{"id":2709,"date":"2021-09-22T13:44:53","date_gmt":"2021-09-22T12:44:53","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2709"},"modified":"2021-09-22T13:45:53","modified_gmt":"2021-09-22T12:45:53","slug":"il-sistema-politico-russo-e-cambiato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/09\/22\/il-sistema-politico-russo-e-cambiato\/","title":{"rendered":"Il sistema politico russo \u00e8 cambiato\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Negli ultimi cinque anni la Russia \u00e8 cambiata. Dalle scorse elezioni della Duma nel 2016 a quelle che si sono svolte lo scorso week-end, il paese non \u00e8 semplicemente diventato pi\u00f9 autoritario, ma ha posto le basi per la propria trasformazione in una tecnocrazia centralizzata che garantisca un ricambio generazionale e possa sopravvivere a Vladimir Putin.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Uno degli attori principali di quest\u2019evoluzione \u00e8 l\u2019Amministrazione Presidenziale (AP), il braccio esecutivo del Cremlino guidata da Anton Vajno, e il cui responsabile per la politica interna \u00e8 il primo vice-capo di gabinetto (ed ex primo ministro di Boris El\u2019tsin), Sergej Kirienko. Facendo un parallelo forzato con l\u2019Unione Sovietica, la Russia di Putin \u00e8 entrata nella sua fase bre\u017eneviana: un momento in cui, nel dubbio su come tenere in piedi un regime decennale, la strada intrapresa non \u00e8 quella delle riforme, ma la burocratizzazione della macchina del potere. Questa evoluzione \u00e8 evidente guardando ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, tanto nel ruolo e nella composizione del partito di governo, Russia Unita, quanto nel funzionamento complessivo della politica regionale. Anche in assenza di riforme strutturali, per\u00f2, la Russia non \u00e8 l\u2019Unione Sovietica degli anni \u201870-\u201880: l\u2019economia \u00e8 pi\u00f9 solida e il governo Mishustin ha lanciato una serie di iniziative per rendere pi\u00f9 efficienti le amministrazioni pubbliche e sviluppare moderne tecnologie dell\u2019informazione che contribuiranno probabilmente a organizzare e stabilizzare il regime. Nel lungo termine, per\u00f2, efficienza amministrativa e innovazione tecnologica non basteranno a colmare le lacune di un sistema che, invece di offrire prospettive di crescita alla popolazione, la reprime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel lungo termine, per\u00f2, efficienza amministrativa e innovazione tecnologica non basteranno a colmare le lacune di un sistema che, invece di offrire prospettive di crescita alla popolazione, la reprime.<\/p><cite>carolina de stefano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Russia Unita e l\u2019Amministrazione Presidenziale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Tra il 17 e il 19 settembre si sono svolte in Russia le elezioni della camera bassa del Parlamento, la Duma. Senza sorprese, Russia Unita ha ottenuto, con la sola met\u00e0 dei suffragi (49,8% dei voti, secondo i dati ufficiali) la maggioranza costituzionale, riproducendo cos\u00ec un risultato simile a quello del 2016, che aveva permesso al Cremlino di riformare la Carta fondamentale e a Putin di ricandidarsi per almeno altri due mandati presidenziali di sei anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle elezioni Russia Unita ha potuto contare \u2013 oltre a un tradizionale bacino elettorale pro-Putin, in particolare all\u2019interno delle amministrazioni statali &#8211; su un sistema elettorale misto introdotto ad hoc nel 2016, su una lunga serie di leggi repressive emanate negli ultimi mesi e su un ampio ricorso a brogli registrati da osservatori indipendenti in tutto il paese. Il successo del voto sulla carta, per\u00f2, nasconde il fatto che la popolarit\u00e0 del partito \u00e8 in calo costante da alcuni anni, cosa apparsa evidente tanto a Mosca (dove senza la quota del pi\u00f9 che sospetto voto online Russia Unita avrebbe perso varie circoscrizioni) quanto in alcune regioni \u2018di protesta\u2019 della Siberia e dell\u2019Estremo oriente russo come Tomsk e Chabarovsk. Pi\u00f9 in generale, i risultati elettorali non dicono come il ruolo di Russia Unita all\u2019interno del sistema politico sia andato degradandosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, \u00e8 chiara l\u2019usura naturale di una formazione creata nel 2001 che fonda da sempre la sua legittimit\u00e0, anche a livello locale, su un unico leader nazionale. Del resto, nell\u2019estate del 2020, Russia Unita stessa riconosceva in un documento interno al partito la necessit\u00e0 di rinnovare parte della sua leadership con figure pi\u00f9 \u2018vicine\u2019 alla popolazione, con l\u2019obiettivo non scritto di canalizzare le proteste e le istanze dal basso che sembravano in crescita, come quella ecologista. Nei fatti, Russia Unita non ha cercato attivamente figure nuove e \u2013 oltre a contare sulla repressione delle opposizioni \u2013 ha optato invece per l&#8217;inerzia, mettendo in testa alle liste regionali e nazionale personalit\u00e0 di facciata che, nonostante siano state elette, non sederanno alla Duma perch\u00e9 non rinunceranno al loro incarico attuale: tra tutti, il Ministro della Difesa Sergej Shoigu, il Ministro degli Affari Esteri Sergej Lavrov e un\u2019ampia maggioranza di governatori.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, Russia Unita, presente in maniera capillare su tutto il territorio, \u00e8 diventata con il tempo una struttura di emanazione del potere centrale priva di sostanza politica, per varie ragioni. Innanzitutto il Parlamento, e di conseguenza il partito di governo &#8211; gi\u00e0 dotato di per s\u00e9 di poca influenza &#8211; hanno visto il loro ruolo svuotato dall\u2019aumento dell\u2019autoritarismo del regime. Inoltre, Putin stesso, se inizialmente si presentava \u2013 seppur non formalmente \u2013 come leader del partito, se ne \u00e8 a mano a mano allontanato, fino a partecipare alle ultime elezioni presidenziali del 2018 come candidato indipendente. Infine, contestualmente l\u2019amministrazione presidenziale ha acquisito, soprattutto dall\u2019arrivo di Kirienko nel 2016, un ruolo preponderante tanto nell\u2019esecuzione delle decisioni del Cremlino quanto nel controllo del centro sull\u2019intero sistema politico russo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Russia Unita, presente in maniera capillare su tutto il territorio, \u00e8 diventata con il tempo una struttura di emanazione del potere centrale priva di sostanza politica<\/p><cite>carolina de stefano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nata nel 1991 durante i caotici anni el\u2019tsiniani come ufficio della presidenza, l\u2019Amministrazione \u00e8 stata interamente riformata all\u2019arrivo di Putin e con il tempo si \u00e8 espansa sia come staff che geograficamente. Organizzata in dipartimenti, situata negli stessi uffici del Comitato Centrale del Partito Comunista tra la Piazza Rossa e la Piazza Vecchia a Mosca, l\u2019organizzazione e il ruolo di quest\u2019istituzione ricorda, con tutte le differenze del caso, il Partito sovietico: senza avere nulla di comparabile in termini di apparato ideologico, propaganda, formazione dei quadri, \u00e8 per\u00f2 una macchina burocratica in continua espansione che garantisce il controllo sulla politica locale, soprattutto tramite la selezione a Mosca delle leadership regionali e l\u2019invio, sempre dalla capitale, di figure quali i vice-governatori, che &#8211; sulla scia dei secondi Segretari del PCUS di un tempo \u2013 sono deputati a controllare che le \u00e9lite locali eseguano i <em>diktat <\/em>del centro e ad assicurare il legame tra politica locale e i servizi dell\u2019FSB (ex KGB).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La politica regionale nell\u2019era Kirienko<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dal 2012 sono state reintrodotte in Russia le elezioni dirette dei governatori (o \u2018presidenti\u2019, secondo i casi) delle 85 entit\u00e0 territoriali russe, dopo una parentesi dal 2004 al 2012 in cui i leader delle regioni erano nominati direttamente dall\u2019esecutivo. Nonostante l\u2019apparente ritorno a una legittimit\u00e0 popolare dei leader delle repubbliche, l\u2019amministrazione Kirienko ha reso le elezioni regionali (che si svolgono a rotazione ogni anno) uno strumento di conferma <em>ex post<\/em> di nomi decisi da Mosca. Il sistema \u00e8 stato rodato in pi\u00f9 elezioni ed \u00e8 molto efficiente: il governatore in carica rassegna le dimissioni<em> <\/em>alcuni mesi prima delle elezioni autunnali, l\u2019AP invia al suo posto un rappresentante \u2018ad interim\u2019, il quale si candida poco dopo come membro di Russia Unita o come indipendente e, nella stragrande maggioranza dei casi (anche se non in tutti), vince.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nonostante l\u2019apparente ritorno a una legittimit\u00e0 popolare dei leader delle repubbliche, l\u2019amministrazione Kirienko ha reso le elezioni regionali uno strumento di conferma <em>ex post<\/em> di nomi decisi da Mosca.<\/p><cite>CAROLINA DE STEFANO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Oltre al loro aumento sistematico dal 2016 in poi, l\u2019elemento caratterizzante di queste nomine \u00e8 il profilo delle persone selezionate: tecnocrati il pi\u00f9 delle volte giovani (tra i 30 e i 50 anni) che hanno svolto una parte della loro carriera nell\u2019alta amministrazione a Mosca, privi di una pregressa esperienza politica e, soprattutto, di qualsiasi legame con la regione che sono chiamati a governare. Da notare che i nuovi tecnocrati sono inviati indifferentemente sia in regioni prive di una forte identit\u00e0 politica che in repubbliche in cui l\u2019appartenenza all\u2019etnia dominante \u00e8 stata invece per anni una condizione necessaria per governare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha calcolato l\u2019analista politico Aleksandr Kynev, se tra il 2012 e il 2015 su 26 nuovi governatori gli \u2018stranieri\u2019 (c.d.&nbsp; \u2018variaghi\u2019, letteralmente i popoli scandinavi che si stanziarono in Russia tra il IX e l\u2019XI secolo) &#8211; erano solo 10 (38% del totale), tra il 2016 e il 2020 su 67 nuovi governatori, 49 (o il 73% del totale) non provenivano dalla regione in cui erano candidati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La preferenza del Cremlino per tecnocrati relativamente brillanti (e anonimi allo stesso tempo) e per l\u2019assenza di un qualunque nesso territoriale non \u00e8 casuale, ma risponde a due esigenze principali: la prima, perseguita da Putin fin dal suo arrivo nel 2000, \u00e8 quella di riprendere controllo della politica regionale, scardinando reti locali di politica, business e corruzione autonome dal centro (con alcune notevoli eccezioni, come la Cecenia di Ramzan Kadyrov o il Tatarstan di Rustam Minnichanov). La seconda \u00e8 quella di dotarsi di una nuova ed efficiente generazione di \u2018amministratori\u2019 fedeli al centro e privi di particolari ambizioni politiche personali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I limiti dell\u2019efficienza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Lo stesso primo ministro dal 2020 Michail Mishustin \u2013 direttore del servizio fiscale federale per dieci anni &#8211; incarna il ruolo crescente dei tecnocrati nella Russia putiniana, e segnala come digitalizzazione e tecnologie informatiche siano diventate una priorit\u00e0 assoluta del governo russo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il rafforzamento della verticale di potere Cremlino-regioni va in effetti di pari passo con molte iniziative governative dirette a rendere pi\u00f9 efficiente la grande e goffa macchina statale russa, con tagli al personale, modernizzazione dei servizi, aumento del controllo digitale sulla popolazione, e sistemi all\u2019americana di valutazione delle performance di politici e funzionari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un maggiore controllo sulle regioni, un miglioramento delle prestazioni statali, un controllo quasi paranoico dei cittadini possono rafforzare il regime nel medio termine, e questo anche al di l\u00e0 e oltre Putin. Il problema di fondo per\u00f2 rimane: un regime autoritario, per quanto governato da tecnocrati pi\u00f9 o meno efficienti e memori del crollo dell\u2019URSS, non ha maniera di colmare le inefficienze di un sistema che reprime l\u2019attivit\u00e0 privata e la libert\u00e0 di espressione, e rischia di generare malcontento e quindi repressioni ulteriori, fino ad un limite valicato il quale il regime cesser\u00e0 di funzionare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Un maggiore controllo sulle regioni, un miglioramento delle prestazioni statali, un controllo quasi paranoico dei cittadini possono rafforzare il regime nel medio termine, e questo anche al di l\u00e0 e oltre Putin<\/p><cite>CAROLINA DE STEFANO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Mishustin ha pi\u00f9 volte presentato le nuove tecnologie non solo come uno strumento per migliorare il funzionamento dei ministeri e delle amministrazioni, ma come un settore economico prioritario, definendo i big data \u2018il nuovo petrolio\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio concreto mostra per\u00f2 che la trasformazione digitale guidata dall\u2019alto, e alla russa, funziona sulla carta, ma non nella realt\u00e0. La citt\u00e0 di Innopolis, nella repubblica del Tatarstan, \u00e8 stata creata nel 2015 come un polo futuristico di produzione di nuove tecnologie. Riconosciuta \u2018zona economica speciale\u2019, dotata dei primi taxi automatici senza autista, uno dei suoi obiettivi ufficiali \u00e8 quello di attrarre le pi\u00f9 promettenti industrie tecnologiche nazionali \u2018e da tutto il mondo\u2019. Il paradosso, per\u00f2, raccontato dal giornalista Leonid Ragozin in un bellissimo <a href=\"https:\/\/restofworld.org\/2021\/fighting-brain-drain-and-creeping-authoritarianism-in-russia\/\">reportage<\/a>, \u00e8 che la popolazione di giovani studiosi e brillanti chiamata a lavorare l\u00ec (e che spesso \u00e8 gi\u00e0 stata all\u2019estero) \u00e8 politicamente pi\u00f9 vicina all\u2019opposizione che non a Putin, tanto che queste citt\u00e0 \u2018ideali\u2019 possono in realt\u00e0 trasformarsi in poli di protesta attiva contro il regime. Gli abitanti di Innopolis hanno poi patito da subito il controllo e i limiti imposti dal governo sui progetti che vogliono sviluppare, con il risultato che, nonostante i mezzi messi a disposizione, molti se non sono gi\u00e0 andati.<\/p>\n\n\n\n<p>In qualche maniera, senza ammetterlo, Mishustin \u00e8 il primo a riconoscere che la repressione non \u00e8 lungimirante. In una sua intervista al Valdai Discussion Club dell\u2019anno scorso, alla domanda di chi fossero i personaggi storici a lui pi\u00f9 vicini, Mishustin ha risposto, oltre (ovviamente) a Putin, Steve Jobs.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Russia di Vladimir Putin \u00e8 entrata in una fase brezneviana. Nel contesto delle ultime elezioni legislative, dove il nuovo successo di Russia Unita nasconde la costante perdita di popolarit\u00e0 del partito del Presidente, si pone la questione della natura tecnocratica e autoritaria del regime e del suo futuro a lungo termine. 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