{"id":2442,"date":"2021-07-11T15:41:17","date_gmt":"2021-07-11T14:41:17","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2442"},"modified":"2021-07-11T15:52:24","modified_gmt":"2021-07-11T14:52:24","slug":"euro-2020-un-torneo-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/07\/11\/euro-2020-un-torneo-politico\/","title":{"rendered":"Euro 2020: un torneo politico"},"content":{"rendered":"\n
A margine della gara tra Bulgaria e Inghilterra dello scorso ottobre, interrotta due volte nel corso del primo tempo per insulti razzisti nei confronti dei giocatori inglesi, Aleksander \u010ceferin se la prese con l\u2019inconcludenza della politica, o meglio delle istituzioni nazionali, ree di non muoversi abbastanza per contrastare una piaga che nel calcio veniva considerata \u201cun ricordo lontano\u201d. Otto mesi dopo le accuse lanciate dal numero uno della UEFA, le stesse istituzioni, questa volta nelle vesti del primo cittadino di Monaco di Baviera, Dieter Reiter, avevano provato a compiere quel passo in avanti richiesto, seppur simbolicamente. <\/p>\n\n\n\n
In occasione della partita di Euro 2020 tra Germania e Ungheria, l\u2019idea era di illuminare l\u2019Allianz Arena di arcobaleno in solidariet\u00e0 con la comunit\u00e0 LGBTQ+ per le leggi varate da Viktor Orb\u00e1n che, di fatto, paragonano l\u2019omosessualit\u00e0 alla pedofilia e vietano di affrontare determinati argomenti di fronte al giovane pubblico. Un passo, per\u00f2, che l\u2019organizzazione presieduta da \u010ceferin ha deciso di non accogliere. \u201cLa UEFA comprende che l’intenzione \u00e8 quella di inviare un messaggio per promuovere la diversit\u00e0 e l’inclusione, ma \u00e8 un’organizzazione politicamente e religiosamente neutrale. Dato il contesto politico di questa specifica richiesta – un messaggio che mira a una decisione presa dal parlamento nazionale ungherese – la UEFA deve declinare questa richiesta”. Nella sua risposta, l\u2019organizzazione ha avanzato altre date per colorare lo stadio \u2013 il 28 giugno, il 3 e il 9 luglio \u2013 ma non essendoci partite in programma e, soprattutto, non giocando l\u2019Ungheria, la citt\u00e0 di Monaco ha preferito muoversi autonomamente <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. E allora, diversi edifici della citt\u00e0 sono stati illuminati con i colori dell\u2019arcobaleno mentre i tifosi tedeschi si sono presentati allo stadio con bandiere arcobaleno e messaggi che inneggiavano al libero amore, come l\u2019esultanza di Leon Goretzka, un cuore dedicato alla curva ungherese dopo il gol che ne ha sancito l\u2019eliminazione dal torneo. <\/p>\n\n\n\n Solo qualche giorno dopo, alcuni loghi social di club e istituzioni calcistiche hanno cambiato abito, indossando i colori della bandiera LGBTQ+. Tra i tanti anche quello della UEFA, che ha tenuto a precisare che questo non rappresenti alcun \u201csimbolo politico\u201d, allo stesso modo delle fasce di capitano colorate indossate dal tedesco Manuel Neuer e dall\u2019inglese Harry Kane. Insomma, non \u00e8 tanto il significato incarnato dall\u2019arcobaleno quanto l\u2019uso strumentale che se ne voleva fare a non esser piaciuto a \u010ceferin. La provocazione nei confronti dell\u2019Ungheria non rientrava nello spirito dell\u2019Europeo da cui, secondo la UEFA, la politica deve rimanere fuori – anche se ci\u00f2 non voglia lasciar intendere che la massima istituzione calcistica del continente non abbia a cuore determinate battaglie. <\/p>\n\n\n\n Anche perch\u00e9 slegare la politica dal calcio \u00e8 operazione complessa, talvolta impossibile. Specialmente se ad affrontarsi sono compagini nazionali, legate a usi e costumi propri di un Paese e rivendicati da un popolo come marchio di fabbrica. Acredini secolari che non nascono sul campo di calcio, ma molto pi\u00f9 facilmente su quello di battaglia, magari per la conquista di territori e spazi attribuiti alla propria sfera di influenza. Le pi\u00f9 note sono tra Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna, anche e soprattutto per una questione di spettacolo e blasone. Ma provate a chiedere a un ceco le sensazioni che suscita una partita con la Germania o a un polacco quella con la Russia o, ancora, a quest\u2019ultimo di una eventuale sfida contro l\u2019Ucraina \u2013 e viceversa. Partita, quest\u2019ultima, che si \u00e8 cercato di scongiurare, almeno al primo turno del torneo, per via di quelle tensioni che da sette anni tengono Mosca e Kiev sull\u2019attenti, a dimostrazione del fatto che la neutralit\u00e0 politica richiesta dal calcio (o per essere pi\u00f9 precisi, dalla UEFA) rimane molto spesso solo su carta. <\/p>\n\n\n\n Slegare la politica dal calcio \u00e8 operazione complessa, talvolta impossibile. Specialmente se ad affrontarsi sono compagini nazionali, legate a usi e costumi propri di un Paese e rivendicati da un popolo come marchio di fabbrica.<\/p>lorenzo santucci<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Proprio Ucraina e Russia sono state le protagoniste del primo scontro geopolitico a Euro 2020. Neanche era stato fischiato il calcio d\u2019inizio della partita inaugurale all\u2019Olimpico di Roma tra Italia e Turchia, altra sfida dal retrogusto politico dopo la categorizzazione di \u201cdittatore\u201d rivolta dal premier Mario Draghi al presidente Recep Tayyip Erdogan, che la maglietta della squadra allenata da Andriy Shevchenko aveva suscitato l\u2019indignazione di Mosca. La raffigurazione stilizzata dei confini dell\u2019Ucraina comprendenti anche la Crimea e la scritta \u201cGloria agli eroi\u201d nella parte interna del colletto non sono state digerite dal Cremlino. Anzi, per dirla con le parole del parlamentare Dmitry Svishchev, sono state considerate una vera e propria \u201cprovocazione politica\u201d. La portavoce del ministro degli Esteri, Maria Zakharova, ha denunciato lo stampo nazionalista della frase (come spiegava bene qui<\/a> Dario Saltari). Da parte sua, e anche con pi\u00f9 potere visti i ruoli, la Federcalcio russa si \u00e8 rivolta alla UEFA per chiedere il ritiro della maglia. Desiderio esaudito sempre in virt\u00f9 di quel principio di non interferenza tra cosa pubblica e sport figlio della cultura deCoubertiana, a cui ha fatto eco Dmitrij Peskov, voce del Cremlino: \u201cLo sport \u00e8 sport e deve restare al di sopra dell\u2019incitamento all\u2019odio tra Russia e Ucraina\u201d. La motivazione che la UEFA ha offerto riguardo la sua decisione si basa sul fatto che la simbiosi tra il motto e la cartina geografica, con la penisola annessa dalla Russia nel 2014, rientrasse in una dinamica conflittuale interna ai due Paesi che doveva rimanere fuori dal rettangolo di gioco. A prescindere da come la si pensi, per\u00f2, che siano i diritti civili o una questione territoriale legata a un popolo, nel momento in cui si sceglie di prendere posizione, accogliendo cos\u00ec la richiesta proveniente da una delle due parti, si finisce inevitabilmente per perdere l\u2019aura di attore super partes<\/em>. Per il cambio casacca e per il divieto di illuminare l\u2019Allianz Arena hanno infatti gongolato Vladimir Putin e il governo di Viktor Orb\u00e1n <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span> . <\/p>\n\n\n\n Certo, queste vittorie simboliche non si traducono per forza in vittorie politiche, specie per l\u2019Ungheria a cui manca l\u2019unico appoggio europeo che conta, quello della comunit\u00e0 dei Paesi Ue: a Budapest, tutt\u2019al pi\u00f9, \u00e8 arrivata una lettera di denuncia per la legge omofoba spedita dal Consiglio europeo e firmata da diciassette Stati membri. Altrettanto vero \u00e8 come, per\u00f2, l\u2019imparzialit\u00e0 delle istituzioni incaricate rischia delle volte di fare pi\u00f9 rumore di una presa di posizione. Lasciar correre, insomma, non sempre ripaga. <\/p>\n\n\n\n Proprio come non si \u00e8 deciso di sorvolare su un\u2019altra bandiera, quella croata. Neanche in questo caso l\u2019input \u00e8 arrivato dall\u2019alto; piuttosto dall\u2019occhio vigile di altri che hanno notato un cavillo non banale sulla maglietta utilizzata dalla nazionale balcanica guidata da Zlatko Dali\u0107. Semplicemente, la bandiera era sbagliata: per la precisione, apparteneva al periodo sbagliato. Dopo l\u2019eliminazione arrivata ai tempi supplementari contro la Spagna, i pi\u00f9 attenti hanno denunciato come lo stemma al centro del petto dei calciatori, quello sotto la scritta che indica luogo e data della partita per intenderci, non rappresentasse l\u2019attuale simbolo ideato nel 1991 dopo la disgregazione della Jugoslavia e l\u2019indipendenza, bens\u00ec quello dello Stato Indipendente di Croazia, lo stato fantoccio istituito da Adolf Hitler e Benito Mussolini il 10 aprile 1941 e tenuto in vita fino al termine della Guerra, quando venne inglobato nella Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. La bandiera croata si compone di tre bande orizzontali, una rossa una bianca e una blu, con al centro uno scudo a scacchi rossi e bianchi. Un ordine fondamentale quello dei colori, perch\u00e9 la differenza tra le due bandiere \u00e8 tutta l\u00ec. Il primo scacco, dove \u00e8 appoggiata una corona, invece di essere rosso era bianco, come quello della bandiera nazionalista degli Ustascia di Ante Paveli\u0107, morto guarda caso proprio nella Spagna \u2013 all\u2019epoca franchista – che ha sentenziato il percorso europeo di Luka Modri\u0107 e compagni. Un semplice scacco colorato nel modo sbagliato, quindi, ha sollevato un polverone sulla nazionale di Dali\u0107, accusata di nostalgie e revanscismo, e su cui ha provato a porre rimedio Damir Kumek, il proprietario dell\u2019azienda che si \u00e8 occupata di personalizzare le maglie. \u201cSono un grafico e mi occupo solo di questo\u201d, ha dichiarato in un\u2019intervista con cui si \u00e8 assunto tutta la responsabilit\u00e0, chiarendo per\u00f2 come non ci siano \u201cmotivazioni politiche o nazionaliste dietro questo errore\u201d, piuttosto \u201csolo un\u2019involontaria superficialit\u00e0\u201d. Uno sbaglio di cui si \u00e8 scusata pubblicamente anche la Federazione croata, sottolineando come non ci fosse alcuna intenzione propagandistica e celebrativa di quel periodo di collaborazione con le dittature di estrema destra. <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n Il simbolo e la rappresentazione sono elementi essenziali, nel calcio cos\u00ec come in politica, per il messaggio che veicolano, e non tanto per l\u2019effetto concreto che producono. La diatriba a Euro 2020 su inginocchiamento s\u00ec-inginocchiamento no, che ha visto coinvolti noi italiani in modo confuso, ne \u00e8 esempio lapalissiano <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Da sempre si \u00e8 considerato il giocatore di calcio come un disinteressato del mondo che lo circonda, superficiale, incapace di poter affrontare certe questioni perch\u00e9 privo degli strumenti necessari per poterne parlare con cognizione di causa. Vuoi per un senso di invidia o vuoi per l\u2019immagine di se stessi che i calciatori hanno contribuito a plasmare, nel momento in cui uno di loro tende a esprimere un pensiero che esce fuori dal merito dalla sua professione viene molto spesso liquidato in quanto calciatore. <\/p>\n\n\n\n Il simbolo e la rappresentazione sono elementi essenziali, nel calcio cos\u00ec come in politica, per il messaggio che veicolano, e non tanto per l\u2019effetto concreto che producono. <\/p>lorenzo santucci<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Si tratta, si badi bene, una pratica comune nel calcio che non ritroviamo in altri sport. Il simbolo di mettersi in ginocchio<\/a> per denunciare le violenze contro la comunit\u00e0 nera, infatti, \u00e8 partito da un\u2019iniziativa di Colin Kaepernick, quarterback<\/em> dei San Francisco 49ers, disoccupato da quattro anni in ritorsione di quel gesto. La sua decisione di non alzarsi durante l\u2019inno americano ha fatto il giro del mondo essendo stata emulata da altri sportivi e, dopo la morte di George Floyd<\/a> dello scorso anno causata dal ginocchio dell\u2019agente di polizia Derek Chauvin, \u00e8 diventata l\u2019immagine universale della lotta al razzismo. Immagine, sottolineiamo: l\u2019intento \u00e8 solo quello di sensibilizzare, non c’\u00e8 nessuna pretesa o presunzione di poter cambiare le cose mettendosi in questa posizione. Cos\u00ec come il lutto al braccio o il minuto di silenzio, ci troviamo di fronte a un altro gesto innocuo privo di effetti immediati e concreti, ma utile per non abbassare la guardia. <\/p>\n\n\n\n Ad ogni partita di Euro2020 si sono commentate le prese di posizione dei singoli giocatori o di intere nazionali <\/a>di fronte a tale questione: alcune hanno deciso di inginocchiarsi senza s\u00e9 e senza ma, altre solamente nel momento in cui lo avesse fatto l\u2019altra squadra, per solidariet\u00e0 (\u201cma a chi?\u201d, si \u00e8 giustamente chiesto il giornalista Marco Bellinazzo durante un dibattito in italiano sul tema organizzato dal GC<\/a>), altre ancora hanno scelto di rimanere in piedi. \u201cGli ungheresi si inginocchiano solo davanti a Dio, al loro Paese e quando fanno una proposta di matrimonio\u201d, aveva dichiarato Viktor Orb\u00e1n, sempre lui, criticando la provocazione irlandese prima della gara dei gironi dell\u2019Europeo: per lui c\u2019\u00e8 chi ha molto pi\u00f9 da farsi perdonare a causa del suo passato schiavista e quindi non nella condizione di dare lezioni di perbenismo. <\/p>\n\n\n\n Un dibattito che qui da noi si \u00e8 inevitabilmente allargato alla politica, tra chi chiedeva agli Azzurri di prendere posizione seguendo l\u2019esempio di altre squadre e chi invece proteggeva la scelta della Nazionale, chiamandola fuori da questa dialettica. La divisione tra chi si dice a favore dell\u2019inginocchiamento venendo bollato come buonista e chi, al contrario, preferisce rimanere in piedi – e quindi automaticamente razzista – ha interessato l\u2019intera la nostra societ\u00e0. In modo fazioso, non si \u00e8 fatto altro che svilire il significato di una battaglia che riguarda tutti – nessuno escluso, \u00e8 sempre bene ricordarlo – riducendo un gesto simbolico a mero gesto estetico. Attualizzando Ecce Bombo<\/em>, la questione si \u00e8 ormai ridotta a un \u201cmi si nota di pi\u00f9 se mi inginocchio quando lo fanno anche gli altri oppure se non mi inginocchio per niente?\u201d. Anche in questo caso, quindi, la politica \u00e8 entrata senza chiedere permesso a Euro 2020, in quanto parte inscindibile di un individuo. D\u2019altronde come poter tener fuori un qualcosa, in tal caso un gesto, nato proprio dallo sport? <\/p>\n\n\n\n In modo fazioso, non si \u00e8 fatto altro che svilire il significato di una battaglia che riguarda tutti – nessuno escluso, \u00e8 sempre bene ricordarlo – riducendo un gesto simbolico a mero gesto estetico.<\/p>lorenzo santucci<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Alla fine la questione si \u00e8 risolta, si fa per dire, lasciando al singolo giocatore la decisione. Anche perch\u00e9, diciamocela tutta, se la pensiamo in un modo \u2013 e sul razzismo ci deve essere poca tollerabilit\u00e0 \u2013 e un giocatore si comporta in tutt\u2019altra maniera, ignorando il problema, sminuendolo o, peggio, dichiarandosi apertamente contrario, \u00e8 inevitabile che la nostra opinione su di lui possa subire dei cambiamenti. Sapere come la pensa su una questione che tiene banco ogni giorno ci interessa, ci fa entrare pi\u00f9 in empatia con lui o, viceversa, ci condiziona nel giudizio complessivo. Ma qua stiamo entrando nella sfera pi\u00f9 intima e personale dove \u00e8 facile scivolare. Fa riflettere per\u00f2 che la sacrosanta lotta al razzismo ingaggiata dalla UEFA e portata avanti con pubblicit\u00e0 e iniziative si impantani in una pozzanghera come quella dell\u2019inginocchiamento o degli stadi arcobaleno per via della sua neutralit\u00e0 nel non voler offendere nessuno, anche se \u00e8 inevitabile che questo accada. Una tutela che include naturalmente la sfera religiosa, con le bottiglie di Heineken tolte dalle conferenze dei giocatori musulmani per non urtare il loro credo. L\u2019azienda olandese, sponsor ufficiale del torneo, \u00e8 stata interpellata, ha chiarito la UEFA, ma anche se si \u00e8 allineata su questa posizione possiamo immaginare che non abbia fatto i salti di gioia. Peggio \u00e8 andata alla Coca Cola, che ha visto il proprio titolo in borsa crollare dopo il consiglio di Cristiano Ronaldo sull\u2019importanza di bere acqua <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. <\/p>\n\n\n\n Nulla di nuovo: la stretta connessione tra calcio e societ\u00e0 \u00e8 un vincolo dove la neutralit\u00e0 difficilmente trova spazio o, forse, non \u00e8 proprio di casa. Perch\u00e9 uno \u00e8 lo specchio dell\u2019altra, perch\u00e9 prima di essere calciatori si tratta di cittadini e perch\u00e9 sarebbe ingenuo non credere che lo sport pi\u00f9 seguito in Europa non sia veicolo di consenso elettorale. Per tale ragione c\u2019\u00e8 tutta la differenza del mondo tra giocare semifinali e finale a Wembley oppure in un\u2019altra nazione. A pochi mesi dalla firma che ne ha ufficializzato l\u2019addio all\u2019Unione europea, l\u2019Inghilterra si \u00e8 ritrovata infatti ad ospitare le partite pi\u00f9 importanti di un torneo gi\u00e0 importante di per s\u00e9 ma che, causa pandemia, ha assunto un significato ulteriore, elevato, di ripartenza. Una bella soddisfazione per Londra, dove torna una ventata d\u2019Europa post-Brexit, sebbene gli altri leader europei abbiano spinto per giocarla altrove. <\/p>\n\n\n\n Nulla di nuovo: la stretta connessione tra calcio e societ\u00e0 \u00e8 un vincolo dove la neutralit\u00e0 difficilmente trova spazio o, forse, non \u00e8 proprio di casa.<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Non sappiamo se la richiesta di Mario Draghi di spostare la finale a Roma o in un’altra citt\u00e0 <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>, a cui si sono accodati la \u201cpreoccupata\u201d cancelliera tedesca Angela Merkel e, con pi\u00f9 timidezza, il presidente francese Emmanuel Macron, sarebbe stata proposta a prescindere dalla diffusione della variante Delta complice del nuovo innalzamento della curva epidemica nel Regno Unito, ma questa \u00e8 stata la motivazione ufficiale adottata per provare a cambiare location. Un cambio che non accadr\u00e0, lo ha garantito la UEFA al primo ministro Boris Johnson, al quale \u010ceferin deve molto per aver contribuito in prima persona al fallimento della SuperLeague \u2013 anche se sembrerebbe che BoJo fosse al corrente e inizialmente d\u2019accordo con i progetti indipendentisti dei club inglesi <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Non solo: la UEFA, nel confermare la finale, ha anche dato il suo placet per aumentare la capienza dei tifosi allo stadio, portando il limite a 60.000 spettatori, due terzi della capacit\u00e0 massima. L\u2019unico cavillo a cui Londra ha dovuto sottostare \u00e8 stato il lasciapassare concesso a 2.500 vip, compresi anche addetti stampa, che saranno esentati dalla quarantena obbligatoria una volta atterrati sul territorio britannico. Ma \u00e8 un sacrificio accettabile, dato che uno stadio pieno significa ritorno alla vita e farlo prima degli altri, nonch\u00e9 in mondovisione, ha la sua logica importanza. <\/p>\n\n\n\n Draghi e Merkel non ne facevano una questione patriottica, ma di salute pubblica. Il calcio, da pi\u00f9 di un anno orfano dei tifosi, non pu\u00f2 rendersi responsabile di una ripresa dei contagi: disputare una gara cos\u00ec seguita in un Paese dove i casi al momento sono sotto controllo sarebbe stato preferibile anche per l\u2019Unione europea \u2013 e allora s\u00ec, perch\u00e9 non provare a portarla a Roma o Berlino? La citt\u00e0 alternativa, poi tramontata, era stata individuata in quella Budapest dove gli stadi si sono riempiti prima degli altri per la brama di Viktor Orb\u00e1n nel mostrare al resto d\u2019Europa l\u2019efficienza del suo governo nella gestione della crisi sanitaria. Calcio come specchio della societ\u00e0 e volont\u00e0 politica, di nuovo.<\/p>\n\n\n\n Il voler isolare gli Europei in una bolla riducendoli solo a un evento sportivo, dunque, anche con le buone intenzioni nel voler rispettare ogni opinione, pu\u00f2 provocare un effetto boomerang difficile da spiegare. Il mondo esterno, con tutte le sue problematiche, non pu\u00f2 essere lasciato fuori. Non lo vuole la societ\u00e0 e non lo chiedono gli addetti ai lavori. Ignorare la direzione in cui si sta andando rischia, anzi, di scollare quel legame inscindibile tra sport e societ\u00e0, che camminano fianco a fianco. Un evento mediatico come gli Europei di calcio sono il giusto trampolino dove rilanciare determinate battaglie e affrontare temi che viviamo e affrontiamo nel nostro quotidiano. Anche solo con un gesto, un simbolo, che non si riduce mai solo a questo e pu\u00f2 arrivare con facilit\u00e0 a tutti. Del resto, il vero amico dell\u2019umanit\u00e0 non conosce differenza fra politica e apoliticit\u00e0. E ne \u00e8 consapevole anche la UEFA.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Tranquilli: in questo articolo non faremo previsioni su Italia-Inghilterra, n\u00e9 congetture sulla strategia di Mancini o sulla forma fisica di Harry Kane. Invece, in preparazione alla resa dei conti di stasera, ritorniamo su alcuni dei principali eventi non sportivi che hanno avuto luogo durante quello che \u00e8 stato probabilmente uno degli Europei pi\u00f9 politici di sempre.<\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":2449,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1778],"tags":[1799,1794,1800,1795,1733,1797,1798,1796],"geo":[],"class_list":["post-2442","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sport","tag-calcio","tag-euro-2020","tag-europei","tag-inghilterra","tag-italia","tag-lgbt","tag-razzismo","tag-sport","staff-lorenzo-santucci"],"acf":[],"yoast_head":"\n