{"id":2616,"date":"2021-08-30T16:14:43","date_gmt":"2021-08-30T15:14:43","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2616"},"modified":"2021-08-30T16:14:51","modified_gmt":"2021-08-30T15:14:51","slug":"il-nuovo-volto-del-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/30\/il-nuovo-volto-del-potere\/","title":{"rendered":"Il nuovo volto del potere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Il potere \u00e8 moto perpetuo. I suoi equilibri si modificano in continuazione. Mutano le regole, i rapporti di forza, il sistema dei controlli, gli equilibri degli interessi, le maggioranze e le minoranze, le violenze, le costrizioni. Ogni giorno o quasi. Esistono per\u00f2 fasi della storia in cui questo moto, questo gran ballo del potere, \u00e8 particolarmente accelerato e vorticoso. Il nostro tempo presente \u00e8 uno di quei momenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia ha reso pi\u00f9 fisico il potere. Pi\u00f9 vicino ai cittadini, pi\u00f9 protettivo e al tempo stesso pi\u00f9 inquietante. Il potere \u00e8 tornato a delimitare uno spazio fisico che sembrava senza confini prossimi. Le case sono state serrate per decreto, le persone chiuse dentro. Le attivit\u00e0 economiche sospese, erogati flussi di denaro pubblico per fermare le perdite. E poi ancora dispositivi medici obbligatori, distanziamento sociale, quarantene, prenotazioni obbligatorie, vaccinazioni di massa, tamponi. Gli individui si sono trovati isolati dagli altri uomini, ma esposti come canne al vento all\u2019azione del potere amministrativo. L\u2019uomo, e non soltanto lo Stato, \u00e8 stato costretto ad essere pi\u00f9 disciplinato, pianificatore, burocratico. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La pandemia ha reso pi\u00f9 fisico il potere. Pi\u00f9 vicino ai cittadini, pi\u00f9 protettivo e al tempo stesso pi\u00f9 inquietante. Il potere \u00e8 tornato a delimitare uno spazio fisico che sembrava senza confini prossimi. <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Autocertificare, attestare, dare comunicazione, certificare, codificare. La tecnologia, che gi\u00e0 sferzava nella nostra quotidianit\u00e0, si \u00e8 intimamente accoppiata con l\u2019amministrazione. La morsa della tenaglia tecno-amministrativa si \u00e8 fatta pi\u00f9 stretta all\u2019ombra della maschera paternalista dello Stato. Tracciamento, prenotazioni, app, QR code. L\u2019automatismo della macchina al servizio della sanit\u00e0 pubblica e del nuovo ordine pubblico. Utile dispositivo per debellare la malattia e impersonale meccanismo di organizzazione. Terminale senza volto, pura spirito di funzione. Nuova scienza della polizia, se questa la si intende nel suo antico significato tedesco (<em>polizei<\/em>), come potere gestionale, regolatore degli affari interni e dell\u2019economia. Potere disciplinante e paternalista che perimetra il comportamento degli individui con l\u2019ordinanza e col decreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potere, si diceva, si \u00e8 fatto pi\u00f9 fisico ma anche pi\u00f9 impalpabile. La procedura ha travolto la politica, l\u2019<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/12\/08\/les-algorithmes-pour-contremaitres\/\">algoritm<\/a>o guida l\u2019organizzazione sociale, le pratiche e i decreti sostituiscono il legislatore. Sono volti vuoti ed inermi quelli che appaiono nelle televisioni, c\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 potere nella struttura che nella<em> leadership<\/em>. \u00c8 diventato chiaro quanto la comunicazione ed il personalismo politico restino il fumo sovrastante mentre la complessit\u00e0 di strutture interdipendenti sia il carbone ardente che serve per arrostire la carne. La nostra vita quotidiana in questo prolungato stato di eccezione dipende molto di pi\u00f9 dal funzionario, sia medico, ingegnere o informatico, o dall\u2019impiegato dell\u2019azienda sanitaria, che non da politici impotenti oppure tremendamente impauriti. <\/p>\n\n\n\n<p>La straordinaria rivoluzione dell\u2019informazione digitale degli ultimi anni aveva celato l\u2019illusione, oggi caduta, che la politica fosse ancora in grado di prendere decisioni fondamentali per i destini umani e di mettere da parte o almeno controllare i mastodontici apparati che governano le nostre vite. Sistemi tecno-burocratici in grado di condizionare anche la pi\u00f9 politica tra le attivit\u00e0 umane: la guerra. Tendenza di recente rimarcata dalla \u201cquestione afghana\u201d e dagli errori informativi, organizzativi e logistici imputabili al sistema americano, pi\u00f9 che alla politica in s\u00e9, nella ritirata. Si pu\u00f2 regredire senza traumi da una burocrazia e da un esercito di taglia imperiale? Domanda centrale nel futuro degli Stati Uniti d\u2019America e del resto del mondo. Ma torniamo al punto.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia ci ha ricordato che essere governati \u00e8 anche e soprattutto essere chiusi, tracciati, sorvegliati, controllati, certificati, distanziati, isolati. La domanda di sicurezza ha stretto gli ultimi bulloni residui del Leviatano. Ha spazzato via tutte le membrane, come la famiglia, la scuola, il lavoro, le associazioni, le chiese, che separavano l\u2019uomo dal governo. L\u2019amministrazione delle cose si \u00e8 sovrapposta all\u2019amministrazione delle persone. Mai si \u00e8 arrivati cos\u00ec vicini negli ultimi decenni a qualcosa di cos\u00ec simile allo Stato in guerra, ad un livello di interventismo del potere pubblico nella vita privata cos\u00ec penetrante. Potere duro, che interviene, regola, dispone, autorizza, rinchiude, isola. Ma anche potere che confonde e si nasconde. Rispondere alla domanda \u201cchi ci governa?\u201d \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile. Chiunque intuisce che la politica \u00e8 solo un pezzo, e oramai nemmeno quello pi\u00f9 evidente, di un sistema di potere che si sposta. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La pandemia ci ha ricordato che essere governati \u00e8 anche e soprattutto essere chiusi, tracciati, sorvegliati, controllati, certificati, distanziati, isolati. La domanda di sicurezza ha stretto gli ultimi bulloni residui del Leviatano.  <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dai territori fino ad oltre lo Stato, passando per multiple burocrazie, i comitati tecnico-scientifici, le task force, le agenzie, gli istituti e numerosi altri corpi amministrativi. La politica \u00e8 ridotta a mera attivit\u00e0 di regolazione dei rischi, o meglio brancola nel buio alla ricerca di un irraggiungibile rischio zero. In questa affannosa corsa spinge le strutture verso la massima pianificazione. Pretende di annullare l\u2019errore, di minimizzare il danno, di controllare l\u2019incontrollabile, di avere risposte dalla scienza che spesso la stessa scienza non pu\u00f2 dare. Ma la coperta \u00e8 sempre corta: se si cerca di ridurre il danno sanitario ci si espone a quello economico e viceversa, se si contiene il rischio pandemico ci si espone a quello sociale, se si persegue una politica scientifica ci si ritrova spogliati dai tecnici, mentre se si segue l\u2019istinto politico puro ci si pone come navigatori dilettanti esposti alla tempesta. In ogni scenario, una legittimazione politica gi\u00e0 da lungo tempo precaria, interna a quel regime che ancora chiamiamo democrazia, si indebolisce ulteriormente. Si rivolgono le proprie preghiere al tecnico, alla scienza, all\u2019amministratore, al militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo nuovo potere indurito, su cui la classe politica non ha potuto far altro che mettere le mani con indecisione per affrontare l\u2019emergenza, ha rotto le illusioni di un ipotetico ritorno del politico. L\u2019idea che la discussione pubblica e la rappresentanza possano tornare al centro della scena \u00e8 un\u2019idea romantica, troppo romantica. Cos\u00ec come sembra eccessivamente apocalittica l\u2019idea di una guerra civile, reale o figurata, che possa rivoluzionare le istituzioni. I <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/10\/15\/politique-pandemie\/\">regimi politici d<\/a>el prossimo futuro si fonderanno sempre pi\u00f9 sulla amministrazione, sull\u2019apparato scientifico-tecnologico, sull\u2019intreccio tra capitalismo pubblico e privato, sui centri di fabbricazione della competenza e sempre meno sulla rappresentanza politica per come \u00e8 stata concepita e vissuta nei decenni passati. In questo senso, la pandemia ha soltanto accelerato e reso evidente una tendenza di lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti, nella concretezza del potere quotidiano, regimi all\u2019apice del proprio auto-compiacimento liberale e democratico hanno avanzato la pi\u00f9 grande operazione di disciplinamento della popolazione che ci sia stata dalla fine della Seconda guerra mondiale. \u00c8 in nome dell\u2019emergenza che si \u00e8 attivato il torchio della banca centrale, liberati i bilanci dalla disciplina economica, avviato il complesso scientifico-industriale, fermate le attivit\u00e0 economiche, risucchiate informazioni personali, ristrette le libert\u00e0, sovvertito il modo di vivere comune. Certamente per necessit\u00e0, quella di contenere il contagio, ma anche per l\u2019enorme difficolt\u00e0 che le grandi comunit\u00e0 odierne hanno nel governare loro stesse. Una sofisticazione tale, accoppiata ad una sempre pi\u00f9 disfunzionale inflazione burocratica e regolamentare, che per fronteggiare gli imprevisti domanda soluzioni sempre pi\u00f9 radicali e scarica una buona dose delle responsabilit\u00e0 dei vertici politico-amministrativi sulla collettivit\u00e0. L\u2019uomo occidentale credeva di vivere in sistemi liquidi e flessibili ma con il cigno nero della pandemia ha compreso di vivere in regimi solidi e molto rigidi.&nbsp;&nbsp;E dunque fragili come il cristallo. Il prezzo per fronteggiare l\u2019emergenza resta la inevitabile coercizione dello Stato sull\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019uomo occidentale credeva di vivere in sistemi liquidi e flessibili ma con il cigno nero della pandemia ha compreso di vivere in regimi solidi e molto rigidi.&nbsp;&nbsp;E dunque fragili come il cristallo <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dunque, qual \u00e8 il confine del potere nell\u2019emergenza? E quanto a lungo uno stato d\u2019emergenza si pu\u00f2 giustificare prima di trasformarsi in qualcosa di pi\u00f9 preoccupante? Questa appare la domanda fondamentale quando si guarda in faccia il nuovo volto del potere. Fino a due anni fa si credeva a ragione di vivere in societ\u00e0 libere. La minaccia dalla pandemia ha imposto l\u2019accettazione di momentanee restrizioni della libert\u00e0 di movimento, di produzione e consumo. Davanti alla malattia e alla morte vi sono state colpevolizzazione, controllo reciproco, responsabilizzazione anche quando l\u2019organizzazione sanitaria e della sfera pubblica lasciavano a desiderare non per causa di gran parte dei cittadini. Impaurita dal ritorno del contagio, gran parte della popolazione ha diligentemente fatto la fila per i vaccini e ha mantenuto distanze e precauzioni. La preoccupazione nei confronti di frange minoritarie di indisciplinati ha portato ad accogliere il codice digitale, il certificato, il controllo esercitato da soggetti pubblici e privati. Le libert\u00e0 e i diritti costituzionali sono stati compressi o, se si vuole essere meno drammatici, pesantemente riequilibrati tra loro. Lo Stato, soprattutto in Europa, ha esercitato di fatto un potere costituente. Quanto precario e temporaneo lo si capir\u00e0 poi. <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo ha trovato la sua legittimazione in nome di uno stato d\u2019eccezione momentaneo. Momentaneo. Ma fino a quando? Fino a che punto? Non c\u2019\u00e8 essere umano abituato all\u2019utilizzo del dubbio e della ragione che non sia assillato da questa domanda di questi tempi. Tutto torner\u00e0 \u201cnormale\u201d come \u201cprima\u201d? Ma \u00e8 quasi impossibile riavvolgere il tempo una volta che il \u201cnormale\u201d \u00e8 stato scavalcato dagli eventi. Si \u00e8 discusso molto sulle trasformazioni di lunga durata dell\u2019economia a seguito della pandemia. Molto meno si \u00e8 riflettuto sulle potenziali trasformazioni della politica. Sembra quasi che l\u2019attuale classe dirigente occidentale abbia scelto di ignorare, forse per esorcizzare il potenziale caos o le potenziali derive dispotiche, le conseguenze politiche che il nuovo volto del potere potr\u00e0 produrre. Si invoca spesso la rinascita del post-pandemia guardando al fiorire economico e sociale del dopoguerra. Ma allora, dopo anni di morte e devastazione ben peggiore, interi regimi politici e assetti sociali consolidati vennero abbattuti. La ricostruzione ripart\u00ec tenendo il buono di ci\u00f2 che c\u2019era prima della guerra e gettando tutto il resto. Rifondando la societ\u00e0 e scrivendo nuove costituzioni. Ma allora la distruzione era stata tale da giustificare una ripartenza quasi da zero. Lo scenario post-pandemico, se si esclude la variazione di paradigma economico, appare assai meno innovativo. Non si scorgono all\u2019orizzonte nuovi contratti n\u00e9 nuovi patti sociali n\u00e9 una costituzione europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano sociale, inutile girarci intorno, chi prima della pandemia aveva un curriculum, un reddito e una posizione elevata uscir\u00e0 ancor pi\u00f9 rafforzato da questo tempo eccezionale. L\u2019impressione \u00e8 che la distanza crescente tra gruppi sociali \u00e8 stata sia stata forse accelerata pi\u00f9 che ridotta dalla pandemia e dalle soluzioni politiche da essa scaturite. I sussidi non basteranno a rendere pi\u00f9 giuste n\u00e9 meno inquiete le nostre societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Se lo Stato&nbsp; \u00e8 \u201cdi tutti i gelidi mostri il pi\u00f9 gelido\u201d, di ancor pi\u00f9 tacita freddezza \u00e8 l\u2019apparato tecnico-produttivo, il \u201ccapitalismo immateriale\u201d dei tempi nostri. Una totalit\u00e0, in cui si dispongono e ordinano le singole competenze, sicch\u00e9 neppure la specializzazione del sapere salva l\u2019individuo, ma lo conduce e racchiude all\u2019interno di quella unit\u00e0. Lo smart working, accelerato dall\u2019espansione virale, risponde alla logica della pi\u00f9 rigida funzionalit\u00e0: la lontananza fisica esalta l\u2019oggettivit\u00e0 dell\u2019apparato, che non ha bisogno di alcun luogo, poich\u00e9 \u00e8 capace di raggiungerci in tutti i luoghi, o, meglio, di sovrapporre il reale ed il virtuale. Mentre lo Stato pandemico disegna pi\u00f9 angusti confini fisici, l\u2019apparato tecnico-produttivo sfrutta l\u2019emergenza per abolire la dimensione materiale dello spazio. Uno si mostra e delimita, l\u2019altro scompare e penetra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Mentre lo Stato pandemico disegna pi\u00f9 angusti confini fisici, l\u2019apparato tecnico-produttivo sfrutta l\u2019emergenza per abolire la dimensione materiale dello spazio.  <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quasi due anni di pandemia hanno mostrato paradossi che non si pensavano possibili. Che l\u2019origine del virus sia stata frutto del caso o di una Chernobyl biologica, sorprende come il paese pi\u00f9 indirettamente responsabile della pandemia sia uscito rafforzato nell\u2019immagine, nella leadership e nell\u2019economia. Il dato reale \u00e8 che la Cina ha sfruttato la pandemia per ristrutturare la propria economia e per cercare di dispiegare la propria politica di potenza. Emerge con sempre maggior chiarezza il \u201cparadosso cinese\u201d. E\u2019 vero, come ha sottolineato Henry Kissinger nel 2019, che siamo all\u2019inizio di una <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2018\/12\/09\/la-grande-peur\/\">nuova guerra fredda,<\/a> eppure i regimi politici occidentali sembrano avvicinarsi a quello di Pechino sul piano politico ed economico. Due modelli in contrasto tra loro finiscono per rassomigliarsi. Gli americani sono stati a lungo ossessionati da questa sindrome osmotica per cui la guerra, reale o fredda, con altre potenze avrebbe trasformato gli Stati Uniti in regimi simili a quelli sconfitti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la guerra fredda, un tema ricorrente nelle analisi di progressisti e conservatori era che stava maturando una sorta di convergenza, la quale faceva assomigliare gli Stati Uniti, almeno per alcuni aspetti, al loro antagonista sovietico. Che tutte le superpotenze nucleari sarebbero diventate Stati totalitari era stata, ad esempio, la cupa profezia di George Orwell proprio nell\u2019articolo in cui inventava il termine \u201cGuerra Fredda\u201d. Un rischio poi nuovamente denunciato nel celeberrimo romanzo <em>1984<\/em>.&nbsp; Ma una preoccupazione simile aveva agitato i sogni anche di un presidente pragmatico come Dwight Eisenhower, il quale aveva messo in guardia i cittadini, alla fine della sua presidenza, sul pericolo del potere del \u201ccomplesso militare-industriale\u201d. Nel <em>Nuovo Stato Industriale<\/em> (1967) invece, John Kenneth Galbraith sosteneva che la pianificazione avrebbe inesorabilmente sostituito il libero mercato nel mondo occidentale, proprio come aveva fatto nell\u2019Unione Sovietica, a causa delle esigenze della \u201cproduzione moderna su larga scala\u201d. Inutile dire che timori e suggestioni della classe intellettuale americana si sono rivelati o molto sbagliati oppure si sono solo parzialmente realizzati. Gli Stati Uniti non sono diventati un paese collettivista n\u00e9 politicamente illiberale. Il divario tra il sistema economico americano e quello sovietico \u00e8 solamente cresciuto nel tempo, non solo in termini di organizzazione ma anche di prestazioni. N\u00e9 si \u00e8 materializzato l\u2019incubo di Orwell: gli Stati Uniti e i suoi alleati non sono degenerati in Oceania, uno stato totalitario indistinguibile dall\u2019Eurasia e dall\u2019Asia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la gestione della crisi pandemica da parte della<em> leadership<\/em> americana non si \u00e8 risolta nel tracciare una netta linea di demarcazione politica con la Cina, con la quale le frizioni geopolitiche sono state in costante aumento negli ultimi dieci anni. Non sono stati riaffermati principi come il libero mercato, la libert\u00e0 di parola, lo stato di diritto e la separazione dei poteri per mettere ulteriore distanza tra il sistema americano e quello della Repubblica popolare cinese, basato sul potere illimitato e incontestabile del partito comunista su ogni aspetto della vita individuale. Anzi, sul piano economico gli Stati Uniti hanno seguito la via tracciata dall\u2019autoritarismo di Xi, fondata sul rilancio dei consumi interni e su accresciuti stimoli fiscali (1 trilione di dollari). L\u2019amministrazione Biden ha varato prima l\u2019American Rescue Plan (1.9 trilioni di dollari), poi l\u2019American Jobs Plan per potenziare le infrastrutture (2.2 trilioni) ed infine l\u2019American Families Plan (1.8 trilioni). Il costo totale di questi piani arriva a poco meno di 6 trilioni di dollari, equivalente a oltre un quarto del PIL degli Stati Uniti (sebbene la spesa per entrambi i piani Jobs e Families sia distribuita su pi\u00f9 anni).&nbsp; Pianificazione, pianificazione, pianificazione come alla met\u00e0 degli Sessanta a cui consegu\u00ec, \u00e8 bene ricordarlo, la disastrosa crisi del decennio successivo tra stagnazione e inflazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La gestione della crisi pandemica da parte della<em> leadership<\/em> americana non si \u00e8 risolta nel tracciare una netta linea di demarcazione politica con la Cina, con la quale le frizioni geopolitiche sono state in costante aumento negli ultimi dieci anni.  <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I repubblicani per\u00f2 sono nella posizione giusta per attaccare queste scelte di politica economica, avendo incautamente legittimato sia il reddito di base universale che la<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2019\/09\/13\/8-points-sur-la-mmt-se-liberer-du-cercle-de-la-dette\/\"> Modern Monetary Theory<\/a> (MMT) con le misure di emergenza approvate lo scorso anno. Da ultimo, ci sono senza dubbio argomenti ragionevoli a favore dei certificati elettronici di vaccinazione (<em>green pass<\/em>) adottati da molti paesi occidentali, cos\u00ec come sono esistiti precedenti storici per documenti simili. Esiste, tuttavia, un ovvio rischio che tali certificati possano trasformarsi in una sorta di carta d\u2019identit\u00e0 digitale, un sistema che la Cina ha iniziato a utilizzare nel 2018 e che ha stretto ulteriormente il controllo del partito sulla vita dei cittadini e ha ristretto le residue libert\u00e0 dei \u201cnon conformi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo per dire che tanto le soluzioni sanitarie (<em>lockdow<\/em>n, distanziamento, pass vaccinali) quanto quelle economiche, fondate sul nuovo<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/07\/21\/dopo-la-pandemia-il-neo-statalismo-prende-il-posto-del-neo-liberismo\/\"> slancio dell\u2019interventismo stata<\/a>le, hanno avvicinato l\u2019Occidente all\u2019Oriente e al modello di Pechino in particolare. Tuttavia, se per la natura genetica, autoritaria e monopolista, del regime cinese una tale evoluzione pu\u00f2 essere letta come espressione della volont\u00e0 di potenza e come un esercizio del politico attraverso mezzi tecnici al contrario per le democrazie pluraliste, questa dinamica rischia di asciugare ulteriormente \u201cil politico\u201d a favore di una inarrestabile razionalit\u00e0 tecnocratica capace di fiorire sull\u2019anomia degli individui, anomia rimpolpata proprio dall\u2019isolamento prodotto dalla pandemia. Avvertiva Emanuel Mounier in <em>Che cos\u2019\u00e8 il personalismo?<\/em> (1948) che \u00abl\u2019organizzazione \u00e8 un progresso verso l\u2019ordine, ma al qua del punto in cui l\u2019uomo si riduce a una funzione\u00bb. Oltre quel punto vi \u00e8 l\u2019alienazione dell\u2019essere umano e l\u2019inedia della societ\u00e0 civile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo proliferare di paradossi ve ne \u00e8 un ultimo che impressiona pi\u00f9 degli altri, e cio\u00e8 l\u2019omogeneit\u00e0 delle soluzioni adottate a livello globale nell\u2019era pandemica indipendentemente dalle costituzioni politiche e dalle tradizioni culturali nazionali o regionali. La globalizzazione non \u00e8 affatto in ritirata: gli ultimi anni ci hanno ingannato. I paradigmi tecnico-politici sono sempre pi\u00f9 somiglianti ed estesi sul piano spaziale. Vale per la sanit\u00e0, per l\u2019economia, per la tecnologia e per il rapporto tra Stato e cittadini. Seppure i pi\u00f9 avveduti avevano saputo scorgerne le premesse nelle scelte politiche ed economiche di questi ultimi anni, nessuno avrebbe scommesso su una convergenza globale cos\u00ec rapida e risolutiva intorno a nuovi paradigmi senza la pandemia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La globalizzazione non \u00e8 affatto in ritirata: gli ultimi anni ci hanno ingannato. I paradigmi tecnico-politici sono sempre pi\u00f9 somiglianti ed estesi sul piano spaziale.  <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La differenza nella coloritura della medesima soluzione tra Occidente e Oriente \u00e8 il verde, le politiche green, proposte dalla classe politica occidentale per gestire un altro stato di emergenza che subentrer\u00e0, o meglio appare gi\u00e0 in compresenza, a quello pandemico. Scelta che forse pu\u00f2 fornire un orizzonte escatologico, il desiderio di una terra pi\u00f9 vivibile, sana e sostenibile, sia con sfumature di destra che di sinistra, e meno \u201cpresentista\u201d rispetto al mero interventismo economico e che garantisce forse alla classe politica il pretesto per uno Stato d\u2019eccezione permanente funzionale all\u2019infusione <em>top-down<\/em>, con una sorta di \u00abmodernizzazione dall\u2019alto\u00bb, di riforme e al mantenimento della presa sulle leve di comando. L\u2019operazione, tuttavia, non appare priva di rischi politici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 che l\u2019aspirazione ambientalista \u00e8 per sua natura di matrice globale e, come \u00e8 noto, solo una parte del mondo, quella occidentale appunto, \u00e8 disposta a piegarsi ad una diversificazione di consumi e ad orientarsi verso nuove tecnologie green. Col pericolo che alcuni paesi seguano una strada vanificata dal mancato impegno degli altri nel rapportarsi con i cambiamenti globali. Il secondo rischio \u00e8 quello della deriva tecnocratica, con una letale combinazione tra la costruzione di un complesso tecnologico-industriale-ambientale e politiche restrittive e costose per quella parte di popolazione pi\u00f9 periferica e pi\u00f9 debole sul piano socio-economico. In questo caso il timore \u00e8 quello di avere da un lato provvedimenti che andrebbero per gran parte a favore dei grandi attori del capitalismo pubblico e privato, di imporre dirigisticamente una vulgata pedantemente pedagogica e dei provvedimenti regolatori paternalistici ad una popolazione per gran parte inerte e insensibile. Una situazione che minerebbe probabilmente la <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/06\/14\/aprire-una-breccia-politica-del-mondo-post-carbonio\/\">legittimazione politica del nuovo ambientalismo<\/a> e che rischierebbe di non attuare alcuna concreta azione di redistribuzione del reddito, dei pesi fiscali e delle opportunit\u00e0 lavorative n\u00e9 di aprire nuovi spazi di mercato per le piccole imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricostruzione di un nuovo ordine politico secondo differenti coordinate potrebbe non essere, in definitiva, cos\u00ec semplice e lineare. Lo scrittore Michel Houellebecq ha forse fiutato il pericolo meglio di ogni altro intellettuale, notando che \u00abnon ci risveglieremo, dopo il distanziamento, in un mondo nuovo; sar\u00e0 lo stesso, ma un po\u2019 peggiore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 noto, infatti, che un potere in moto perpetuo e vorticoso pu\u00f2 distruggere un certo ordine oppure rafforzarlo. Per ora il mondo del dopo Covid-19 rientra nella seconda ipotesi. Tuttavia, cos\u00ec come non sono chiari i confini dell\u2019emergenze, si possono solo formulare plurimi scenari sulla politica post-pandemica. Tre sembrano i pi\u00f9 probabili.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La ricostruzione di un nuovo ordine politico secondo differenti coordinate potrebbe non essere, in definitiva, cos\u00ec semplice e lineare.  <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 il rafforzamento della classe politica e burocratica attualmente al governo. Con un potere pi\u00f9 verticalizzato, dirigista, interventista. Se questo consolidamento sar\u00e0 fragile ed illusorio si apriranno altri scenari, ma se al contrario sar\u00e0 pi\u00f9 forte del previsto non \u00e8 da scartare l\u2019ipotesi di un dispotismo tecnocratico. Il che non significa necessariamente dittature e totalitarismi su modello del ventesimo secolo, ma un progressivo svuotamento delle istituzioni rappresentative a vantaggio di quello burocratiche, giudiziarie, economiche e tecnocratiche. A cui consegue una ridotta mobilit\u00e0 sociale, una maggiore chiusura dei circoli delle \u00e9lite, un mandarinato impolitico che gestisce il potere sul piano nazionale e sovranazionale, l\u2019impotenza di nuove forze politiche nel deviare i paradigmi scelti da questi gruppi dirigenti apicali. In questo scenario i regimi politici occidentali si avvicinerebbero di pi\u00f9 nella forma a quelli asiatici. Tuttavia, la pericolosit\u00e0 del nostro tempo \u2013 denunciava un lucido e presciente Emanuel Mounier nel 1948 \u2013 \u00abnon cerchiamola solo nei fascismi defunti. I tecnocratici di tutti i partiti ci preparano un fascismo raffreddato, (\u2026), una barbarie pulita e ordinata, una pazzia lucida e impalpabile, verso la quale sarebbe meglio ora volgere lo sguardo piuttosto che soddisfarci con poca fatica a condannare un cadavere\u00bb. Il pericolo maggiore, dunque, \u00e8 quello di regimi occidentali trasformati in un mandarinato burocratico e centralista, in cui lo spirito d\u2019iniziativa individuale e collettivo, la societ\u00e0 civile, i beni comuni, le libert\u00e0 positive vengano mortificati e sacrificati sull\u2019altare di nuovo dirigismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo \u00e8, invece, un inaspettato ritorno del populismo (potremmo anche chiamarlo \u201cestremismo\u201d) con sfumature di destra e di sinistra a seconda dei casi nazionali. L\u2019establishment politico, burocratico, scientifico, esce debilitato dalla lunga pandemia e delegittimato agli occhi di gran parte dell\u2019opinione pubblica. Oggi questo scenario potrebbe essere nascosto oltre la coltre prodotta dal volto del potere pandemico. Le coalizioni ampie, un potere pubblico indurito, un ordine pubblico maggiormente presidiato, impediscono di vedere il crescere della rabbia politica e sociale. Ad un momentaneo riassorbimento del populismo consegue un\u2019esplosione che nel giro di pochi anni trascina in una crisi i regimi politici occidentali. Qui l\u2019ordine rafforzato dalla pandemia potrebbe essere messo seriamente in discussione, ma senza sapere fino a che punto. Potrebbe aprirsi la via verso una metaforica guerra civile, conflitto di tutti contro tutti. Oppure i populisti post-pandemici arrivati al potere potrebbero semplicemente godere ed impossessarsi dei nuovi dispositivi di controllo e dello stato d\u2019eccezione dispiegati dall\u2019attuale \u00e9lite politica durante la pandemia. Sfruttare la breccia aperta da chi \u00e8 ha governato in questi anni. Ad oggi, sul riacutizzarsi della febbre populista, sono possibili soltanto delle ipotesi. Sappiamo per\u00f2 che potrebbe accadere e che potrebbe non essere saggio gettare nel cestino questo scenario, per quanto oggi possa apparire improbabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo scenario \u00e8 quello in cui la politica riesce a tirare il freno di emergenza. La classe dirigente realizza quanto delicato e fragile sia il sistema della libert\u00e0 e quanto potenzialmente pericoloso sia lo stato di emergenza permanente e la trappola dello \u201cscivolamento monocratico\u201d, con regimi per lo pi\u00f9 nelle mani di mandarini pubblici e privati. Si comprende che la polarizzazione e la frammentazione sociale devono essere contenute per evitare il dispotismo oppure il caos, e per questo si accetta di convivere con minoranze multiple senza demonizzazioni o discriminazioni. La politica si decide a tracciare confini di legittimazione dell\u2019avversario meno stringenti di quelli odierni e riesce a mantenere forme di riconoscimento reciproco pur nella contrapposizione tra fazioni. Ci\u00f2 significa rinunciare al nazionalismo reazionario a destra ma anche agli eccessi del progressismo scientista e pedagogico a sinistra. Accettare che non possiamo pi\u00f9 considerare la felicit\u00e0 come conseguenza infallibile della scienza poich\u00e9 altre forze operano, sotto la patina dell\u2019ordine civilizzato, inesplorate e selvagge. Per questo si deve rifuggire il rassicurante porto del razionalismo, riscoprire l\u2019uomo in tutte le sue dimensioni e ricomporlo in tutta la sua ampiezza. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il pericolo maggiore \u00e8 quello di regimi occidentali trasformati in un mandarinato burocratico e centralista, in cui lo spirito d\u2019iniziativa individuale e collettivo, la societ\u00e0 civile, i beni comuni, le libert\u00e0 positive vengano mortificati e sacrificati sull\u2019altare di nuovo dirigismo. <\/p><cite>lorenzo castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Bisogna evitare, al tempo stesso, la <em>reductio ad nationem<\/em>, impossibile e distruttiva in un sistema politico debordante, interdipendente, reticolare e multilivello. Il potere \u00e8 dunque chiamato a creare nuove finzioni legittimanti, idee o anche ideologie intorno a cui si ridisegni la scena politica e nuovi momenti costituenti formalizzati e coinvolgenti, e nuove realt\u00e0, legate all\u2019evoluzione dello scenario internazionale. Il nostro precario stato di eccezione resterebbe leggero, senza evoluzioni dispotiche o di rottura costituzionale. La societ\u00e0 si muoverebbe verso un New Deal economico e politico, comunque non privo di problematiche e pur sempre portatore di conseguenze indelebili nelle istituzioni, pi\u00f9 che verso un pesante regime tecnocratico. Il potere eviterebbe la totale spersonalizzazione verso cui sembra tendere. Le amministrazioni nazionali e sovranazionali sarebbero costrette ad essere pi\u00f9 aperte e responsabili verso i cittadini. Oggi disponiamo di tecnologie e di tecniche di gestione dei dati che consentono di padroneggiare situazioni estremamente complesse e, soprattutto, di avvicinare i cittadini all\u2019amministrazione e viceversa. Ci\u00f2 non potr\u00e0 continuare a funzionare soltanto per il commercio e le relazioni sociali, ma diverr\u00e0 decisivo anche per portare le misure amministrative \u201ca domicilio\u201d, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini. Le forme politiche resteranno differenti da quelle del passato, ma le democrazie liberali manterranno la loro sostanza politica, giuridica e istituzionale. L\u2019Unione Europea torner\u00e0 forse a coltivare la speranza di un miraggio costituzionale che la consolidi e riordini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pandemia ha cambiato per sempre la natura del potere. 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