{"id":28082,"date":"2024-12-17T14:17:58","date_gmt":"2024-12-17T13:17:58","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=28082"},"modified":"2024-12-17T14:18:01","modified_gmt":"2024-12-17T13:18:01","slug":"la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/17\/la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi\/","title":{"rendered":"La Germania nella macro-crisi: autopsia di un paese in frantumi"},"content":{"rendered":"\n
Crollo della coalizione di tre partiti al potere<\/a>, recessione, rapido calo della produzione industriale e delle esportazioni, infrastrutture in uno stato deplorevole… Anche se non \u00e8 certo sola in Europa, la Germania sta attualmente sprofondando in una crisi profonda. Tutti i fondamenti del suo modello sociale e politico sono messi in discussione, mentre le tensioni geopolitiche globali mettono a repentaglio un modello economico basato principalmente sulle esportazioni. La Germania, prima potenza economica e demografica dell’Unione europea, ha svolto fin dall’inizio un ruolo decisivo nell’integrazione europea, rafforzato dall’allargamento a est che l’ha posta al centro dell’Unione.<\/p>\n\n\n\n Che impatto avr\u00e0 la crisi tedesca sul resto del continente? Accelerer\u00e0 l’integrazione europea, che i tedeschi hanno spesso frenato finora? Oppure, al contrario, la bloccher\u00e0 ulteriormente, dato che la Germania si ripiegher\u00e0 su se stessa in un riflesso sovranista? Prima di avanzare qualsiasi ipotesi in merito, \u00e8 necessario comprendere appieno la profondit\u00e0 della triplice crisi che la Germania sta attraversando: una crisi del sistema politico, una crisi di identit\u00e0 e una crisi economica. Le varie dimensioni di questa macro-crisi sono strettamente interconnesse. Tuttavia, devono essere analizzate separatamente per valutare la portata di ciascuna dimensione.<\/p>\n\n\n\n La prima di queste dimensioni riguarda la crisi del sistema politico tedesco. <\/p>\n\n\n\n Per lungo tempo, \u00e8 stato caratterizzato da un sistema bipartitico. Da un lato, i cristiano-democratici della CDU-CSU, che hanno guidato il Paese durante la fase di ricostruzione post-seconda guerra mondiale. Contrariamente a quanto si crede, la famosa \u201ceconomia sociale di mercato\u201d – che ha portato la Germania al successo – non \u00e8 stata in realt\u00e0 concepita e attuata dalla socialdemocrazia, ma dai cristiano-democratici secondo una logica ordoliberale. Si tratta di una forma di liberalismo che, ovviamente, cerca di limitare il ruolo dello Stato, al quale spetta in primo luogo il compito di stabilire le regole e di farle rispettare, ma che, a differenza del suo equivalente anglosassone, tollera la contrattazione collettiva tra datori di lavoro e sindacati e le tutele che questi possono mettere in atto. I cristiano-democratici seguivano la stessa logica che aveva spinto il cancelliere conservatore Bismarck a istituire un sistema avanzato di assicurazioni sociali alla fine del XIX secolo: l’obiettivo era quello di contrastare il rischio del comunismo, tanto pi\u00f9 presente nella mente dei leader della Germania occidentale perch\u00e9 il Paese era diviso dalla cortina di ferro.<\/p>\n\n\n\n Tutti i fondamenti del modello sociale e politico tedesco sono messi in discussione, mentre le tensioni geopolitiche globali mettono a repentaglio A questi si opponeva la SPD (Partito Socialdemocratico). Fin dall’inizio, l’SPD era stato il pi\u00f9 grande partito socialista dell’Europa occidentale. Era sostenuto da un movimento sindacale unificato, anch’esso molto potente. Tuttavia, riusc\u00ec a salire al potere solo dopo il maggio 68, sotto la guida del cancelliere Willy Brandt. Fino agli anni Ottanta, l’unico partito in grado di diversificare l’offerta politica e di alternare le coalizioni era l’FDP, un piccolo partito liberale, sia dal punto di vista economico che dei valori, ed europeista. A partire dagli anni ’90, tuttavia, il partito ha progressivamente perso il suo liberalismo sociale e il suo europeismo, trasformandosi in un vero e proprio partito thatcheriano in termini economici e sovranista in termini europei.<\/p>\n\n\n\n Tuttavia, il panorama politico ha iniziato a diventare pi\u00f9 complesso alla fine degli anni ’70, con l’affermazione dei Verdi. Da allora, questa forza politica \u00e8 cresciuta in modo lento ma costante, ottenendo progressivamente l’accesso al governo nei L\u00e4nder e arrivando a guidare uno di essi, il Baden-W\u00fcrttemberg, la regione di Stoccarda, prima di partecipare al governo federale a cavallo degli anni 2000 con il governo di Gerhard Schr\u00f6der e oggi con il governo Scholz.<\/p>\n\n\n\n Nei primi anni Duemila si \u00e8 pensato che l’ascesa dei Verdi avrebbe potuto compensare il graduale declino dell’SPD a sinistra, con i Verdi che alla fine avrebbero sostituito l’SPD come uno dei due partiti dominanti nel sistema politico tedesco. Tuttavia, il partito ha smesso di crescere negli ultimi anni e ora \u00e8 accreditato solo del 10% dei voti nei sondaggi per le elezioni del 2025. Come in Francia, ma a un livello pi\u00f9 elevato, la loro base sociale, incentrata sui tedeschi pi\u00f9 istruiti, rimane troppo ristretta e i Verdi tedeschi non sono ancora riusciti a trasformarsi in una vera e propria \u201cVolkspartei\u201d, un partito del popolo, come si dice oltre il Reno. <\/p>\n\n\n\n A differenza della controparte francese, i Verdi tedeschi non sono, in termini economici, un partito che rompe con il capitalismo. Inoltre, si inseriscono nel consenso generale tedesco a favore delle politiche di austerit\u00e0, sebbene con alcune riserve.<\/p>\n\n\n\n Nato dal movimento antinucleare e pacifista, questo partito sostiene tuttavia una politica estera tedesca pi\u00f9 attiva, in particolare da quando Joschka Fischer \u00e8 diventato ministro degli Esteri del Paese sotto il cancelliere Schr\u00f6der, a cavallo degli anni 2000. Non solo \u00e8 oggi uno dei partiti tedeschi pi\u00f9 favorevoli al sostegno militare all’Ucraina, ma negli ultimi mesi, attraverso il ministro degli Esteri verde Annalena Baerbock, \u00e8 stato anche un sostenitore incondizionato del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, in nome della responsabilit\u00e0 storica della Germania nei confronti di Israele.<\/p>\n\n\n\n I Verdi tedeschi hanno smesso di crescere negli ultimi anni. ora il partito \u00e8 accreditato solo del 10% dei voti nei sondaggi per le elezioni del 2025.<\/p>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n All’inizio degli anni Novanta, a questo panorama si \u00e8 aggiunto quello che oggi \u00e8 Die Linke, il partito successore del Partito Comunista della Germania Est che, nonostante il discredito della dittatura, era riuscito a mantenere una forte presenza nell’ex RDT grazie alle frustrazioni causate da un persistente divario tra Est e Ovest, con l’Est che si spopolava e rimaneva significativamente pi\u00f9 povero dell’Ovest del Paese. Dall’inizio degli anni 2000, tuttavia, questo legame \u00e8 stato gradualmente eroso dall’invecchiamento dell’elettorato. Nell’ultimo decennio, il partito \u00e8 entrato in una crisi permanente ed esistenziale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n Pi\u00f9 di recente, l’offerta politica \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 diversificata con la nascita, nel 2013, dell’Alternative f\u00fcr Deutschland (AfD). Questo partito \u00e8 nato come opposizione all’euro da parte dell’establishment<\/em> liberale tedesco sulla scia della crisi greca. Attraverso una serie di turbolenze spesso violente, si \u00e8 infine evoluto in un potente partito di estrema destra – con veri e propri neonazisti al suo interno – e ora pone la xenofobia al centro del suo progetto politico.<\/p>\n\n\n\n Il sistema politico tedesco, basato sulla piena rappresentanza proporzionale, gli ha rapidamente conferito una visibilit\u00e0 che al Rassemblement National mancava da tempo in Francia. Con il 10,3% dei voti nel 2021 durante le ultime elezioni generali, ha ottenuto 83 seggi nel Bundestag. Attualmente \u00e8 accreditato del 19% dei voti nei sondaggi per le elezioni parlamentari del 2025. Data la storia del Paese nel XX secolo, la rinascita dell’estrema destra in Germania suscita ovviamente grande emozione e preoccupazione nel resto d’Europa. Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il fatto che, anche con il 16,5% alle ultime elezioni europee, l’estrema destra ha ancora meno della met\u00e0 del peso che ha in Francia o in Italia.<\/p>\n\n\n\n Tuttavia, sta raggiungendo livelli \u201cfrancesi\u201d – cio\u00e8 oltre il 30% dei voti – nell’est del Paese. Ci\u00f2 \u00e8 ovviamente legato al deterioramento della situazione sociale ed economica, simile a quello che si registra in Francia nelle aree pi\u00f9 colpite dalla deindustrializzazione. Ma \u00e8 anche strettamente legato alla storia particolare della Germania orientale. Nell\u2019Ovest, la resa dei conti con il passato nazista del Paese fu essenzialmente il risultato di un profondo movimento all’interno della societ\u00e0 tedesca: sulla scia del maggio 1968, i figli del baby boom chiesero ai loro genitori di rendere conto del periodo 1933-1945. Non \u00e8 stato cos\u00ec per l’Est. L’antinazismo rimase principalmente un discorso di propaganda imposto dall’alto alla societ\u00e0 della Germania dell\u2019Est dalla dittatura comunista e dagli occupanti russi. Questo antinazismo ufficiale poneva poca enfasi sul razzismo e sull’antisemitismo del regime di Hitler, concentrandosi invece sui legami tra i nazisti e i grandi capitalisti tedeschi, nonch\u00e9 sul loro imperialismo. Inoltre, poich\u00e9 l’avanzata dell’Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale fu accompagnata da una moltitudine di crimini di guerra – stupri, pulizia etnica, massacri di civili, saccheggi, eccetera – la propensione dei tedeschi dell’Est a vedere l’8 maggio 1945 come una \u201cliberazione\u201d piuttosto che come una sconfitta \u00e8 sempre stata molto pi\u00f9 limitata rispetto alla Germania occidentale, dove tale idea \u00e8 diventata dominante. Non sorprende quindi che sia proprio nella parte orientale del Paese che l’estrema destra xenofoba abbia trovato il terreno pi\u00f9 favorevole per risorgere dalle proprie ceneri.<\/p>\n\n\n\n Nell\u2019Est, l’antinazismo rimase principalmente un discorso di propaganda imposto dall’alto alla societ\u00e0 della Germania dell\u2019Est dalla dittatura comunista e dagli occupanti russi.<\/p>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Alla luce di questa storia, ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare pi\u00f9 sorprendente a prima vista \u00e8 che questa estrema destra \u00e8 anche uno dei pi\u00f9 determinati sostenitori di Vladimir Putin tra il pubblico tedesco. Sebbene giochi anche sul registro post-comunista affermando di voler \u201cdenazificare\u201d l’Ucraina, Putin oggi incarna soprattutto tutto ci\u00f2 che piace di pi\u00f9 all’estrema destra in Europa e quindi anche in Germania: razzismo, maschilismo, esaltazione della violenza, autoritarismo e disprezzo per lo Stato di diritto.<\/p>\n\n\n\n Inoltre, c’\u00e8 senza dubbio una risonanza con il vecchio background imperiale tedesco che aveva gi\u00e0 costituito la base del patto tedesco-sovietico negli anni ’30: secondo questa visione del mondo, lo spazio che separa la Germania dalla Russia sarebbe stato occupato fondamentalmente solo da Stati illegittimi. Tedeschi e russi avrebbero dovuto accettare di condividerlo. Non va dimenticato, in particolare, che una parte considerevole del territorio della Polonia post-1945 \u00e8 costituita da terre che erano state a lungo tedesche.<\/p>\n\n\n\n L’ultima aggiunta al panorama politico tedesco, sempre pi\u00f9 frammentato, \u00e8 il B\u00fcndnis Sara Wagenknecht (BSW), emerso la scorsa primavera: un UFO politico. Questo partito, nato da una scissione da Die Linke, <\/strong>\u00e8 sia conservatrice sui temi sociali \u2014 in particolare sulla questione delle migrazioni \u2014 che abbastanza radicale sulle questioni sociali ed economiche. \u00c8 anche favorevole a Putin in materia di politica estera. Sara Wagenknecht, 55 anni, \u00e8 nata e cresciuta nella Germania dell’Est. Negli anni Duemila \u00e8 diventata una delle figure di spicco di Die Linke, presiedendo il suo gruppo parlamentare al Bundestag e diventando anche la compagna di Oskar Lafontaine, ex segretario generale dell’SPD ed ex candidato dell’SPD alla Cancelleria, che aveva co-fondato Die Linke dopo aver rotto con il governo di Gerhard Schr\u00f6der.<\/p>\n\n\n\n Ha preso gradualmente le distanze da Die Linke, soprattutto sul tema dell’immigrazione, opponendosi alla politica di accoglienza attuata dal governo di Angela Merkel al momento della crisi del 2015, e ha infine creato quest’anno un proprio movimento politico. Con relativa semplicit\u00e0, gli ha dato un nome proprio, un gesto senza precedenti nella storia politica della Germania, un Paese che finora era stato ampiamente risparmiato dalla deriva individualista indotta in Francia o negli Stati Uniti dalle elezioni presidenziali. Il BSW \u00e8 attualmente accreditato dell’8% dei voti nei sondaggi di opinione ed \u00e8 appena riuscito a ottenere risultati a due cifre nelle elezioni regionali in Turingia<\/a>, Brandeburgo e Sassonia, nella parte orientale del Paese.<\/p>\n\n\n\n
<\/p>\n\n\n\nUn sistema politico sempre pi\u00f9 frammentato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
un modello economico basato principalmente sulle esportazioni.<\/p>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n