{"id":27411,"date":"2024-12-03T16:34:33","date_gmt":"2024-12-03T15:34:33","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=27411"},"modified":"2024-12-03T16:34:35","modified_gmt":"2024-12-03T15:34:35","slug":"il-multilateralismo-nucleare-di-karaganov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/03\/il-multilateralismo-nucleare-di-karaganov\/","title":{"rendered":"Il multilateralismo nucleare di Karaganov"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"intro\">In un momento di nuova escalation tra Occidente e Russia, continuiamo a studiare i principali testi strategici russi che contribuiscono a definire l&#8217;evoluzione del contesto geopolitico in cui stiamo vivendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">Ecco un nuovo articolo di Sergei Karaganov, uno degli architetti intellettuali della politica estera russa e direttore dell&#8217;influente Consiglio per la politica estera e di difesa: una figura chiave del pensiero strategico russo e un sostenitore dell&#8217;uso delle armi nucleari nell&#8217;attuale conflitto con l&#8217;Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"intro\">In questo testo, Karaganov delinea la sua visione dell&#8217;ordine mondiale come dovrebbe emergere dalla guerra in Ucraina, proponendo sia un nuovo destino eurasiatico per la Russia, incentrato sulla Siberia e sul perseguimento dell&#8217;isolazionismo verso tutto ci\u00f2 che proviene dall&#8217;Occidente, sia una nuova politica estera orientata verso il \u201cSud globale\u201d, che in Russia viene chiamato \u201cmaggioranza mondiale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro cammino &#8211; con la freccia dell&#8217;antica volont\u00e0 tartara <\/p>\n\n\n\n<p>ha trafitto il nostro petto\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p>\u2026e l&#8217;eterna battaglia! Possiamo solo sognare la pace <\/p>\n\n\n\n<p>attraverso il sangue e la polvere\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p>La giumenta della steppa vola, vola. <\/p>\n\n\n\n<p>Ed increspa l&#8217;erba\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Alexander Blok, \u201cSul terreno di Kulikovo&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Molti degli indirizzi politici necessari sono gi\u00e0 stati definiti nel 2021 nella \u201cStrategia di sicurezza nazionale della Federazione Russa\u201d e soprattutto nel \u201cConcetto di politica estera della Federazione Russa\u201d approvato nel 2023. \u00c8 partendo da questa base che cercher\u00f2 di andare oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <a href=\"https:\/\/eng.globalaffairs.ru\/articles\/an-age-of-wars-article-one\/\">mio precedente articolo<\/a> trattava della situazione di pericolo senza precedenti in cui ci troviamo oggi (Karaganov, 2024). In questo articolo espongo le nuove politiche e priorit\u00e0 che ritengo la Russia debba adottare, sulla base della Strategia di sicurezza nazionale russa (2021) e soprattutto del suo Concetto di politica estera (2023).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La politica estera<\/h2>\n\n\n\n<p>Il mondo estremamente pericoloso dei prossimi due decenni richiede una correzione della politica estera e di difesa. Ho gi\u00e0 scritto che esse dovrebbero basarsi sul concetto di \u201cFortezza Russia\u201d: massima autonomia, sovranit\u00e0, sicurezza, indipendenza, concentrazione sullo sviluppo interno.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;idea della \u201cFortezza Russia\u201d \u00e8 venuta alla ribalta in questi ultimi anni come metafora della scelta di sovranit\u00e0 isolazionista della Russia. Riecheggia un antico tema bizantino, quello della potenza cateconica che frener\u00e0 le forze dell&#8217;Anticristo e riporter\u00e0 il mondo alla sua antica gloria nell&#8217;ora del Giudizio Universale. Anche nei discorsi ufficiali russi, i riferimenti biblici sono aumentati notevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, naturalmente, non l&#8217;autarchia, che sarebbe fatale. Abbiamo bisogno di una ragionevole apertura per una favorevole cooperazione economica, scientifica, culturale e informativa con i Paesi amici della maggioranza mondiale (MM). L&#8217;apertura non \u00e8 un fine in s\u00e9, ma un mezzo al servizio dello sviluppo materiale e spirituale interno. L&#8217;apertura liberal-globalista, come abbiamo gi\u00e0 visto, \u00e8 mortale. Voler integrare a tutti i costi le \u201ccatene internazionali del valore\u201d \u00e8 una follia quando gli stessi creatori del vecchio modello di globalizzazione lo stanno distruggendo, militarizzandone i legami economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo dell&#8217;interdipendenza come strumento di mantenimento della pace \u00e8 stato sopravvalutato in passato, ma oggigiorno \u00e8 soprattutto pericoloso. Dovremmo cercare di creare \u201ccatene del valore\u201d sul nostro territorio per aumentarne la connettivit\u00e0, in particolare l&#8217;interazione del centro del Paese con la Siberia e &#8211; pi\u00f9 prudentemente &#8211; con gli Stati amici. Oggi questi sono la Bielorussia, la maggior parte degli Stati dell&#8217;Asia centrale, la Cina, la Mongolia, l&#8217;Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) e i Paesi BRICS.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica della \u201cfortezza Russia\u201d richiede il massimo non coinvolgimento nei conflitti che scoppieranno nel corso del \u201cterremoto geostrategico\u201d che \u00e8 iniziato. In queste nuove condizioni, il coinvolgimento diretto non \u00e8 un vantaggio ma un handicap. Le ex potenze coloniali stanno iniziando a sperimentarlo, in particolare gli Stati Uniti, che si trovano ad affrontare un crescente antiamericanismo e degli attacchi contro le loro basi. Queste ultime, e altri asset diretti all&#8217;estero, diventeranno sempre pi\u00f9 vulnerabili &#8211; e vale la pena di contribuire indirettamente a quest&#8217;evoluzione aumentando il costo dell&#8217;impero americano e aiutando la classe politica estera americana a guarire dalla malattia egemonica globalista del dopoguerra, in particolare degli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo stati abbastanza saggi da non lasciarci coinvolgere nei nuovi conflitti armeno-azero e israelo-palestinese. Ma, ovviamente, non possiamo ripetere il fallimento ucraino quando le \u00e9lite anti-russe salgono al potere nei Paesi vicini o quando questi vengono destabilizzati dall&#8217;esterno. Il Kazakistan \u00e8 il caso pi\u00f9 preoccupante. Dobbiamo lavorare in modo proattivo con altri Paesi amici.<\/p>\n\n\n\n<p>Per continuare la sua svolta, solo parzialmente riuscita, verso est attraverso l&#8217;Estremo Oriente, la Russia ha bisogno di una nuova e completa strategia nazionale siberiana, che preveda non solo l&#8217;avanzamento, ma anche il \u201critorno\u201d al periodo romantico dello sviluppo della regione dei Trans-Urali. <\/p>\n\n\n\n<p>La Russia deve essere \u201csiberianizzata\u201d, spostando il suo centro di sviluppo spirituale, politico ed economico verso gli Urali e l&#8217;intera Siberia (non solo la parte del Pacifico). La Via del Mare del Nord, la Via della Seta del Nord e le principali vie terrestri Nord-Sud devono essere rapidamente sviluppate. I Paesi dell&#8217;Asia centrale, ricchi di manodopera ma poveri di acqua, devono essere integrati in questa strategia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della rifocalizzazione della Russia sulla Siberia esiste fin dal XIX secolo ed \u00e8 stato ripreso da figure chiave del pensiero russo pi\u00f9 recente, come Alexander Solzhenitsyn e, meno noto, Vadim Tsymbursky. Per loro, la riscoperta dell&#8217;identit\u00e0 siberiana della Russia \u00e8 una garanzia di rinnovamento nazionale, lontano dalle peregrinazioni dell&#8217;occidentalismo. Tuttavia, questa \u201csiberianizzazione\u201d della Russia \u00e8 un mito, perch\u00e9 la popolazione russa nel suo complesso si sta spostando da Est a Ovest, abbandonando gradualmente la Siberia, l&#8217;Artico e l&#8217;Estremo Oriente per stabilirsi nelle regioni europee del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;integrazione consapevole nel nuovo mondo passa anche attraverso la scoperta delle nostre radici asiatiche. Il grande sovrano russo, il principe Sant&#8217;Alessandro Nevskij, non solo ricevette uno yarlyk che autorizzava il suo regno da Batu Khan a Sarai, ma attravers\u00f2 anche l&#8217;odierna Asia Centrale e la Siberia meridionale nel 1248-1249 per farlo vidimare nella capitale mongola di Karakorum. Qui, pochi anni dopo, Kubilai Khan inizi\u00f2 la sua ascesa al potere, che sarebbe culminata con l&#8217;ascesa al rango di imperatore e l&#8217;instaurazione della dinastia Yuan su Cina, Mongolia, Corea e alcuni Paesi adiacenti. Kubilai, che conosciamo grazie a Marco Polo, ha quasi certamente incontrato Alessandro. La madre di Kubilai era cristiana e le sue forze comprendevano reclute russe provenienti dalle province di Smolensk e Ryazan. Allo stesso modo, l&#8217;esercito di Alessandro comprendeva i mongoli, di cui voleva rovesciare l&#8217;autorit\u00e0, ma che usava per proteggere le sue terre dai nemici a ovest &#8211; nemici che minacciavano, come diremmo oggi, l&#8217;identit\u00e0 della Russia. La storia delle relazioni tra Russia e Cina \u00e8 molto pi\u00f9 profonda di quanto si pensi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Vale la pena di notare i riferimenti eurasisti di Karaganov, che ripete quasi parola per parola le idee espresse dai padri fondatori dell&#8217;eurasismo negli anni Venti. Per loro, l&#8217;interazione tra i principi di Moscovia e i khan dell&#8217;Orda d&#8217;Oro fu proprio il momento della nascita della Russia, il grande impulso che determin\u00f2 la traiettoria storica del Paese per i secoli a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>La Russia non sarebbe diventata un grande impero e probabilmente non sarebbe sopravvissuta nella pianura russa, attaccata da sud, est e ovest, senza lo sviluppo della Siberia e delle sue innumerevoli risorse. Pietro costru\u00ec un grande impero basato in gran parte su queste risorse. I proventi delle carovane che trasportavano seta e t\u00e8 dalla Cina all&#8217;Europa lungo la Via della Seta settentrionale, che passava per la Russia, furono utilizzati per equipaggiare i reggimenti del nuovo esercito russo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe stato preferibile concludere la nostra odissea occidentale ed europea un secolo prima. Oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 molto di utile da prendere in prestito dall&#8217;Occidente, anche se vi si sta infiltrando molta spazzatura. Ma completando il viaggio in ritardo, conserveremo la grande cultura europea, oggi rifiutata dalla moda post-europea. Senza di essa non avremmo creato la pi\u00f9 grande letteratura del mondo. E senza Dostoevskij, Pushkin, Tolstoj, Gogol e Blok, non saremmo diventati un grande Paese e una grande nazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Anche in questo caso, Karaganov adotta le classiche narrazioni russe, gi\u00e0 presenti ad esempio in F\u00ebdor Dostoevskij, secondo cui la Russia \u00e8 l&#8217;ultima potenza europea, l&#8217; ultimogenita, l&#8217;epigono, colui che permetter\u00e0 all&#8217;identit\u00e0 europea di conservare la sua autenticit\u00e0 (bizantina) e di riconciliarsi con il resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella nuova situazione internazionale, si deve dare priorit\u00e0 incondizionata allo sviluppo di una coscienza difensiva nella societ\u00e0, alla volont\u00e0 di difendere la patria, anche con le armi. I \u201cfiocchi di neve\u201d (\u0441\u043d\u0435\u0436\u0438\u043d\u043e\u043a) della nostra societ\u00e0 devono sciogliersi e i suoi guerrieri devono moltiplicarsi. Ci\u00f2 significa sviluppare il nostro vantaggio competitivo, che sar\u00e0 necessario in futuro: la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 di combattere, ereditate dalla dura lotta per la sopravvivenza in una pianura gigantesca, aperta su tutti i lati.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica estera odierna dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo complessivo delle relazioni con i Paesi della maggioranza mondiale. Un altro obiettivo ovvio, ma non ancora formulato, \u00e8 quello di lavorare con i Paesi della maggioranza mondiale per garantire l&#8217;uscita pi\u00f9 pacifica possibile dell&#8217;Occidente dalla sua posizione dominante di quasi cinque secoli. E l&#8217;uscita pi\u00f9 pacifica possibile degli Stati Uniti dall&#8217;egemonia di cui godono dalla fine degli anni Ottanta (anche se \u00e8 stata incontrastata solo per i primi 15 anni circa). L&#8217;Occidente dovrebbe essere ricollocato in un posto pi\u00f9 modesto ma dignitoso nel sistema mondiale. Non \u00e8 necessario espellerlo: dato il vettore di sviluppo dell&#8217;Occidente, se ne andr\u00e0 da solo. Ma \u00e8 necessario dissuadere con fermezza qualsiasi azione della retroguardia dell&#8217;ancora potente organismo dell&#8217;Occidente. Le relazioni normali possono essere parzialmente ristabilite tra una ventina d&#8217;anni. Ma non sono un fine in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nuovo mondo diversificato, multireligioso e multiculturale, dobbiamo sviluppare un altro vantaggio competitivo: l&#8217;internazionalismo e l&#8217;apertura culturale e religiosa. Nell&#8217;istruzione, dobbiamo concentrarci sull&#8217; insegnamento delle lingue, delle culture e delle vite dei Paesi e delle civilt\u00e0 emergenti dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa e dell&#8217;America Latina. In termini di politica estera, non si tratta solo di incoraggiare, ma anche di imporre con fermezza un riorientamento dell&#8217;obsoleto e gi\u00e0 semplicemente misero occidentalismo verso l&#8217;altro mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scritto molto sulla necessit\u00e0 di una riforma radicale dell&#8217;apparato di politica estera. \u00c8 in corso, ma \u00e8 ostacolata dall&#8217;inerzia burocratica e mentale e dalla segreta speranza di un impossibile ritorno allo status quo ante. Mi permetto anche di chiedere misure amministrative: i diplomatici inviati in Occidente dovrebbero essere pagati meno di quelli inviati nei Paesi della maggioranza mondiale. \u00c8 importante lavorare con la maggioranza mondiale per creare nuove istituzioni che aiutino a costruire un nuovo mondo e a prevenire o almeno a rallentare la nostra caduta in una serie di crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Nazioni Unite sono sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione, perch\u00e9 sono ingessate dai burocrati occidentali e quindi non possono essere riformate. Non abbiamo bisogno di smantellare le Nazioni Unite, ma dobbiamo costruire organismi paralleli basati sui BRICS+ e su una SCO allargata, integrandoli con l&#8217;Organizzazione dell&#8217;Unit\u00e0 Africana, la Lega Araba, l&#8217;ASEAN e il Mercosur. Nel frattempo, potrebbe essere possibile creare una conferenza permanente di queste istituzioni all&#8217;interno delle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la Russia \u00e8 una civilt\u00e0 di civilt\u00e0, perch\u00e9 non iniziare a costruire un&#8217;organizzazione di organizzazioni con i nostri amici e partner &#8211; un prototipo della futura ONU?<\/p>\n\n\n\n<p>Pechino \u00e8 la principale risorsa esterna per il nostro sviluppo interno, un alleato e un partner per il prossimo futuro. Vale la pena promuovere lo sviluppo della potenza navale e strategico-militare della Cina per privare gli Stati Uniti del loro ruolo di egemone aggressivo e facilitare la loro transizione verso un neo-isolazionismo relativamente costruttivo di tipo anni Trenta, ovviamente con aggiustamenti per il nuovo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cina e Russia sono potenze complementari. La loro coalizione, se si riuscir\u00e0 a preservarla, cosa che dovrebbe essere possibile, potrebbe diventare negli anni un fattore determinante della costruzione di un nuovo sistema mondiale. \u00c8 una fortuna che la moderna filosofia della politica estera cinese sia vicina alla nostra.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, la strategia naturale della Russia dovrebbe essere quella di eliminare la dipendenza economica unilaterale e lavorare per un \u201cequilibrio amichevole\u201d con la Repubblica Popolare Cinese, interagendo con la Turchia, l&#8217;Iran, l&#8217;India, il Pakistan, i Paesi dell&#8217;ASEAN, il mondo arabo, le due Coree e persino, a lungo termine, con il Giappone. La sfida pi\u00f9 grande \u00e8 evitare un conflitto intercoreano che potrebbe essere provocato dagli Stati Uniti. L&#8217;elemento pi\u00f9 importante dell&#8217;\u201cequilibrio amichevole\u201d dovrebbe essere il nuovo sviluppo per la Siberia. Il bilanciamento \u00e8 utile anche per Pechino, che intende ridurre i timori che i suoi vicini eurasiatici nutrono nei confronti della potenza cinese. Infine, le relazioni amichevoli, quasi alleate, con la Cina, le relazioni amichevoli con l&#8217;India e lo sviluppo della SCO dovrebbero diventare la base per un sistema di sicurezza, sviluppo e cooperazione nella Grande Eurasia. Spero che la sua creazione diventi un obiettivo ufficiale della politica estera russa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Qui troviamo l&#8217;eredit\u00e0 predominante di Yevgeny Primakov, ex ministro degli Esteri e primo ministro, il primo a formulare in modo cos\u00ec esplicito, nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;90, che il futuro geopolitico del mondo si sarebbe giocato attraverso la creazione di un triangolo Russia-Cina-India. Si noti il legame di Karaganov tra la politica interna &#8211; sviluppare un destino siberiano per la Russia &#8211; e la politica estera &#8211; avvicinarsi alle potenze asiatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa strategia fornir\u00e0 una rete di sicurezza se i geni storici, espansionistici, cio\u00e8 mongoli, si risveglieranno improvvisamente in una Cina che ha vissuto in pace per diversi secoli. Ma questi geni ci uniscono. Entrambi i Paesi sono essenzialmente eredi del grande impero di Gengis Khan. Identificare queste radici comuni \u00e8 un compito affascinante per gli storici di entrambi i Paesi. Se la Russia rimarr\u00e0 forte (e dovremo lottare per questo), se la Cina rimarr\u00e0 un gigante amante della pace e se i loro leader e i loro popoli approfondiranno la loro amicizia, questi due Paesi diventeranno il baluardo della pace e della stabilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;India \u00e8 un altro alleato naturale nella creazione di un nuovo sistema mondiale e nella prevenzione di uno scivolamento verso la terza guerra mondiale. Il Paese \u00e8 un&#8217;importante fonte di tecnologia, di manodopera per il nuovo sviluppo della Siberia e rappresenta un mercato quasi illimitato. Il compito pi\u00f9 importante \u00e8 quello di coinvolgere l&#8217;India nella costruzione del Grande Partenariato Eurasiatico, da cui \u00e8 ancora un po&#8217; lontana, per evitare che diventi un equilibratore ostile della Cina, come auspicato dagli Stati Uniti, e per smussare la naturale competizione tra India e Cina. Il triangolo Russia-Cina-India di Primakov garantisce uno sviluppo relativamente pacifico della Grande Eurasia. Sono necessari sforzi particolari per attenuare le contraddizioni tra India e Pakistan, che finora sono rimaste alla periferia della diplomazia russa. Vi ricordo che questo \u00e8 uno dei focolai pi\u00f9 pericolosi di un possibile conflitto termonucleare. Nel frattempo, abbiamo bisogno di centinaia di indologi, di decine di specialisti provenienti dal Pakistan, dall&#8217;Iran, dall&#8217;Indonesia e da altri Paesi del Sud-Est asiatico, nonch\u00e9 di africanisti. E, naturalmente, migliaia di accademici cinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Se negli anni &#8217;90 la fuga di cervelli accademici era particolarmente visibile nel campo degli studi orientali, negli ultimi anni quest&#8217;ultimo ha subito un visibile rilancio, segno della svolta geopolitica della Russia verso il \u201cSud globale\u201d. Il regime sta nuovamente incoraggiando la formazione di specialisti nelle varie regioni non occidentali del mondo, facendo rivivere un ricco patrimonio sovietico che era caduto in disuso.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ASEAN ha bisogno di maggiore attenzione come parte della strategia della Grande Eurasia, e non si tratta solo di mercati e di piacevoli destinazioni turistiche. \u00c8 una regione in cui potrebbero scoppiare gravi conflitti entro un decennio, soprattutto perch\u00e9 gli Stati Uniti, in via di estinzione, sono ancora interessati a favorirli.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stato delle nostre relazioni con il mondo arabo \u00e8 molto soddisfacente. Le relazioni con molti dei suoi leader &#8211; Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Algeria &#8211; sono praticamente amichevoli. L&#8217;equilibrio esterno della Russia contribuisce a stabilizzare questa regione tormentata, che gli Stati Uniti hanno iniziato a minare attivamente. La Cina \u00e8 stata brillantemente coinvolta in questa politica di equilibrio esterno, contribuendo al riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il Nord America, la Russia dovrebbe facilitare il ritorno a lungo termine degli Stati Uniti verso il neo-isolazionismo, che \u00e8 naturale per loro, a un nuovo livello globale. \u00c8 chiaro che un ritorno al paradigma politico precedente alla Seconda Guerra Mondiale non \u00e8 possibile, e probabilmente sarebbe addirittura indesiderabile. La dipendenza degli Stati Uniti dal mondo esterno fornisce loro gli strumenti per esercitare pressione. Se le attuali \u00e9lite liberal-globaliste lasciano il potere, gli Stati Uniti potrebbero persino tornare a essere l&#8217;equilibratore globale relativamente costruttivo che erano prima della seconda met\u00e0 del XX secolo. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di una strategia globale per contenere gli Stati Uniti, perch\u00e9 sprecherebbe solo le risorse di cui abbiamo bisogno per il nostro ringiovanimento interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Il discorso di Karaganov riflette l&#8217;idea, dominante tra le \u00e9lite russe, che figure isolazioniste come Donald Trump siano la migliore opzione che la Russia possa sperare dagli Stati Uniti. Ma riecheggia anche l&#8217;idea espressa dalla scuola dei \u201cgiovani conservatori\u201d (Boris Mezhuev e Mikhail Remizov sono i pi\u00f9 noti) che la Russia non dovrebbe cercare di combattere gli Stati Uniti su tutti i fronti perch\u00e9 non ha i mezzi per farlo &#8211; e che questa strategia ha esaurito l&#8217;Unione Sovietica e le \u00e8 costata la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non esistono contraddizioni irriducibili tra noi e gli Stati Uniti. Le contraddizioni che esistono oggi sono state causate dall&#8217;espansione degli Stati Uniti, facilitata dalla nostra debolezza e stupidit\u00e0 negli anni &#8217;90, che ha contribuito all&#8217;aumento del sentimento egemonico negli Stati Uniti. La crisi interna degli Stati Uniti e l&#8217;impegno delle sue attuali \u00e9lite verso valori post-umani indeboliranno ulteriormente il \u201csoft power\u201d di Washington, ossia la sua influenza ideologica. Nel frattempo, una dura politica di deterrenza (vedi sotto) dovrebbe creare le condizioni necessarie affinch\u00e9 gli Stati Uniti evolvano verso una normale grande potenza.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa &#8211; un tempo faro di modernizzazione per noi e per molte altre nazioni &#8211; si sta rapidamente avviando verso il nulla geopolitico e, speriamo di sbagliarmi, la decadenza morale e politica. Vale la pena sfruttare il suo mercato ancora ricco, ma il nostro sforzo principale nei confronti dell&#8217;antico subcontinente dovrebbe essere quello di separarci da esso moralmente e politicamente. Dopo aver perso la sua anima &#8211; il cristianesimo &#8211; sta ora perdendo il frutto dell&#8217;Illuminismo &#8211; il razionalismo. Inoltre, su ordine esterno, l&#8217;euroburocrazia sta isolando la Russia dall&#8217;Europa. Di questo gli ne siamo grati.<\/p>\n\n\n\n<p>La rottura con l&#8217;Europa \u00e8 un calvario per molti russi. Ma dobbiamo superarlo il pi\u00f9 rapidamente possibile. Naturalmente, la chiusura non deve n\u00e9 diventare un principio, n\u00e9 essere totale. Ma parlare di ricreare un sistema di sicurezza europeo \u00e8 una pericolosa chimera. La cooperazione e i sistemi di sicurezza devono essere costruiti nel quadro del continente del futuro &#8211; la Grande Eurasia &#8211; invitando solo i Paesi europei che sono interessati e che ci interessano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">La posizione di Karaganov su questo tema non \u00e8 unanime, come lui stesso ammette. Le \u00e9lite russe sono divise tra, da un lato, coloro che sperano in una forma di \u201c<em>gentlemen&#8217;s agreement<\/em>\u201d con l&#8217;Occidente e nella possibilit\u00e0 di una\u00a0<em>Realpolitik<\/em>\u00a0che ricostruisca parte delle relazioni con gli Stati Uniti e l&#8217;Europa e, dall&#8217;altro, Karaganov e coloro che ritengono che questo mondo sia morto e che la Russia non debba cercare di resuscitarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un elemento importante della nuova strategia di politica estera dovrebbe essere una strategia ideologica offensiva (e non difensiva, come spesso \u00e8 avvenuto in passato). I tentativi di \u201ccompiacere\u201d l&#8217;Occidente e di negoziare con esso non sono solo immorali, ma anche controproducenti secondo la <em>Realpolitik<\/em>. \u00c8 tempo di alzare apertamente la bandiera della difesa dei normali valori umani contro i valori post-umani, persino anti-umani, dell&#8217;Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei principi fondamentali della politica russa dovrebbe essere la lotta attiva per la pace &#8211; proposta molto tempo fa, poi respinta, dai leader della politica estera russa stanchi degli slogan sovietici. E non solo una lotta contro la guerra nucleare. Lo slogan di mezzo secolo fa &#8211; \u201cLa guerra nucleare non dovrebbe mai essere scatenata, perch\u00e9 non ci possono essere vincitori\u201d &#8211; \u00e8 magnifico, ma anche idealistico. Come ha dimostrato il conflitto in Ucraina, apre la porta a grandi guerre convenzionali. E queste guerre possono diventare e diventeranno sempre pi\u00f9 frequenti e mortali, pur rimanendo a portata di mano, a meno che non vengano contrastate da una politica attiva di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro unico obiettivo ragionevole per quanto riguarda le terre dell&#8217;Ucraina mi sembra ovvio: la liberazione e la riunificazione con la Russia di tutto il sud, l&#8217;est e (probabilmente) il bacino del Dnieper. Le regioni occidentali dell&#8217;Ucraina saranno oggetto di futuri negoziati. La soluzione migliore sarebbe quella di creare uno Stato cuscinetto smilitarizzato con uno status ufficiale di neutralit\u00e0 (con basi russe per garantire la neutralit\u00e0) &#8211; un luogo dove vivere per i residenti dell&#8217;attuale Ucraina che non vogliono essere cittadini della Russia e vivere sotto le leggi russe. Per evitare provocazioni e migrazioni incontrollate, la Russia dovrebbe costruire una recinzione lungo il confine con lo Stato cuscinetto, come quella che Trump ha iniziato a costruire al confine con il Messico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Karaganov esprime qui la sua posizione sui futuri piani di armistizio con l&#8217;Ucraina: l&#8217;annessione delle quattro regioni, compresi i territori che non sono (ancora) sotto il controllo militare russo, e un residuo Stato ucraino che non solo sarebbe neutrale (non membro della NATO) ma ospiterebbe addirittura basi militari russe &#8211; quest&#8217;ultima una condizione ovviamente inaccettabile per Kiev e l&#8217;Occidente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;aspetto politico-militare<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel lanciare un&#8217;azione militare attiva preventiva (anche se tardiva) contro l&#8217;Occidente, abbiamo agito in conformit\u00e0 con le vecchie percezioni, senza aspettarci che il nemico lanciasse una grande guerra. E non abbiamo usato la deterrenza nucleare attiva e l&#8217;intimidazione fin dall&#8217;inizio. Questo vale anche oggi. Cos\u00ec facendo, non solo stiamo spianando la strada alla morte di centinaia di migliaia di persone, se non milioni, se consideriamo le perdite dovute al brutale deterioramento della qualit\u00e0 della vita della popolazione ucraina, di decine di migliaia di nostri uomini. Ma stiamo anche rendendo un cattivo servizio al mondo intero. L&#8217;aggressore, l&#8217;Occidente de facto, rimane impunito. La strada \u00e8 libera per ulteriori aggressioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo dimenticato i principi fondamentali della deterrenza. Una parte con un maggiore potenziale convenzionale, umano ed economico trae vantaggio dalla riduzione del ruolo della deterrenza nucleare, e viceversa. Quando l&#8217;URSS aveva una superiorit\u00e0 nel campo delle forze militari polivalenti, gli Stati Uniti e la NATO si affidavano spudoratamente al concetto di first strike. \u00c8 vero che gli Stati Uniti stavano bluffando e che, se avevano intenzione di farlo, era solo contro le forze sovietiche che avanzavano in territorio alleato. Non era previsto alcun attacco contro il territorio sovietico, poich\u00e9 non vi era alcun dubbio che le citt\u00e0 americane sarebbero state oggetto di rappresaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aumento dell&#8217;uso della deterrenza nucleare e l&#8217;accelerazione dell&#8217;escalation hanno lo scopo di convincere l&#8217;Occidente che ha tre opzioni nel conflitto ucraino. Primo, ritirarsi con dignit\u00e0, ad esempio alle condizioni proposte sopra. In secondo luogo, essere sconfitti, fuggire come in Afghanistan e affrontare un&#8217;ondata di rifugiati armati e talvolta disonesti. Oppure, terzo, esattamente la stessa cosa, con in pi\u00f9 gli attacchi nucleari sul suo territorio e la disintegrazione sociale che ne consegue.<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione russa \u00e8 quella di infliggere una dura sconfitta agli invasori europei e poi concordare un nuovo ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quello che fecero Alessandro I, Kutuzov e de Tolly nel 1812-1814, prima che si tenesse il successivo Congresso di Vienna. Poi Stalin, Zhukov, Konev e Rokossovsky sconfissero l&#8217;esercito paneuropeo di Hitler, portando all&#8217;accordo di Potsdam. Ma per raggiungere un simile accordo oggi, dovremmo spianare la strada alle truppe russe usando armi nucleari. E subiremmo comunque enormi perdite, anche morali. Dopo tutto, si tratterebbe di una guerra offensiva. Un deterrente nucleare valido e un cuscinetto di sicurezza nell&#8217;Ucraina occidentale dovrebbero garantire la fine dell&#8217;aggressione. L&#8217;operazione militare speciale deve essere continuata fino al raggiungimento della vittoria. I nostri nemici devono sapere che se non si ritirano, la leggendaria pazienza della Russia si esaurir\u00e0 e la morte di ogni soldato russo sar\u00e0 pagata con migliaia di vite dall&#8217;altra parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 impossibile evitare che il mondo precipiti in una serie di conflitti e, successivamente, in una guerra termonucleare globale, garantire la continua rinascita pacifica del nostro Paese e la sua trasformazione in uno degli architetti e costruttori del nuovo sistema mondiale, se la nostra politica di deterrenza nucleare non verr\u00e0 radicalmente rivitalizzata e aggiornata. Ho toccato molti aspetti di questa politica nei miei precedenti articoli e in altri documenti. In realt\u00e0, la dottrina russa prevede gi\u00e0 l&#8217;uso di armi nucleari per contrastare un&#8217;ampia gamma di minacce, ma la politica attuale va oltre la dottrina. Dovremmo chiarire e rafforzare la formulazione e adottare le misure tecnico-militari corrispondenti. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 dimostrare che siamo pronti e in grado di usare le armi nucleari in caso di emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho dubbi che questa dottrina sia gi\u00e0 in fase di aggiornamento, come dimostrato da una serie di misure concrete. La pi\u00f9 evidente \u00e8 il dispiegamento di sistemi missilistici a lungo raggio nel nostro Paese gemello, la Bielorussia. Questi missili sono chiaramente destinati ad essere utilizzati non solo quando \u201cl&#8217;esistenza stessa dello Stato\u201d \u00e8 minacciata, ma anche molto prima. Tuttavia, le disposizioni della dottrina che specificano le condizioni per l&#8217;uso delle armi nucleari presentano alcune lacune che devono essere colmate, in particolare nel caso di una situazione di guerra ovviamente breve.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Karaganov \u00e8 stato uno degli artefici della nuova dottrina nucleare,\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/politica-nucleare-russa-quali-cambiamenti-comporta-la-nuova-dottrina-di-putin\/\">entrata in vigore molto recentemente<\/a>, che abbassa la soglia per l&#8217;uso delle armi nucleari nei conflitti convenzionali. Karaganov aveva assunto posizioni molto radicali nel corso del 2023 e questo testo dimostra che egli difende esplicitamente l&#8217;uso delle armi nucleari nel conflitto attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Intensificando la deterrenza nucleare, non solo riporteremo gli aggressori sul terreno della realt\u00e0, ma renderemo un servizio inestimabile all&#8217;umanit\u00e0 intera. Attualmente non esiste altra protezione contro una serie di guerre e un grande conflitto termonucleare. La deterrenza nucleare deve essere attivata. L&#8217;Istituto di Economia e Strategia Militare Globale, recentemente creato presso la Scuola Superiore di Economia e diretto dall&#8217;ammiraglio Sergei Avakyants e dal professor Dmitry Trenin, fornir\u00e0 un supporto accademico. Presenter\u00f2 qui solo alcune delle mie opinioni, che devono essere sviluppate e attuate al pi\u00f9 presto.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica della Russia dovrebbe basarsi sul presupposto che la NATO \u00e8 un blocco ostile che ha dimostrato la sua aggressivit\u00e0 con la sua politica precedente e che sta conducendo una guerra de facto contro la Russia. Di conseguenza, qualsiasi attacco nucleare alla NATO, anche preventivo, \u00e8 moralmente e politicamente giustificato. Questo vale soprattutto per i Paesi che sostengono pi\u00f9 attivamente la giunta di Kiev. I vecchi e soprattutto i nuovi membri dell&#8217;Alleanza devono capire che la loro sicurezza \u00e8 stata notevolmente indebolita da quando sono entrati a far parte del blocco e che le loro \u00e9lite al potere comprador li hanno messi sull&#8217;orlo della vita o della morte. Ho scritto in diverse occasioni che se la Russia lancia un attacco preventivo di rappresaglia contro un Paese della NATO, gli Stati Uniti non reagiranno, a meno che la Casa Bianca e il Pentagono non siano popolati da pazzi che odiano la patria, pronti a distruggere Washington, Houston, Chicago o Los Angeles in nome di Poznan, Francoforte, Bucarest o Helsinki.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica russa sull&#8217;utilizzo delle armi nucleari dovrebbe, a mio avviso, scoraggiare la minaccia di ritorsioni e l&#8217;uso su larga scala di armi biologiche o informatiche contro la Russia o i suoi alleati. La corsa agli armamenti in questo settore, guidata dagli Stati Uniti e da alcuni suoi satelliti, deve essere fermata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ora di porre fine alla disputa imposta dall&#8217;Occidente sulla possibilit\u00e0 di utilizzare \u201carmi nucleari tattiche\u201d. Il suo utilizzo era teoricamente previsto durante l&#8217;ultima guerra fredda. Oggi, a giudicare dalle fughe di notizie, gli strateghi statunitensi stanno lavorando a un&#8217;ulteriore miniaturizzazione delle testate nucleari. \u00c8 sciocco e miope seguire questa strada, perch\u00e9 erode ulteriormente la stabilit\u00e0 strategica &#8211; un indicatore della probabilit\u00e0 di una guerra nucleare globale. A quanto mi risulta, questo approccio \u00e8 anche militarmente inefficace.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso che sarebbe auspicabile limitare la potenza delle testate nucleari a 30-40 chilotoni, per esempio, o a una bomba e mezza o due bombe di Hiroshima, in modo che i potenziali aggressori e le loro popolazioni capiscano a cosa vanno incontro. L&#8217;abbassamento della soglia di utilizzo e l&#8217;aumento della resa minima delle munizioni sono necessari anche per ripristinare un&#8217;altra funzione perduta della deterrenza nucleare, ovvero la prevenzione di grandi guerre convenzionali. Deve essere chiaro ai pianificatori strategici di Washington e ai loro funzionari europei che la distruzione di aerei russi sul nostro territorio o ulteriori bombardamenti di citt\u00e0 russe saranno sanzionati (dopo un attacco di avvertimento con testate non nucleari) dall&#8217;uso di armi nucleari. A quel punto potrebbero decidere di liquidare la giunta di Kiev.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra inoltre necessario modificare (in parte, pubblicamente) l&#8217;elenco degli obiettivi degli attacchi nucleari di rappresaglia. Dobbiamo pensare seriamente a chi, esattamente, intendiamo dissuadere. Dopo che gli americani, \u201cin difesa della democrazia\u201d e in nome delle loro ambizioni imperiali, hanno ucciso milioni di persone in Vietnam, Cambogia, Laos e Iraq, hanno commesso mostruosi atti di aggressione contro la Jugoslavia e la Libia e, contro ogni avvertimento, hanno deliberatamente gettato centinaia di migliaia, se non milioni, di ucraini nel fuoco della guerra, non \u00e8 chiaro se la minaccia di ritorsioni, anche contro le citt\u00e0, sia un deterrente sufficiente per l&#8217;oligarchia globalista. \u00c8 chiaro che non si preoccupano nemmeno dei propri cittadini e non si lasceranno spaventare da perdite all&#8217;interno della propria popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse varrebbe la pena di designare i luoghi di ritrovo di questa oligarchia come obiettivi per la prima ondata, o addirittura per attacchi preventivi di rappresaglia?<\/p>\n\n\n\n<p>Dio colp\u00ec con una pioggia di fuoco Sodoma e Gomorra, immerse nell&#8217;abominio e nella dissolutezza. L&#8217;equivalente moderno: un attacco nucleare limitato all&#8217;Europa. Un&#8217;altra allusione all&#8217;Antico Testamento: per purificare il mondo, Dio scaten\u00f2 il grande diluvio. I nostri siluri nucleari Poseidon possono scatenare diluvi simili sotto forma di tsunami. Oggi gli Stati pi\u00f9 sfacciatamente aggressivi sono quelli costieri. L&#8217;oligarchia globalista e lo Stato profondo non devono sperare di sfuggire come No\u00e8 e la sua pia famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Permettetemi di ripeterlo. Migliorare la credibilit\u00e0 e l&#8217;efficacia della deterrenza nucleare \u00e8 necessario non solo per porre fine alla guerra che l&#8217;Occidente ha scatenato in Ucraina, o per collocare pacificamente l&#8217;Occidente in una posizione molto pi\u00f9 modesta, ma auspicabilmente dignitosa, nel futuro sistema mondiale. Soprattutto, la deterrenza nucleare \u00e8 necessaria per fermare l&#8217;ondata di conflitti in arrivo, per evitare una \u201cet\u00e0 delle guerre\u201d e per impedire che si intensifichino fino al livello termonucleare globale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quindi necessario aumentare la scala della deterrenza nucleare senza tener conto della guerra in Ucraina. A seguito delle misure gi\u00e0 adottate o previste, ritengo che sarebbe auspicabile, previa consultazione con gli Stati amici, ma senza far ricadere su di loro la responsabilit\u00e0, procedere rapidamente verso una ripresa dei test sulle armi nucleari. Prima in sotterraneo, e se ci\u00f2 si rivelasse insufficiente, testando la Tsar Bomba-2 sulla Novaya Zemlya, riducendo al minimo i danni all&#8217;ambiente naturale del mio Paese e agli Stati amici della maggioranza mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non protesterei nemmeno troppo se una simile dimostrazione di esplosione nucleare fosse effettuata dagli Stati Uniti. Dopo tutto, rafforzerebbe l&#8217;effetto universale della deterrenza nucleare. Ma Washington non vuole ancora aumentare il ruolo del fattore nucleare nella politica mondiale, affidandosi invece al suo potere ancora considerevole nel campo dell&#8217;economia e delle forze polivalenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima o poi la Russia dovr\u00e0 cambiare la sua politica ufficiale di non proliferazione nucleare. La vecchia politica era utile in quanto riduceva il rischio di uso non autorizzato e di terrorismo nucleare. Ma era ingiusta nei confronti di molti Stati non occidentali e ha smesso di funzionare molto tempo fa. Nell&#8217;aderirvi, abbiamo preso spunto dagli americani, che volevano minimizzare non solo i rischi, ma anche i contrappesi alla loro superiorit\u00e0 convenzionale (in particolare navale). Storicamente e filosoficamente, la proliferazione contribuisce alla pace. \u00c8 spaventoso immaginare cosa sarebbe successo se l&#8217;URSS e poi la Cina non avessero sviluppato armi nucleari. Con l&#8217;acquisizione di armi nucleari, Israele ha acquisito sicurezza di fronte ai suoi vicini ostili. (Tuttavia, lo Stato ebraico ha abusato di questa fiducia rifiutando una soluzione equa alla questione palestinese e scatenando una guerra a Gaza chiaramente genocida. Se i suoi vicini avessero avuto armi nucleari, Israele avrebbe agito con pi\u00f9 modestia). Dopo aver condotto gli esperimenti nucleari, l&#8217;India \u00e8 diventata pi\u00f9 sicura nelle sue relazioni con una Cina pi\u00f9 potente. Il conflitto tra India e Pakistan \u00e8 ancora in corso, ma gli scontri sono diminuiti da quando i due Paesi hanno ottenuto lo status nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Karaganov difende una politica a favore della proliferazione nucleare, vista come la nuova norma strategica che garantir\u00e0 un mondo multipolare in cui tutte le potenze regionali avranno testate nucleari &#8211; quello che lui chiama \u201cmultilateralismo nucleare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La Corea del Nord \u00e8 pi\u00f9 fiduciosa e sta migliorando la sua posizione internazionale, soprattutto perch\u00e9 la Russia ha finalmente smesso di inseguire l&#8217;Occidente e ha ripreso una cooperazione di fatto con Pyongyang. Una limitata proliferazione nucleare potrebbe anche rivelarsi utile come barriera alla creazione e all&#8217;uso di armi biologiche. Un aumento della minaccia nucleare potrebbe scoraggiare la militarizzazione delle tecnologie di intelligenza artificiale. Ma soprattutto, le armi nucleari, compresa la loro proliferazione, sono necessarie per ripristinare gli aspetti della deterrenza nucleare che hanno smesso di funzionare, al fine di evitare non solo grandi guerre convenzionali (come in Ucraina), ma anche una corsa agli armamenti convenzionali. Una guerra convenzionale non pu\u00f2 essere vinta se il potenziale nemico dispone di armi nucleari e, soprattutto, \u00e8 pronto a usarle.<\/p>\n\n\n\n<p>Un maggiore uso del deterrente nucleare \u00e8 gi\u00e0 necessario per raffreddare i \u201cleader\u201d europei senza cervello che parlano dell&#8217;inevitabilit\u00e0 di un confronto tra Russia e NATO e chiedono che le forze armate siano preparate. A chi parla e a chi ascolta va ricordato che in caso di guerra tra Russia e NATO in Europa, di molti Paesi europei all&#8217;interno dell&#8217;alleanza rimarrebbe ben poco nei primi giorni dopo lo scoppio del conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, la proliferazione comporta dei rischi. Ma nel contesto del disordine e della ridistribuzione del mondo che \u00e8 iniziata, essi sono molto inferiori a quelli causati dall&#8217;indebolimento della deterrenza nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ordine mondiale policentrico e sostenibile del futuro non pu\u00f2 essere raggiunto senza il multilateralismo nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Certamente ad alcuni Paesi dovrebbe essere vietato in modo permanente e deciso di possedere un arsenale nucleare o anche solo di avvicinarsi ad acquisirne uno. La Germania, che ha scatenato due guerre mondiali e un genocidio, deve diventare l&#8217;obiettivo legittimo di un attacco preventivo e deve essere distrutta completamente se mai mettesse le mani su una bomba nucleare. Tuttavia, gi\u00e0 ora, dimenticando la sua mostruosa storia, sta cercando di ottenere questa punizione agendo come uno Stato vendicatore, il principale sponsor europeo della guerra in Ucraina. In Europa, tutti i Paesi che hanno partecipato all&#8217;invasione dell&#8217;URSS da parte di Hitler dovrebbero temere un destino simile. Credo che la Polonia non potr\u00e0 evitare un simile destino in caso di estrema necessit\u00e0, se intende dotarsi di armi nucleari. Tuttavia, ripeto per l&#8217;ennesima volta, che Dio ce ne preservi.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina avr\u00e0 tutto il diritto e persino l&#8217;obbligo morale &#8211; con il sostegno della Russia e di altri Paesi della maggioranza mondiale &#8211; di punire il Giappone, la cui aggressione \u00e8 costata la vita a decine di milioni di cinesi e di altri asiatici, e il cui sogno \u00e8 ancora di vendicarsi rivendicando i territori russi, se mai Tokyo si avvicinasse alle armi nucleari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario un equilibrio nucleare duraturo in Medio Oriente. Israele, se supera la delegittimazione dovuta alle atrocit\u00e0 commesse a Gaza. L&#8217;Iran, se abbandona l&#8217;ambizione ufficialmente dichiarata di distruggere Israele. Uno degli Stati del Golfo o un raggruppamento di Stati del Golfo. Il candidato pi\u00f9 accettabile per il possesso a nome dell&#8217;intero mondo arabo sono gli Emirati Arabi Uniti, se non l&#8217;Arabia Saudita e\/o l&#8217;Egitto. Naturalmente, il passaggio alle armi nucleari da parte dei principali Paesi a maggioranza mondiale deve essere misurato e accompagnato dalla formazione del personale e delle \u00e9lite interessate. La Russia pu\u00f2 e deve condividere la sua esperienza. \u00c8 gi\u00e0 necessario sviluppare un dialogo intenso con i principali Paesi della maggioranza mondiale sull&#8217;essenza e la modernizzazione della politica di deterrenza nucleare. Se gli Stati Uniti, che si spera stiano passando il pi\u00f9 pacificamente possibile dal ruolo accidentale di egemone mondiale a quello di normale grande potenza, vogliono tornare alla lettura classica della Dottrina Monroe e tornare a essere un egemone in America Latina, possiamo prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di aiutare il Brasile o anche il Messico (se lo desiderano) a ottenere lo status nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte delle proposte sopra esposte susciteranno un&#8217;ondata di critiche, come gli articoli dell&#8217;anno scorso sulla deterrenza nucleare. Ma si sono rivelate estremamente utili per le comunit\u00e0 strategiche nazionali e internazionali, risvegliandole dal loro sogno letargico di parassitismo strategico. Gli americani hanno rapidamente smesso di dire che la Russia non avrebbe mai usato armi nucleari in risposta all&#8217;aggressione occidentale in Ucraina. Poi hanno iniziato a parlare del pericolo di un&#8217;escalation nucleare in Ucraina. Hanno poi parlato del fatto che avrebbero perso una guerra contro la Russia e la Cina. L&#8217;Europa, che ha perso completamente la sua classe di pensiero strategico, continua a lamentarsi, ma non \u00e8 cos\u00ec pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p>La prossima cosa da fare \u00e8 pensare insieme. Credo che lo faremo pubblicamente e a porte chiuse con esperti dei principali Paesi della maggioranza mondiale e, in futuro, con rappresentanti pi\u00f9 lucidi del mondo occidentale. Concludo con queste righe di speranza dello stesso Alexander Blok: \u201cPrima che sia troppo tardi &#8211; rimettete la vecchia spada nel fodero, \/ Compagni! Saremo fratelli!\u201d. Se sopravvivremo ai prossimi due decenni, se eviteremo un altro secolo di guerre, come lo \u00e8 stato il XX secolo, soprattutto nella sua prima met\u00e0, i nostri figli e nipoti vivranno in un mondo multicolore, multiculturale e molto pi\u00f9 giusto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colpire l&#8217;Ucraina e i Paesi europei con missili nucleari. Mettere fine ai principi di non proliferazione per allargare il club delle potenze nucleari. 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