{"id":243,"date":"2020-11-24T23:34:01","date_gmt":"2020-11-24T23:34:01","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=243"},"modified":"2020-11-25T13:28:00","modified_gmt":"2020-11-25T13:28:00","slug":"i-pochi-contro-i-molti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/","title":{"rendered":"I pochi contro i molti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Il XXI secolo si \u00e8 aperto con una serie ininterrotta di manifestazioni popolari di scontento: i girotondi e i Vaffa Days in Italia, le primavere arabe nel Nord Africa e nel Medio Oriente, Occupy Wall Street negli Stati Uniti, gli <em>indignados<\/em> in Spagna, i forconi e gli arancioni in Italia, i gilet gialli in Francia e le gioiose manifestazioni dei giovanissimi sul clima (meno antagoniste delle precedenti e le prime di portata realmente globale), le rivolte popolari in Cile, in Libano, in Iran ed in altre regioni del mondo&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-1-243' title='Questo testo sviluppa dei concetti contenuti nell\u2019ultimo libro dell\u2019autrice (&lt;em&gt;Pochi contro molti. Il conflitto politico nel XXI secolo&lt;\/em&gt;, Laterza, 2020)'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Eppure la parola \u201cconflitto\u201d \u00e8 la cenerentola del linguaggio politico. Altri sono i termini usati per designare queste forme di azione collettiva: rabbia, odio, ribellione, sollevamento, rivolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto \u00e8 tradizionalmente associato a forme organizzate di contestazione che hanno una leadership nei partiti o nei sindacati e un andamento contrattuale, ovvero finalizzato a ottenere un risultato: prove di forza calcolate, che pongono il problema di fronte all\u2019opinione pubblica, incaricano una rappresentanza di portarlo all\u2019attenzione delle istituzioni, provocano rotture ricomponibili o con nuove elezioni, o con nuovi contratti di lavoro, oppure con la cancellazione o la riforma di determinate leggi. Il conflitto, nella societ\u00e0 democratica di massa strutturata per partiti e sindacati, \u00e8 come una strategia bellica che segnala all\u2019avversario la forza potenziale di offesa o di resistenza, con l\u2019intento di tenere aperta la possibilit\u00e0 di un accordo per ribilanciare le relazioni di potere tra due parti che, diversamente, sarebbero totalmente squilibrate e con scarsa, se non nulla possibilit\u00e0 di dialogo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il conflitto, nella societ\u00e0 democratica di massa strutturata per partiti e sindacati, \u00e8 come una strategia bellica che segnala all\u2019avversario la forza potenziale di offesa o di resistenza, con l\u2019intento di tenere aperta la possibilit\u00e0 di un accordo per ribilanciare le relazioni di potere tra due parti che, diversamente, sarebbero totalmente squilibrate e con scarsa, se non nulla possibilit\u00e0 di dialogo.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Scriveva Robert Michels pi\u00f9 di un secolo fa che l\u2019organizzazione \u00e8 l\u2019unica arma che \u201ci molti\u201d hanno nella loro lotta contro \u201ci pochi\u201d, i quali sono gi\u00e0 organizzati strutturalmente (per interessi e, come vedremo meglio in seguito, anche per stili di vita e reciproco&nbsp; riconoscimento). Il paradosso, continuava Michels, \u00e8 che l\u2019organizzazione \u00e8 anche lo stratagemma attraverso il quale \u201ci pochi\u201d si appropriano della direzione delle masse, le quali hanno a questo punto due avversari: \u201ci pochi\u201d della parte avversa, contro la quale si organizzano; e \u201ci pochi\u201d dentro la loro stessa organizzazione, ovvero le \u00e9lites che li dirigono sia assumendo la leadership del movimento sia educando le masse&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-2-243' title='R. Michels, &lt;em&gt;La sociologia del partito politico nella democrazia moderna&lt;\/em&gt;, Il Mulino, Bologna 1966, p. 55.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, il XXI secolo si \u00e8 inaugurato all\u2019insegna della rivolta contro \u201ci pochi\u201d di entrambe le categorie: i ricchi e i potenti (l\u2019oligarchia) e i leader di partito e, pi\u00f9 in generale, i partiti stessi (l\u2019establishment). Le manifestazioni popolari di scontento sopra elencate sono tutte quante, bench\u00e9 per ragioni e con intenti diversi, forme di ribellione alla tradizionale funzione dirigente che \u201ci pochi\u201d hanno preteso e che per alcuni decenni sono riusciti a conquistare e mantenere con il consenso generale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, quelle manifestazioni segnalano anche un altro fatto spesso trascurato: la defezione delle \u00e9lites socio-economiche, la loro secessione, per esempio dalla contribuzione progressiva (con una graduale politica di alleggerimento fiscale per i pi\u00f9 ricchi) che significa interruzione di quel legame conflittuale che siglava una forma di complementare interazione con l\u2019altra parte e, per questo, costituiva uno spazio aperto dove chi ha pi\u00f9 potere si espone al controllo efficace di chi ne ha meno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Conflitto e contrapposizione, conflitto e antagonismo non sono la stessa cosa, non sono termini equivalenti. In aggiunta a ci\u00f2, \u00e8 importante prestare attenzione a un altro fatto che emerge dalle rivolte di questo nuovo secolo.&nbsp; Nonostante ripetiamo senza troppo riflettere che \u201ci molti\u201d si contrappongono ai \u201cpochi\u201d, tendiamo a non vedere questo scenario dal punto di vista opposto: in realt\u00e0, la contrapposizione oggi pi\u00f9 radicale \u00e8 quella dei \u201cpochi\u201d contro \u201ci molti\u201d, anche se questo aspetto non si manifesta con la stessa dirompente chiarezza, perch\u00e9 l\u2019azione contrastante dei \u201cpochi\u201d opera generalmente in maniera indiretta e sottotraccia, e impiega la violenza solo in casi estremi (come i colpi di Stato).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nonostante ripetiamo senza troppo riflettere che \u201ci molti\u201d si contrappongono ai \u201cpochi\u201d, tendiamo a non vedere questo scenario dal punto di vista opposto: in realt\u00e0, la contrapposizione oggi pi\u00f9 radicale \u00e8 quella dei \u201cpochi\u201d contro \u201ci molti\u201d.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo ha chiarito Jeffrey A. Winters in un libro sull\u2019oligarchia, illustrando il modo di procedere dei \u201cpochi\u201d, che \u00e8 pi\u00f9 che altro indiretto e ricorre a leggi o cavilli da queste consentiti: quella dei \u201cpochi\u201d contro \u201ci molti\u201d \u00e8 la pi\u00f9 persistente e fatale delle lotte, molto pi\u00f9 di quella di segno inverso, che avviene invece quasi sempre per reazione a una situazione di difficolt\u00e0 creata da uno sbilanciamento del potere a favore dei \u201cpochi\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-3-243' title='J.A. Winters, &lt;em&gt;Oligarchy&lt;\/em&gt;, Cambridge University Press, Cambridge 2011, pp. 10-11.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Esercitare il potere direttamente \u00e8 una cosa che interessa assai pi\u00f9 chi ha molto da perdere (e da proteggere) di chi ha meno, come ci insegna Niccol\u00f2 Machiavelli.<\/p>\n\n\n\n<p>La nascita delle istituzioni e della politica contemporanee, inclusa la democrazia costituzionale, non ha del resto mai eliminato gli oligarchi, n\u00e9 ha reso l\u2019oligarchia politicamente obsoleta. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che nella democrazia elettorale non ci sono, in pratica, impedimenti che possano effettivamente limitare le forme materiali di potere detenute dagli oligarchi. La concentrazione del potere economico e finanziario pu\u00f2 penetrare con estrema facilit\u00e0 le istituzioni che sono state originariamente pensate per consentire ai \u201cmolti\u201d di avere il potere di influire sulle decisioni. Nonostante la divisione dei poteri, la stratificazione delle societ\u00e0 contemporanee e lo Stato di diritto, l\u2019oligarchia ha continuato ad esistere e operare pressoch\u00e9 indisturbata. Lo sciopero generale ad oltranza che ha segnato la Francia per settimane a partire dal mese di dicembre 2019 e ha coinvolto tutte le categorie lavorative ha avuto al centro la proposta di riforma pensionistica approntata dal governo Macron, intesa ad approdare a un \u00abun sistema flessibile che consente di utilizzare le pensioni come variabile per l\u2019aggiustamento delle finanze pubbliche\u00bb e che mette fine a ci\u00f2 che rimane del welfare come <em>spazio comune<\/em>, assegnando allo \u201cStato sociale del XXI secolo\u201d una forma squilibrata nel si partecipa non tutti insieme e in proporzione al reddito ma in ragione del bisogno di assistenza pubblica. Ha scritto Etienne Balibar che la premessa di questa logica \u00e8 la manomissione dell\u2019eguaglianza di cittadinanza, l\u2019ammissione che le diseguaglianze sociali si traducono in diseguaglianze di potere rappresentativo e politico. La contrapposizione \u00e8 in effetti quella dei \u201cpochi\u201d che usano i \u00abdogmi di un\u2019economia che incoraggia e invita a un consumo irragionevole; inventano alternative alle diseguaglianze sociali, razziali e di genere che troppo spesso vengono considerate parametri insuperabili; [istigano] i seminatori di odio e paura che vogliono fratturare la nostra societ\u00e0\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-4-243' title='E. Balibar co-estensore dell\u2019appello degli intellettuali francesi pubblicato in &lt;em&gt;Gr\u00e8ves du 5 d\u00e9cembre: plus de 180 intellectuels et artistes soutiennent celles et ceux qui luttent&lt;\/em&gt;, in \u00abLe Monde\u00bb, 5 dicembre 2019.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La concentrazione del potere economico e finanziario pu\u00f2 penetrare con estrema facilit\u00e0 le istituzioni che sono state originariamente pensate per consentire ai \u201cmolti\u201d di avere il potere di influire sulle decisioni.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla consueta formula <em>i molti contro i pochi<\/em>, rappresentata con facilit\u00e0 dalle immagini ormai quotidiane di ribellioni, si dovrebbe affiancare pertanto quella meno consueta dei<em> pochi contro i molti<\/em>, che invece descrive comportamenti raramente plateali. Il divorzio interno alla cittadinanza democratica dovrebbe essere analizzato e giudicato da entrambe le prospettive.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Vergogna e altre emozioni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019idea e la pratica del conflitto sociale che hanno accompagnato le ideologie politiche del Novecento presumevano una differenziazione per interessi economici dei soggetti collettivi insieme a un rifiuto esplicito di pensare la politica e la societ\u00e0 secondo agglomerati indifferenziati come \u201ci molti\u201d e \u201ci pochi\u201d. Presumevano il riferimento a un corpo unitario di eguali nel diritto e nel suffragio (la nazione) e la fine della sovranit\u00e0 divisa tra \u201cpopolo\u201d e \u201cgrandi\u201d, in coerenza con quella che fu la grande ambizione coltivata dalla Rivoluzione francese. Il dibattito in seno all\u2019Assemblea francese nell\u2019estate del 1789 sull\u2019aggettivo da attribuire all\u2019assemblea \u2013 se \u00abnazionale\u00bb o \u00abpopolare\u00bb \u2013 \u00e8 illuminante sotto questo riguardo: mostra l\u2019impossibilit\u00e0 di adattare il dualismo classico molti\/pochi, patrizi\/plebei o senato\/popolo a un ordine politico (lo stato territoriale moderno) fondato sull\u2019uguaglianza giuridica dei sudditi.&nbsp; Il senso teorico di quel dibattito fu che il repubblicanesimo classico non poteva essere adattato all\u2019idea di uguaglianza politica e giuridica, n\u00e9 alla concezione moderna della sovranit\u00e0 popolare. L\u2019Assemblea francese non avrebbe dovuto rappresentare una parte, ma l\u2019intera nazione. Questa interpretazione monistica della sovranit\u00e0, che si allineava con quanto era avvenuto negli Stati Uniti, cambi\u00f2 per sempre il significato dell\u2019idea di \u201cregime misto\u201d che avrebbe riguardato da allora le funzioni dello stato, non le classi sociali incaricate di svolgerle.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il nuovo secolo e la fine dei partiti ideologici che organizzavano la partecipazione e traducevano le emozioni in linguaggio politico, i conflitti hanno cambiato di pelle e di senso. Sono diventati un\u2019altra cosa \u2013 una \u201ccosa\u201d difficile da denotare, che in effetti non ha un nome e comunque non viene designata (o lo viene molto raramente) con il termine \u201cconflitto\u201d.&nbsp; La \u201ccosa\u201d sono i movimenti \u201cspontanei\u201d, le azioni di sabotaggio, la democrazia insorgente, come viene anche chiamata, cio\u00e8 soggettivit\u00e0 orizzontali che sgorgano contemporaneamente, mosse quasi da una regia invisibile in reazione a un determinato stato di cose, che si autorappresentano attraverso le loro proteste, senza una strategia di lotta e una espressa volont\u00e0 di mediare e contrattare. Si presentano come \u201cesclusi\u201d economici che manifestano disagio sociale denunciando la scarsit\u00e0 materiale di beni e soldi, e che sono designati in ragione delle emozioni che li hanno mobilitati: gli \u201cscontenti\u201d, gli \u201cindignati\u201d, i \u201cfrustrati\u201d, gli \u201carrabbiati\u201d.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/182573.jpeg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2048\"\n        data-pswp-height=\"1328\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/182573-330x214.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/182573-690x447.jpeg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/182573-1340x869.jpeg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/182573-125x81.jpeg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Primi fra tutti furono i girotondi, che a partire dal 26 gennaio 2002 per diversi mesi riapparvero puntualmente nei luoghi dove la politica \u201cufficiale\u201d si mostrava. Circondando il Senato (Palazzo Madama,) uno dei personaggi rappresentativi di quel movimento, il regista Nanni Moretti, grid\u00f2 al megafono \u201cVergogna!\u201d rivolgendosi a chi stava dentro il palazzo del Senato e si apprestava a votare una legge che consentiva la possibilit\u00e0 di ricusare il giudice naturale e di violare il principio costituzionale di eguaglianza del diritto. Quella norma avrebbe agevolato i politici accusati di corruzione. I girotondini volevano essere \u00abun pungolo per la sinistra\u00bb, la quale diede prova di poca vitalit\u00e0 reattiva e si dimostr\u00f2 non proprio desiderosa di rappresentare quel \u00abfiume carsico di scontenti\u00bb che circondavano simbolicamente i \u201cpalazzi del potere\u201d romano. Puntando il dito contro il governo Berlusconi, i girotondi erano un <em>j\u2019accuse<\/em> a un\u2019opposizione politica che mostrava gi\u00e0 tutti i segni della sua adesione conformista alla logica del <em>mainstream<\/em>: languida nelle parole d\u2019ordine, incerta e banale nelle proposte, lontana dalla societ\u00e0. La sinistra aveva davanti a s\u00e9 un potenziale di rinnovata vitalit\u00e0 che era estraneo alla sua tradizione ideologica, adatta a leggere e rappresentare solo le contestazioni incanalabili in \u201cconflitto\u201d, secondo lo schema che abbiamo esplicato in apertura. Lo spontaneismo della \u201cgente\u201d, la critica ai \u201cpalazzi del potere\u201d, l\u2019adozione di una terminologia genericamente antagonistica che parlava di \u201cmolti\u201d e di \u201cpochi\u201d non aveva cittadinanza nella tradizione classista nella quale il conflitto politico e sociale \u00e8 stato pensato, teorizzato e articolato per diversi decenni a partire dall\u2019Ottocento e per tutto il Ventesimo secolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Con il nuovo secolo e la fine dei partiti ideologici che organizzavano la partecipazione e traducevano le emozioni in linguaggio politico, i conflitti hanno cambiato di pelle e di senso. Sono diventati un\u2019altra cosa \u2013 una \u201ccosa\u201d difficile da denotare, che in effetti non ha un nome e comunque non viene designata (o lo viene molto raramente) con il termine \u201cconflitto\u201d.&nbsp;<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I girotondi prefiguravano quel sentimento di <em>anti-establishment<\/em> che \u00e8 lo \u201cspirito\u201d della politica populista, ossigeno di altri movimenti di scontento che di l\u00ec a poco sarebbero nati, per convergere nella serie di Vaffa Days che Beppe Grillo lanci\u00f2 a partire dal 2007 nelle piazze italiane, accompagnandoli con lunghi monologhi da predicatore evangelico in teatri gremitissimi, per denunciare l\u2019assalto dei potenti all\u2019ambiente, la loro occupazione delle istituzioni, la trasformazione di ogni bene in un business. Anche i grillini gridavano \u201cVergogna!\u201d, come avevano fatto i girotondini , come pi\u00f9 tardi avrebbero fatto gli <em>indignados<\/em> spagnoli contro le \u00e9lites finanziarie globali e quelle politiche nazionali, e come fanno da pi\u00f9 di un anno i <em>gilets jaunes<\/em> nelle citt\u00e0 francesi contro il governo Macron.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grido \u201cVergogna!\u201d sprigiona da un canovaccio di relazioni sociali mosse non da una riflessione sulle strutture economiche e di classe, ma da sentimenti morali. La vergogna dovrebbe essere un sentimento di autocontrizione atto a svolgere una funzione correttiva del comportamento dei singoli e, indirettamente, della societ\u00e0. Questo pu\u00f2 succedere a condizione che chi dovrebbe vergognarsi riconosca un\u2019autorit\u00e0 morale giudicante esterna: un amico o un genitore nel caso di attori privati, oppure il pubblico del quale si cerca e si teme il giudizio nel caso di attori politici. Il sentimento della vergogna ha una forza performativa unicamente se il vincolo sociale esiste e ha autorevolezza di giudizio sui singoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1823, Giacomo Leopardi annotava nello <em>Zibaldone<\/em>: \u00abNiuna cosa nella societ\u00e0 \u00e8 giudicata, n\u00e9 infatti riesce pi\u00f9 vergognosa, del vergognarsi\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-5-243' title='G. Leopardi, &lt;em&gt;Zibaldone di pensieri&lt;\/em&gt; (17 giugno 1822).'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>.&nbsp; Per la sua capacit\u00e0 generativa di comportamento reattivo e di ribellione, il sentimento della vergogna mette in scena una fenomenologia doppia: nel protagonista (la persona colpevole) genera un\u2019azione reattiva o di ritorno a s\u00e9 quasi a voler cercare nascondimento (cos\u00ec nasce il senso di autocontrollo); nell\u2019osservatore esterno (chi assiste e vede o sa) genera un\u2019azione attiva o di indignata ripulsa (il potere giudicante dell\u2019opinione). \u00c8 a causa di questa doppia fenomenologia che poeti e filosofi hanno attribuito ad essa un ruolo non solo di fustigazione per contrizione e pentimento, ma anche liberatorio, sia per l\u2019individuo sia per la collettivit\u00e0. La vergogna che si traduce in indignazione \u00e8 un atto di accusa che pu\u00f2 muovere le azioni collettive di chi denuncia e non ha o non esercita potere: a gridare \u201cVergogna!\u201d \u00e8 verosimilmente chi il potere non ce l\u2019ha.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La vergogna che si traduce in indignazione \u00e8 un atto di accusa che pu\u00f2 muovere le azioni collettive di chi denuncia e non ha o non esercita potere: a gridare \u201cVergogna!\u201d \u00e8 verosimilmente chi il potere non ce l\u2019ha.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non provare vergogna, e per converso non essere indignati, \u00e8 da questo punto di vista segno di una frattura delle relazioni sociali per cui una parte non ha interesse alcuno al riconoscimento da parte dell\u2019altra. \u00c8 proprio contro questa eventualit\u00e0 che gli scrittori si sono spesi per svegliare le coscienze dormienti, educare il senso di indignazione, smuovere l\u2019emozione della vergogna: a questo scopo \u00e8 orientato lo spirito civico. E quest\u2019opera della cultura dimostra ulteriormente come la vergogna possa essere segno della civilt\u00e0 e agente di civilizzazione. La forza di questa emozione, come di tutte le emozioni, \u00e8 certo irrazionale, ma la forma espressiva che prende dipende dall\u2019<em>ethos<\/em> di una societ\u00e0 e svolge una funzione che \u00e8 razionalmente spiegabile e comprensibile. Dunque, gridare \u201cVergogna!\u201d in una piazza contro chi sta nei palazzi del potere segnala due cose: l\u2019estrema gravit\u00e0 di una condizione di immoralit\u00e0 pubblica, ovvero di corruzione; e la speranza che le persone alle quali quel grido \u00e8 indirizzato temano il giudizio pubblico, non importa se per convenienza o per sincero sentimento di vergogna. A questa condizione l\u2019indignazione popolare pu\u00f2 avere effetto e innescare comportamenti e decisioni che hanno la forza di cambiare il corso degli eventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questa catena di fenomeni Karl Marx \u2013 non interessato a far leva sulle emozioni e i sentimenti nella spiegazione dei fenomeni sociali \u2013 scrisse parole straordinarie in una lettera del 1843 scritta dall\u2019Olanda ad Arnold Ruge sulle politiche illiberali del governo prussiano (che a Marx costarono la condanna e l\u2019espatrio). Commenta Marx, senza cadere in un vuoto patriottismo, che sarebbe stato auspicabile che i tedeschi avessero almeno provato vergogna, e aggiungeva: \u00abla vergogna \u00e8 gi\u00e0 una rivoluzione [&#8230;]. E se davvero un\u2019intera nazione si vergognasse, sarebbe come un leone che si china per spiccar il balzo\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-6-243' title='Le lettere di Marx furono pubblicate dallo stesso Ruge negli \u00abAnnali franco-Tedeschi\u00bb, e sono ora reperibili anche in &lt;a href=&quot;https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/marx-engels\/1844\/2\/Carteggio1843.htm&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/marx-engels\/1844\/2\/Carteggio1843.htm&lt;\/a&gt; (consultato il 21\/10\/2019).'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le emozioni non sono sempre adatte a guidare il conflitto verso trattative e soluzioni pragmatiche. Sono spesso energie di contestazione volte a segnalare prepotentemente uno stato di radicale scontento e che possono anche portare a una rottura delle relazioni sociali, a ostacolare la ricerca di possibili mediazioni per ricomporre le tensioni con la parte contestata. Quando ci\u00f2 succede, come oggi, opinionisti, studiosi, intellettuali iniziano ad accorgersi che qualcosa non funziona pi\u00f9 nelle relazioni sociali e mettono in circolo l\u2019idea di una \u201ccrisi della democrazia\u201d e perfino di una sua \u201cagonia\u201d e \u201cmorte\u201d, l\u2019ansia per il plebeismo, il timore dell\u2019irrazionalit\u00e0 che sgorga della \u201cpancia del paese\u201d. L\u2019assunto non detto di questi esercizi retorici di catastrofismo \u00e8 che il termometro da consultare per comprendere lo stato di salute della democrazia sia o il grado di reverenza dei \u201cmolti\u201d verso \u201ci pochi\u201d che sanno (il ruolo degli intellettuali guida), o la diffusione dell\u2019apatia politica (occuparsi d\u2019altro e lasciare la politica agli eletti), mentre le contestazioni segnalerebbero una \u201csofferenza\u201d della democrazia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La divisione tra \u201ci pochi\u201d e \u201ci molti\u201d si manifesta in tutta la sua gravit\u00e0 non solo o non tanto nei contenuti (radicalizzati) delle rispettive posizioni, ma anche nella concezione della libert\u00e0 politica: i primi rispondono ai secondi con una visione di agire pubblico del cittadino che segnala appieno il loro timore per l\u2019insorgenza collettiva.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La lotta condotta dai gilet gialli nella Francia di Macron ripropone questo schema: reazione, manifestazione, rifiuto di aprire una trattativa. Intervistato da un giornalista, un cittadino francese mobilitato ha offerto in poche parole una spiegazione eloquente della relazione tra \u201cclassi popolari\u201d e politica delle \u00e9lites nelle nostre democrazie consolidate: \u00ababbiamo dovuto scegliere la strada della rivolta per farci sentire. Sono mesi, anni che cerchiamo di far capire le nostre esigenze, le nostre frustrazioni, di trasmettere le nostre preoccupazioni sul potere di acquisto, ma nessuno ci ascolta\u00bb. Tuttavia, se l\u2019ascolto e la visibilit\u00e0 sono lo scopo delle contestazioni, l\u2019obiettivo non sembra essere quello di ottenere risultati specifici, ma piuttosto quello di <em>tenere sotto tiro<\/em>, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, la classe politica e l\u2019\u00e9lite sociale. Creare, insomma, una condizione di imprevedibilit\u00e0, di imponderabilit\u00e0, di insicurezza dalla quale una passione sopra tutte deve emergere e governare gli animi: la paura. La paura che \u00abun\u2019intera nazione\u00bb sia come il leone accovacciato di cui parlava Marx, pronto a spiccare il balzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La divisione tra \u201ci pochi\u201d e \u201ci molti\u201d si manifesta in tutta la sua gravit\u00e0 non solo o non tanto nei contenuti (radicalizzati) delle rispettive posizioni, ma anche nella concezione della libert\u00e0 politica: i primi rispondono ai secondi con una visione di agire pubblico del cittadino che segnala appieno il loro timore per l\u2019insorgenza collettiva: la democrazia viene identificata con l\u2019apatia (salvo l\u2019esercizio ciclico del voto per autorizzare chi governa). I \u201cpochi\u201d, dopo essersi liberati da gran parte dei vincoli sociali che li mantenevano responsabilmente interattivi con i \u201cmolti\u201d, hanno cessato di provare vergogna, mentre provano certamente paura. Ed \u00e8 proprio sulla paura che le relazioni tra le parti sociali si strutturano nell\u2019et\u00e0 della fine dei conflitti di classe e della politica della mediazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interpretazione minimalista della democrazia ha avuto un certo peso in questa incapacit\u00e0 che oggi abbiamo a nominare il conflitto politico; lo ha avuto l\u2019idea, largamente condivisa tra gli scienziati politici, che ci\u00f2 che designa la libert\u00e0 politica sia essenzialmente il godere formale del diritto di suffragio, senza riferimento alle sostanza alla forma dell\u2019agire politico. La democrazia viene in questo modo equiparata a plebiscito e referendum, a s\u00ec\/no su persone e cose; essa \u00e8 lo specchio di una societ\u00e0 nella quale la relazione binaria tra \u201ci pochi\u201d e \u201ci molti\u201d domina la scena e lascia poco spazio al discorso, alla deliberazione, alla ricerca della mediazione, al conflitto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Creare, insomma, una condizione di imprevedibilit\u00e0, di imponderabilit\u00e0, di insicurezza dalla quale una passione sopra tutte deve emergere e governare gli animi: la paura. La paura che \u00abun\u2019intera nazione\u00bb sia come il leone accovacciato di cui parlava Marx, pronto a spiccare il balzo.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Radicalit\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Tra i movimenti autoconvocati di questo ultimo ventennio, solo Occupy Wall Street ha avuto uno spiccato profilo deliberativo, non meramente emotivo, nei mesi in cui ha stazionato nei centri finanziari delle citt\u00e0 americane. Occupy aveva uno scopo molto preciso: mettere a nudo la contraddizione per cui mentre la democrazia \u00e8 governo della maggioranza, nel presente stato di cose la maggioranza sociale non conta pi\u00f9 nulla. I cittadini riuniti nelle piazze erano rappresentativi di quella maggioranza impotente. Non volevano proporre un\u2019analisi socio-economica della composizione del loro movimento; non volevano distinguere al proprio interno in base alle numerose ed evidenti differenze \u2013 il 99% non era una massa omogenea e indistinta, e i cittadini che stazionavano a Zuccotti Park ne erano ben consapevoli. A queste persone premeva mostrare quel che le tante forme di precariet\u00e0 e disagio sociale ed economico avevano in comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevano dimostrare che la rappresentazione visiva della maggioranza non coincideva con la rappresentanza istituzionale che sedeva nel Congresso e che governava il paese. Due maggioranze: una reale e una fittizia. La radicalit\u00e0 di Occupy stava nella chiamata a tirarsi fuori dalle procedure elettorali, e dunque dal lavoro istituzionale che avrebbe dovuto rispondere alle rivendicazioni e sedare la contestazione; che avrebbe dovuto trovare soluzioni e mediazioni attraverso i partiti e la rappresentanza politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019et\u00e0 della fine dei partiti organizzati e delle politiche ispirate da narrative di riforma o di miglioramento possibile delle condizioni di lavoro e di vita dei \u201cmolti\u201d, la rappresentanza cambia metodi e forme: \u00e8 costruzione di parole d\u2019ordine capaci di aggregare varie richieste insieme, denunce concrete come quelle contro l\u2019aumento delle rette degli asili nido o degli affitti; i salari bassi che costringono al doppio e triplo lavoro (quando c\u2019\u00e8); una sanit\u00e0 pubblica che impone lunghe file di attesa e in alcuni casi o aree del paese \u00e8 scadente; i sistemi di trasporto indecenti per chi li usa quotidianamente per recarsi al lavoro; l\u2019aumento delle tariffe dei beni primari (elettricit\u00e0, gas o, appunto il trasporto) che rendono costoso lavorare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il 99% non era una massa omogenea e indistinta, e i cittadini che stazionavano a Zuccotti Park ne erano ben consapevoli.<\/p><cite>NADIA URBINATI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La maggioranza sociale si descrive attraverso i bisogni insoddisfatti e la fatica quotidiana del vivere. Si rappresenta attraverso una comprovabile e misurabile scarsit\u00e0 di quel denaro che dovrebbe servire a formare quelle capacit\u00e0 che servono \u2013 ha scritto Amartya Sen \u2013 a svolgere le funzioni sociali basilari: andare al lavoro e in generale prendersi cura responsabilmente di s\u00e9 stessi. Bisogni come capacit\u00e0 di operare, di scegliere e darsi obiettivi raggiungibili. La difficolt\u00e0 a soddisfare questi bisogni strumentali \u2013 questi mezzi per vivere funzionalmente \u2013 a causa della loro crescente dispendiosit\u00e0 che progredisce insieme alla erosione dello Stato sociale, \u00e8 all\u2019origine di contestazioni che non sono rappresentate come conflitti volti a trovare soluzioni pragmatiche. Anche perch\u00e9 la loro dimensione temporale non \u00e8 un futuro da raggiungere o costruire, ma \u00e8 il presente, l\u2019immediato vivere, il \u201cqui e ora\u201d. La precariet\u00e0 delle condizioni di vita, il non poter contare su un futuro certo: questo stato di puro presente \u00e8 ci\u00f2 che annichila l\u2019azione politica progettuale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quale eguaglianza?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>E in effetti la storia moderna della democrazia \u00e8 stata segnata proprio dalla dialettica tra due posizioni: <em>il partito dell\u2019eguaglianza sostanziale<\/em> e <em>il partito dell\u2019eguaglianza politica<\/em>. Ora, fino a quando la societ\u00e0 \u00e8 segnata da un benessere diffuso e non ci sono condizioni di disparit\u00e0 forti, numerose e visibili, i due partiti si intersecano, si danno vicendevole sostegno. Perch\u00e9 abbiamo certamente bisogno di eguaglianza sociale ma senza dover diventare assolutisti: il riformismo socialista democratico, i programmi pubblici a sostegno dei diritti sociali, hanno registrato il compromesso tra le due concezioni di eguaglianza. Questo \u00e8 stato il tempo della ricostruzione postbellica per tutti i paesi europei, e anche per gli Stati Uniti, che hanno partecipato alla ricostruzione economica oltre che politica, e hanno accresciuto e diffuso il benessere sociale dei loro cittadini. Questo \u00e8 stato il progetto tenuto insieme dal termine ossimorico \u201csocialismo liberale\u201d, tanto amato da una parte importante degli antifascisti italiani.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/7413635_orig.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1023\"\n        data-pswp-height=\"700\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/7413635_orig-330x226.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/7413635_orig-690x472.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/7413635_orig.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/7413635_orig-125x86.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Il rischio del nostro tempo \u00e8 contenuto tutto nel divorzio di questi due partiti. Che poi \u00e8 divorzio fra coloro che pensano che sia sufficiente avere una democrazia elettorale o minima (elezioni libere) e coloro che pensano che senza aggredire le diseguaglianze economiche e sociali, senza cio\u00e8 prendersi cura delle condizioni grazie alle quali i cittadini formano le loro capacit\u00e0 per operare proficuamente nella loro vita sociale, la democrazia diventi una pura finzione. Le regole del gioco funzionato se i giocatori sentono di potere aver convenienza nel rispettarle. Non hanno da sole una capacit\u00e0 magica di pacificare societ\u00e0 che sono verticalmente divise.<\/p>\n\n\n\n<p>La scienziata politica statunitense Theda Skocpol ha dimostrato una decina e oltre d\u2019anni or sono con una accurata ricerca gli effetti della crescita della diseguaglianza economica sulla democrazia politica; e da allora una sequela impressionante di volumi e articoli giornalistici si sono succeduti a confermare l\u2019inesorabile accompagnarsi di un\u2019oligarchia sempre pi\u00f9 libera di influenzare le leggi (pagando partiti e campagne elettorale, possedendo media televisivi e digitali) a una larga parte di popolazione che indirettamente favorisce quella libert\u00e0 ritirandosi dal gioco politico o, come pi\u00f9 recentemente ha mostrato Nonna Mayer, rientrandovi per favorire la parte pi\u00f9 xenofoba e nazionalista&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-243' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/#easy-footnote-bottom-7-243' title='T. Skocpol (a cura di), &lt;em&gt;American&amp;nbsp; Democacy in an Age of Rising Equality&lt;\/em&gt;, in \u00abPerspectives on Politics\u00bb, vol. 2, n. 4, dicembre 2004, pp. 651-666; N. Mayer, &lt;em&gt;The radical right in France&lt;\/em&gt;, in J. Rydgren (a cura di),&lt;a href=&quot;http:\/\/www.oxfordhandbooks.com\/view\/10.1093\/oxfordhb\/9780190274559.001.0001\/oxfordhb-9780190274559&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt; &lt;em&gt;The Oxford Handbook of the Radical Right&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, Oxford University Press, Oxford 2018, pp. 433-451.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Una parte che con un diversivo teorico sposta l\u2019attenzione dei \u201cmolti\u201d verso altri \u201cmolti\u201d (gli immigrati, nazionali e non) scegliendo accuratamente di non menzionare mai \u201ci pochi\u201d economici e sociali, ma solo quelli politici appartenenti agli altri partiti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>E in effetti la storia moderna della democrazia \u00e8 stata segnata proprio dalla dialettica tra due posizioni: <em>il partito dell\u2019eguaglianza sostanziale<\/em> e <em>il partito dell\u2019eguaglianza politica<\/em>. Ora, fino a quando la societ\u00e0 \u00e8 segnata da un benessere diffuso e non ci sono condizioni di disparit\u00e0 forti, numerose e visibili, i due partiti si intersecano, si danno vicendevole sostegno.<\/p><cite>Nadia Urbinati<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio perch\u00e9 la democrazia non appaia una parola morta o una finzione o una truffa che occuparsi delle <em>condizioni sociali della libert\u00e0 politica<\/em> \u00e8 d\u2019obbligo. Come lo \u00e8 rifiutare di pensare che la democrazia formale e quella sostanziale siano due cose diverse e la seconda sola o la prima sola sia quella vera: le regole sono sostanza. Importante \u00e8 che esse siano usate correttamente, e senza barare (ma contro i bari viene in soccorso il codice penale) dal numero pi\u00f9 alto di cittadini.&nbsp; Lo scopo di tutto ci\u00f2 non \u00e8 superare o risolvere o terminare una volta per tutte il conflitto con le forze che si oppongono all\u2019eguaglianza politica e di considerazione sociale; lo scopo \u00e8, invece, tenere il conflitto sempre aperto. Infatti, il conflitto democratico non \u00e8 n\u00e9 pu\u00f2 essere mai a somma zero: non appena una parte vince tutto, impone s\u00e9 stessa senza essere sottoposta a limitazioni sull\u2019opposizione e, magari, ne blocca preventivamente la capacit\u00e0 di sfida, la democrazia \u00e8 gravemente colpita. Al contrario, essa \u00e8 viva e in buona salute nella misura in cui la dialettica politica prosegue apertamente, come una lotta di riaggiustamento continuo tra chi vorrebbe accumulare il massimo di potere e chi vorrebbe disperderlo. In relazione alla democrazia, il conflitto tra \u201ci pochi\u201d e \u201ci molti\u201d \u00e8 in fondo racchiuso tutto qui. Ed \u00e8 vitale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un conflitto vitale perch\u00e9 mette a nudo il rischio di fronte al quale si trova l\u2019ambizione democratica: quello di un divorzio dei \u201cpochi\u201d potenti che, giunti a tanta disuguaglianza di condizioni di vita, sentono come insopportabile il fatto di dover respirare la stessa aria di coloro che vedono ormai come inferiori, di esseri fatti della stessa sostanza morale e giuridica eppure essere diversi in tutto, come Giambattista Vico faceva dire a Solone. L\u2019assenteismo elettorale predicato a coloro che hanno davvero solo il numero come ultima forza politica \u00e8 una mossa retorica astuta e subdola, dunque; come lo \u00e8 l\u2019elogio del merito quando \u00e8 dissociato dall\u2019attenzione alle condizioni sociali e culturali entro le quali e a partire dalle quali si formano le capacit\u00e0 per competere; come lo \u00e8, infine, l\u2019attribuire alla mala sorte e al caso quel che \u00e8 a tutti gli effetti una costruzione sociale compiuta nel corso delle generazioni, il prodotto di scelte perseguite da una classe di cittadini che si sente privilegiata ed \u00e8 impermeabile alla regola democratica. Per opporsi a queste retoriche della reazione dei \u201cpochi\u201d contro i \u201cmolti\u201d, ai \u201cmolti\u201d resta al fondo l\u2019antica regola di partecipare in massa, di non tirarsi fuori dal gioco, perch\u00e9 solo con la loro forza \u2013 quella temutissima del numero \u2013 riescono a contestare e ad accorciare la distanza che separa i princ\u00ecpi proclamati dalla condizione effettiva in cui essi operano.&nbsp; La pausa che la pandemia ha imposto a queste contrapposizioni sociali non cambier\u00e0 la natura della politica, che rester\u00e0 probabilmente ancora per molto binaria e radicalmente opposizionale (e con l\u2019aggravamento delle condizioni di povert\u00e0 in questo tremendo 2020). Se non che, \u00e8 giunto il tempo di prestare attenzione alla parte meno appariscente, poich\u00e9 dalle politiche nei confronti di questa parte privilegiata e troppo diseguale dipender\u00e0 la possibilit\u00e0 di trasformare la radicalit\u00e0 opposizionale in conflitto politico. 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