{"id":26755,"date":"2024-11-19T20:14:30","date_gmt":"2024-11-19T19:14:30","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=26755"},"modified":"2024-11-20T11:17:04","modified_gmt":"2024-11-20T10:17:04","slug":"rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/","title":{"rendered":"Rompere con la Russia: 10 punti sul risveglio energetico dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Dopo essere stata al centro del progetto europeo con il carbone, l&#8217;acciaio e l&#8217;energia nucleare, l&#8217;energia \u00e8 stata gradualmente dimenticata all&#8217;interno dell&#8217;integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo, il settore energetico europeo \u00e8 rimasto intrappolato in una dipendenza energetica del continente dalla Russia. Questo lungo risveglio energetico &#8211; dalle origini dell&#8217;Europa alla storica decisione di affrancarsi dal gas russo &#8211; \u00e8 culminato in una decisione segnata dall&#8217;unit\u00e0, dalla rapidit\u00e0 e dalla determinazione degli Stati europei, ridefinendo il futuro di una politica energetica pi\u00f9 che mai essenziale per il futuro dell&#8217;Unione europea e dei suoi cittadini.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1 &#8211; L&#8217;energia: la base dell&#8217;integrazione europea<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;energia \u00e8 stata il terreno nel quale l&#8217;Europa ha messo le proprie radici dopo la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La Comunit\u00e0 europea del carbone e dell&#8217;acciaio (CECA) \u00e8 stata la prima base su cui \u00e8 stata costruita l&#8217;integrazione europea. Attraverso questo strumento unico, il progetto di cooperazione tra i sei Paesi fondatori ha preso forma. Inoltre, \u00e8 attraverso la CECA che sono stati sviluppati i princ\u00ecpi, le istituzioni e l&#8217;attuale filosofia dell&#8217;Unione. Si tratta di un progetto di ricostruzione di un&#8217;Europa devastata, una ricostruzione basata sulla solidariet\u00e0. La forza e la potenza industriale di Francia e Germania si basavano sul carbone e sull&#8217;acciaio. Attraverso la cooperazione economica in questi settori strategici, l&#8217;obiettivo politico di fondo \u00e8 quello di porre fine per sempre allo spettro della guerra e di aprire la strada alla pace attraverso l&#8217;integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Trattato di Roma firmato nel 1957, che ha fondato la cooperazione europea, includeva anche una componente nucleare. L&#8217;energia nucleare fu riconosciuta come strategica e la Comunit\u00e0 Euratom creata proprio per promuovere la cooperazione in questo settore a scopi pacifici. Tuttavia, il Trattato non conferisce nessuna competenza esplicita a livello europeo per l&#8217;integrazione energetica in senso lato: l&#8217;Europa non ha una politica energetica unificata, lasciando che ogni Stato membro la gestisca secondo i propri interessi nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esistere, il settore energetico europeo aveva bisogno di un mercato comune, ed \u00e8 nel 17 febbraio 1986, con l&#8217;Atto Unico Europeo, che si apre un&#8217;opportunit\u00e0. Sebbene l&#8217;Atto non contenesse disposizioni specifiche su una politica energetica comune, prevedeva la creazione di un mercato interno senza frontiere per tutti i prodotti e servizi entro il 1992. Questa apertura del mercato pu\u00f2 essere considerata come il primo passo verso una politica energetica europea. L&#8217;obiettivo era quello di modificare il Trattato di Roma e di stabilire i princ\u00ecpi di una maggiore integrazione: il principio della maggioranza qualificata, che sostituisce il requisito dell&#8217;unanimit\u00e0, elimina molti degli ostacoli istituzionali. \u00c8 proprio da questo momento in poi che la Commissione europea ha iniziato a identificare gli ostacoli ad un mercato interno dell&#8217;energia. L&#8217;idea di un mercato comune dell&#8217;energia non era nuova: era gi\u00e0 stata inserita nella Dichiarazione di Messina del 1955, in cui si affermava la necessit\u00e0 di adottare misure \u201cper sviluppare gli scambi di gas e di elettricit\u00e0 al fine di aumentare la redditivit\u00e0 degli investimenti e ridurre il costo delle forniture\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-26755' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-1-26755' title='&lt;em&gt;&lt;em&gt;Risoluzione adottata dai ministri degli Affari esteri degli Stati membri della CECA&lt;\/em&gt;&lt;\/em&gt;, Messina, 1-3 giugno 1955.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il settore energetico, ad eccezione del carbone e del petrolio, \u00e8 organizzato intorno a monopoli pubblici nazionali, con scambi transfrontalieri molto limitati. Questi monopoli hanno goduto di una forte legittimit\u00e0 politica, economica e morale, poich\u00e9 hanno contribuito alla ricostruzione dell&#8217;Europa nel dopoguerra. Esiste un forte legame, quasi esistenziale, tra il settore energetico &#8211; considerato un bene strategico &#8211; e la sovranit\u00e0 nazionale. L&#8217;energia \u00e8 sicura e abbondante perch\u00e9 i monopoli se ne prendono cura. Nella sentenza di&nbsp;<em>Almelo<\/em>&nbsp;del 1994, la Corte di Giustizia europea riconosce per la prima volta che l&#8217;energia non \u00e8 un servizio pubblico, ma un bene a cui si applicano le regole della concorrenza. Fu&nbsp;<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/04\/jacques-delors-1925-2023-leuropeo-pensiero-metodo-stile\/\">Jacques Delors, allora presidente della Commissione europea<\/a>, a proporre la creazione di un mercato europeo dell&#8217;energia. L&#8217;obiettivo era quello di aprire i mercati nazionali alla concorrenza e di uscire dal monopolio di un&#8217;unica societ\u00e0 nazionale che gestisce l&#8217;intera catena energetica: approvvigionamento, trasporto e distribuzione. Gradualmente, l&#8217;energia sta diventando un affare comune, un elemento di solidariet\u00e0 e di preoccupazione per gli Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la costruzione del mercato europeo dell&#8217;energia \u00e8 uno dei progetti pi\u00f9 ambiziosi dell&#8217;Unione, perch\u00e9 il controllo dell&#8217;energia \u00e8 strettamente legato alla sovranit\u00e0 nazionale. Gli investimenti in infrastrutture sono, per loro stessa natura, strategici. Nonostante i progressi sostanziali, a trent&#8217;anni dal suo avvio, Enrico Letta, l&#8217;ex primo ministro italiano incaricato nel 2024 di formulare raccomandazioni sul futuro del mercato europeo, \u00e8 molto chiaro:&nbsp;allo stato attuale, la mancanza di integrazione energetica \u00e8 uno dei fattori del declino della competitivit\u00e0 dell&#8217;Unione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-26755' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-2-26755' title='Enrico Letta, &lt;em&gt;Much more than a market: speed, security, solidarity&lt;\/em&gt;, Paris, aprile 2024.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2 &#8211; Il fattore russo: un catalizzatore delle divisioni europee<\/h2>\n\n\n\n<p>Il \u201cfattore russo\u201d \u00e8 una fonte di divisione duratura tra gli Stati europei, radicata in percezioni storiche della Russia profondamente divergenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel settore energetico, questa dipendenza si \u00e8 affermata gradualmente negli anni Sessanta. L&#8217;Unione Sovietica inizi\u00f2 a esportare gas e petrolio su vasta scala, inizialmente verso i Paesi del Consiglio di mutua assistenza economica (Comecon), oggi parte dell&#8217;Unione Europea. In un contesto di distensione tra Est e Ovest, l&#8217;energia divenne una leva per la normalizzazione delle relazioni con l&#8217;URSS, facilitando l&#8217;apertura dei flussi di idrocarburi da Est a Ovest. Italia, Austria, Germania Ovest, Finlandia e Francia divennero i principali clienti delle esportazioni di combustibili fossili sovietici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il \u201cfattore russo\u201d ha, di fatto, impedito la realizzazione dell&#8217;Unione dell&#8217;energia.<\/p><cite>Adina Revol<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa strategia, incarnata dalla <em>Ostpolitik<\/em>&nbsp;di Willy Brandt, mirava a stabilire un&#8217;interdipendenza simmetrica: l&#8217;Europa sarebbe diventata dipendente dal gas russo, mentre la Russia sarebbe diventata dipendente dalla tecnologia e dalle valute europee. Questa visione si basava sull&#8217;idea che Mosca, percepita come un fornitore affidabile, avesse rispettato i suoi impegni anche durante i momenti pi\u00f9 difficili della Guerra Fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il \u201cfattore russo\u201d ha di fatto impedito che l&#8217;Unione energetica diventasse una realt\u00e0. Mentre i Paesi dell&#8217;Europa orientale &#8211; con l&#8217;eccezione dell&#8217;Ungheria &#8211; e gli Stati baltici ne avvertivano i pericoli, gli altri Stati europei, in particolare Germania, Francia e Italia, perseguivano attivamente l&#8217;<em>Ostpolitik<\/em> energetica. Questa strategia era giustificata dalla percezione di un&#8217;interdipendenza simmetrica tra Europa e Russia, consolidando forti legami energetici nonostante numerosi avvertimenti. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3 &#8211; L&#8217;Europa a corto di energia russa: il lento risveglio energetico dell&#8217;Europa<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2006, un gigantesco blackout paralizz\u00f2 il continente per un certo periodo. La sicurezza elettrica in Europa si era deteriorata per diversi anni. Mentre il consumo cresceva, gli investimenti non tenevano il passo. Dagli anni &#8217;90, l&#8217;approvvigionamento elettrico comincia ad essere un problema in alcuni Paesi europei: in caso di temperature molto basse o molto alte, la rete mostra segni di debolezza, costringendo i fornitori ad adottare misure di emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell&#8217;anno, la dipendenza dell&#8217;Europa dalla Russia divenne evidente. \u00c8 cos\u00ec che si apre il periodo delle guerre del gas russo-ucraine e dell&#8217;uso dell&#8217;energia come arma politica da parte della Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio la seconda guerra del gas nel 2009 che ha aggravato le preoccupazioni dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancor pi\u00f9 della crisi del 2006, essa evidenzia la dipendenza dall&#8217;energia russa, accuratamente alimentata da Vladimir Putin e dalla dirigenza di Gazprom, che per anni hanno reso il prezzo della loro risorsa altamente competitivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1\u00b0 gennaio 2009, di fronte al rifiuto di Kiev di accettare l&#8217;aumento unilaterale dei prezzi, Gazprom interrompe improvvisamente le forniture di gas al mercato interno ucraino. La Russia denuncia nuovamente il prelievo di gas russo dalla parte degli ucraini. Il 7 gennaio decide il blocco totale delle forniture di gas attraverso l&#8217;Ucraina, con un impatto diretto per un totale di 18 Stati membri. Di questi, sette dipendono esclusivamente dalle importazioni di gas russo: Svezia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria e Slovacchia. In particolare, la Bulgaria e la Slovacchia sono vulnerabili a causa della loro duplice dipendenza: da un lato, il gas russo passa attraverso un&#8217;unica via di transito &#8211; l&#8217;Ucraina &#8211; e dall&#8217;altro, la mancanza di accesso al mercato globale del gas naturale liquefatto e la mancanza di infrastrutture impediscono le importazioni da altri Paesi europei &#8211; intensificando la loro esposizione agli effetti di questa crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche altri Stati membri, come Germania, Italia, Polonia e Repubblica Ceca, subiscono subito riduzioni significative dei flussi di gas. D&#8217;altro canto, la Penisola Iberica, i Paesi del Benelux e il Regno Unito, che non ricevono gas russo o ne ricevono in misura minima, sono colpiti in modo molto limitato, se non addirittura nullo. Allo stesso modo, i Paesi baltici, che ricevono il gas russo attraverso un percorso alternativo rispetto a quello che attraversa l&#8217;Ucraina, ne escono indenni. Questo episodio evidenzia i diversi livelli di dipendenza energetica degli Stati membri dalla Russia e l&#8217;estrema vulnerabilit\u00e0 dell&#8217;Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre in Europa c&#8217;era gas a sufficienza, grazie soprattutto alle importazioni di GNL e di gas norvegese, era impossibile trasportarlo verso est a causa dell&#8217;inadeguatezza delle infrastrutture. Costruite nel contesto della <em>Ostpolitik<\/em>, queste consentivano solo il flusso di gas dalla Russia verso l&#8217;Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante l&#8217;inclusione della solidariet\u00e0 nei trattati europei, questa non si \u00e8 concretizzata per i cittadini di Bulgaria e Slovacchia, che sono privati del gas a causa della mancanza di infrastrutture. La crisi del 2009 ha messo in luce i limiti di questa solidariet\u00e0 senza un&#8217;Europa dell&#8217;energia interconnessa e senza sufficienti finanziamenti europei.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4 &#8211; Divisa&#8230; ma unita: la complessit\u00e0 dell&#8217;Unione dell&#8217;energia<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2014, la Russia di Putin annette illegalmente la Crimea. L&#8217;idea di un&#8217;Unione dell&#8217;energia fa ormai parte della dinamica politica del momento: la priorit\u00e0 per l&#8217;Unione ed i suoi Stati membri \u00e8 quella di garantire l&#8217;approvvigionamento energetico. Sotto la\u00a0<a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/en\/articles\/conversation-with-jean-claude-juncker\/\">presidenza di Jean-Claude Juncker<\/a>, la Commissione europea sta spingendo in favore della creazione di tale Unione, con l&#8217;obiettivo di affrontare diverse sfide.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 quella finanziaria. Sono necessari investimenti importanti e urgenti, dell&#8217;ordine di 200 miliardi di euro all&#8217;anno&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-26755' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-3-26755' title='Commissione europea, &lt;em&gt;Impact Assessment&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;accompanying the Communication: A policy framework for climate and energy in the period from 2020 up to 2030&lt;\/em&gt;, Bruxelles, 22 giugno 2014.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. L&#8217;energia diventa cos\u00ec un pilastro essenziale del programma di investimenti da 315 miliardi di euro annunciato da Jean-Claude Juncker.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra sfida, di natura politica, \u00e8 quella di creare le condizioni che consentano all&#8217;UE, il pi\u00f9 grande importatore di energia al mondo, di parlare e agire all&#8217;unisono con i Paesi terzi, in particolare con la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta nella sua storia, l&#8217;UE dispone di un budget consistente per finanziare la sicurezza della propria rete energetica. Proprio nel momento in cui la Russia di Putin raddoppiava gli sforzi per dividere gli Stati membri, dal 2014 questi sono riusciti a investire congiuntamente 4,7 miliardi di euro in 114 progetti di gasdotti strategici e terminali GNL. Queste infrastrutture hanno permesso ai Paesi europei di prepararsi e mostrare solidariet\u00e0 di fronte a possibili tagli delle forniture.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5 &#8211; I gasdotti della discordia: la divisione europea al suo apice<\/h2>\n\n\n\n<p>Mentre l&#8217;Unione Europea cercava di diventare un&#8217;Unione dell&#8217;Energia, prendevano forma traiettorie nazionali indipendenti &#8211; incoraggiati dalla Russia di Putin che continua a perseguire il suo obiettivo di dividere gli europei.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintonia con la sua <em>Ostpolitik<\/em>, la Germania sceglie di rafforzare le relazioni bilaterali dirette con la Russia. Attraverso Nord Stream 1, Berlino spera di assicurarsi una fornitura di gas diretta, sicura e molto conveniente, essenziale per la competitivit\u00e0 della sua industria. Da parte sua, la Russia di Vladimir Putin vuole eliminare il transito ucraino aprendo una rotta diretta verso il principale importatore di gas russo in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nord Stream 1 riflette la visione di interdipendenza simmetrica tra Germania e Russia. Il gasdotto \u00e8 voluto dall&#8217;ex cancelliere Gerhard Schr\u00f6der e inaugurato nel 2012 alla presenza del cancelliere Angela Merkel, del primo ministro francese Fran\u00e7ois Fillon e dell&#8217;allora commissario europeo per l&#8217;energia, il tedesco G\u00fcnther Oettinger.<\/p>\n\n\n\n<p>Il raddoppio di Nord Stream, noto come Nord Stream 2, \u00e8 il simbolo della disunione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre gli oppositori puntano il dito contro le sue contraddizioni ambientali, sono le sue implicazioni geopolitiche a rimanere le pi\u00f9 controverse. Diversi Stati membri hanno avvertito che il gasdotto \u00e8 una pedina della strategia di influenza russa, poich\u00e9 aumenta notevolmente la dipendenza energetica della Germania dalla Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ha rivelato le ambizioni destabilizzanti di Vladimir Putin. Il 22 febbraio 2022, in risposta al riconoscimento da parte della Russia delle regioni separatiste del Donbass in Ucraina, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha \u201crivalutato\u201d la situazione del gasdotto Nord Stream 2, sospendendo il progetto proprio quando era pronto ad entrare in funzione. Con l&#8217;adozione del primo pacchetto di sanzioni da parte dell&#8217;Europa quello stesso giorno, l&#8217;interruzione del progetto di Nord Stream 2 segna la fine definitiva della <em>Ostpolitik<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema Nord Stream \u00e8 diventato il simbolo dell&#8217;uso da parte di Vladimir Putin delle forniture energetiche come arma. Riducendo e poi interrompendo completamente le forniture di gas all&#8217;Europa attraverso questa rotta, il Presidente russo ha tentato un ultimo atto di ricatto tra luglio e settembre 2022. A quel punto, diverse esplosioni nel Mar Baltico hanno reso il sistema definitivamente inoperante&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-26755' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-4-26755' title='Il 25 settembre 2022, il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream ha causato gravi perdite di gas nel Mar Baltico. La prima esplosione si \u00e8 verificata su Nord Stream 2, seguita poche ore dopo da perdite su Nord Stream 1.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema Nord Stream incarna i vicoli ciechi dell&#8217;Unione dell&#8217;energia con la Russia e rappresenta una nuova dinamica in un contesto geopolitico in mutamento, accompagnato da profonde trasformazioni tecnologiche globali \u2014 incarnate in Europa dal Green Deal.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6 &#8211; L&#8217;imperialismo russo svelato: l&#8217;energia come arma<\/h2>\n\n\n\n<p>La politica di Vladimir Putin consiste nell&#8217;utilizzare le risorse naturali per modernizzare il Paese e ripristinare la sua posizione internazionale. In quest&#8217;ottica, l&#8217;energia viene utilizzata come strumento politico oltre che economico. L&#8217;aumento del prezzo degli idrocarburi, quando Vladimir Putin \u00e8 venuto al potere, ha giocato un ruolo fondamentale nella ripresa economica del Paese, rendendolo un attore chiave nel mercato dell&#8217;energia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il settore energetico \u00e8 diventato un mezzo di pressione e persino un&#8217;arma strategica a tutti gli effetti. Un Paese come la Lettonia lo ha sperimentato in prima persona nel 2002, quando Mosca ha bloccato le pompe che rifornivano i porti baltici per costringere i lettoni ad accettare l&#8217;acquisto del porto petrolifero di Ventspils da parte della societ\u00e0 russa Rosneft. La Russia ha anche innescato una crisi del gas e del petrolio con la Bielorussia. Per non parlare della guerra del gas con l&#8217;Ucraina. Al tempo stesso, la Russia sta conducendo, in Asia centrale, una diplomazia energetica sulla quale impostare una politica di \u201ccooperazione\u201d con i suoi vicini eurasiatici. Il Paese sta cercando di ostacolare i tentativi degli Stati Uniti, dell&#8217;Unione Europea e persino della Cina di ottenere un accesso diretto alle risorse energetiche della regione del Caspio, il cui controllo rafforzerebbe la posizione di Mosca come attore chiave nel mercato del gas e, in misura minore, del petrolio.<\/p>\n\n\n\n<p>Vladimir Putin non ha rinunciato a usare il gas come leva di influenza geopolitica. Dopo l&#8217;invasione della Crimea nel 2014, ha inondato il mercato europeo di gas a basso costo per aumentare ulteriormente la dipendenza degli europei e frenare il loro desiderio di diversificazione, con un unico obiettivo: stringere il cappio al collo del mercato europeo al momento opportuno. In effetti, le importazioni di gas russo sono aumentate dopo l&#8217;annessione illegale della Crimea nel 2014. \u00c8 facile capire perch\u00e9 gli europei non abbiano imposto sanzioni all&#8217;epoca: la loro dipendenza energetica era troppo elevata e il principio delle sanzioni \u00e8 quello di causare pi\u00f9 danni all&#8217;economia russa che a quella europea. Ci\u00f2 ha rafforzato la strategia di Vladimir Putin nei confronti dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le importazioni di gas russo sono aumentate dopo l&#8217;annessione illegale della Crimea nel 2014.<\/p><cite>Adina Revol<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7 &#8211; L&#8217;Europa unita contro Putin: una risposta determinata<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 24 febbraio 2022, Vladimir Putin lancia la sua \u201coperazione speciale\u201d in Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova strategia energetica europea \u00e8 costretta a prendere forma rapidamente. Il 10 e 11 marzo 2022, a Versailles, gli Stati europei, precedentemente divisi sul \u201cfattore russo\u201d, prendono una decisione storica: liberarsi dalla dipendenza dal gas russo. Questa decisione, che ha sorpreso persino Vladimir Putin, ha segnato una svolta. L&#8217;Europa, spesso percepita come lenta, sta dimostrando di saper agire con velocit\u00e0 e determinazione quando \u00e8 in gioco il suo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questa decisione \u00e8 stata presa cos\u00ec rapidamente, \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;Europa si era preparata ad un&#8217;interruzione delle forniture russe. Quando nell&#8217;aprile del 2022 Vladimir Putin scelse di usare l&#8217;energia come leva geopolitica tagliando le forniture di gas alla Bulgaria, il Paese non sub\u00ec alcuna interruzione, godendo del sostegno dell&#8217;intera Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma una fine rapida \u00e8 fuori portata, perch\u00e9 cambiamenti cos\u00ec significativi non possono essere fatti in pochi mesi. Mentre i capi di Stato e di governo si sono prefissati di abbandonare due terzi del gas russo entro la fine del 2022, l&#8217;ultimo terzo, che \u00e8 il pi\u00f9 difficile da sostituire, deve essere eliminato entro il 2027. Questa storica decisione \u00e8 stata rapidamente attuata dalla Commissione europea con il piano RePowerEU. Diversificazione dei partner energetici, acquisto congiunto di gas, sviluppo accelerato delle energie rinnovabili, ristrutturazione massiccia degli edifici: queste azioni, sostenute dagli investimenti del piano di rilancio post-pandemia e da massicci aiuti di Stato, hanno permesso all&#8217;Europa di far fronte a una crisi energetica senza precedenti, provocata dal ricatto di Putin. Ad accelerarla \u00e8 stato lo stesso Vladimir Putin, che ha deciso di tagliare il rubinetto prima ai Paesi pi\u00f9 deboli &#8211; a partire dalla Bulgaria &#8211; in un estremo tentativo di disunire gli europei. Ma questo ricatto ha solo accelerato il movimento iniziato a Versailles.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;adagio secondo cui l&#8217;Europa si costruisce sulle crisi \u00e8 stato ancora una volta confermato.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa dell&#8217;energia \u00e8 stata finalmente completata a Versailles. I leader hanno compreso l&#8217;importanza geopolitica dell&#8217;energia e hanno risposto con fermezza all&#8217;uso strumentale dell&#8217;energia da parte di Vladimir Putin. Un tempo ostacolo all&#8217;Unione dell&#8217;energia, il \u201cfattore russo\u201d \u00e8 finalmente diventato la sua forza trainante.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">8 \u2014 Il prezzo del distacco energetico<\/h2>\n\n\n\n<p>Staccarsi dal gas russo ha un costo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di uno sforzo senza precedenti (un investimento di 210 miliardi di euro da qui al 2027&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-26755' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/19\/rompere-con-la-russia-10-punti-sul-risveglio-energetico-delleuropa\/#easy-footnote-bottom-5-26755' title='Commissione europea, &lt;em&gt;Communication&amp;nbsp;: Plan REPowerEU&lt;\/em&gt;, Bruxelles, 18 maggio 2022.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>) che illustra le preoccupazioni dell&#8217;Europa per la sicurezza energetica. \u00c8 il prezzo da pagare per abbandonare la dipendenza e intraprendere la strada dell&#8217;autonomia strategica. L&#8217;UE mobiliter\u00e0 complessivamente 300 miliardi di euro, di cui 72 miliardi sotto forma di sussidi. <\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo anche tenere conto degli sforzi finanziari di ciascuno Stato membro. L&#8217;attuazione di un gran numero di misure resta di competenza degli Stati membri e richiede riforme e investimenti mirati.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale davvero la pena di rompere con la Russia? Una cifra spesso citata dagli oppositori della fine della dipendenza energetica della Russia nell&#8217;estate del 2022 \u00e8 di 160 miliardi di euro: paradossalmente, mai come nel 2022 i ricavi da gas e petrolio sono stati cos\u00ec alti per Mosca. Ma la risposta \u00e8 comunque s\u00ec. Il ricatto di Putin si \u00e8 presto ritorto contro: nel 2023, Gazprom ha registrato una perdita record di 6,4 miliardi di euro e le importazioni europee attraverso i gasdotti sono crollate ad appena l&#8217;8% nel 2024. Inoltre, gli europei hanno accettato di vietare l&#8217;ingresso nei loro porti del GNL russo destinato all&#8217;Asia a partire dal marzo 2025. Vladimir Putin ha cos\u00ec perso il mercato europeo. L&#8217;Europa ora sta addirittura bloccando l&#8217;accesso ai suoi porti per non sostenere le sue ambizioni verso il mercato asiatico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">9 &#8211; Il rischio cinese: l&#8217;energia verde come leva di potere<\/h2>\n\n\n\n<p>Il distacco dal gas russo segna un&#8217;accelerazione del Patto Verde e ne rivela pienamente la dimensione geopolitica.<\/p>\n\n\n\n<p>Le energie rinnovabili svolgono un ruolo chiave nella riduzione della dipendenza dal gas russo e nella transizione verso un&#8217;energia pi\u00f9 verde in Europa, coniugando interessi geopolitici e obiettivi climatici. Ma il loro sviluppo incontra molti ostacoli, dalle resistenze pi\u00f9 locali alle sfide industriali globali poste dalla dipendenza dalla Cina. Nel liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili russi, \u00e8 essenziale non creare una nuova dipendenza \u201cverde\u201d dalla Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stato attuale, la Cina domina il mercato delle rinnovabili. L&#8217;Unione Europea ha adottato una legge europea per rafforzare la produzione locale di tecnologie strategiche &#8211; il piano industriale che accompagna il Patto Verde. Entro il 2030, il 40% delle tecnologie verdi dovr\u00e0 essere prodotto in Europa. Sono state create alleanze industriali, sono stati messi in atto strumenti di difesa commerciale per contrastare la concorrenza sleale e sono state introdotte nuove norme sugli appalti che incorporano criteri di sostenibilit\u00e0. Ma questa strategia \u00e8 sufficiente? L&#8217;innovazione giocher\u00e0 un ruolo decisivo e la competizione non potr\u00e0 basarsi sulle tecnologie del passato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili russi, \u00e8 essenziale non creare una nuova dipendenza \u201cverde\u201d dalla Cina.<\/p><cite>Adina Revol<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">10 &#8211; Energia: al centro del futuro e dell&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Europa<\/h2>\n\n\n\n<p>Il ricatto di Putin pu\u00f2 essere stato un campanello d&#8217;allarme per gli europei, ma la prossima fase richieder\u00e0 una politica industriale ambiziosa. La sovranit\u00e0 energetica deve inoltre essere sostenuta da un mercato europeo dell&#8217;energia pienamente operativo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/13\/lelezione-di-trump-lo-dimostra-linflazione-e-un-pericolo-per-la-democrazia-conversazione-con-isabella-weber\/\">I prezzi dell&#8217;energia in Europa<\/a>, significativamente pi\u00f9 alti rispetto ad altre regioni del mondo, rappresentano una sfida importante per la sua competitivit\u00e0. In quanto&nbsp;<em>price taker<\/em>, l&#8217;Europa ha poco margine di manovra per influenzare questi costi, che sono aggravati da tasse aggiuntive. Una riflessione politica ambiziosa appare quindi essenziale per rispondere a questa crescente pressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questa dinamica potrebbe cambiare se l&#8217;Europa riuscir\u00e0 nella sua attuale trasformazione: integrare pienamente l&#8217;energia pulita, ridurre la domanda di energia e adottare una politica industriale coraggiosa. Per raggiungere questo obiettivo, l&#8217;Unione dei mercati dei capitali&nbsp;e la creazione di un mercato europeo dei capitali di rischio saranno leve cruciali. Queste iniziative permetteranno di mobilitare gli investimenti necessari per accelerare la transizione energetica ed affrontare le sfide poste dai cambiamenti globali, compresi quelli geopolitici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mandato della Commissione europea, che si insedier\u00e0 il mese prossimo, sar\u00e0 decisivo in questo contesto di sconvolgimenti tecnologici e geopolitici, in un momento in cui ogni potenza sta investendo massicciamente nella transizione verde. Nel 2026, la negoziazione di un nuovo bilancio europeo dovr\u00e0 riflettere queste priorit\u00e0 strategiche. Pi\u00f9 che mai, l&#8217;energia e la capacit\u00e0 di finanziare l&#8217;innovazione saranno al centro del futuro e del potere dell&#8217;Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;unit\u00e0 europea \u00e8 stata costruita sull&#8217;energia, l&#8217;Europa stessa ha creato le condizioni per un impasse chiudendosi in una <em>Ostpolitik<\/em> sull&#8217;energia. <\/p>\n<p>1.000 giorni fa, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina ha cambiato tutto.<\/p>\n<p>Un tempo ostacolo all&#8217;Unione dell&#8217;energia, il \u201cfattore russo\u201d \u00e8 finalmente diventato la sua forza trainante. 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