{"id":3336,"date":"2022-02-16T17:05:43","date_gmt":"2022-02-16T17:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=3336"},"modified":"2022-02-18T14:12:33","modified_gmt":"2022-02-18T14:12:33","slug":"europa-il-mito-come-metafora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/","title":{"rendered":"Europa: il mito come metafora"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Se, fino a poco tempo fa, gli storici pensavano che nella lingua greca primitiva la parola &#8220;Europa&#8221; significasse &#8220;sole che tramonta&#8221;, \u00e8 ormai accettato che ci\u00f2 che i greci chiamavano Europa era semplicemente &#8220;il continente&#8221;, uno spazio che non era una delle loro innumerevoli isole. Col tempo, dalle incursioni belliche alle occupazioni territoriali, questa definizione negativa si \u00e8 arricchita di una connotazione positiva. Sotto l&#8217;influenza dei miti creati da Roma, il continente barbaro divenne sinonimo di civilt\u00e0, poich\u00e9 era ormai fuso con un dominio civilizzato grazie all&#8217;intervento romano. La Grecia, invece, i cui eserciti avevano osato incendiare le mura di Troia, fu equiparata a un rozzo<em> Altro<\/em>, cos\u00ec che Enea, il principe troiano sconfitto e mitico fondatore di Roma, pot\u00e9 vendicarsi. Quando incontra suo padre Anchise nel regno dei morti, Enea sente il fantasma profetizzare la futura gloria imperiale di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;interesse per la lettura dei miti pu\u00f2 nascere dal perseguimento di almeno due obiettivi. Uno sarebbe quello di estrarre dalla storia tutti i significati che sembrerebbero giustificati da prove concrete, un obiettivo che potremmo chiamare &#8220;storico&#8221;, dove, nel caso del mito del toro ed Europa, si porterebbero alla luce i legami greci con la civilt\u00e0 fenicia e la societ\u00e0 minoica e le sue cerimonie di corrida. L&#8217;altro ci porterebbe a introdurre nel mito interpretazioni che non hanno alcuna giustificazione storica, ma che gli conferiscono un nuovo significato culturale, una tendenza che potremmo chiamare &#8220;narrativa&#8221;, nel senso del concetto scolastico di <em>fictivus<\/em>, che permette al poeta o al lettore di andare oltre l&#8217;esplorazione razionale della realt\u00e0. Un mito come <em>Europa<\/em> servirebbe come metafora per entrambi gli scopi.<\/p>\n\n\n\n<p>Montesquieu definiva l&#8217;Europa come un unico stato composto da diverse province; unite sotto un unico nome, queste nazionalit\u00e0 &#8220;provinciali&#8221; scelsero collettivamente un mito che potesse definirle&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-1-3336' title='Montesquieu, &lt;em&gt;R\u00e9flexions sur la monarchie universelle en Europe&lt;\/em&gt; [1734] Introduction et notes par Michel Porret (Gen\u00e8ve, Droz, 2000)'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Il mito scelto autorizzava l&#8217;egemonia voluta dalle nazioni, poich\u00e9 la selezione di un mito rispetto agli altri denotava una certa superiorit\u00e0 immaginaria, un&#8217;implicita prerogativa imperialista conferita dalla mitologia scelta, un desiderio di conservare i diritti antichi che giustificava i diritti successivi. Atena che offre l&#8217;ulivo alla citt\u00e0 di Atene, il figlio di Venere che concepisce i piani per la futura citt\u00e0 di Roma, Ulisse che fonda la citt\u00e0 di Lisbona, tutti miti che implicitamente prestavano prerogative divine agli ateniesi, ai romani e ai portoghesi. Il mito di Europa presa dal toro ha contribuito a definire lo stato collettivo immaginato da Montesquieu come una societ\u00e0 esistente sotto l&#8217;egida di una figura fondatrice, Europa, scelta inter mulieribus dal dio supremo dell&#8217;Olimpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mito \u00e8 una storia che acquisisce, col tempo, un significato metaforico che trascende l&#8217;immaginazione individuale di qualsivoglia lettore. Che nasca da eventi storici, da sogni inconsci o da riflessioni coscienti, esso si riflette nell&#8217;immaginazione di una societ\u00e0 nel presente, nel passato e nel futuro, finch\u00e9 non perde misteriosamente la sua forza e scompare. Alcuni miti hanno una vita pi\u00f9 lunga dei loro pari, altri subiscono cambiamenti cos\u00ec profondi che diventano quasi irriconoscibili, in modo che \u00e8 possibile definire il mito come il prodotto dell&#8217;immaginazione di un poeta, trasformato dall&#8217;immaginazione della societ\u00e0 di cui \u00e8 ospite in un emblema o metafora della societ\u00e0 interessata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I miti vengono trasformati, alterati, ripresi e trasformati in metafore secondo le necessit\u00e0 di un dato tempo e luogo. <\/p><cite>alberto manguel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I miti vengono trasformati, alterati, ripresi e trasformati in metafore secondo le necessit\u00e0 di un dato tempo e luogo. Ma il mito, per quanto modificato, rimane nella sua essenza intrinsecamente lo stesso perch\u00e9 la sua formazione non \u00e8 una fantasia arbitraria ma una manifestazione concreta di certe intuizioni individuali e sociali primordiali. I miti ci intrigano&#8221;, dice lo junghiano Craig Stephenson, &#8220;perch\u00e9 le loro narrazioni vanno pi\u00f9 in profondit\u00e0 del semplice racconto di una bella storia. Sono sentiti come carichi di un significato che \u00e8 allo stesso tempo elementare e condiviso. Che i miti vivano e muoiano, vadano e vengano, non \u00e8 forse sorprendente poich\u00e9 possono perdere la loro solidit\u00e0 e il loro significato in una particolare versione o contesto. Ma cosa succede esattamente quando un mito appare, scompare e poi riappare, ripetutamente, come se si opponesse ai tempi, come se protestasse il suo valore? Un mito non \u00e8 solo dotato di senso, ma anche di vigore e determinazione?&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-2-3336' title='Craig Stephenson, &lt;em&gt;Anteros: A Forgotten Myth&lt;\/em&gt; (London &amp;amp; New York, Routledge, 2012)'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"nachleben-di-un-mito\"><em>Nachleben<\/em> di un mito<\/h2>\n\n\n\n<p>Anche se pu\u00f2 mascherare il mito, l&#8217;intento fittizio non pu\u00f2 mai eliminare la sua spina dorsale ancestrale, persino archetipica. La storia di Europa, probabilmente immaginata per la prima volta nell&#8217;et\u00e0 del bronzo, fu resa da Ovidio a Roma in una forma che la rese popolare&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-3-3336' title='Ovidio, le &lt;em&gt;Metamorfosi&lt;\/em&gt;, II : 846-875'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Qualunque fosse la storia originale della ragazza e del toro, nella versione di Ovidio divenne la storia di una trasformazione, dalla vergine Europa alla partner sessuale di Zeus, dalla principessa alla regina e madre di re, dalla nativa di un paese alla migrante forzata, giustificandone cos\u00ec l&#8217;inclusione da parte di Ovidio nelle sue <em>Metamorfosi<\/em>, un libro che implicitamente affermava il trasferimento dell&#8217;immaginario greco a quello romano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome del mito varia a seconda della lingua in cui viene raccontato: &#8216;<em>rape&#8217;<\/em> in inglese o &#8216;<em>rapto<\/em>&#8216; in spagnolo possono riferirsi alla violenza fisica, non solo al rapimento. Al contrario, il tedesco &#8216;<em>Entf\u00fchrung<\/em>&#8216; e il francese &#8216;<em>enl\u00e8vement<\/em>&#8216; non implicano necessariamente uno stupro. Ma quando c&#8217;\u00e8 di mezzo Zeus, \u00e8 cos\u00ec: si ritiene che il dio dell&#8217;Olimpo sia stato colpevole di almeno una mezza dozzina di stupri, la maggior parte dei quali ha avuto come risultato la successiva accettazione da parte della donna stuprata del frutto del suo crimine: i suoi figli sono diventati eroi, talvolta dotati di immortalit\u00e0&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-4-3336' title='Tra le donne sedotte da Zeus si contano Europa, Antiope, Callisto, Alcmene, Dana\u00eb ed Egina. Anche il giovane Ganimede fu vittima degli appetiti di Zeus.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Nell&#8217;immaginario greco, lo stupro da parte di un dio era giudicato dalle sue conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;immaginazione poetica &#8211; Zeus ferito da Eros &#8211; evocava un atto erotico tanto violento quanto colpevole, che avrebbe portato alla denominazione di un intero continente. Le frecce di Eros possono scatenare una passione amorosa e legarla a un oggetto casuale, come dimostra il modo in cui la sua stessa madre soccombe al fascino di Adone. Nel caso in cui l&#8217;amato manchi di rispetto al suo amante, la vittima di Amore, pu\u00f2 subire la punizione inflitta dal fratello di Eros, Anteros (come nella leggenda riportata da Cicerone nel <em>De natura deorum<\/em>)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-5-3336' title='Cf. Craig Stephenson, &lt;em&gt;Anteros: A Forgotten Myth,&lt;\/em&gt; 7'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Le frecce dell&#8217;eros possono anche portare alla trasposizione dell&#8217;atto erotico al livello delle idee; nel caso di Europa, questa idea diventa quella di un&#8217;identit\u00e0 continentale.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_AP22017757_000001-1340x893-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1340\"\n        data-pswp-height=\"893\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_AP22017757_000001-1340x893-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_AP22017757_000001-1340x893-1-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_AP22017757_000001-1340x893-1.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_AP22017757_000001-1340x893-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 CTK via AP Images<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"immaginazione-e-anima\">Immaginazione e <em>anima<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>I miti nascono nel silenzio. Ovidio, quando dichiara che le storie che sta per cantare sono nate dagli dei, spiega che in principio non c&#8217;era niente, niente se non la massa silenziosa della Natura, non plasmata n\u00e9 addomesticata. Fu in questa massa che il dio, &#8220;qualunque dio fosse&#8221;, soffi\u00f2 e cre\u00f2 i venti. Il primo mito fu dunque quello della metamorfosi del mondo, del suo passaggio dal silenzio al linguaggio: non fu in principio, ma dopo il principio che nacque il Verbo: ricordiamo che fu in Fenicia, il regno natale di Europa, che nacque l&#8217;alfabeto.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 esplicito di quello di Ovidio, il mito della creazione stabilito dalla Genesi afferma chiaramente che le parole sono venute dopo le cose che designano. Dopo aver formato Adamo dalla &#8220;polvere del suolo&#8221; e averlo posto in un giardino a est dell&#8217;Eden, Dio si mise a creare tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo e li port\u00f2 ad Adamo per vedere come li avrebbe chiamati; e qualunque nome Adamo avesse dato a ogni creatura vivente, &#8220;tale era il suo nome&#8221;. Per secoli, gli studiosi si sono interrogati su questo curioso scambio. L&#8217;Eden era un luogo dove niente aveva un nome, e Adamo doveva inventare dei nomi per gli oggetti e le creature davanti a lui? O gli animali creati da Dio erano in realt\u00e0 dotati di nomi che Adamo doveva in qualche modo conoscere, e che doveva dire ad alta voce, come un bambino che vede un cane o la luna per la prima volta? Il mito della Genesi da adito ad almeno due letture. Il secondo collega il linguaggio all&#8217;educazione e alla memoria; le implicazioni del primo sono ancora pi\u00f9 ampie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"come-nasce-un-mito\"><strong>Come nasce un mito?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Parte della difficolt\u00e0 di una tale domanda \u00e8 che il problema dell&#8217;immaginazione ignora il postulato scolastico che &#8220;<em>Nihil est causa sui ipsum<\/em>&#8221; (&#8220;Niente \u00e8 causa di se stesso&#8221;). Il fatto di immaginare presuppone apparentemente la capacit\u00e0 di immaginare, una capacit\u00e0 che, nella nostra comprensione, si confonde con la capacit\u00e0 stessa di capire. Immaginare, capire, ragionare, riflettere, fare costruzioni mentali costituiscono un insieme di facolt\u00e0 che riconosciamo come appartenenti al cervello umano, ma che, per essere comprese, sia individualmente che collettivamente, richiedono la determinazione, nel cervello, di un punto di vista, come un punto di partenza fisso come parte della domanda stessa. Porre una domanda presuppone molte definizioni nel vocabolario di quella domanda, creando cos\u00ec un circolo epistemologico vizioso; per ottenere una qualsiasi risposta, \u00e8 necessario rompere questo circolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il fatto di immaginare presuppone apparentemente la capacit\u00e0 di immaginare, una capacit\u00e0 che, nella nostra comprensione, si confonde con la capacit\u00e0 stessa di capire.<\/p><cite>alberto manguel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni &#8217;60, Jorge Luis Borges pubblic\u00f2 un racconto breve, &#8220;<em>Il Manoscritto di Brodie<\/em>&#8220;, in cui il narratore &#8211; un missionario scozzese &#8211; spiega i costumi di una trib\u00f9 primitiva, gli Yahoo, chiamata cos\u00ed in omaggio ai <em>Viaggi di Gulliver<\/em>. Ci dice che una delle usanze della trib\u00f9 \u00e8 quella di individuare i poeti. &#8220;Sei o sette parole, di solito enigmatiche, vengono in mente a un uomo. Incapace di trattenersi, le declama a gran voce, in piedi al centro di un cerchio formato dagli stregoni e dagli altri membri del gruppo, stesi a terra. Se la poesia non li commuove, non succede nulla, ma se le parole del poeta li colpiscono, tutti si allontanano da lui, senza un suono, presi da un sacro timore. Percependo che lo spirito lo ha toccato, nessuno gli parler\u00e0 o lo guarder\u00e0 pi\u00f9, nemmeno sua madre. Non \u00e8 pi\u00f9 un uomo ma un dio, e chiunque ha il diritto di ucciderlo&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-6-3336' title='Jorge Luis Borges, Il manoscritto di Brodie, Adelphi, 1999'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Come i nostri lontani antenati riuniti intorno al fuoco nelle loro caverne, abbiamo sempre sentito il bisogno di mettere insieme &#8220;sei o sette parole&#8221; per comunicare le esperienze ineffabili che viviamo. E come i poeti di Yahoo, il pi\u00f9 delle volte &#8220;non succede niente&#8221;. Le parole che pronunciamo non commuovono, non eccitano chi le ascolta, e nelle societ\u00e0 che hanno iniziato a scrivere seimila anni fa, queste parole inerti, una volta scritte, vengono relegate nelle biblioteche dove aspettano in tranquilla speranza i loro redentori, nei quali potrebbero un giorno suscitare riconoscimento. La letteratura &#8211; l&#8217;arte &#8211; ha una pazienza infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Come portatori di esperienze vicarie, le &#8220;sei o sette parole&#8221; offrono percorsi di identit\u00e0 che sono sia personali che specifici dei membri di un dato gruppo sociale. Pu\u00f2 essere che, nonostante la preoccupazione per il cosmopolitismo e il desiderio di ignorare le frontiere, l&#8217;immaginazione sia per sua natura endemica. Non nel senso di una pretesa riduzionista per cui il significato esisterebbe esclusivamente al di fuori del cervello, ma piuttosto con l&#8217;ammissione che l&#8217;immaginazione \u00e8 inconsciamente attratta da certi oggetti e riconosce in certi spazi un&#8217;oscura familiarit\u00e0 ancestrale che d\u00e0 origine a ci\u00f2 che il ricercatore americano Daniel Dennett descrive come &#8220;competenza senza comprensione&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-7-3336' title='Daniel C. Dennett, &lt;em&gt;From Bacteria to Bach and Back : The Evolution of Minds&lt;\/em&gt; (New York, W. W. Norton &amp;amp; Co., 2017) 406'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. L&#8217;immaginazione non \u00e8 solo una questione di gerarchie universali: coordinate spaziali e temporali, spettri cromatici, reazioni emotive o sessuali. Nella sua esperienza individuale, l&#8217;immaginazione sembra plasmata da legami pi\u00f9 intimi &#8211; con un paesaggio, con una lingua, con una mitologia particolare &#8211; a tal punto che, privata di questi, viene a indebolirsi e ad appassire. La nostalgia, termine coniato nel 1688 dal medico alsaziano Johannes Hofer, \u00e8 la classica manifestazione di queste perdite. Sotto quale costellazione di miti potremmo allora sognare?<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/12\/18\/roberto-calasso-premio-grand-continent-2021\/\">Roberto Calasso<\/a>, esplorando il significato sul lungo periodo dei miti come frutti dell&#8217;immaginazione, paragona il mito al ramo isolato di un enorme albero. Per capirlo&#8221;, dice, &#8220;bisogna avere una certa percezione di tutto l&#8217;albero e del gran numero di ramificazioni nascoste in esso. Ma l&#8217;albero non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, delle asce affilate lo hanno abbattuto&#8221;.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-8-3336' title='\u00ab&amp;nbsp;Un mito \u00e8 una biforcazione in un ramo di un immenso albero. Per capirlo occorre avere una qualche percezione dell&amp;#8217;intero albero e di un alto numero delle biforcazioni che vi si celano. Quell&amp;#8217;albero non c&amp;#8217;\u00e8 pi\u00f9 da lungo tempo, asce ben affilate l&amp;#8217;hanno abbattuto.&amp;nbsp;\u00bb Roberto Calasso, &lt;em&gt;L\u2019ardore&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2010, pp. 450-451'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/5786468465_06730ec051_o-1340x890-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1340\"\n        data-pswp-height=\"890\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/5786468465_06730ec051_o-1340x890-1-330x219.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/5786468465_06730ec051_o-1340x890-1-690x458.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/5786468465_06730ec051_o-1340x890-1.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/5786468465_06730ec051_o-1340x890-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9PromoMadrid, Max Alexander<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"il-mito-una-traduzione\"><strong>Il mito, una traduzione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>I miti non sono solo specchi, ma gallerie di specchi. Quando vi entriamo, diventano sistemi di pensiero che si diramano nel mondo esterno, e tane di illuminazione che si radicano nell&#8217;inconscio. Li costruiamo per passare dallo stato di sogno a quello di veglia e dalla sensazione all&#8217;esperienza, e se scegliessimo di abbandonarli ci troveremmo, nel pieno significato del termine, senza conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Le molteplici letture che sono state date di certi miti costituiscono la pietra di paragone a partire dalla quale i popoli europei si sono dati un personaggio tanto intuitivo quanto mutevole, una fonte comune cos\u00ec come un linguaggio condiviso. Attraverso le sue trasformazioni, traduzioni e migrazioni, ogni mito offre alle diverse societ\u00e0 un ruolo associativo attraverso il tempo e lo spazio. Un mito con radici antiche pu\u00f2 dispiegarsi nel presente se qualcosa nella sua essenza parla all&#8217;individuo o alla societ\u00e0 che sceglie di entrare in dialogo con esso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Un mito con radici antiche pu\u00f2 dispiegarsi nel presente se qualcosa nella sua essenza parla all&#8217;individuo o alla societ\u00e0 che sceglie di entrare in dialogo con esso.<\/p><cite>alberto manguel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il caso dell&#8217;identit\u00e0 europea \u00e8 particolare. L&#8217;Europa \u00e8 un concetto instabile, una configurazione geografica, demografica e politica le cui parti costitutive cambiano costantemente. L&#8217;Europa della Roma imperiale non era l&#8217;Europa di Dante; l&#8217;Europa di Erasmo e Cartesio non era l&#8217;Europa di Goethe. Secondo Voltaire, quando il nipote di Luigi XIV sal\u00ec al trono di Spagna, il re, consapevole che la geografia \u00e8 una costruzione immaginaria, esclam\u00f2: &#8220;Non ci sono pi\u00f9 i Pirenei!\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-9-3336' title='Voltaire, Le si\u00e8cle de Louis XIV [1753]'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Oggi l&#8217;identit\u00e0 europea oscilla tra almeno due domande: la Turchia deve essere considerata uno stato europeo? E la Gran Bretagna deve poter abbandonare questa identit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni scrittore europeo \u00e8 &#8220;schiavo del proprio battesimo&#8221;, diceva Julio Cort\u00e1zar, parafrasando Rimbaud. \u201cChe gli piaccia o no, la sua decisione di scrivere porta il peso di una tradizione immensa, persino spaventosa. Che la accetti o si ribelli ad essa, questa tradizione lo abita, \u00e8 per lui un compagno familiare o un incubo\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-10-3336' title='\u00ab&amp;nbsp;Todo escritor europeo es&amp;nbsp;\u201cesclavo de su bautismo\u201d&lt;strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;\/strong&gt;si cabe parafrasear a Rimbaud&amp;nbsp;; lo quiera o no, su decisi\u00f3n de escribir comporta cargar con una inmensa y casi pavorosa tradici\u00f3n; la acepte o luche contra ella, esa tradici\u00f3n lo habita, es su familiar o su \u00edncubo.&amp;nbsp;\u00bb Julio Cort\u00e1zar, &lt;em&gt;La vuelta al d\u00eda en ochenta mundos&lt;\/em&gt;, vol. 2 (Mexico, Siglo XXI, 1967) 54'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Oggi, questa tradizione si confronta con il mito di Europa in un contesto culturale che ha riconosciuto (ma certamente non eliminato) alcuni fatti, come: il debito da pagare dei colonizzatori alla luce del post-colonialismo, la conoscenza dell&#8217;uso dello stupro come arma di guerra, la vasta questione dei rifugiati e dei migranti economici. In particolare, lo<em> status<\/em> dell&#8217;Europa come identit\u00e0 \u00e8 costantemente messo in discussione da nuove percezioni. Eppure, per certi versi, \u00e8 stato in gran parte conservato. Gi\u00e0 nel 1871, il poeta portoghese Antero de Quental metteva in guardia contro una servile sottomissione alla tradizione motivata dal desiderio di far parte di quella che chiamava &#8220;l&#8217;Europa colta&#8221;. &#8220;Rispettiamo la memoria dei nostri antenati, certo, ricordiamo piamente le loro gesta, ma non imitiamoli. Non dobbiamo essere, alla luce del diciannovesimo secolo, dei fantasmi nati da una vita presa in prestito dal sedicesimo. A questo spirito mortale, opponiamo con convinzione lo spirito di oggi\u201d.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-11-3336' title='&amp;nbsp;Antero de Quental, &lt;em&gt;Causas da decad\u00eancia dos povos peninsulares nos tr\u00e9s \u00faltimos s\u00e9culos: Discurso pronunciado na noite de 27 de maio na Sala do Casino Lisbonense&lt;\/em&gt;, Pr\u00e9facio de Eduardo Louren\u00e7o (Lisboa, Tinta-da-china, 2008) 93'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_SIPAUSA30240631_000008-1340x893-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1340\"\n        data-pswp-height=\"893\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_SIPAUSA30240631_000008-1340x893-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_SIPAUSA30240631_000008-1340x893-1-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_SIPAUSA30240631_000008-1340x893-1.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/02\/SIPA_SIPAUSA30240631_000008-1340x893-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 Li Dongping \/ Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Sorge una domanda: nel contesto dell&#8217;antico mito di Europa e del toro innamorato di lei, cos&#8217;\u00e8 questo &#8220;spirito di oggi&#8221;? Dove siamo ora, nel ventunesimo secolo, nella nostra lettura del mito e nel nostro uso come metafora? Umberto Eco ha notoriamente sostenuto che la lingua dell&#8217;Europa \u00e8 la traduzione. Ma la traduzione da cosa, e in quale lingua? Goethe, per illustrare la disperazione di Faust di fronte all&#8217;inutilit\u00e0 della conoscenza accademica, rappresenta lo studioso impegnato nel tentativo di tradurre in tedesco il primo verso del Vangelo di Giovanni. Il punto cruciale della scena \u00e8 il momento in cui Faust lotta per afferrare il significato della parola <em>Wort<\/em>, la traduzione di Lutero dell&#8217;antico<em> Logo<\/em>s greco, un termine tradizionalmente tradotto in italiano come <em>Verbo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dice Faust:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>&#8220;\u00c8 scritto: <em>In principio era il Verb<\/em>o&#8221;. Qui mi fermo gi\u00e0! Chi mi aiuter\u00e0 a continuare? \u00c8 impossibile per me valorizzare abbastanza questa parola, il<em> Verbo<\/em>! Devo tradurla diversamente, se lo Spirito si degna di illuminarmi. &#8220;\u00c8 scritto: <em>In principio era lo Spirito<\/em>&#8220;! Riflettiamo bene su questa prima riga, e che la penna non sia troppo frettolosa! \u00c8 davvero lo Spirito che crea e conserva tutto? Si dovrebbe leggere: &#8220;In principio era la<em> forza<\/em>!&#8221; Tuttavia, mentre lo scrivo, qualcosa mi dice che non devo fermarmi a questo significato. Lo spirito mi sta finalmente illuminando! L&#8217;ispirazione scende su di me, e scrivo, confortato: &#8220;<em>In principio era l&#8217;azione<\/em>!&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-12-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-12-3336' title='Goethe, &lt;em&gt;Faust I&lt;\/em&gt;, Atto I, scena III, VV. 1224-1237'><sup>12<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Questi tre significati sono inclusi nella parola <em>Verbo <\/em>e in qualsiasi operazione di traduzione. <em>Sinn<\/em>, lo spirito in tedesco, anima Zeus, cos\u00ec come anima Europa, in un caso portando Zeus a immaginare come rapire la ragazza, e nell&#8217;altro aiutandola a rendersi conto (troppo tardi) dello stratagemma ideato dal Dio;<em> Kraft<\/em>, la forza, che permette a Zeus di eseguire la sua volont\u00e0, \u00e8 concessa anche a Europa violentata, dopo il suo arrivo sulla terraferma; <em>Tat<\/em>, l&#8217;azione, \u00e8 la ricapitolazione del mito, l&#8217;esecuzione di un rapimento come metafora della migrazione, dell&#8217;arrivo e della fondazione, ogni cosa che diventa un&#8217;altra per il fatto stesso del suo movimento. Rapimento, metamorfosi, metafora, traduzione: tutti termini che denotano il passaggio da una condizione di esistenza a un&#8217;altra, che Nietzsche definisce, riferendosi all&#8217;Europa, come &#8220;uno stato di divenire&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-13-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-13-3336' title='&amp;nbsp;Friedrich Nietzsche, &lt;em&gt;Jenseits von Gut und B\u00f6se. Zur Genealogie der Moral&lt;\/em&gt;, 242, edited by Giorgio Colli and Mazzino Montinari (M\u00fcnchen, Deutscher Taschenbuch Verlag, 2002)'><sup>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In questo senso, il mito di Europa \u00e8 di per s\u00e9 la metafora perfetta della storia che pretende di raccontare, un mito che ha come soggetto e oggetto la traduzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni traduzione \u00e8 un&#8217;affermazione. Tradurre significa trasportare da un insieme di segni semantici a un altro l&#8217;identit\u00e0 di un testo per confermare e ristabilire la sua identit\u00e0 originale in una forma diversa e tuttavia equivalente; un modesto atto di transustanziazione che converte la sostanza del testo in un gesto tanto miracoloso quanto concreto, attraverso il quale si afferma la validit\u00e0 del linguaggio stesso. &#8220;Mi sembra&#8221;, dice Don Chisciotte, &#8220;che tradurre da una lingua all&#8217;altra, quando non \u00e8 dal greco o dal latino, le regine delle lingue, \u00e8 come guardare il rovescio di un arazzo fiammingo: si possono ancora distinguere le figure, ma sono state sfocate da un mucchio di fili, cos\u00ec che hanno perso la nitidezza e la brillantezza che avevano sul davanti&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-14-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-14-3336' title='Miguel de Cervantes Saavedra, &lt;em&gt;Don Chisciotte della Mancia&lt;\/em&gt;, Seconda parte, cap. LXII'><sup>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Una traduzione \u00e8 dunque un&#8217;affermazione appesantita dall&#8217;evidenza della trasformazione che ha subito, consapevole di aver perso la torsione dell&#8217;originale ma sapendo che, qualunque siano i fili apparenti, riconosce ancora il suo luogo d&#8217;origine. Europa rimane, dall&#8217;inizio alla fine, quello che definisce il regno fenicio abbandonato. O, per usare le parole di Dante: il luogo &#8220;nel cual si fece Europa dolce carco&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-15-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-15-3336' title='Paradiso, XXVII:84'><sup>15<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ogni traduzione \u00e8 un&#8217;affermazione. Tradurre significa trasportare da un insieme di segni semantici a un altro l&#8217;identit\u00e0 di un testo per confermare e ristabilire la sua identit\u00e0 originale in una forma diversa e tuttavia equivalente.<\/p><cite>alberto manguel<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La traduzione \u00e8 anche un dialogo. Pu\u00f2 tollerare, da parte del traduttore, una reazione critica al testo originale, a volte a costo della tentazione riduttiva di &#8220;sanitizzare&#8221; il testo originale, come nel caso di quei traduttori dal greco e dal latino che, nel XIX secolo, si sono hanno deciso di trasformare gli amanti dello stesso sesso in coppie eterosessuali&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-16-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-16-3336' title='Cf. John Boswell, &lt;em&gt;Christianity, Social Tolerance, and Homsexuality : Gay People in Western Europe from the Beginning of the Christian Era to the Fourteenth Century&lt;\/em&gt; (Chicago, University of Chicago Press, 1982)'><sup>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>; a volte procedevano a &#8220;nobilitazioni&#8221; stilistiche, come Arno Schmidt che traduceva in tedesco i pomposi romanzi di Edward Bulwer-Lytton; altre volte ancora introducevano interventi propri nel testo tradotto. Sant&#8217;Agostino, in un testo sulla doppia natura dell&#8217;anima, invoca il diritto o l&#8217;obbligo di &#8220;acoltare l&#8217;altra parte&#8221;, <em>audi partem alteram<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-17-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-17-3336' title='Sant&amp;#8217;Agostino, &lt;em&gt;De Duabus Animabus&lt;\/em&gt;, XlV:II'><sup>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>, un principio giuridico che non \u00e8 stato adottato dal Consiglio d&#8217;Europa fino al 2004, diciassette secoli dopo Agostino, in una raccomandazione ufficiale che definiva questo diritto come la possibilit\u00e0 per tutti di &#8220;reagire a qualsiasi informazione dei media che presenti fatti inesatti [\u2026] e incida sui loro diritti personali&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-18-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-18-3336' title='&amp;nbsp;Recommendation 16.1 of the Committee of Ministers of the Council of Europe to member states on the right of reply in the new media environment (Adopted by the Committee of Ministers on 15 December 2004 at the 909&lt;sup&gt;th&lt;\/sup&gt; meeting of the Ministers\u2019 Deputies)'><sup>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In un libro intitolato I<em>nvoluntary Dislocation<\/em>, Renos K. Papadopoulos sostiene che l&#8217;altro lato &#8220;pu\u00f2 essere espresso solo in un linguaggio capace di rendere le ambiguit\u00e0, i silenzi e i dilemmi, cos\u00ec come l&#8217;<em>algos <\/em>(dolore) della nostalgia di un <em>nostos<\/em> [nostalgia] sconosciuto, nel quadro di uno spazio-tempo sfuggente&#8221;. Non sarebbe quindi una stravaganza chiamare questo &#8220;<em>altro linguaggio<\/em>&#8221; poetico. E Papadopoulos conclude: &#8220;L'&#8221;<em>altro linguaggio<\/em>&#8221; \u00e8 quello che ci si sforza di articolare quando si \u00e8 mossi nel profondo del proprio essere da gravi forme di avversit\u00e0&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-19-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-19-3336' title='Renos K. Papadopoulos, &lt;em&gt;Involuntary Dislocation : Home, Trauma, Resilience, and Adversity-Activated Development&lt;\/em&gt; (Abingdon &amp;amp; New York, Routledge, 2021) 294'><sup>19<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora mi avvicino alla fine. Lungo una strada lunga e tortuosa, ho cercato di esplorare la spinosa questione dell&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;Europa. Partendo dal mito greco, mi sono chiesto come una storia diventi un mito, e come un mito recuperato possa diventare la metafora di un&#8217;identit\u00e0, come questo processo abbia luogo e si svolga nella mente, e come l&#8217;immaginazione lavori per creare narrazioni, tenendo conto di certi indizi fisiologici e intuizioni poetiche. E, infine, chiedendomi se la nozione di traduzione non possa aiutare a spiegare almeno una parte del processo, ho raggiunto un punto che probabilmente non \u00e8 una conclusione. Ma mi consola Flaubert, che diceva che &#8220;la conclusione, il pi\u00f9 delle volte, mi sembra un atto di stupidit\u00e0&#8221;.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-20-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-20-3336' title='Gustave Flaubert, \u00ab&amp;nbsp;Lettre \u00e0 Louise Colet du 31 mars 1853&amp;nbsp;\u00bb in &lt;em&gt;Correspondance,&lt;\/em&gt;&amp;nbsp;II (Paris, Gallimard, La Pl\u00e9iade, 1980) 295'><sup>20<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo il suo esilio forzato nel 1302, forse portando con s\u00e9 solo alcune bozze del poema che stava componendo nella sua lingua madre, Dante cerc\u00f2 di definire l&#8217;Europa, quel terzo del mondo tripartito di cui gli stati italiani, e la sua amata Firenze in particolare, facevano parte. A questo scopo, Dante usa una parola che, secoli dopo, James Joyce, avido lettore di Dante, sceglier\u00e0 per la sua Beatriciana Molly: &#8220;<em>Yes<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;In tutta quella regione che si estende dalla foce del Danubio (o Palude Meotide) fino alle coste occidentali dell&#8217;Inghilterra&#8221;, scrive Dante nel <em>De vulgari eloquentia<\/em>, &#8220;che \u00e8 delimitata dai confini degli italiani e dei francesi e dall&#8217;oceano, prevaleva una sola lingua, anche se poi fu spezzata in molti volgari da slavi, ungheresi, teutoni, sassoni, inglesi e molte altre nazioni. Una sola traccia della loro origine comune rimane in quasi tutte, e cio\u00e8 che in quasi tutte le nazioni sopra elencate per rispondere in modo affermativo si dice <em>i\u00f2<\/em>&#8220;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-21-3336' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/02\/16\/europa-il-mito-come-metafora\/#easy-footnote-bottom-21-3336' title='&lt;em&gt;De vulgari eloquentia&amp;nbsp;&lt;\/em&gt;1.8.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Il mito di Europa inizia con un rapimento, ma finisce con un&#8217;affermazione, la traduzione da parte di Europa del desiderio di stupro di Zeus nel proprio desiderio di fondazione, una traduzione del negativo in positivo, una traduzione di un<em> No<\/em> in un <em>S\u00ec<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;I miti non sono solo specchi, ma gallerie di specchi. 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