{"id":28082,"date":"2024-12-17T14:17:58","date_gmt":"2024-12-17T13:17:58","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=28082"},"modified":"2024-12-17T14:18:01","modified_gmt":"2024-12-17T13:18:01","slug":"la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/17\/la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi\/","title":{"rendered":"La Germania nella macro-crisi: autopsia di un paese in frantumi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\"><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/07\/la-situazione-e-grave-scholz-presenta-la-crisi-politica-in-germania\/\">Crollo della coalizione di tre partiti al potere<\/a>, recessione, rapido calo della produzione industriale e delle esportazioni, infrastrutture in uno stato deplorevole&#8230; Anche se non \u00e8 certo sola in Europa, la Germania sta attualmente sprofondando in una crisi profonda.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i fondamenti del suo modello sociale e politico sono messi in discussione, mentre le tensioni geopolitiche globali mettono a repentaglio un modello economico basato principalmente sulle esportazioni. La Germania, prima potenza economica e demografica dell&#8217;Unione europea, ha svolto fin dall&#8217;inizio un ruolo decisivo nell&#8217;integrazione europea, rafforzato dall&#8217;allargamento a est che l&#8217;ha posta al centro dell&#8217;Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Che impatto avr\u00e0 la crisi tedesca sul resto del continente? Accelerer\u00e0 l&#8217;integrazione europea, che i tedeschi hanno spesso frenato finora? Oppure, al contrario, la bloccher\u00e0 ulteriormente, dato che la Germania si ripiegher\u00e0 su se stessa in un riflesso sovranista? Prima di avanzare qualsiasi ipotesi in merito, \u00e8 necessario comprendere appieno la profondit\u00e0 della triplice crisi che la Germania sta attraversando: una crisi del sistema politico, una crisi di identit\u00e0 e una crisi economica. Le varie dimensioni di questa macro-crisi sono strettamente interconnesse. Tuttavia, devono essere analizzate separatamente per valutare la portata di ciascuna dimensione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un sistema politico sempre pi\u00f9 frammentato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La prima di queste dimensioni riguarda la crisi del sistema politico tedesco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per lungo tempo, \u00e8 stato caratterizzato da un sistema bipartitico. Da un lato, i cristiano-democratici della CDU-CSU, che hanno guidato il Paese durante la fase di ricostruzione post-seconda guerra mondiale. Contrariamente a quanto si crede, la famosa \u201ceconomia sociale di mercato\u201d &#8211; che ha portato la Germania al successo &#8211; non \u00e8 stata in realt\u00e0 concepita e attuata dalla socialdemocrazia, ma dai cristiano-democratici secondo una logica ordoliberale. Si tratta di una forma di liberalismo che, ovviamente, cerca di limitare il ruolo dello Stato, al quale spetta in primo luogo il compito di stabilire le regole e di farle rispettare, ma che, a differenza del suo equivalente anglosassone, tollera la contrattazione collettiva tra datori di lavoro e sindacati e le tutele che questi possono mettere in atto. I cristiano-democratici seguivano la stessa logica che aveva spinto il cancelliere conservatore Bismarck a istituire un sistema avanzato di assicurazioni sociali alla fine del XIX secolo: l&#8217;obiettivo era quello di contrastare il rischio del comunismo, tanto pi\u00f9 presente nella mente dei leader della Germania occidentale perch\u00e9 il Paese era diviso dalla cortina di ferro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tutti i fondamenti del modello sociale e politico tedesco sono messi in discussione, mentre le tensioni geopolitiche globali mettono a repentaglio <br>un modello economico basato principalmente sulle esportazioni.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>A questi si opponeva la SPD (Partito Socialdemocratico). Fin dall&#8217;inizio, l&#8217;SPD era stato il pi\u00f9 grande partito socialista dell&#8217;Europa occidentale. Era sostenuto da un movimento sindacale unificato, anch&#8217;esso molto potente. Tuttavia, riusc\u00ec a salire al potere solo dopo il maggio 68, sotto la guida del cancelliere Willy Brandt. Fino agli anni Ottanta, l&#8217;unico partito in grado di diversificare l&#8217;offerta politica e di alternare le coalizioni era l&#8217;FDP, un piccolo partito liberale, sia dal punto di vista economico che dei valori, ed europeista. A partire dagli anni &#8217;90, tuttavia, il partito ha progressivamente perso il suo liberalismo sociale e il suo europeismo, trasformandosi in un vero e proprio partito thatcheriano in termini economici e sovranista in termini europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il panorama politico ha iniziato a diventare pi\u00f9 complesso alla fine degli anni &#8217;70, con l&#8217;affermazione dei Verdi. Da allora, questa forza politica \u00e8 cresciuta in modo lento ma costante, ottenendo progressivamente l&#8217;accesso al governo nei L\u00e4nder e arrivando a guidare uno di essi, il Baden-W\u00fcrttemberg, la regione di Stoccarda, prima di partecipare al governo federale a cavallo degli anni 2000 con il governo di Gerhard Schr\u00f6der e oggi con il governo Scholz.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni Duemila si \u00e8 pensato che l&#8217;ascesa dei Verdi avrebbe potuto compensare il graduale declino dell&#8217;SPD a sinistra, con i Verdi che alla fine avrebbero sostituito l&#8217;SPD come uno dei due partiti dominanti nel sistema politico tedesco. Tuttavia, il partito ha smesso di crescere negli ultimi anni e ora \u00e8 accreditato solo del 10% dei voti nei sondaggi per le elezioni del 2025. Come in Francia, ma a un livello pi\u00f9 elevato, la loro base sociale, incentrata sui tedeschi pi\u00f9 istruiti, rimane troppo ristretta e i Verdi tedeschi non sono ancora riusciti a trasformarsi in una vera e propria \u201cVolkspartei\u201d, un partito del popolo, come si dice oltre il Reno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza della controparte francese, i Verdi tedeschi non sono, in termini economici, un partito che rompe con il capitalismo. Inoltre, si inseriscono nel consenso generale tedesco a favore delle politiche di austerit\u00e0, sebbene con alcune riserve.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato dal movimento antinucleare e pacifista, questo partito sostiene tuttavia una politica estera tedesca pi\u00f9 attiva, in particolare da quando Joschka Fischer \u00e8 diventato ministro degli Esteri del Paese sotto il cancelliere Schr\u00f6der, a cavallo degli anni 2000. Non solo \u00e8 oggi uno dei partiti tedeschi pi\u00f9 favorevoli al sostegno militare all&#8217;Ucraina, ma negli ultimi mesi, attraverso il ministro degli Esteri verde Annalena Baerbock, \u00e8 stato anche un sostenitore incondizionato del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, in nome della responsabilit\u00e0 storica della Germania nei confronti di Israele.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I Verdi tedeschi hanno smesso di crescere negli ultimi anni. ora il partito \u00e8 accreditato solo del 10% dei voti nei sondaggi per le elezioni del 2025.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>All&#8217;inizio degli anni Novanta, a questo panorama si \u00e8 aggiunto quello che oggi \u00e8 Die Linke, il partito successore del Partito Comunista della Germania Est che, nonostante il discredito della dittatura, era riuscito a mantenere una forte presenza nell&#8217;ex RDT grazie alle frustrazioni causate da un persistente divario tra Est e Ovest, con l&#8217;Est che si spopolava e rimaneva significativamente pi\u00f9 povero dell&#8217;Ovest del Paese. Dall&#8217;inizio degli anni 2000, tuttavia, questo legame \u00e8 stato gradualmente eroso dall&#8217;invecchiamento dell&#8217;elettorato. Nell&#8217;ultimo decennio, il partito \u00e8 entrato in una crisi permanente ed esistenziale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di recente, l&#8217;offerta politica \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 diversificata con la nascita, nel 2013, dell&#8217;Alternative f\u00fcr Deutschland (AfD). Questo partito \u00e8 nato come opposizione all&#8217;euro da parte dell&#8217;<em>establishment<\/em> liberale tedesco sulla scia della crisi greca. Attraverso una serie di turbolenze spesso violente, si \u00e8 infine evoluto in un potente partito di estrema destra &#8211; con veri e propri neonazisti al suo interno &#8211; e ora pone la xenofobia al centro del suo progetto politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema politico tedesco, basato sulla piena rappresentanza proporzionale, gli ha rapidamente conferito una visibilit\u00e0 che al Rassemblement National mancava da tempo in Francia. Con il 10,3% dei voti nel 2021 durante le ultime elezioni generali, ha ottenuto 83 seggi nel Bundestag. Attualmente \u00e8 accreditato del 19% dei voti nei sondaggi per le elezioni parlamentari del 2025. Data la storia del Paese nel XX secolo, la rinascita dell&#8217;estrema destra in Germania suscita ovviamente grande emozione e preoccupazione nel resto d&#8217;Europa. Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il fatto che, anche con il 16,5% alle ultime elezioni europee, l&#8217;estrema destra ha ancora meno della met\u00e0 del peso che ha in Francia o in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, sta raggiungendo livelli \u201cfrancesi\u201d &#8211; cio\u00e8 oltre il 30% dei voti &#8211; nell&#8217;est del Paese. Ci\u00f2 \u00e8 ovviamente legato al deterioramento della situazione sociale ed economica, simile a quello che si registra in Francia nelle aree pi\u00f9 colpite dalla deindustrializzazione. Ma \u00e8 anche strettamente legato alla storia particolare della Germania orientale. Nell\u2019Ovest, la resa dei conti con il passato nazista del Paese fu essenzialmente il risultato di un profondo movimento all&#8217;interno della societ\u00e0 tedesca: sulla scia del maggio 1968, i figli del baby boom chiesero ai loro genitori di rendere conto del periodo 1933-1945. Non \u00e8 stato cos\u00ec per l&#8217;Est. L&#8217;antinazismo rimase principalmente un discorso di propaganda imposto dall&#8217;alto alla societ\u00e0 della Germania dell\u2019Est dalla dittatura comunista e dagli occupanti russi. Questo antinazismo ufficiale poneva poca enfasi sul razzismo e sull&#8217;antisemitismo del regime di Hitler, concentrandosi invece sui legami tra i nazisti e i grandi capitalisti tedeschi, nonch\u00e9 sul loro imperialismo. Inoltre, poich\u00e9 l&#8217;avanzata dell&#8217;Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale fu accompagnata da una moltitudine di crimini di guerra &#8211; stupri, pulizia etnica, massacri di civili, saccheggi, eccetera &#8211; la propensione dei tedeschi dell&#8217;Est a vedere l&#8217;8 maggio 1945 come una \u201cliberazione\u201d piuttosto che come una sconfitta \u00e8 sempre stata molto pi\u00f9 limitata rispetto alla Germania occidentale, dove tale idea \u00e8 diventata dominante. Non sorprende quindi che sia proprio nella parte orientale del Paese che l&#8217;estrema destra xenofoba abbia trovato il terreno pi\u00f9 favorevole per risorgere dalle proprie ceneri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nell\u2019Est, l&#8217;antinazismo rimase principalmente un discorso di propaganda imposto dall&#8217;alto alla societ\u00e0 della Germania dell\u2019Est dalla dittatura comunista e dagli occupanti russi.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla luce di questa storia, ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare pi\u00f9 sorprendente a prima vista \u00e8 che questa estrema destra \u00e8 anche uno dei pi\u00f9 determinati sostenitori di Vladimir Putin tra il pubblico tedesco. Sebbene giochi anche sul registro post-comunista affermando di voler \u201cdenazificare\u201d l&#8217;Ucraina, Putin oggi incarna soprattutto tutto ci\u00f2 che piace di pi\u00f9 all&#8217;estrema destra in Europa e quindi anche in Germania: razzismo, maschilismo, esaltazione della violenza, autoritarismo e disprezzo per lo Stato di diritto.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, c&#8217;\u00e8 senza dubbio una risonanza con il vecchio background imperiale tedesco che aveva gi\u00e0 costituito la base del patto tedesco-sovietico negli anni &#8217;30: secondo questa visione del mondo, lo spazio che separa la Germania dalla Russia sarebbe stato occupato fondamentalmente solo da Stati illegittimi. Tedeschi e russi avrebbero dovuto accettare di condividerlo. Non va dimenticato, in particolare, che una parte considerevole del territorio della Polonia post-1945 \u00e8 costituita da terre che erano state a lungo tedesche.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultima aggiunta al panorama politico tedesco, sempre pi\u00f9 frammentato, \u00e8 il B\u00fcndnis Sara Wagenknecht (BSW), emerso la scorsa primavera: un UFO politico. Questo partito, nato da una scissione da Die Linke,<strong> <\/strong>\u00e8 sia conservatrice sui temi sociali \u2014 in particolare sulla questione delle migrazioni \u2014 che abbastanza radicale sulle questioni sociali ed economiche. \u00c8 anche favorevole a Putin in materia di politica estera. Sara Wagenknecht, 55 anni, \u00e8 nata e cresciuta nella Germania dell&#8217;Est. Negli anni Duemila \u00e8 diventata una delle figure di spicco di Die Linke, presiedendo il suo gruppo parlamentare al Bundestag e diventando anche la compagna di Oskar Lafontaine, ex segretario generale dell&#8217;SPD ed ex candidato dell&#8217;SPD alla Cancelleria, che aveva co-fondato Die Linke dopo aver rotto con il governo di Gerhard Schr\u00f6der.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha preso gradualmente le distanze da Die Linke, soprattutto sul tema dell&#8217;immigrazione, opponendosi alla politica di accoglienza attuata dal governo di Angela Merkel al momento della crisi del 2015, e ha infine creato quest&#8217;anno un proprio movimento politico. Con relativa semplicit\u00e0, gli ha dato un nome proprio, un gesto senza precedenti nella storia politica della Germania, un Paese che finora era stato ampiamente risparmiato dalla deriva individualista indotta in Francia o negli Stati Uniti dalle elezioni presidenziali. Il BSW \u00e8 attualmente accreditato dell&#8217;8% dei voti nei sondaggi di opinione ed \u00e8 appena riuscito a <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/02\/afd-in-turingia-per-la-prima-volta-dalla-seconda-guerra-mondiale-un-partito-di-estrema-destra-si-impone-in-un-lander-tedesco\/\">ottenere risultati a due cifre nelle elezioni regionali in Turingia<\/a>, Brandeburgo e Sassonia, nella parte orientale del Paese.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/PDLIb\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Ma il fatto pi\u00f9 eclatante della crisi politica tedesca \u00e8 il crollo della SPD, il principale partito socialdemocratico dell&#8217;Europa occidentale dalla fine del XIX secolo. Sebbene abbia raggiunto un picco del 45% dei voti nel 1972 e abbia superato il 40% nel 1998, quando si \u00e8 conclusa l&#8217;era di Helmut Kohl, la SPD ha ora solo il 16% nei sondaggi per le elezioni generali del 2025. Dopo il 1989, si poteva pensare che la caduta del Muro di Berlino avrebbe favorito i socialdemocratici in Europa. A distanza di trentacinque anni, va detto che la Germania non fa eccezione: la caduta del Muro sembra aver spazzato via la socialdemocrazia insieme al comunismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come altrove, l&#8217;ascesa delle classi medie con istruzione universitaria all&#8217;interno del Partito e delle sue strutture dirigenziali ha spinto le classi lavoratrici e popolari sempre pi\u00f9 verso destra e l&#8217;estrema destra. Questo fenomeno \u00e8 stato esacerbato in Germania dalla scelta di un orientamento social-liberale molto aggressivo durante il governo di Gerhard Schr\u00f6der, tra il 1998 e il 2005. All&#8217;epoca, la SPD aveva attuato un ripensamento piuttosto radicale dello Stato sociale tedesco, che aveva profondamente e durevolmente diviso e indebolito il partito, portando in particolare all&#8217;allontanamento di Oskar Lafontaine, ex segretario generale ed ex candidato alla cancelleria della SPD.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La caduta del Muro sembra aver spazzato via la socialdemocrazia insieme al comunismo.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sebbene nel frattempo sia stato effettuato un inventario all&#8217;interno della SPD, nell&#8217;opinione pubblica c&#8217;\u00e8 ancora molta sfiducia, anche perch\u00e9 Olaf Scholz, l&#8217;attuale Cancelliere del Paese, e Frank-Walter Steinmeier, il Presidente della Repubblica tedesca, incarnano ancora la continuit\u00e0 con l&#8217;era Schr\u00f6der. Dopo averlo quasi escluso qualche anno fa, la SPD, in grande difficolt\u00e0, ha appena riabilitato Gerhard Schr\u00f6der, sperando di sfruttare l&#8217;aura di uomo forte che conserva in alcuni settori della popolazione tedesca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte significativa di questa continuit\u00e0 con l&#8217;era Schr\u00f6der riguarda anche le relazioni con la Russia. Negli anni Settanta, durante la Guerra Fredda, quando la SPD sal\u00ec al potere sotto il cancelliere Willy Brandt, si distinse dai cristiano-democratici, che erano molto allineati con gli americani, perseguendo una Ostpolitik dinamica di apertura verso l&#8217;Unione Sovietica e la Germania Est. Tuttavia, da allora l&#8217;SPD \u00e8 rimasto il partito tedesco pi\u00f9 favorevole a legami pi\u00f9 stretti con la Russia, sostenuto da una potente lobby industriale. Anche se quest\u2019ultima \u00e8 stata molto attiva anche verso i cristiano-democratici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cancelliere Gerhard Schr\u00f6der, in particolare, ha scelto di abbracciare pienamente questa continuit\u00e0 lanciando nel 1998 il gasdotto Nord-Stream 1, progettato per portare il gas russo in Germania aggirando Polonia e Ucraina attraverso il Mar Baltico. Il cancelliere \u00e8 diventato cos\u00ec vicino a Vladimir Putin che, dopo il suo mandato, \u00e8 diventato presidente della societ\u00e0 che gestisce il gasdotto insieme a Gazprom. Ancora oggi, sebbene il governo di Olaf Scholz sia pienamente impegnato a sostenere l&#8217;Ucraina, fornendo al Paese pi\u00f9 aiuti militari della Francia, all&#8217;interno della SPD la reticenza verso questa guerra rimane pi\u00f9 forte tra i partiti di governo tedeschi (senza contare quindi Die Linke, il BSW e l&#8217;AfD). Questo si riflette nel rifiuto di Olaf Scholz di consegnare i missili Taurus all&#8217;Ucraina, a differenza di quanto hanno fatto britannici e francesi con i loro sistemi d&#8217;arma equivalenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, anche se sono notevolmente pi\u00f9 deboli rispetto al dominio raramente contestato della politica tedesca fino alla fine dell&#8217;era Kohl, i cristiano-democratici sembrano essersi ripresi dall&#8217;incidente industriale del 2021 che aveva posto fine all&#8217;era Merkel. Riescono a resistere in questo panorama sempre pi\u00f9 frammentato e sono accreditati del 31% dei voti nei sondaggi &#8211; il doppio della SPD &#8211; dopo aver voltato pagina con la Merkel <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/02\/friedrich-merz-il-futuro-cancelliere\/\">eleggendo Friedrich Merz, uno dei suoi pi\u00f9 acerrimi critici, come leader della CDU<\/a>. Dopo le politiche economiche e sociali relativamente moderate di Angela Merkel, che hanno persino riparato alcuni dei danni causati da Gerhard Schr\u00f6der al modello sociale tedesco, Friedrich Merz ha riportato la CDU in un&#8217;orbita ultraliberista e austera, soprattutto a spese dei liberali. Con un discreto successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa crescente frammentazione del panorama politico rende sempre pi\u00f9 difficile governare il Paese. Fino al 2021, \u00e8 sempre stato possibile costruire coalizioni bipartitiche per governare il Paese con una maggioranza stabile nel Bundestag &#8211; composto attraverso un sistema proporzionale completo con una soglia del 5%. Costruire queste coalizioni \u00e8 sempre stato un esercizio complicato che richiedeva diversi mesi, ma che aveva successo perch\u00e9 questi governi di solito duravano per un&#8217;intera legislatura. Dal 1958, nonostante la piena rappresentanza proporzionale, la Germania ha avuto solo 28 governi e 9 capi di governo &#8211; mentre la Francia, con il suo sistema maggioritario a doppio turno, che dovrebbe garantire maggiore stabilit\u00e0, ha avuto 48 governi e 27 capi di governo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Con Merz,\u00a0 i cristiano-democratici sembrano essersi ripresi dall&#8217;incidente industriale del 2021 che aveva posto fine all&#8217;era Merkel.\u00a0<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Tuttavia, dal 2021, sono necessari tre partiti per formare una coalizione di maggioranza. La durata della coalizione a tre composta da SPD, Verdi e Liberali &#8211; che si \u00e8 appena sciolta &#8211; \u00e8 stata costantemente minacciata dalle liti interne che hanno, di conseguenza, ampiamente paralizzato la sua azione di governo. Queste tensioni sono esacerbate in particolare dall&#8217;estremismo del piccolo partito liberale che, minacciato di estinzione, sta giocando una partita di austerit\u00e0 senza esclusione di colpi nel tentativo di soddisfare la sua base.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa paralisi si ripercuote anche sul modo in cui le autorit\u00e0 tedesche intervengono nel quadro europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le prossime elezioni potrebbero porre fine a questa crescente frammentazione del panorama politico tedesco, con la probabile scomparsa dal Bundestag sia dell&#8217;FDP che di Die Linke. Se cos\u00ec fosse, si tornerebbe a un sistema a cinque partiti, come negli anni Novanta. Paradossalmente, questo processo di crescente frammentazione del sistema politico tedesco, se da un lato potrebbe avere effetti stabilizzanti, dall&#8217;altro \u00e8 dovuto all&#8217;ascesa di due forze politiche di destra e di sinistra, i cui vessilli sono la xenofobia, il sostegno a Putin e la sfiducia nell&#8217;integrazione europea. Non c&#8217;\u00e8 quindi nulla di promettente, n\u00e9 di incoraggiante.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La morte della Germania aperta e liberale del dopoguerra<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Questa crisi del sistema politico tedesco riflette, e si accompagna, a una crisi di identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania post-Sessantotto, aperta al mondo, liberale, antirazzista e che aveva imparato la lezione del periodo nazista, \u00e8 stata spazzata via nel giro di un decennio dalla combinazione di ferite mal cicatrizzate lasciate da una riunificazione incompiuta e dalla destabilizzazione legata a una grande ondata di immigrazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene sia stata una benedizione economica e sociale per una Germania invecchiata e con un basso tasso di natalit\u00e0, ha di fatto stravolto la societ\u00e0 tedesca. Ottant&#8217;anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le uniche forze politiche che hanno il vento in poppa in Germania sono ancora una volta quelle che sventolano la bandiera del nazionalismo e della xenofobia&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo, le somiglianze tra la situazione francese e quella tedesca devono essere qualificate: in realt\u00e0, le somiglianze sono solo superficiali. Le dinamiche demografiche di Francia e Germania &#8211; e pi\u00f9 in generale il loro rapporto con il resto del mondo &#8211; sono profondamente diverse. Le ragioni per cui l&#8217;immigrazione \u00e8 diventata una questione centrale nei due Paesi non sono le stesse.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ottant&#8217;anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le uniche forze politiche che hanno il vento in poppa in Germania sono ancora una volta quelle che sventolano la bandiera del nazionalismo e della xenofobia\u2026<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La Germania \u00e8 stata a lungo un Paese con un tasso di natalit\u00e0 molto elevato. Per questo motivo, fin dal XVIII secolo \u00e8 stato anche un Paese di emigrazione di massa. Numerose comunit\u00e0 tedesche si sono insediate in tutta l&#8217;Europa orientale e fino alla Russia. E se cos\u00ec tanti nazisti emigrarono in America Latina all&#8217;indomani della Seconda guerra mondiale, fu perch\u00e9 c&#8217;erano gi\u00e0 grandi comunit\u00e0 tedesche in Argentina, Cile e Brasile. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, alla domanda sulle loro origini, 43 milioni di americani dicono di essere di origine tedesca &#8211; compreso Donald Trump. \u00c8 un numero superiore, ad esempio, ai 31 milioni di persone che dichiarano di avere origini irlandesi, ai 25 milioni di inglesi o ai 16 milioni di italiani&#8230; La profondit\u00e0 del sostegno all&#8217;atlantismo in Germania non pu\u00f2 essere compresa se si perde di vista la questione dell&#8217;emigrazione: in poche parole, ogni tedesco ha uno zio americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, non si pu\u00f2 comprendere la forza del commercio estero tedesco se non si tiene conto dell&#8217;importante ruolo svolto dall&#8217;emigrazione tedesca nel sostenerlo: l&#8217;industria al di l\u00e0 del Reno si basa massicciamente su un \u201ceffetto diaspora\u201d che un Paese come la Francia non ha.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/JVrTD\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Il fatto che la Germania sia stata per cos\u00ec tanto tempo un Paese di emigrazione \u00e8 strettamente legato al fatto che il diritto di cittadinanza tedesco \u00e8 rimasto essenzialmente un diritto di sangue per molto tempo. Solo all&#8217;inizio degli anni 2000, sotto il governo del cancelliere Gerhard Schr\u00f6der, questa legge si \u00e8 finalmente trasformata per dare un accesso pi\u00f9 facile alla nazionalit\u00e0 agli immigrati e agli stranieri nati sul suolo tedesco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania, unificata solo nel 1871, aveva mancato ampiamente la colonizzazione europea nel XIX secolo, riuscendo a impadronirsi solo temporaneamente del Camerun e della Namibia, per poi commettere un genocidio poco dopo. Questa mancanza di colonie, e il desiderio di rimediare, \u00e8 stata una delle principali forze trainanti della Prima guerra mondiale. Negli ultimi due secoli, i tedeschi sono emigrati in massa non verso le colonie tedesche, ma verso Paesi stranieri non controllati dalla Germania. Unitamente allo sfollamento forzato di circa dodici milioni di tedeschi dell&#8217;Est dalle loro case dopo la Seconda guerra mondiale, ci\u00f2 contribuisce a spiegare l&#8217;atteggiamento generalmente positivo adottato dall&#8217;opinione pubblica tedesca e dal governo conservatore di Angela Merkel nel 2015 nei confronti della crisi dei rifugiati siriani.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/DkgJD\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Le due guerre mondiali hanno ovviamente avuto un costo umano molto elevato per la Germania, ma \u00e8 stato solo in tempi relativamente recenti &#8211; a partire dagli anni &#8217;70 &#8211; che la dinamica demografica tedesca si \u00e8 realmente invertita, con un forte calo del tasso di natalit\u00e0 all&#8217;indomani del maggio 1968. Questo forte calo fu dovuto principalmente alla combinazione di due fenomeni distinti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, c&#8217;\u00e8 stato un potente movimento femminista, pi\u00f9 grande che in Francia, che ha scosso una societ\u00e0 rimasta molto conservatrice sotto l&#8217;egida della Democrazia Cristiana, che aveva dominato per tutto il dopoguerra. Il ruolo della donna nella societ\u00e0 era ancora fortemente influenzato dal vecchio motto Kinder, K\u00fcche, Kirche (bambini, cucina, chiesa), molto pi\u00f9 a lungo che in Francia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo cambiamento \u00e8 stato accompagnato dal graduale ingresso delle donne nel mercato del lavoro retribuito. Tuttavia, questo cambiamento si \u00e8 verificato in un contesto in cui le infrastrutture collettive, come asili nido e scuole materne, erano ancora inadeguate. Queste avrebbero permesso alle donne di conciliare lavoro e maternit\u00e0, ma erano ancora molto inadeguate. Inoltre, i tedeschi, anche quelli di sinistra, considerano spesso le donne come cattive madri, una <em>Rabenmutter<\/em> o \u201cmadre corvo\u201d, quando i loro figli vengono affidati agli asili nido o alle scuole materne.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 stato solo in tempi relativamente recenti &#8211; a partire dagli anni &#8217;70 &#8211; che la dinamica demografica tedesca si \u00e8 realmente invertita, con un forte calo del tasso di natalit\u00e0 all&#8217;indomani del maggio 1968.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge una consapevolezza pi\u00f9 precoce e diffusa in Germania della gravit\u00e0 della crisi ecologica e delle sue probabili conseguenze, anche se, allo stesso tempo, il Paese rimane un paradiso per le grandi auto e un grande consumatore di carbone. La combinazione di questi due fattori ha fatto s\u00ec che nel Paese, gi\u00e0 nel 1975, cinquant&#8217;anni fa, la fertilit\u00e0 sia scesa a 1,4 figli per donna, quando invece i 2,1 figli per donna avrebbero potuto stabilizzare la popolazione. \u00c8 interessante notare che questo tasso \u00e8 leggermente aumentato dal 2010, grazie a una salute economica relativamente buona unita a un grande sforzo per dotare finalmente il Paese di asili nido e strutture di assistenza all&#8217;infanzia per il doposcuola, sotto la guida di Angela Merkel, una donna della RDT che \u00e8 stata socializzata in un Paese in cui, a differenza della Germania occidentale, tutte le donne avevano un lavoro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/4mG1S\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Al contrario, molto prima dell&#8217;invenzione della contraccezione moderna, la Francia era all&#8217;avanguardia nella transizione demografica, con un tasso di natalit\u00e0 relativamente basso. Dal XVIII secolo, la sua popolazione \u00e8 cresciuta molto meno di quella dei suoi vicini. Inoltre, i francesi vivono in un Paese ancora scarsamente popolato e questo \u00e8 uno dei motivi per cui non hanno mai emigrato in massa. Questo \u00e8 anche uno dei motivi per cui i francesi hanno perso le loro colonie in Nord America, dove i coloni francesi sono stati rapidamente sopraffatti dalle continue ondate di emigranti che arrivavano in massa dalla sovrappopolata Inghilterra. A differenza della Germania, la Francia conquist\u00f2 un vasto impero coloniale, soprattutto in Africa, nel corso del XIX secolo. Invece di fungere da forza trainante di un vasto movimento di emigrazione, come nel caso degli anglosassoni in Nord America o degli iberici in Sud America, questo impero coloniale ha reso la Francia un Paese di immigrazione prima della maggior parte dei suoi vicini europei. Solo negli anni &#8217;70, quindi, le dinamiche demografiche tra Francia e Germania si sono brutalmente invertite: la Francia \u00e8 diventata uno dei Paesi europei con il pi\u00f9 alto tasso di natalit\u00e0, mentre in Germania il tasso di natalit\u00e0 \u00e8 diminuito rapidamente.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/ckGys\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Se la questione dell&#8217;immigrazione \u00e8 al centro della crisi politica di entrambi i Paesi, questo \u00e8 in realt\u00e0 il risultato di dinamiche molto diverse. Oltre alla Grecia, la Francia \u00e8 il Paese dell&#8217;Europa occidentale in cui i nuovi flussi migratori sono stati pi\u00f9 bassi dal 2010, secondo i dati Eurostat, ben al di sotto della media europea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/KzFq3\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La questione politica in Francia \u00e8 solo apparentemente legata alla migrazione: in realt\u00e0, riguarda soprattutto l&#8217;integrazione dei discendenti degli emigrati, la maggior parte dei quali sono ormai francesi. Questo stato di cose ha poco a che fare con i flussi migratori degli ultimi anni, che sono rimasti molto limitati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/L6ICf\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La Germania, invece, si colloca dietro Svezia e Austria come uno dei Paesi europei con il maggior afflusso di immigrati negli ultimi dieci anni. Oggi in Francia il 13,1% della popolazione \u00e8 nato all&#8217;estero, una percentuale rimasta praticamente stabile negli ultimi decenni. In Germania, invece, la percentuale \u00e8 del 19,5%, il 50% in pi\u00f9. A parte i paradisi fiscali come Malta e Lussemburgo, si tratta di una delle percentuali pi\u00f9 alte in Europa. Oggi la Francia ha l&#8217;8,2% di stranieri nella sua popolazione, poco pi\u00f9 di dieci anni fa, mentre la Germania ne ha il 14,6%, quasi il doppio rispetto al 2013.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/uQ6xK\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Grazie a questa forte immigrazione, non solo extraeuropea, la Germania \u00e8 riuscita ad arrestare il suo declino demografico: dal 2013 la sua popolazione \u00e8 cresciuta del 4,8%, quasi il triplo della media UE e molto pi\u00f9 di quella francese (3,9%). La popolazione tedesca, che aveva iniziato a diminuire, ha ripreso a crescere dal 2015 ed \u00e8 ora superiore di 1,3 milioni rispetto al picco del 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un punto di vista strettamente economico, questo grande afflusso di migranti rappresenta una manna dal cielo per il Paese, sia per il suo sistema produttivo che per quello sociale. La maggior parte dei nuovi arrivi \u00e8 costituita da giovani gi\u00e0 formati e spesso qualificati, il che permette di limitare la carenza di manodopera, altrimenti destinata a peggiorare a causa del bassissimo tasso di natalit\u00e0, e di finanziare le pensioni della crescente quota di popolazione con pi\u00f9 di 65 anni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/vuAhC\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La Germania ha tratto grandi benefici dalla crisi dell&#8217;Eurozona. Non sono solo i cittadini extraeuropei ad essere emigrati in Germania: la percentuale di persone nate altrove in Europa \u00e8 quasi raddoppiata nel Paese tra il 2011 e il 2023, passando dal 3,8% al 7,4%. In Francia, invece, rappresentano solo il 2,9% della popolazione. Ogni volta che la Germania accoglie un giovane italiano, greco o spagnolo di 20 anni che ha lasciato il suo Paese dopo la crisi dell&#8217;eurozona per mancanza di prospettive di lavoro, deve in realt\u00e0 almeno 200.000 euro al suo Paese d&#8217;origine, se stimiamo in modo prudente il costo, pubblico e privato, pagato per la sua crescita. Tra il 2013 e il 2023, 3,2 milioni di europei si sono trasferiti in Germania. Ci\u00f2 significa che la Germania deve, in teoria, 640 miliardi di euro al resto dell&#8217;UE, una somma che non ha dovuto destinare a sfamare, curare, alloggiare e istruire questi nuovi arrivati&#8230; In particolare, lo deve ai Paesi dell&#8217;Europa meridionale che erano in crisi negli anni 2010 e da cui proviene la maggior parte dei migranti intraeuropei. Anche la percentuale di popolazione tedesca nata al di fuori dell&#8217;Europa \u00e8 aumentata in modo significativo, anche se in modo meno marcato: dal 7,3% nel 2013 al 12,1% nel 2023.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La popolazione tedesca, che aveva iniziato a diminuire, ha ripreso a crescere dal 2015 ed \u00e8 ora superiore di 1,3 milioni rispetto al picco del 2007.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La societ\u00e0 tedesca, che per due secoli \u00e8 stata una delle principali fonti di emigrazione in Europa, \u00e8 cos\u00ec diventata nel giro di pochi decenni, e in particolare dopo la crisi finanziaria del 2008, uno dei Paesi europei in cui gli stranieri costituiscono la percentuale maggiore della popolazione. Ci\u00f2 ha profondamente destabilizzato il Paese, in particolare la Germania orientale, dove per quarantacinque anni non c&#8217;\u00e8 stato praticamente nessuno straniero, a parte i soldati dell&#8217;esercito russo di occupazione &#8211; e qualche lavoratore vietnamita. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero se si considera che, per quanto riguarda i richiedenti asilo, la Germania, a differenza della Francia, impone una rigida ripartizione degli arrivi in tutti i comuni del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In Germania, dove fino a poco tempo fa i prezzi delle case erano molto pi\u00f9 bassi che in Francia, negli ultimi anni i prezzi delle case e degli affitti sono aumentati notevolmente. Questo aumento \u00e8 dovuto in primo luogo alla politica monetaria molto accomodante della BCE di fronte alla crisi dell&#8217;eurozona e, in secondo luogo, alla pandemia di Covid-19 che, in Germania come altrove, ha portato a un&#8217;inflazione significativa dei prezzi degli asset, sia azionari che immobiliari. Tuttavia, poich\u00e9 l&#8217;aumento dei prezzi ha coinciso con l&#8217;arrivo di un gran numero di immigrati, \u00e8 forte la tentazione di attribuire la colpa principalmente a questi ultimi. Inoltre, la Germania non \u00e8 un Paese laico. Si considera in gran parte un Paese cristiano &#8211; governato, inoltre, per gran parte del dopoguerra da persone che si definiscono democratiche cristiane. Nelle scuole pubbliche si tenevano lezioni di religione protestante e cattolica e lo Stato riscuoteva le tasse per conto delle chiese cristiane. In questo contesto, l&#8217;arrivo di un gran numero di musulmani \u00e8 accolto spesso con un rifiuto. Tanto pi\u00f9 che, a differenza di protestanti e cattolici, la fede musulmana non ha una struttura gerarchica ed \u00e8 quindi difficile da integrare nel contesto esistente.<\/p>\n\n\n\n<p>A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunta una serie di crimini o attacchi che hanno coinvolto stranieri di fede musulmana residenti in Germania. La sera del 31 dicembre 2015, a Colonia, sono state commesse numerose aggressioni sessuali da parte di migranti. Nel luglio 2016, un islamista si \u00e8 fatto esplodere in un ristorante di Ansbach, in Baviera, e nel dicembre 2016 un attacco con un camion ariete ha ucciso 12 persone al mercatino di Natale di Berlino. Nel 2020 un iracheno semin\u00f2 il terrore su un&#8217;autostrada e lo scorso agosto un attacco con coltello uccise due persone a Solingen. Questi eventi hanno ricevuto ampi spazi sui media, in particolare dalla Bild, il principale quotidiano popolare tedesco di destra. Allo stesso tempo, negli ultimi anni sono stati attaccati numerosi ostelli per rifugiati, soprattutto nella Germania orientale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La societ\u00e0 tedesca, che per due secoli \u00e8 stata una delle principali fonti di emigrazione in Europa, \u00e8 cos\u00ec diventata nel giro di pochi decenni, e in particolare dopo la crisi finanziaria del 2008, uno dei Paesi europei in cui gli stranieri costituiscono la percentuale maggiore della popolazione.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2015, una Germania umanista, in gran parte priva dei pregiudizi lasciati in Francia dal colonialismo e decisa a combattere tutte le forme di razzismo che erano state al centro del nazismo, ha accolto un milione di rifugiati siriani quasi senza battere ciglio, mentre la Francia ne ha accolti solo 30.000. La Cancelliera si \u00e8 poi rimboccata le maniche per dichiarare con orgoglio che &#8220;ce la faremo&#8221;, accompagnata da una straordinaria mobilitazione della societ\u00e0 civile che ha risposto in massa al suo appello per far fronte all&#8217;afflusso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni dopo, la Germania \u00e8 diventata una di quelle societ\u00e0 europee fredde e ripiegate su se stesse, mentre il governo tedesco di sinistra sta promuovendo una politica migratoria europea pi\u00f9 dura, gi\u00e0 pianificata e organizzata dal Commissario europeo tedesco Ursula von der Leyen, in stretta consultazione con l&#8217;estrema destra europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se guardiamo le cose con freddezza, tuttavia, l&#8217;afflusso di migranti che la Germania ha sperimentato negli ultimi dieci anni \u00e8 stato una grande opportunit\u00e0 sia per il suo sistema produttivo che per quello sociale. Ma le passioni politiche e le realt\u00e0 economiche obbediscono spesso a razionalit\u00e0 diverse&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 tuttavia una questione su cui il consenso tedesco post-1968 si \u00e8 mantenuto saldo: il senso di colpa collettivo nei confronti del popolo ebraico, che \u00e8 rassicurante. Nel contesto del conflitto in Medio Oriente e della guerra scoppiata in seguito al massacro del 7 ottobre 2023, tuttavia, questo comprensibile sentimento ha avuto l&#8217;effetto negativo di rendere l&#8217;opinione pubblica e il governo tedesco di sinistra, in particolare attraverso la voce di Annalena Baerbock, ministro degli Esteri dei Verdi, uno dei pi\u00f9 forti sostenitori in Europa, insieme a Viktor Orb\u00e1n, della guerra condotta dal governo di Benjamin Netanyahu contro i palestinesi e dei molteplici crimini di guerra che ha causato. In questo modo, contribuisce attivamente ad allontanare l&#8217;Europa dalla maggior parte dei Paesi del Sud, ben oltre i soli Paesi musulmani. A lungo termine, questa posizione rappresenta una minaccia esistenziale per il futuro dell&#8217;Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un modello economico in grave pericolo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Queste crisi politiche e identitarie si intrecciano con una profonda crisi del modello economico tedesco, di cui i segnali attuali sono probabilmente solo i prolegomeni.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i motori che avevano reso la Germania la potenza economica dominante all&#8217;interno dell&#8217;Unione si sono fermati. Dopo la crisi finanziaria del 2008 e poi durante la crisi dell&#8217;eurozona, la relativa buona salute economica della Germania ha indotto i tedeschi a porsi come \u201cprofessori\u201d all&#8217;interno dell&#8217;Unione. Quei giorni sono finiti. La Germania sembra ormai destinata a diventare il &#8220;malato&#8221; d&#8217;Europa.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello economico tedesco si basa sulla forza industriale del Paese e sulla sua capacit\u00e0 di esportazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania si considera l\u2019\u201c<em>Exportweltmeister\u201d,<\/em> ovvero il campione mondiale delle esportazioni. E ci \u00e8 riuscita in modo impressionante: secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2023 le esportazioni della Cina e dei suoi 1,4 miliardi di abitanti ammonteranno a 3.380 miliardi di dollari, mentre quelle degli Stati Uniti e dei suoi 335 milioni di abitanti a 2.020 miliardi. La Germania, con una popolazione di 84 milioni di abitanti, \u00e8 appena dietro con 1.690 miliardi di dollari. Queste esportazioni sono pi\u00f9 del doppio di quelle del Giappone o della Corea e quasi il triplo di quelle di Francia, Italia e Regno Unito.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Q0EbH\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Dopo il 1991, tuttavia, la riunificazione tedesca ha interrotto questa dinamica, costringendo il Paese a dare priorit\u00e0 agli investimenti interni per la ricostruzione della parte orientale. Di conseguenza, per tutti gli anni Novanta il Paese ha registrato un deficit con l&#8217;estero, con Berlino che importava pi\u00f9 di quanto esportasse. All&#8217;epoca, i tedeschi considerarono questa situazione come una tragedia nazionale e un segno di una profonda crisi della competitivit\u00e0 tedesca. Era fondamentale riconquistare questo status di \u201c<em>Exportweltmeister<\/em>\u201d, da qui i grandi sforzi compiuti dal cancelliere Gerhard Schr\u00f6der all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 per ridurre i costi del lavoro e rilanciare le famose esportazioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tutti i motori che avevano reso la Germania la potenza economica dominante all&#8217;interno dell&#8217;Unione si sono fermati.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le riforme di Schr\u00f6der, in particolare la cosiddetta riforma &#8220;Hartz IV&#8221;, che ha inasprito le condizioni per ottenere l&#8217;assistenza sociale, e la riforma volta a sviluppare i &#8220;minijob&#8221;, ovvero posti di lavoro precari senza protezione sociale, hanno portato a un forte aumento della povert\u00e0 in generale e della povert\u00e0 lavorativa in particolare. Ci\u00f2 ha contribuito a un aumento significativo delle disuguaglianze.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/SHaRk\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Il paradosso \u00e8 che, dopo l&#8217;epurazione imposta dal socialdemocratico Gerhard Schr\u00f6der, \u00e8 stata la cristiano-democratica Angela Merkel ad avere il compito di riparare gran parte dei danni sociali causati dal suo predecessore. Merkel ha dovuto aggiustare la durissima riforma delle pensioni decisa nel 2004 e introdurre nel 2015 un salario minimo in un Paese che fino ad allora ne era privo. Di conseguenza, insieme alla relativa salute dell&#8217;economia tedesca, negli ultimi anni il tasso di povert\u00e0 in Germania \u00e8 diminuito. In altre parole, il peggioramento delle condizioni sociali e la crescita delle disuguaglianze non sono al centro della crisi del sistema politico tedesco che abbiamo descritto in precedenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania ha attuato una politica di dumping sociale nei confronti dei propri vicini europei, anche con Gerhard Schr\u00f6der, che le ha consentito di ottenere rapidamente colossali avanzi esterni. Ci\u00f2 ha rafforzato la convinzione dei leader tedeschi che questa fosse la ricetta miracolosa che dovevano assolutamente imporre a tutti gli altri europei per far uscire il Vecchio Continente dalla stagnazione, cosa che hanno poi fatto in modo spietato durante la crisi dell&#8217;eurozona, in particolare nei confronti della Grecia. Non sorprende, quindi, che questa politica si sia rivelata molto dannosa per l&#8217;economia europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se le politiche di Gerhard Schr\u00f6der non hanno avuto conseguenze ancora pi\u00f9 negative per la Germania e l&#8217;Europa nei primi anni 2000, \u00e8 stato perch\u00e9 i vicini della Germania stavano adottando una politica diversa che consentiva loro di acquistare le esportazioni tedesche. Se tutti in Europa attuassero contemporaneamente politiche di restrizione della domanda interna simili a quelle messe in atto da Gerhard Schr\u00f6der nella sola Germania all&#8217;inizio degli anni Duemila, il risultato finale sarebbe, non a caso, quello a cui abbiamo assistito dal 2008: la prolungata stagnazione dell&#8217;economia europea e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/category\/economia\/rapporto-draghi-un-dibattito-europeo\/\">il suo ritardo rispetto a quella statunitense<\/a>. Questa stagnazione \u00e8 stata ulteriormente aggravata dall&#8217;aumento della penetrazione del capitale cinese, a seguito dell&#8217;obbligo imposto ai governi dei Paesi dell&#8217;Europa meridionale di vendere i loro &#8220;gioielli di famiglia&#8221; per ridurre il loro debito.<\/p>\n\n\n\n<p>La compressione della domanda interna, dovuta alle riforme di Schr\u00f6der, ha indubbiamente contribuito a migliorare il saldo con l&#8217;estero della Germania, ma, allo stesso tempo, ha avuto un impatto negativo sull&#8217;economia europea. Tuttavia, altri fattori sono alla base della ripresa delle esportazioni tedesche. A partire dall&#8217;inizio degli anni Duemila, la domanda cinese di grandi berline \u00e8 esplosa, alimentata dall&#8217;emergere di una nuova classe benestante nel Regno di Mezzo, mentre \u00e8 esplosa anche la domanda di macchinari, legata alla rapida industrializzazione del Paese. In entrambi i casi, si trattava di prodotti in cui la Germania godeva di un innegabile vantaggio competitivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, nel corso degli anni &#8217;90, l&#8217;industria tedesca ha sfruttato appieno l&#8217;allargamento dell&#8217;UE, accaparrandosi anche gli scarti dell&#8217;Europa orientale. Ci\u00f2 ha permesso di ampliare le proprie esportazioni e, al contempo, di ridurre significativamente i costi di produzione grazie allo sviluppo della subfornitura nell&#8217;Europa orientale. \u00c8 grazie a questa politica che ha potuto sfuggire agli effetti deleteri del massiccio aumento dell&#8217;euro rispetto al dollaro, passato da 0,9 dollari nel 2000 a 1,6 dollari nel 2008 &#8211; un quasi raddoppio che ha avuto un grave impatto sulle industrie francesi e italiane negli anni 2000.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La compressione della domanda interna, causata dalle riforme di Schr\u00f6der, ha indubbiamente contribuito a migliorare il saldo esterno della Germania, deprimendo al contempo l&#8217;economia europea.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Mentre la Germania esporta molto di pi\u00f9 della Francia, con un rapporto di 2,1 nel 2023, importa anche molto di pi\u00f9, con un rapporto di 1,8 nello stesso anno. Prima della caduta del Muro, la Francia era il Paese a basso costo in cui la Germania si riforniva di subforniture. Dopo la caduta del Muro, soprattutto negli anni 2000, il testimone \u00e8 passato prima alla Polonia e poi alla Repubblica Ceca. Questo cambiamento ha quadruplicato il costo del lavoro e ha portato a una forte riduzione dei costi di produzione totali, a prescindere da quanto accadeva in Germania. Di conseguenza, le esportazioni tedesche hanno registrato un&#8217;impennata, quasi raddoppiando in proporzione al PIL tedesco tra gli anni Novanta e la fine degli anni Duemila, e la Germania \u00e8 tornata a registrare avanzi esterni superiori a 6 punti percentuali del PIL alla fine degli anni Duemila.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/ZK9yI\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La crisi finanziaria del 2008 e la conseguente crisi dell&#8217;Eurozona hanno frenato solo temporaneamente questa dinamica.<\/p>\n\n\n\n<p>A causa dell&#8217;austerit\u00e0 imposta dal ministro delle Finanze Wolfgang Sch\u00e4uble ai Paesi dell&#8217;Europa meridionale colpiti dalla crisi, la Germania ha visto diminuire le sue esportazioni verso il resto dell&#8217;UE, ma \u00e8 riuscita a compensare queste perdite aumentando le sue esportazioni al di fuori dell&#8217;Unione, soprattutto verso la Cina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania ha mantenuto la sua buona salute industriale e delle esportazioni durante la tempesta europea del 2008-2013, e questo ha rafforzato notevolmente l&#8217;arroganza dei suoi leader e la loro intransigenza sui loro fondamenti ordo-liberali e d&#8217;austerit\u00e0, impedendo all&#8217;Unione di attuare le riforme necessarie dopo la crisi dell&#8217;Eurozona.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/oWeKb\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, dopo la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, le cose sono andate di male in peggio. L&#8217;industria tedesca \u00e8 apparsa improvvisamente come un colosso dai piedi d&#8217;argilla: la produzione industriale e le esportazioni al di fuori dell&#8217;Unione stanno calando molto rapidamente, e ci sono tutte le ragioni per credere che questo sia solo l&#8217;inizio di un processo che rischia di accelerare ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/rIzm6\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;industria tedesca \u00e8 ovviamente molto pi\u00f9 forte di quella francese. Il suo PIL \u00e8 il doppio di quello francese. Tuttavia, continua a produrre pi\u00f9 o meno le stesse cose di cento anni fa: automobili, prodotti chimici e macchine utensili. In assenza di una politica industriale europea, alla quale i leader tedeschi si sono sempre opposti fermamente fino ad oggi, la Germania, come la Francia e il resto d&#8217;Europa, ha perso le sfide della microelettronica, della telefonia mobile, dei social network e dei giganti di Internet&#8230; Il fatto che Cina, Corea, Giappone e Stati Uniti si siano aggiudicati la parte del leone del mercato in questi settori, a scapito soprattutto dell&#8217;Europa, \u00e8 strettamente legato a politiche industriali pubbliche molto attive, in particolare nel caso degli Stati Uniti, dove la politica di difesa ha svolto un ruolo fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/mJBe1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Oggi, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/\">la rivoluzione tecnologica in atto nell&#8217;industria automobilistica mette a rischio il futuro di un settore che rappresenta il motore trainante dell&#8217;intera industria tedesca<\/a>. La prevista fine dei motori a combustione interna sta mettendo in discussione uno dei principali vantaggi competitivi dell&#8217;industria tedesca, che si fonda su secoli di eccellenza in questo campo. Allo stesso tempo, una parte essenziale del valore aggiunto delle automobili viene trasferita ai produttori di batterie &#8211; un settore in cui la Germania \u00e8 in ritardo rispetto al resto d&#8217;Europa &#8211; e ai giganti del software e dei dati, settori in cui i tedeschi sono in ritardo rispetto al resto d&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L&#8217;industria tedesca \u00e8 ovviamente molto pi\u00f9 forte di quella francese. Tuttavia, continua a produrre pi\u00f9 o meno le stesse cose di cento anni fa: automobili, prodotti chimici e macchine utensili.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il modello tedesco si caratterizza in particolare per la &#8220;codeterminazione&#8221;, un sistema di relazioni industriali che conferisce ai lavoratori e ai loro rappresentanti poteri molto ampi all&#8217;interno delle aziende, a un livello senza precedenti nel mondo capitalista. A differenza di quanto avviene in Francia, dove i comitati aziendali non hanno un vero e proprio potere di veto sulla maggior parte delle principali decisioni manageriali a livello di stabilimento e di azienda, ma vengono consultati per avere consigli, in Germania i lavoratori e i loro rappresentanti hanno ampi poteri. Nelle grandi aziende, i rappresentanti dei lavoratori occupano la met\u00e0 dei posti nei consigli di sorveglianza, affiancati dai rappresentanti degli azionisti. Questa forma di governance molto particolare ha svolto un ruolo chiave nel garantire la solidit\u00e0 dell&#8217;industria tedesca. A differenza di quanto avviene in Francia, ha frenato il desiderio del management di esternalizzare e delocalizzare e ha permesso di raggiungere compromessi pragmatici, nonch\u00e9 un forte impegno da parte dei dipendenti tedeschi nei confronti delle loro aziende, perch\u00e9 si sentono ascoltati e rispettati. Tuttavia, se questa co-determinazione si \u00e8 rivelata vantaggiosa per l&#8217;industria tedesca durante periodi di innovazione incrementale, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec in presenza di innovazioni dirompenti che richiedono cambiamenti rapidi e massicci. In questo contesto, tale governance rischia di diventare un freno a causa dell&#8217;inerzia che necessariamente comporta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come se non bastasse, negli ultimi venticinque anni l&#8217;industria tedesca ha investito molto in Cina, sia nel settore automobilistico che in quello dei macchinari, le sue due principali aree di forza. \u00c8 stato proprio questo mercato a permetterle di compensare gli effetti negativi sulle sue esportazioni della prolungata stagnazione dell&#8217;economia europea, dovuta alle politiche di austerit\u00e0 imposte dal governo tedesco dopo la crisi finanziaria del 2008. Ma una volta acquisito il know-how, grazie soprattutto ai costruttori tedeschi, i costruttori cinesi hanno iniziato a competere con loro &#8211; non solo in Cina ma anche nel resto del mondo &#8211; sia in termini di auto che di macchine. La spettacolare ascesa degli operatori cinesi nel campo dei veicoli elettrici, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/\">fortemente sostenuta dallo Stato<\/a>, ha portato a un crollo della quota di mercato dei produttori tedeschi nella stessa Cina, che era diventata di gran lunga il pi\u00f9 grande mercato automobilistico del mondo prima che queste auto iniziassero a invadere il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, l&#8217;altro grande mercato di esportazione della Germania, in particolare nel settore automobilistico, \u00e8 rappresentato dagli Stati Uniti d&#8217;America. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le eccedenze europee, e in particolare quelle tedesche, negli scambi commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti saranno al centro di difficili negoziati, mentre \u00e8 probabile che aumentino le pressioni affinch\u00e9 l&#8217;Europa si allinei alla dura posizione di Washington nei confronti della Cina. L&#8217;industria tedesca \u00e8 quindi probabilmente una delle principali vittime della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Senza dubbio, sar\u00e0 costretta ad adottare una linea pi\u00f9 dura con la Cina nella speranza di placare l&#8217;ardore di Trump, con il rischio di perdere definitivamente la sua posizione in questo gigantesco mercato. Inoltre, sar\u00e0 costretta a delocalizzare la sua produzione negli Stati Uniti sotto la pressione delle misure protezionistiche americane.<\/p>\n\n\n\n<p>A ci\u00f2 si sono aggiunte le difficolt\u00e0 causate nei settori ad alta intensit\u00e0 energetica, soprattutto nell&#8217;industria siderurgica e chimica, dalla guerra di aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina e dall&#8217;interruzione delle forniture di combustibili fossili come il gas dalla Russia. Questa interruzione ha provocato un aumento significativo dei prezzi dell&#8217;energia in tutta Europa, in particolare in Germania. La forte dipendenza del Paese dai combustibili fossili russi \u00e8 il risultato della Ostpolitik avviata dal Cancelliere della SPD Willy Brandt negli anni &#8217;70 e proseguita dal Cancelliere della SPD Gerhard Schr\u00f6der a cavallo degli anni 2000 con la costruzione del gasdotto Nord Stream. In entrambi i casi, questa politica \u00e8 stata portata avanti senza soluzione di continuit\u00e0 dai loro successori cristiano-democratici, Helmut Kohl e Angela Merkel.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La forte competitivit\u00e0 dell&#8217;industria tedesca non si \u00e8 mai basata sui bassi costi.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa dimensione energetica della crisi industriale tedesca \u00e8 spesso sottolineata dalla lobby nucleare francese, che \u00e8 stata molto critica nei confronti della politica energetica tedesca dal 2002, anno in cui il Paese ha scelto di abbandonare l&#8217;energia nucleare, fino al 2011, quando, a seguito del disastro di Fukushima, ha accelerato il phase-out, programmando la chiusura degli ultimi reattori ancora in servizio in Germania nel 2023. Questa difficolt\u00e0 aggiuntiva, e molto reale, che l&#8217;industria tedesca deve affrontare sembra tuttavia essere di ordine secondario rispetto ai problemi strutturali molto pi\u00f9 gravi menzionati in precedenza. Se il basso costo dell&#8217;elettricit\u00e0 prodotta da reattori nucleari vecchi e deprezzati in Francia fosse un vantaggio competitivo cos\u00ec decisivo come sostiene ora la lobby francese a favore del nucleare, l&#8217;industria francese non dovrebbe trovarsi in uno stato cos\u00ec scadente rispetto a quella dei suoi vicini oltre il Reno, anche nei settori a pi\u00f9 alta intensit\u00e0 energetica. Per non dimenticare, inoltre, che in futuro l&#8217;energia nucleare post-Chernobyl e Fukushima sar\u00e0 pi\u00f9 costosa dell&#8217;energia solare o eolica, anche considerando la necessit\u00e0 di stoccaggio delle fonti intermittenti. In realt\u00e0, la forte competitivit\u00e0 dell&#8217;industria tedesca non si \u00e8 mai basata principalmente sui bassi costi: la Germania produce quasi il triplo delle automobili rispetto alla Francia, anche se il costo della manodopera in questo settore \u00e8 del 54% pi\u00f9 alto, secondo i dati Eurostat.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, il declino dell&#8217;industria tedesca dopo la pandemia di Covid-19 \u00e8 stato impressionante e ci sono poche ragioni per credere che non continuer\u00e0, o addirittura accelerer\u00e0. Negli ultimi decenni, in diverse occasioni, si \u00e8 pensato che l&#8217;industria tedesca fosse condannata, in particolare a causa delle difficolt\u00e0 incontrate dopo la riunificazione. Eppure, si \u00e8 sempre ripresa, dimostrando un&#8217;impressionante capacit\u00e0 di recupero. Questa volta siamo stati in grado di scoprire le ragioni di questa resilienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ultimo fattore che aggrava questa macro-crisi \u00e8 puramente interno: la Germania ha fatto dell&#8217;austerit\u00e0 di bilancio permanente un elemento centrale della sua identit\u00e0 nazionale. Questa politica \u00e8 oggetto di un consenso estremamente ampio all&#8217;interno della popolazione e della classe politica: che si tratti dell&#8217;AfD, dei cristiano-democratici, dei liberali, dei verdi o dei socialdemocratici, tutti fanno comunella in questa religione il cui sommo sacerdote pi\u00f9 noto sulla scena europea degli ultimi decenni \u00e8 stato Wolfgang Scha\u00fcble, ex ministro delle Finanze tedesco nei governi di Angela Merkel.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio quasi religioso alle finanze pubbliche ha raggiunto il suo apice nel 2009 con l&#8217;introduzione della <em>Schuldenbremse<\/em> (freno al debito) nella Costituzione tedesca. Questa proibisce agli Stati federali di registrare deficit, anche ciclici, e limita il disavanzo strutturale del governo federale, escludendo gli effetti del ciclo economico, a un massimo dello 0,35%. All&#8217;epoca, questo emendamento costituzionale fu approvato dal Parlamento tedesco con una maggioranza superiore al 60%, grazie ai voti sia della SPD che della CDU.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/y9CM2\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Questa politica di austerit\u00e0 permanente, imposta in tutta Europa dal governo tedesco a seguito della crisi finanziaria del 2008, ha avuto conseguenze molto negative sull&#8217;intera economia europea. \u00c8 la principale responsabile della prolungata stagnazione degli ultimi quindici anni. A lungo termine, per\u00f2, questo approccio ha avuto conseguenze fortemente negative anche sull&#8217;economia tedesca. Ha certamente permesso di ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL, passato dall&#8217;80% del 2009 al 63% nel 2023, nonostante la pandemia di Covid-19. Allo stesso tempo, per\u00f2, ha impedito al Paese di investire e modernizzare le proprie infrastrutture. La Germania \u00e8 l&#8217;unico Paese dell&#8217;OCSE in cui gli investimenti pubblici netti cumulativi, una volta tenuto conto dell&#8217;usura delle attrezzature esistenti, sono stati praticamente nulli negli ultimi venticinque anni. In particolare, questa politica ha impedito alle autorit\u00e0 pubbliche di approfittare delle condizioni estremamente favorevoli che avrebbero potuto ottenere sui mercati finanziari quando i tassi di interesse sul debito tedesco erano praticamente nulli, o addirittura negativi in alcuni periodi. Il risultato \u00e8 una rete ferroviaria fatiscente che causa interruzioni permanenti del traffico, una situazione proverbiale in tutta Europa, un&#8217;infrastruttura stradale disordinata con molti ponti a rischio crollo, una copertura della telefonia mobile e della banda larga tra le pi\u00f9 scarse in Europa e grandi difficolt\u00e0 nella transizione energetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai \u00e8 ampiamente accettato che la Schuldenbremse sia controproducente e impraticabile in Germania. Tuttavia, trattandosi di una disposizione costituzionale, la sua abrogazione \u00e8 molto difficile nel contesto della crescente frammentazione del panorama politico sopra descritta: sarebbe necessario un voto di oltre il 60% nel Bundestag. Per aggirare questo ostacolo, il governo tedesco ha l&#8217;abitudine di creare fondi extra-bilancio il cui debito non \u00e8 incluso nello 0,35% del PIL. Questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato messo in atto per affrontare la pandemia di Covid-19 in particolare, ed \u00e8 anche ci\u00f2 che ha fatto Olaf Scholz quando, dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, ha annunciato una <em>Zeitenwende<\/em>, un cambio di epoca, investendo 100 miliardi di euro per riarmare la Germania. Questo \u00e8 stato fatto anche per contribuire a finanziare la transizione energetica. Ed \u00e8 proprio questa pratica che \u00e8 al centro dell&#8217;attuale crisi politica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre 2023, la Corte costituzionale di Karlsruhe ha provocato un terremoto politico le cui scosse di assestamento si fanno sentire ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell&#8217;occasione, la Corte ha annullato la decisione del governo tedesco di trasferire i 60 miliardi di euro rimanenti da un fondo extra-bilancio destinato a far fronte alla pandemia di Covid-19 a un altro fondo per finanziare la lotta al cambiamento climatico. La Corte ha stabilito che tale pratica poco ortodossa violava le regole di bilancio tedesche. Sono state le misure di austerit\u00e0 aggiuntive richieste per conformarsi a questa sentenza a causare la rottura della coalizione tra SPD, Liberali e Verdi.<\/p>\n\n\n\n<p>Paradossalmente, Friedrich Merz, leader della CDU, il partito che ha introdotto questa disposizione nella Costituzione tedesca e che dovrebbe vincere le prossime elezioni, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/02\/friedrich-merz-il-futuro-cancelliere\/\">ha lanciato segnali di voler mettere in discussione la <em>Schuldenbremse<\/em>.<\/a> Una simile sfida sarebbe pi\u00f9 facile per la destra che per la sinistra, sempre accusata a priori di lassismo di bilancio. Tuttavia, questa rimane una prospettiva lontana e molto incerta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali conseguenze avr\u00e0 tutto ci\u00f2 per l&#8217;Unione?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dato il peso demografico ed economico della Germania e la sua posizione ormai centrale in un&#8217;Unione allargata a Est, la profonda crisi del &#8220;modello tedesco&#8221; ha gi\u00e0 avuto, e probabilmente avr\u00e0 ancora di pi\u00f9 in futuro, profonde conseguenze per la costruzione dell&#8217;Europa. Sebbene non tutte queste conseguenze siano chiare in questa fase iniziale della malattia, alcune tendenze possono gi\u00e0 essere identificate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le profonde difficolt\u00e0 della Germania con la sua <em>Schuldenbremse<\/em> e le sue infrastrutture in crisi dovrebbero indurre le autorit\u00e0 tedesche ad ammorbidire la loro posizione riguardo alla diffusa austerit\u00e0 di bilancio in Europa e alla questione del debito comune per finanziare i beni comuni europei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un passo in questa direzione era gi\u00e0 visibile nel 2020 a causa della pandemia. Anche se non lo ha mai ammesso pubblicamente, Angela Merkel aveva indubbiamente compreso fino a che punto la politica di austerit\u00e0 imposta dalle autorit\u00e0 tedesche dopo la crisi finanziaria del 2008 fosse stata controproducente. Ecco perch\u00e9 \u00e8 stata la forza trainante nel promuovere l&#8217;emissione di un debito comune di 750 miliardi di euro per far fronte alle conseguenze della pandemia e accelerare, al contempo, la transizione verde e digitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, sotto la pressione dei liberali tedeschi che detenevano il ministero delle Finanze &#8211; e le chiavi della coalizione -, il governo di Olaf Scholz \u00e8 successivamente tornato su posizioni pi\u00f9 ortodosse,<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/12\/13\/la-germania-contro-leuropa\/\"> impedendo una nuova emissione di debito congiunta per far fronte alle conseguenze della guerra di aggressione russa contro l&#8217;Ucraina<\/a>. Ha inoltre svolto un ruolo attivo nell&#8217;impedire che la riforma del 2022 del Patto di stabilit\u00e0 e crescita modificasse sostanzialmente le regole del gioco di bilancio europeo. Possiamo forse sperare che, se torneranno al potere come \u00e8 prevedibile, i conservatori della CDU adottino finalmente una posizione pi\u00f9 pragmatica e proattiva su questi temi, anche se, ovviamente, non faranno campagna elettorale su queste idee.<\/p>\n\n\n\n<p>Analogamente, le profonde difficolt\u00e0 industriali della Germania hanno indotto le autorit\u00e0 del Paese a ridimensionare la loro ferma opposizione a qualsiasi forma di politica industriale europea. Il governo tedesco ha sostenuto attivamente le recenti misure di revisione degli investimenti esteri, di lotta al dumping e ai sussidi eccessivi, nonch\u00e9 di monitoraggio delle esportazioni di prodotti a duplice uso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il governo tedesco sar\u00e0 in grado di andare oltre, in particolare sostenendo l&#8217;implementazione di significative risorse pubbliche a livello europeo per recuperare il ritardo tecnologico dell&#8217;Europa e rilanciare gli investimenti, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-la-forza-di-riformarci\/\">come richiesto dal rapporto Draghi<\/a>? Non \u00e8 certo. Quello che il governo tedesco si appresta a fare \u00e8 invece approfittare della posizione relativamente buona del Paese in termini di debito pubblico per investire di pi\u00f9 in Germania e sostenere l&#8217;industria tedesca, come ha gi\u00e0 fatto in modo massiccio durante la pandemia di Covid-19.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altra parte, non ci sono motivi per pensare che la Germania possa impegnarsi in uno sforzo di questo tipo a livello europeo, anche nel settore della difesa, in cui gli attori tedeschi hanno sabotato regolarmente tutti i progetti di cooperazione internazionale intrapresi negli ultimi anni, in particolare con la Francia. In poche parole, sar\u00e0 avviata una politica industriale molto pi\u00f9 attiva, ma prima di tutto in Germania e a beneficio degli operatori tedeschi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In termini di politica estera, la destabilizzazione della societ\u00e0 tedesca a seguito di un significativo afflusso di migranti negli ultimi due decenni ha indotto le autorit\u00e0 tedesche a schierarsi a favore di una &#8220;fortezza Europa&#8221;. Questo cambiamento \u00e8 evidente nella politica molto aggressiva promossa in questo ambito da Ursula von der Leyen a livello europeo, in stretto coordinamento con il governo italiano di estrema destra di Giorgia Meloni. Questa politica anti-migranti si combina con il sostegno incondizionato della Germania al governo israeliano di Netanyahu dopo il 7 ottobre, anche sul piano militare, dato che la Germania fornisce il 30% delle armi importate da Israele. Questa combinazione esplosiva rende la Germania uno &#8211; anche se non l\u2019unico &#8211; dei principali Paesi responsabili della crescente frattura tra l&#8217;Unione e alcuni dei suoi partner nel resto del mondo. Eppure, questo crescente isolamento rappresenta una delle minacce pi\u00f9 gravi per il suo futuro, come abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare nel Sahel negli ultimi mesi e in occasione del vertice dei BRICS a Kazan, in Russia, lo scorso ottobre. Purtroppo, non c&#8217;\u00e8 motivo di credere che il ritorno al potere della CDU porter\u00e0 in futuro a una politica meno controproducente nei confronti del Sud del mondo, anzi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In tema di difesa, la prima presidenza Trump, seguita dalla guerra di aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina, ha fatto uscire la Germania dal lungo torpore in cui l&#8217;avevano fatta precipitare l&#8217;improbabile accoppiata tra un potentissimo movimento pacifista e un ferreo atlantismo che aveva delegato a Washington l&#8217;intera difesa del Paese. \u00c8 questo che ha innescato il famoso cambio d&#8217;epoca, annunciato da Olaf Scholz nel febbraio 2022, e che ha portato a un grande sforzo di riarmo dell&#8217;ordine di 100 miliardi di euro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene l&#8217;attuazione di questa <em>Zeitenwende <\/em>sia stata finora piuttosto lenta &#8211; non da ultimo a causa dell&#8217;austerit\u00e0 di bilancio &#8211; ci sono tutte le ragioni per credere che questo sforzo continuer\u00e0. Questo cambiamento di rotta favorir\u00e0 l&#8217;emergere di una vera politica di difesa comune? Resta da vedere, perch\u00e9 per il momento le autorit\u00e0 tedesche non hanno inviato segnali significativi in questa direzione.\u00a0 La maggior parte dei progetti di cooperazione nel settore delle attrezzature militari si \u00e8 arenata e quando la Germania ha proposto di costruire uno scudo missilistico europeo, lo ha fatto escludendo la Francia e l&#8217;Italia, che avevano sviluppato insieme sistemi che si sarebbero inseriti perfettamente nel progetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, sia nei confronti della Russia che della Cina, i movimenti pacifisti e le lobby industriali che difendono la tradizionale politica mercantilista continuano a esercitare la loro influenza sulle scelte tedesche. Anche se i sostenitori di Friedrich Merz possono sembrare pi\u00f9 decisi del cancelliere Olaf Scholz in merito a questo tema, la societ\u00e0 tedesca \u00e8 e rimarr\u00e0 un anello debole in Europa quando si tratta di affrontare l&#8217;imperialismo di Vladimir Putin. Le forze politiche che in Germania stanno avendo un grande successo, l&#8217;AfD di estrema destra e il BSW di sinistra, sono le pi\u00f9 ostili al sostegno all&#8217;Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania sar\u00e0 in prima linea quando si tratter\u00e0 di affrontare Donald Trump e le sue politiche apertamente antieuropee, soprattutto considerando il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti. La Germania \u00e8 pronta ad affrontare Trump e a contrattaccare, anche se ci\u00f2 significa che in futuro l&#8217;Europa dovr\u00e0 tagliare i ponti con gli Stati Uniti e fare affidamento principalmente sulle proprie forze, anche in materia di difesa? Questa \u00e8 una delle maggiori incognite del periodo che verr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, ci\u00f2 non \u00e8 del tutto da escludere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2002, il cancelliere tedesco Gerhard Schr\u00f6der, alla guida di un Paese che aveva ritrovato la fiducia in s\u00e9 stesso, comp\u00ec un gesto che, all&#8217;epoca, sembrava quasi impensabile per un cancelliere tedesco: si un\u00ec alla Francia di Jacques Chirac nell&#8217;opporsi all&#8217;intervento americano in Iraq. Questa volta, sar\u00e0 la destra tedesca, nota per la sua maggiore atlantismo rispetto alla SPD, a doversi confrontare con questa situazione: Friedrich Merz come capo del Paese, Ursula von der Leyen come capo della Commissione e Manfred Weber, leader del PPE al Parlamento europeo. In maniera forse paradossale, tuttavia, per i leader tedeschi di destra potrebbe essere pi\u00f9 facile rompere con gli Stati Uniti rispetto a quelli di sinistra, sempre sospettati, a priori, di antiamericanismo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La societ\u00e0 tedesca \u00e8 e rimarr\u00e0 un anello debole in Europa <br>quando si tratta di affrontare l&#8217;imperialismo di Vladimir Putin.<\/p><cite>Guillaume Duval<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Una crociata per l&#8217;austerit\u00e0 di bilancio, il rifiuto di qualsiasi politica industriale, il pacifismo e l&#8217;atlantismo strettamente intrecciati&#8230; le crisi tedesche stanno costringendo il Paese a mettere in discussione dogmi prima intangibili e che sono stati molto dannosi per la costruzione dell&#8217;Europa. Tuttavia, non \u00e8 detto che questi cambiamenti siano sufficienti a fare della Germania una forza trainante dell&#8217;integrazione continentale. Tanto pi\u00f9 che rafforzano anche altre convinzioni sull&#8217;altra sponda del Reno, in particolare contro l&#8217;immigrazione e a favore di una \u201cfortezza Europa\u201d, che comportano rischi immensi per il futuro dell&#8217;integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, questa crisi multiforme del &#8220;modello tedesco&#8221;, destabilizzando profondamente la sua societ\u00e0 e la sua economia, sta probabilmente incoraggiando i tedeschi a dare la priorit\u00e0 alla ricerca di soluzioni a livello nazionale, piuttosto che spingerli a svolgere il ruolo che la leadership tedesca richiederebbe in Europa per far progredire l&#8217;integrazione al ritmo accelerato richiesto ora dall&#8217;ambiente geopolitico, diventato molto pi\u00f9 pericoloso, e dalle sfide globali, in particolare quelle ecologiche, che possiamo solo sperare di affrontare insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per molto tempo, tre elementi stabilizzanti hanno tenuto insieme la Germania: il suo sistema politico, la sua identit\u00e0 e il suo modello economico.<\/p>\n<p>Ora che Scholz sta per cadere, tutti e tre sono esplosi, facendo precipitare il Paese in una crisi senza precedenti che lo ha reso il malato d&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Dall&#8217;industria al tasso di natalit\u00e0, dalle finanze pubbliche alle ferrovie, Guillaume Duval analizza questo malessere persistente e le conseguenze che potrebbe avere sul resto del continente.<\/p>\n","protected":false},"author":29021,"featured_media":28086,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2260],"tags":[],"staff":[],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2261],"class_list":["post-28082","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-germania-nellinterregno","geo-centri"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La Germania nella macro-crisi: autopsia di un paese in frantumi - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/17\/la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La Germania nella macro-crisi: autopsia di un paese in frantumi - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Per molto tempo, tre elementi stabilizzanti hanno tenuto insieme la Germania: il suo sistema politico, la sua identit\u00e0 e il suo modello economico.  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