{"id":3139,"date":"2022-01-09T17:26:44","date_gmt":"2022-01-09T17:26:44","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=3139"},"modified":"2022-01-09T18:29:46","modified_gmt":"2022-01-09T18:29:46","slug":"sviluppo-e-sostenibilita-una-politica-estera-rinnovata-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/01\/09\/sviluppo-e-sostenibilita-una-politica-estera-rinnovata-per-litalia\/","title":{"rendered":"Sviluppo e sostenibilit\u00e0: una politica estera rinnovata per l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u2019anno che si \u00e8 appena concluso \u00e8 stato intenso e difficile. La pandemia e la crisi hanno messo alla prova le capacit\u00e0 di risposta e di progettualit\u00e0 di istituzioni nazionali e multilaterali. Molto \u00e8 stato fatto, anche imparando da errori iniziali, e molto rimane da fare. \u00c8 ancora presto per dire se siamo riusciti ad evitare il peggio ed \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile giudicare se siamo riusciti a gettare le basi per risolvere le vulnerabilit\u00e0 che questa crisi ha evidenziato e per affrontare la grande emergenza climatica che \u00e8 sotto gli occhi di tutti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la sua Presidenza del G20 e co-presidenza della COP26, nel corso del 2021 l\u2019Italia ha avuto un ruolo di primo piano nello scacchiere multilaterale per costruire il consenso necessario a trovare soluzioni condivise, efficaci, durature e giuste alle sfide sanitarie ed economiche. Il nostro sforzo \u00e8 stato guidato dalla convinzione che la cooperazione multilaterale sia la chiave per affrontare le transizioni &#8211; digitale, ecologica, demografica \u2013 che definiscono e definiranno sempre pi\u00f9 il benessere del pianeta. <em>Pianeta, Persone e Prosperit\u00e0 <\/em>sono state le parole chiave della nostra Presidenza del G20. Sono anche gli elementi chiave del concetto di sviluppo sostenibile \u2013 un tema e una preoccupazione che abbiamo fortemente voluto porre al centro dell\u2019agenda del G20.<\/p>\n\n\n\n<p>Le conseguenze dell\u2019attuale crisi sui Paesi in via di sviluppo sono, infatti, molto pesanti e purtroppo a lungo termine. Si possono infatti gi\u00e0 osservare segni di arretramento su diversi fronti rispetto agli Indicatori di sviluppo umano, causati dalla crisi economica e dalle conseguenze delle misure di contenimento alla pandemia: l\u2019aggravarsi della povert\u00e0 e dell\u2019insicurezza alimentare, dell\u2019ineguaglianza di genere e dell\u2019abbandono scolastico, con gravi implicazioni in termini dei livelli di istruzione soprattutto femminile. Inoltre, queste cicatrici rischiano di accrescere il malcontento e la frustrazione dei cittadini &#8211; preesistenti al COVID-19 &#8211; e renderli fattori ancora pi\u00f9 destabilizzanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La priorit\u00e0 rimane sicuramente quella di fermare il virus e le sue varianti; di distribuire e rendere il vaccino accessibile e accettabile a tutti (meno del 14% della popolazione africana ha ricevuto almeno una dose di vaccino e meno del 9% ne ha ricevute due&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-3139' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/01\/09\/sviluppo-e-sostenibilita-una-politica-estera-rinnovata-per-litalia\/#easy-footnote-bottom-1-3139' title='I dati per l\u2019Africa (da \u201cOur World in Data\u201d) datano del 25 dicembre e includono i paesi nordafricani (con una media di vaccinazioni molto pi\u00f9 alta rispetto ai paesi sub-sahariani).'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>) e di mitigare le conseguenze socio-economiche della crisi, anche attraverso misure eccezionali per fornire liquidit\u00e0 ai Paesi in via di sviluppo (PVS). Questo senza perdere di vista altre sfide globali come la difesa dell\u2019ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. La crisi che stiamo vivendo rafforza la necessit\u00e0 di ripensare e costruire nuovi modelli di sviluppo che siano pi\u00f9 giusti e sostenibili.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La priorit\u00e0 rimane sicuramente quella di fermare il virus e le sue varianti; di distribuire e rendere il vaccino accessibile e accettabile a tutti e di mitigare le conseguenze socio-economiche della crisi, anche attraverso misure eccezionali per fornire liquidit\u00e0 ai Paesi in via di sviluppo (PVS). Questo senza perdere di vista altre sfide globali come la difesa dell\u2019ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. <\/p><cite>MARINA SERENI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La risposta a tali sfide \u00e8 un\u2019ardua impresa, sia dal punto di vista della sua attuazione, sia dal punto di vista della sua previa formulazione. Che fare? Sicuramente, non rispondere alla crisi ed al mondo che verr\u00e0 con l\u2019unilateralismo, ma con una rinnovata cooperazione multilaterale basata sul dialogo e su regole condivise.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"crisi-alimentare\">Crisi alimentare<\/h2>\n\n\n\n<p>Come Presidenza italiana del G20 ci siamo adoperati per rispondere alla crisi nel modo pi\u00f9 efficace, inclusivo ed innovativo possibile. Un primo e preoccupante scenario rispetto al quale siamo tutti chiamati a collaborare e che ha subito gravi peggioramenti a causa della crisi \u00e8 quello dell\u2019insicurezza alimentare. A livello mondiale, il numero di persone colpite dalla fame \u00e8 in aumento dal 2014, con un totale di denutriti che potrebbe superare gli 850 milioni entro il 2030. La pandemia potrebbe aggiungere pi\u00f9 di 100 milioni di persone a tale cifra. Per questo abbiamo deciso di dedicare la Ministeriale congiunta Esteri e Sviluppo di Matera del 29 giugno 2021 al tema dell\u2019insicurezza alimentare. In quell\u2019occasione, abbiamo sostenuto l\u2019importanza del rinnovare lo slancio politico necessario per affrontare le crisi alimentari emergenti e raggiungere entro il 2030 l\u2019obiettivo di \u201cFame Zero\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho constatato un ampio consenso in ambito G20 per raggiungere questo importante risultato. I paesi del G20 non solo possono ma devono dare l\u2019esempio: rafforzando il sistema di commercio internazionale, assicurandosi che le nostre politiche siano coerenti con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) e con gli Accordi di Parigi sul Clima, valorizzando le organizzazioni internazionali aventi un ruolo centrale sul tema agroalimentare, in particolare quelle con sede a Roma (FAO, WFP, IFAD).<\/p>\n\n\n\n<p>A Matera abbiamo approvato una Dichiarazione su sicurezza alimentare, nutrizione e sistemi alimentari. Si tratta di un risultato importante in quanto non c&#8217;era mai stata da parte del G20 una presa di posizione nei confronti dell\u2019intera comunit\u00e0 internazionale sulla sicurezza alimentare globale cos\u00ec forte e cos\u00ec specifica nelle sue aree tematiche prioritarie. La Dichiarazione di Matera contiene anche l\u2019invito ad aderire alla <em>Food Coalition<\/em>, iniziativa promossa dall\u2019Italia, in ambito FAO, al fine di contrastare le ripercussioni che la pandemia sta avendo sulla sicurezza alimentare globale. Con il supporto del G20 e dei suoi partner, la <em>Food Coalition<\/em> potrebbe effettivamente diventare un\u2019alleanza globale per azioni coordinate per la sicurezza alimentare. L\u2019importanza di un approccio coordinato diventa ancora pi\u00f9 importante alla luce del forte aumento dei prezzi alimentari. L\u2019indice FAO ha raggiunto un livello che non si registrava dal 2011, quando la crisi dei prezzi alimentari spinse, secondo la Banca Mondiale, oltre 40 milioni di persone al di sotto della soglia di povert\u00e0 estrema.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"finanziare-lo-sviluppo-sostenibile\">Finanziare lo sviluppo sostenibile<\/h2>\n\n\n\n<p>La crisi ha ulteriormente aggravato il problema del finanziamento dello sviluppo per i PVS: a fronte della necessit\u00e0 di sostenere maggiori spese, questi paesi hanno visto ridursi le proprie risorse interne e quelle legate ad esportazioni, investimenti esteri, rimesse dei migranti e aiuti allo sviluppo. Il risultato \u00e8 stato un aumento del debito e un rischio di possibile insolvenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte dei finanziamenti, il G20 si \u00e8 adoperato per assicurare sufficiente liquidit\u00e0 ai Paesi pi\u00f9 vulnerabili. La proroga della <em>Debt Service Suspension Initiative<\/em> fino alla fine del 2021 \u00e8 una decisione positiva anche se purtroppo non sufficiente, dato che si applica solo ai paesi a basso reddito, escludendo paesi vulnerabili a medio reddito. Inoltre, una gran parte del debito non \u00e8 pi\u00f9 di propriet\u00e0 dei paesi creditori membri del Club di Parigi o dei creditori ufficiali come le Banche Multilaterali, bens\u00ec in possesso di paesi emergenti e\/o di creditori privati. Questo passa attraverso un trattamento comparativo ed un\u2019equa condivisione degli oneri tra creditori pubblici e privati. Finora, hanno beneficiato complessivamente del DSSI 39 Paesi di cui 26 africani anche se l\u2019impegno del settore privato nell\u2019iniziativa non \u00e8 stato finora pari alle aspettative.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, dilazionare il pagamento degli interessi sul debito non \u00e8 abbastanza. In Africa, per esempio, la crescita della spesa per interessi sul debito estero ha assorbito quasi due terzi dell\u2019incremento del gettito da imposte realizzato nella decade precedente la pandemia. La crisi attuale e il probabile aumento dei tassi di interesse aggraver\u00e0 la situazione. I Paesi in via di sviluppo necessitano di nuove risorse da investire nel proprio sviluppo e di un approccio sistemico alla questione dell\u2019indebitamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La proroga della <em>Debt Service Suspension Initiative<\/em> fino alla fine del 2021 \u00e8 una decisione positiva anche se purtroppo non sufficiente, dato che si applica solo ai paesi a basso reddito, escludendo paesi vulnerabili a medio reddito.<\/p><cite>marina sereni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sul primo aspetto, il sostegno del G20 alla creazione di 650 miliardi di dollari di \u201cSpecial Drawing Rights\u201d (SDR) da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI) \u00e8 stato determinante e la loro possibile parziale riassegnazione su base volontaria a beneficio dei paesi in difficolt\u00e0 \u00e8 un ulteriore passo in avanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, c&#8217;\u00e8 ancora molto da fare. \u00c8 urgente trovare soluzioni e strumenti innovativi per aiutare a espandere lo spazio fiscale dei Paesi partner. Il G20 si \u00e8 impegnato ad accelerare il rifinanziamento dell\u2019<em>International Development Association <\/em>\u2013(IDA) e a lavorare su una ricostituzione ambiziosa del Fondo africano di sviluppo nel 2022. L\u2019accordo raggiunto in dicembre ha permesso alla Banca Mondiale di raccogliere una cifra record grazie alla quale l\u2019IDA potr\u00e0 aiutare i 74 paesi pi\u00f9 poveri.&nbsp; Al contempo, le sfide sono di una tale portata \u2013 anche nei paesi a reddito-medio \u2013 da richiedere soluzioni innovative per catalizzare altri fonti di finanziamento.&nbsp; Dobbiamo espandere l\u2019uso delle garanzie e della finanza mista, incoraggiando le nostre banche di sviluppo a collaborare con le banche pubbliche di sviluppo dei PVS, investendo nel rafforzamento dei mercati locali dei capitali e sulla capacit\u00e0 di migliorare la raccolta e la gestione delle imposte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In tal senso, il Gruppo di lavoro per lo sviluppo (<em>Development Working Group<\/em>)<em> <\/em>del G20 si \u00e8 concentrato su tre questioni chiave per aumentare la mobilitazione e l\u2019uso delle risorse per il finanziamento dello sviluppo sostenibile. La Presidenza Italiana ha lavorato in modo aperto e inclusivo coinvolgendo nel dibattito anche esponenti della societ\u00e0 civile, rappresentanti di istituzioni internazionali e di PVS al fine di fornire un quadro pi\u00f9 completo ai ministri dello sviluppo e dei Leader del G20 su questi tre temi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, abbiamo preso in considerazione la necessit\u00e0 di sostenere strategie di finanziamento nazionali che consentano ai governi dei paesi in via di sviluppo di massimizzare le sinergie tra le risorse nazionali e internazionali al fine di poterle impiegare nella maniera pi\u00f9 efficiente. Al riguardo, abbiamo deciso di sostenere i quadri finanziari nazionali integrati (INFFs, <em>Integrated National Financing Frameworks<\/em>), uno strumento che oltre 70 Paesi stanno sperimentando e che rappresenta un valido meccanismo per migliorare il coordinamento fra i donatori, le banche di sviluppo multilaterali e i governi nazionali favorendo l\u2019allineamento fra risorse finanziarie e spesa pubblica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, abbiamo lavorato per promuovere il ricorso da parte dei PVS a strumenti finanziari legati alla sostenibilit\u00e0, quali le obbligazioni \u201cverdi\u201d o \u201csociali\u201d che sono sempre pi\u00f9 diffuse nei paesi avanzati ma che presentano varie problematiche non solo per una loro maggiore diffusione a livello globale ma anche per evitare il <em>greenwashing<\/em>, garantendo che i fondi raccolti siano effettivamente impiegati per finanziare progetti di sviluppo sostenibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, ci siamo adoperati per sviluppare una visione comune del G20 su come lavorare con i PVS per assicurare un adeguato allineamento delle risorse fiscali agli SDGs, al fine di garantire che i finanziamenti forniti dai paesi del G20 ai paesi in via di sviluppo abbiano un massimo impatto sulla ripresa e sul raggiungimento di questi ultimi. \u00c8 un obiettivo ambizioso e sicuramente complesso, ma che ha trovato un riscontro molto positivo nei PVS, soprattutto in Africa, dove la Commissione Economica delle Nazioni Unite ha manifestato la sua disponibilit\u00e0 ad avviare progetti pilota.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In un simile contesto, una rinnovata cooperazione multilaterale si mostra sempre pi\u00f9 necessaria. Per esempio, nel campo della cooperazione allo sviluppo, la comunit\u00e0 dei Paesi donatori non pu\u00f2 pensare di poter risolvere la crisi a livello globale da sola. \u00c8 necessaria un\u2019ottica di totale ascolto e di dialogo costruttivo e paritario con gli altri, rafforzando la cooperazione con i paesi in via di sviluppo e, pi\u00f9 in generale, con le economie emergenti. I progressi fatti in materia di tassazione delle imprese multinazionali sono stati possibili perch\u00e9 si \u00e8 costruito in ambito OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) un quadro inclusivo con quasi 140 Paesi per definire, insieme, le nuove regole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"le-citta-intermedie-una-priorita-del-g20\">Le citt\u00e0 intermedie: una priorit\u00e0 del G20<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra le priorit\u00e0 del G20 sotto Presidenza italiana, abbiamo inteso valorizzare il ruolo fondamentale delle citt\u00e0 &#8211; in primis le citt\u00e0 intermedie &#8211; e dell\u2019urbanizzazione sostenibile nei paesi in via di sviluppo. Se parliamo di Agenda 2030 e del raggiungimento degli SDGs, non ci si pu\u00f2 permettere di trascurare la dimensione locale e il ruolo trasformativo delle citt\u00e0 intermedie.&nbsp; Queste ultime non hanno finora ricevuto \u2013 sorprendentemente \u2013 sufficiente attenzione a livello globale. E invece le citt\u00e0, specialmente quelle piccole e medie, si sono trovate in prima linea ad affrontare i bisogni e le emergenze, svolgendo un ruolo fondamentale nella risposta alla pandemia e rivelandosi, sempre di pi\u00f9, attori indispensabili per una ripresa inclusiva, resiliente e sostenibile. Nel Comunicato conclusivo della Ministeriale Sviluppo G20 dello scorso giugno, abbiamo riconosciuto che \u201cle citt\u00e0 intermedie offrono un potenziale significativo, ma spesso inesplorato e sottoutilizzato, per il raggiungimento degli SDGs a livello locale e [&#8230;] possono svolgere un ruolo determinante, di concerto con i governi nazionali, per far progredire un modello di sviluppo che sia pi\u00f9 inclusivo, resiliente e sostenibile\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una rinnovata cooperazione multilaterale si mostra sempre pi\u00f9 necessaria. Per esempio, nel campo della cooperazione allo sviluppo, la comunit\u00e0 dei Paesi donatori non pu\u00f2 pensare di poter risolvere la crisi a livello globale da sola.<\/p><cite>marina sereni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le citt\u00e0 intermedie ospitano attualmente il 20% della popolazione mondiale e un terzo della popolazione urbana totale. L\u2019OCSE e UCLG (Unione delle Citt\u00e0 e dei Governi Locali) hanno stimato che gli investimenti realizzati a livello delle autorit\u00e0 subnazionali \u2013 ovvero, amministrazioni pubbliche di media grandezza \u2013 rappresentavano, nell\u2019epoca pre-pandemica, quasi il 60% del totale degli investimenti pubblici nei paesi ad alto reddito. Cifre che mostrano la rilevanza cruciale delle autorit\u00e0 locali per l\u2019attuazione delle politiche pubbliche. Al contrario, nei Paesi in via di sviluppo, sebbene i dati a disposizione siano meno dettagliati, gli investimenti delle autorit\u00e0 locali rappresentano soltanto il 7% degli investimenti pubblici. Il caso delle citt\u00e0 intermedie pu\u00f2 dunque costituire un esempio di <em>best practice<\/em>, un modello di sviluppo ovviamente modulabile in funzione delle diverse realt\u00e0 nelle quali verrebbe applicato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"le-citta-intermedie-nei-paesi-in-via-di-sviluppo\">Le citt\u00e0 intermedie nei paesi in via di sviluppo<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma in che posizione si trovano dunque le citt\u00e0 intermedie nei Paesi a medio e basso reddito? Semplicemente: la loro crescita demografica \u00e8 fra le pi\u00f9 rapide. In Africa, in particolare, si sta verificando e continuer\u00e0 a svilupparsi la crescita urbana pi\u00f9 rapida del pianeta. Nel rapporto <a href=\"https:\/\/www.oecd-ilibrary.org\/fr\/development\/africa-s-urbanisation-dynamics-2020_b6bccb81-en\"><em>Dinamiche dell\u2019urbanizzazione africana 2020<\/em><\/a> del Club del Sahel e dell\u2019Africa dell\u2019Ovest, si prevede il raddoppiamento della popolazione africana da qui al 2050, di cui due terzi saranno assorbiti da aree urbane. Va notata la peculiarit\u00e0 del processo di urbanizzazione in atto nel continente africano; contrariamente a quel che si pensa, gran parte della giovanissima popolazione urbana non si concentrer\u00e0 nelle grandi metropoli &#8211; tramite un massiccio esodo rurale &#8211; ma in piccole e medie agglomerazioni &#8211; per l\u2019appunto, le citt\u00e0 intermedie (questo non vuol dire che la crescita demografica delle grandi metropoli non crescer\u00e0 esponenzialmente).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, queste citt\u00e0 devono ancora costruire buona parte delle proprie infrastrutture: le loro scelte di investimento in reti energetiche e di trasporto avranno un impatto significativo in termini di sostenibilit\u00e0, tutela del territorio e della biodiversit\u00e0, trasformazione digitale e risposta al cambiamento climatico.&nbsp; Nonostante le loro funzioni essenziali, le citt\u00e0 intermedie nei paesi in via di sviluppo si trovano ad affrontare una situazione ancora pi\u00f9 grave in vista soprattutto nella ripresa post-Covid-19. Sono spesso trascurate nelle strategie nazionali e nei programmi di cooperazione internazionale e devono affrontare enormi limitazioni per realizzare il loro potenziale di sviluppo. Il rapporto <a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/dev\/africa-s-development-dynamics-2021-0a5c9314-en.htm\"><em>Dinamiche dello Sviluppo Africano 2021<\/em><\/a>, prodotto dal Centro di Sviluppo dell\u2019OCSE e dall\u2019Unione Africana, mostra ad esempio le potenzialit\u00e0, ma anche le difficolt\u00e0 che queste citt\u00e0 si trovano ad affrontare nel quadro della trasformazione digitale e creazione di posti di lavoro. Questi elementi ci hanno resi consapevoli dell\u2019urgente necessit\u00e0 di prestare una maggiore attenzione alle autorit\u00e0 locali e alle citt\u00e0 intermedie e per questo abbiamo inserito, per la prima volta, ci\u00f2 che in gergo tecnico \u00e8 chiamata la \u201clocalizzazione e territorializzazione\u201d degli SDGs nell&#8217;agenda del G20.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"la-piattaforma-sulla-localizzazione-degli-sdgs-e-sulle-citta-intermedie\">La Piattaforma sulla localizzazione degli SDGs e sulle citt\u00e0 intermedie<\/h3>\n\n\n\n<p>Grazie al lavoro del Development Working Group, il G20 ha istituito una <a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/dev\/G20-Platform-on-SDGs-Localisation-and-Intermediary-Cities-Launch-event.htm\">Piattaforma sulla localizzazione degli SDGs e sulle citt\u00e0 intermedie<\/a>, uno spazio aperto ed inclusivo di dialogo politico per aiutare a massimizzare le sinergie tra le iniziative esistenti e ad affrontare alcune delle principali lacune che queste citt\u00e0 devono affrontare per realizzare il loro potenziale di sviluppo. Abbiamo inoltre approvato i <em>10 G20 Rome High Level Principles<\/em> [10 Principi di alto livello del G20 di Roma] per i partenariati fra citt\u00e0 volti alla realizzazione degli SDGs, evidenziando alcune aree chiave per progredire nella loro localizzazione. Sulla base di questi Principi, che tengono conto dell\u2019eterogeneit\u00e0 delle citt\u00e0 intermedie dei paesi del G20 e dei paesi in via di sviluppo, la Piattaforma G20 mira a preparare un Compendio di buone pratiche sui partenariati tra citt\u00e0 per la localizzazione degli SDGs, attraverso il quale il G20 potr\u00e0 favorire la creazione di progetti pilota o nuovi partenariati tra citt\u00e0 intermedie e territori in paesi G20 e paesi partner.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"l-italia-un-modello-da-seguire\">L\u2019Italia: un modello da seguire?<\/h3>\n\n\n\n<p>In questo contesto l\u2019Italia, un Paese di citt\u00e0 piccole e medie in cui esistono e si sono costruiti forti legami fra imprese e territorio, fra il Terzo settore e le istituzioni, ha l\u2019opportunit\u00e0 di svolgere un ruolo di primo piano in questa iniziativa, contribuendo sostanzialmente ad una nuova agenda internazionale per lo sviluppo locale. In effetti, il nostro paese ha tradizionalmente un ruolo di primo piano nel dibattito sulle politiche di sviluppo territoriale a livello internazionale, in particolare nell\u2019ambito OCSE, ed il contributo delle nostre autorit\u00e0 locali alla realizzazione di progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo \u00e8 ampiamente riconosciuto. Quest\u2019ultima costituisce un patrimonio originale di esperienze, frutto della capacit\u00e0 di Regioni e Comuni di mobilitare i diversi attori e le risorse dei territori, al fine di costruire relazioni e partenariati per lo sviluppo sostenibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"l-italia-e-l-africa-prolegomeni-per-un-rinnovato-multilateralismo\">L\u2019Italia e l\u2019Africa: prolegomeni per un rinnovato multilateralismo&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Come abbiamo visto per quel che riguarda le citt\u00e0 intermedie, l\u2019Africa sta diventando sempre di pi\u00f9 un capitolo cruciale dell\u2019agenda internazionale, e una della priorit\u00e0 della politica estera italiana. Il rafforzamento del dialogo e del rapporto con i Paesi e le istituzioni africane \u00e8 destinato a imporsi in modo sempre pi\u00f9 marcato \u2013 per evidenti ragioni di natura strategica, storica, geografica, economica e culturale, includendo al contempo e in modo progressivo la societ\u00e0 civile del continente. L\u2019idea \u00e8 quella di promuovere una genuina<em> partnership <\/em>paritaria, orientata ad uno sviluppo condiviso ed all\u2019affrontare insieme le molteplici sfide globali. Per questo, lo scorso dicembre la Farnesina ha presentato un documento strategico, il \u201c<a href=\"https:\/\/www.esteri.it\/mae\/resource\/doc\/2020\/12\/2020_12_10_partenariato_con_lafrica_-_versione_italiana.pdf\">Partenariato con l\u2019Africa<\/a>\u201d, dal quale questa tipologia di relazione \u201cpeople-to-people\u201d si evince chiaramente e viene declinata in molteplici iniziative.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Continente africano nei prossimi anni crescer\u00e0 a ritmi sempre pi\u00f9 elevati \u2013 met\u00e0 della popolazione ha oggi meno di 19 anni \u2013 e sar\u00e0 al centro di molteplici e complesse dinamiche sociali ed economiche. In questo scenario, e come rilevato dal citato documento strategico, il processo di integrazione economica continentale offrir\u00e0 enormi opportunit\u00e0 per la trasformazione produttiva delle economie africane e, potenzialmente, anche per una maggiore presenza delle imprese italiane \u2013 piccole, medie e grandi \u2013 sul continente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Africa sta diventando sempre di pi\u00f9 un capitolo cruciale dell\u2019agenda internazionale, e una della priorit\u00e0 della politica estera italiana. L\u2019idea \u00e8 quella di promuovere una genuina<em> partnership <\/em>paritaria, orientata ad uno sviluppo condiviso ed all\u2019affrontare insieme le molteplici sfide globali. <\/p><cite>marina sereni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La nostra posizione al centro del Mediterraneo rende non solo opportuna ma anche necessaria un\u2019azione di politica estera coerente ed inclusiva, articolata in funzione delle molteplici dinamiche \u2013 presenti e future \u2013 alle quali il continente africano \u00e8 soggetto. Lo sviluppo economico sostenibile del continente \u00e8 una priorit\u00e0 condivisa, che richiede una promozione degli investimenti e della cooperazione ancora pi\u00f9 convinta, sul piano finanziario, scientifico, tecnologico e culturale. Ma lo sviluppo non potr\u00e0 essere sostenibile senza azioni convinte e congiunte per la lotta ai cambiamenti climatici, per assicurare energia (ed energia pulita) alla popolazione oggi sprovvista, per assicurare la pace e la sicurezza, e per la promozione di una governance efficace e inclusiva, che rafforzi la qualit\u00e0 delle istituzioni e promuova i diritti dei cittadini, specie per le fasce vulnerabili quali donne, bambini, anziani e disabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste considerazioni strategiche sono frutto anche, se non soprattutto, dell\u2019intensa presenza dell\u2019Italia in Africa e dell\u2019Africa in Italia di cui sono testimonianza le molteplici iniziative della cooperazione allo sviluppo e delle imprese italiane e la radicata esperienza delle nostre ONG, organizzazioni religiose e dei volontari; ma anche il dinamismo della diaspora africana, che ha un enorme potenziale per promuovere partenariati e attivit\u00e0 imprenditoriali sul continente aiutando il nostro paese ad interpretare da una pi\u00f9 giusta prospettiva i rapidi cambiamenti che il continente africano sta sperimentando.<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso, l\u2019Africa rappresenta il principale partner della Cooperazione Italiana allo Sviluppo: sui 20 Paesi prioritari individuati dal nostro Documento Triennale di Programmazione ed Indirizzo 2021-2023, 11 sono africani (Egitto, Tunisia, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan, Burkina Faso, Mozambico, Mali, Niger e Senegal).<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro forte impegno nel Continente Africano \u00e8 testimoniato anche dall\u2019entit\u00e0 di risorse a dono destinate ai Paesi africani. Infatti, nel 2020 sono stati erogati complessivamente dall\u2019Italia per il continente africano oltre 438 milioni di euro di assistenza pubblica allo sviluppo (di cui oltre 120 dalla Cooperazione Italiana)<\/p>\n\n\n\n<p>Queste risorse si traducono concretamente in progetti attuati dalle organizzazioni internazionali e dalle Organizzazioni della Societ\u00e0 Civile (OSC) presenti sul territorio volti a realizzare priorit\u00e0 ed obiettivi di azione che si inquadrano in una visione cha ha come orizzonte temporale il 2030 e che contribuiscono al raggiungimento degli SDGs.<\/p>\n\n\n\n<p>Le priorit\u00e0 settoriali e tematiche che guidano la nostra azione in Africa sono: l\u2019ambiente e il clima, la salute, la sicurezza alimentare, l\u2018istruzione e la formazione, la protezione dei gruppi pi\u00f9 fragili tra cui donne, bambini, sfollati e rifugiati.&nbsp; \u00c8 intorno a questi assi che si sviluppa la strategia d\u2019intervento della Cooperazione Italiana allo Sviluppo nel Continente Africano. Evidenzio inoltre che il raggiungimento della piena parit\u00e0 di genere e l\u2019emancipazione femminile rappresentano tematiche trasversali di tutti i nostri interventi di cooperazione. Inoltre, la Cooperazione \u00e8 orientata anche secondo priorit\u00e0 geografiche, oltre che settoriali. Esse si suddividono principalmente in tre zone, a nord e sud del Sahara: il Nord Africa, il Sahel e il Corno d\u2019Africa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"priorita-geografiche\"><strong>Priorit\u00e0 geografiche<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"il-sahel\">Il Sahel<\/h3>\n\n\n\n<p>Il Sahel rappresenta senz\u2019altro una regione di crescente rilevanza per noi, nella quale Niger, Burkina Faso e&nbsp; Mali (a partire dal 2022) sono Paesi Prioritari, e dove abbiamo destinato nel quadriennio 2018-2021 circa 120 milioni di euro, per progetti di sviluppo e di emergenza riguardanti lo sviluppo rurale, la sicurezza alimentare, l\u2019adattamento ai cambiamenti climatici, la protezione delle categorie pi\u00f9 vulnerabili, come rifugiati, sfollati interni e rimpatriati, e lo sviluppo del settore privato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sforzo finanziario della comunit\u00e0 internazionale in Sahel \u00e8 stato quindi notevolissimo negli ultimi anni. L\u2019Italia vi ha contribuito nel quadro di una politica di rafforzamento a tutto campo della nostra presenza nell\u2019area, che ha visto l\u2019apertura di quattro Ambasciate (Niger, Guinea, Burkina Faso e in Mali ), un impegno importante sul fronte della sicurezza, dell\u2019attenzione alla problematica migratoria ma anche dei bisogni umanitari della popolazione, in particolare in materia di sicurezza alimentare. Le dimensioni umanitario-sviluppo-pace che si legano virtuosamente nell\u2019approccio Nexus sono gi\u00e0 insite nella nostra azione, che pu\u00f2 essere resa pi\u00f9 efficace e produttiva. Il deterioramento del quadro complessivo dell\u2019area, ed in particolare la crisi sociale e politica in alcuni paesi, impone infatti una riflessione sull\u2019efficacia delle iniziative della comunit\u00e0 internazionale, alle quali aderiamo con i partner europei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"il-nord-africa\">Il Nord Africa<\/h3>\n\n\n\n<p>Siamo molto impegnati, per ragioni di prossimit\u00e0 geografica e legami storico-culturali, anche nell\u2019Africa Mediterranea, dove finanziamo numerose iniziative di sviluppo finalizzate a favorire la stabilizzazione e la democratizzazione dei Paesi nordafricani, promuovendo la tutela dei diritti umani e facilitando la creazione di nuove opportunit\u00e0 d\u2019impiego. Di fatti, il Nord Africa costituisce un partner naturale per l\u2019Italia e per i paesi euro-mediterranei. Per questo, l\u2019Italia sostiene l\u2019esigenza di un rilancio strategico del partenariato euro-mediterraneo sulla base di un nuovo paradigma di gestione congiunta dei \u201cbeni comuni euro-mediterranei\u201d (intensificazione della cooperazione su clima, ambiente, digitalizzazione, sicurezza).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Contribuiamo, inoltre, alla risposta umanitaria internazionale, prestando particolare attenzione alla Libia e alla crisi dei rifugiati Saharawi in Algeria. Quest\u2019anno siamo poi intervenuti in diverse occasioni per prestare aiuto agli amici tunisini e libici nella lotta al COVID-19, con forniture di materiali e ossigeno volte ad alleviare le pressioni della pandemia sulle strutture di quei Paesi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"il-corno-d-africa\">Il Corno d\u2019Africa<\/h3>\n\n\n\n<p>Nostra tradizionale area d\u2019intervento \u00e8 anche quella del Corno d\u2019Africa, dove operiamo da sempre nei settori dello sviluppo agricolo e agro-industriale, in particolare tramite progetti a sostegno delle filiere produttive e della sanit\u00e0. La regione \u00e8 oggi afflitta da crescente e preoccupante instabilit\u00e0, alla luce del conflitto in Etiopia, della difficile transizione democratica in Sudan e della cronica fragilit\u00e0 in Somalia. Occorre evitare il collasso di un\u2019area altamente popolata e strategica, trovando un difficile equilibrio tra la volont\u00e0 di non penalizzare la popolazione e l\u2019uso delle leve a disposizione della comunit\u00e0 internazionale per fare pressione pi\u00f9 efficacemente sulle autorit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questa fase, nei due Paesi, sul fronte dello sviluppo valutiamo, in funzione dell\u2019evoluzione degli eventi, di mantenere le iniziative di cui beneficia direttamente la popolazione (penso ai servizi sanitari, alla sicurezza alimentare) e di congelare provvisoriamente le altre. Sul fronte umanitario, proseguiamo le attivit\u00e0 per cercare, insieme ai nostri partner internazionali, di dare risposta ai bisogni essenziali delle persone in stato di necessit\u00e0, ed in particolare alle vittime del conflitto nel Tigray, peraltro ormai esteso ad altre regioni dell\u2019Etiopia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"l-italia-e-il-multilateralismo-in-africa\">L\u2019Italia e il multilateralismo in Africa<\/h2>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 lo scenario che vede impegnata l\u2019Italia nella Cooperazione in Africa. Ora va considerato l\u2019apporto dato dai diversi contesti internazionali e dai tavoli multilaterali, in primis le Nazioni Unite e l\u2019Unione Africana (rispetto alla quale l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico paese UE ad avere, dal 2018, un proprio Rappresentante permanente dedicato, in qualit\u00e0 di osservatore). Sempre sul fronte multilaterale, l\u2019Italia sostiene fervidamente l\u2019azione delle Organizzazioni Regionali africane ed i processi di integrazione da loro avviati. Consideriamo i fora regionali africani una piattaforma privilegiata di dialogo e non a caso abbiamo una nostra stretta collaborazione con l\u2019IGAD (<em>Intergovernmental Authority on Development<\/em>) e l\u2019UNECA in Africa orientale e con il Sahel.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, date le specificit\u00e0 demografiche e politiche delle societ\u00e0 africane, il dialogo e la cooperazione con esse \u2013 basata, su una relazione di partenariato tra eguali e una maggiore coordinazione dell\u2019azione nei fori multilaterali \u2013 non pu\u00f2 prescindere da un rafforzamento e una maggiore inclusione della la societ\u00e0 civile, i privati e le organizzazioni non governative del Continente stesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"priorita-tematiche-del-partenariato-con-l-africa\">Priorit\u00e0 tematiche del partenariato con l\u2019Africa<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"sicurezza-alimentare\">Sicurezza alimentare<\/h3>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda in particolare il tema della sicurezza alimentare, storico pilastro della Cooperazione Italiana, voglio evidenziare che lavoriamo alacremente per rendere l\u2019agricoltura, principale componente dell\u2019economia di molti Paesi africani, e l\u2019agro-business, pi\u00f9 efficienti e sostenibili sul piano ambientale, accompagnando l\u2019espansione del numero di piccole e medie aziende attive, incentivando il coinvolgimento di donne e di giovani nell\u2019imprenditoria di questi comparti. Questi sforzi si inseriscono nel pi\u00f9 ampio approccio territoriale per promuovere lo sviluppo rurale e il rafforzamento dei legami tra zone urbane e rurali, anche attraverso l\u2019investimento sulle citt\u00e0 intermedie. Significativa \u00e8 l\u2019attenzione data a questo settore anche nell\u2019ambito delle nostre iniziative umanitarie, dove sosteniamo le principali organizzazioni impegnate nell\u2019assistenza alimentare nei contesti di emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In Sahel sono numerosi i progetti che finanziamo con l\u2019intento di assicurare a lungo termine la sicurezza alimentare dei Paesi della regione. Ad esempio, con un contributo di 2.8 milioni di euro sosteniamo un progetto di piccola irrigazione per lo sviluppo della produzione agroalimentare in Niger; sempre in Niger abbiamo rifinanziato con un contributo di 2 milioni di euro la seconda fase del progetto <a href=\"https:\/\/ouagadougou.aics.gov.it\/projet\/adattamento-ai-cambiamenti-climatici-prevenzione-delle-catastrofi-e-sviluppo-agricolo-per-la-sicurezza-alimentare-anadia-i-anadia-ii\/\">ANADIA II<\/a> che mira a contribuire allo sviluppo di un\u2019agricoltura sostenibile resiliente ai cambiamenti climatici per sostenere la sicurezza alimentare del Paese. Ricordo infine l\u2019iniziativa <a href=\"https:\/\/www.agrinovia.net\/membro-team\/francois-gbikpi-benissan\/\">Agrinovia 3.0<\/a>, dal valore complessivo di 2.1 milioni di euro, che intende rafforzare le capacit\u00e0 di innovazione nel settore rurale in Burkina Faso attraverso un programma di formazione professionale, realizzato in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 Roma Tre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"pace-e-sicurezza\">Pace e sicurezza<\/h3>\n\n\n\n<p>Un tema prioritario per il partenariato con l\u2019Africa \u00e8 quello della pace e sicurezza. La proliferazione di cellule terroristiche e i conflitti interni sono un fattore destabilizzante che rischia di vanificare gli sforzi per realizzare gli obiettivi dell\u2019Agenda 2063 dell\u2019Unione Africana. L\u2019azione italiana si articola su pi\u00f9 fronti, spaziando dall&#8217;attivit\u00e0 di cooperazione allo sviluppo alla formazione delle forze di sicurezza ed al sostegno alle missioni di pace delle Nazioni Unite. L\u2019Italia intende rafforzare ulteriormente il proprio sostegno alle attivit\u00e0 di mediazione, di prevenzione dei conflitti, e di stabilizzazione post-conflitto realizzate dalla Nazione Unite con particolare attenzione al Nord Africa, Libia, Sahel e Corno d\u2019Africa. Per questo, l\u2019Italia contribuisce a diverse missioni della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell\u2019UE, sia fornendo personale, sia contribuendo a definire i singoli mandati e le linee generali di indirizzo della PSDC.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quel che riguarda il Nord Africa, l\u2019impegno dell\u2019Italia per la stabilizzazione della Libia rimane prioritario in quanto condizione indispensabile per contrastare efficacemente la minaccia terroristica, prevenire i flussi migratori irregolari e il traffico di esseri umani, di armi e di sostanze illegali nonch\u00e9 tutelare gli interessi energetici e pi\u00f9 in generale economico-commerciali. Nella ferma convinzione che non possa esistere nessuna scorciatoia militare, sosteniamo convintamente gli sforzi delle Nazioni Unite nell\u2019ambito del \u201cProcesso di Berlino\u201d per una soluzione politica della crisi libica che promuova la piena pacificazione ed il ritorno alla normalit\u00e0 del Paese. La presenza a Tripoli della nostra Ambasciata rende particolarmente profilata la nostra azione nel Paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito alla crisi libica, la regione del Sahel si \u00e8 andata configurando sempre pi\u00f9 come frontiera meridionale dell\u2019Europa, diventando una delle zone prioritarie per l\u2019Italia e acquisendo valore strategico sotto il profilo, fra gli altri, della sicurezza e dei traffici illeciti. Nell\u2019area saheliana, gi\u00e0 storicamente caratterizzata da precariet\u00e0 socio-economica, vulnerabilit\u00e0 ambientale, frammentazione comunitaria e difficolt\u00e0 di accesso delle istituzioni statuali nei territori pi\u00f9 periferici, si sono aggiunti negli anni ulteriori fattori di instabilit\u00e0 derivanti dai cambiamenti climatici, dall\u2019espansione demografica, dalla volatilit\u00e0 economica globale e dall\u2019avanzata dell\u2019estremismo jihadista. Come accennato poc\u2019anzi, intendiamo rafforzare i nostri rapporti bilaterali con i paesi ovest-africani; rafforzamento che sar\u00e0 accompagnato dall\u2019intensificazione del programma di visite politiche e dall\u2019approfondimento del partenariato con il G5 Sahel.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne il Corno d\u2019Africa, l\u2019Italia \u00e8 chiamata a rivestire un ruolo centrale sia in ambito europeo che in linea con gli interessi nazionali, e cio\u00e8 preservare l\u2019attenzione massima dell\u2019Unione sul Corno assumendo al contempo un ruolo di crescente leadership per assicurare stabilit\u00e0, pace e sviluppo ai paesi della regione. In tal senso, l\u2019appoggio al multilateralismo e al rafforzamento funzionale di organismi regionali come l\u2019UA e l\u2019IGAD dovranno essere confermati attraverso il mantenimento di uno sforzo finanziario mirato a sostenere la loro efficacia decisionale, il loro prestigio nelle situazioni di crisi politica ed emergenziale, mediante canali finanziari sperimentati e percorribili, come ad esempio il Decreto Missioni. Sar\u00e0 poi opportuno mantenere un ruolo di primo piano in Somalia, a sostegno del processo di ricostruzione istituzionale, di superamento delle dinamiche inter-tribali ed inter-claniche e della lotta ad Al Shabaab e Daesh, specie in termini di presenze apicali nelle Missioni e nelle Operazioni PSDC dell\u2019UE. In tale quadro, sar\u00e0 importante continuare a dedicare particolare attenzione al processo di integrazione economica regionale, attraverso adeguate iniziative politiche, economiche, finanziarie e culturali che abbiano come minimo comun denominatore il tema della formazione, area dove l\u2019Italia \u00e8 riconosciuta a livello internazionale per la sua capacit\u00e0 di interpretare i desiderata locali e adattare la propria offerta in modalit\u00e0 inclusiva ed interculturale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"flussi-migratori\">Flussi migratori<\/h3>\n\n\n\n<p>I flussi migratori dall\u2019Africa verso l\u2019Europa e la tragedia dei tanti, troppi, morti nel Mediterraneo, hanno catalizzato l\u2019attenzione negli ultimi anni. \u00c8 importante capire le cause di questi flussi \u2013 spesso legate all\u2019instabilit\u00e0 e alla violenza, ma anche una conseguenza naturale dello sviluppo economico. Contrariamente a quello che si pensa comunemente, lo sviluppo economico dei paesi meno avanzati accresce le possibilit\u00e0 di emigrazione, non le diminuisce. Nonostante la narrazione per molti versi errata che si \u00e8 costruita negli ultimi anni, la gestione del fenomeno migratorio rimane un aspetto essenziale del nostro rapporto con il continente africano \u2013 nonch\u00e9 per il mantenimento dell\u2019equilibrio della nostra politica interna, sia al livello nazionale che al livello europeo. L\u2019Italia ha posto in essere una strategia multilivello per la gestione del fenomeno migratorio \u2013 articolata su una serie di interventi: azione sulle cause profonde dei flussi, assistenza in loco ai migranti nei paesi di transito, attivit\u00e0 di rafforzamento delle capacit\u00e0 per la lotta ai trafficanti di esseri umani. Tale strategia \u00e8 improntata al rafforzamento del partenariato con i paesi africani di origine e transito, che si avvale dell\u2019indispensabile collaborazione delle agenzie delle Nazioni Unite operanti sul terreno (in particolare OIM e UNHCR). Per sostenere finanziariamente questo ambizioso piano d\u2019azione, dal 2017 \u00e8 attivo nel bilancio del Ministero degli Affari Esteri un \u201cFondo Africa\u201d per progetti da eseguire nei Paesi africani di maggior rilievo in materia migratoria. La legge di Bilancio 2020 ha trasformato il \u201cFondo Africa\u201d in \u201cFondo Migrazioni\u201d, ampliando il suo ambito geografico anche a paesi non africani.&nbsp; Ovviamente, per una gestione efficace del fenomeno migratorio, di cui la revisione del meccanismo di Dublino \u00e8 una fondamentale precondizione, \u00e8 cruciale attuare un sempre pi\u00f9 stretto coordinamento tra l\u2019UE e i suoi Stati membri. Mi auguro che l\u2019Italia e l\u2019Unione Europea proseguiranno nel cammino gi\u00e0 intrapreso, rendendo il dossier \u201cmigrazioni\u201d trasversale rispetto a tutte le iniziative in Africa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Contrariamente a quello che si pensa comunemente, lo sviluppo economico dei paesi meno avanzati accresce le possibilit\u00e0 di emigrazione, non le diminuisce. Nonostante la narrazione per molti versi errata che si \u00e8 costruita negli ultimi anni, la gestione del fenomeno migratorio rimane un aspetto essenziale del nostro rapporto con il continente africano. <\/p><cite>marina sereni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il continente africano presenta un carattere eccezionale e un\u2019enorme opportunit\u00e0 per l\u2019Italia e l\u2019Europa. Uno scenario complesso, difficile, in rapida espansione e portatore di un incredibile potenziale, futuro vettore di cambiamento \u2013 sia al livello dello sviluppo su scala mondiale, che al livello dei futuri equilibri geopolitici globali. Uno scenario che richiede soluzioni e approcci a medio e lungo termine, e non le soluzioni immediate alle quali siamo abituati. Per questo la nostra politica estera e di cooperazione deve, in modo convinto, focalizzare e crearsi una propria linea indipendente nella relazione con l\u2019Africa, con i suoi paesi e con le sue istituzioni. Questo servir\u00e0 non solo a cooperare e contribuire allo sviluppo del continente africano ma anche a quello del nostro continente europeo, da troppo alla ricerca di una nuova e pi\u00f9 solida identit\u00e0 ed autonomia che passa, in primo luogo, dalla sua autodefinizione rispetto al mondo esterno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa prospettiva, la Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Marina Sereni fa il suo resoconto della presidenza italiana del G20 e presenta le grandi linee della partnership che il governo italiano intende aprire con l&#8217;Africa, nel quadro di un multilateralismo inclusivo ed efficace.<\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":3149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[1638,1628,1646,1949,1945,1761,1948,1733,1944,1950,1894,1767,1946,1947,1697],"staff":[1943],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-3139","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","tag-africa","tag-covid-19","tag-europa","tag-farnesina","tag-g20","tag-geopolitica","tag-governo-italiano","tag-italia","tag-marina-sereni","tag-ministero-affari-esteri","tag-multilateralismo","tag-politica","tag-politica-di-sviluppo","tag-politica-per-lo-sviluppo","tag-ue","staff-marina-sereni"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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