{"id":2470,"date":"2021-07-21T13:45:55","date_gmt":"2021-07-21T12:45:55","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2470"},"modified":"2021-07-21T14:44:29","modified_gmt":"2021-07-21T13:44:29","slug":"dopo-la-pandemia-il-neo-statalismo-prende-il-posto-del-neo-liberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/07\/21\/dopo-la-pandemia-il-neo-statalismo-prende-il-posto-del-neo-liberismo\/","title":{"rendered":"Dopo la pandemia, il neo-statalismo prende il posto del neo-liberismo"},"content":{"rendered":"\n
Come molti altri fenomeni umani e naturali la politica va a ondate. In economia si parla ormai da un secolo di questo andamento ondeggiante del ciclo economico, come teorizzato nelle \u201conde K\u201d di 40-50 anni di cui parlava l\u2019economista Nikolai Kondratiev. I cicli ideologici sembrano avere un andamento simile. Periodi storici lunghi all\u2019incirca mezzo secolo associati con un determinato consenso ideologico si sono succeduti nella storia moderna, a partire dalla rivoluzione francese. Questi periodi tipicamente iniziano con una pars destruens<\/em> che scardina gli assunti dell\u2019era ideologica precedente, raggiungono un punto di massima egemonia e poi progressivamente vanno a scontrarsi con le proprie contraddizioni, aprendo lo spazio per un nuovo ciclo. <\/p>\n\n\n\n Gli esempi storici sono molteplici. All\u2019era liberale di fine Ottocento e inizio Novecento \u00e8 succeduta l\u2019era social-democratica del dopoguerra. E infine, a partire dai tardi \u201970 e inizio \u201980, l\u2019era neoliberista, segnata dal trionfo dell\u2019ideologia del libero mercato sulle ceneri del socialismo reale. Il neoliberismo ha segnato l\u2019era della globalizzazione ed \u00e8 assorto a pensiero unico ampiamente accettato sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. Ma ora anche quest\u2019era ideologica sembra ormai destinata a volgere al termine. <\/p>\n\n\n\n Il neoliberismo ha segnato l\u2019era della globalizzazione ed \u00e8 assorto a pensiero unico ampiamente accettato sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. Ma ora anche quest\u2019era ideologica sembra ormai destinata a volgere al termine. <\/p>paolo gerbaudo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Come sostenuto da economisti come Joseph Stiglitz <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> e Thomas Piketty,<\/a> il neoliberismo era di fatto gi\u00e0 claudicante dopo la crisi del 2008<\/a>; il mito del libero mercato era finito in frantumi il giorno in cui lo stato americano intervenne per salvare la finanza dalla bancarotta, sfatando l\u2019idea del \u201cmercato che si autoregola\u201d. Quella che originariamente si presentava come una visione di prosperit\u00e0 e innovazione, \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 vista come un’ideologia punitiva se non del tutto sadica, che lungi dall’auspicare la crescita ha portato a una fase di stagnazione economica senza precedenti dall’inizio dell\u2019era industriale.<\/p>\n\n\n\n Gli anni 2010, segnati da rivolte populiste, movimenti di contestazione, nuovi leader e partiti di sinistra e – a partire dalla met\u00e0 del decennio – anche da una nuova destra xenofoba, hanno messo in luce quanto fosse vasto lo scontento verso l\u2019ordine dominante.<\/a> La pandemia di coronavirus sembra avere inferto il colpo mortale. Gli effetti deleteri dei tagli alla sanit\u00e0 durante la Grande recessione e l\u2019incapacit\u00e0 del mercato di soddisfare in maniera efficace la domanda di beni medici di urgenza (mascherine, ventilatori e poi vaccini) hanno minato la fiducia della popolazione nel neoliberismo. <\/p>\n\n\n\n Tuttavia questa non \u00e8 solo la fine di un\u2019era ideologica, ma anche l\u2019inizio di una nuova epoca. Dal calderone dell\u2019emergenza sta progressivamente emergendo una nuova cornice: il nemico giurato del neoliberismo, lo Stato interventista, si sta riaffacciando in tempi segnati da piani massici di investimento pubblico, spesa a deficit, programmi di vaccinazione di massa e pianificazione climatica. Se fino a poco tempo fa il discorso politico ruotava attorno alla domanda \u201ccosa far\u00e0 il mercato?\u201d e i politici si presentavano come i gestori a livello nazionale di tendenze economiche inevitabili, ora il dilemma \u00e8 diventata piuttosto \u201ccosa deve fare lo Stato?\u201d. <\/p>\n\n\n\n Tuttavia questa non \u00e8 solo la fine di un\u2019era ideologica, ma anche l\u2019inizio di una nuova epoca. Dal calderone dell\u2019emergenza sta progressivamente emergendo una nuova cornice: il nemico giurato del neoliberismo, lo Stato interventista, si sta riaffacciando.<\/p>paolo gerbaudo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Un neo-statalismo, o neo-interventismo, sta sostituendo il neo-liberismo come cornice bipartisan, dentro cui si muovono con soluzioni diverse sia il nuovo centro-sinistra di Biden che il centro-destra di Johnson. Questo, contrariamente alle aspettative di buona parte della sinistra arrivata erroneamente \u200b\u200bad equiparare lo statalismo al socialismo tout court<\/em>, non significa che stiamo necessariamente andando verso un futuro pi\u00f9 progressista e egualitario. Piuttosto, come sostengo nel mio nuovo libro The Great Recoil<\/em> (il gran contraccolpo), ci\u00f2 che \u00e8 cambiato \u00e8 l’orizzonte politico generale, il campo di battaglia sul quale nuove posizioni ideologiche \u201cpartisan\u201d sia di sinistra che di destra lottano per definire il mondo post-pandemico. <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n La manifestazione pi\u00f9 evidente di questo cambio di paradigma viene dagli Stati Uniti, proprio il paese che con la scuola di economisti dell\u2019universit\u00e0 di Chicago e think-tank<\/em> come l\u2019American Enterprise Institute<\/em>, the Heritage Foundation<\/em>, the Project for the New American Century<\/em> ha fatto pi\u00f9 di tutti per sviluppare e poi esportare la dottrina neoliberista. Con grande sorpresa di molti, a partire dai socialisti che avevano sostenuto Bernie Sanders alle primarie, una volta eletto presidente Joe Biden ha intrapreso una svolta radicale alla politica economica. Il nuovo presidente ha messo in cantiere enormi piani di stimolo e recupero per un totale di 6 trillioni di dollari. \u00c8 vero che buona parte di questi piani sono ancora in bilico a causa dell\u2019esigua maggioranza al Senato e la resistenza di diversi centristi, e che rischiano di finire fortemente annacquati. Ma si tratta comunque del pi\u00f9 grande piano di spesa pubblica e investimento nella storia degli Stati Uniti. <\/p>\n\n\n\n Quello che sorprende, oltre all\u2019ammontare di questi piani, \u00e8 la nuova logica che gli sta dietro. Biden non ha perduto occasione per demolire capisaldi dell\u2019ideologia di mercato: ad esempio quando ha affermato nel suo primo discorso a una sessione congiunta del Congresso il 29 Aprile 2021 che la \u201ctrickle-down economics\u201d (o economia dello sgocciolamento dai proventi dei ricchi a tutti gli altri) non ha mai funzionato. Nello stesso discorso Biden ha rivendicato un ruolo da protagonista dello Stato nella nuova economia. “Nel corso della nostra storia, gli investimenti pubblici nelle infrastrutture hanno letteralmente trasformato l’America” – ha affermato Biden, aggiungendo “questi sono investimenti che solo il governo era in grado di fare\u201d. Inoltre Biden si \u00e8 presentato come un presidente dei sindacati e dei lavoratori, sostenendo a pi\u00f9 riprese la necessit\u00e0 di migliori salari per i lavoratori, sospirando agli imprenditori durante una conferenza stampa \u201cpagateli di pi\u00f9\u201d. <\/p>\n\n\n\n Nel loro insieme queste prese di posizione segnano una chiara rottura con l\u2019adesione dei Democrats alla dottrina del libero mercato, intrapresa da Bill Clinton e poi continuata da Barack Obama. Si tratta di una svolta sorprendente, tanto pi\u00f9 per la carriera precedente di Biden, che durante i 36 anni da senatore del Delaware ha contribuito allo smantellamento dello stato sociale e a politiche a favore delle multinazionali. Perch\u00e9 Biden sta facendo tutto questo?<\/p>\n\n\n\n La migliore spiegazione sul retroscena della Bidenomics pu\u00f2 essere rinvenuta in un\u2019intervista concessa nell\u2019aprile scorso al giornalista Ezra Klein del New York Times<\/em> dal capo dei consiglieri economici di Biden Brian Deese, gi\u00e0 consigliere dell\u2019amministrazione Obama, e passato poi a lavorare alla BlackRock la pi\u00f9 grande societ\u00e0 d\u2019investimento al mondo, per cui si occupava di investimenti sostenibili. <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span> <\/p>\n\n\n\n Nell\u2019intervista Deese spiega che il cambiamento di linea da parte di Biden \u00e8 un riflesso del cambiamento del dibattito economico, e del ricambio generazionale tra gli economisti, con consiglieri pi\u00f9 giovani intenzionati a mandare in soffitta alcuni dogmi della generazione precedente. Deese afferma che dopo questa crisi non \u00e8 pi\u00f9 possibile continuare a ignorare gli effetti della diseguaglianza economica sulla societ\u00e0, e che \u201cnon ci sono soluzioni di mercato per affrontare alcune delle debolezze che si sono aperte nell\u2019economia\u201d. <\/p>\n\n\n\n Ma la svolta neo-interventista di Biden, come lascia trasparire Deese \u00e8 anche \u2013 come spesso succede nella storia – un prodotto della paura<\/a>, e in particolare di due preoccupazioni che attanagliano l\u2019establishmen<\/em>t liberal americano. Il primo \u00e8 quello di un ritorno del trumpismo, dopo i 4 anni spericolati alla Casa Bianca e il trauma nazionale prodotto dall’insurrezione dei suoi sostenitori di estrema destra al Campidoglio il 6 gennaio 2021<\/a>. Quell\u2019evento sembra avere seminato il panico nel Partito democratico e nell\u2019intellighenzia liberal statunitense, fino al punto di spingere fautori del neoliberismo come Biden a convincersi che il libero mercato non \u00e8 solo economicamente problematico \u2013 come dimostrato da un decennio di stagnazione – ma pure politicamente insostenibile: non si pu\u00f2 mettere a repentaglio la fine della democrazia per dare retta alle ricette degli economisti ortodossi. <\/p>\n\n\n\n La seconda paura che guida la Bidenomics<\/em> \u00e8 la paura della Cina. Come spiega Deese, il nuovo corso di Biden fa i conti con il successo del sistema economico cinese, e il modo in cui ha garantito una crescita sostenuta, e evitato in buona parte le crisi finanziarie che secondo le cassandre avrebbero presto portato i cinesi ad abbattere il regime comunista. Al contrario, la Cina ha investito in infrastrutture e in ricerca e sviluppo preparandosi per competere nel settore delle tecnologie avanzate, delle rinnovabili e dell\u2019intelligenza artificiale. Questo \u00e8 avvenuto proprio mentre sotto Xi Jinping la Cina invertiva la rotta rispetto all\u2019aperturismo degli \u201990 e 2000. <\/p>\n\n\n\n Come sostiene il giornalista americano Joshua Kurlantzick, lo spartiacque fu la turbolenza finanziaria del biennio 2014-15 <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. La rabbia dei piccoli risparmiatori cinesi spinse il governo cinese a mettere da parte le promesse di de-regulation<\/em> del sistema finanziario e a ridare allo Stato un ruolo pi\u00f9 attivo. Oggigiorno le aziende statali o partecipate controllano il 60% dell’economia cinese. In questo contesto, \u00e8 come se gli Stati Uniti si fossero resi conto che non possono continuare a fare finta che l’economia globale si avvicini all’ideale del libero mercato, quando in realt\u00e0 il loro principale competitor \u00e8 il capitalismo di Stato<\/a>. Il corollario strategico \u00e8 che per fare i conti con una Cina baldanzosa, gli Stati Uniti devono diventare pi\u00f9 simili ad essa, adottando alcuni meccanismi di intervento statale e politica industriale abbandonati dopo la crisi della stagflazione degli anni \u201970. <\/p>\n\n\n\n Per fare i conti con una Cina baldanzosa, gli Stati Uniti devono diventare pi\u00f9 simili ad essa, adottando alcuni meccanismi di intervento statale e politica industriale abbandonati dopo la crisi della stagflazione degli anni \u201970. <\/p>Paolo gerbaudo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La paura del trumpismo e della Cina sono le ragioni alla base del riallineamento del centro-sinistra americano. Ma per capire la direzione di marcia del mondo post-neoliberale e la forma del nuovo interventismo statale \u00e8 anche necessario esaminare il contenuto programmatico di questa nuova visione politica. Questo si pu\u00f2 riassumere in due concetti: una visione dell\u2019infrastruttura come nuova priorit\u00e0 essenziale e un\u2019inversione topologica dell\u2019idea di sviluppo del periodo neoliberista, in cui la ricetta elitista del gocciolamento verso il basso (trickle-down economics<\/em>), viene sostituita da una visione che si focalizza sul rafforzamento della base economica e della domanda. <\/p>\n\n\n\n La misura pi\u00f9 ambiziosa annunciata dall\u2019amministrazione Biden \u00e8 proprio il piano di investimenti infrastrutturali. Ridotto rispetto alle aspettative iniziali, il piano bipartisan da 1,2 trilioni di dollari al momento in discussione nel Congresso, punta non solo a riparare ponti, strade e linee ferroviarie, ma anche a mettere le basi per la transizione a un’economia post-petrolio, con energie rinnovabili e auto elettriche. Dare priorit\u00e0 a tali investimenti deriva dalla condizione precaria di buona parte delle infrastrutture essenziali (trasporti, energia, utilities,<\/em> eccetera) a causa di decenni di progressivo disinvestimento. <\/p>\n\n\n\n Come notato da Deese nell\u2019intervista precedentemente citata, una delle principali ragioni per la percezione di declino vissuta dagli Stati Uniti \u00e8 proprio la condizione pietosa del suo sistema di trasporti. Mentre la Cina ha ormai decine di migliaia di chilometri di treni ad alta velocit\u00e0, gli Stati Uniti non ne hanno neppure uno. E mentre tutte le citt\u00e0 cinesi sono dotate di trasporti pubblici di ultima generazione, in citt\u00e0 statunitensi come New York e San Francisco si usano metropolitane antiquate con treni risalenti agli anni \u201970 e primi \u201880. Se un tempo si andava negli Stati Uniti per vedere il futuro adesso vi si va per vedere il passato, mentre l\u2019opposto vale per la Cina.<\/a><\/p>\n\n\n\n Il ritardo infrastrutturale degli Stati Uniti \u00e8 un problema noto ormai da tempo. Gi\u00e0 Obama aveva promesso di metterci mano, ma gli investimenti ammontavano a appena un quarto di quanto messo in campo da Biden. Anche Trump, che aveva promesso di investire in infrastrutture, fin\u00ec per fare interventi molto limitati, e c\u2019\u00e8 chi sostiene che la mancata realizzazione di questo piano, che avrebbe goduto di grande popolarit\u00e0 presso i lavoratori, gli sia costata la rielezione <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Biden sembra intenzionato a evitare gli errori dei suoi predecessori, ma resta da vedere cosa uscir\u00e0 dai negoziati bipartisan. <\/p>\n\n\n\n Oltre a trasporti e rete elettrica, anche altre questioni – come la cura di malati e anziani – vengono spesso presentati come questioni infrastrutturali. Interventi a favore dei \u201clavoratori della cura\u201d sono stati inseriti nel pacchetto sulle infrastrutture e i consiglieri economici di Biden spesso fanno riferimento al bisogno di rafforzare l\u2019\u201cinfrastruttura sociale\u201d. La logica \u00e8 che il disinvestimento in servizi pubblici essenziali, come la cura, l\u2019educazione e la salute, ha contribuito a minare le basi dell\u2019economia, ad esempio rendendo difficile alle donne conciliare maternit\u00e0 e lavoro.<\/p>\n\n\n\n Questa enfasi su bisogno di investimenti in infrastrutture \u00e8 estremamente rilevante anche nel contesto europeo. Se in diversi paesi la situazione dei sistemi di trasporto non \u00e8 ancora cos\u00ec malconcia come negli Stati Uniti, negli ultimi anni si sono viste le conseguenze di decenni di disinvestimento pubblico. Ne \u00e8 esempio il crollo del Ponte Morandi a Genova nell’agosto 2019, che ha causato la morte di 43 persone. La manutenzione era a carico della societ\u00e0 privata Atlantis controllata dalla famiglia Benetton e l\u2019evento \u00e8 diventato una parabola sugli effetti nefasti delle privatizzazioni dissennate degli anni \u201990 e l\u2019incapacit\u00e0 del mercato nel garantire servizi essenziali. <\/p>\n\n\n\n La questione climatica rende ancora pi\u00f9 urgenti interventi infrastrutturali, e questo spiega perch\u00e9 buona parte dei fondi di Next Generation EU<\/em> siano finalizzati a questo scopo. La transizione verso un’economia \u201ccarbon neutral<\/em>\u201d richieder\u00e0 enormi investimenti in nuove reti elettriche, in energie rinnovabili e in stazioni di ricarica per la mobilit\u00e0 elettrica. Inoltre, come reso tragicamente evidente dalle devastanti alluvioni in Germania di luglio 2021, saranno necessari enormi progetti di manutenzione del territorio, per fare fronte al dissesto idrogeologico, prepararsi all\u2019innalzamento dei livelli dei mari e eventi meteorologici sempre pi\u00f9 estremi. <\/p>\n\n\n\n Questa urgenza tuttavia cozza con il conservatorismo fiscale che continua a tenere banco in molti paesi – a partire proprio dalla Germania. Armin Laschet, il successore di Angela Merkel alla guida della CDU e governatore della regione Nord Reno Vestfalia, colpita duramente dalle inondazioni, vuole ritornare il prima possibile all\u2019austerit\u00e0 e al cosiddetto \u201cfreno sul debito\u201d (Schuldenbremse<\/em>), costringendo gli altri paesi europei a seguire il capofila. <\/p>\n\n\n\n \u00c8 vero che i sostenitori pi\u00f9 fanatici dell\u2019austerit\u00e0 sono oggi pi\u00f9 isolati a livello europeo. Nel dibattito sulla riforma del Patto di Stabilit\u00e0 e di Crescita <\/a>sospeso a inizio pandemia e fino a fine 2022, si parla di non contabilizzare nel deficit la spesa per investimenti per la transizione ecologica e digitale come proposto dal Commissario all\u2019economia Paolo Gentiloni. Tuttavia, bisogna aspettarsi forti resistenze dai cosiddetti paesi frugali e dai conservatori tedeschi, che alla visione dell\u2019Unione Europea come mezzo di sviluppo preferiscono una UE votata alla disciplina dei paesi membri e in particolare quelli del Sud Europa accusati di pigrizia e sprechi. Insomma, se gli Stati Uniti sembrano proiettati verso l\u2019orizzonte post-neoliberista, il vecchio continente arranca. <\/p>\n\n\n\n In breve, se gli Stati Uniti sembrano proiettati verso l\u2019orizzonte post-neoliberista, il vecchio continente arranca. <\/p>paolo gerbaudo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n L\u2019altro elemento caratterizzante del nuovo consenso bipartisan che si va profilando a livello internazionale \u00e8 la promessa di prendere di petto la crescente diseguaglianza economica, vista ormai come un serio limite alla crescita e alla credibilit\u00e0 delle democrazia capitaliste occidentali. Lo scontro geopolitico e ideologico con la Cina sembra stia portando pezzi dell\u2019establishment<\/em> a pi\u00f9 miti consigli, per il timore che i lavoratori comincino a simpatizzare per il modello cinese; una sorta di riproposizione dello schema della Guerra fredda, in cui i paesi occidentali fecero concessioni ai lavoratori al fine di pacificare il conflitto sociale. <\/p>\n\n\n\n \u00c8 significativo che al vertice del G7 di quest’anno in Cornovaglia si sia sottolineato il bisogno di lottare contro “l’abbassamento degli standard lavorativi e ambientali per ottenere un vantaggio competitivo”. Venti anni fa, durante il G8 di Genova del 2001 finito in una \u201cmacelleria messicana\u201d, come ammesso da un dirigente della polizia, quando si parlava di povert\u00e0 ci si riferiva ai paesi del Terzo Mondo. Oggi la povert\u00e0<\/a> \u00e8 un problema che i paesi industrializzati vivono a casa propria. Se i neoliberisti della prima ora vedevano la diseguaglianza come un fatto potenzialmente positivo perch\u00e9 avrebbe messo in moto l\u2019imprenditorialit\u00e0, oggi essa \u00e8 vista pi\u00f9 come un rischio per la tenuta del capitalismo e un freno alla domanda.<\/p>\n\n\n\n Questo cambio di percezione aiuta a capire l\u2019immaginario che sottende i nuovi slogan della politica post-pandemica. Negli Stati Uniti di Biden si parla molto della necessit\u00e0 di sollevare i livelli minimi o \u201craise the floor<\/em>\u201d (sollevare il pavimento), laddove fino a poco tempo fa l\u2019urgenza sembrava essere solo quella di innalzare il \u201csoffitto\u201d delle aspirazioni imprenditoriali: \u201clift the ceiling<\/em>\u201d. Ne \u00e8 esempio la promessa fatta da Biden \u2013 ma per il momento bloccata nel Congresso \u2013 di portare il salario minimo a $15 all\u2019ora e favorire una spinta al rialzo degli stipendi anche grazie a un rafforzamento del sindacato. La risposta del centrodestra \u00e8 ben rappresentata invece dallo slogan usato insistentemente da Boris Johnson: \u201clevelling up\u201d, ovvero un \u201cappianamento verso l’alto\u201d. <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> Quello che condividono questi slogan \u00e8 la convinzione che le diseguaglianze prodotte dalla globalizzazione sono ormai diventate dannose per il bene del capitalismo. Ma le soluzioni che propongono sono piuttosto diverse.<\/p>\n\n\n\n La promessa di Biden ha un sapore pi\u00f9 universalista e punta a costringere gli imprenditori a mettere la mano al portafoglio. Quella di Johnson si focalizza invece sulla diseguaglianza territoriale e la divaricazione metropoli\/periferie che ha alimentato molti movimenti populisti. Nel discorso pronunciato sul \u201clevelling up<\/em>\u201d il 15 luglio 2021, Johnson ha fatto riferimento a “squilibri e disuguaglianza tra regioni del Regno Unito” nell’aspettativa di vita e nelle opportunit\u00e0 di carriera. Inoltre, Johnson ha rivendicato “un ruolo catalizzatore per il governo che deve fornire una guida strategica” all\u2019economia. Un discorso molto diverso da quello di Margaret Thatcher. <\/p>\n\n\n\n Lo slogan di Johnson \u00e8 legato alla strategia elettorale dei Conservatori e il loro desiderio di solidificare il loro controllo del cosiddetto \u201cRed Wal<\/em>l\u201d, un\u2019area dell\u2019Inghilterra che precedentemente sosteneva il Labour e che nelle ultime elezioni \u00e8 passata ai Tories. Del resto la fabbrica di batterie elettriche per automobili in cui Johnson ha fatto il discorso sul \u201cLevelling Up<\/em>\u201d \u00e8 a Blyth, una cittadina vicino a Newcastle parte di una circoscrizione elettorale recentemente passata al suo partito. Il leader del Labour Keir Starmer ha accusato Johnson di fare politiche clientelari. Ma il problema del Labour \u00e8 che, al contrario dei Democrats di Biden, invece di guardare avanti \u00e8 tornato al blairismo, e sembra addirittura intenzionato a soffiare ai Tories il ruolo di partito della rettitudine fiscale. <\/p>\n\n\n\n Il ritardo con cui la socialdemocrazia europea sta affrontando questo cambio di fase dimostra che il cambiamento ideologico \u00e8 molto preoccupante e rischia di spalancare le porte a una nuova ondata del populismo di destra. Il pericolo \u00e8 che un capitalismo pi\u00f9 statalizzato e nazionale possa essere messo a servizio dell\u2019agenda reazionaria della nuova destra come sostenuto recentemente da James Meadway <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u00c8 significativo che, mentre abbandonano alcuni dogmi neoliberisti, i Tories stiano estremizzando le loro posizioni sull\u2019immigrazione e alimentando la guerra culturali sui valori. Lo scenario da evitare \u00e8 quello di una sorta di riproposizione post-globale dello stato corporativo in cui un\u2019alleanza sempre pi\u00f9 stretta tra governo e compagnie nazionali vada a spesa dei lavoratori e della democrazia. <\/p>\n\n\n\n Il ritardo con cui la socialdemocrazia europea sta affrontando questo cambio di fase dimostra che il cambiamento ideologico \u00e8 molto preoccupante e rischia di spalancare le porte a una nuova ondata del populismo di destra.<\/p>paolo gerbaudo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Anche il piano di Biden, per quanto sia molto pi\u00f9 ambizioso di quello delle sue controparti europee, rischia di essere insufficiente allo scopo di sollevare l\u2019economia da una stagnazione che ormai sembra in fase cronica. Se investimenti pubblici e politica industriale sono un componente necessario di un neo-statalismo progressista, \u00e8 anche necessario mettere in moto politiche redistributive radicali, minando il potere degli oligopoli e dei nuovi baroni dell\u2019economia come Jeff Bezos e Elon Musk, e rimettendo in circolo risorse che possano stimolare la domanda. Una mancanza di coraggio su questo fronte potrebbe presto proiettarci in un decennio ancora pi\u00f9 disperato dei 2010, aprendo le porte della Casa Bianca a Trump o a un suo successore. La pandemia sembra avere rimesso in moto la ruota della storia. Ma se la nuova epoca sar\u00e0 di segno progressista o regressivo rimane in forse. Quello che appare certo \u00e8 che il dibattito si incentrer\u00e0 non tanto sul mercato, ma sul ruolo dello Stato nel contesto post-pandemico e su quale tipo di societ\u00e0 debba essere ricostruita sulle macerie del neoliberismo; a partire dalle fondamenta o, per usare la retorica bidenista, dall\u2019infrastruttura. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Lo stato neoliberista occidentale sembra ormai esaurito, sacrificato sull’altare della pandemia e della crisi economica. Prendendo ispirazione dal modello cinese e imparando dal passato, Joe Biden e alcuni leader europei si stanno muovendo verso un modello di Stato pi\u00f9 interventista, segnando l’inizio di una nuova era – la cui natura, progressista o regressiva, \u00e8 ancora da determinare.<\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":2471,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[1806,1808,1646,1802,1807,1805,1804,1803,1809],"geo":[],"class_list":["post-2470","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","tag-boris-johnson","tag-cina","tag-europa","tag-gerbaudo","tag-infrastrutture","tag-neoliberismo","tag-neostatalismo","tag-the-great-recoil","tag-usa","staff-paolo-gerbaudo"],"acf":[],"yoast_head":"\nPaura del Trumpismo, paura della Cina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
Infrastrutture come paradigma<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
Dalla \u201ccorsa al ribasso\u201d a \u201csollevare la base\u201d<\/strong><\/h2>\n\n\n\n