{"id":2527,"date":"2021-08-04T11:50:26","date_gmt":"2021-08-04T10:50:26","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2527"},"modified":"2021-08-04T16:33:37","modified_gmt":"2021-08-04T15:33:37","slug":"omaggio-a-roberto-calasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/","title":{"rendered":"Roberto Calasso: la letteratura assoluta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\"><em>Il destino morde come un cane e imprigiona come un vestito stretto<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-1-2527' title='Roberto Calasso,&lt;a href=&quot;https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845935121&quot;&gt; &lt;em&gt;La Tavoletta dei Destin&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845935121&quot;&gt;i&lt;\/a&gt;&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2020, p. 128.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u00c8 un proverbio che Roberto Calasso ha messo in bocca a Utnapishtim, protagonista della <em>Tavoletta dei Destini, <\/em>ultimo pannello della sua vasta \u201cOpera senza nome\u201d. \u00c8 stato impossibile per chiunque non accarezzare l\u2019idea di destino di fronte alla concomitanza della sua scomparsa e dell\u2019uscita di <em>Bobi <\/em>e <em>Mem\u00e9 Scianca<\/em>, i due volumi pi\u00f9 intimi della sua produzione. \u00abVedr\u00e0, saranno qualcosa di completamente diverso da tutto ci\u00f2 che ho scritto in precedenza\u00bb, mi aveva annunciato con entusiasmo durante la nostra ultima telefonata nel maggio scorso. \u00abLei non ne sa proprio nulla?\u00bb, aveva aggiunto, compiacendosi del mio essere all\u2019oscuro di tutto, come chi pianifica una bella sorpresa. Come tale avevo in effetti accolto l\u2019anticipazione dei risvolti editoriali, che rivelavano i contenuti autobiografici dei nuovi scritti: nelle opere precedenti, le occorrenze della prima persona singolare si contavano sulle dita di una mano. Ho ricevuto i due volumi il 27 luglio e per tutto il giorno successivo sono stata immersa nella lettura; cos\u00ec, per un\u2019amara ironia della sorte, la mia uscita dalle memorie di Calasso \u00e8 coincisa con il suo abbandono del mondo fisico. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi otto anni, questi due mondi \u2013 quello delle storie e quello della cosiddetta realt\u00e0 \u2013 avevano avuto alcuni punti di tangenza: da quando avevo cominciato a studiare la sua opera per costruire lo studio poi pubblicato con il titolo di <em>Letteratura assoluta<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-2-2527' title='Elena Sbrojavacca,&lt;a href=&quot;https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/opera\/letteratura-assoluta\/&quot;&gt; Letteratura assoluta&lt;\/a&gt;, Feltrinelli, 2021'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Calasso mi aveva donato alcuni preziosi momenti di confronto, in genere immediatamente successivi all\u2019uscita di un nuovo libro. Tuttavia, con ogni sua pagina Roberto Calasso ci invita a usare la lettura come uno strumento di indagine di ci\u00f2 che non si vede, di ci\u00f2 che impone di essere riconosciuto nell\u2019invisibile. \u00c8 quello che cerco di ricordarmi mentre fatico ad accettare la realt\u00e0 della sua morte. Posta di fronte a una sfida di comprensione eccezionale, come quelle che i suoi libri mi hanno tante volte messo davanti, prover\u00f2 quindi a utilizzare i testi a cui il destino ha dato un valore testamentario per rileggere una volta di pi\u00f9 la sua immensa opera di editore&nbsp; e di scrittore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Con ogni sua pagina Roberto Calasso ci invita a usare la lettura come uno strumento di indagine di ci\u00f2 che non si vede, di ci\u00f2 che impone di essere riconosciuto nell\u2019invisibile. <\/p><cite>elena sbrojavacca<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Bobi<\/em> e le edizioni Adelphi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La casa editrice Adelphi, nata nel 1963 a Milano, rappresenta un <em>unicum<\/em> nel panorama editoriale italiano ed \u00e8 oggetto di culto da parte di una nutrita schiera di lettori che nel tempo si sono identificati con le sue scelte raffinate, fra letterature di tutti i tempi e di tutti i luoghi, scienze, arti e filosofie. Adelphi \u00e8 pressoch\u00e9 universalmente identificata, e non a torto, con Roberto Calasso, che \u00e8 stato fra i suoi fondatori. Fiorentino, classe 1941, Calasso ha svolto un ruolo di primo piano nella crescita di questa casa editrice, arrivando in breve tempo a reggerne le fila: \u00e8 stato direttore editoriale nel 1971, consigliere delegato nel 1990, presidente dal 1999 fino alla morte. Dietro al successo di Adelphi, e alla sua immediata riconoscibilit\u00e0 in un mercato editoriale sempre pi\u00f9 appiattito nell\u2019indistinguibile, si cela la dedizione con cui, in quasi sessant\u2019anni di lavoro, Calasso ha scelto e curato ogni singola pubblicazione marchiata dal pittogramma cinese della luna nuova.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-small\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2021\/08\/calasso_bobi.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"600\"\n        data-pswp-height=\"1004\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2021\/08\/calasso_bobi-125x209.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2021\/08\/calasso_bobi-330x552.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 375px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2021\/08\/calasso_bobi-125x209.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>La nascita della casa editrice \u00e8 legata a una sorta di mito fondativo che viene ripercorso nel volumetto <em>Bobi<\/em>: il 30 maggio 1962, giorno del ventiduesimo compleanno di Calasso, lui e Roberto Bazlen, per tutti \u201cBobi\u201d, di trentanove anni pi\u00f9 vecchio, si trovano nella villa di Ernst Bernhard sul lago di Bracciano. L\u00ec per la prima volta Bobi illustra a Calasso il nuovo progetto che ha in mente. Consulente editoriale per numerose case editrici italiane, il triestino Bazlen \u00e8 una figura essenziale per la cultura italiana del Novecento: \u00e8 lui a far conoscere e diffondere in Italia l\u2019opera di Sigmund Freud, Franz Kafka, Robert Musil e Carl Gustav Jung. Lettore inesausto, \u00e8 descritto da Calasso come sempre intento a scoprire autori ignorati anche dai pi\u00f9 audaci fra i critici italiani. \u00c8 grazie a Bobi e alle sue passioni che i lettori italiani incontreranno la Mitteleuropa e la sua monumentale letteratura, da Joseph Roth a Elias Canetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Calasso conosce Bazlen a Roma, tramite l\u2019intercessione di El\u00e9mire Zolla e Cristina Campo. Ne viene immediatamente colpito come da qualcuno che si distingue in maniera netta da tutto ci\u00f2 che lo circonda: \u00abCon lui, per la prima volta, avevo l\u2019impressione di qualcuno che fosse riuscito a sbarazzarsi di tutte <em>idee correnti<\/em> (ed erano tante, allora \u2013 e pesanti, difficili da smuovere). E questo dopo averle attraversate, ma in un tempo remoto, come malattie infantili\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-3-2527' title='Roberto Calasso, &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845936333&quot;&gt;Bobi&lt;\/a&gt;&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2021, p. 18.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFaremo solo i libri che ci piacciono molto\u00bb, gli annuncia Bobi presentandogli il progetto adelphiano. Il catalogo si distinguer\u00e0 per la variegatezza degli argomenti e dei generi scelti da Bobi assieme al co-fondatore Luciano Fo\u00e0 e dai giovanissimi collaboratori Calasso e Claudio Rugafiori, sempre rivendicando con fierezza passioni e idiosincrasie personali. L\u2019asse portante della loro costruzione \u00e8 l\u2019edizione critica \u2013 la prima in Europa \u2013 dell\u2019opera di Friedrich Nietzsche, filosofo allora guardato con sospetto, soprattutto dalla casa editrice Einaudi, impegnata in un importante sforzo di \u201cpedagogia delle masse\u201d. A occuparsi della monumentale impresa filologica sono Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Calasso proseguir\u00e0 nel solco tracciato assieme a Bobi, che, morto improvvisamente nel 1965, riesce a veder pubblicato solo <em>L\u2019altra parte<\/em> di Alfred Kubin, primo numero della collana \u201cLa Biblioteca\u201d, la pi\u00f9 rappresentativa del catalogo. La ricchezza della proposta editoriale Adelphi \u00e8 immediatamente ravvisabile gi\u00e0 nella selezione dei primi testi che la compongono, ricordati in <em>Bobi<\/em>: il racconto di un viaggio mistico compiuto da un Anonimo russo (<em>La via del pellegrino<\/em>) si trova accanto alla testimonianza di una reclusione durante il secondo conflitto mondiale (<em>Cella d\u2019isolamento<\/em> di Christopher Burney) e alla storia di una complessa relazione fra un padre e un figlio in epoca vittoriana (<em>Padre e figlio<\/em> di Edmund Gosse).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti emergeranno gli interessi scientifici \u2013 dall\u2019etologia di Konrad Lorenz alla matematica di Paolo Zellini, approdando alla creazione della collana \u201c<em>Animalia<\/em>\u201d e all\u2019incredibile successo di vendite della fisica teorica di Carlo Rovelli \u2013, la straordinaria fortuna di Simenon, con e senza Maigret, la \u201c<em>Collana dei casi<\/em>\u201d, le pietre cristalline dei \u201c<em>Perad\u00e0m<\/em>\u201d, e tante tantissime altre pubblicazioni fondamentali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 interessante che nel congedarsi dal &#8220;grande serpente&#8221;&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-4-2527' title='Cos\u00ec viene definita la casa editrice in R. Calasso, &lt;em&gt;Cento Lettere a uno sconosciuto&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2003.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> Adelphi Calasso abbia voluto connettersi alle origini della sua lunga storia, seguendo un movimento retrospettivo tipico di molti dei suoi libri. Altrettanto significativo \u00e8 che nel ritratto di Bobi venga messa in luce una caratteristica essenziale che noi dobbiamo riconoscere a Calasso stesso: la capacit\u00e0 \u00abtotale\u00bb di distinguere la qualit\u00e0 di un\u2019opera dal suo suono.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019Opera senza nome<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>All\u2019attivit\u00e0 editoriale, Calasso ha sempre affiancato quella di critico e scrittore. Per Adelphi, ha curato e tradotto opere di sant\u2019Ignazio di Loyola, Friedrich Nietzsche, Karl Kraus, e redatto postfazioni a Robert Walser, Frank Wedekind, Max Stirner e Daniel Paul Schreber. Alle<em> Memorie di un malato di nervi <\/em>di Schreber ha dedicato anche il suo romanzo <em>L\u2019impuro folle<\/em> del 1974. Sempre per Adelphi sono uscite le sue raccolte di saggi <em>I quarantanove gradini <\/em>(1991), <em>La letteratura e gli d\u00e8i<\/em> (2001), <em>La follia che viene dalle Ninfe<\/em> (2005), <em>L\u2019impronta dell\u2019editore<\/em> (2013), <em>Come ordinare una biblioteca<\/em> (2020), <em>Allucinazioni americane<\/em> (2021), e la selezione dei suoi risvolti di copertina <em>Cento lettere a uno sconosciuto<\/em> (2003).<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, Calasso \u00e8 l\u2019autore di una vastissima Opera senza nome, avviata nel 1983 con <em>La rovina di Kasch<\/em> e proseguita nei decenni successivi con <em>Le nozze di Cadmo e Armonia <\/em>(1988), <em>Ka<\/em> (1996), <em>K.<\/em> (2002), <em>Il rosa Tiepolo<\/em> (2006), <em>La Folie Baudelaire<\/em> (2008), <em>L\u2019ardore<\/em> (2010), <em>Il cacciatore Celeste<\/em> (2016), <em>L\u2019innominabile attuale <\/em>(2017),&nbsp; <em>Il<\/em> <em>libro di tutti i libri<\/em> (2019) e <em>La tavoletta dei destini <\/em>(2020). L\u2019insieme \u00e8 impressionante tanto per la mole (quasi cinquemila pagine) quanto per la fermezza del pensiero centrale e per la variet\u00e0 di epoche e di temi coinvolti. Si tratta di un grande tentativo di inseguire l\u2019origine della modernit\u00e0 e del periodo nel quale viviamo, icasticamente definito \u201cl\u2019innominabile attuale\u201d. Gli undici volumi concorrono a delineare uno spazio elettivo per la letteratura in questo scenario di continua metamorfosi dai contorni incerti. Al suo ideale Calasso ha dato il nome di \u201cLetteratura assoluta\u201d: un\u2019espressione che descrive, da un lato, la fisionomia assunta dalla letteratura a partire dal XIX secolo, e, dall\u2019altro, la possibilit\u00e0 perennemente data a questa forma d\u2019arte di presentarsi come una conoscenza autosufficiente. La letteratura \u00e8 \u201cassoluta\u201d perch\u00e9 etimologicamente rivendica il fatto di essere \u201csciolta, slegata\u201d da qualsiasi obbligo di moralit\u00e0 e rilevanza sociale, e perch\u00e9 al contempo si assimila alla ricerca di un Assoluto. Sembra ereditare alcune caratteristiche proprie del rito, e in modo particolare del rito sacrificale, che&nbsp; un tempo era stato considerato il pi\u00f9 efficace mezzo di comunicazione con il divino. Nel mondo contemporaneo, che ha accantonato il divino, il potere di celebrare la sfera dell\u2019invisibile \u00e8 diventato, per Calasso, una prerogativa della letteratura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Al suo ideale Calasso ha dato il nome di \u201cLetteratura assoluta\u201d: un\u2019espressione che descrive, da un lato, la fisionomia assunta dalla letteratura a partire dal XIX secolo, e, dall\u2019altro, la possibilit\u00e0 perennemente data a questa forma d\u2019arte di presentarsi come una conoscenza autosufficiente. <\/p><cite>elena sbrojavacca<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I volumi che compongono questa poderosa architettura narrativa hanno una natura composita: brani di invenzione romanzesca si alternano in maniera imprevedibile a citazioni, riscritture di miti, stralci di critica letteraria e di filosofia. Vastissima \u00e8 l\u2019estensione della materia trattata, che spazia dall\u2019India vedica alla Parigi degli Impressionisti, con puntate nel cinema di Alfred Hitchcock e nella filosofia di Walter Benjamin.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo libro dell\u2019Opera, attraverso la figura di Charles Maurice de Talleyrand, si indaga il mistero dell\u2019epoca in cui la letteratura assoluta ha le sue radici. Attraverso una serie di aneddoti, aforismi e riflessioni, vengono poi presentati personaggi-cardine del periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e gli anni \u201980 del XX: un\u2019epoca in cui, come notava un recensore d\u2019eccezione come Italo Calvino, al mondo ciclico, ritualizzato, delle societ\u00e0 basate sulle pratiche sacrificali \u00e8 venuto a sostituirsi in modo definitivo il mondo \u00abdella ragion di Stato, degli esperimenti sulla societ\u00e0, dei processi politici e delle carneficine di massa\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-5-2527' title='Italo Calvino, &lt;em&gt;Roberto Calasso, La rovina di Kasch&lt;\/em&gt;, in Id., &lt;em&gt;Saggi&lt;\/em&gt;, a cura di Mario Barenghi, Milano, Mondadori, 1995, pp. 1016-1022, spec. 1016.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. A tal proposito, Calvino scrisse, con lucidit\u00e0 estrema, che <em>La rovina di Kasch<\/em> tratta di due argomenti: \u00abil primo \u00e8 Talleyrand, il secondo \u00e8 tutto il resto\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-6-2527' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Molti protagonisti del primo volume, da Talleyrand a Joseph De Maistre, riprenderanno poi la scena nella <em>Folie Baudelaire<\/em>, dove Calasso torner\u00e0 a interrogarsi sull\u2019essenza della modernit\u00e0, in un intreccio che procede sul filo delle analogie e interseca le vite di molti protagonisti della Parigi di met\u00e0 Ottocento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del sacrificio, centrale nella <em>Rovina di Kasch<\/em>, ritorna nelle <em>Nozze di Cadmo e Armonia<\/em>, che si propone di ri-narrare i cicli della mitologia classica. Le storie di d\u00e8i ed eroi vengono continuamente risvegliate di fronte ai nostri occhi. O, come preferisce dire Calasso, noi siamo costretti a risvegliarci dinnanzi a loro: i miti fanno irrimediabilmente parte del nostro paesaggio mentale, sono un universo di azioni gi\u00e0 compiute sul quale si modellano tutte le nostre azioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le storie di d\u00e8i ed eroi vengono continuamente risvegliate di fronte ai nostri occhi. O, come preferisce dire Calasso, noi siamo costretti a risvegliarci dinnanzi a loro: i miti fanno irrimediabilmente parte del nostro paesaggio mentale, sono un universo di azioni gi\u00e0 compiute sul quale si modellano tutte le nostre azioni.&nbsp; <\/p><cite>elena sbrojavacca<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Ka<\/em> fa da ideale controcanto alle <em>Nozze<\/em>, attraversando la sterminata galassia dell\u2019India vedica e delle sue storie. Dodici anni pi\u00f9 tardi, con <em>L\u2019ardore<\/em>, Calasso torner\u00e0 a visitarla con un ardito tentativo di commento allo <em>\u015aatapatha Br\u0101hma\u1e47a<\/em>, un complesso trattato sul sacrificio. Nel mezzo, c\u2019\u00e8 <em>Ka.<\/em> Per capire come un libro su Kafka stia accanto a uno sul Veda basta leggere questo passaggio dell\u2019incipit: \u00abL\u2019oggetto di cui Kafka scrive \u00e8 la massa della potenza, ancora non dissociata, sceverata nei suoi elementi. \u00c8 il corpo informe di V\u1e5bta, che trattiene le acque, prima che Indra lo trapassi con la folgore\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-7-2527' title='Roberto Calasso, &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845916496&quot;&gt;Ka&lt;\/a&gt;&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2002, p. 16.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Ulteriori contatti tematici intervengono a rafforzare il legame fra <em>Ka<\/em> e le altre parti dell\u2019<em>opus <\/em>calassiano. Per esempio, il rilievo sul fatto che Kafka si muova in un tempo in cui \u00abil religioso o il sacro o il divino, per un oscuro processo di osmosi, sono stati assorbiti e occultati in qualcosa di alieno, che non ha pi\u00f9 bisogno di nominarli perch\u00e9 \u00e8 autosufficiente e si appaga di essere descritto come societ\u00e0\u00bb.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-8-2527' title='Ivi, p. 33.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span> Non deve stupire che in questo intarsio si inserisca anche Giambattista Tiepolo. Calasso ammira nell\u2019artista veneziano la capacit\u00e0 innata di tradurre il pensiero in un repertorio iconografico ridotto ma al tempo stesso multiforme: poche figure ritornano nelle sue opere in vesti sempre nuove, con un andamento che ricorda le varianti mitiche. Del resto, mitica \u00e8 per Calasso la forma originaria del pensiero, fatta proprio di immagini.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il <em>Cacciatore Celeste<\/em> Calasso insegue invece le sfuggenti origini dei processi di ominizzazione. Il tema centrale del libro, la caccia, compariva gi\u00e0 nella <em>Rovina<\/em>, in <em>Ka<\/em> e nell\u2019<em>Ardore<\/em>. L\u2019attivit\u00e0 venatoria \u2013 e pi\u00f9 precisamente nel momento della trasformazione dell\u2019uomo preistorico da preda a predatore \u2013 viene vista come il presupposto del sacrificio, perch\u00e9 rappresenta il momento in cui l\u2019uomo sovverte un ordine cosmico, uccidendo gli animali di cui prima subiva la forza. Il grande stravolgimento psichico che questo passaggio significa sul piano evolutivo offre il destro per alcune riflessioni su un\u2019altra questione essenziale dell\u2019Opera: la stretta corrispondenza fra le strutture logiche della mente e il mondo esterno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019innominabile attuale<\/em> si riallaccia fin dal titolo alla <em>Rovina di Kasch<\/em>, dove la medesima espressione compariva a indicare la contemporaneit\u00e0. Con inedita urgenza, il volume getta uno sguardo panoramico sul presente, l\u2019\u00abera dell\u2019inconsistenza\u00bb, riflettendo sulle conseguenze di alcuni processi avviati in quel tempo imprecisato a cui corrisponde l\u2019inizio della modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche <em>Il libro di tutti i libri <\/em>riprende degli spunti gi\u00e0 contenuti nella <em>Rovina <\/em>e si avventura nell\u2019oceano delle storie della Bibbia ebraica, Tan\u00e0kh. Il libro \u00e8 tessuto seguendo un principio squisitamente narrativo: commenti e riflessioni teoriche affiorano lungo un disegno che sono i personaggi biblici a dettare, con il procedere delle loro storie. Le riletture psicologiche, antropologiche, e letterarie della Bibbia sono intrecciate ai testi di partenza, racconto ed erudizione sono continuamente avviluppati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima parte dell\u2019Opera \u00e8 <em>La<\/em> <em>Tavoletta dei Destini<\/em>, il cui titolo si riferisce a un misterioso oggetto comparso per la prima volta nel <em>Cacciatore Celeste<\/em>, laddove Calasso ragionava sulle potenze che precedono qualsiasi divinit\u00e0 e incombono anche sugli d\u00e8i. La prima fra queste potenze \u00e8 Necessit\u00e0, una forza cieca che si impone sulla trama dell\u2019esistenza. Per riuscire a conviverci, gli d\u00e8i avevano bisogno di una piccola tavoletta di argilla che impartiva ordine al mondo. Un giorno la tavoletta fu rubata da Anzu, il guardiano con il corpo d\u2019aquila e la testa di leone; la storia dello sgomento che allora invase gli d\u00e8i \u00e8 raccontata, assieme a tante altre, in questo volume. A narrarla \u00e8 Utnapishtim il Remoto, misterioso personaggio della mitologia mesopotamica che ha salvato l\u2019umanit\u00e0 da un diluvio. Utnapishtim viene visitato nel posto in cui si trova, a Dilmun, da Sindbad il Marinaio, l\u2019avventuriero delle <em>Mille e una notte<\/em>. \u00c8 a lui che Utnapishtim racconta le tante storie accadute prima del Diluvio \u2013 fatte, come sempre, di uomini e d\u00e8i, di inganni e vendette, e, soprattutto, di tentativi costanti di mantenere <em>l\u2019ordine<\/em>, quel fragile equilibrio fra visibile e invisibile che \u00e8 il presupposto dell\u2019esistenza. Fra i molti modi di avvicinare i misteri di questo <em>ordine<\/em> c\u2019\u00e8 quello di provare a raccontarlo, e, proprio per questo, <em>La Tavoletta dei Destini<\/em> \u00e8 il volume in cui la vocazione narrativa di Calasso si esprime al massimo grado, lasciando scorrere in piena libert\u00e0 il flusso delle storie. Nelle opere che la precedono, la messe di riferimenti bibliografici accumulati da Calasso per costruire i suoi libri \u00e8 accessibile al lettore sotto forma di un repertorio finale nel quale sono elencate tutte le citazioni apparse nei testi. La presenza quasi fantasmatica delle letture di Calasso, che riaffiorano talvolta in modo esplicito, talaltra soltanto tramite allusioni che il lettore \u00e8 invitato a cogliere autonomamente, sono il riflesso della sua particolare concezione della letteratura come forma onnivora, che si appropria di ogni sapere per renderlo materia di racconto. Nella <em>Tavoletta dei Destini<\/em> non compaiono pause di riflessione o inserzioni aforistiche ad arrestare il racconto e non ci sono neppure, alla fine del libro, repertori a cui attingere per ricostruirne il retroterra. Tutti i riferimenti storici, archeologici e filosofici di Calasso sono completamente assorbiti dalla voce narrante di Utnapishtim, scorrono nel fiume del suo racconto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La presenza quasi fantasmatica delle letture di Calasso, che riaffiorano talvolta in modo esplicito, talaltra soltanto tramite allusioni che il lettore \u00e8 invitato a cogliere autonomamente, sono il riflesso della sua particolare concezione della letteratura come forma onnivora, che si appropria di ogni sapere per renderlo materia di racconto. <\/p><cite>elena sbrojavacca<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Mem\u00e8 Scianca<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Bench\u00e9 i due volumi usciti lo scorso 29 luglio non ne facciano parte, numerosi sono i punti di contatto tematici e stilistici che li legano all\u2019Opera senza nome. Per questo motivo, sar\u00e0 interessante rileggerli alla luce degli undici volumi, prestando particolare attenzione all\u2019autobiografico <em>Mem\u00e8 Scianca<\/em>. In questa sede, mi limiter\u00f2 soltanto a farvi cenno. L\u2019occasione generatrice del volume \u00e8 una richiesta che arriva a Calasso dai suoi figli, Josephine e Tancredi, mentre \u00e8 intento a leggere le memorie di Florenskij: i ragazzi vogliono sapere cosa ricordi dei suoi primi anni di vita. Inizia cos\u00ec una ricostruzione della propria infanzia che soddisfa in qualche modo un proposito remoto, un romanzo autobiografico cominciato a dodici anni e poi accantonato: \u00abci\u00f2 che ci \u00e8 pi\u00f9 vicino ha bisogno di una via tortuosa per arrivare a mostrarsi\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-9-2527' title='Roberto Calasso, &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845936111&quot;&gt;Mem\u00e8 Scianca&lt;\/a&gt;&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 2021, p. 14.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>, commenta Calasso a settant\u2019anni di distanza. Con la sua impareggiabile abilit\u00e0 mitografica, Calasso tratteggia cos\u00ec la propria mitologia personale. Le tessere di questo mosaico affiorano in maniera discontinua e hanno colori brillanti. L\u2019antifascismo fiorentino, alle cui file appartenevano tanto il padre Francesco quanto lo zio materno Tristano Codignola. L\u2019arresto e la condanna a morte del padre assieme ad altri due accademici italiani a seguito dell\u2019omicidio di Giovanni Gentile. Il loro salvataggio grazie all\u2019intercessione del console tedesco Gerhard Wolf. Un libro di Fargue, sottratto al Gabinetto Viesseux. <em>L\u2019homme et la mere<\/em> di Baudelaire, la prima poesia imparata a memoria, segno di un\u2019affinit\u00e0 inestinguibile. <em>Cime tempestose<\/em> e la scoperta della passione travolgente per la lettura. I <em>Fleurs du Mal<\/em> sottratti alla biblioteca del nonno Codignola, direttore della casa editrice La Nuova Italia. Un gatto di pezza come \u00abanimale guida\u00bb. Come i precedenti libri di Calasso, <em>Mem\u00e8 Scianca<\/em> segue un criterio compositivo squisitamente analogico: la narrazione procede per lampi e balzi in avanti, sovrapponendo continuamente i piani temporali in ragione di sottaciute corrispondenze emotive: \u00abLa memoria \u00e8 fatta di buchi, come un territorio crivellato di crateri vulcanici ormai inattivi. Qualsiasi tentativo di stabilire un itinerario simile al tracciato di una strada su una mappa \u00e8 vano e tende a sfigurare gli elementi che via via incorpora\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-10-2527' title='Ivi, p. 15.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto pi\u00f9 che analizzare la propria vita per ricostruire un\u2019edificante storia di s\u00e9, Calasso preferisce far parlare le immagini, che sono per lui la forma primigenia del pensiero. \u00c8 un tema a cui ha dedicato moltissime pagine della sua Opera e che viene a pi\u00f9 riprese suggerito da queste pagine. Un\u2019immagine fra le tante che vi affiorano giustifica il delicato color pastello scelto per la copertina del volume: si tratta di un glicine fiorito che si offre allo sguardo. \u00abFu il primo colore che contemplai. Lo guardavo soltanto. E l\u2019immagine si \u00e8 fissata. \u00c8 ancora nitida\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-2527' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/08\/04\/omaggio-a-roberto-calasso\/#easy-footnote-bottom-11-2527' title='Ivi, p. 21'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un foltissimo glicine si inerpica tutt\u2019oggi sulla terrazza dello studio di Calasso nella sede delle edizioni Adelphi. \u00c8 alla potenza di questa immagine e alla perfetta circolarit\u00e0 del suo apparire che mi appello mentre cerco di trovare un modo per salutare Roberto Calasso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;editore e scrittore Roberto Calasso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. La sua dipartita \u00e8 l&#8217;occasione per ripercorrere un periodo della letteratura italiana segnato dalla sua impronta. 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