{"id":2961,"date":"2021-12-09T09:36:44","date_gmt":"2021-12-09T09:36:44","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2961"},"modified":"2021-12-09T09:49:51","modified_gmt":"2021-12-09T09:49:51","slug":"5-punti-sulla-geopolitica-del-nuovo-governo-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/12\/09\/5-punti-sulla-geopolitica-del-nuovo-governo-tedesco\/","title":{"rendered":"5 punti sulla geopolitica del nuovo governo tedesco"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Per decenni la parola \u201cgeopolitica\u201d non ha avuto una buona reputazione in Germania. Storicamente i motivi sono noti e profondamente comprensibili. Il rifiuto di una prospettiva geopolitica \u00e8 stato a lungo alla base dell\u2019approccio ultra-economicista di Berlino (e Francoforte) nel guardare oltre ai propri confini nazionali. Oggi, tuttavia, un paese pu\u00f2 decidere di non occuparsi di geopolitica, ma alla fine \u00e8 la geopolitica che si occuper\u00e0 di esso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, seppur avanzando di crisi in crisi, i 16 anni del cancellierato Merkel sono stati quelli di un contenimento ragionato degli effetti degli shock esterni sulla stabilit\u00e0 tedesca. Una consapevole e continua serie di <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/02\/23\/munich-security-conference-loccidente-a-tre-velocita\/\">decelerazioni<\/a> rispetto all\u2019accelerazione dei mutamenti globali. L\u2019arrivo del primo governo post-merkeliano \u00e8 quindi un passaggio significativo. Il <em>Koalitionsvertrag<\/em> &#8211; il contratto di coalizione <em>Semaforo<\/em> tra SPD, Verdi e FDP che ha fatto nascere il nuovo governo Scholz &#8211; \u00e8 il primo elemento per analizzare alcuni aspetti dell\u2019approccio alla politica estera del nuovo esecutivo. Quello che emerge, soprattutto dal capitolo del contratto intitolato <em>\u201cResponsabilit\u00e0 della Germania per l\u2019Europa e il mondo\u201d<\/em> , \u00e8 il tentativo di segnare un cambio di passo, ma senza abbandonare ancora la proverbiale cautela merkeliana. Rimangono aperti numerosi interrogativi, che avranno probabilmente risposte reattive e non programmatiche: una consapevole e tattica <em>navigazione a vista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"1-unione-europea\">1. <strong>Unione Europea<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il primo politico tedesco a parlare di nuovo, davvero, di \u201cgeopolitica\u201d, \u00e8 stata <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/09\/08\/commission-geopolitique\/\">Ursula von der Leyen, che lo ha fatto nel 2019 nella veste di Presidente della Commissione Europea<\/a>. Si pu\u00f2 riassumere metaforicamente che per la cultura democratico-liberale tedesca occuparsi di geopolitica \u00e8 infatti solo possibile proiettandosi nell\u2019UE. Per la Germania non esiste infatti un\u2019alternativa geopolitica al di fuori dell\u2019UE che sia <em>sicuramente<\/em> democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/11\/25\/doctrine-de-la-nouvelle-ere-allemande\/\">contratto di governo SPD-Verdi-FDP<\/a> viene confermato ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 noto: <em>\u201cGli sconvolgimenti che la Germania deve affrontare non possono essere superati solo a livello nazionale.\u201d<\/em> Seguono poi diverse dichiarazioni d\u2019intenti che mettono insieme i diversi europeismi dei tre partiti. Dichiarazioni portatrici di un europeismo composito ma incontrovertibile, che punta addirittura a <em>\u201cun ulteriore sviluppo (dell\u2019UE) per portare a uno Stato Federale Europeo\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei paesi dell\u2019Europa meridionale la scelta di un ministro delle Finanze tedesco come il leader FDP Lindner \u00e8 stata accolta con preoccupazione. Va per\u00f2 notato che anche il rigorismo della FDP \u00e8 in evoluzione: l\u2019aperto smarcamento di Berlino dai frugali nella primavera del 2020, che ha portato alla nascita del<em> Next Generation EU<\/em>, resta un passaggio epocale per qualunque governo tedesco. Dinamica resa ancora pi\u00f9 evidente dal fatto che un protagonista di quello smarcamento, l\u2019allora ministro delle Finanze Olaf Scholz, sar\u00e0 ora Cancelliere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, al tempo stesso, non significa certo che il prossimo esecutivo correr\u00e0 verso forme di condivisione a tempo indeterminato dei destini finanziari UE. Anche qui il governo Scholz si presenta come cauta evoluzione rispetto alla linea Merkel. Sul Next Generation EU nel contratto di coalizione \u00e8 scritto che <em>\u201cil Next Generation EU (NGEU) \u00e8 uno strumento limitato nel tempo e nell&#8217;importo, e noi vogliamo che il programma di ricostruzione porti ad una ripresa rapida e lungimirante in tutta Europa dopo la crisi. Questo \u00e8 anche nell&#8217;interesse fondamentale della Germania. Gli obiettivi qualitativi e le misure di riforma concordati nel quadro del NGEU devono essere rispettati. Faremo in modo che i rimborsi della NGEU non portino a tagli nei programmi e nei fondi dell&#8217;UE.\u201d<\/em> Tutto, appunto, viene lasciato tatticamente molto aperto: nessuno slancio verso un consolidamento del modello, ma nemmeno particolari chiusure rispetto a una sua evoluzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per la Germania non esiste infatti un\u2019alternativa geopolitica al di fuori dell\u2019UE che sia <em>sicuramente<\/em> democratica.<\/p><cite>lorenzo monfregola<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Altrettanto importante \u00e8 notare come, nel contratto di coalizione, lo stesso NGEU venga per\u00f2 vincolato al rispetto dello \u201cstato di diritto\u201d, confermando che per Berlino conflittualit\u00e0 come quelle con Varsavia e Budapest continueranno a essere portate sul tavolo. Pi\u00f9 complessivamente, le conflittualit\u00e0 interne all\u2019UE vogliono per\u00f2 essere rese meno paralizzanti tramite la nota introduzione della maggioranza qualificata per le decisioni europee in politica estera. Passaggio ritenuto ormai obbligato per rendere l\u2019Unione meno inefficace e permettere l\u2019obiettivo che il contratto di coalizione riassume cos\u00ec: <em>\u201cVogliamo aumentare la sovranit\u00e0 strategica dell&#8217;Unione Europea, allineando la nostra politica estera, di sicurezza, di sviluppo e commerciale sulla base dei valori e degli interessi comuni europei.\u201d <\/em>Sovranit\u00e0 strategica tanto cara a Parigi, ma che il prossimo esecutivo di Berlino continua tuttavia a citare in maniera tanto convintamente diffusa quanto vaga. Gli europeisti possono essere contenti delle intenzioni dichiarate dal nuovo governo tedesco, ma le incognite restano molte e la domanda principale \u00e8 se il governo Scholz non finir\u00e0 per muoversi in UE in <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/evenements\/comment-comprendre-les-elections-allemandes\/\">perfetto stile merkeliano<\/a>: soltanto reagendo di crisi in crisi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"2-green-deal\">2. <strong><em>Green Deal<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Annalena Baerbock non sar\u00e0 <em>Kanzlerin<\/em>. Oggi questo elemento \u00e8 scontato, ma non lo era la scorsa primavera, quando tanti pensavano o scommettevano che l\u2019onda verde tedesca sarebbe stata inarrestabile. Malgrado i Gr\u00fcnen non abbiano sfondato alle elezioni, hanno per\u00f2 vinto sul piano tattico: il contratto di governo \u00e8 ambizioso sul dossier <em>green<\/em>, che non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno un dossier, ma semplicemente l\u2019intera grammatica della programmazione politica del futuro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambientalismo militante non \u00e8 in realt\u00e0 soddisfatto del contratto del governo Scholz: l\u2019uscita dal carbone nel 2030 rimane da attuare <em>\u201cidealmente\u201d<\/em>, mentre soprattutto sul tema <em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/04\/22\/contro-lautomobile\/\">automotive<\/a> <\/em>e trasporti i Verdi hanno concesso molto. Basta tuttavia guardare alla nascita del super-ministero di Economia e Clima, che sar\u00e0 guidato dal verde Robert Habeck e avr\u00e0 voce in capitolo su molteplici aspetti, per comprendere una certa soddisfazione dei Gr\u00fcnen per l\u2019esito dell\u2019accordo di coalizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Annalena Baerbock, invece, sar\u00e0 ministra degli Esteri, concretizzando il primo passo di una politica estera che il contratto di governo presenta come <em>\u201cfemminista\u201d<\/em>. La svolta ecologica e l\u2019obiettivo di limitare a 1,5 gradi l\u2019aumento della temperatura del pianeta rispetto al periodo pre-industriale, del resto, sono sempre pi\u00f9 apertamente una faccenda geopolitica. Nella sua prima <a href=\"https:\/\/www.spiegel.de\/international\/germany\/german-foreign-minister-designate-annalena-baerbock-i-don-t-believe-in-applying-old-labels-to-new-geopolitical-developments-a-15f13fad-8eff-4bdf-ba9a-128c3230df79\">intervista<\/a> da ministra <em>in pectore<\/em>, Baerbock ha dichiarato: &#8220;\u00c8 chiaro<em> che il percorso verso gli 1,5 gradi pu\u00f2 essere raggiunto solo se i partner europei e internazionali si uniscono. Ecco perch\u00e9 abbiamo bisogno di un elemento attivo di politica estera per affrontare il cambiamento climatico. Le tecnologie che sviluppiamo in Germania nei prossimi anni devono essere esportate nel mondo.\u201d<\/em> Baerbock avr\u00e0 quindi la responsabilit\u00e0 del successo o del fallimento di una politica estera che vuole per la prima volta essere completamente innervata dall\u2019agenda ecologica. Il noto atlantismo dei Verdi spinger\u00e0 certamente verso un asse geopolitico-verde con Washington, mentre specifici attriti con altri player globali potranno portare il segno di un\u2019insistenza tedesca su nuovi standard produttivi per i beni d\u2019importazione. La domanda \u00e8 fino a che punto questa insistenza potr\u00e0 essere armonizzata con le dinamiche di import-export che restano irrinunciabili per il benessere (e la pace sociale interna) della Germania.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019ambientalismo militante non \u00e8 in realt\u00e0 soddisfatto del contratto del governo Scholz: l\u2019uscita dal carbone nel 2030 rimane da attuare <em>\u201cidealmente\u201d<\/em>, mentre soprattutto sul tema <em><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/04\/22\/contro-lautomobile\/\">automotive<\/a> <\/em>e trasporti i Verdi hanno concesso molto.<\/p><cite>lorenzo monfregola<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Mentre in politica interna gli investimenti <em>green<\/em> saranno potenzialmente tenuti fuori dal ritorno nel 2023 della <em>Schuldenbremse <\/em>(il celebre freno al debito), in UE ci si chiede ovviamente come e quanto qualcosa di simile potr\u00e0 essere replicato in merito al Patto di stabilit\u00e0. L\u2019esecutivo Scholz sembra possibilista su una nuova flessibilit\u00e0 del Patto per quanto riguarda proprio investimenti <em>green <\/em>e digitali. La domanda diventa: i funzionari tedeschi passeranno dal chiedere il rigore dei conti dei partner europei a chiedere severi controlli su quanto siano davvero ecologicamente sostenibili i progetti d\u2019investimento dei paesi pi\u00f9 indebitati? Vale a dire: c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di un passaggio tedesco dall\u2019egemonia del rigore finanziario a quella del rigore ecologico? L\u2019interrogativo resta aperto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa \u00e8 invece certa: il destino del <em>Green Deal <\/em>europeo \u00e8 innanzitutto legato al successo della sua implementazione nella stessa Germania. Se la grande trasformazione produttiva-energetica prevista in Germania funzioner\u00e0 &#8211; attuando la epocale elettrificazione del settore <em>automotive<\/em> e giungendo alla produzione di energia solo da fonti rinnovabili (senza ritorno al nucleare) &#8211; il modello tedesco potr\u00e0 riaffermarsi come eco-locomotiva europea. Se la grande trasformazione avr\u00e0 invece troppi intoppi proprio in Germania, la compattezza del <em>Green Deal<\/em> in UE sar\u00e0 molto pi\u00f9 a rischio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"3-cina\">3. <strong>Cina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il dossier Cina resta una pietra angolare del futuro geopolitico tedesco. La Cina \u00e8 da 5 anni il primo partner nell\u2019aggregato import-export della Germania. Nel 2020 lo scambio tra le due economie \u00e8 stato di 212,9 miliardi di \u20ac. Pi\u00f9 di 1\/3 del volume di scambio UE-Cina appartiene alla Germania. Al tempo stesso, Washington pretende e pretender\u00e0 sempre pi\u00f9 spesso che Berlino si posizioni di fronte agli attriti americani con Pechino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A fine 2020 Merkel ha spinto per un\u2019europeizzazione di uno strutturamento dei rapporti con la Cina tramite il CAI &#8211; Comprehensive Agreement on Investment. L\u2019accordo \u00e8 stato per\u00f2 affondato a Bruxelles nei mesi successivi: passaggio che ha segnato probabilmente la vera fine del merkelismo. Poche settimane fa proprio la (ex) Kanzlerin ha affermato: <em>&#8220;Forse all&#8217;inizio eravamo un po&#8217; troppo ingenui nel nostro approccio ad alcune partnership di cooperazione con la Cina. Al giorno d\u2019oggi valutiamo giustamente con pi\u00f9 attenzione\u201d<\/em>. Una dichiarazione che \u00e8 stata anche l\u2019ammissione da parte di Merkel che il vecchio approccio non funzioner\u00e0 pi\u00f9 e che il nuovo governo tedesco si comporter\u00e0 forse diversamente. Ma diversamente come? E\u2019 possibile, con economie ormai cos\u00ec compenetrate, che le relazioni tedesche-cinesi diventino atlantiste in senso pi\u00f9 <em>militante<\/em>?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il dossier Cina resta una pietra angolare del futuro geopolitico tedesco.<\/p><cite>lorenzo monfregola<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel nuovo contratto di coalizione del governo <em>Semaforo<\/em> si leggono passaggi che, almeno a parole, segnano un cambio di ritmo. Dopo la dichiarazione di un mantra tanto noto quanto effettivamente preciso, \u201c<em>Vogliamo e dobbiamo modellare le nostre relazioni con la Cina nelle dimensioni del partenariato, della concorrenza e della rivalit\u00e0 di sistema.\u201d<\/em>, viene subito aggiunto un riferimento ai diritti umani (intesi anche come vera e propria grammatica di competizione tra modelli): \u201c<em>Sulla base dei diritti umani e del diritto internazionale applicabile, cerchiamo di cooperare con la Cina ovunque sia possibile\u201d<\/em>. Parole che rispecchiano sicuramente le posizioni di Verdi e FDP, da sempre molto pi\u00f9 critici verso il governo di Pechino rispetto alla ex Gro\u00dfe Koalition di CDU e SPD. A questo, nel testo, si aggiunge che: \u201c<em>Cerchiamo uno stretto coordinamento transatlantico sulla politica sulla Cina e cerchiamo la cooperazione con paesi che la pensano come noi per ridurre le dipendenze strategiche.\u201d<\/em> Segue poi un altro passaggio cruciale: <em>\u201cNel quadro della politica comune dell&#8217;UE sulla Cina, sosteniamo la partecipazione pertinente della democratica Taiwan nelle organizzazioni internazionali. Affrontiamo chiaramente le violazioni dei diritti umani della Cina, specialmente nello Xinjiang. Il principio di &#8220;un paese, due sistemi&#8221; deve essere riaffermato a Hong Kong\u201d<\/em>. Parole che sicuramente accontentano chi ha sempre considerato Angela Merkel troppo debole e permissiva con Pechino e scommettono che Annalena Baerbock rappresenti un\u2019evoluzione atlantista molto pi\u00f9 chiara.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa questione, come detto, resta per\u00f2 aperta: l\u2019interrogativo \u00e8 quanto e a che ritmo l\u2019industria tedesca sapr\u00e0 adattarsi a uno scenario di maggiore attrito con la Cina. Il mondo produttivo tedesco pu\u00f2 essere d\u2019accordo rispetto a un cambio di paradigma strategico verso oriente, ma potrebbe frenare svolte troppo brusche ed eccessivamente penalizzanti sul piano economico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"4-russia\">4. <strong>Russia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 abbastanza diffusa l\u2019idea che, proprio per focalizzarsi al meglio sulla Cina, gli USA siano pronti a lasciare un po\u2019 pi\u00f9 spazio di manovra ai governi tedeschi sul dossier Russia. Le concessioni di Biden sul Nord Stream 2 della scorsa estate avrebbero confermato questa tendenza. Ma la situazione \u00e8 ben pi\u00f9 complessa. Washington non \u00e8 compatta su un passaggio del genere e, soprattutto, a Berlino si teme che avere spazio di manovra con Mosca significhi anche dover gestire sempre pi\u00f9 in solitudine un dossier troppo pericoloso. Eventualit\u00e0 per cui la Germania, attualmente, non \u00e8 ancora assolutamente pronta. Da un lato Berlino vuole mantenere il rapporto energetico-commerciale con Mosca, dall\u2019altro deve organizzare proprio la difficile mutazione di questa relazione. Nello svilupparsi della <em>Energiewende<\/em> (svolta energetica) tedesca, il rifornimento russo di gas e petrolio verso la Germania sar\u00e0 prima brevemente destinato ad aumentare e poi, teoricamente, a scomparire velocemente. Una dinamica che potr\u00e0 portare particolari instabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contratto di coalizione del nuovo governo Scholz viene citata la usuale e geopoliticamente irrinunciabile necessit\u00e0 tedesca di avere una dialettica prevedibile con la Russia: <em>\u201cConosciamo l&#8217;importanza di relazioni sostanziali e stabili e continuiamo ad aspirare a esse. Siamo pronti per un dialogo costruttivo. Affrontiamo gli interessi di entrambe le parti sulla base dei principi del diritto internazionale, dei diritti umani e dell&#8217;ordine di pace europeo, per il quale anche la Russia si \u00e8 impegnata.\u201d<\/em> A questo passaggio segue per\u00f2 il ricordo degli <em>\u201cinteressi dei nostri partner nell\u2019Europa centrale e orientale\u201d.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il mondo produttivo tedesco pu\u00f2 essere d\u2019accordo rispetto a un cambio di paradigma strategico verso oriente, ma potrebbe frenare svolte troppo brusche ed eccessivamente penalizzanti sul piano economico.<\/p><cite>lorenzo monfregola<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sul dossier Russia, cos\u00ec come su quello cinese, nel contratto di coalizione si pu\u00f2 notare l\u2019impronta di Verdi e FDP, da sempre pi\u00f9 ostili al Cremlino, ma anche il consolidamento del nuovo corso della SPD, che resta comunque aperta a Mosca ma non \u00e8 certo pi\u00f9 quella dei tempi di Gerhard Schr\u00f6der. Nel contratto di coalizione viene fatta diretta menzione dell\u2019Ucraina: <em>\u201cChiediamo la fine immediata dei tentativi di destabilizzare l&#8217;Ucraina, della violenza nell&#8217;Ucraina orientale e dell&#8217;annessione della Crimea in violazione del diritto internazionale. Il percorso verso una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina orientale e la revoca delle relative sanzioni dipende dalla piena attuazione degli accordi di Minsk.<\/em>\u201d Il testo critica poi anche <em>\u201cla restrizione globale delle libert\u00e0 civili e democratiche\u201d<\/em> in Russia e passa poi a dichiarare solidariet\u00e0 con l\u2019opposizione a Lukashenko in Bielorussia: <em>\u201cSiamo al fianco del popolo bielorusso e sosteniamo il suo desiderio di nuove elezioni, democrazia, libert\u00e0 e stato di diritto e chiediamo il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/05\/28\/le-role-de-la-russie-de-poutine-dans-laffaire-ryanair\/\">L&#8217;interferenza russa a favore di Lukashenko \u00e8 inaccettabile<\/a>.\u201d<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio gli eventi di queste settimane e di queste ore dimostrano quanto, sul piano pratico, Berlino (e Bruxelles) non siano in verit\u00e0 sicure di come muoversi in caso di nuove crisi in Europa centro-orientale. La domanda \u00e8 se questa incertezza verr\u00e0 ereditata immediatamente e automaticamente anche dal governo Scholz. Le possibilit\u00e0 che ci\u00f2 avvenga sono molte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uso e abuso dei corpi e delle speranze di persone migranti da parte di Lukashenko sul confine con la Polonia \u00e8 stato abilmente e attivamente incuneato nelle contraddizioni dell\u2019Unione Europea e delle relazioni tra paesi come Germania e Polonia. L\u2019Unione Europea ha deciso di non dare di fatto asilo alle persone che lo hanno richiesto sul confine polacco. L\u2019obiettivo di Bruxelles \u00e8 stato per ora quello di non approfondire il conflitto gi\u00e0 in corso con il governo di Varsavia e, soprattutto, non riconoscere ufficialmente Lukashenko come presidente o legittimo interlocutore. Il risultato \u00e8 un\u2019emergenza in cui la sovrapposizione tra UE e NATO si \u00e8 palesata in nuovi livelli di complessit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"5-dossier-militare\">5. <strong>Dossier militare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le sovrapposizioni fra politica estera UE e potenziale azione NATO \u00e8 prevista dalle relazioni tra le due realt\u00e0 sovranazionali. Proprio la Germania non vuole scommettere su eccessivi avventurismi in cui nuovi framework militari UE siano disallineati delle traiettorie dell\u2019alleanza atlantica. Al tempo stesso la Germania, incluso questo nuovo governo, non sembrano nemmeno avere ancora le idee chiare su come prepararsi a una maggiore autonomia <em>internamente<\/em> alla NATO sul medio-lungo periodo. Autonomia di cui parl\u00f2 proprio Merkel (<em>\u201cI tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti, come ho sperimentato nei giorni scorsi\u2026 Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre mani\u201d<\/em>) durante la presidenza Trump e che ora, invece, sembra essere stata dimenticata per il semplice arrivo dell\u2019amministrazione Biden. Calcolo perlomeno strano, considerando quanto non sia da escludere il ritorno nel 2024 di una presidenza Trump o di un simile candidato del GOP.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contratto di coalizione SPD-Verdi-FDP il tanto discusso principio della spesa del 2% di PIL per l\u2019alleanza NATO viene sciolto in un programma di spesa del 3% del PIL in \u201cazioni internazionali\u201d, rispettando tendenzialmente gli impegni NATO ma anche cercando di allargare il significato stesso di \u201cimpegno\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In qualche modo ambiguo \u00e8 anche l\u2019atteggiamento iniziale del nuovo governo Scholz sulla questione del <em>nuclear sharing<\/em>, cio\u00e8 la condivisione nucleare NATO per cui la Germania (cos\u00ec come Italia, Belgio, Paesi Bassi e Turchia) mantengono sul proprio territorio armi nucleari dell\u2019esercito USA e, soprattutto, sono pronte a renderle utilizzabili e operative. Vettori delle armi nucleari in Germania sarebbero attualmente i caccia Tornado, che per\u00f2 tutti considerano obsoleti e gi\u00e0 la ministra della Difesa Kramp-Karrenbauer ha programmato di sostituire con nuovi F-18 di fabbricazione statunitense. Su questo punto nel nuovo contratto di coalizione del governo <em>Semaforo<\/em> \u00e8 ora scritto: <em>\u201cAll&#8217;inizio della ventesima legislatura procureremo un sistema successore per l&#8217;aereo da combattimento Tornado. Accompagneremo il processo di approvvigionamento e di certificazione in modo obiettivo e coscienzioso in merito alla condivisione nucleare della Germania.\u201d<\/em> Il governo Scholz si impegna quindi a continuare il ruolo tedesco nel <em>nuclear sharing<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019uso e abuso dei corpi e delle speranze di persone migranti da parte di Lukashenko sul confine con la Polonia \u00e8 stato abilmente e attivamente incuneato nelle contraddizioni dell\u2019Unione Europea e delle relazioni tra paesi come Germania e Polonia. <\/p><cite>lorenzo monfregola<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>A pagina 145 del contratto di coalizione, tuttavia, \u00e8 anche scritto: <em>\u201cAbbiamo bisogno di un&#8217;offensiva politica di disarmo e vogliamo assumere un ruolo di primo piano nel rafforzamento delle iniziative internazionali di disarmo e dei regimi di non proliferazione\u201d<\/em>. Azione il cui obiettivo \u00e8&nbsp; \u201c<em>un mondo senza armi nucleari, e quindi una Germania senza armi nucleari\u201d.<\/em> Nel contratto di coalizione si legge anche: <em>\u201cAlla luce dei risultati della conferenza di revisione del TNP e in stretta consultazione con i nostri alleati, accompagneremo costruttivamente come osservatore (non come membro) la conferenza dei membri del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) e sosterremo in modo costruttivo l&#8217;intenzione del trattato.\u201d&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019osservazione esterna della Germania della conferenza dei membri del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, a cui non partecipa direttamente alcuno stato NATO, sarebbe un passaggio certamente significativo, considerando che, appunto, la Germania \u00e8 anche uno dei 5 paesi NATO in cui \u00e8 attivo il <em>nuclear sharing<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il passaggio del contratto di coalizione sulla condivisione nucleare e sulla sostituzione dei Tornado per trasportare bombe nucleari USA non entra immediatamente in conflitto con una partecipazione da osservatori al TPNW, \u00e8 chiaro che, sul medio-lungo periodo, le due cose non vanno certo nella stessa direzione (per usare un eufemismo).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per ora il testo dell\u2019accordo del nuovo governo tedesco sembra contenere simili contraddizioni perch\u00e9 \u00e8 il frutto del compromesso non solo tra 3 partiti diversi ma anche tra le basi di SPD e Verdi (pi\u00f9 di sinistra e anti-militariste) e le loro leadership pi\u00f9 orientate alla realpolitik.<br>Complessivamente, il difficile dossier militare suggerisce che anche il nuovo governo Scholz dovr\u00e0 gestire una Germania che vuole forse abbandonare le illusioni di potersi nascondere dietro al ruolo di <em>Grande Svizzera<\/em>, ma che non vuole ugualmente rinunciare all\u2019impegno per relazioni internazionali multilaterali in cui le conflittualit\u00e0 vadano risolte con la diplomazia e la ricerca di soluzioni commerciali <em>win-win<\/em> per entrambe le parti. Desiderio pi\u00f9 che nobile che rispecchia i principi proclamati dalla stessa Unione Europea, ma che rischia di entrare sempre pi\u00f9 spesso in un contrasto disseminato con un mondo multipolare i cui player (grandi e medi, alleati o meno) non sembrano assolutamente orientati verso forme di idealismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale sar\u00e0 il posizionamento internazionale del governo Scholz? Attraverso cinque grandi questioni &#8211; l&#8217;Unione Europea, il Green Deal, la Cina, la Russia e la difesa &#8211; Lorenzo Monfregola presenta un quadro utile a capire come la Germania si proietter\u00e0 fuori dai propri confini nei prossimi anni.<\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":2962,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[1910,1905,1916,1914,1808,1911,1908,1907,1646,1918,1761,1915,1904,1902,1863,1909,1906,1912,1913,1856,1903,1919,1697,1917],"staff":[1594],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-2961","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","tag-ampelkoalition","tag-baerbock","tag-berlino","tag-cancelliere","tag-cina","tag-coalizione-tedesca","tag-contratto-di-governo","tag-difesa","tag-europa","tag-fdp","tag-geopolitica","tag-geopolitica-tedesca","tag-germania","tag-governo-tedesco","tag-green-deal","tag-grosse-koalition","tag-lindner","tag-nuovo-governo-tedesco","tag-olaf-scholz","tag-russia","tag-scholz","tag-sdp","tag-ue","tag-verdi","staff-lorenzo-monfregola"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>5 punti sulla geopolitica del nuovo governo tedesco - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/12\/09\/5-punti-sulla-geopolitica-del-nuovo-governo-tedesco\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"5 punti sulla geopolitica del nuovo governo tedesco - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Quale sar\u00e0 il posizionamento internazionale del governo Scholz? 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