{"id":26542,"date":"2024-11-15T12:03:54","date_gmt":"2024-11-15T11:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=26542"},"modified":"2024-11-15T12:03:56","modified_gmt":"2024-11-15T11:03:56","slug":"dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/15\/dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti\/","title":{"rendered":"Dopo la vittoria di Trump: 10 punti sulla ristrutturazione politica in corso negli Stati Uniti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali \u00e8 stata chiara, sorprendendo molti osservatori che si aspettavano una ripetizione delle interminabili sequenze post-elettorali del 2000 e del 2020. Inoltre, il campo repubblicano ha conquistato <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/12\/trump-conquista-una-comoda-maggioranza-di-53-seggi-al-senato\/\">una solida maggioranza al Senato<\/a> e ha ottenuto una stretta maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, completando il <em>trifecta<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-26542' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/15\/dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti\/#easy-footnote-bottom-1-26542' title='Il controllo da parte di un singolo partito della Presidenza e di entrambe le camere del Congresso.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> tanto desiderato da entrambi i campi prima delle elezioni. Quali sono i fattori che hanno portato a questa vittoria e quali lezioni si possono trarre per il futuro della politica americana?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1 \u2014 La vittoria di Trump \u00e8 chiara, ma non si tratta di un&#8217;onda travolgente<\/h2>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo il voto, molti media hanno definito i risultati come un &#8220;tsunami&#8221; o un'&#8221;onda&#8221; repubblicana. A questo punto, Donald Trump ha raccolto a livello nazionale 76 milioni di voti, pari al 50,2% dei consensi, contro i 73,1 milioni (48,2%) di Kamala Harris. La differenza di 2 punti e 3 milioni di voti a favore del candidato repubblicano \u00e8 quindi significativa, ma comunque nettamente inferiore a quella a favore di Barack Obama nella sua rielezione del 2012 \u2014 3,9 punti e 5 milioni di voti \u2014 o di Joe Biden quattro anni fa \u2014 4,5 punti e 7,1 milioni di voti \u2014 due elezioni che erano state definite &#8220;molto combattute&#8221; al loro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, questo non tiene conto di una delle peculiarit\u00e0 ormai ben note delle elezioni americane: la sorprendentemente lunga durata dello spoglio. In alcuni Stati, infatti, il processo non \u00e8 ancora concluso: il 4% delle schede deve ancora essere conteggiato in Colorado e nello Stato di Washington, il 7% in Oregon, e soprattutto l&#8217;11% in California&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-26542' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/15\/dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti\/#easy-footnote-bottom-2-26542' title='Al 15 novembre 2024, alle 7:00 (ora di Parigi).'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Si tratta ancora di milioni di voti, per lo pi\u00f9 provenienti da contee urbane e progressiste di Stati democratici. La differenza attuale tra i due candidati si ridurr\u00e0 progressivamente con il proseguire dello spoglio, che dovrebbe prolungarsi per altre settimane: nel 2020, i risultati definitivi erano stati resi noti solo il 10 dicembre. Il\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0stima che il vantaggio finale di Donald Trump sulla sua rivale democratica sar\u00e0 di 1,6 punti, una vittoria che segner\u00e0 il primo successo in termini di voti popolari per l&#8217;ex imprenditore, ma che comunque \u00e8 lontana dalla definizione generalmente accettata di &#8220;tsunami&#8221; elettorale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/kuEXf\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Infine, negli <em>swing states<\/em> dove lo spoglio \u00e8 terminato \u2014 o quasi \u2014, il vantaggio di Donald Trump \u00e8 pi\u00f9 consistente rispetto a quello ottenuto da Joe Biden nel 2020, ma la differenza tra i due candidati resta comunque limitata: 0,8 punti di vantaggio per Donald Trump nel Wisconsin, 1,4 punti nel Michigan, 1,9 punti in Pennsylvania, 2,2 punti in Georgia&#8230; Certo, teoricamente sarebbe bastato a Donald Trump ottenere solo 43.000 voti in pi\u00f9 distribuiti in tre Stati per battere Joe Biden nel Collegio Elettorale nel 2020. Kamala Harris, invece, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/09\/le-elezioni-presidenziali-americane-si-sono-giocate-su-250-000-voti-in-3-stati-lo-018-del-totale-dei-voti-espressi\/\">avrebbe dovuto raccogliere 252.000 voti in pi\u00f9 in tre Stati<\/a>: una differenza nettamente superiore, ma che rimane comunque molto esigua per una consultazione che ha mobilitato circa 157,5 milioni di elettori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La differenza attuale tra i due candidati si ridurr\u00e0 quindi progressivamente con il proseguire dello spoglio, che dovrebbe prolungarsi per altre settimane.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2 \u2014\u00a0Una forte partecipazione negli <em>swing states<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>La mobilitazione dell&#8217;elettorato in questa consultazione \u00e8 stata meno forte rispetto a quattro anni fa: le ultime stime collocano la partecipazione al 62,3% della popolazione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-26542' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/15\/dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti\/#easy-footnote-bottom-3-26542' title='Negli Stati Uniti, il tasso di partecipazione viene calcolato sulla base dell&amp;#8217;intera popolazione adulta o della popolazione potenzialmente votante (cio\u00e8 i cittadini adulti, esclusi quelli privati dei diritti civili per decisione giudiziaria). In altri paesi europei come la Francia, invece, il calcolo si fa sulla base della popolazione iscritta nelle liste elettorali. Una comparazione diretta, quindi, non \u00e8 possibile.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, in calo di 4,1 punti rispetto al livello del 2020 (66,4%). Questo tasso resta comunque un record, essendo il secondo miglior risultato dalle elezioni presidenziali del 1968. In generale, ci\u00f2 conferma che il processo di polarizzazione, che oppone due partiti con opzioni ideologiche sempre pi\u00f9 radicalmente contrapposte, tende almeno ad avere un effetto positivo in termini di partecipazione dei cittadini alla vita politica.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/eAdz1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Nel dettaglio, la partecipazione \u00e8 stata pi\u00f9 alta negli <em>swing states<\/em> \u2014 70,1% in media \u2014 e, soprattutto, \u00e8 rimasta perfettamente stabile rispetto al 2020. Questi sono anche gli Stati dove il voto democratico \u00e8 calato meno in quattro anni, il che sembra indicare una certa efficacia della macchina del partito nel mobilitare il proprio elettorato, anche se, chiaramente, non \u00e8 stato sufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, la partecipazione \u00e8 diminuita in modo abbastanza marcato negli Stati favorevoli a uno dei due candidati \u2014 61,7%, con una perdita di 5 punti. Tuttavia, l&#8217;evoluzione \u00e8 molto dissimile tra gli Stati repubblicani e democratici: nei primi, la mobilitazione degli elettori \u00e8 calata solo di 2,9 punti rispetto al 2020, mentre negli Stati &#8220;blu&#8221; la diminuzione \u00e8 molto pi\u00f9 accentuata (-7 punti). Infatti, gli Stati in cui la partecipazione \u00e8 scesa di oltre 8 punti sono tutti roccaforti democratiche: -13,1 punti in California, -12,9 punti nel Maryland, -10,9 punti nel distretto di Columbia, -8,3 punti in Oregon e New Jersey&#8230; La demobilizzazione dell&#8217;elettorato democratico negli Stati dove il risultato delle elezioni sembrava gi\u00e0 deciso \u00e8 quindi talvolta molto forte, il che non ha avuto impatto sul risultato, ma \u00e8 segno di un certo malessere nei confronti della candidata o della gestione dell&#8217;amministrazione uscente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La partecipazione \u00e8 stata pi\u00f9 alta negli Stati in bilico \u2014 70,1% in media \u2014 e vi \u00e8 rimasta perfettamente stabile rispetto al 2020.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3 \u2014 &#8220;It\u2019s the economy, stupid!&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p>In effetti, durante tutta la campagna, la situazione economica \u2014 e in particolare il livello dell&#8217;inflazione \u2014 sono state le principali preoccupazioni degli americani, che si mostravano critici nei confronti della gestione economica dell&#8217;amministrazione di Joe Biden. Inoltre, una maggioranza di elettori riteneva che Donald Trump fosse pi\u00f9 credibile sui temi economici e sull&#8217;inflazione rispetto al suo avversario democratico. Un contesto naturalmente difficile per il Partito Democratico, poich\u00e9 le possibilit\u00e0 di elezione di un candidato che soffre di una carenza di credibilit\u00e0 sul tema principale della campagna erano logicamente piuttosto limitate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/9eHxe\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La predominanza della questione economica \u00e8 stata confermata il giorno delle elezioni: secondo un exit poll realizzato per CNN, il 46% degli elettori riteneva che la situazione finanziaria della propria famiglia fosse peggiorata negli ultimi quattro anni \u2014 tra questi, l&#8217;81% ha votato per Donald Trump \u2014 contro solo il 24% che riteneva che fosse migliorata, di cui l&#8217;82% ha scelto Kamala Harris. In particolare, il 68% degli elettori riteneva che la situazione economica del paese fosse cattiva, e tra questi, il 70% ha votato a favore del candidato repubblicano, che continuava a beneficiare di una credibilit\u00e0 superiore (52%) sul tema rispetto al suo avversario (46%). Quattro anni fa, il semplice fatto che Joe Biden fosse giudicato altrettanto competente su questioni economiche quanto Donald Trump il giorno delle elezioni \u2014 con il 49% per ciascuno \u2014 gli aveva permesso in gran parte di vincere l&#8217;elezione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4 \u2014 Aborto, immigrazione\u00a0: dei temi che hanno avuto un impatto limitato <\/h2>\n\n\n\n<p>Le altre questioni largamente evidenziate dai candidati durante la loro campagna sembrano aver avuto un impatto nettamente pi\u00f9 debole sull&#8217;elettorato.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la questione dell&#8217;aborto, gli elettori che si sono recati alle urne avevano un\u2019opinione decisamente pi\u00f9 favorevole a questo diritto rispetto al 2020: il 65% di loro riteneva che dovesse essere possibile &#8220;in tutti i casi&#8221; o &#8220;nella maggior parte dei casi&#8221;, contro solo il 51% che condivideva questa opinione quattro anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la decisione della Corte Suprema del 2022 che ha rovesciato la sentenza Roe vs. Wade, che proteggeva a livello federale il diritto all&#8217;aborto, ha reso il tema pi\u00f9 polarizzante: l&#8217;87% degli americani che ritenevano che l&#8217;aborto dovesse essere legale &#8220;in tutti i casi&#8221; ha scelto Kamala Harris, con un incremento di 7 punti rispetto al 2020, mentre dall\u2019altra parte, il 91% di chi riteneva che dovesse essere illegale &#8220;in tutti&#8221; o &#8220;nella maggior parte&#8221; dei casi ha votato per Donald Trump, con un aumento di 15 punti in quattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, per Kamala Harris, il problema \u00e8 soprattutto venuto dalla scelta degli elettori &#8220;moderati&#8221; favorevoli al diritto all&#8217;aborto: tra coloro che ritenevano che dovesse essere legale &#8220;nella maggior parte dei casi&#8221;, il voto si \u00e8 diviso equamente tra i due candidati \u2014 49% ciascuno. Questo sembra indicare che la questione dell&#8217;aborto sia stata un fattore decisivo solo tra gli elettori che avevano un\u2019opinione molto decisa sull&#8217;argomento \u2014 ma questi sono anche elettori che, nella stragrande maggioranza, avrebbero comunque votato per il Partito Democratico se fossero stati molto favorevoli al diritto all&#8217;aborto e per il Partito Repubblicano se fossero stati contrari. Non riuscendo a spingere i sostenitori &#8220;moderati&#8221; dell&#8217;aborto a votare maggiormente per i Democratici, questo tema non sembra aver avuto un ruolo significativo nel risultato delle elezioni&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-26542' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/11\/15\/dopo-la-vittoria-di-trump-10-punti-sulla-ristrutturazione-politica-in-corso-negli-stati-uniti\/#easy-footnote-bottom-4-26542' title='Inoltre, possiamo osservare che le donne repubblicane non hanno votato di pi\u00f9 per Kamala Harris (5%) che per Joe Biden quattro anni fa (5%).'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Il bilancio \u00e8 sostanzialmente lo stesso per quanto riguarda l\u2019impatto della questione migratoria, che non sembra aver fatto cambiare idea a un numero significativo di elettori, anche se potrebbe aver consolidato la mobilitazione delle basi elettorali di entrambi i partiti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La questione dell&#8217;aborto \u00e8 stata un fattore decisivo solo tra gli elettori che avevano un&#8217;opinione molto netta sull&#8217;argomento. Non riuscendo a spingere i sostenitori &#8220;moderati&#8221; del diritto all&#8217;aborto a votare maggiormente per i Democratici, la difesa di questo diritto non sembra aver avuto un ruolo significativo nei risultati delle elezioni.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5 \u2014 La progressione di Donald Trump \u00e8 abbastanza uniforme a livello sociale e geografico.<\/h2>\n\n\n\n<p>Un altro segno dell&#8217;importanza dell&#8217;economia nella decisione elettorale degli americani si pu\u00f2 riscontrare nell&#8217;assenza di cambiamenti significativi nelle coalizioni elettorali che i due candidati sono riusciti a formare. Donald Trump tende a guadagnare terreno in quasi tutte le categorie della popolazione, con un aumento relativamente vicino all&#8217;evoluzione del suo risultato nazionale tra il 2020 e il 2024 \u2014 circa 3 punti di progressione. Questo riflette l&#8217;importanza di un tema trasversale come l&#8217;economia, piuttosto che questioni come l&#8217;aborto, l&#8217;immigrazione o il rapporto con la democrazia, che avrebbero mobilitato in misura maggiore segmenti specifici dell&#8217;elettorato. Le uniche categorie che si distinguono sono gli ispanici, cos\u00ec come i gruppi in cui gli ispanici sono particolarmente presenti, come i giovani e i cattolici in particolare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Zg5JJ\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Si ritrova questa evoluzione relativamente stabile del voto a favore di Donald Trump rispetto a quattro anni fa nella geografia elettorale: il voto repubblicano cresce praticamente in tutto il paese, con poche zone dove Kamala Harris riesce a ottenere risultati migliori rispetto a Joe Biden nel 2020. Questo spostamento uniforme conferma che i Democratici hanno affrontato una difficolt\u00e0 a livello nazionale: come gi\u00e0 detto, sembrano infatti resistere meglio negli <em>swing states<\/em>, il che conferma che il problema della campagna di Kamala Harris non derivava da un difetto di targeting o di organizzazione sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-large  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/tAqNa\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Inoltre, la progressione di Donald Trump rispetto al 2020 \u00e8 poco legata alla composizione sociale dei distretti. Chiaramente, i Democratici hanno sofferto soprattutto di un contesto nazionale complicato, di fronte al quale era difficile imporsi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6 \u2014 La svolta dei giovani latinos<\/h2>\n\n\n\n<p>Una categoria della popolazione ha tuttavia modificato considerevolmente il suo comportamento elettorale in quattro anni: gli elettori ispanici hanno infatti votato a favore di Kamala Harris al 52%, contro il 46% che ha scelto Donald Trump. Ci\u00f2 rappresenta una progressione di 13 punti rispetto al punteggio del Repubblicano nel 2020 e di 18 punti rispetto al 2016. Sebbene l&#8217;ipotesi di una progressione di Donald Trump tra gli afro-americani fosse stata ampiamente discussa durante la campagna, non sembra essere molto concreta nei sondaggi usciti dalle urne: Donald Trump ottiene all&#8217;interno di questa comunit\u00e0 un misero 13% dei voti, contro il 12% nel 2020 e l&#8217;8% nel 2016.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/jaF2Q\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Nel dettaglio, questa progressione repubblicana nell&#8217;elettorato ispanico si concentra in modo impressionante tra i giovani uomini: Donald Trump guadagna 27 punti in quattro anni tra i latinos di meno di 30 anni, ottenendo il 58% dei voti. L&#8217;evoluzione \u00e8 significativa, ma molto meno marcata, tra le donne ispaniche sotto i 30 anni (+9 punti al 35%) cos\u00ec come tra gli uomini ispanici di 60 anni e pi\u00f9 (+10 punti al 48%). Allo stesso modo, l&#8217;evoluzione del voto a favore di Donald Trump tra i giovani uomini bianchi (-2 punti, 52%) o afro-americani (+6 punti, 22%) \u00e8 ben lontana da essere altrettanto consistente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una categoria della popolazione ha tuttavia modificato considerevolmente il suo comportamento elettorale negli ultimi quattro anni: gli elettori ispanici.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7 \u2014 &#8220;\u00a1Es la econom\u00eda, est\u00fapido!&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;evoluzione del voto nei distretti con una forte maggioranza di popolazione ispanica aiuta a comprendere che anche in questo caso la dimensione economica si \u00e8 rivelata cruciale. Nei distretti molto poveri e rurali al confine tra il Messico e il Texas, il voto democratico \u00e8 crollato in pochi anni, passando, ad esempio, dal 79% per Hillary Clinton nel 2016 al 42% quest&#8217;anno nella contea di Starr, dove il 98% della popolazione \u00e8 ispanica e il 51% vive sotto la soglia di povert\u00e0. La tendenza \u00e8 altrettanto drastica in contee vicine, con una popolazione quasi esclusivamente ispanica e molto svantaggiata, come Maverick (-37 punti per i Democratici in otto anni), Zapata (-27 punti) o Webb (-24 punti).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/TqGIG\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>In altre contee con una larga maggioranza di popolazione ispanica in Stati al confine con il Messico, dove la situazione economica e sociale \u00e8 sensibilmente meno degradata, il voto democratico rimane invece pi\u00f9 solido: nella contea di Imperial (85% ispanico) in California, Kamala Harris ottiene il 61% dei voti, in calo di \u00absolo\u00bb 7 punti; ottiene il 67% dei suffragi (-4 punti) nella contea di Santa Cruz (Arizona, 84% ispanico), il 63% (-5 punti) nella contea di San Miguel (New Mexico, 75% ispanico) e il 58% (-7 punti) nella contea di Mora (New Mexico, 79% ispanico). Il contesto economico gioca quindi un ruolo chiaro nella progressione del voto repubblicano tra gli ispanici, con un aumento del voto per Trump tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 le condizioni sociali sono difficili.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">8 \u2014 Le periferie bianche benestanti: una frenata all&#8217;avvicinamento ai Democratici?<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2016 come nel 2020, una delle principali evoluzioni nel comportamento elettorale degli americani riguardava il progressivo spostamento delle periferie delle grandi agglomerazioni verso i Democratici, in particolare negli Stati tradizionalmente repubblicani della <em>Sun Belt<\/em>: Georgia con Atlanta, Texas con Dallas-Fort Worth, Houston e Austin, Arizona con Phoenix, Carolina del Nord con Charlotte e Raleigh-Durham-Chapel Hill. In queste zone a maggioranza bianca, spesso benestanti e laureate, che costituivano una delle basi elettorali di Ronald Reagan o George W. Bush, la svolta trumpiana del Partito repubblicano ha rapidamente portato a un spostamento degli elettori moderati verso il campo democratico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tra gli ispanici, l&#8217;aumento del voto per Trump \u00e8 tanto pi\u00f9 forte <br>quanto pi\u00f9 le condizioni sociali sono difficili.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Se nel 2016 il movimento era ancora troppo limitato, impedendo a Hillary Clinton di bilanciare la perdita degli stati della Rust Belt con delle conquiste nella Sun Belt, quest&#8217;evoluzione ha invece spiegato la vittoria al fotofinish di Joe Biden quattro anni fa. Infatti, Biden \u00e8 stato il primo candidato democratico a far vincere il distretto di Maricopa \u2014 Phoenix, 4,4 milioni di abitanti \u2014 da Lyndon Johnson nel 1964, permettendogli di vincere l&#8217;Arizona per un margine minimo. Allo stesso modo, la sua capacit\u00e0 di amplificare le vittorie strette di Hillary Clinton in diverse contee tradizionalmente repubblicane e molto popolose delle periferie di Atlanta \u2014 contea di Gwinnett, 980.000 abitanti o contea di Cobb, 750.000 abitanti \u2014 ha spiegato la sua vittoria in Georgia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;anno, l&#8217;elettorato delle periferie bianche e benestanti ha, nel complesso, messo un freno a questa dinamica. Questo \u00e8 particolarmente evidente in Texas: nel distretto di Tarrant \u2014 Fort Worth, 2,2 milioni di abitanti \u2014 la storica vittoria di Joe Biden per 0,2 punti si trasforma in un deficit di 5,2 punti a favore di Kamala Harris; nel distretto di Williamson \u2014 periferia di Austin, 800.000 abitanti \u2014 la vittoria passa da Joe Biden con un vantaggio di 1,4 punti a Donald Trump con un margine di 2,5 punti. I distretti di Fort Bend \u2014 periferia di Houston, 890.000 abitanti \u2014 e di Hays \u2014 periferia di Austin, 270.000 abitanti \u2014 restano invece sotto il controllo dei Democratici, ma con un margine di vittoria nettamente ridotto rispetto al 2020. Lo stesso fenomeno si verifica nelle periferie di Washington in Virginia, nonch\u00e9 nelle agglomerazioni della Florida e della Carolina del Nord. L&#8217;unica agglomerazione che si distingue \u00e8 quella di Atlanta in Georgia, dove prosegue il cambiamento in favore dei Democratici, ma con un&#8217;ampiezza troppo ridotta per controbilanciare i progressi repubblicani nei distretti rurali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">9 \u2014\u00a0Il livello di istruzione come variabile sempre pi\u00f9 significativa del voto, al contrario del livello di reddito<\/h2>\n\n\n\n<p>Il progressivo spostamento delle classi medie-alte bianche verso il campo democratico, anche se quest&#8217;anno ha subito una battuta d&#8217;arresto, \u00e8 connesso al rafforzarsi del legame tra il livello di istruzione e il comportamento elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni &#8217;90 e all&#8217;inizio degli anni 2000, questo legame esisteva, ma era mascherato dall&#8217;importanza del livello di reddito: nel 1996, il divario nel voto a favore di Bill Clinton era di 21 punti tra le famiglie pi\u00f9 povere (59%) e quelle pi\u00f9 ricche (38%); nel 2000, il divario era ancora di 14 punti per Al Gore. Al contrario, la differenza nel voto a favore di Bill Clinton era solo di 7 punti tra le persone senza diploma (59%) e quelle con un diploma di secondo ciclo universitario (52%), con gli stessi numeri per Al Gore quattro anni dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, la variabile del reddito, che era ancora non trascurabile nel 2016 con una differenza di 6 punti tra i voti dei pi\u00f9 poveri e dei pi\u00f9 ricchi a favore di Hillary Clinton, non sembra pi\u00f9 giocare un ruolo significativo, anzi si \u00e8 addirittura leggermente invertita: Donald Trump ha ottenuto il 50% dei voti tra i nuclei familiari con un reddito inferiore a 50.000 dollari all&#8217;anno, il 51% tra quelli con un reddito compreso tra 50.000 e 99.999 dollari e il 46% tra quelli con un reddito di 100.000 dollari o pi\u00f9. Per la prima volta, un candidato repubblicano ottiene risultati leggermente migliori tra le fasce di reddito pi\u00f9 basse della popolazione americana. Al contrario, il comportamento elettorale si allinea sempre pi\u00f9 al livello di istruzione, con divari ormai significativi: il 63% degli americani con solo un diploma di scuola superiore (<em>high school<\/em>) ha votato per Donald Trump, contro il 38% di quelli con un diploma di secondo ciclo universitario (<em>post-graduate<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il livello di istruzione \u00e8 un elemento sempre pi\u00f9 significativo <br>nel comportamento elettorale degli americani.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;incrocio di queste due variabili mostra quanto le due coalizioni elettorali siano profondamente cambiate nel corso degli ultimi scrutini. A partire dagli anni &#8217;50, gli elettori bianchi, benestanti e laureati votavano sistematicamente a favore del Partito Repubblicano pi\u00f9 di quanto non facesse la media dell&#8217;elettorato. Dal 2016, la tendenza si \u00e8 invertita a favore dei candidati democratici, con ogni elezione che ha amplificato questa dinamica. Cos\u00ec, il 58% degli elettori bianchi con un diploma di college o superiore e un reddito annuo di 100.000 dollari o pi\u00f9 ha scelto Kamala Harris.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Ro2iL\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Al contrario, l&#8217;elettorato bianco, con reddito modesto e un basso livello di istruzione, \u00e8 stato, dalle anni &#8217;50 agli anni 2010, un elettorato molto conteso tra i due partiti. Dal 2016, sembra essersi chiaramente spostato verso il campo repubblicano. Cos\u00ec, il 68% degli elettori bianchi senza diploma universitario e con un reddito inferiore a 50.000 dollari ha votato a favore di Donald Trump<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/c2XVk\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Mentre i progressi di Donald Trump nell&#8217;elettorato ispanico indicano un ridotto peso della variabile razziale nel voto, il livello di istruzione \u00e8, al contrario, un elemento sempre pi\u00f9 determinante nel comportamento elettorale degli americani.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">10 \u2014 La coalizione repubblicana perde in efficacia elettorale<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2016, grazie alla vittoria negli <em>swing states<\/em> della <em>Rust Belt<\/em> (Pennsylvania, Michigan, Wisconsin), Donald Trump ha dato al suo partito un vantaggio strutturale nel collegio elettorale, per la prima volta dal 1988. Questo vantaggio era rafforzato dalle enormi ma inutili vittorie dei Democratici nei loro bastioni come la California e New York. Infatti, lo stato che aveva dato la vittoria a Trump nel 2016 era la Pennsylvania, dove aveva battuto Hillary Clinton di 0,7 punti, mentre la sua avversaria democratica aveva un vantaggio di 2,1 punti a livello nazionale. Il divario tra lo stato &#8220;decisivo&#8221; per vincere il collegio elettorale e il voto popolare era quindi di 2,8 punti a favore dei Repubblicani. Questo bias pro-repubblicano nel collegio elettorale era arrivato addirittura a 3,8 punti nel 2020, con lo stato &#8220;decisivo&#8221;, il Wisconsin, che aveva dato a Joe Biden un vantaggio di 0,6 punti, mentre lui aveva vinto il voto popolare nazionale con una margine di 4,4 punti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;anno, tuttavia, il vantaggio dei Repubblicani nel collegio elettorale \u00e8 scomparso. Infatti, lo <em>swing state<\/em> che ha permesso a Donald Trump di superare la soglia dei 270 grandi elettori \u00e8 stato la Pennsylvania, che ha vinto con un margine di 1,9 punti, inferiore al suo vantaggio di 2 punti nel voto popolare. Questo divario significa che se il voto popolare a livello nazionale fosse stato pari tra i due candidati, Kamala Harris avrebbe probabilmente vinto lo <em>swing state<\/em> e sarebbe diventata presidente.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/ssKkW\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Questa evoluzione notevole rispetto alle due precedenti elezioni si spiega con una distribuzione del voto democratico pi\u00f9 efficiente rispetto al passato, e al contrario con una perdita di efficacia della coalizione repubblicana. Negli Stati democratici molto popolati, il vantaggio di Kamala Harris si \u00e8 infatti nettamente ridotto rispetto a quello di Joe Biden nel 2020: perde 3,9 punti in Illinois, 5,1 punti in California, 5,5 punti nel New Jersey, 5,7 punti nello Stato di New York&#8230; Un\u2019evoluzione legata al declino del voto democratico tra le minoranze e le classi medie e alte bianche, ma che consente una distribuzione geografica pi\u00f9 efficace del loro elettorato. Al contrario, Donald Trump guadagna ancora nei bastioni repubblicani[nota]Guadagna infatti 4,2 punti in Texas, 3,7 punti in Mississippi, 3,5 punti nel Tennessee, 3,2 punti in Idaho, 3,1 punti nella Carolina del Sud, 2,6 punti in Alabama.[\/nota], portando la coalizione repubblicana a soffrire dello stesso problema che hanno avuto i Democratici negli ultimi anni: un eccesso di voti &#8220;inutili&#8221; nei loro bastioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se il voto popolare a livello nazionale fosse stato pari tra i due candidati, Kamala Harris avrebbe probabilmente vinto lo stato decisivo e sarebbe quindi diventata Presidente.<\/p><cite>Mathieu Gallard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo stesso declino dell&#8217;efficacia elettorale della coalizione trumpiana si osserva nelle elezioni alla Camera dei Rappresentanti: mentre i Repubblicani hanno attualmente un vantaggio di 4,2 punti nel voto popolare a livello nazionale, le proiezioni sulle circoscrizioni ancora da assegnare non danno loro che un esiguo vantaggio in termini di seggi. Otto anni fa, durante la prima elezione di Donald Trump, riuscivano a conquistare una solida maggioranza di 241 seggi contro i 194 dei Democratici con un vantaggio a livello nazionale di solo 1,1 punti.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questa sequenza elettorale ha permesso ai Repubblicani di conquistare la Casa Bianca, il Senato e la Camera dei Rappresentanti, nulla indica al momento che questa dominanza sar\u00e0 duratura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vittoria di Trump \u00e8 stata netta. Ma un&#8217;osservazione dettagliata dei dati aggiornati permette gi\u00e0 di mostrare che essa si \u00e8 basata su una composizione piuttosto inedita \u2014 un&#8217;impressionante inversione pro-Trump tra i giovani uomini latini, accompagnata da un distacco dei Democratici nelle banlieue bianche e benestanti.<\/p>\n<p>Una lezione fondamentale delle elezioni, spesso trascurata, guider\u00e0 gli anni a venire: lo <em>tipping-point state<\/em>. 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