{"id":2848,"date":"2021-11-22T09:53:28","date_gmt":"2021-11-22T09:53:28","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2848"},"modified":"2021-11-22T16:25:50","modified_gmt":"2021-11-22T16:25:50","slug":"dovremmo-boicottare-i-mondiali-in-qatar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/11\/22\/dovremmo-boicottare-i-mondiali-in-qatar\/","title":{"rendered":"Dovremmo boicottare i Mondiali in Qatar?"},"content":{"rendered":"\n
Nell\u2019andare a votare alle prime elezioni legislative della storia del Qatar, tenutesi nel Paese lo scorso 2 ottobre, qualcuno a Doha potrebbe essersi imbattuto in un edificio che non aveva mai visto prima. Uno dei nuovi stadi in cui si terr\u00e0 il Mondiale di calcio l\u2019anno prossimo, ad esempio, \u00e8 stato inaugurato nemmeno un mese dopo, alla fine di ottobre. Si chiama Al Thumama, si trova nella parte meridionale della citt\u00e0. L\u2019architetto per costruirlo dice di essersi ispirato al gahfiya<\/em>, un copricapo tradizionale diffuso in Medio Oriente. Adesso che la sua costruzione \u00e8 completa sembra che qualcuno abbia messo un\u2019enorme cassa Bluetooth tra due autostrade. In una citt\u00e0 che ha reclamato un\u2019isola artificiale dal mare di fronte a s\u00e9 e l\u2019ha chiamata \u201cla perla\u201d, comunque, non deve essere parso cos\u00ec strano. Molto pi\u00f9 strano \u00e8 che le persone in Qatar si spostino per andare a votare e che nel farlo si imbattano in stadi di calcio che dominano l\u2019orizzonte come baobab nella savana. Eppure che tra le due cose ci sia un collegamento \u00e8 un\u2019idea suggerita da molti. \u00abPensate a tutti i dibattiti sui diritti umani e sul benessere dei lavoratori\u00bb ha dichiarato<\/a> qualche anno fa il presidente della FIFA, Gianni Infantino \u00abSenza il Mondiale questi dibattiti e i miglioramenti che ne sono derivati non ci sarebbero mai stati\u00bb. In un pezzo<\/a> di France24 a commento delle elezioni dello scorso mese si legge che \u201cla decisione di tenere le elezioni arriva con il Qatar sotto stretta osservazione mentre si prepara ad ospitare i Mondiali del 2022\u201d. La prima volta questa decisione era stata presa nel 2013 per poi essere ritardata di anno in anno per i motivi pi\u00f9 disparati fino ad arrivare a oggi. Sono stati gli stadi, quindi, a portare le elezioni?<\/p>\n\n\n\n C\u2019\u00e8 da dire che chiamarle \u201celezioni\u201d fa un torto al significato che siamo abituati a dare a questa parola<\/a>. Innanzitutto non si eleggeva un parlamento ma un\u2019assemblea consultiva, che per far approvare una legge ha bisogno del voto dei due terzi dei suoi membri. Sembra facile ma non lo \u00e8 perch\u00e9 un terzo dell\u2019assemblea \u00e8 nominata direttamente dall\u2019Emiro, che alla fine si riserva anche un potere di veto. Il Consiglio della Shura, come viene anche chiamata, al massimo pu\u00f2 sfiduciare un ministro, rifiutarsi di approvare la finanziaria redatta dal governo, ma poco altro. A queste elezioni non si eleggevano nemmeno dei partiti, perch\u00e9 tutti i candidati potevano presentarsi solamente come indipendenti. E poi poteva votare (e farsi votare) solamente una porzione piccolissima della popolazione, pi\u00f9 precisamente i discendenti di chi veniva considerato un cittadino del Qatar nel 1930, quando ancora faceva parte della corona britannica. Una definizione di cittadinanza talmente ristretta da escludere persino una delle trib\u00f9 arabe che storicamente costituiscono la popolazione del Qatar, gli Al Murrah. Sono state vere elezioni, quindi? La notizia si pu\u00f2 decostruire proprio come lo stadio Al Thumama, che dopo i Mondiali del prossimo anno sar\u00e0 smontato nei suoi spalti pi\u00f9 alti perdendo 20mila posti. Al loro posto un hotel di lusso che si affaccer\u00e0 direttamente sul campo, che sar\u00e0 costruito da quelle stesse persone cos\u00ec escluse dalla societ\u00e0 qatariota che probabilmente nemmeno lo sapevano che a pochi metri dalle proprie vite si stava votando per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n Il Qatar si regge su uno squilibrio talmente evidente e sfacciato che ha costretto chi questo Mondiale lo guarder\u00e0 o ci giocher\u00e0 a chiedersi se ne vale davvero la pena. In realt\u00e0, la domanda \u00e8 nata solo quando abbiamo visto il sintomo pi\u00f9 evidente e drammatico di questo squilibrio, e cio\u00e8 gli abusi sui lavoratori migranti che hanno costruito le infrastrutture senza cui questo Mondiale non sarebbe possibile e infine la loro morte per via delle condizioni disumane a cui sono sottoposti. Tutto \u00e8 iniziato alla fine di febbraio, quando un\u2019importante inchiesta del Guardian ha quantificato il numero di questi morti, raccontando alcune delle loro storie. Sono stati circa 6750 dall\u2019assegnazione dei Mondiali a oggi, tra i lavoratori provenienti da India, Nepal, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka. Quel numero ha cambiato la percezione di un Mondiale che gi\u00e0 era stato macchiato dagli scandali legati alla sua assegnazione, che avevano portato all\u2019azzeramento dei vertici della FIFA. E chiss\u00e0 se senza conoscere quel numero avrei notato lo stesso su Google Maps che lo stadio Al Thumama \u00e8 precisamente in mezzo tra l\u2019ambasciata dello Sri Lanka e il Centro di Cultura Indiana.<\/p>\n\n\n\n Il Qatar si regge su uno squilibrio talmente evidente e sfacciato che ha costretto chi questo Mondiale lo guarder\u00e0 o ci giocher\u00e0 a chiedersi se ne vale davvero la pena. <\/p>dario saltari<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Non \u00e8 solo il mio occhio ad essere cambiato, ovviamente. Il dibattito acceso dall\u2019inchiesta del Guardian<\/em> aveva gi\u00e0 costretto alcune Nazionali europee ad esporsi pubblicamente poche settimane dopo, durante le prime partite valide per le qualificazioni ai Mondiali dell\u2019anno prossimo. Germania, Olanda, Belgio, Danimarca e Norvegia si sono presentate in campo con magliette che in maniera diversa chiedevano un generico rispetto dei diritti umani – il riferimento a Qatar 2022 verr\u00e0 esplicitato solo nelle interviste successive. Tra queste, la situazione pi\u00f9 seria \u00e8 quella che ha riguardato la Norvegia, dove il Tromso, con l\u2019aiuto di altri 6 club e 14 associazioni di tifosi, era riuscito a portare in federazione la proposta di boicottare il Mondiale del prossimo anno. La federazione, contraria a una proposta cos\u00ec radicale adesso che poteva contare su una Nazionale competitiva e uno dei due talenti pi\u00f9 luminosi del calcio mondiale (Erling Braut Haaland), ha comunque voluto dimostrare di star ascoltando le richieste che le venivano fatte. E cos\u00ec, dopo aver messo addosso ai suoi giocatori una t-shirt bianca con scritto \u201cHuman Rights – on and off the pitch<\/em>\u201d, ha preso tempo, spostando il voto sulla mozione del Tromso dal 14 marzo al 20 giugno. Quando il 20 giugno \u00e8 arrivato, il tempo aveva effettivamente raffreddato le cose. Nonostante secondo un sondaggio<\/a> condotto in quei giorni il 49% dei norvegesi fosse a favore del boicottaggio, la mozione \u00e8 stata bocciata con 368 voti contrari (contro i 121 a favore). Dopo il voto, Ole Kristian Sandvik, portavoce di una delle organizzazioni di tifosi che hanno supportato l\u2019iniziativa (la Norwegian Supporters Alliance), ha dichiarato che partecipare al Mondiale del 2022 sar\u00e0 come \u201cgiocare su un cimitero\u201d.<\/p>\n\n\n\n Se i gesti simbolici si sono fermati alla prima met\u00e0 di quest\u2019anno, la discussione sui Mondiali qatarioti \u00e8 continuata. Anche in questo caso una parte del merito va data a un\u2019inchiesta, questa volta di Amnesty International. In un report<\/a> dal titolo evocativo – In the prime of their lives<\/em> – l\u2019organizzazione non governativa che si occupa di diritti umani ha analizzato i casi di 18 lavoratori morti in Qatar, tutti tra i 30 e i 40 anni, che evidenziavano l\u2019incapacit\u00e0 e la mancanza di volont\u00e0 da parte della monarchia del Golfo di fare chiarezza sulle cause e di compensare economicamente le famiglie, e quindi di dare applicazione concreta della nuova \u201csignificativa\u201d legge introdotta a maggio sulla protezione dei lavoratori che operano in situazioni di calore estremo. Uno di questi, Yam Bahadur Rana, \u00e8 improvvisamente venuto a mancare dopo essere stato per ore sotto il sole come guardia di sicurezza all\u2019aeroporto. Per la moglie, che sopravvive con i sussidi donati dal governo nepalese (e spesso utilizzati per ripagare i debiti contratti per ottenere un visto di lavoro per il Qatar), \u201cla vita \u00e8 diventata come uno specchio rotto\u201d. Amnesty International \u00e8 tornata sulla questione solo pochi giorni fa, dichiarando che nonostante le riforme \u201cla realt\u00e0 quotidiana di molti lavoratori immigrati rimane difficile\u201d.<\/p>\n\n\n\n Il giorno dopo la pubblicazione del report in Qatar si \u00e8 presentato il segretario generale della federazione olandese, Gijs de Jong, con l\u2019intenzione di parlare con organizzazioni e persone che si occupano delle condizioni dei lavoratori migranti nella monarchia del Golfo. Prima ancora di toccare con mano la situazione, per\u00f2, anche lui ha voluto rinsaldare<\/a> l\u2019idea che tra gli stadi e il miglioramento della vita umana intorno a loro ci fosse una correlazione. \u00abIl Qatar ha fatto dei progressi negli ultimi tre anni e questo ha totalmente a che fare con la Coppa del Mondo\u00bb. Alla stessa conclusione arriver\u00e0 anche<\/a> un gruppo di parlamentari europei, sbarcato nel Paese quasi esattamente un mese dopo, secondo cui \u00abil processo di riforme di cui siamo stati testimoni \u00e8 positivo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Non tutti, per\u00f2, sembrano disposti a consolarsi con questa idea, che ci mette poco a rivelare la sua contraddittoriet\u00e0. Perch\u00e9 se da una parte il calcio vuole convincere (e convincersi) che tenere un Mondiale in Qatar alla fine stia facendo del bene, dall\u2019altra per\u00f2 a chi crede che un boicottaggio sia pi\u00f9 efficace risponde, come ha fatto<\/a> la premier danese Mette Frederiksen a chi le chiedeva conto di un possibile boicottaggio della sua Nazionale, che “la politica estera e il calcio dovrebbero essere separati”. In Danimarca, il successo della Nazionale sembra andare di pari passo con la forza che ha assunto il dibattito intorno a questo Mondiale. E di fronte a una squadra che ha vinto 8 partite di qualificazione su 8 subendo zero gol c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi<\/a> chiede a Kjaer e Delaney di fare un gesto di protesta di fronte all\u2019Emiro del Qatar. Di fronte a questa pressione, la Danimarca sta provando a non mostrarsi indifferente e pochi giorni fa ha annunciato una serie di misure in vista dei Mondiali del prossimo anno. La Nazionale di Hjulmand, in questo modo, non parteciper\u00e0 ad attivit\u00e0 commerciale in Qatar e durante la sua permanenza toglier\u00e0 gli sponsor dalle maglie d’allenamento in favore di slogan per i diritti umani. Nonostante questo, il governo di Copenaghen sembra voler rinunciare a quello stesso potere che ha portato il Qatar – un Paese in cui il calcio e la politica estera sono tutt\u2019altro che separati – ad ottenere un Mondiale. \u00abIl peggio che possiamo fare \u00e8 creare qualche bel documento di strategia, che significa che la prossima volta in cui le fasi finali saranno ospitate da un paese controverso non avremo dibattito, perch\u00e9 avremo gi\u00e0 la strategia pronta\u00bb, ha dichiarato<\/a> la ministra della cultura danese Ane Halsboe-J\u00f8rgensen a chi le chiedeva se il governo avrebbe adottato delle linee guida per il futuro “dobbiamo fare dibattito ogni volta che questo succede perch\u00e9 altrimenti il prezzo non sar\u00e0 abbastanza alto: cercare di fare sport washing <\/em>deve avere un prezzo”.<\/p>\n\n\n\n Il Qatar sembra ancora molto lontano dal pagarlo, per\u00f2, anche perch\u00e9 anche in Europa non sono molti quelli che ne chiedono davvero il conto. C\u2019\u00e8 l\u2019autorit\u00e0 norvegese per il contrasto ai crimini economici e ambientali, che ha chiesto<\/a> a tutto il mondo del calcio di boicottare il Mondiale. O anche Tim Sparv, capitano della Nazionale finlandese che in una lettera aperta<\/a> su The Player\u2019s Tribune <\/em>ha invitato a tenere acceso il dibattito e a \u201cnon pensare nemmeno per un minuto che le cose stiano andando bene in Qatar, nonostante le ultime positive riforme\u201d. O ancora la federazione svedese, che ha cancellato<\/a> il tour che avrebbe dovuto tenere a Doha a gennaio dell\u2019anno prossimo specificando che non ci torner\u00e0 nemmeno negli anni successivi.<\/p>\n\n\n\n Forse pi\u00f9 che darci una pacca sulla spalla per quanto il calcio europeo stia cambiando il Qatar dovremmo riflettere su quanto il Qatar nel frattempo stia cambiando il calcio europeo.<\/p>dario saltari<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Forse, per\u00f2, quelli che pi\u00f9 hanno alzato il prezzo da pagare per questo Mondiale sono i tifosi del Bayern Monaco, per quanto possano apparire lontani dalle questioni che riguardano questi Mondiali. Da settimane, infatti, contestano la loro stessa societ\u00e0 per gli accordi firmati con Qatar Airways (e in questo contesto non bisognerebbe dimenticare<\/a> che il fondo sovrano della monarchia del Golfo possiede una parte della Volkswagen, che a sua volta, attraverso Audi, controlla una parte del club bavarese). In una delle ultime partite di campionato, contro il Friburgo, hanno alzato un enorme striscione in cui Oliver Kahn, ex portiere e oggi CEO del Bayern, e Herbet Hainer, presidente, sono intenti a lavare dei vestiti sporchi di sangue mentre delle valigette piene di soldi sono appoggiate sulla lavatrice. Sopra una scritta a caratteri cubitali: \u201cLaveremo qualsiasi cosa in cambio di soldi\u201d. Dopo la partita, stizzito, l\u2019ex CEO del Bayern, Karl Heinz Rummenigge ha risposto ai tifosi che “quei soldi sono necessari per i giocatori di qualit\u00e0 che abbiamo in campo”. Le parole di Rummenigge hanno una sfumatura grottesca alla luce di quella coreografia, soprattutto dopo che il dirigente tedesco si \u00e8 difeso a sua volta citando i miglioramenti nella condizione dei lavoratori in Qatar che senza il calcio non sarebbero mai avvenuti. Lo striscione alzato dentro l\u2019Allianz Arena ha il merito di mettere uno specchio di fronte ai dirigenti europei che cercano di uscire dal dito dietro cui si sono nascosti usando come scudo le riforme gentilmente concesse dall\u2019Emiro. Perch\u00e9 forse pi\u00f9 che darci una pacca sulla spalla per quanto il calcio europeo stia cambiando il Qatar dovremmo riflettere su quanto il Qatar nel frattempo stia cambiando il calcio europeo.<\/p>\n\n\n\n