{"id":33101,"date":"2025-05-14T20:02:42","date_gmt":"2025-05-14T18:02:42","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=33101"},"modified":"2025-05-14T20:02:44","modified_gmt":"2025-05-14T18:02:44","slug":"mario-draghi-lappello-di-coimbra-testo-integrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2025\/05\/14\/mario-draghi-lappello-di-coimbra-testo-integrale\/","title":{"rendered":"Mario Draghi: l&#8217;appello di Coimbra. Testo integrale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"intro\">A Coimbra, una delle pi\u00f9 antiche citt\u00e0 universitarie del continente, nel Convento di San Francesco dove si \u00e8 tenuta oggi l&#8217;edizione 2025 del Vertice COTEC, davanti al re di Spagna e al presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, l&#8217;ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea ha pronunciato <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/p\/mario-draghi\/\">un discorso chiave<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Andando oltre il suo rapporto e quello di Enrico Letta \u2014 che cita pi\u00f9 volte nel suo intervento \u2014 Draghi ha lanciato un nuovo appello all&#8217;azione dopo il suo discorso al Parlamento europeo a Bruxelles.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Questo aggiornamento \u2014 iniziato a Roma davanti al Senato in un precedente intervento a febbraio \u2014 assume qui una svolta ancora pi\u00f9 radicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Oltre agli appelli a investimenti massicci e a un debito comune, l&#8217;ex banchiere centrale chiede un&#8217;accelerazione della deregolamentazione, uno shock che dovrebbe portare all&#8217;abolizione dei privilegi e delle rendite di posizione per sbloccare finalmente la crescita europea di fronte alla minaccia russa e alla rottura trumpista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Questo appello inizia con un monito: sebbene forte e fondata su un potente mercato unico, l&#8217;Unione \u00e8 anche uno degli attori pi\u00f9 esposti alla <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2025\/05\/08\/setser-europe-trump\/\">guerra commerciale<\/a>, data la sua apertura al mondo. Anche se riuscisse a trovare un accordo con Trump, gli shock indiretti dei dazi doganali a livello mondiale la colpirebbero duramente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Come nel suo rapporto, Mario Draghi passa anche in rassegna i settori che ritiene fondamentali per i quali occorre trovare soluzioni a brevissimo termine per ritrovare l&#8217;autonomia: l&#8217;energia, le nuove tecnologie e la difesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Non \u00e8 un caso che Draghi si sia recato a Coimbra sullo stesso aereo ufficiale del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, che poche settimane fa ha delineato il programma di resistenza contro la \u00abvassallaggio felice\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Secondo lui, al termine di una \u00abcrisi ventennale\u00bb, oggi ci sono le condizioni per un cambiamento radicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">La storia dell&#8217;Europa pu\u00f2 tornare a scriversi al futuro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Con il suo Appello di Coimbra, Mario Draghi sembra esserne convinto.<\/p>\n\n\n\n<p>Signore e signori,<\/p>\n\n\n\n<p>sono particolarmente onorato da questo invito a riflettere insieme sulle sfide per l&#8217;Europa derivanti da questo periodo di profondi cambiamenti nel commercio e nelle relazioni internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi cambiamenti sono in atto da diversi anni e la situazione aveva iniziato a deteriorarsi gi\u00e0 prima dei recenti sconvolgimenti tariffari. Finora, la frammentazione politica interna e la crescita lenta hanno ostacolato una risposta europea efficace.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gli eventi recenti rappresentano un punto di rottura. Il vasto ricorso ad azioni unilaterali per risolvere controversie commerciali, insieme alla definitiva delegittimazione del WTO, hanno minato l&#8217;ordine multilaterale in un modo difficilmente reversibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per essere una grande economia, l&#8217;UE \u00e8 altamente aperta al commercio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi un quinto del nostro valore aggiunto totale proviene dalle esportazioni, il doppio rispetto agli Stati Uniti. Pi\u00f9 di 30 milioni di posti di lavoro sono sostenuti dalle esportazioni, circa il 15% dell&#8217;occupazione. E registriamo anche un ampio surplus delle partite correnti di circa il 3% ogni anno, il che implica che \u2013 in termini netti \u2013 assorbiamo domanda dal resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa apertura aumenta notevolmente l&#8217;esposizione della nostra crescita e occupazione alle azioni di policy dei nostri partner commerciali e a cicli politici che hanno origine al di fuori dell&#8217;Europa. E la nostra principale esposizione \u00e8 verso gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo esposti direttamente, poich\u00e9 gli Stati Uniti sono il nostro maggiore mercato di esportazione, con oltre il 20% delle nostre esportazioni di beni che attraversano l&#8217;Atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p>E siamo esposti indirettamente, poich\u00e9 gli Stati Uniti sono la principale fonte di domanda per i nostri partner commerciali. Ci\u00f2 significa che se la domanda statunitense vacilla, anche le importazioni dei nostri partner dall&#8217;Europa vacilleranno. Le analisi della BCE mostrano che, in caso di shock al PIL degli Stati Uniti, questi effetti indiretti sull&#8217;area dell&#8217;euro superano in realt\u00e0 gli effetti diretti.<\/p>\n\n\n\n<p>Le recenti azioni dell&#8217;amministrazione statunitense avranno certamente un impatto sull&#8217;economia europea. E anche se le tensioni commerciali dovessero diminuire, \u00e8 probabile che l&#8217;incertezza persista e agisca come un vento contrario per gli investimenti in tutto il settore manifatturiero dell&#8217;UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, dovremmo chiederci come mai siamo finiti nelle mani dei consumatori statunitensi per guidare la nostra crescita. E dovremmo chiederci come possiamo crescere e generare ricchezza da soli.<\/p>\n\n\n\n<p>Realisticamente, non possiamo diversificarci dagli Stati Uniti nel breve periodo. Possiamo e dovremmo cercare di sbloccare nuove rotte commerciali e far crescere nuovi mercati. Ma qualsiasi speranza che un\u2019apertura al mondo possa sostituire gli Stati Uniti \u00e8 destinata a essere delusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti rappresentano quasi due terzi del deficit commerciale globale di beni. Le altre due maggiori economie \u2013 Cina e Giappone \u2013 registrano anch&#8217;esse persistenti surplus delle partite correnti. Dovremo quindi raggiungere con gli Stati Uniti un accordo che ci lasci aperto un accesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lungo periodo, tuttavia, \u00e8 un azzardo credere che torneremo alla normalit\u00e0 nel nostro commercio con gli Stati Uniti, dopo una rottura unilaterale cos\u00ec importante in questa relazione \u2013 o che nuovi mercati cresceranno abbastanza velocemente da colmare il divario lasciato dagli USA.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l&#8217;Europa vuole davvero essere meno dipendente dalla crescita degli Stati Uniti, dovr\u00e0 produrla da s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima azione che dobbiamo intraprendere \u00e8 cambiare il quadro di politiche macroeconomiche che abbiamo progettato dopo la grande crisi finanziaria e la crisi del debito sovrano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ad allora, l&#8217;UE aveva avuto una posizione delle partite correnti sostanzialmente equilibrata e una domanda interna adeguata. Ma di fronte alle conseguenze di queste crisi \u2013 una ripresa lenta e un alto debito pubblico \u2013 i governi hanno cercato di riorientare l&#8217;economia verso i mercati mondiali e importare domanda dall&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quadro aveva tre elementi principali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo era una politica fiscale restrittiva. Dal 2009 al 2019, la posizione fiscale complessiva nell&#8217;area dell&#8217;euro, corretta per il ciclo, \u00e8 stata in media dello 0,3%, rispetto al -3,9% negli Stati Uniti. La principale vittima di questo consolidamento sono stati gli investimenti pubblici, che sono scesi di quasi un punto percentuale come quota del PIL e non hanno recuperato i livelli pre-crisi fino alla pandemia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo elemento era rappresentato da un&#8217;attenzione alla competitivit\u00e0 esterna pi\u00f9 che alla produttivit\u00e0 interna.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2000, la crescita annuale della produttivit\u00e0 del lavoro nell&#8217;UE \u00e8 stata solo la met\u00e0 di quella degli Stati Uniti, causando un divario di produttivit\u00e0 cumulativo di 27 punti percentuali nell&#8217;intero periodo. Ma invece di cercare di invertire la tendenza della produttivit\u00e0, abbiamo costruito le nostre politiche del lavoro in modo da adattarle ad essa.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto dopo le crisi, abbiamo fatto uno sforzo deliberato per reprimere la crescita dei salari in modo da aumentare la competitivit\u00e0 esterna. I nostri salari reali non sono riusciti a tenere il passo nemmeno con la nostra lenta produttivit\u00e0, mentre i salari reali negli Stati Uniti sono aumentati di 9 punti percentuali in pi\u00f9 rispetto ai salari nell&#8217;area dell&#8217;euro nello stesso periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa repressione salariale ha frenato i consumi e ha rafforzato il colpo alla domanda interna causato dalla politica fiscale restrittiva. Prima del 2008, la domanda interna nell&#8217;area dell&#8217;euro cresceva circa allo stesso ritmo degli Stati Uniti. Da allora, la domanda interna negli Stati Uniti \u00e8 cresciuta a un ritmo pi\u00f9 che doppio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo elemento \u00e8 consistito essenzialmente nel rinunciare allo sviluppo del mercato interno come fonte di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le regole non sono state applicate, i procedimenti d&#8217;infrazione sono diminuiti del 75% dopo il 2011. E si sono fatti pochi progressi nell&#8217;abbassare le barriere interne nei servizi. Sorprendentemente, le barriere esterne nei servizi sono diminuite pi\u00f9 velocemente di quelle interne, reindirizzando la domanda al di fuori dell&#8217;UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo contesto ha portato a una depressione dei tassi di rendimento per gli investitori, e il capitale \u00e8 stato spinto fuori dall&#8217;UE alla ricerca di opportunit\u00e0. Dal 2015 al 2022, le grandi societ\u00e0 quotate europee hanno avuto un tasso di rendimento sul capitale investito di circa 4 punti percentuali inferiore rispetto ai loro omologhi statunitensi.<\/p>\n\n\n\n<p>Recenti rapporti commissionati dalla Presidente della Commissione Europea e dal Consiglio Europeo forniscono una tabella di marcia per un nuovo quadro di policy. Tra le varie indicazioni, propongono investimenti pi\u00f9 elevati e lo smantellamento delle barriere che ostacolano il funzionamento del mercato interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste misure sono auto-rafforzanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Investimenti pi\u00f9 elevati possono generare un forte impulso alla domanda interna, compensando qualsiasi vento contrario proveniente da una domanda statunitense pi\u00f9 debole. Barriere interne pi\u00f9 basse aumenteranno l&#8217;elasticit\u00e0 dell&#8217;offerta, contribuendo a mitigare le pressioni inflazionistiche che derivano da maggiori investimenti \u2013 soprattutto se il commercio mondiale diventa pi\u00f9 frammentato.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, un mercato unico ben funzionante aumenter\u00e0 la crescita della produttivit\u00e0, innalzando i tassi di rendimento e attirando pi\u00f9 investimenti privati. E ci\u00f2 porter\u00e0 a sua volta a salari e consumi pi\u00f9 elevati, sia per compensare la maggiore produttivit\u00e0, sia perch\u00e9 un mercato interno forte significa un minor focus sulla competitivit\u00e0 esterna.<\/p>\n\n\n\n<p>Per finanziare l\u2019aumento degli investimenti, tuttavia, l&#8217;Europa si affida principalmente ai bilanci nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE ha recentemente riformato le sue regole fiscali per consentire maggiori investimenti, oltre ad attivare la clausola di salvaguardia per facilitare maggiori spese per la difesa. Ma finora solo 5 dei 17 paesi dell&#8217;area dell&#8217;euro \u2013 che rappresentano circa il 50% del PIL \u2013 hanno optato per un periodo di adeguamento esteso secondo le nuove regole. E diversi paesi hanno indicato che non utilizzeranno la clausola di salvaguardia a causa della mancanza di spazio fiscale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che sottolinea che, quando il debito \u00e8 gi\u00e0 elevato, esentare dalle regole fiscali determinate categorie di spesa pubblica pu\u00f2 s\u00ec dare risultati, ma solo fino a un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, l&#8217;emissione di debito comune dell&#8217;UE per finanziare spese comuni \u00e8 una componente chiave della tabella di marcia politica. Pu\u00f2 garantire che la spesa aggregata non risulti insufficiente. E pu\u00f2 garantire \u2013 soprattutto per la difesa \u2013 che maggiori spese avranno luogo in Europa e che contribuiranno all&#8217;efficacia operativa e a una crescita economica pi\u00f9 elevata di quanto avverrebbe altrimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, l&#8217;emissione di debito comune fornirebbe l\u2019&#8221;anello mancante&#8221; nei frammentati mercati dei capitali europei, ovvero l&#8217;assenza di un asset sicuro comune. Ci\u00f2 contribuirebbe a rendere i mercati dei capitali pi\u00f9 profondi e liquidi, creando un circolo virtuoso tra tassi di rendimento pi\u00f9 elevati e maggiori opportunit\u00e0 di finanziamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel complesso, questa tabella di marcia aumenterebbe la nostra crescita e, al contempo, dimostrerebbe che siamo in grado di produrre ricchezza per i nostri cittadini al nostro interno.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra storia recente ci rende credibili nell&#8217;attuare un simile programma?<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice spesso che &#8220;l&#8217;Europa avanza solo in caso di crisi&#8221;. Ma a dire la verit\u00e0 la nostra crisi \u00e8 iniziata quasi vent&#8217;anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in quel periodo che la costruzione geopolitica creata dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che aveva raggiunto il culmine con la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, ha iniziato a sgretolarsi. Ed \u00e8 in quel periodo che abbiamo iniziato a restare indietro sul fronte dell&#8217;innovazione globale e della tecnologia. Da allora in poi, per\u00f2, per la maggior parte del tempo abbiamo ignorato tutti i segnali.<\/p>\n\n\n\n<p>Consideriamo l&#8217;energia. Le nostre importazioni di gas dalla Russia hanno continuato a crescere anche dopo la sua invasione della Crimea, e ben oltre la fase in cui l&#8217;ostilit\u00e0 di Putin verso l&#8217;Occidente e l&#8217;UE era ormai stata ampiamente dichiarata.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo pagato un prezzo elevato quando il gas \u00e8 stato tagliato, perdendo pi\u00f9 di un anno di crescita economica, e ora stiamo cercando di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili per rafforzare la nostra indipendenza energetica. Ma questo richiede una trasformazione fondamentale del nostro sistema energetico che non siamo stati in grado di realizzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo ostacolati dall&#8217;intermittenza intrinseca delle rinnovabili, dalle nostre reti inadeguate e dai lunghi ritardi burocratici per le nuove installazioni. Vediamo frequenti impennate dei prezzi dell&#8217;energia quando le rinnovabili non generano e devono essere utilizzate costose fonti di riserva. I prezzi elevati dell&#8217;energia e le carenze della rete sono, in primo luogo, una minaccia alla sopravvivenza della nostra industria, un grande ostacolo alla nostra competitivit\u00e0 e un peso insostenibile per le nostre famiglie, nonch\u00e9, se non affrontati, la principale minaccia alla nostra strategia di decarbonizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono necessarie tre linee d&#8217;azione. In primo luogo, dobbiamo mettere in campo un vasto piano di investimenti a livello europeo per costruire le reti e gli interconnettori necessari per far s\u00ec che una rete basata sulle rinnovabili risulti adeguata alla trasformazione energetica cui aspiriamo. In secondo luogo, dobbiamo riformare il funzionamento del nostro mercato dell\u2019energia, lavorando per allentare il legame tra i prezzi del gas e quelli delle rinnovabili. \u00c8 sconfortante vedere come l&#8217;Europa sia diventata ostaggio di interessi particolari ormai consolidati. La Commissione Europea, che ha gi\u00e0 creato una task force sulla trasparenza, potrebbe anche avviare un&#8217;indagine indipendente sul funzionamento complessivo dei mercati energetici dell&#8217;UE. E poich\u00e9 in Europa il sole e il vento non possono garantire la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento in nessuno scenario, dobbiamo essere pronti a utilizzare tutte le possibili fonti di energia pulita e ad essere neutrali verso nuove soluzioni energetiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Consideriamo poi la tecnologia. Con l&#8217;avanzare delle rivoluzioni del cloud computing e dell&#8217;IA, l&#8217;Europa si \u00e8 ritrovata tagliata fuori. Eppure abbiamo continuato a creare un ambiente che ostacola l&#8217;innovazione radicale.<\/p>\n\n\n\n<p>La frammentazione del nostro mercato unico ha ostacolato le startup tecnologiche nel tentativo di raggiungere la scala necessaria per avere successo in questo settore. Le nostre politiche di concorrenza non sono state in grado di adattarsi alla natura della trasformazione tecnologica che stava avvenendo davanti ai nostri occhi. Tra gli altri cambiamenti, l&#8217;innovazione avrebbe dovuto giocare un ruolo maggiore nelle decisioni sulla concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E abbiamo permesso alla regolamentazione di crescere mentre i servizi digitali si espandevano. Alla base di ci\u00f2 vi era una preoccupazione per la protezione dei consumatori certamente fondata, ma non si \u00e8 preso in considerazione l&#8217;effetto sulle piccole imprese tecnologiche europee che \u2013 a differenza dei loro grandi concorrenti statunitensi \u2013 non avevano la capacit\u00e0 di adeguarsi. Ora, ci troviamo di fronte a un quadro normativo che risulta eccessivo in alcune delle aree chiave e, peggio ancora, frammentato. Ci sono oltre 270 regolatori attivi nelle reti digitali in tutti gli Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che l&#8217;IA sia una tecnologia &#8220;trasformativa&#8221;, come lo \u00e8 stata l&#8217;elettricit\u00e0 140 anni fa. Ma l&#8217;IA \u00e8 in realt\u00e0 basata su un&#8217;orchestrazione di almeno altre quattro tecnologie: il cloud, con la sua capacit\u00e0 di memorizzare grandi quantit\u00e0 di dati; il _supercomputing_, con la sua capacit\u00e0 di eseguire rapidamente un enorme numero di operazioni per unit\u00e0 di tempo; la sicurezza cyber, che protegge i dati in settori altamente sensibili come la scienza, la difesa, la salute e la finanza; e infine le reti e la trasmissione dei dati, come il 5G e il 6G, la fibra ottica e e satelliti.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa ha perso terreno nell&#8217;IA e in tutte e quattro le altre tecnologie \u2013 e dobbiamo lavorare in tutte queste aree se vogliamo recuperare. Non sarebbe realistico pensare che si possa colmare questo divario nel breve termine, ma quel che potremmo e dovremmo fare \u00e8 concentrarci su settori specifici che sono fondamentali per la crescita, il benessere e la sicurezza dei nostri cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, dovremmo creare un cloud strategico europeo che ci dia sovranit\u00e0 sui dati in domini critici, come la difesa e la sicurezza. Dobbiamo investire di pi\u00f9 per costruire la nostra infrastruttura comune di supercalcolo, la rete Euro-HPC. E dobbiamo sviluppare una capacit\u00e0 europea di sicurezza cyber, poich\u00e9 stiamo perdendo competitivit\u00e0 nel 5G e siamo deboli nelle comunicazioni satellitari. Oggi, c&#8217;\u00e8 un rischio concreto che l\u2019Europa finisca per dover dipendere dalla tecnologia statunitense e cinese proprio nella componente pi\u00f9 sensibile, che \u00e8 la trasmissione sicura dei dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 richieder\u00e0 una grande strategia industriale in Europa. Ed solo attraverso la messa in comune delle nostre risorse e capacit\u00e0 potremo raggiungere la scala che queste tecnologie richiedono.<\/p>\n\n\n\n<p>Consideriamo ancora la difesa. Le crescenti minacce sul nostro confine orientale sono evidenti da almeno un decennio. La Russia non fa mistero di considerarci un nemico da indebolire tramite la guerra ibrida. Dieci anni fa ha invaso la Crimea, e tre anni fa ha proceduto a invadere l&#8217;Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma mentre questa minaccia \u00e8 aumentata, noi abbiamo fatto ben poco per rafforzare la nostra difesa comune. Oggi, l&#8217;Europa pu\u00f2 contare su un organico militare di 1,4 milioni di unit\u00e0, il che la rende una delle forze pi\u00f9 grandi al mondo. Ma \u00e8 divisa in 27 eserciti, senza una catena di comando comune, tecnologicamente frammentata e priva di strategie comuni \u2013 e tutto ci\u00f2 ci rende irrilevanti dal punto di vista militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il ritrarsi dell&#8217;ombrello di sicurezza degli Stati Uniti, stiamo cominciando a renderci conto della nostra debolezza. Ma l\u2019unica cosa di cui dovremmo sorprenderci \u00e8 la velocit\u00e0 di questo cambiamento. La strategia della Russia era stata annunciata gi\u00e0 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbe essere ormai troppo tardi per influenzare gli eventi a breve termine. Anche se abbiamo fornito circa la met\u00e0 degli aiuti militari all&#8217;Ucraina, probabilmente saremo spettatori in una negoziato di pace che riguarda il nostro futuro e i nostri valori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 troppo tardi per cambiare le prospettive tra 5-10 anni, se oggi prendiamo le misure giuste per sviluppare la nostra capacit\u00e0 industriale di difesa e le capacit\u00e0 strategiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ridurre la frammentazione della nostra industria della difesa e incoraggiare il consolidamento in pochi grandi attori. Dobbiamo creare un piano di difesa europeo basato sull&#8217;interoperabilit\u00e0 tra tutti gli asset militari che produciamo \u2013 terra, mare, aria e spazio. Dobbiamo creare un cyberspazio europeo sicuro attraverso un maggiore coordinamento e investimento in tecnologie digitali comuni. E dire che tutto questo \u00e8 un\u2019utopia, impossibile da realizzare, equivale ad accettare la nostra irrilevanza militare.<\/p>\n\n\n\n<p>E per quanto riguarda il settore spaziale, dobbiamo riformare drasticamente l&#8217;interazione tra le agenzie dell&#8217;UE e quelle nazionali, e abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento del settore privato. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 50% degli investimenti spaziali \u00e8 finanziato privatamente, mentre in Europa il settore pubblico finanzia l&#8217;80%. Il che a sua volta comporta gravi inefficienze, come il principio del ritorno geografico che frammenta il settore spaziale europeo e che dovrebbe essere abbandonato, poich\u00e9 da decenni ostacola il progresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non dovremmo dimenticare che i nostri padri fondatori ci hanno lasciato in eredit\u00e0 un&#8217;Europa di cui dovremmo essere orgogliosi. E mentre valutiamo le debolezze del presente dell&#8217;Europa, dovremmo cercare incessantemente speranza nel suo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle occasioni in cui l&#8217;UE ha fatto salti significativi verso una maggiore integrazione, tre fattori sono stati tipicamente presenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Primo, una crisi che dimostra oltre ogni dubbio che il sistema precedente \u00e8 diventato insostenibile. Secondo, un grande shock politico che sconvolge l&#8217;ordine istituzionale. E terzo, un piano d&#8217;azione gi\u00e0 esistente cui tutte le parti possono aderire.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo l&#8217;esempio della creazione dell&#8217;euro. L\u2019idea era sul tavolo dagli anni &#8217;60 ma era sempre stata vista come ben al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0 attuali. Poi, in un breve lasso di tempo, i tre fattori si sono uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni &#8217;80 una serie di crisi dei tassi di cambio ha iniettato nell&#8217;economia una volatilit\u00e0 inaccettabile e ha reso le persone disposte a prendere in considerazione come alternativa possibile la moneta unica. Poi \u00e8 avvenuta la riunificazione tedesca, che richiedeva un nuovo assetto per legare pi\u00f9 strettamente la Germania all&#8217;Europa. E il Rapporto Delors, che era stato pubblicato nel 1989, ha fornito il piano d&#8217;azione per capitalizzare questo momento politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, per la prima volta in forse 30 anni, tutti e tre i fattori sono presenti di nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2020 abbiamo perso il nostro modello di crescita, il nostro modello energetico e il nostro modello di difesa. Gli europei avvertono in modo acuto il senso di crisi. Crescita, energia e difesa sono le aree fondamentali in cui i governi devono provvedere ai loro cittadini, eppure in ciascuna di esse ci siamo trovati ostaggio della sorte ed esposti alle decisioni imprevedibili degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, lo stato d\u2019animo diffuso tra industriali, lavoratori, politici e mercati \u00e8 passato dalla noncuranza all&#8217;allarme. I rischi materiali cui andiamo incontro per la nostra crescita, i nostri valori sociali e la nostra identit\u00e0, incombono su tutte le nostre decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo assistendo a grandi fratture istituzionali. Lo shock politico dagli Stati Uniti \u00e8 massiccio. E ad esso si accompagnano un completo cambio di rotta in paesi come la Germania, e una nuova determinazione nella Commissione ad affrontare barriere e burocrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>E abbiamo l&#8217;inizio di un piano d&#8217;azione, che \u00e8 quello offerto dai recenti Rapporti. Le raccomandazioni di policy in esse contenute sono oggi, se possibile, ancora pi\u00f9 urgenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Torneremo a investire in Europa, in modo massiccio e responsabile. Affronteremo gli interessi consolidati che oggi ostacolano il nostro cammino verso un futuro basato sull&#8217;innovazione piuttosto che sul privilegio. 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