Europa che l\u2019industria automobilistica ha saputo integrare questa rivoluzione, i cui concetti sono stati prima sviluppati da Tesla, poi ripresi e accelerati dai costruttori cinesi, la cui supremazia in termini di innovazione, produttivit\u00e0, prezzo, ma soprattutto di marketing industriale, \u00e8 impressionante.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prossima fase, quella dei veicoli autonomi, restiamo nella fase affascinante delle start-up innovative. Troppe volte, in passato, l\u2019Europa si \u00e8 entusiasmata per progetti adatti a annunci politici freschi e a una copertura mediatica abbondante, senza poi trasformarli in un settore industriale credibile. Il ritardo accumulato qui \u00e8 evidente. Un esempio: Alphabet, la casa madre di Google, possiede due filiali dedicate ai veicoli autonomi. Una, <em>Waymo<\/em>, per i taxi senza conducente, molto apprezzati dai genitori americani per un trasporto \u00abpi\u00f9 sicuro\u00bb dei bambini alle loro attivit\u00e0, di fronte alla paura di aggressioni da parte di autisti NCC poco controllati. L\u2019altra, <em>Wing<\/em>, per le consegne tramite drone in Australia. Quanto tempo passer\u00e0 prima che queste soluzioni siano davvero disponibili per i consumatori europei?<\/p>\n\n\n\n<p>Per la Commissione, di fronte all\u2019offensiva tariffaria americana che dovrebbe spingerci a cercare un\u2019intesa con la Cina, l\u2019arbitrato sar\u00e0 difficile: non si pu\u00f2 immaginare di sacrificare il settore automobilistico come si \u00e8 lasciato progressivamente affondare il nostro settore delle telecomunicazioni, salvo pagare un prezzo economico e politico che potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso, dato che \u00e8 vero che il consumatore soddisfatto di un giorno \u00e8 il disoccupato infelice del giorno dopo \u2014 e l\u2019elettore passato agli estremi in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di tutto dobbiamo essere lucidi sulla profondit\u00e0 del ritardo da colmare. Se possiamo gioire per il crollo delle vendite di Tesla e per le sue perdite in borsa a causa delle sue posizioni contro gli europei, dobbiamo riconoscere cosa rappresenta Musk per noi nell\u2019Unione. In tre settori dove il nostro leadership era reale \u2014 l\u2019automobile, le telecomunicazioni e lo spazio \u2014 non abbiamo visto arrivare nessuna delle rotture dei modelli industriali preesistenti introdotte da Tesla, SpaceX e Starlink.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutti e tre i casi, l\u2019innovazione \u2014 e in particolare l\u2019innovazione digitale \u2014 \u00e8 stata al centro di queste rotture, e una certa forma di pesantezza burocratica, persino di arroganza da parte dei grandi industriali esistenti, \u00e8 stata una temibile fonte di cecit\u00e0 che ci coster\u00e0 cara, e per lungo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vantaggio preso dagli Stati Uniti nel campo dell\u2019IA generativa non \u00e8 dunque che un nuovo episodio dei ritardi industriali e tecnologici accumulati dall\u2019Europa fin dall\u2019inizio della rivoluzione digitale. Il suo effetto di rottura sar\u00e0 almeno equivalente all\u2019irruzione di internet. Motivo in pi\u00f9 per allarmarsi e reagire in modo concentrato e credibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritardo europeo nei settori digitali \u00e8 tanto pi\u00f9 preoccupante quanto \u00e8 massiccio e strutturale. Rappresenta un rischio di civilt\u00e0 per il futuro dell\u2019Europa, per la sua sovranit\u00e0 cos\u00ec come per il suo modello culturale, poich\u00e9 con l\u2019onnipresenza delle piattaforme, dei social network e ora la rottura totale introdotta dall\u2019IA generativa in molti ambiti, a cominciare da quello della conoscenza e dell\u2019educazione, della salute e della sicurezza, ma anche quello dell\u2019informazione e quindi del potere, la capacit\u00e0 dell\u2019Europa di preservare il proprio modello di societ\u00e0 \u00e8 direttamente messa in discussione dalla perdita della sua sovranit\u00e0 digitale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un triste anniversario: le cause del fallimento del digitale europeo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il digitale, la sfida da affrontare per l\u2019Unione \u00e8 notevolmente cambiata di portata rispetto agli inizi degli anni 2000, quando alcuni dei maggiori industriali di un settore digitale in cammino verso la convergenza si chiamavano Nokia, Siemens, Philips, Ericsson o Alcatel. 25 anni fa, gli Stati Uniti dominavano ampiamente l\u2019industria informatica, l\u2019Asia era principalmente una fabbrica di apparecchiature, e l\u2019Europa era leader nelle telecomunicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha ignorato a inizio marzo un triste anniversario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 e 24 marzo 2000, l\u2019Unione adott\u00f2 la sua celebre \u00abStrategia di Lisbona\u00bb, che mirava a fare dell\u2019Europa \u00ab<em>l\u2019economia della conoscenza pi\u00f9 competitiva e dinamica del mondo entro il 2010, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell\u2019occupazione e da una maggiore coesione sociale<\/em>\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-2-33601' title='Conclusioni del Consiglio Europeo di Lisbona, 23 e 24 marzo 2000.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019enunciato, simbolo di quegli anni \u00abfelici\u00bb, tra la caduta del Muro e la caduta delle Torri, fa sorridere oggi se lo confrontiamo con la nostra realt\u00e0, ma, per aver contribuito alla sua elaborazione, vogliamo ricordare che le condizioni per il successo c\u2019erano.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia nel campo dell\u2019innovazione, dell\u2019industria e dei servizi digitali, nelle telecomunicazioni, ma anche nell\u2019informatica, all\u2019epoca l\u2019Europa era in una posizione molto favorevole per avere successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il protocollo Internet (IP) era stato inventato all\u2019inizio degli anni Settanta da un gruppo di scienziati guidato da due americani, l\u2019ipertesto, all\u2019origine del world wide web, era invece frutto dei lavori di due europei, il britannico Tim Berners Lee e il belga Robert Caillau, la cui messa online nel 1993 ha dato il via a Internet per il grande pubblico. Tra le proposte che potrebbero aiutare a rafforzare il senso della loro identit\u00e0 comune per gli europei, le future banconote in euro, che la BCE ha deciso porteranno, dopo il 2026, dei volti, potrebbero cos\u00ec render loro omaggio, allo stesso tempo che permetterebbero di informare milioni di turisti extra-europei sul recente passato tecnologico dell\u2019Europa&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-3-33601' title='Questa proposta figurava nel libro &lt;em&gt;Et si on recommen\u00e7ait par la culture. Plaidoyer pour la souverainet\u00e9 europ\u00e9enne&lt;\/em&gt;, di Jean-No\u00ebl Tronc, Seuil, 2019.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Archeologia di una dipendenza: il caso delle telecomunicazioni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201980 e \u201990, tutti gli sforzi degli Europei si concentrarono sull\u2019organizzazione della concorrenza nelle loro industrie delle telecomunicazioni, con la privatizzazione dei vecchi operatori pubblici e la creazione di concorrenti privati e autorit\u00e0 di regolamentazione indipendenti. L\u2019armonizzazione tecnologica e l\u2019integrazione nel mercato unico permessa dalla norma franco-tedesca di seconda generazione per la telefonia mobile, il GSM, aveva consentito all\u2019Europa di raggiungere la leadership mondiale. Questo movimento aveva generato un\u2019innovazione commerciale e tecnologica straordinaria, a grande beneficio dei consumatori e delle imprese europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Come spiegare il declino europeo che ne segu\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 complicato distinguere tra errori industriali, svantaggi strutturali e scelte sbagliate delle politiche pubbliche sia nazionali sia europee. Tuttavia, un rapido richiamo ad alcune cause del declino del settore europeo delle telecomunicazioni pu\u00f2 fare luce sul futuro, indicando gli errori da non ripetere.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ricorda la frase di Serge Tchuruk, CEO di Alcatel, che a giugno 2001 a Londra annunciava la sua ambizione di costruire un\u2019azienda \u00ab<em>fabless<\/em>\u00bb (senza fabbriche). Il naufragio fu totale, ma avvenne in tappe: fusione con Lucent nel 2006, vendita di Alcatel-Lucent a Nokia nel 2008, e successivo acquisto da parte di Microsoft qualche anno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune date sono, in retrospettiva, momenti di svolta: il lancio dell\u2019iPhone nel giugno 2007, che ha dato potere a un\u2019azienda informatica e al software in un mercato dominato dagli industriali e dagli operatori telecom \u2014 essenzialmente europei \u2014 aprendo la strada a una quasi \u00abcommoditizzazione\u00bb di questi attori. Questi ultimi non vollero vedere il pericolo, e il massiccio disinvestimento in innovazione e R&amp;S che le loro strategie finanziarie li hanno tutti portati ad adottare \u00e8 una delle principali cause del loro declino.<\/p>\n\n\n\n<p>Hans Snook, il fondatore di Orange, aveva all\u2019inizio degli anni \u201990 una formula visionaria per descrivere il futuro del telefono mobile come \u00ablife universal remote control\u00bb (\u00abtelecomando universale della vita\u00bb). Le tecnologie che hanno trasformato questa visione in realt\u00e0 sono state americane e asiatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019acquisizione di Android da parte di Google e la sua imposizione come sistema operativo alternativo a iOS, quello di Apple, insieme all\u2019affermazione del modello smartphone e all\u2019esplosione di Internet mobile, hanno cos\u00ec determinato un trasferimento della leadership dall\u2019Europa verso gli Stati Uniti e l\u2019Asia, in particolare Cina, Taiwan e Corea del Sud.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra causa importante \u00e8 stata la \u00abrapine\u00bb delle licenze 3G (UMTS) da parte dei tesori pubblici britannico e tedesco. Non dimentichiamo che il costo proibitivo delle licenze messe all\u2019asta tra la fine degli anni \u201990 e l\u2019inizio del 2000, circa 100 miliardi di euro all\u2019epoca, equivalenti oggi a 65 miliardi di euro&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-4-33601' title='Sui prezzi delle \u00ab aste 3G \u00bb, si veda: \u00c9lie Cohen e Michel Mougeot, &lt;em&gt;Ench\u00e8res et gestion publique&lt;\/em&gt;, rapporto del Conseil d\u2019Analyse \u00c9conomique, p. 93.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ha aiutato alcuni governi a rispettare i \u00abcriteri di Maastricht\u00bb in materia di conti pubblici \u2014 ma a discapito a lungo termine di tutta l\u2019industria europea delle telecomunicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, all\u2019epoca, la grande maggioranza dei fornitori industriali di apparecchiature e terminali erano industrie europee. Tuttavia, una volta che gli operatori europei si sono indebitati pesantemente per pagare le loro licenze, questi hanno ritardato, spesso di diversi anni, il dispiegamento delle nuove reti, facendo gravare sugli industriali una buona parte del costo dello sforzo finanziario.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019autunno del 2001, il Primo Ministro francese Lionel Jospin dovette autorizzare una riduzione del prezzo di queste licenze in Francia per evitare una catastrofe industriale annunciata \u2014 due dei tre operatori dell\u2019epoca non erano infatti in grado di finanziare il prezzo inizialmente fissato, sebbene fosse molto inferiore ai prezzi britannici o tedeschi. I nostri operatori si erano gi\u00e0 fatti \u00absvuotare le tasche\u00bb partecipando a queste aste.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2025, la pressione esercitata sulla capacit\u00e0 finanziaria degli Stati di sostenere qualsiasi processo di reindustrializzazione si scontra, in modo molto diseguale, con un altro muro: quello del debito.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito, la situazione francese \u00e8 particolarmente grave e bisogna sperare che gli sforzi reali mobilitati da dispositivi come France 2030 o dalla BPI negli ultimi dieci anni non vengano compromessi dalla indispensabile riduzione della spesa pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dall\u2019inizio degli anni 2000, due altre cause hanno contribuito alla perdita del settore, sotto forma di consumismo e libero scambio. Volendo a tutti i costi ridurre i margini degli operatori europei per privilegiare costantemente la diminuzione delle tariffe per i consumatori, le autorit\u00e0 pubbliche europee \u2014 a livello degli Stati spesso, alla Commissione sempre \u2014 hanno segato il ramo su cui il settore si appoggiava per finanziare la sua innovazione. Allo stesso tempo, il mercato americano restava ancora pi\u00f9 frammentato di quello dell\u2019Unione ma solidamente protetto, per non parlare del mercato cinese, dove le tariffe delle comunicazioni tra operatori (il <em>\u00abroaming\u00bb<\/em>) erano aumentate del 40% nel momento in cui la Commissione faceva crollare quelle degli operatori europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato di questo accumulo di errori fu tanto rapido quanto brutale e si fece sentire gi\u00e0 all\u2019inizio degli anni 2000.<\/p>\n\n\n\n<p>Meno di cinque anni dopo l\u2019adozione della Strategia di Lisbona, il suo fallimento veniva constatato nel novembre 2004 in un rapporto di Wim Kok, ex Primo Ministro dei Paesi Bassi, e l\u2019Unione si dotava di una nuova strategia, \u00abEuropa 2020\u00bb, per una \u00abcrescita intelligente, sostenibile e inclusiva\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cinque anni dopo questa nuova scadenza, \u00e8 un eufemismo constatarne ancora una volta il fallimento e appare difficile immaginare come l\u2019Europa possa, a breve termine, uscire da questa dipendenza quasi totale nel campo delle tecnologie digitali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cloud, IA, satelliti: difendere bastioni, costruirne di nuovi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Di fronte alla nuova minaccia del <em>decoupling<\/em> (separazione) dall\u2019alleato americano, l\u2019urgenza maggiore, per alcuni settori chiave delle tecnologie digitali, \u00e8 assicurarsi che l\u2019Unione rafforzi la propria autonomia strategica oppure che almeno avvii una strategia di nuova generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso, si pu\u00f2 salutare con favore la nascita del progetto Galileo. Immaginiamo la fragilit\u00e0 europea di fronte a un leader americano che decidesse, per qualche ragione, di interrompere il segnale GPS, anche solo per poche ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Per alcune tecnologie duali o puramente militari, membri della NATO scoprono che l\u2019alleato americano ha la possibilit\u00e0 di ridurre o paralizzare l\u2019efficacia degli armamenti venduti anni fa. Ma uscire da questa dipendenza richieder\u00e0 anni a causa dei tempi insiti nelle grandi catene di produzione di equipaggiamenti militari.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lo spazio europeo, \u00e8 prioritario dotarsi di una costellazione satellitare alternativa a Starlink o ad altri progetti come Kuiper di Amazon. Il progetto IRIS&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-5-33601' title='IRIS (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite) deve diventare una costellazione di 290 satelliti in orbita bassa o media con una messa in servizio completa prevista per il 2030.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>, i cui lanci iniziano quest\u2019anno, dovrebbe rispondere a questa esigenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, \u00e8 necessario rafforzare i settori strategici in cui l\u2019Europa \u00e8 forte, come i supercomputer, gli industriali dei semiconduttori \u2014 <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/05\/10\/il-centro-invisibile-della-tecnologia-globale-svelare-il-segreto-di-asml\/\">come l\u2019olandese ASM<\/a>L o STMicroelectronics \u2014 la ricerca e sviluppo nel campo del quantistico, produttori mondiali leader di software industriali come Dassault Syst\u00e8mes, o ancora i cavi sottomarini, visto che oltre il 90% delle comunicazioni passa attraverso i cavi oceanici. Per questi asset strategici non dovrebbe essere consentita alcuna cessione a non europei. Su questo fronte, le autorit\u00e0 pubbliche, soprattutto francesi, sono molto evolute.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo caso, molto pi\u00f9 frequente, cio\u00e8 quando il nostro ritardo nelle tecnologie digitali non \u00e8 assolutamente critico, o resta impossibile da recuperare nel breve termine, sar\u00e0 necessario ispirarsi al principio del <em>double leap frog<\/em>, il \u00abdoppio salto della rana\u00bb: quando il ritardo accumulato in una fase tecnologica \u00e8 troppo grande, si consiglia di concentrarsi sulla fase successiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti Paesi in Africa, Asia o America Latina hanno fatto proprio questo nel settore delle telecomunicazioni negli anni 2000-2010, rinunciando a sviluppare infrastrutture fisse per la telefonia e passando direttamente alla telefonia mobile ad alta velocit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019Europa ha le risorse, e la necessit\u00e0 strategica e industriale, di interrogarsi in modo pi\u00f9 ampio sulla sua totale dipendenza attuale da apparecchiature e software, inclusi quelli pi\u00f9 \u00abelementari\u00bb o di uso comune, come nel campo dell\u2019ufficio, della messaggistica, o dei social network, per i quali le 8 applicazioni pi\u00f9 usate in Europa sono americane e una cinese (TikTok).<\/p>\n\n\n\n<p>Gilles Babinet, copresidente del Consiglio nazionale del digitale, ha descritto i numerosi scenari in cui un\u2019amministrazione americana ancor pi\u00f9 aggressiva potrebbe causare danni massicci all\u2019economia europea, da una sospensione delle licenze di Office 365 \u2014 utilizzate dall\u201980% delle imprese del CAC 40 \u2014 fino all\u2019accesso al cloud e ai suoi diversi livelli applicativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le dichiarazioni sull\u2019IA si moltiplicano e i numeri impressionano, come quelli annunciati dalle autorit\u00e0 pubbliche francesi durante il Vertice di Parigi nel febbraio 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui, sar\u00e0 necessario vigilare sulla realt\u00e0 della loro attuazione, e agire con pragmatismo: non esiste nessuna soluzione di vera sovranit\u00e0 europea a breve termine, se non i modelli stessi, che si basano sulle grandi IA che gi\u00e0 permettono di offrire soluzioni europee. Per quanto riguarda la potenza di calcolo, senza la quale non \u00e8 possibile alcuna IA generativa, essa dipende essenzialmente da cinque attori: Amazon, Microsoft, Oracle, Nvidia e Google.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione delle condizioni di mercato eque, degli abusi di posizione dominante, o del mancato rispetto delle regole comunitarie di altro tipo, si pone in modo pressante da quando \u00e8 stata coniata la nozione di GAFAM. Negli ultimi quindici anni la Commissione europea ha annunciato regolarmente di voler intraprendere azioni di controllo o sanzione contro i giganti americani della tecnologia, ma la realt\u00e0 \u00e8 che oggi nessuna procedura \u00e8 stata portata a termine. Si attende con interesse di vedere come la nuova Commissaria incaricata del digitale e della sovranit\u00e0 intenda agire in questi settori, e quali saranno le conseguenze delle sanzioni comminate il 23 aprile dalla Commissione ad Apple e Meta ai sensi del Digital Market Act.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, il conflitto aperto dal governo americano contro TikTok, su base bipartisan, \u00e8 interessante: riflette un atteggiamento deciso e diretto \u2014 un \u00abYes we can\u00bb molto lontano dalle nostre complicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra sfida per la nostra politica digitale \u00e8 la performance del suo quadro regolatorio. Con l\u2019ambizione espressa nel Patto per un\u2019industria pulita di semplificare le procedure amministrative, la Commissione sembra voler ascoltare anche la critica di un\u2019Unione soprattutto brava a regolamentare, a rischio di ostacolare la capacit\u00e0 d\u2019innovazione dei propri industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito \u00e8 solo accennato e va approfondito con equilibrio, tra la necessaria lotta contro l\u2019eccesso di norme e la necessit\u00e0 di proteggere il consumatore e preservare il soft power europeo come area di rispetto delle regole democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 un rilancio digitale dell\u2019Europa sia possibile, il dibattito resta comunque necessario, se si pensa all\u2019accumulo di testi normativi, dalle direttive SMA e diritto d\u2019autore, e dal GDPR della penultima legislatura, passando per il Digital Service Act (DSA) e il Digital Market Act (DMA) del 2022, fino all\u2019IA Act e alla direttiva NIS-2 (Network Infrastructures Security) del 2024.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, a partire dal nuovo corso che si profila a livello di Unione, si dovr\u00e0 contare sulla nuova Commissione e sul nuovo Parlamento, stimolati dalla societ\u00e0 civile, dagli industriali, dagli esperti e dal mondo associativo, affinch\u00e9 una strategia di nuova sovranit\u00e0 digitale prenda forma progressivamente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Capire gli ostacoli alla reindustrializzazione europea<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oltre alla strategia per restaurare progressivamente un\u2019industria digitale europea, si pone la questione pi\u00f9 ampia della credibilit\u00e0 di una reindustrializzazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Per riflettere sul nostro futuro industriale, bisogna partire dallo stato attuale mondiale, caratterizzato da una larga dominanza cinese, mentre la dominanza americana resta vera per la finanza, la maggior parte dei servizi e la tecnologia. L\u2019economista Jean Pisani-Ferry fornisce elementi di ragionamento su questo rapporto di forze&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-6-33601' title='Jean Pisani-Ferry, \u00abL\u2019Europe face aux incoh\u00e9rences de Trump\u00bb, &lt;em&gt;Le Monde&lt;\/em&gt;, 20-22 aprile 2025.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>: se il dollaro rappresenta il 60% del sistema finanziario mondiale, \u00abc<em>ontro circa il 20% per l\u2019euro e una frazione minima per le altre valute<\/em>\u00bb, la Cina rappresenta oggi quasi un terzo dell\u2019industria mondiale, molto davanti agli Stati Uniti (16%).<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro i numeri c\u2019\u00e8 un fatto, pi\u00f9 importante: la Cina \u00ab<em>dispone dell\u2019unico sistema industriale completo e domina le catene del valore internazionali<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, il vantaggio industriale della Cina \u00ab<em>oggi deriva pi\u00f9 dalla densit\u00e0 del suo tessuto industriale e dalla quantit\u00e0 di competenze concentrate sul suo territorio che da costi salariali pi\u00f9 bassi<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 dunque piuttosto sul modello cinese che sul suo equivalente americano che bisogna concentrare lo sforzo di confronto per trarne conseguenze sulla strategia industriale europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di proclamare una volont\u00e0 di reindustrializzazione all\u2019interno dell\u2019Unione, bisogna ancora analizzare bene la nostra situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il tessuto industriale, le nostre debolezze sono molteplici. Se ne possono citare diverse, che qui si intende illustrare rapidamente con alcuni esempi: l\u2019effetto dimensione e filiera, l\u2019assenza di una strategia a lungo termine e di una cultura di politica industriale, le frammentazioni del mercato unico, le competenze mancanti, la perdita di innovazione, l\u2019insufficienza di garanzie attraverso gli appalti pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Aggiungiamo, nel caso della Francia, una quota dell\u2019industria nel PIL (17%) inferiore alla media dell\u2019Unione (23,5%) e lontana dai campioni industriali europei come la Germania (27%), la Polonia (28%) o la Repubblica Ceca (30%)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-7-33601' title='&lt;em&gt;Le poids de l\u2019industrie dans l\u2019\u00e9conomie en Europe&lt;\/em&gt; Statista, Banque Mondiale, 2022.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda l\u2019effetto dimensione, questa \u00e8 una delle cause della fragilit\u00e0 della nostra filiera industriale nucleare. Durante i lavori della Commissione Attali sulla liberazione della crescita in Francia, nel 2007-2008, Anne Lauvergeon, allora presidente di Areva, ci aveva messo in guardia sul vantaggio che la Cina stava prendendo nella filiera nucleare civile, semplicemente per la quantit\u00e0 di centrali allora previste o in costruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo effetto si \u00e8 poi tradotto nella perdita di know-how per mestieri e gesti tecnici di alta precisione, senza necessariamente corrispondere a livelli elevati di formazione iniziale, come per le saldature, con il risultato disastroso di una perdita di affidabilit\u00e0 della filiera nucleare civile francese e notevoli ritardi nei calendari.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda l\u2019esistenza di una strategia a lungo termine, un errore \u00e8 stato probabilmente quello di aspettare troppo a livello comunitario, pi\u00f9 orientato verso la regolazione e l\u2019organizzazione delle condizioni di mercato che verso una vera strategia industriale. Il miglior esempio \u00e8 stato il destino della filiera delle telecomunicazioni gi\u00e0 menzionata.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo alla carenza di competenze nell\u2019industria, le insufficienze sono di due tipi: mancanza di ingegneri, ma anche, a seconda dei paesi, debolezza dei percorsi di apprendistato, come in Francia, anche se \u00e8 in corso dal 2018 un\u2019evoluzione fondamentale che sta dando frutti con una spettacolare rivalutazione dell\u2019apprendistato, prova che le mentalit\u00e0 possono cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo alla mancanza di integrazione del mercato unico, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/02\/19\/che-fare-nellera-trump-il-manifesto-europeo-di-mario-draghi\/\">Mario Draghi, nel suo discorso al Parlamento europeo dello scorso febbraio, \u00e8 tornato sull\u2019urgenza di una semplificazione regolamentare<\/a> affermando che \u00ab<em>le barriere interne nell\u2019Unione equivalgono a dazi del 45% sull\u2019industria manifatturiera e del 110% sui servizi<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa logica, la recente dichiarazione franco-tedesca chiede una semplificazione delle regole europee e punta espressamente a due direttive recenti, denunciate per la pesantezza dei controlli supplementari imposti alle imprese: una sulla pubblicazione di informazioni in materia di sostenibilit\u00e0 da parte delle imprese (CSRD), l\u2019altra sul dovere di vigilanza delle imprese in materia di sostenibilit\u00e0 (CSDDD).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in Francia, come altrove nell\u2019Unione, la rottura culturale con un modello in cui creare norme appare ai decisori pubblici come il culmine della loro azione resta tanto indispensabile quanto ancora fuori portata. La violenza e l\u2019eccesso delle politiche incarnate da Javier Milei in Argentina o dal D.O.G.E. negli Stati Uniti non dovrebbero impedirci di guardare concretamente a ci\u00f2 a cui esse condurranno realmente. Con la deindustrializzazione, l\u2019accumulo di norme, combinato con l\u2019intervento crescente del giudice in ambiti dove l\u2019azione pubblica \u00e8 contrastata o indebolita di conseguenza, costituiscono un altro fattore temibile che alimenta la perdita di fiducia degli elettori nelle nostre istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la perdita di innovazione, quanto accaduto nell\u2019industria spaziale e in quella automobilistica \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 emblematico, anche perch\u00e9 l\u2019Europa conserva ancora una base industriale considerevole e di altissimo livello industriale e tecnologico, che fa sperare in una ripresa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La rottura culturale con un modello in cui creare norme appare ai decisori pubblici come il culmine della loro azione resta tanto indispensabile quanto ancora fuori portata.<\/p><cite>Jean-No\u00ebl Tronc<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione soffre anche del suo libero scambio spesso asimmetrico e, cosa che le fa onore, del suo rispetto del diritto e delle regole multilaterali.<\/p>\n\n\n\n<p>Un buon esempio \u00e8 stato fornito all\u2019inizio di gennaio 2025 dal Dipartimento del Commercio americano, a seguito di un\u2019indagine condotta nell\u2019ambito del Trade Act, finalizzata a identificare le misure adottate dal governo cinese in violazione delle regole dell\u2019OMC per dominare l\u2019industria marittima mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell\u2019occasione \u00e8 stata messa in luce l\u2019importanza del sistema Hukou, una regolamentazione che distingue i cittadini cinesi tra rurali e urbani.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 soltanto i secondi hanno accesso alla protezione sociale secondo gli \u00abstandard urbani\u00bb, che riguardano alloggi, sanit\u00e0 o istruzione, e considerando che solo un terzo della popolazione \u00e8 classificato come \u00aburbano\u00bb \u2014 mentre il 50% della popolazione cinese vive in aree urbane \u2014 il sistema Hukou ha permesso, rileva il rapporto americano, di creare una \u00ab<em>immensa classe di lavoratori super-sfruttabili, altamente mobili e flessibili per la nuova economia industriale cinese<\/em>\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-8-33601' title='Vedi in particolare: Rana Foroohar, \u00abTrump\u2019s trade challenge\u00bb, &lt;em&gt;Financial Times&lt;\/em&gt;, 20 gennaio 2025.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo rapporto illustra il modo molto particolare in cui la Cina \u00e8 entrata nell\u2019OMC e ne ha sfruttato la posizione per consolidare la sua dominanza industriale in un numero crescente di settori. Nel Vietnam della fine degli anni 2010, che era appena entrato nell\u2019OMC, si sentiva spesso questa espressione: \u00abil Vietnam \u00e8 entrato nell\u2019OMC alle condizioni dell\u2019OMC, mentre la Cina \u00e8 entrata nell\u2019OMC alle condizioni della Cina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo di Trump, l\u2019Unione Europea ha il temibile privilegio di poter restare l\u2019unico polo democratico al mondo con una dimensione economica sufficiente per imporre il mantenimento di un\u2019economia mondiale aperta e il rispetto di un certo numero di regole. Questo passa attraverso un\u2019intesa con la Cina, a condizione di ripensare una parte di ci\u00f2 che \u00e8 diventata una forma di \u00abscambio ineguale\u00bb, questa volta a svantaggio dell\u2019economia europea, contrariamente a quanto le potenze coloniali occidentali avevano imposto all\u2019Impero di Mezzo nel XIX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una convergenza franco-tedesca sull\u2019atteggiamento da adottare verso la Cina e gli Stati Uniti \u00e8 fondamentale, poich\u00e9 l\u2019eccedenza commerciale tedesca, basata soprattutto su settori come quello automobilistico, ha molto contribuito alla cautela tedesca in materia di politica commerciale ferma. La continuit\u00e0 in questo senso \u00e8 stata totale, da Angela Merkel e i suoi predecessori fino a oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista, la dichiarazione franco-tedesca del 7 maggio 2025 pu\u00f2 far sperare in un vero cambiamento di rotta, anche se il discorso resta a livello di una evidente buona intenzione (\u00ab<em>Di fronte a una concorrenza mondiale pi\u00f9 dura, agiremo per un nuovo agenda di politica commerciale sostenibile per l\u2019Unione, (\u2026) conformemente al nostro impegno continuo per un commercio aperto, equo e basato su regole. Questo non deve essere preso per ingenuit\u00e0. Se si vuole che le relazioni economiche siano reciprocamente vantaggiose, \u00e8 necessario che le condizioni di concorrenza siano realmente eque.<\/em>\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-9-33601' title='Dichiarazione franco-tedesca del 7 maggio 2025, op. cit.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>).<\/p>\n\n\n\n<p>Per tornare all\u2019analisi di Jean Pisani-Ferry, al di l\u00e0 del tessuto industriale si pone anche la questione dei costi salariali.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualunque siano gli sforzi per trasferire il peso del finanziamento del nostro elevato livello di protezione sociale su altre risorse diverse dal costo del lavoro, l\u2019effetto \u00abcricchetto\u00bb \u00e8 tale che \u00e8 illusorio pensare di essere competitivi con la Cina su questo piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensare alla reindustrializzazione richiede una forza lavoro altamente qualificata e quindi un vero e proprio ripensamento delle priorit\u00e0 fin dal sistema scolastico. Per un paese come la Francia, per esempio, questo significa andare molto pi\u00f9 lontano nel senso del modello tedesco, dove l\u2019apprendistato \u00e8 al centro dell\u2019istruzione professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un dato illustra la differenza: il 40% dei giovani tedeschi sostiene l\u2019Abitur \u2014 l\u2019equivalente della maturit\u00e0 francese generale \u2014 contro l\u201980% dei giovani francesi che conseguono un bac professionale o generale, con prestazioni molto mediocri dei bac professionali in termini di occupabilit\u00e0 e un tasso di insuccesso nel primo anno di universit\u00e0 superiore superiore al 70%.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 le imprese rimarranno periferiche nella gestione degli apprendisti \u2014 come \u00e8 ancora la regola negli istituti professionali \u2014 il modello tedesco rester\u00e0 fuori portata.A questo stato di cose si aggiunge la questione delle rappresentazioni simboliche. In Francia, ad esempio, il lusso, l\u2019amministrazione o la finanza attirano pi\u00f9 dell\u2019automobile, dell\u2019informatica, delle costruzioni o del nucleare&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-10-33601' title='\u00ab&lt;a href=&quot;https:\/\/www.institutmontaigne.org\/publications\/les-jeunes-et-le-travail-aspirations-et-desillusions-des-16-30-ans&quot;&gt;Les jeunes et le travail, aspirations et d\u00e9sillusions des jeunes de 16-30 ans&lt;\/a&gt;\u00bb, Institut Montaigne, avril 2025.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro ambito in cui l\u2019asimmetria tra l\u2019Unione da una parte e gli Stati Uniti e la Cina dall\u2019altra \u00e8 spettacolare riguarda gli appalti pubblici e la possibilit\u00e0 di privilegiare i nostri industriali. Nel 2001, fu necessario lottare contro alcune amministrazioni che invocavano le regole di Bruxelles per convincere che non era possibile acquistare un Boeing per il futuro aereo destinato al Presidente della Repubblica o al Primo Ministro, soprattutto perch\u00e9 la sicurezza dei mezzi di comunicazione a bordo non avrebbe certamente potuto essere garantita.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Unione ha il terribile privilegio di poter rimanere l\u2019unico polo democratico al mondo a disporre di una dimensione economica sufficiente per imporre il mantenimento di un\u2019economia mondiale aperta e il rispetto di un certo numero di regole.<\/p><cite>Jean-No\u00ebl Tronc<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso, la dichiarazione franco-tedesca del 7 maggio scorso richiama un\u2019idea necessaria: \u00ab<em>Esamineremo la questione della preferenza europea negli appalti pubblici, in particolare per i prodotti a basso contenuto di carbonio<\/em>.\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-11-33601' title='Dichiarazione franco-tedesca del 7 maggio 2025, op. cit.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Speriamo che sar\u00e0 necessario superare al pi\u00f9 presto la fase di studio di questa questione urgente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Pensare all\u2019industrializzazione a lungo termine e far sognare di nuovo l\u2019Europa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Si tratta anche di evitare la \u00abfiera delle illusioni\u00bb: l\u2019Unione europea non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi il lusso di moltiplicare annunci e piani senza effetti, cos\u00ec come non possono farlo i poteri pubblici nazionali che, per esempio in Francia, sono spesso i pi\u00f9 grandi fautori di questo fenomeno. Effetto annuncio che, combinato con le esigenze elettorali e la speranza che ogni notizia cancelli la precedente, fa s\u00ec che nessuno venga a verificare la realt\u00e0 di quanto annunciato. La frammentazione e il riciclo degli stessi annunci rappresentano un altro sport nazionale deleterio, come dimostra l\u2019esempio dei pi\u00f9 di 100 poli di competitivit\u00e0 progressivamente elencati, che rendono illeggibili e poco efficaci le misure industriali legate a gran parte di questi poli.<\/p>\n\n\n\n<p>La speranza di una reindustrializzazione a breve termine si scontra con tante realt\u00e0 vincolanti da risultare spesso illusoria. Jean Pisani-Ferry cita cos\u00ec l\u2019opera non tradotta di Robert Lawrence, <em>Behind the Curve: Can Manufacturing Still Provide Inclusive Growth<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-12-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-12-33601' title='Peterson Institute, 2024.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>, secondo cui i posti di lavoro manifatturieri persi non si recuperano. Quel che \u00e8 certo, in ogni caso, \u00e8 che pi\u00f9 lo sforzo sar\u00e0 concentrato su poche filiere, minore sar\u00e0 il rischio di delusione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione pu\u00f2 cambiare software e superare gli effetti annuncio e i piani di dispersione senza veri risultati? Niente \u00e8 meno certo. L\u2019unica cosa che potrebbe condurvi \u00e8 la consapevolezza che non abbiamo pi\u00f9 scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra Europa deve anche trovare vie e mezzi per far sognare di nuovo il proprio futuro. Arianespace e Airbus hanno costituito simboli di potenza industriale e indipendenza tecnologica, ma anche di orgoglio e identit\u00e0 comune per tutti gli europei. Quali nuove frontiere immaginare? Dopotutto, l\u2019esplorazione spaziale \u2014 ben oltre la conquista di Marte \u2014 non \u00e8 fuori portata se volessimo darci i mezzi necessari.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni progetti tecnologici potrebbero anche alimentare concretamente il modello europeo fondato, secondo il nostro motto, sull\u2019<em>unit\u00e0 nella diversit\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua, per esempio, per la quale avevo proposto nel 2019 il lancio di un progetto Babel di ricerca industriale comparabile per ampiezza al sequenziamento del genoma, avviato con successo dopo la Strategia di Lisbona del 2000. Questo progetto potrebbe mirare a creare dispositivi miniaturizzati di traduzione automatica istantanea che permettano agli eurocittadini \u2014 di cui solo l\u20191% \u00e8 madrelingua inglese (gli irlandesi) \u2014 di parlarsi ciascuno nella propria lingua&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-13-33601' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/#easy-footnote-bottom-13-33601' title='Vedere testo &lt;em&gt;op. cit&lt;\/em&gt;., &lt;a href=&quot;https:\/\/www.tronc.org\/&quot;&gt;disponibile online&lt;\/a&gt; (in francese), p. 195.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tornare al rapporto Draghi e al Piano presentato dalla Commissione, essi indicano gi\u00e0 molti settori, dalle tecnologie verdi a quelle militari, passando per il computer quantistico e la fusione, in cui la scienza e la tecnologia di cui il nostro continente dispone in abbondanza devono alimentare la nostra speranza di reindustrializzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Presentando il suo Patto lo scorso febbraio, la Commissione europea ha comunque mantenuto l\u2019impegno preso sin dal suo insediamento, proponendo misure concrete per rispondere al rapporto Draghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna esserne grati \u2014 e sottolineare la necessit\u00e0 che la guerra commerciale, da una parte, e la minaccia di guerra tout court, dall\u2019altra, sul fronte dell\u2019Europa orientale, non impediscano alla Commissione e agli Stati membri di mantenere a tutti i costi la volont\u00e0 di agire rapidamente e con decisione. L\u2019argomento di Mario Draghi \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 convincente: \u00ab<em>ogni giorno di ritardo fa allontanare il confine tecnologico da noi<\/em>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio degli anni 2000, erano presenti le condizioni per fare dell\u2019Unione un polo dell\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Eppure, sono stati l\u2019America e l\u2019Asia a concretizzare le visioni europee del futuro.<\/p>\n<p>Come ripensare un progetto costruttivo?<\/p>\n<p>Nel mondo di Trump, possiamo ancora scegliere l\u2019Europa di Mario Draghi.<\/p>\n","protected":false},"author":47071,"featured_media":33472,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2265],"tags":[],"staff":[2310],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-33601","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rapporto-draghi-un-dibattito-europeo","staff-jean-noel-tronc","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Reindustrializzare l\u2019Europa: una nuova strategia - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/27\/reindustrializzare-leuropa-una-nuova-strategia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Reindustrializzare l\u2019Europa: una nuova strategia - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"All\u2019inizio degli anni 2000, erano presenti le condizioni per fare dell\u2019Unione un polo dell\u2019innovazione.  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